Viaggj del Capitano Lemuel Gulliver in Diversi Paesi Lontani

Part 26

Chapter 263,569 wordsPublic domain

AVeami assegnato il mio Padrone un Appartamento disgiunto per sei Verghe dalla Casa di lui, e che io avea accomodato e guernito a mia fantasia. In guisa di pavimento e di tappezzerie io avea poste stuoje di vinci lavorate da me medesimo. Cresce il canape in quel Paese senza essere seminato, e gli Abitanti punto non se ne servono; ma io il mi si in opera per fare una spezie di fodera; di cui, col mezzo di piume d’uccelli presi al laccio lavorato di capelli di _Yahoos_, molti guancili formai. Io avea fatti due sedili, per bontà del Cavallo Sauro che mi diede mano. Consumate ch’ebbi interamente le mie vestimenta, me ne feci di nuove con pelli di coniglio, e con quelle d’un certo animale ch’essi chiamano _Hnuhnoh_, e il cui corpo è ricoperto d’una fina peluria. Servimi altresì di queste farmene delle calze; e lavorai delle suole di legno che unì, alla meglio, al cuojo del di sopra; e logorato che fu questo cuojo, procurai di rimediarvi con pelli di _Yahoos_ seccate al Sole. Ricrea va mi talvolta in rintracciar del mele nelle cavità degli Alberi, che io poscia rimescolava con l’acqua, o che col mio pane mangiava. Uomo allora non vi avea, che meglio di me intendesse l’aggiustatezza di queste due massime: Che la Natura si contenta di poco; e che la necessità è la madre dell’invenzione. Io godeva d’una sanità perfetta a riguardo del Corpo, e della più amabile tranquillità per rapporto all’Anima. Nè all’inconstanza d’un Amico, nè all’ingiurie d’un Nemico, o secreto o dichiarato, io non soggiaceva. Non mi correva l’obbligo di guadagnarmi il favore d’un Grande, o quello d’un suo Favorito a forza di adulazione e di viltà. Non mi bisognava l’esser difeso contra la frode o contra l’oppressione. In un si beato soggiorno non vi erano Medici che distruggessero il mio corpo, nè Uomini di Legge che la mia fortuna ruinassero i non Delatori per ispiare le mie azioni e le mie parole, o per manipolar accuse contra di me; non Importuni, non Maldicenti, non falsi Amici, non Assassini di strada, non Procuratori, non Ruffiani, non Buffoni, non Giuocatori, non begli Spiriti presupposti, non nojosi Ciarloni, non Litiganti, non Rapitori, non Omicidi, non Capi di Partito: Non Uomini, la cui seduzione o l’esempio incoraggissero gli altri al mal fare; non tenebrose Carceri, non manaje, non forche, non berline: Non impostura, non orgoglio o affettazione; non Isciocchi, non Isgherri, non Ebbri, non pubbliche Prostituite, e non infami malattie: Non Pedanti ignorantissimi e gonfi del loro sapere, non Briganti, non Insolenti, non Bestemmiatori: Non Canaglie che i vizzi an tratta dalla miseria, non Galantuomini che ve gli ha immersi una incorrotta virtù: Non Prepotenti, non Suonatori di violino, non Giudici, non Maestri di ballo.

Io avea la sorte d’essere ammesso alla conversazione di alcuni _Houyhnhnms_, che di tempo in tempo venivano a far visita, o a pranzare col mio Padrone. Egli, ed i suoi Amici si abbassavano talvolta infino ad intavolarmi delle quistioni, e ad ascoltare le mie risposte. Qualche volta pure io accompagnava il Padrone nelle visite ch’ei lor rendeva. Non mi prendeva mai la libertà di parlare, se non era per appagare qualche dimanda: il che tuttavia io faceva contra voglia, essendo che quegli era tempo tutto perduto, che meglio impiegato avrei in ascoltando. Osservano gli _Houyhnhnms_ nelle loro conversazioni le regole più esatte della _Decenza_, senza che manifestino neppure il menomo indizio di saper ciò che noi _Cerimonia_ chiamiamo. Quando si parlano, non s’interrompono mai, non si annojano, nè contraddicono. Intesi lor dire più d’una fiata, che il miglior mezzo di rianimare il ricreamento in una Ragunanza, era il tacere per alcuni instanti: del che più volte fui testimonio: mercè che nel frattempo di somiglianti picciole pause, io rifletteva che si risvegliavano nuove idee, le quali un nuovo fuoco alle loro conversazioni imprimevano. Versano, per ordinario, i loro ragionamenti sopra l’Amicizia, la Benevolenza e l’Economia: talvolta sopra l’opere della Natura, o sopra alcune tradizioni dell’Antichita: sopra le Leggi della Virtù, sopra i precetti invariabili della Ragione: oppure sopra qualche deliberazione che deesi prendere nella prossima Assemblea de’Deputati della Nazione, e sovente sopra le diverse vaghezze, e sopra l’eccellenza della Poesia. Posco aggiugnere senza vanità, che la mia presenza non di rado ha somministrata materia a’loro trattenimenti: perchè al mio padrone serviva di motivo di parlar a’suoi Amici della mia peculiare Storia, e di quella del mio Paese. Come ciò ch’essi dissero su quest’argomento non recava onore all’Umana Natura, penso che sarà in grado di chi legge il dispensarmi dalla narrazione.

Ingenuamente confesso, che il poco di conoscenza, qualunque ella sia, che io posseggo, da me è dovuto alle Lezioni che ho ricevute dal mio Padrone, e a’saggi ragionamenti che ho intesi dagli Amici di lui.

Io non potea supplire a’muovimenti di rispetto che gli avvantaggj del Corpo, e soprattutto le ammirabili qualità dell’Anima degli _Houyhnhnms_ eccitavano in me. Per vero dire, da principio io non risentiva quella naturale venerazione che gli _Yahoos_, e gli altri Animali del Paese lor portavano, ma a saggiarla troppo non tardai, e ad aggiugnervi quella riconoscenza e quell’amore, onde la bontà con la qual essi mi distinguevano dal rimanente di mia spezie, sì degni rendevagli. Quand’io pensa va alla mia Famiglia, a’miei Amici, o a’miei Compatriotti, od anche agli Uomini in generale, gli considerava come se stati essi fossero in figura, e in inclinazione realmente _Yahoos_; con la sola differenza ch’erano alquanto più colti, che parlavano, e che aveano in retaggio una Ragione, di cui nulladimeno non si servivano che per moltiplicare i propj vizzi; de’quali, i loro fratelli, gli _Yahoos_ di quel Paese, non avevano che quella sola porzione che stata in loro impressa dalla Natura. Quando mi accadeva di specchiarmi in un Lago o in una Fonte, mi trovava assalito da un non so qual orrore; e più sopportevole della mia mi riusciva la vista d’un _Yahoo_ ordinario. Conversando con gli _Houyhnhnms_, e considerandogli con diletto, sonomi insensibilmente avvezzato a prendere qualche cosa dell’aria loro, e della loro andattura; e gli Amici miei assai sovente mi an fatta fare osservazione, che spasseggiando noi in un sentiero piano, io _trottava come un Cavallo_; il che sempre presi per un graziosissi no complimento.

Nel più forte delle mia felicità, e in tempo che io, senz’altro, stava sicuro di passare in quel Paese gli restanti miei giorni, il mio Padrone una mattina di più buon’ora del solito, mandò a chiamarmi. Mi avvidi di qualche di lui confusione, e ch’ei non sapeva da qual parte cominciare il suo discorso. Dopo un brieve silenzio, dissemi: Ch’eragli ignoto in qual senso io dovessi prendere ciò che egli stava per notificarmi: Che nell’ultima Assemblea, al passo della quistione in proposito degli _Yahoos_ i Deputati di tutti gli altri Distretti dichiarato aveano: Che stupivan essi al segno maggiore ch’egli nella sua Famiglia trattasse un _Yahoo_ (era io quel desso) anzi in _Houyhnhnm_ che in Bruto: Che conversasse con esso meco, come se dal mio commerzio ritrar potesse qualche piacere: Ch’era inaudita una somigliante condotta: e oltracciò, egualmente opposta alla Natura e alla Ragione. Aggiunse il mio Padrone, che per tanto avealo _esortato_ l’Assemblea d’impiegarmi come gli altri Animali di mia spezie; oppure d’ordinarmi di ritornarmene a nuoto al luogo, donde io era venuto: Che il primo di questi espedienti era stato unanimamente rigettato da tutti gli _Houyhnhnms_ che mi aveano veduto o in di lui Casa, o in quelle di loro: Imperocchè, allegavan eglino, essendo io, con la natural malizia di quegli Animali, dotato di qualche principio di Ragione, doveasi temere che io non gli guidassi con esso meco nelle montagne, per quindi gittarci nottetempo sulle mandre degli _Houyhnhnms_; il che era tanto più probabile, quanto che noi tutti eravamo d’un rapace ed infingardo temperamento,

Dissemi di più il Padrone, che egli _Houyhnhnms_ suoi Vicini lo stimolavano tutto giorno ad eseguire l’_Esortazione_ dell’Assemblea, e ch’egli non ardiva di recarvi maggior indugio. Mi accertò di dubitare che possibile mi fosse di guadagnar nuotando un altro Paese, e che per tal effetto desiderava che io costruissi un Vascello; il qual in picciolo rassomigliasse a quegli onde io fatta avergliene la descrizione, e con cui staccarmi potessi da quelle lor Terre: Che per altro io non sarei solo ad intraprendere una tal opera, ma che i suoi Servidori, ed altresì i suoi Vicini mano mi porgerebbono. Quanto alla vostra persona, continuò, sarei stato molto contento di tenervi al mio servigio, giacchè ho trovato che corretto vi siete di molti difetti, col procurar d’imitare gli _Houyhnhnms_, per quanto un Essere d’una Classe inferiore n’è capace.

A questo passo far riflettere debbo a’miei Leggitori, che un decreto dell’Assemblea generale di quel Paese è significato col Vocabolo _Hnhleayn_ che spiega un’_Esortazione_, ciò provenendo, perchè essi non concepiscono come una Creatura ragionevole possa essere _forzata_ a qualche cosa, come si possa comandarlela; imperocchè non saprebbe ella disubbidire alla Ragione, senza rinunziare nel tempo stesso al titolo di Creatura ragionevole.

Gittommi in sì fatta disperazione il ragionamento del mio Padrone, che incapace di soffrire l’orribilità del mio stato, cadei svenuto a’piedi di lui. Ricuperati ch’ebbi i miei sensi, mi protestò egli che mi aveva creduto morto; non essendo quel Popolo a somiglianti deliqui suggetto. Risposi con fiacco tuono, che beato me se una morte improvvisa terminate avesse le mie sciagure! Che tutto che io non avessi a replicar cosa alcuna sopra l’_Esortazione_ dell’Assemblea, nè sopra le instanze degli Amici di lui, mi sembrava, non ostante, alquanto men di rigore non avrebbe potuto disconvenire a quell’alta Ragione che appariva in tutti i loro giudizj: Che io non poteva far a nuoto neppur una lega: e che probabilmente avrei dovuto farne più di cento, anzi di approdare a qualche Paese; Che per fabricare un picciolo Vascello, bisognavami molti materiali ch’era lor impossibile di provvedermi, e che perciò io risguardar dovea loro _Esortazione_ come una sentenza di morte contra di me pronunziata: Che una morte appunto violenta era il menomo de’mali che io temessi; ma che in modo veruno esprimere io non potea la mia afflizione pensando, che quando anche per una serie di miracoli di restituirmi sano e salvo alla mia Patria mi riuscisse, sarei obbligato di passar i miei giorni fra gli _Yahoos_, ed esposto a ricadere ne’vizj miei primieri, per mancanza di esempj, che sul dritto sentiero della Virtù mi tenessero: Che mi era pur troppo noto sopra quali stabili ragioni fondati fossero i Decreti degli _Houyhnhnms_, per presumere di fargli rivocare con gli argomenti d’un miserabile _Yahoo_ come me. E perciò, dopo di averlo umilissimamente ringraziato dell’offerta fattami in proposito dell’assistenza de’suoi Domestici; e di averlo pregato ad accordarmi uno spazio di tempo proporzionato alla grandezza dell’opera, gli dissi che io mi accigneva a conservar la mia vita per quanto fosse ella miserabile; e che se mai ritornato fossi nell’_Inghilterra_, io non disperava d’essere di qualche uso a quegli di mia spezie, col propor loro i virtuosi e saggj _Houyhnhnms_ in modelli.

Fecemi il Padrone un’assai obbligante risposta, e due mesi mi accordò per metter in ordine il mio Cajcco. Ordinò pure al Cavallo Sauro, mio intrinsechissimo, di seguire in tutto le mie instruzioni; posciachè io mi era espresso che il solo di lui ajuto bastato mi sarebbe.

La prima mia attenzione fu di portarmi a quel luogo della spiaggia, ove i miei Marinaj mi avevano messo a terra. Salì un eminenza; e riguardando da tutte le parti in mare, credei di scuoprire una picciola Isola al Greco-Levante. Diedi di mano al mio canocchiale; e vidi allora distintamente ch’essere ella dovea cinque leghe da me, per lo meno secondo il mio calcolo; comechè il mio compagno la spacciasse per una nuvola: e ciò poi non era una gran maraviglia; essendo che, come egli non conosceva altro Paese che il suo, era cosa naturale che distinguere non potesse oggetti situati in mezzo all’acqua, in tanta distanza così ben come me, a cui era sì familiare quest’elemento.

Fatta una tale scoperta, fui di ritorno all’Abitazione. Andai il giorno dietro col Caval Sauro in un bosco a una picciola mezza lega da noi, per tagliarvi le legna onde io bisognava per l’esecuzione del mio imprendimento. Non istancherò chi legge con una diffusa descrizione di tutto ciò che facemmo in questo proposito: lor basterà di sapere che nel termine di sei settimane, con l’ajuto del mio Compagno, venni a capo di costruire una maniera di barchetta _Indiana_, e quattro remi. Le funi di mio servigio eran lavorate di canape, e di pelli d’_Yahoos_ la mia vela. Consistevano le mie provisioni in alcuni Coniglj, e in alcuni Uccelli bolliti, e in due vasi; l’uno di latte, d’acqua l’altro ripieni.

In uno stagno vicino alla Casa del mio Padrone, saggiai se la barchetta tenesse all’acqua, e procurai di otturare alcune picciole aperture: dopo di che transferirono gli _Yahoos_ alla riva del mare il mio Vascello sotto gli auspizj del Caval Sauro, e d’un altro Domestico.

Lesta che fù ogni cosa, e giunto il giorno della mia partenza, presi congedo dal Padrone, dalla Padrona, e da tutta la sua Famiglia, con le lagrime agli occhj, e con la disperazione nel cuore. Ma il Padrone, per curiosità, e forse (se non vanamente ardisco di dirlo) per amicizia a riguardo mio, volle vedermi a mettermi in mare: e pregò alcuni de suoi Vicini d’accompagnarlo. Fui costretto d’aspettar più d’un ora prima che l’acqua cominciasse ad alzarsi; e dopo ciò, osservato avendo che il vento era buono per guadagnare l’Isola da me scoperta, per la seconda volta dal mio Padrone mi licenziai, ma nel tempo che io mi prostrava per baciar l’ungia del piede di lui, ei m’impartì l’onore di levarla, e d’accostarla galantissimamente alle mie labbra. Non mi sono ignote tutte le critiche che mi son tirate addosso per aver fatta menzione di quest’ultima circostanza. Essendo che i miei nemici si son preso il piacere di spargere, che non era probabile che un Personaggio sì illustre accordato avesse un sì strepitoso contrassegno di favore a una Creatura di tanta inferiorità. Ma senza giustificare la mia veracità su questo proposito con l’esempio di mille e mille Viaggiatori, che memoria fanno dell’onorevole accoglimento che an lor praticato i maggiori Monarchi; contenterommi di dire, che coloro che rivocano in dubbio un somigliante tratto di galanteria del mio Padrone, ignorano affatto sin a qual segno sieno civili ed obbliganti gli _Houyhnhnms_.

Feci una profonda riverenza agli _Houyhnhnms_ che accompagnato aveano il mio Padrone; postomi poscia nella barchetta, dalla spiaggia mi allontanai.

CAPITOLO XI.

Quali pericoli asciugò l’Autore. Approda alla Nuova Olanda, sperando di fissarsi il suo soggiorno. E’ferito con un colpo di freccia da un Naturale del Paese, ed è trasportato sopra un Vascello di Portogallo. Gli usa gran cortesie il Capitano, e arriva in Inghilterra l’Autore.

IL quindici Febbrajo 1715. ad ore nove della mattina, intrapresi quest’infausto cammino. Era assai favorevole il vento; e pure da principio io non messi in opera che i miei remi; Ma riflettendo che stanco sarei ben presto, e che il vento cangiar potea, la mia picciola vela alzai, e in questo modo con l’ajuto della Marea: feci una lega e mezza per ora, per quanto mi sembrava.

Il Padrone e gli Amici suoi se ne restarono sul lido finchè interamente mi avessero perduto di vista: e molte volte il Caval Sauro intesi, (che per dir vero mi volea assai bene,) gridando con forte suono, _Hnuy illa niha Majah Yahoo_: vi auguro un buon viaggio, amabile _Yahoo_.

Mio disegno era di scuoprire, se stato fosse possibile, qualche picciola disabitata Isola, che somministrarmi avesse potuto quant’era necessario per la conservazion del mio vivere, affin di passarmi tranquillamente i restanti miei giorni: Sorte che io riputava assai superiore a qualunque più luminoso posto che occupar potessi in una delle prime Corti dell’_Europa_, sì spaventevole era l’idea che della società, e del governo degli _Yahoos_ io mi formava: imperocchè io ravvisava un somigliante ritiramento come il solo soggiorno, ove consacrar potessi tutti i miei pensieri alla memoria delle virtù degl’inimitabili _Houyhnhnms_, senza essere esposto al funesto pericolo di ricadere in tutti que’vizj, pe’quali io aveva un orror sì sincero.

Non sarà dimentico forse il Leggitore che io narrato gli abbia, che coloro della mia Ciurma da’quali fui posto a terra, mi dissero d’ignorare in qual parte del Mondo noi allora fossimo. Con tutto questo io credetti di poter essere a dieci gradi all’_Ostro_ del _Capo di Buona Speranza_, o a 45. gradi di Latitudine _Meridionale_, per quanto fummi lecito di conchiudere da certi loro ragionamenti, sopra il cammino che si dovea tenere per giugnere a _Madaschar_. Nulladimeno ciò che io udito avea, non mi esibiva che una debole conghiettura: ma come un tal indizio valeva più che nulla: stabilj di proseguir sempre all’_Ostro_, colla speranza di guadagnare la Costa _Occidentale_ della _Nuova Olanda_, e di colà ritrovarvi forse qualche Isola, tale che io la bramava. Il vento era tutto al _Ponente_; e a sei ore della sera, avendo io fatte a un di presso diciotto leghe: una picciola Isola scoprii, lontana una mezza lega, o circa; che ben presto fu altresì da me superata. Nell’abbordarvi, vidi che non era che una spezie di roccia, con un picciolissimo Seno.

Entrai in questo Seno con la mia barchetta; e montato l’alto della roccia, vidi distintamente al _Levante_ un Paese che dall’_Ostro_ a _Tramontana_ stendevasi. Passai la notte nel mio Vascello; e il giorno dietro di buon mattino continuato avendo il Viaggio, in sett’ore alla punta _Meridionale_ della _Nuova Ollanda_ pervenni; il che mi rassodò in un’antica mia opinione; cioè che le nostre _Carte Geografiche_ delineano questo Paese tre gradi, per lo meno, più al _Levante_, ch’egli realmente non è. Già alcuni Anni comunicai il mio sentimento al buon Amico Signor _Moli_, e gli allegai le ragioni onde io mi fondava; ma ei vole piuttosto esser seguace di altre autorità.

Non mi cadde sotto l’occhio Abitatore veruno nel luogo ove approdai; e come mi mancavano l’arme, d’innoltrarmi non ardii nel Paese. Trovai sui lido alcuni pesci a conchiglia che mangiai crudi; non arrischiandomi d’accendere il fuoco per timore che i Paesani mi discoprissero. Per tre giorni continui d’Ostriche e di Muscoli mi cibai, per risparmiare le mie provvisioni; e per gran buona sorte rinvenni un ruscello d’un’acqua squisitissima, che mi reccò il più sensibile piacere.

Avanzatomi un pò troppo nel Paese il quarto giorno, vidi sopra un’eminenza venti o trenta persone, in distanza da me di circa cinquecento verghe. D’Uomini di Donne, e di Fanciulli che stavano d’intorno al fuoco totalmente ignudi, era composta quella Truppa. Fui ravvisato da uno di loro che ne avvertì gli altri; e immediate cinque di essi vennero alla mia volta. Mi affrettai di guadagnar il Lido: e gittatomi nella mia barchetta, a forza di remi mi allontanai. I Selvaggj scorgendo che io fuggiva, mi furono dietro: e innanzi che abbastanza potessi distaccarmi, mi scoccarono una saetta, che profondamente piagommi l’interior parte del ginocchio manco. Ne porto in oggi tuttavia il marchio. Temei che la freccia non fosse venenata: e questo timore mi suggerì di succiare la piaga subito che mi trovassi suori di portata de’loro tiri. Tanto eseguj, e faci olla poscia il meglio che fù possibile.

Io stava molto imbrogliato di me medesimo, non avendo l’ardire di ritornarmene al luogo ove io avea sbarcato, cosicchè fui costretto di rimettermi in Mare. Mentre io stava guattando qualche rifugio, vidi a _Greco-Tramontana_ una Vela che teneva il suo cammino verso di me. Esitai molto se attendere dovessi, o no, quel Vascello: Ma finalmente sopra qual altro si fosse riguardo vinsela il mio orrore per la razza degli _Yahoo_, e a forza di voga fecemi riguadagnare quel picciolo Seno donde n’era partito la mattina: pago piuttosto di farmi uccidere da quei Barbari, che di vivere fra gli _Yahoos_ dell’_Europa_. Per quanto potei, accostai alla Spiaggia la mia barchetta, e dietro un sasso, che non molto era lontano dal mentovato ruscello, mi nascosi.

A una mezza lega dal Seno diede a fondo il Vascello: il che concepir mi fece qualche lusinga di non essere stato discoperto: ma crudelmente m’ingannò la mia espettazione: essendo che nel tempo che io mi pasceva di tale speranza, il Capitano spedì con lo Schito alcuni Uomini di sua Ciurma per farvi dell’acqua. Ravvisarono coloro la mia barchetta, e conghietturarono che non troppo lunge esser dovesse il propietario di lei. Quattro di essi ben in arme mi fiutarono con ansietà, e ben presto mi ritrovarono. Notai, la loro sorpresa di vedermi vestito e calzato sì stranamente: quindi essi conchiudendo (a quel che poscia me ne dissero) che io non fossi uno de’Naturali del Paese, i quali van tutti ignudi. Un de’Marinaj mi pregò in _Portoghese_ di alzarmi, e m’interrogò chi fossi? Io intendeva assai bene quella favella: ed essendomi levato, dissi che io era un povero _Yahoo_ stato bandito da Paese degli _Houyhnhnms_, e che gli scongiurava a lasciarmi andare. Restarono attoniti nell’intendermi parlare il loro linguaggio, e si avvidero alla mia carnagione, e alla mia fisonomia che io era un _Europeo_: ma non capirono ciò che dir volessi per _Yahoos_, e per _Houyhnhnms_; e scopiaron di ridere nel sentir il tuono onde io pronunziava questi termini, che un non so che del nitrito de’Cavalli avea. Gli supplicai di nuovo di permettere che me ne andassi: e senza attendere il rescritto loro, già piano piano m’incamminava alla mia barchetta, allorchè ritennermi per domandarmi, qual Paese sì fosse il mio? e donde venissi? Dissi loro che io era nato in _Inghilterra_, daddove era seguita la mia partenza da cinque anni, o circa addietre, e che in quel tempo il loro Regno e il nostro stavano in pace: Che per questa ragione io mi lusingava che essi non mi tratterebbono da nemico, poichè io non avea fatto loro male di sorta: bensì io era un miserabile _Yahoo_ che andava in traccia d’un Diserto, per passarvi il resto dello sgraziato mio vivere.