Vita di Andrea Doria, Volume II
Part 24
CAPITOLO XI. Misera condizione di salute dello Imperatore Carlo V. — Prognostici della sua morte vicina. — Minacce di un frate e fantasimi della sua mente agitata. — Renunzia a Filippo i suoi stati, meno lo impero; sua diceria in cotesta occasione solenne. — Differenza tra la renunzia di Carlo V e quella del Washington: magnanimità delle cause che mossero quest'ultimo. — Lettera dello Imperatore al principe Doria; gli raccomanda il figliuolo. — Andrea manda in dono a Carlo V una carta marina. — Incertezza storica: affermano che Carlo, prima di partire per la Spagna, renunziasse lo impero al fratello e non è vero: — affermano che risegnasse gli altri stati a Filippo il 16 gennaio 1556, e non è vero; che chiuso in San Giusto si staccasse affatto dalle cose mondane, e non è vero; che il figlio gli facesse stentare il danaro pel suo sostentamento, e non è vero; che celebrasse l'esequie a sè vivo, e non è certo; che non potendo accordare due orologi insieme irridesse la sua presunzione di volere che tutti i suoi sudditi pensassero ad un modo su le cose di religione, e non è certo: certo il pentimento di non avere ammazzato Lutero contro la fede del salvocondotto, e certo avere posto la sua ultima benedizione al figliuolo a patto che sterminasse gli eretici, e proteggesse la Inquisizione. — Si accenna alla guerra di Roma contro Paolo IV, e a quella di Francia. — Andrea raccomanda a Filippo II non sottoscriva la pace di Castello Cambrese, se i Francesi non si obbligano a restituire la Corsica; e si tenga San Quintino in pegno dello adempimento del patto, ed è esaudito: — grave di 92 anni si ritira dal comando, e Filippo accetta per suo luogotenente Giovannandrea figliuolo di Giannettino. — Andrea i senili ozii svaga ornando la chiesa gentilizia di San Matteo. — Il gran maestro di Malta propone la guerra contro ai Turchi di Barberia, lo seconda il Duca di Medinaceli vicerè di Sicilia, e il re Filippo accoglie la proposta: diligenze e provvedimenti suoi. — Il duca di Medinaceli è creato capitano della impresa; Andrea Doria approva la impresa purchè si faccia presto; il Re lo mette a capo di tutta la flotta; solerzia sua, e del nipote Giovannandrea: ostacoli per la parte del Vicerè di Napoli, e per quella del vicerè di Milano. Giovannandrea prega il Mendozza ammiraglio di rimanere con le galee di Spagna, ma non lo può svolgere. — A Genova prima mancano i soldati alle navi, poi le navi ai soldati; raccolti gli uni e gli altri mancano le paghe: ammottinamento sedato; disastri sul principio del viaggio: la nave _Spinola_ rompe sul lito con perdita di uomini e di robe. — Quanta fosse l'armata, e quanto l'esercito. — Ospitale militare in questa guerra ordinato come non lo fu mai prima di ora; e ci prepongono un vescovo. — Munizioni di pessima qualità e ne danno colpa ai Genovesi. — Armata raccolta nel porto di Siracusa tenta uscire ed è respinta; naufragio di una galea del Doria; va a Malta; poi ne parte e torna indietro a rimorchiare le navi; ribellioni su le navi, e fatti gravi che ne avvengono. L'armata giunta alle Gerbe preda navi mercantili; come le prede spartiscansi, ma non osservati gli ordini si fa un raffa arraffa: non si attenta assalire due galeotte turche su le quali andavano i doni del Dragutte a Solimano, ed Uccialy a sollecitare lo invio dell'armata turca. — I Mori della isola, che ai cristiani alla larga si professavano amici, vicini gli avversano; così per fare acqua bisogna andarci con lo esercito ordinato: — altre galee sopraggiunte dopo, volendo fare acqua con manco riguardo, ne rilevano una dolorosa sconfitta. — Il mare e il vento procellosi respingono l'armata da Tripoli; — moria fra i soldati e le ciurme; dopo molte consulte l'armata dal Secco del Palo torna alle Gerbe. — Battaglia aperta coi Mori, e subito dopo gli accordi, i quali così increscono agli Spagnuoli, che taluno per rovello si ammazza. — Si dà mano alla fabbrica del forte; e ordine che vi si tiene; si provvede a fornire di acqua le cisterne, ma per l'avarizia dei mercanti non si fa frutto. — Granmaestro di Malta avvertito della prossima venuta della flotta turca richiama i suoi legni dalle Gerbe; ma vergognando poi ne rimanda taluni. — Mentre il Duca attende a sollecitare il compimento del forte, accade tumulto tra Mori e Spagnuoli, con morte e ferite di una parte e dell'altra; si riconciliano; cerimonie e patti della dedizione dell'isola al re Filippo. Si sollecita lo imbarco ma è troppo tardi. — Avvisi spaventosi da Malta. — Giovannandrea intima la Consulta sopra la sua galea; il Duca prima di lasciare la terra impegna la sua fede ai rimasti, tornerebbe a pigliarli. — Tra il Duca e Giovannandrea corrono parole acerbe; proposti da questo parecchi partiti non vengono accettati. — Ordini funesti; disdette continue; Scipione Doria, commesso a speculare la notte, per paura non si allarga, sicchè al far del giorno la flotta turca prima che vista casca addosso ai Cristiani. — Soldati e marinai cercano scampo col buttarsi in mare, ma i Barbareschi mutata fede arrivati al lido gli ammazzano; il re del Carvan, e lo infante di Tunisi mandano avvisi al Duca si guardi dal Xeco. — Rotta dell'armata. — Giovannandrea investe con la sua galea in terra; per un momento se ne impadroniscono i forzati, poi casca in potestà dei Turchi. — Perdita di galee e di navi. — Molte galee si salvano per virtù del commendatore Maldonato: — parole egregie di questo valentuomo. — Morte di Flaminio dell'Anguillara. — Virtù del suo buon paggio innominato. — Al duca di Medinaceli vanno tutte le cose alla rovescia. — La notizia dello infortunio arriva ad Andrea Doria; sue terribili ansietà. — Giovannandrea si salva in terra; adunati a consulta i rimasti propone partiti estremi; il Duca si piega a dargli retta. — Si decide passare durante la notte su di una fregata la flotta nemica; ma in molti sorge veementissima l'agonia di seguirli: nobiltà di animo di Don Alvaro Sandè, che sceglie restare co' compagni. I nostri su nove fregate tentano una notte il passaggio, e non riescono; sono più avventurati la seconda volta e riparano a Malta. — Considerazioni di Alfonso Ulloa scrittore della monografia di questa impresa. — Stato di Andrea Doria: arriva un corriero, vuole leggere da sè le lettere e non gli riesce: saputo lo scampo del nipote si leva maravigliosamente in piedi, e ringrazia Dio. — Cade sfinito; si acconcia dell'anima; consigli che manda a Giovannandrea; sue ultime parole; ordina essere trasportato alla sepoltura senza pompa. — Funerali magnifici decretati dalla Repubblica. — Sue qualità fisiche e morali: costume di vita. — Ultime considerazioni — _Pag._ 317
Nota del Trascrittore
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