Amore ha cent'occhi

Part 25

Chapter 25684 wordsPublic domain

Egli rivolgeva la parola direttamente a Silvio, dandogli del tu come nei bei tempi della Sardegna provincia romana. Silvio, cogli occhi fissi nell’oratore, era commosso dal suono delle parole senza cercar d’intendere ciò che gli si veniva dicendo. Poi il sindaco sedette, e scattò in piedi il notaio Piredda. Silvio pensava, guardando Angela, la quale non aveva occhi se non per suo marito:

«Essa è pur sempre bella! Un giorno volle esser mia; perchè, interrogando il suo cuore, ne ebbe in risposta che l’amore di zio Silvio era la sua sola felicità. Io sono stato per lei il più bello, il più amabile, il più degno degli uomini — essa così ha scritto nel suo quaderno — ed ora non mi guarda neppure; tutto quel tempo si è cancellato dall’animo suo.»

Il notaio Piredda si avviava allora a dire dei principali bisogni dell’isola. Bisognava accelerare l’opera incominciata; la strada ferrata per ricongiungere Sassari a Cagliari, la città agricola alla città marittima, si doveva compiere prontamente. (Applausi.)

E Silvio pensava al quaderno in cui avevano letto tante cose insieme, Angela e lui; si chiedeva che fine avesse fatto quel sacro deposito dei primi sentimenti della fanciulla, e cercava d’indovinare che faccia farebbe il marito, quell’ingegnere Marini tanto amabile, che ora aveva dei diritti sacrosanti sopra Angela, se un giorno gli cadessero sott’occhio le pagine di quel diario... Senza dubbio Angela aveva dato al fuoco quel quaderno prezioso, e con esso le lettere di amore di zio Silvio; se non l’aveva fatto prima di andare a nozze, certo si era affrettata a farlo dopo, comprendendo che un marito può essere geloso anche del passato.

— L’avvenire è nostro, disse il notaio Piredda con accento baldanzoso.

«Essa è tutta dell’ingegnere, pensò Silvio; nulla è di lei che non gli appartenga; essa è tutta sua, anima e corpo, è sua fino all’ultima ora della vita, è sua fin dal giorno che è venuta al mondo piangendo...»

Il notaio Piredda fece allora un lieto pronostico; egli vide Castelsardo, diventata una delle grandi fortezze dell’isola, il porto di Torres ingrandito e scavato, le navi accorrere al granaio di Roma... «Siamo poveri, ripetè, ma ci rimane l’avvenire.»

«È tardi, pensò Silvio; ho trentasei anni compiti, l’età dell’amore è passata. Che altro balocco ha la vita? Eccolo: l’ambizione.»

Egli guardò allora comare Beatrice, che sembrava leggergli nel cuore i suoi sentimenti e fu pronta a sorridergli con dolcezza.

Il notaio Piredda tacque, e tutti gli occhi si rivolsero a Silvio; toccava a lui parlare, poichè il segretario comunale rinunziava alla parola.

Silvio balzò in piedi e cominciò storditamente:

— Amici!

Ma si avvide in tempo, tacque un istante come per raccogliersi, si accertò con un’ultima occhiata che comare Beatrice non istaccava gli occhi da lui, che perfino la bella traditrice lo guardava tenendo sempre la mano sinistra sotto la tovaglia, e ripigliò nel gran silenzio:

— Amici! — permettete che io vi chiami con questo nome, il solo che mi suggerisca la commozione che io sento in questo istante — amici, io vi ringrazio con tutto il cuore...

FINE.

NOTE:

[1] La volpe.

[2] La volpe canuta.

[3] L’_j_ di _graminadojiu_ è la _g_ tempiese (gutturale-dentale), equivalente alla _g_ latina, come _Jerusalem_, da pronunziarsi tra il _ge_ e il _ghe_.

[4] _Miciuratu_ dicono in Gallura (e con lieve differenza di pronunzia in tutta l’Isola) un cibo acidulo composto di latte semi-quagliato e fatto fermentare con poco lievito.

[5] Che vale che tu lo nasconda e lo neghi ad alta voce? Sono gli occhi tuoi le prove; nell’amore non vi ha inganno; è pazzia negarlo; peggio è nasconderlo.

[6] Non sono gli occhi, no, le prove di quanto passa nel cuore.....

[7] Non ti chiedo amore, e nemmeno affetto; so bene che il tuo petto è di neve, ma non ha cuore; lascia solo che mi agghiacci rimirando la tua faccia....

[8] Sai che non ho cuore, che come ho la faccia, così ho il petto di neve, che il ghiaccio non può scaldare nè io provare affetto... Oh! perchè mi stai ai panni a tutte l’ore?

[9] Per te, bella, dai labbri di fettuccia, era nato Gianmartino; e tu, alto pino, levati e baciati Nicoletta.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.