Virgilio nel Medio Evo, vol. I

Part 19

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Benchè però questo poema sia evidentemente opera di un uomo di scuola, esso è per natura, concetto e tendenza opera del tutto romantica, e quindi quanto l'autore ha aggiunto di suo ai dati del racconto orientale essendo pretta invenzione sua, invano si cercherebbe in questa un rigore storico assai conseguente. Egli sa che Virgilio è di Mantova, e crede suo debito farlo morire in questa patria sua, ma colloca Mantova in Sicilia. Nondimeno non chiama Sicilia Napoli, come altri autori del suo tempo, e sa che Palermo è la principale città di quel paese. Ma i diritti della ragione storica ei non li rispetta che fino ad un certo punto. Nel suo poema si parla di «vecchio testamento»[554] fra pagani, prima che Cristo sia venuto, e si parla pure di vescovi, monaci e abati, come si parla di duchi, conti e baroni e come si fa Augusto imperatore di Romania e re di Lombardia e Dolopathos un principe feodale. Proporzionato a questo concetto intieramente romantico è il tipo di Virgilio, ma ridotto a tale, secondo risultava dall'idea scolastica, veduta dal punto di vista liberamente fantastico del romantismo. Per ispiegarlo non c'è bisogno di pensare alle idee di provenienza popolare e indipendenti dalla scuola, che costituiscono la leggenda del Virgilio mago, comunque quel concetto scolastico così ridotto si approssimi già assai al concetto che risultava da quelle. Virgilio è qui il grande maestro di tutta la sapienza profana; altro difetto non ebbe che quello di esser pagano, ma fu tale quanto meno si poteva esserlo prima di Cristo; solo mancò a lui la conoscenza dell'unità di Dio; fu uomo di specchiato costume e grande filosofo; niuno fu più celebre di lui, niuno più onorato da Augusto[555]; dinanzi alla sua parola autorevole inchinavansi re e imperatori; non altri v'ebbe che fosse più dotto, non altri che più valesse in poesia; egli era il «chierico» per eccellenza:

A icel tans à Rome avoit I. philosophe, ki tenoit La renomée de clergie; Sages fu et de bone vie; D'une des citez de Sezile Fut néz; on l'apeloit Virgile; La citéz Mantue ot à non. Virgile fu de grant renon; Nus clers plus de lui ne savoit; Par ce si grant renon avoit; Onkes poëtes ne fu tex S'il créust qu'il ne fust c'uns Dex[556].

Questo re dei sapienti viveva da grande, esercitando l'ufficio di maestro; ma, come il primo di tutti i maestri, egli aveva un uditorio aristocratico. Luciniano giunto a Roma fu accolto con grande cortesia dal suo futuro istitutore. Entrando nella scuola di Virgilio trovò costui assiso sulla sua cattedra: aveva indosso una ricca cappa foderata di pelo, senza maniche, sul capo portava una berretta di pelle preziosa, e aveva tirato indietro il cappuccio. Seduti a terra dinanzi a lui stavano i figli di molti grandi baroni, e tenendo in mano il libro ascoltavano quant'egli insegnava:

Assis estoit en sa chaière; Une riche chape forrée Sans manches, avoit afublée, Et s'ot en son chief un chapel Qui fu d'une moult riche pel; Tret ot arrier son chaperon. Li enfant de maint haut baron Devant lui à terre séoient, Qui ses paroles entendoient, Et chacun son livre tenoit Einssi comme il les enseignoit[557].

E l'insegnamento incomincia dai primi rudimenti. Virgilio insegna a Luciniano a leggere e scrivere; poi l'istruisce nel latino e nel greco, e per ultimo lo fa dotto totalmente insegnandogli le sette arti, cominciando dalla grammatica, mamma di tutte le altre, e riducendole tutte, espressamente per lui, in un libriccino così piccoletto che poteva capire tutto nella mano chiusa:

Torne ses feuilles et retorne; Les VII ars liberaus atorne En I. volume si petit Que, si com l'estoire me dit, Il le poïst bien tot de plain Enclorre et tenir en sa main. . . . . . . . . . . . . . . Premier li enseigne Gramaire Qui mere est, et prevoste, et maire, De toutes les arts liberax etc.[558].

È facile accorgersi, dopo quanto abbiamo veduto in questo studio, che sotto questo personaggio così travestito c'è il Virgilio delle scuole medievali, il Virgilio dei grammatici e degli autori di compendi delle sette arti. La qualità di astrologo, non identica, come vedremo, a quella di mago, entra come elemento integrante nell'ideale del savio o del sapiente secondo i concetti romantici[559]; e del resto qui veniva imposta dalla natura del racconto qual'esso è costantemente così in oriente come in occidente. Il pio monaco crede alla possibilità di quella divinazione solo come a cosa voluta o permessa da Dio[560]. E con tal qualità si accordava anche l'idea sulla predizione del Cristo. Infatti dopo la morte di Dolopathos e di Virgilio e la venuta di Cristo, i noti versi della IV ecloga[561] figurano fra gli argomenti che convertono Luciniano al cristianesimo. — Fin qui il Dolopathos può servirci in questo luogo, poichè qui cessano i suoi rapporti colla tradizione letteraria.

Col Virgilio della Divina Comedia, e il Virgilio del Dolopathos termina ad un tempo e si riassume questa parte del nostro lavoro. Essi rappresentano due estremi del nome Virgiliano, nel medio evo letterato; il concetto nobile di una mente eletta e straordinaria, il concetto ingenuo e triviale di una mente volgare posta intieramente a livello del romantismo. Appartengono a due diversissime regioni, ambedue separate dalla scuola; ma pure procedono da questa, l'una sorpassandola in altezza e nobiltà, l'altro in povertà e rustichezza. Dopo Dante quanto troveremmo da dire di nuovo nell'ordine dell'idea propriamente dotta e letteraria, appartiene al risorgimento, ossia al pensiero moderno, e ci farebbe uscire dal limite che ci siamo imposto, che è il medio evo. Il Virgilio del Dolopathos invece, ultima sfumatura del Virgilio della tradizione letteraria, per l'elemento romantico con cui lo troviamo mescolato, ci chiama allo studio della nominanza del poeta in una regione diversa da quella in cui l'abbiamo considerata fin qui, e mentre chiude la prima c'invita alla seconda parte di quest'opera nostra.

FINE DEL VOLUME PRIMO.

INDICE

Prefazione Pag. vij-xv

PARTE PRIMA

VIRGILIO NELLA TRADIZIONE LETTERARIA FINO A DANTE.

Cap. I Valore dell'Eneide per la rinomanza di Virgilio. Tendenza dei Romani per la produzione epica e condizioni di questa fra loro. Ragione nazionale dell'Eneide e suoi rapporti col sentimento romano. Prime impressioni prodotte da quel poema Pag. 5

Cap. II Valore dell'elemento grammaticale, retorico, erudito nell'opera virgiliana, e importanza di esso nell'apprezzamento del Poeta. Natura dei primi lavori critici su Virgilio e carattere dei primi giudizi intorno ad esso » 20

Cap. III Segni della popolarità del Poeta nei migliori tempi dell'impero. Virgilio nelle scuole e nelle opere grammaticali » 32

Cap. IV Virgilio nelle scuole e nelle opere dei retori. Moto reazionario in favore dei più antichi autori e posizione di Virgilio in questo; Frontone e i Frontoniani; Aulo Gellio. Venerazione pel Poeta; le sorti virgiliane » 45

Cap. V I secoli della decadenza. Notorietà dei versi virgiliani. I Centoni. Commentatori; E. Donato e Servio; interpretazioni filosofiche; esagerazioni dell'allegoria storica nelle Bucoliche. Virgilio considerato come retore e suo uso come tale: commento retorico di T. Cl. Donato. Macrobio; idea della onniscienza e infallibilità di Virgilio. Autorità grammaticale del Poeta; Donato e Prisciano. Segni della rinomanza virgiliana e natura di questa al cadere dell'impero » 66

Cap. VI Cristianesimo e medio evo. Sopravvivenza dell'antica tradizione scolastica; natura e limiti in cui sopravvive. Virgilio rappresentante della grammatica. Posizione di Virgilio e degli altri classici pagani in mezzo all'entusiasmo cristiano; ripugnanze, attrazioni e vie d'accomodamento » 99

Cap. VII Virgilio profeta di Cristo » 129

Cap. VIII L'allegoria filosofica. Natura e cause della interpretazione allegorica di Virgilio; Fulgenzio; Bernardo di Chartres; Giovanni di Salisbury; Dante » 139

Cap. IX Gli studi grammaticali e retorici nel medio evo, e uso di Virgilio in questi » 159

Cap. X La biografia virgiliana; sue vicende; favole letterarie sulla vita del poeta; distinzione di queste dalle leggende popolari. Esercizi retorici di versificazione su temi virgiliani di varia natura » 179

Cap. XI Considerazioni sulla poesia latina di forma classica prodotta nel medio evo; poca attitudine dei chierici medievali per questo genere di poesia; poesie ritmiche » 207

Cap. XII Caratteri dell'ideale dell'antichità che fu proprio dei chierici del medio evo. Posizione che occupava Virgilio in quell'ideale e conseguente natura della sua celebrità in quell'epoca » 220

Cap. XIII Precedenti psicologici del risorgimento nel medio evo; produttività di provenienza o di ragione laica; lettere popolari e volgari. Condizioni speciali dell'Italia a tal riguardo » 243

Cap. XIV Dante. Carattere e tendenza della sua attività intellettuale; limiti della sua cultura classica; in che per questo lato si approssimi ai chierici medievali, in che se ne distingua, e come sia un precursore del risorgimento. Suo sentimento della poesia antica. L'antichità romana e il sentimento nazionale italiano in Dante. Ragione della simpatia di Dante per Virgilio. _Lo bello stile_ di Dante e Virgilio » 259

Cap. XV Virgilio nella _Divina Comedia_; ragione storica e simbolica del suo collocamento in questo poema; perchè Virgilio è guida di Dante; perchè non Aristotele. In che il Virgilio di Dante differisce dal Virgilio del medio evo; eliminazione di talune idee, nobilitazione di altre. Virgilio e l'idea cristiana nel poema dantesco. Sapienza e onniscienza di Virgilio; suo carattere. La profezia di Cristo; rapporto fra Virgilio e Stazio. Virgilio e l'idea dell'impero » 278

Cap. XVI Virgilio nel _Dolopathos_, Passaggio dall'idea dotta tradizionale all'idea romantica » 308

NOTE:

[1] _De fabulis quae media aetate de Publio Virgilio Marone circumferebantur_, Berlin, 1837, 8 pag.

[2] _P. Virgilius per mediam aetatem gratia atque auctoritate florentissimus_, Paderborn, 1852, 18 pag.

[3] _Virgilius als Theolog und Prophet des Heidenthums in der Kirche_, in _Evangelischer Kalende_r, Berlin, 1862, pag. 17-82.

[4] _Die Aeneis, die vierte Ecloge und die Pharsalia im Mittelalter_, Frankf. a. M., 1864, 37 pag.

[5] _Quae vices quaeque mutationes et Virgilium ipsum et eius carmina per mediam aetatem exceperint_, Lut. Par. 1846, 75 pag.

[6] _Leben und Fortleben des Publius Virgilius Maro als Dichter und Zauberer_, Leipz. 1857, 85 pag. in-16.º

[7] _Memorabilia Vergiliana_, Misenae, 1857, 38 pag. — _Mirabilia Virgiliana_, Misenae, 1867, 40 pag.

[8] In questa categoria si distinguono per numero di appunti V. D. HAGEN, _Gesammtabenteuer_, III, pag. CXXIX-CXLVII, MASSMANN, _Kaiserchronik_, III, pag. 421-460.

[9] _De Virgile l'enchanteur_, nei suoi _Mélanges archéologiques et littéraires_, Paris, 1850, pag. 424-478.

[10] _Ueber den Zauberer Virgilius_ nella _Germania_ di PFEIFFER, IV, pag. 257-298.

[11] _Virgil's Fortleben im Mittelalter_, Wien (Akad. d. Wiss.), 1851, 54 pag. in-fol.

[12] Ved. le nostre note, vol. I, pag. 212, e vol. II, pag. 2.

[13] Vol. I (1866), pag. 1-55; Vol. IV (1867), pag. 605-647; vol. V (1867), pag. 659-703.

[14] _Vergil in the Middle Ages by D. C. translated by E. F. M. Benecke with an Introduction by Robinson Ellis._ London, New York 1895. Questa traduzione è condotta su questa seconda edizione di cui, richieste, furon mandate le prove all'autore, rapito immaturamente ai vivi poco dopo aver compiuto il suo lavoro. La traduzione però non fu da me riveduta.

[15] I principali fra questi ved. rammentati a pag. 22 del vol. II e altrove.

[16] Quanta parte avesse l'amicizia nell'enfatico «Nescio quid maius nascitur Iliade» di Properzio, è reso manifesto dalle espressioni che questi adopera anche a riguardo di un altro suo amico, Pontico, autore di una Tebaide che rimase affatto dimenticata (I, 7, 1-3):

«Dum tibi Cadmeae dicuntur, Pontice, Thebae armaque fraternae tristia militiae, atque, ita sim felix, primo contendis Homero, etc.»

[17] I dotti di oltr'alpe commettono spesso un grave errore, di cui si risentono gli effetti molteplici in molte e varie loro opere, quando giudicano le idee e i sentimenti di un popolo eccezionale che si concentrava tutto in una città, e contava la sua esistenza _ab urbe condita_, con quelli stessi concetti con cui giudicano il popolo greco, e tenendo sempre la nazionalità greca dinanzi alla mente. La saga romana non poteva spaziare gran fatto al di là del campo proprio a quelle κτίσεις πόλεων che fra i greci naturalmente non potevano costituire la parte più spiccante del materiale leggendario nazionale. Se poi l'invenzione fantastica dei romani in quanto concerne il loro passato, rivela, come doveva, la loro tendenza politica e prattica, non per questo essa è sprovvista di una sua grande poesia. Fa piacere udire un uomo, che certamente non può essere accusato di parzialità pei romani, conchiudere un lavoro sul racconto di Coriolano colle seguenti eque parole: «Wer in diesen Erzählungen nach einem sogenannten geschichtlichen Kern sucht, wird allerdings die Nuss taub finden: aber von der Grösse und dem Schwung der Zeit zeugt die Gewalt und der Adel dieser Dichtungen, insbesondere derjenigen von Coriolanus, die nicht erst Shakspeare geschaffen hat.» Mommsen, in _Hermes_, IV, p. 26.

[18] Cfr. i molti luoghi d'autori che esprimono questo entusiasmo raccolti da LASAULX, _Zur Philosophie der römischen Geschichte_, p. 6 sgg., ai quali però molti altri se ne potrebbero aggiungere, oltre al tono generale ed alla caratteristica tendenza di molti scrittori, quale principalmente Livio, che a chi lo paragoni coi greci (fra i quali nulla si trova di simile all'opera sua), offre il più evidente saggio di quanto siam venuti notando.

[19] Vedine la enumerazione presso TEUFFEL, _Gesch. d. röm. Litt._, p. 27.

[20] «Novissimum Aeneidem inchoavit, argumentum varium et multiplex, et quasi amborum Homeri carminum instar, praeterea nominibus ac rebus graecis latinisque commune, et in quo, quod maxime studebat, romanae simul urbis et Augusti origo contineretur.» DONAT. _Vit. Vergil._ (presso REIFFERSCHEID, _Svetonii praeter Caesarum libros reliquiae_, Lips. 1860) p. 59. [Notisi che in tutto il libro non citerò mai altra edizione della biografia di Virgilio attribuita a Donato che questa del Reifferscheid.]

[21] DONAT. _Vit. Vergil._ p. 58. SERV. _ad Bucol._ VI, 3.

[22] Questo era il primo soggetto e scopo dell'Eneide secondo il desiderio dello stesso Augusto, e così va intesa la notizia data da SERVIO «_postea ab Augusto Aeneidem propositam_ scripsit.»

[23] DONAT. _Vit. Vergil._ p. 61.

[24]

«Mox tamen ardentis accingar dicere pugnas Caesaris et nomen fama tot ferre per annos, Tithoni prima quot abest ab origine Caesar.»

_Georg._ III, 46.

[25] «De Aenea quidem meo etc.» presso MACROBIO, _Sat._, I, 24, II.

[26]

«Actia Vergilium custodis litora Phoebi Caesaris et fortes dicere posse rates, qui nunc Aeneae Troiani suscitat arma iactaque Lavinis moenia litoribus, cedite Romani scriptores, cedite Grai nescio quid maius nascitur Iliade.»

PROPERT. III, 34.

[27] Sulla composizione dell'Eneide e la cronologia delle varie sue parti ved. SABBADINI, _Studi storici sull'Eneide_. Lonigo 1889, p. 70 sgg.

[28] «Hoc loco per transitum tangit historiam quam per legem artis poeticae aperte non potest ponere.... Lucanus namque ideo in numero poetarum esse non meruit quia videtur historiam composuisse non poema.» SERV. _ad Aen._ I, 382; cfr. MARTIAL. XIV, 194; FRONTON. p. 125; QUINTIL. X, I, 90.

[29] Cfr. SCHWEGLER, _Röm. Gesch._ I, p. 279 segg.; PRELLER, Röm. _Mytholog._ p. 666 segg. HILD, _La légende d'Énée avant Virgile_. Paris 1883.

[30] Erra gravemente NIEBUHR (_Röm. Gesch._ I, 206 segg.) quando crede che Virgilio condannasse alle fiamme il suo poema perchè conscio della sua mancanza di base nazionale. Una idea simile a Virgilio non poteva mai venire in capo, e quanto sia assurda lo prova già l'immenso successo dell'Eneide, a cui il sentimento romano fu tutt'altro che estraneo. È noto che il suo contemporaneo ed ammiratore Tito Livio apre anch'egli colla saga d'Enea la sua storia, ispirata se altra mai da vivo sentimento nazionale. L'attitudine del suo spirito e il suo punto di vista nel riferire quelle favole, ei li dichiara nel proemio in modo che non può lasciar da desiderare, colle magnifiche parole così spesso citate: «Et si cui populo licere oportet consecrare origines suas et ad Deos referre auctores, ea belli gloria est populo romano etc. etc.» Come la saga di Enea stesse in armonia con quanto ispirava il resto della tradizione romana, lo vediamo nel lirismo d'ORAZIO là dove fa dire ad Annibale (C. IV, 4, 53 segg.):

«Gens quae cremato fortis ab Ilio, Iactata Tuscis equoribus, sacra Natosque maturosque patres Pertulit Ausonias ad urbes, Duris ut ilex etc. etc.»

Quando questo scriveva Orazio, appena allora era stata pubblicata l'Eneide (le odi del IV libro furono messe a luce, come si crede dai più, dopo il 18 av. Cr.). Le tendenze cesaree verso Troia, come la città sacra dei romani e della gente Giulia, sono vivamente rappresentate nella nota parlata di Giunone agli Dei che trovasi nell'ode 3.ª del III lib., certamente anteriore all'Eneide.

Vedere in tutto ciò e in tant'altro che potrebbe riferirsi di simile, retorica e adulazione, non ammettere la reale intensità e legittimità del sentimento a cui in tanto vera grandezza d'impero e di gesta corrispondeva, è un procedere assai leggermente, sacrificando la verità e la coscienziosità scientifica a tendenze paradossali ed a prevenzioni malamente allucinatrici.

[31] Il titolo stesso del poema sarebbe stato dapprima, secondo alcuni, non _Eneide_ ma _Gesta del popolo romano_; «unde etiam in antiquis invenimus opus hoc appellatum esse non _Aeneidem_ sed _Gesta populi romani_; quod ideo mutatum est, quod nomen non a parte sed a toto debet dari.» SERVIO, _ad Aen._ VI, 752.

[32] Niente di meno serio dell'idea espressa da qualche critico moderno (V. fra gli altri TEUFFEL, _Gesch. der röm._ Litt. p. 391) che la natura molle e mite di Virgilio non fosse tagliata per l'epopea. Dicano, di grazia, questi signori quale dei poeti epici della stessa categoria a cui Virgilio appartiene può dirsi nato per l'epopea. Forse il platonico Tasso, o il pio Milton, o il mistico Klopstock? E come fra tanti poeti d'arte così diversi per stirpe e per carattere, il solo _molle_ Virgilio ha saputo fare il meglio in questo genere, mentre il titanico e multilaterale Göthe quando a ciò si è voluto provare ha messo fuori quell'aborto che è l'_Achilleide_?

[33] «Qui bene considerat inveniet omnem romanam historiam ab Aeneae adventu usque ad sua tempora summatim celebrasse Virgilium, quod ideo latet quia confusus est ordo: nam eversio Ilii et Aeneae errores adventus bellumque manifesta sunt: Albanos autem reges, romanos etiam consules, Brutos, Catonem, Caesarem Augustum et multa ad historiam romanam pertinentia hic indicat locus, cetera quae hic intermissa sunt in ἀσπιδοποτίᾳ commemorat.» (SERVIO, _ad Aen._ VI, 752. Cfr. anche PROBO, _ad Georg._ III, 46, p. 58 sg. ed. KEIL).

[34] Secondo BOISSIER (_La publication de l'Énéide_ in _Revue de Philologie_, 1884, p. 1-4) era già pubblicata quando Orazio scrisse il _Carmen saeculare_ nel 737 (19) ossia due anni dopo la morte del poeta.

[35] Nella letteratura latina oggi superstite il più antico autore che esprima ciò esplicitamente è OVIDIO:

«Et profugum Aenean, altaeque primordia Romae, quo nullum Latio clarior extat opus.»

_Ars amator._ III, 337.

«Tantum se nobis elegi debere fatentur, quantum Vergilio nobile debet epos.»

_Rem. am._ 395.

L'_Ars amatoria_ fu pubblicata l'1 o il 2 av. Cr.; i _Remedia amoris_ l'1 o il 2 d. Cr.

[36] «Inter quae (ingenia) maxime nostri aevi eminent princeps carminum Vergilius, Rabirius etc.» VELL. PATERC. II, 37.

[37] Cfr. WÖLFFLIN in _Philologus_, XXVI, p. 130.

[38] Veggansi i raffronti considerevolmente numerosi raccolti dal ZINGERLE nel suo lavoro: _Ovidius und sein Verhältniss zu den Vorgängern und gleichzeitigen römischen Dichtern_ (Innsbruck, 1869-71) II, p. 48-113. Per Tibullo, Properzio, Orazio, Livio ved. SABBADINI, _Studi critici sulla Eneide_. Lonigo 1889, p. 134-173.

[39] «Vergilium vidi tantum» _Trist._ IV, 10, 15.

[40] Questi ricordi, che si riferiscono ai retori del tempo d'Augusto, ci offrono le più antiche citazioni di versi dell'Eneide oggi conosciute. Ecco i luoghi principali: «Sed ut sciatis sensum bene dictum dici tamen posse melius, notate prae ceteris quanto decentius Vergilius dixerit hoc, quod valde erat celebre, «belli mora concidit Hector»: «Quidquid apud durae etc.» (_Aen._ XI, 288). Messala († 8 av. Cr.) aiebat hic Vergilium debuisse desinere, quod sequitur «et in decimum etc.» explementum esse. Maecenas hoc etiam priori comparabat» _Suasor._ 2; «Summis clamoribus dixit (Arellius Fuscus) illum Vergili versum «Scilicet is superis etc.» (_Aen._ IV, 379). Auditor Fusci quidam, cuius pudori parco, cum hanc suasoriam de Alexandro ante Fuscum diceret, putavit aeque belle poni eundem versum; dixit: Scilicet is superis etc.». Fuscus illi ait: si hoc dixisses audiente Alexandro, scires apud Vergilium et illum versum esse «... capulo tenus abdidit ensem» (_Aen._ II, 553). _Suasor._ 4; — «Montanus Iulius qui comis fuit, quique egregius poeta, aiebat illum (Cestium) imitari voluisse Vergili descriptionem: «Nox erat et terras etc.» (_Aen._ VII, 26)». _Controv._ 16. (Cestio venne a Roma poco dopo la morte di Virgilio, cfr. MEYER, _Oratorr. romanorr. fragmenta_, p. 537) — Ved. anche _Suasor._ I.

[41]

«Et tamen ille tuae felix Aeneidos auctor contulit in Tyrios arma virumque toros, Nec legitur pars ulla magis de corpore toto, quam non legitimo foedere iunctus amor.»

OVID. _Trist._ 2, 533.

[42] _Confession._ lib. I; op. I, 66.

[43] Anche il TEUFFEL concede che «Ton und Geist der Aeneis steht freilich zu Homer in diametralem Gegensatze.» _Gesch. d. röm. Lit._ p. 400. Più largamente PLÜSS _Vergil und die epische Kuns_t (Leipz. 1884) p. 339 sgg.

[44] «Homerus testis et lyrici, romanusque Vergilius et Horati curiosa felicitas.» PETRON. _Sat._ 118.