Διονυσίου Σολωμού - Άπαντα τα Ευρισκόμενα
Part 20
facendo allegri i sublimi rancori, non pur nei lochi, ove speranza è già morta, ma nelle lande del desiderio, e fin anche nei Cieli, ove le faccie di quei Celesti, parlando delle colpe degli uomini, fansi scure. E' mirava sempre al bene d' Italia, col pensiero, colla voce, coll' opra, e solo l' abbandonò quando vide che le sue franche virtù potevano essergli rovina certissima. E bene ei fece, perocchè quivi alla gloria delle Arti andava mista la vergogna di servitù. Ciusto era per tanto che se n· andasse presso gl' Inglesi, uomini veramente gloriosi di Arti, di Sapienza, e d' Armi, e fortunati assai pei loro politici instituti. Ma perchè la parola vada immune da ogni equivoco senso, voglio che ogni uditore, benevolo ο no, stia securo ch' io volli dire di quegli istituti, onde essi governano se medesimi. Se non che qualcheduno, a cui non è troppa noia il venirmi ascoltando per lo soverchio di sua cortesia, a questo passo dirà: bene sta ch' egli, liberissimo e da per tutto esaltato, quivi ricovri; lui vorranno gl' Inglesi per aver dato saggio di sapienza militare, di Arte Poetica, d' Oratoria, di Critica; ma come farà per la lingua, la quale gli impedirà di apparire quale e quanto ei sia, nei crocchi inglesi, nei quali non si fa troppa grazia al forestiere di far tacere la propria lingua per parlargli la sua? Chi questo avesse detto, ciò saria stato ragionevolmente. Chè come che Ugo avesse vòlto per gl' Italiani quello strano e passionato viaggiatore, non era atto neppure mezzanamente a parlare la lingua dei nuovi ospiti, e gran danno, che fa apparire di sè medesmo d' assai minore l' uomo, è qnel dire le cui forme non escono col pensare, ma dopo. Ma e si guardi anche di che ingegno gli fe' dono natura. E di tanto gliene fe', che in pochissimo tempo, onde apparire in Inghilterra quale era, a sè provide, all' Italia, onde accrescere la sua gloria, ed a me, che seguendolo in Inghilterra, anzi che deviare dal mio proposto, mi fo più celere in conseguirlo. Imperciocchè, per non parlare di altre opere, ora che per il mio argomentare non fanno, dico che stampò nella loro lingua una scrittura eruditissima, colla quale annunziava la Visione di Frate Alberigo, data fuori in Roma dall' Abate Francesco Cancellieri, e così s' aperse il campo e scrisse esteticamente per ben due volte di Dante, e poscia del Petrarca, in ultimo del Boccaccio; e così gl' Inglesi hanno nella loro lingua, scolpito da vigorosa mano, il secolo padre di Scienza a tutti gli altri. Certo non giace in basso il nome d' altri, che di quello prima parlarono, ma siccome noi non conosciamo che verun d' essi abbia fatto quanto Ugo, così n' è caro il sapere come, per opera di Ugo, la fama di quei grandi venisse fatta segno di riverenza agl' Inglesi, con maggior notizia di cagioni. Nè era mestieri di minor ingegno del suo per dire condegnamente di quel secolo pieno di varii casi. Discordie ed ire: battaglie atroci cogli estrani; atrocissime fra loro; piccoli tiranni sparsi qui e qua: grandi fortune cadere al fondo, miserissime sollevarsi; cittadini cacciati da cittadini che vinceano miseranda vittoria; Re sorgere, fuggire, cadere; la Patria lacerlta, e quindi facile preda all' inimico; Italia fatta teatro di miseria, e in quella confusione di passioni, di leggi, di pugne, sorger quei tre mortali, come scogli in oceano tempestoso.
E a mano a mano scriveva degli altri Classici. Immaginiamo con quale attenzione ascoltavano e leggevano lui, il quale si può dire che parlasse di quegli ingegni coll' affermar che fa credere, avendo mostro coll' opera avere da essi tratto, col potentissimo ingegno, tanto d' aiuto da poterli emulare. Ond' è che gl' Inglesi avranno meglio sentito che, se gl' Italiani hanno di che invidiarli, questo non è dal lato degli scrittori. Ed Ugo era salito in sommo onore appo i primi; e udite nomi che lo circondavano e glifaceano festa: e Rogers, e Moore, e Campbell, e quel Lord Holland, generosissimo amatore d' ogni ingegno. E in vero, come pochissima cosa è venire in fama presso i mediocri, così al contrario veramente glorioso può nominarsi colui, che tale vien giudicato da altri nobilissimi e reputatissimi. Ma pensate come sia difficile farsi largo in un paese, dove è tanta sapienza, e Letterati che hanno i loro parenti, i loro amici, che parteggiano non solamente per l' onore degl' individui, ma per quel della Patria, e vedono un forestiere che detta nella loro lingua; pensate a questo, e, sì pensando, entrate nello studio del Murray; nè siate schivi; conciossiachè là non ormano uomini di piccola qualità, ma grandi Politici, Guerrieri, Oratori, Poeti, Filosofi, Artisti, Scienziati, Letterati d' ogni maniera, alti Signori e Principi. Entrate, e vedrete offerte agli occhi vostri due figure appese alle opposte pareti, sole e senza altra compagnia d' attorno, che rappresentano in intera pittura Ugo Foscolo e Byron, che si stanno liberamente guardando. E chi fosse stato, per singolar grazia della fortuna, testimonio di quelle tre ο quattro volte, in cui quei due in questa vita trattaronsi, forse li avrebbe veduti, non altrimenti che in quelle pitture, ricercarsi vicendevolmente cogli occhi lampeggianti, e da quelli lasciar trasparire, fra gli alti ragionamenti, la secreta compiacenza di somigliarsi l' un l' altro. Che se non fu simile l' uno all' altro senza eccezione, — perchè il nome dell' Inglese vivera ab antico nella Storia, e i suoi antenati, che avevano combatuto gloriosamente, ed accompagnato in Inghilterra Guglielmo il Conquistatore, gli lasciarono in eredità il grado di Pari, e le molte e beate dovizie, — non io mi turberò, essendo pronto il vedere come è buon per Ugo che, anche senza queste lusinghe della fortuna, che in chi le mira possono tanto, altri non si rista dal paragonarli fra loro. E'furon simili per la rapidità della loro fama, per la altezza degli ardimentosi intelletti, per la forza del loro coraggio, per lo amore generoso che portarono a quella Libertà, che è fontana delle civili virtù, per una spontanea, repentina, irrefrenabile, e quaci soverchiante piena di Eloquenza, per i' arguzia con cui bistrattarono e derisero le zucche dei prosuntuosi pedanti, per il modo di annunziare, senza temer pericoli, le utili verità, ο in lettere ο in politica, onde l' uno si fece acre all' Italia, e l' altro all' Iughilterra; in tutto, in somma, che può far l' uomo riverito e temuto nel mondo, giovandolo, e perfino furono simili (ahi dolorosissima somiglianza!) per aver avuto l' ultimo asilo nella terra medesima. Della qual ultima somiglianza devono essere mesti tutti de nostri. Il Poeta Inglese riposa nella terra de' suoi padri; Il Greco no. Ma a me basta avere ciò accenato a voi cortesi, che anzi credo di aver toccato a molti il segreto pensiero. Non vi parrà egli di averlo quasi riacquistato in quel giorno, in cui lo farete tornare nella sua Patria, risolcando quelle acque che fur fatte solcare a Byron per andar nella sua? Gli consolerete l' anima, voi, Monsignore Reverendissimo, di novella preghiera su quelle ossa, le quali in questa casa di Dio un dì, coperte delle loro carni infantili, ebber battesmo. Nè mi sarà rancura, ma gioia molta, che altri in quel giorno dica sovr' esse maestrevolmente del suo ingegno e delle sue virtù.
Ma intanto che questi egregi me li veggo in pensiero, ma più non sono, vengo sospinto a fissar gli occhi devotamente nei cieli, e lagrimare, perchè dopo d' averci, per sì poco momento d' ora, inebbriati di loro, ci abbandonano alla cura del desiderio, perocchè morte li ragguaglia al restante degli uomini, a cui sì poco s' assimigliavano. Nè alcuno di voi, se discortese ed ignobile affatto l' alma non abbia, dirà essermi io dipartito dall argomento, se qui mi fermo a sospirare d' un altro. Abbiti un nostro mestissimo saluto, ο nopilissimo spirito di Guilford! Se la ventura ne fosse amica, sì che tu fossi vivo e qui presente, il sol timore di apparire un lusinghiero, a coloro che mi ascoltano, m' avria a pena tenuto dal volgerti repentina la parola, or che discorre sulla virtù degli egregi. Ma oggi che più non odi, libero ma dolente ti parlo, e piango che tu, col toglierti per sempre al nostro affettuoso abbracciare, ti togliesti ai grandi della tua Patria che ti onorarono, ai Letterati che ti pregiarono, a tanti giovani Greci i quali, e di parole, e di maniere, e di generose opere, ti conobbero padre; alle turbe dolenti, a cui tu quietavi la fame, e finalmente a tutti i lochi per li quali pellegrinando avesti sempre compagna la cortesia. Ben m' è avviso di vedere ciascuno di questi benedire l'anima tua, senza mistura alcuna di rio parlare, in passando su quella pietra, che coperse tanto fiore di virtù, di sapere, di gentilezza.
Ed or m' accorgo che col dare meritamente questo piccolo segno di affetto, di riverenza, e di dolore, in verun modo non mi partii dal subbietto, e quasi qualcuno andrà pensando ch' io mi sia entro i limiti di questo artatamente rigirato, ove egli pensi che cresca onore ad Ugo, per esser stato ammirato da un personaggio così distinto. E' correva lietissimo incontro ad Ugo ad accoglierlo con ogni modo di nobiltà, tutte le volte che da' suoi viaggi tornava in Londra; e nei domestici ragionari, onde si facevano lieti, avrà tratto piacere, ammirando quella gran mente, anche per la molta notizia delle cose antiche, di cui Guilford molto piacevasi, la quale dettò ad Ugo la Dissertazione sul Digamma, la più stupenda di tutte, direbbe il gran Corneille, perchè al suo autore fruttò tanto da fabbricarsi una casa; la quale, giustamente, prese il nome della Dissertazione. Colà dentro stava meditando i suoi lavori, e in un' età la quale, avvegnachè non fosse più in sul primo fiorire delle sue forze, lasciava naturalmente vedere dinanzi a sè tre ο quattro lustri utili alle Lettere, senza contare quegli anni più che goderono alcuni fortunati che di potenze intellettive abbondavano. E già l'edizione di Dante è in pronto; e così voleva fare di tutti i Classici Italiani, e procedeva facendo Italico Omero, di cui lasciò nove Libri, et andava limando i carmi l' Oceano, l' Alceo, ed altri; tra i quali, deh! si trovasse l' Inno alla Sventura che ci promise! Perchè quell' intelletto, che tanto vide e sentì, avvolgendosi per entro gli umani accadimenti, et le cagioni ed i successi librando, avrà trovato opportuno di dipingere alcuni di quei grandi mortali, che da fortuna furon travagliatissimi. E force vedremmo ritta quivi entro l'ombra di Camoens, ο di Torquato, ο di Milton, per annunziare che la gloria a pena li consolò dell' avere avuti i cuori macerati dalla sventura, e le guance arse dalla vergogna del chiedere. Ma se creatura potesse spinger lo sguardo ove sta quieto il futuro, e mi dicesse che era serbato ad Ugo di rassembrarli anche per questo, grazie molte e ferventi alla Morte, che ce lo tolse! E non per tro, dove noi siamo, altri si saria ricordato di Dante, il quale entrò in quella Chiesa della sua Patria affaticato e di disgrazie, e di gloria, e di vita, e da quell' umile fraticello interrogato del suo volere, fissò gli occhi nelle Immagini sante, e risposegli: Pace.
tanto egli non fu felice, per l' indole e per la forza delle proprie passioni, tutte lontane dalle battute vie, e questa è la cagione che lo fe' scrivere:
Avverso al mondo, avversi a me gli eventi. Egli non fu felice, ο Signori! Che quel piacere, che costoro sentono in produrre le maraviglie dell' Arte, nè l' altro dell' altrui lode, può chiamarsi felicità; la quale par che consista piuttosto in uno temperamento di sentire, il più che puossi, continuato. E così è che l' umana fralezza viene impedita nel godimento di quella parte di felicità, che può avere quaggiù, Vienne impedita, dico, da quelle stessissime qualità che la fanno apparire maravigliosa, e degna d' invidia. Egli diceva di voler cercar pace in quest' isoletta che egli amò sempre, nella quale ove fosse venuto, e penetrato quà den-
Egli sentia fortemente la giustizia, e per essa parlando vera, e ferma, ed alta ragione, non era curante di offendere chi si fosse. Non era punto invidioso di chi accennava di alzarsi, ma l' aiutava. Ben avvisava i piccoli di non mettersi nell' alto pelago dell' Arte, e li cacciava colle grida al lido, da cui stoltamente partivano; ma quando vedeva lesa giustizia, ecco che le grida si facevano più sonore. Il perchè egli, e il mondo a cui sgridava, diremo, per usare un nome almeno dell' altrui scienza, essere due linee Parallele che, in loro correre rapidissime, se in eterno viaggiassero, non s' incontrerebbero mai. E così, per troppo zelo, qualche volta falliva lo scopo a cui mirava parlando: e sarà colpa di quella sua natura bollente ed esercitata a poggiar alto nell' Arte, che gli fosse difficile assai a chiamarla, in altre cose, a quel mezzo, ove le nostre virtù hanno in costume di riparare. Nell' amicizia era ferventissimo, nè la poneva sulla lance dell' interesse. Ma ogni pistola che amico suo riceveva, nonchè nelle franche parole che per entro leggeavi, avea un immagine di lui nella figura che avea lasciata il suo suggello. Ed era un leone addormentato sulle sue zampe protese innanzi, in atto di essere preste alle difese. Nè rade volte svegliavasi, alzava il capo, guardava attorno, e ruggiva. Quel generoso animale, immagine di quell' altro a cui la morte fece muto il ruggito, avea per conveniente Epigrafe le parole, che trovo scritte su quella bara; uditele perchè suonano molto;
Est, est; non, non.
Delle quali parole nella bocca di lui non si può dire, come d' altre si disse, che fossero l' Epigrafe della vita sulle porte d' un cimitero. Imperciochè chi l' ha udito parlare ai discepoli, ai Professori, ai Letterati, ai Potenti, e per fino a Colui, che or dorme sotto la gleba di Sant' Elena, gli fu forza fra sè ripetere: Est, est; non, non. E, nondimeno, facilissimamente a pietà si destava alla vista dell' infortunio, e si accendeva di carità, ma proprio di quella che si leva il vestimento per darlo, pensando poscia alle parole dell' Ecclesiastico: «Non rigettare la preghiera del tribolato, e non volger la faccia dal meschinello. Non affliggere il cuore del meschino; e non differire il soccorso a chi è in angustia; e Dio terrà conto della buona opera come la pupilla dell' occhio suo». Che se siamo contenti di aver qui dette queste parole, perchè queste une rispondono alla santità del loco, siamo ancor più contenti in pensare che UgoFoscolo lasciò scrito nella notizia di Didimo, che la Bibbia era l' unico libro che leggeva sempre da capo a fondo. Da qualche tempo egli era preso da certo fastidio d' ogni cosa, e già la ragione dei medici a noi insegna che il fegato, in cui prima di morire fu leso, viene affranto dall' animo che patisce. Ma quel tendere a giustizia e quel cercar sempre di giovar coll' ingegno, ed anche, se si vuole, quel passionarsi troppo nei mezzi, deve averlo lasciato sol colla vita.
Che se novella dell' ultime sue parole ne fosse giunta, forse da quelle apparirebbe manifesto quello ch' io dico, ed io vi parlerei di quelle, più volentieri di qualunque altra cosa io v' abbia detto fin qui. Ma di questo tanta certezza nella mente mi suona, volgendo il guardo alla sua vita, che mi fa entrare in una immaginazione la quale, come quella che non combatte col verosimile, lasciate che ve la dica. Se qualcuno di quei fortunati ed egregi, che dalla prima fanciullezza lo amarono, e gli furono compagni nella via dell' onore e del sapere, de' quali credo che parecchi mi stieno ascoltando, e fra i quali già non fu' io, di che m' accoro per non aver potuto da lui, come essi, ο almen tentato, accendere il mio debole e fioco lume) se qualcuno di loro, dico, alla novella del suo male si fosse messo per lo sentiero che in Inghilterra conduce, e, terre e mari, quanto più si poteva rapidamente, varcando, là fosse giunto, ed abbassato si fosse sul suo letto di morte, per contemplare quella faccia, fata più macra di quello che glielo avessero le forti e generose passioni, e' m' è avviso che l' avrebbe udito favellargli in tal guisa:
Povero amico! Affannoso ti vedo giungere per rivedermi ma l' affanno è il più fedele seguace di ciascheduno su questa terra, e la morte, credimi pure, è l' ottima delle cose. Sono giunto, sullo stremo degli anni cinquantadue, e sono più di quaranta che sento ardere una fiamma nel petto angusto, che tentò più volte di dilatarsi violentemente. Se non temessi che in questi istanti mi venisse a turbare l' orgoglio, direi che questa fosse Giustizia. Fanciullo essendo, mi spingea questa in Zacinto nelle solitudini delle rive, e dei monti a meditare; mi spinse questa in Italia, e nella piccola casa mi raccolsi solingo. Spesso mi trovò l' alba sulle carte di quelli, che vollero colla mente porger soccorso a'mortali, nè le loro sventure, nè le tgistizie del mondo, che in quelle carte leggevo, mi fe' cadere il coraggio. E poichè, in leggendo, parevami che questa fiamma si facesse più viva, tutto allegro della speranza d' esser uno del loro numero, abbandonai la mia solitudine. M' affacciai all' operoso ed incessante tunulto della vita, e posi mente. E vidi; oh vidi quello che la bocca della Sapienza gridava: «Le mani insanguinate dei padri seminarono l' ingiustizia, e ornai la terra non dà altra messe». Vidi un conflitto d' interessi, di opinioni, e di spade, che non ha posa un momento; e le leggi, che contrastavano cogl' interessi dell' egoismo, e gl' interessi dell' egoismo, che contrastavano colle leggi. E l' arbitrio delle leggi padre della tirannide; e l' arbitrio delle opinioni padre della licenza, e quindi, — vidi un popolo, che da per tatto ebbe nome di gentile, che diceva di voler libero il mondo, ed uscì fuora col ferro, ed il furore del macellarsi diventò per esso una danza. Vidi un uomo, rapidamente alzato su tutti gli altri, cadere con tale un fragore da fare che lo ripeta l' eco dei secoli. Me pareva che l' uso della parola dovesse equilibrare il potere di chi comanda, e le opinioni di chi obbedisce, e cominciai ad oprarla, e vidi da una parte i potenti ombrare e turbarsi, e vidi dall' altra cento meschini, i quali mi si piantarono sulla via pertinaci, ingordamente affamati e quasi furiosi di lode, e perchè duramente io la negava, m' odiarono sì che tra poco ne rideranno. Vidi la follia, sotto le apparenze della saviezza, nelle case, nelle vie, nei fori nelle Accadenie, nei palazzi, nelle capanne; e la sciocchezza prosuntuosa, e la bontà beffeggiata, e la tristizia temuta, e la fortuna adorata, e la sporca menzogna, e l' ingratitudine, e il tradimendo, e gridai. Vidi le lettere (le sante lettere) non far altro nei più che cambiare l'oggetto delle passioni, e intanto i Letterati nutricarle d' inezie d' impostura, e d' eterni rancori. E da per tutto un subbuglio, una pressa, un tumulto, una faccenda, una guerra che confonde la mente di chi si pone a pensare. Guardavo il Sole, questo maggior ministro della natura, e a quei torrenti di luce che spandea sulle città popolose, e sul deserti, mi pareva che fosse l' immagine della santa Libertade da Dio voluta. E vidi — ma la voce mi manca per ridir quanto vidi. Ben ti so dire che tutto quello ch' io vidi, e l' accorarmi, ed il gridare che feci, affrettò lo estinguersi di questa fiamma che mi divora. Nè di questo movo lamento, che anzi, avvegnachè mi senta fiacche le braccia, vedimi, amico, che trovo forza bastante per innalzarle all' Onnipotente, nude come me le creò, e ringraziarlo di questo istante, e pregarlo che mi sia giudice mite.
Queste cose mi pare ch' egli avria dette; ma non crediate, ο uomini che ascoltate, che labbra d'uomo, che or viva, possano pareggiare la forza di quelle sue, ed in quell' ore, nelle quali poi si sarà suo pensiero soffermato alle porte d' Eternità, per la quale le parole degli uomini sono mute. E certo giova sperare, ο Signori, che le sue virtù, e l' uso che fece del suo ingegno, e la riverenza che portò alla Religione, avranno fatto dimenticare le sue fralezze all' Eterna Bontà, et l' avrano spinto in fra le braccia
Di Lui, che eterna ciò che a Lui somiglia.
Abbassa gli occhi su questa terra, ο spirito fortunato, e mira i cittadini starsi dolenti intorno al vuoto feretro, che ti composero. Sentirono anguste le porte di questa chiesa, per le quali versaronsi compresi di dolore, a pianger, non già di te, che sei degno d' invidia, ma di sè stessi, che t'han perduto. Mira questa fronda d' alloro, che certe povere mani hanno spiccato dalla solitaria muraglia d' una chiesa campestre, nell' ora in cui il Sole, terminando la sua luminosa carriera, faceva pensare a te. Mirala, et non sorridere per esser ella fronda caduca, e pensa che, quando eri grave dell incarco d' Adamo, l' avesti cara anche tu· L' abbiamo posta per onorarti quanto meglio per noi si poteva, per i tanti obblighi che sentiamo d'averti. Ma se vuoi colmarne la misura, siimi grazioso col secondarmi unà preghiera che tutti di questo Tempio, giovani e vecchi, poveri e ricchi, nobili e popolani, letterati ed illetterati, privati e magistrati, laici e sacerdoti, tutti, con cenni reitirati, e di mani, e di capo, vedo che mi metton sul labbro. Deh! spirito immortale; per quell' amore che tu portasti a tutte le eccelse cose, accostati al trono dell' Onnipotente, gettati colle labbra sullo sgabello de suoi piedi, e, se legge di Paradiso non toglie il lagrimare, pregalo lagrimando e gridando, di manddare alla Patria vicina la Libertà.
ΠΕΡΙΕΧΟΜΕΝΑ
ΣΟΛΩΜΟΣ
ΣΟΛΩΜΟΥ ΠΟΙΗΜΑΤΑ Α
Εις κόρην κτλ Ανθούλα Ανάμνησις. Το όνειρο Η αγνώριστη Δε μ' αγαπάς Η Ξανθούλα Προς τον κ. Στράνη Κάκιωμα Εις φίλον ψυχορραγούντα Ο θάνατος της ορφανής Ο θάνατος του βοσκού Η Ευρυκόμη Η Ψυχούλα Προς τον κ. Δε Ρώσση Το κοιμητήρι Η φαρμακωμένη Στο θάνατο της μικρής ανεψιάς Εις μοναχήν Γαλήνη ΥΜΝΟΣ ΕΙΣ ΤΗΝ ΕΛΕΥΘΕΡΙΑΝ Σημείωσαις του ποιητή ΕΙΣ ΤΟ ΘΑΝΑΤΟ ΤΟΥ ΜΠΑΙΡΟΝ Σημείωσαις του ποιητή Η καταστροφή των Ψαρών Προς τον βασιλέα της Ελλάδας Εις Φραγκίσκα Φραίζερ
Β
Ο ΛΑΜΠΡΟΣ Υπόθεση Το παράπονο της Μαρίας Το όνειρο της Μαρίας Ο μάρτυρας Ο Λάμπρος με τη θυγατέρα του Τα δυο αδέρφια Η τρελλή μάννα Το ξεμυστήρευμα Η ημέρα της Λαμπρής Η δέηση και τα όραμα Η τρέλλα της Μαρίας Ο θάνατος του Λάμπρου Αποσπάσματα διάφορα Πόθος Ωδή εις την Σελήνη Η σκιά του Ομήρου Εις Μάρκο Μπότσαρη Νεκρική ωδή Η φαρμακωμένη 'ς τον Άδη Νεκρική ωδή Οκτάστιχα αγνώστων ποιημάτων Σχεδίασμα Ο ανατολικός πόλεμος Εις το θάνατο κυρίας αγγλίδας Εις το θάνατο της ανεψιάς του Εις το θάνατο της Αιμιλ. Ροδόσταμο Αγνώστων ποιημάτων αποσπάσματα Νικηφόρος Βρυέννιος Ο Κρητικός Ο Πόρφυρας ΟΙ ΕΛΕΥΘΕΡΟΙ ΠΟΛΙΟΡΚΗΜΕΝΟΙ Στοχασμοί του ποιητή Σχεδίασμα Α Σχεδίασμα Β Σχεδίασμα Γ
Γ
Η ωδή του Πετράρχη Μίμηση του τραγ. της Δεσδεμόνας Η άνοιξη του Μεταστασίου Το καλοκαίρι » Μετ. του τεμαχ. του Μεταστασίου Αμουσία του Σίλλερ Αποσπάσματα του Σ. της Ιλιάδος
Δ
Το Όνειρο Η πρωτοχρονιά Το ιατροσυμβούλιο Εις μεγιστάνα Επιγράμματα Σημείωσες του εκδότη
Ε
ΔΙΑΛΟΓΟΣ (Ποιητής — Φίλος — Σοφολογιότατος)
ΣΤ