Viaggj del Capitano Lemuel Gulliver in Diversi Paesi Lontani

Part 27

Chapter 273,639 wordsPublic domain

Quando eglino a parlar cominciarono, mi sorprese un impercettibile stordimento; parendomi ciò tanto stravagante, come se una Vacca parlato avesse in _Inghilterra_ o un _Yahoo_ nel Paese degli _Houyhnhnms_. Inferior alla mia non fu la maraviglia de’_Portoghesi_, vedendo i miei vestiti, e sentendo i miei ragionamenti: La maniera onde io profferiva le mie parole, riusciva per coloro qualche cosa di nuovo e d’incomprensibile; comechè per altro ben eglino capissero tutto ciò che in loro diceva. Mi parlarono con molta affabilità, e mi dissero d’essere persuasi che il lor Capitano si sarebbe fatto un piacere di trasferirmi a _Lisbona_, donde alla mia Patria ritornarmene avrei potuto; che due di loro si sarebbero restituiti al Vascello per informar il Capitano medesimo dell’Avventura, e per ricevere gli ordini di lui; che per altro, se io non avessi giurato loro di non fuggirmene, si sarebbono assicurati di me con la forza. Credei mio miglior partito il far loro una somigliante promessa. Morivano di voglia di saper la mia Storia, ma impefettissimamente rendei appagata la loro curiosità; e tutti conghietturarono che i miei infortunj alterata avessero la mia Ragione. Nel termine di due ore lo Schifo, il qual portato avea a bordo il Bottume ripieno d’acqua, se ne rivenne con ordine del Capitano di condurmisi al suo Vascello. A mani giunte e ginocchione scongiurai che mi si lasciasse la libertà: ma qualunque mia supplica fu infruttuosa. Fui legato, trasferito nello schifo, e abbordata che fu da noi la Nave, restai condotto nella Camera del Capitano.

Nomavasi egli _Predo de Mendez_, gran Galantuomo e generosissimo. Priegommi di dirgli se bisognassi di qualche cosa; che sarei stato trattato al pari di lui medesimo mi accertò. Non fu mediocre la mia sorpresa nel rinvenire in un _Yahoo_ sì obbliganti maniere. Non ostante, tutta la mia risposta fu, che io il supplicava che a mangiar mi si desse qualche cosa di ciò che aveavi nella mia barchetta; ma egli recar mi fece un pollastro, e una bottiglia di squisito vino, dando ordine mi si allestisse un letto in un Camerino assai propio. Spogliarmi non volli; ma mi corcai sopra le coltri, col disegno, infin che pranzassero i Marinaj, di poter in un tratto guadagnar la coperta del Vascello, e di gettarmi in mare; volendo piuttosto espormi al furor de’flutti, che vivere fra gli _Yahoos_ più lungo tempo. A mio dispetto me ne tenne impedito un della Ciurma, e datone l’avviso al Capitano, fui nel mio camerino messo alla catena.

Dopo desinare, venne a vedermi _Don Pedro_, e mi dimandò il motivo che instigato aveami sì funesta risoluzione. Mi protestò di essere disposto a rendermi qualunque possibile servigio, e in un modo parlommi di tanta compitezza, che finalmente fui forzato di trattar con esso lui come con un Animale non totalmente privo di Ragione. Gli feci un compendiato racconto del mio Viaggio, della cospirazione delle mie Genti, del Paese ove mi avean elleno abbandonato: e del mio soggiorno colà per tre anni continui. Ei prese per una visione, o per un sogno tutto ciò che gli narrai; il che offesemi a un segno che non so esprimere, avendo io perduta affatto la facoltà di mentire; e per la ragione stessa, la disposizione a sospettar altrui di menzogna. Loro interrogai, se al Paese di lui si praticasse di dire _la cosa che non è_? E gli dichiarai che io avea poco men che dimentico ciò ch’egli concepiva per Falsità; e che se fossi soggiornato mill’anni nelle Terre degli _Houyhnhnms_, non vi avrei intesa una sola bugia dal menomo de’loro Domestici, che mi era cosa indifferente se egli prestasse fede a quanto io aveagli asserito, o nò; che non ostante, per corrispondere alle civiltà di lui, io era pronto a sciorre tutte le obbiezioni ch’egli d’intavolarmi si compiacesse, e che di costrignerlo con un tal mezzo a rendere giustizia alla mia veracità, io mi lusingava.

_Mendez_, ch’era un Uomo di spirito, procurò con molte quistioni di convincermi come menzognero; ma vedendo che il tentativo non riuscivagli, cominciò ad aver miglior opinione della mia schiettezza, o del mio buon senso, Confessommi pure di essersi abbattuto in un Capitano di Vascello _Olandese_, il quale aveagli detto, che messo piede a terra in un’Isola, o in un Continente della _Nuova Ollanda_, avea veduto un Cavallo che cacciava dinanzi a se molti Animali somiglianti esattamente a que’che io avea descritti sotto il nome di _Yahoos_, con alcune altre particolarità che il Capitan _Portogese_ diceva più non ricordarsi, avendole allora spacciate per solennissime bugie. Ma aggiunse; che poichè io facea professione d’essere inviolabilmente ben affetto alla Verità; io dovea impegnargli la mia parola d’onore, che per tutto il Viaggio non intenterei sopra la mia vita; oppure ch’egli si assicurerebbe di me, finchè a _Lisbona_ capitati fossimo. Gliel promisi; protestando nel tempo stesso, che non aveavi così pessimi trattamenti, di soggiacer a’quali non mi contentassi, piuttosto che ritornarmene fra gli _Yahoos_.

Non ci accadde cosa di gran momento per tutto il nostro Viaggio. Per gratitudine verso il Capitano, io, cedea talvolta alle instanze di lui perchè il conversassi qualch’ora; ed io procurava d’occultare i miei sentimenti d’aversione, e di dispregio per gli Uomini: con tutto questo, di quando in quando gli lasciava uscire, ed egli facea sembiante di non badarvi. Io passava la maggior parte del giorno, solo, nel mio Camerino, affin di rispiarmiarmi la vista di qualcuno della Ciurma. Aveami sovente il Capitano sollecitato di gittare le mie selvagge vestimenta, o offerto di che abbigliarmi da capo a piedi; ma risolutamente ributtai l’esibizione, non volendo cuoprirmi con la menoma cosa che servito avesse per Un _Yahoos_. Il pregai bensì di prestarmi due camiscie nette; che essendo state ben lavate dopo che’egli portate le avea, non potevano, al mio credere, tanto contaminarmi. Di due in due giorni io mi metteva una di queste camiscie, ed io stesso nel frattempo lavava l’altra.

Arrivamo a _Lisbona_ il 5. _Novembre_ 1715. Quando fu d’uopo por piede a terra m’obbligò il Capitano a cuoprirmi col suo mantello, perchè la Canaglia non si affollasse d’intorno a me. Fui condotto alla Casa di lui, e a forza di permurose mie instanze, alloggiato fui nel più intimo Appartamento. Lo scongiurai di non raccontar a chi che fosse ciò che aveagli io detto in Proposito degli _Houyhnhnms_; mercè che una somigliante Storia attratto avrebbe, non solamente un numero infinito di persone in sua Casa per vedermi, ma eziandio avrebbemi esposto ad essere messo in carcere, o bruciato per ordine dell’_Inquisizione_. Ottenne da me il Capitano che io accettassi un compiuto fornimento di vestiti nuovi; ma permettere non volli mai che il Sarto mi prendesse la misura; nulladimeno assettavansi essi perfettamente al mio corpo, essendo _Don Pedro_ a un di presso del mio medesimo taglio. Diedemi altresì molte altre robbe che mi bisognavano; ma prima d’usarle, per lo spazio di venti e quattr’ore ebbi la cura d’esporle all’aria.

Il Capitano non avea Moglie, bensì tre Domestici, niuno de’quali, per compiacermi, ci serviva in tavola. In una parola; erano sì obbliganti in ogni azione a mio riguardo le maniere di lui, ed egli stesso era sì ragionevole, per non essere dotato che d’una _umana_ intelligenza, che per dirla schiettamente, la sua conversazione cominciava a parermi assai soffribile. Egli ebbe un grande ascendente sopra di me perchè mi persuadessi d’adagiarmi in un altro Appartamento, le cui finestre sulla strada riferivano. La prima volta che mi vi affacciai, tutto spavento girai la testa. In minore spazio d’una settimana ei mi trasse fin sulla porta della sua Abitazione, e trovai che a poco a poco lo spavento scemava, ma che l’odio mio e il mio disprezzo per gli Uomini andava vie più crescendo. Alla fine, divenni sì coraggioso, che spasseggiai con esso lui per la Città.

_Don Pedro_, a cui io aveva fatta una distinta narazione de’miei domestici affari, dissemi un giorno ch’er mi credea obbligato in coscienza e in pontualità di ritornarmente alla mia Patria, e di passar il resto de’miei giorni con mia Moglie e co’miei Figliuoli. Mi avvertì che aveavi nel Porto un Vascello _Inglese_ pronto alla Vela, e mi assicurò che sarebbe cura di lui di tenermi provveduto di quanto al mio Viaggio fosse necessario. Non annojerò per la mia parte i Leggitori col ripeter loro gli argomenti di lui e le mie risposte. Si espresse egli ch’era impossibile di rinvenir un’Isola tale che io la volea; ma che in mia Casa sarei il Padrone, e che di vivervi in ritiramento sarebbe in mio arbitrio.

In somma mi risegnai, convinto ch’egli avea ragione. Partì di _Lisbona_ li 24. _Novembre_ sopra un Vascello _Inglese_ di mercatanzia, il cui Capitano, almen che io il sappia, io non vidi mai, non essendomi mai degnato d’instruirmene, e standomene sempre nella mia Camera sotto pretesto d’indisposizione. _Don Pedro_ mi accompagnò alla Nave, e mi prestò venti Ghinee. In licenziandosi da me mi strinse nelle sue braccia, e non fu che per un eccesso di gratitudine che un tal affettuoso complimento io tollerai. Alle ore nove della mattina del 5. _Decembre_ 1715. arrivammo alle _Dunes_, e entrai in mia Casa a tre ore dopo mezzo giorno.

Mia Moglie e i miei Figliuoli furono sorpresi ed incantati in vedendomi, avendomi gia spacciato per morto; ma confessar deggio altresì che la loro vista non cagionò in me che aversione, che rabbia, e che dispreggio: Essendo che, dopo la mia partenza dal Paese degli _Houyhnhnms_, se io mi avea usato violenza infino a risguardare _Yahoos_, e infino a conversar con _Don Pedro de Mendez_, la mia memoria nulladimeno e la mia immaginazione erano sempre cariche dell’eccellenti qualità degli _Houyhnhnms_. E quando mi accadeva di riflettere che confidenze d’un tal qual genere con una _Yahoos_ mi univano alla spezie con un vincolo di più, mi è impossibile d’esprimere la mia confusione e il mio orrore.

Videmi appenna la mia Sposa, che mi saltò al collo per abbracciarmi; ma come un Animale sì odioso non mi avea toccato da molti anni addietro, un tal contrasegno d’amore mi produsse uno svenimento che più d’un’ora durò. Nell’instante, in cui ciò scrivo, sono anni cinque che seguì il mio ritorno dall’ultimo mio Viaggio: Nel primo anno Poggetto di mia Moglie e de’miei Figliuoli mi era insopportevole, ed io non permetteva neppure ch’essi mangiassero nello stesso mio Appartamento: All’ora presente, non ardirebbono di toccar il mio pane, nè di bere fuori del mio bicchiere, e per anche non ho potuto violentarmi a far loro la grazia di prendermi per la mano. Il primo danajo che impiegai, servì a comprare due Cavalli non castrati, che io custodisco in una buona stalla, e l’Appartamento che ne l’è più vicino, e il più gradito, e il più da me abitato; poichè non vi ha esagerazione che spiegar possa fin a quel segno l’odor della Stalla mi ricrei. I miei Cavalli m’intendono passa bilmente bene: regolarmente io passo quattr’ore, per lo meno, ogni giorno con esso loro. Non ho mai fatto lor mettere nè sella, nè briglia; e l’affetto ch’essi anno per me, e altresì l’uno per l’altro, è un non so che di vezzoso che incanta.

CAPITOLO XII.

Veracità dell’Autore. Disegno ch’ei si è proposto in pubblicar quest’Opera. Ei censura que’Viaggiatori che non anno un inviolabile rispetto per la Verità. Confuta l’Autore l’accusa che forze potrebbesi addossargli di aver avuto qualche sinistro oggetto nello scrivere. Risposta a un’obbiezione. Metodo di piantar Colonie. Elogio del suo Paese. Ei pruova che l’Inghilterra possiede giusti titoli sopra que’Paesi ond’egli ne ha fatta la descrizione. Difficoltà che si opporrebbe all’impadronirsene. L’Autore si licenzia da chi legge; dichiara in qual modo ei pretende di passare i rimanenti suoi giorni, da un buon consiglio, finisce.

ECCO, mio caro Leggitore, una narrazione sincera di quanto emmi accaduto ne’miei Viaggj per lo spazio di sedici anni e sette mesi: Narrazione, onde serve d’ornamento la sola verità. Stato sarebbe in mio arbitrio l’imitare quegli Scrittori che servonsi dell’incredibile e del maraviglioso per rendere attoniti que’che gli leggono; ma io volli piuttosto in una maniera semplice rapportar i fatti, essendo l’unico mio disegno d’instruirvi, non di ricrearvi.

Non è malagevole a noi che viaggiamo in Paesi lontani, che non son troppo frequentati dagli _Inglesi_ o da altri _Europei_, di formare magnifiche descrizioni di molte maravigliose cose, di cui si è intesa mai parola: Laddove il principal intento d’un Viaggiatore esser dee di rendere gli Uomini migliorati e più Saggj, narrando loro cio che di buono e ci cattivo ha egli veduto nelle sue corse.

Bramerei con tutto il mio cuore che si fondasse una Legge, la qual obbligasse chiunque che viaggia, prima che permesso gli fosse di pubblicare le sue Avventure, la qual obbligasse, dissi, a giurare in presenza del _Gran Cancelliere_, che tutto ciò ch’egli ha intenzione di dar alle stampe, esattamente sia vero; perocchè il Pubblico allora abusato non sarebbe da una caterva di Scrittori che la sua credulità con insolenza ingannano. Lessi in mia giovinezza con gran piacere molti Libri di Viaggj, ma questi Libri an molto perduto di merito nella mia immaginazione, dopo ch’ebbi l’incontro di rilevarne cogli occhj propj le falsità. Ecco la ragione, giacchè i miei Amici an giudicato che il raccontò delle mie Avventure recar potrebbe qualche vantaggio a’miei Compatriotti, che mi sono imposta l’obligazione inviolabile d’essere _sempre fedele alla Verità_. Egli è certamente indubitato, che non potrei neppure partir la tentazione di violare questa spezie d’impegno, finchè conserverò la memoria delle Lezioni e degli Esempj del mio illustre Padrone e degli altri _Houyhnhnms_, di cui per sì lungo tempo ebbi la sorte d’essere l’umilissimo Uditore.

---- Nec si miserum Fortuna Sinonem Finxit, vanum etiam, mendacemque improba finget.

Ben mi è noto che non è un grande onore quel che acquistar si può con Iscritti che genio nè scienza non esigono, ma semplicemente un poco di memoria e di esattezza nel registrar in carta quanto si ha veduto. So altresì, che fan parte al Pubblico de’loro Viaggj, soggiacciono alla sorte medesima che i Facitori de’_Dizionarj_; e vale a dire, sono scancellati da’loro Successori: il che gl’impegna a mentire un meglio dell’altro, per preservarsi dall’obblivione. Ed è probabilissimo, che verrà un giorno in cui de’Viaggiatori visiteranno le Regioni che furono da me descritte, e che collo scuoprire i miei errori, (se pur ve ne sono) e coll’aggiugnere molte nuove discoperte, occuperanno il mio posto nel Tempio della Memoria, e faran dimenticare, insino, che io mai abbia iscritto. Non vi ha dubbio che sarebbe questa una gran mortificazione per me, se il solo Amore d’una vana Fama, renduto Autore mi avesse: Ma come non presi di mira che il pubblico vantaggio, è impossibile che in tutte le circostanze mi vada fallito il disegno.

Conciossiacosachè; chi mai può leggere ciò che ho scritto delle Virtù degli _Houyhnhnms_ senza arrossire de’propi suoi vizzi, quand’ei si consideri come l’Animale del suo Paese a cui sien caduti in retaggio la Ragione e il Governo? Io nulla dirò di quelle rimote Nazioni, ove gli _Yahoos_ presiedono; fra le quali la men corrotta è quella de’_Brobdingnagiani_, le cui sagge Massime in Morale e in Politica, se lor osservassimo, alla nostra felicità molto contribuerebbono. Ma temo d’impegnarmi in una maggiore specificazione; e voglio piuttosto lasciar al Leggitore la libertà di far quelle riflessioni che più gli saran convenevoli.

Egli è un grand’argomento di piacere per me, quando penso che è esente da qualunque censura la mia Opera: Mercè che; cosa asserir si può contro ad uno Scrittore, il qual rapporta semplicemente i Fatti accaduti in Paesi lontani, ove non abbiam noi che fare, o per interessi Politici, o in riguardo al Commerzio? Con esatta attenzione mi tenni netto da quali siensi sbagli, onde per ordinario sono tacciati i Componitori di Viaggi. Oltracciò; non mi son sacrificato a verun _partito_; serissi bensì senza passione, senza prevenzioni, e senza un fine di malignità contra chi che sia. In iscrivendo, mi son proposto il più nobile oggetto del Mondo, il qual è l’instruzione degli Uomini; nel che dir posso senza vanità, che il commerzio ch’ebbi cogli _Houyhnhnms_ impartimmi un gran vantaggio sopra que’che nelle Opere loro il fine medesimo si propongono. Non ho scritto con la speranza di approfittarmi, o d’acquistar vane lodi. Non ho messo in carta neppur parola, che a inferir vaglia il menomo rammarico a’più sensitivi: Cosicchè con giustizia spacciar mi posso per un Autore perfettamente incolpevole, e contra cui i Facitori di Riflessioni, d’Osservazioni e di Considerazioni, non avranno il menomo giusto motivo di mettere in opera i loro talenti.

Non so negare che fummi detto in piena confidenza, che essendo io _Inglese_, avrei dovuto al mio arrivo presentarne una Memoria al Segretario di Stato; essendo che tutti i Paesi che sono scoperti da un Suddito alla Corona appartengono. Ma molto dubito se le nostre vittorie sopra gli Abitanti de’Paesi di cui parlai, riuscissero sì facili per quanto quelle che _Fernando Cortez_ riportò sopra _Affricani_ ignudi. A mio credere, i _Lillipuziani_ non vagliono la pena che si armi una Flotta per soggiogargli; e temerei un pessimo riuscimento, se s’intentasse la cosa stessa a riguardo de’_Brobdingnagiani_: oppure che un’Armata _Inglese_ non si trovasse in tutte le sue comodità se si vedesse l’_Isola Volante_ sopra la sua testa. Vero è che gli _Houyhnhnms_ non sono molto esperti nel mestier della Guerra, e che soprattutto sarebbono molto imbrogliati per guarentirsi da’colpi del nostro Cannone, e de’nostri Moschetti. Non ostante; anche che fossi un Ministro di Stato, non consiglierei giammai di praticarsi un’invasione nel loro Paese. L’intrepidezza loro, la loro prudenza, la loro unanimità, e l’inviolabile loro affetto per la Patria, terrebbono lor luogo d’esperienza nell’Arte militare. Ma in vece di formar progetti per debellar la Nazion magnanima degli _Houyhnhnms_, sarebbe a desiderarsi, che fosser eglino in istato e in disposizione di spedire un numero sufficiente di essi loro, per insegnar _agli Europei i primi_ principj dell’Onore, della Giustizia, della Veracità, della Temperanza, della Grandezza d’Animo, della Castità, della Benevolenza, e dell’Amicizia. Virtù, di cui tuttavia ne conserviamo i nomi della nostra favella; come, se fosse d’uopo, co’Libri di molti nostri Scrittori potrei pruovarlo.

Ma evvi eziandio un’altra ragione, la qual moderarebbe la mia sollecitudine nel dilatare i Dominj di Sua Maestà, se capace fossi. Per vero dire, mi erano entrati alcuni piccioli scrupoli sopra la Giustizia distributiva in questa sorta d’occasioni. Per esempio; una Truppa di Pirati, senza saper dove, è sospinta da una una burrasca: Un Mozzo s’arrampica ad alto dell’Albero di Maestra e vede Terra; la Ciurma vi approda per praticarvi un saccomanno; vede un miserabile Popolo che la riceve con amistà e con piacevolezza; impone un nuovo nome a quella Regione, prendendone il possesso in buona forma pel Re; alza in guisa di Monumento una pietra o qualche marcina tavola: accoppa una trentina de’Naturali e ne asporta una mezza dozzina perchè serva di mostra; se ne ritorna al suo Paese e ottien la sua grazia. Qual felicità per un Monarca d’aver Sudditi così zelanti per far valere i giusti Diritti di lui: Non si lascian perciò dimentiche le utili loro scoperte. Con prima opportunità sono spediti Vascelli, i Natii del Paese sono scacciati o destrutti; i loro Principi messi alla tortura perchè palesino i loro Tesori, e sono autorizzati gli Atti tutti d’insolenza o d’inumanità. E quest’esecrabile brigata di carnefici messa in opera per una sì pia spedizione, si chiama una Colonia moderna, colà trasferitasi per convertire, e per rendere colto un Idolatra e barbaro popolo.

Ma è forza che io dica altresì, che una somigliante descrizione non conviene a patto veruno alla Nazione _Inglese_; la quale, nello stabilimento delle Colonie, ha sempre osservate le regole della più perfetta prudenza, e della più esatta equità; che in questa sorta di fondazioni proponesi in primario vantaggio l’avanzamento della Religione; che non vi spedisce che Pastori pii e capaci di predicare il Cristianesimo: che non affida le Cariche civili, che ad abilissimi e totalmente incorrutibili Uffiziali, e che, per tutto dire, fa sempre scelta di vigilanti e virtuosi Governatori, i quali non anno altra mira che la felicità del Popolo ch’è lor sommesso, e l’onor del Monarca loro Signore.

Come però da un canto, i Paesi da me descritti non sembrano aggevoli per praticarvisi incursioni; e che dall’altro non abbondano nè in oro, nè in argento, nè in zucchero, nè in tabacco; patisco la tentazione di credere che non sien questi oggetti convenevoli al nostro zelo, ai nostro valore, al nostro interesse. Che se è diversa l’opinione di quegli a cui ciò spettar potrebbe, io sono pronto ad attestare, quando giuridicamente ci sia eccitato: Che verun _Europeo_, prima di me non ha posto piede in quel Paese, per lo meno, se deggiasi prestar fede agli Abitatori. Puossi veramente trarre un’obbiezione da que’due _Yahoos_ che si eran veduti già alcuni secoli sopra una Montagna delle Terre degli _Houyhnhnms_, e da’quali, ha riferto di questi Animali, la razza di quelle bestie era discesa. E’tanto più forte quest’obbiezione, quanto che osservai nella loro posterità alcuni delineamenti _Inglesi_, comechè non troppo distinti: Ma lascio a coloro che son versati nelle Leggi che risguardano le Colonie, il decidere fin a qual segno cotale mia osservazione fondi i nostri Diritti sopra quelle Regioni.

Quanto alla formalità di prender ne possesso a nome del mio Sovrano, ella non mi si è mai presentata all’idea; e quando pure riflettuto ci avessi, avrebbemi insegnato la prudenza di rimmettere a miglior opportunità una somigliante cerimonia.

Avendo io così risposto alla sola obbiezione che potrebbemi esser fatta come a Viaggiatore, prendo quì licenza da’cari Leggitori miei, e mi accingo, al presente, a ben valermi dell’eccellenti Lezioni che ho ricevuto dagli _Houyhnhnms_, ad instruire gli _Yahoos_ di mia Famiglia per quanto potrà lor permettere la loro naturale indocilità: a considerar sovente in uno specchio la mia figura, affin d’avvezzarmi insensibilmente a soffrir la vista d’una Creatura umana: a compiagnere la stupidezza degli _Houyhnhnms_ del mio Paese, ma non ostante a trattar con rispetto le loro persone, per l’amore dell’amabile mio Padrone, della sua Famiglia, e de’suoi Amici, a’quali i nostri _Houyhnhnms_ an l’onore di rassomigliare per la figura; tutto che a riguardo dell’intelligenza, dal tutto al tutto ne differiscano.

La passata settimana permisi per la prima volta a mia Moglie di pranzare con esso meco, ma a condizione ch’ella adagiar si dovesse all’estremità più distante d’una lunga tavola. Non è già che io non mi ricorda che aveano il loro allettamento certe vecchie abitudini: ma fin a questo momento mi è riuscito impossibile d’accostarmi ad un _Yahoo_; senza temere le sue unghie e i suoi denti.