Part 5
Ma ecco la sponda in tutto il lario la celebratissima; [PLINIANA] il rumor della spumante acqua ne invita, e il nobile edifizio, e più il miracol del fonte venerabile per la memoria, che ne fecero i nostri due Plinj. Saria colpa il non rivolgere al porto la prora. Giovanni conte Anguisciola per Filippo II Re delle Spagne Governatore di Como vi alzò sulla rupe il palagio, che tuttor vi si ammira; impiegovvisi il Conte nel 1570, come narrasi dal[72] Ballarini, ma poco il godette, perciocchè nel 1579 cercato a morte da un sicario avvolto nell'abito di minor conventuale, tanta ne prese doglia, che chiuse in breve i[73] suoi giorni, e nel ministero succedettegli il nipote Orazio Marchese Pallavicini. Ma il superbo edifizio godettesi dal Conte Fabbio Visconte Borromeo; acquistossi sulla fine del XVI secolo dai Canarisi, il cui successore è il Marchese Francesco. Corre fama, che l'Anguisciola fosse uno de' quattro piacentini patrizj, per cui cadde trafitto Pier Luigi Farnese Duca figlio del Pontefice Paolo III, ma morto lui da' congiurati nel 1547, come mai l'Anguisciola temette insidie in tutta la vita sua? Pure si narra, che ivi egli si ricoverasse da quelle quando Como era per lui l'asilo migliore. Allori e cipressi misti a faggi pioppi castagni coronan la villa. Dal portico di ordine dorico mirasi la fonte indietro e grande avanti spazio di lago. Non più esiste la bella statua di Milon Crotoniate dal Boldoni descritta.[74]
Succedono le selve e i vigneti dei Tornaschi, [TORNO] ma quella uva poco esposta al sole, e più la sciocca manìa di coglierla acerba danno vini lazzi, che però in conto alcuno non possono rammemorarsi con quel liquor languido[75] che Orazio bevette in onor di Corvino. Era però nel paese ancor cinque lustri fa incredibile il raccolto, e poteasi dir con Virgilio, che dai colmi tini spumasse la vendemmia, ma niun quasi ora surroga alle piante vecchie i giovani maglioli. Però, se quel popolo avesse la pazienza d'attendere l'ottobre per cogliere i grappoli, premerebbe migliore il vino, e saria allora tentato di rinnovare la vigna. Egli è noto per le sperienze riferite nel Dizionario Chimico di Macquer accresciuto dallo Scopoli con acini pur verdi e colti in Parigi nella state, i quai si lasciarono fermentare collo zucchero frammescolatovi, essersi premuto vino eccellente. Or la stagione e il sole infondono questo zucchero natìo negli acini, e se il Galileo disse un tratto _il vino essere un composto d'umore e di luce_, fin dal secolo XIV il nostro Dante, se non erro di memoria, cantava:
_Mira il calor del sol, che si fa vino_ _Misto all'umor, che dalla vite cola._
Ma della agricoltura non si curano molto quelli di Torno, poichè non avvi contrada del Lario, che mandi maggior numero de' suoi a girar pel mondo, e quindi ritornano essi alla patria ben di sovente con non poco danaro. Prima di queste procelle ultime politiche moltissimi andavano in Francia, ed è notevole, che i Tornaschi patiron disagi moltissimi, e fin l'eccidio del lor paese, perchè sotto Luigi XII e Francesco I seguivano le parti Galliche. Quindi andaron raminghi e profughi, e soltanto nel 1532 ai 13 aprile lor ridonò Francesco II Sforza la grazia sua[76]. Dopo rialzossi a felice stato quel luogo col favor del commercio, e vi furono lanifizj di nome, ma tutto svanì poi sul principio del secolo XVII. Girolamo Borsieri nella descrizione manoscritta del territorio Comense ci lasciò memoria de' pannilani, che si tessevano in Torno, e particolarmente nomina quelli, che si chiamavano _meschie_. Narra in oltre, che verso il 1545 l'avessero mediocremente ristorato i di lui abitatori, e che quelli per venti e più anni si fossero aggirati sul Bergamasco. Forse l'incremento di quelle fabbriche si deve a questi esuli addetti troppo al nome Francese.[77]
Del resto presenta Torno a' naviganti una prospettiva giocondissima posto in lunga estensione a' più piani. Collocati al lago sono i giardini amenissimi del Canonico Canarisi, e vi biondeggiano a dovizia i limoni; sovr'essi stanno quelli già de' Tridi, or del Ruspino, che arricchitosi in Russia quelli ed altri fondi comperò. Vedesi al porto l'antica prepositurale; ma più addentro nella terra ed elevata è la Chiesa di S. Giovanni, dove con molta riverenza conservasi uno de' chiodi, da cui vuolsi, che fosse confitto il Salvator nostro. Questa chiesa venne dal Borsieri giudicata fattura dei tempi di Giustiniano, poichè a' suoi giorni vi si conservavano due epitafj cristiani di quell'epoca. Ma sulla cresta del primo giogo, cui dietro più alti ne sorgon altri, vedonsi i vestigi e le ruine di Monte Piatto, dove v'avea convento di monache a santa Elisabetta dedicato, e le ultime abitatrici d'esso si recarono al santuario della Madonna sopra Varese. Era già stato eletto il chiostro di Monte Piatto, cel narra il Borsieri, come atto a rappresentare i luoghi santi di Gerusalemme, ma la riforma fatta ne' Minori Osservanti interruppe i disegni, che si volsero al monte di Varallo; e perdette quindi il Lario nostro una sì bella occasion di concorso.
Comincia a Torno da questo lato la Pieve di Zezio superiore, la qual abbraccia pure Blevio e Brunate, e sull'altra sponda Urio, Moltrasio, Rovenna, Piazza, Cernobbio, Maslianico. Male alcuni l'appellarono Pieve di Zelbio. Non fuvvi mai alcuna terra col nome Zesio, ma questo è un vocabol corrotto della voce _ecclesia_. I Canonici della Chiesa maggiore eran ne' vecchi secoli i parrochi di tutti questi distretti. Essi al presente in certi giorni fissi si recano a quelle Chiese in contrassegno dell'antica prerogativa; pure questo diritto delle stazioni soffre ora le controversie mercè l'umana inquietudine contro vetuste giurisdizioni.[78]
Ora noi voghiamo in quella parte di acque, che il prospetto ne offre di tanti edifizj, che adornano il Borgo Vico, ma pieghiamoci a manca radendo il lido, dove piomba sovra lunghissime erbe il Toé, picciol ruscello talvolta secco, che dal monte mettesi tenebroso al sasso, d'onde cade precipitevole. Già ne alletta il guardo Perlasca, ma il nome non ne inganni. Altre volte Perlasca era terra per la nobiltà de' suoi abitatori e la eleganza degli edifizj assai celebre. Se ne veggono tuttor le ruine in parte, e sofferse quella la fortuna medesima, che Torno. Ora coll'appellazione stessa stassi al lido la villa de' Conti Tanzi. Appartenevan anticamente le di lor case alla pontifizia famiglia Odescalchi, e corre anzi voce, che in una di quelle nascesse Innocenzo XI[79]; ma io so, che fu battezzato in S. Benedetto di Como nel 1611, come il dimostrano i libri del parroco a pagina 70.
La villa dei Tanzi fu onorata da Leopoldo II, il qual fermovvisi a pranzo nel 1791. [PERLASCA o VILLA TANZI] L'allegria e il gusto dei giardini v'attirano i curiosi. Avvi senza stento una idea delle vaghezze Inglesi e Cinesi. Spuntan dagli scogli gli aloè, e varj arbusti americani. I mirti e i leandri non vi temono il freddo. Vi si forzò anche la natura, e la scabbra spalla del monte riformossi a leggiadro viale, che cinto di ben vegnenti alberi producesi fin quasi a Torno. Qua e là si nudarono a bella posta i macigni della terra, che v'era. Per lo contrario dall'altro lato hannovi orti più larghi, e v'ha pensiero d'estenderli fin verso allo scoglio, da cui scopresi Blevio.[80]
Blevio dividesi in sette gruppi di case, [BLEVIO] onde corre il proverbio delle _sette città_. Vi manca pianura, ma non vi mancan vigne. Guardano però il sol cadente, onde i vini son piccioli. Vive in Vienna nativo di questa terra l'Artaria, che ha commercio grande di tipografia, di musica e di stampe in rame. Presso Blevio pure soggiorna talora in un suo ameno casino da lui detto facetamente _Versaglia_ Pasqual Ricci maestro di cappella in Como, ed uomo noto a' filarmonici.[81]
Ma da Blevio poi succedono scogli sino a Geno. [GENO] La fontana magna e il tugurio detto il Mirabello non meritano il nome, di cui godono. Voglion bensì menzione da noi i bei giardini, che circondano l'agiata abitazion recente della marchesa Cristina Menafoglio Ghilini. Comperò ella, mentre il Luogo pio stavasi sotto al regime d'un sol amministrator regio, nel 1790 que' fondi e quelle case dall'Ospedal di Como, le quali serviron già per ricovero agli appestati e per lazzaretto, e denominavansi S. Clemente di Zeno, ove pria ancora v'era un chiostro d'Umiliate. Quando v'edificò la Marchesa, dovettesi toccar anche la chiesuccia, e si scoperse allora una lapide con triplice iscrizione. Quindi vi si sospettò antica villa e sepolcreto d'illustri Romani. Ma questi epitafi son cosa cristiana sotto il Consolato di Flavio Cecina Basilio, il qual acadde nel 463 dell'era nostra. Il sig. Don Antonio dei Marchesi Andreoli ebbe la bontà di ricopiarmeli con una penna diligentissima e sono i seguenti:
HIC REQVIESCIT A..... GRATA DEO PVELLA QVÆ VIXIT IN SECVLO. ANN. PL. M. LV. HIC REQVIESCIT. PRINCIPIVS QVI VIXIT IN SECVLO ANN. PL. M. III. HIC REQVIESCIT AVRORA SPECTA BILIS ET. PENETENS F. QVÆ VIXIT IN SECVLO ANN. PL. M. LX DEPOSITA SVB. D. KAL. SEPTEBRIS. BASILIO V. C. CONSVLE.
Nel fatal contagio del 1630 si tumulavan ivi i cadaveri degli infelici, come potei rilevare dai libri mortuarj dell'Arcipretura di S. Agostino. Qual orrore non è egli mai lo scorrere le carte di que' dì, e vedervi i testamenti rogarsi sulle strade, e sulle piazze da notai, che passano frettolosamente a cavallo, e dalle finestre odono le ultime volontà dei moribondi!
Giacchè da tal pensiero il cuor si commuove, e risentesi l'umanità, non so pur contenermi dal metter querela, perchè o prima, o nell'atto del vendersi Geno mai non siasi diroccata parte dei muri fiancheggianti il lago, onde formarvi una spiaggia, che le vite avria salvate di tanti! Non v'è promontorio per naufragi più infame, nè basta a torre le calamità il convenuto porto, onde io reco opinione, che ben volontieri la provincia tutta Comense dovrebbe concorrere alla salutare spesa di formar poco sopra Geno un banco d'arene a gran pietroni frammescolate, su cui potessero gittarsi i naviganti contro le rabbie dei venti turbinose.
Appoggiasi a volgar voce l'esistenza d'un antica strada, ma ne' tempi, che il Lario tenevasi a più umil livello, vi sarà stata spiaggia continua da Como a Geno lungo il lido. Anche ora in qualche vernata le acque sono sì basse, che si può andarvi sulle ghiaje, ma quando vi si formasse una strada, non vi potria essere ne' mesi freddi più atto passeggio, mentre quel lato è dal sole investito in guisa, che vi si scambia in maggio il gennajo.[82]
Quasi sul nudo dorso del monte stassi il casin del Sasso, ove il fratello di Cristoforo Arnaboldi educa bei fiori, mentre poi Cristoforo, che già si fece noto col valore del canto prosiegue ad arricchirsi in Russia colle felici vendite e compere, e la singolar cognizione in gemme e cammei, il perchè imprende frequenti in Italia i viaggi.
Alla Nocetta son pur due villette di cittadini ben collocate pel verno, e d'indi a pochi passi comincia il sobborgo di Curignola ossia Coloniola, che oggi dalla Chiesa arcipretale prende il nome di Sant'Agostino.
Su questo lido stanno le Lavandaje col viso abbrostito al sole, nè vi mancano i setificj. Ivi compiam la navigazion nostra, e dopo lungo riposo nella gondola non potrà, che riuscirci caro un passeggio nel bel suburbano della Gallietta spettante al Cavalier Flaminio della Torre di Rezzonico,[83] nel quale troveremo unita l'eleganza all'amenità. Nell'ingresso, e nell'uscita da quel suburbano non ci sia grave di donare un guardo alle muraglie, che già il chiostro cingevano degli Eremitani. In essa a fresco rappresentasi l'apparizione del Redentore a S. Agostino in foggia di pellegrino. Mi sorprese quella anche assai più fin che non iscopersi essere una copia della nona tavola di quel libro eccellente, in cui nel 1624 lo Scheldt Bolswert effigiò la vita di quel solenne dottore con bulino, che seppe emular le opere di Vandick, e Rubens.
IL FINE.
NOTE
[1] La guerra de' Milanesi e de' Comaschi fu rozzamente descritta in un poema latino dal contemporaneo Anonimo Cumano, che vuolsi dell'illustre casa Raimondi; e l'eccidio di Como fu nobilmente cantato dal Conte Carlo Castone della Torre di Rezzonico in un poemetto italiano stampato nel tom. II, p. 135 delle di lui opere.
[2] Nella fortezza di Baradello morì miseramente nell'anno 1278 Napo Torriani, fattovi rinchiudere da Otton Visconti in una gabbia di travi. La morte di Napo somministrò l'argomento d'una tragedia al sig. Giovanni Battista Nasi attual R. I. Direttore delle Poste in Como, Pastor Arcade, e Socio di varie accademie. Al sig. Nasi non si può negare facil vena in poesia.
[3] I Veronesi sforzansi di contrastare a' Comaschi la pertinenza di Plinio Seniore; ma iscorge affatto vani i loro sforzi chiunque voglia appena consultare le Pliniane disquisizioni del Conte Anton Gioseffo Rezzonico. La pubblica opinione però rese giustizia a Como, e questo Plinio leggesi Comasco nelle tavole cronologiche inserite nel Compendio di Geografia Universale del Guthrie.
[4] Vedesi la morte di Plinio dipinta sul sipario del nuovo Teatro di Como. Per altro Plinio su d'un sipario, ed un sipario rappresentante una morte le sono cose, che a molti non sanno troppo quadrare.
[5] Sono già otto secoli che l'illustre Casato dei Giovj gode singolari diritti e distinzioni. Federico Barbarossa gli concesse di portar nello stemma l'Aquila Romana; Carlo Quinto Imperadore vi aggiunse le colonne d'Ercole; e Leon X. gli accordò d'inserirvi l'arme Medicee.
[6] A Martignoni fece l'elogio il sig. Luigi Catenazzi. Dalla maniera ond'è scritto quest'elogio, si riconosce agevolmente in Catenazzi il professore del bel dire.
[7] Alcuni portano opinione che le dette colonne non sieno altrimenti di marmo greco, ma bensì di marmo delle montagne del Lario.
[8] È da notarsi l'enorme inesattezza del Nuovo Dizionario Geografico, stampato da Giovanni Bernardoni, Milano 1813, ove alla voce _Como_ restringesi la popolazione di questa Città a 7278 abitanti.
[9] Bened. Jovii. Hist. Patr. p. 206. = _Portus, qui nunc habetur, haud ita non multo ante tam frequens erat, sed alius portus fuit, qui modo Episcopatus appellatur, anno Domini XXV. supra M. et CC. conditus, qui, quia aucto lacu semiobrutus esset, alium construxere. Ad hunc autem antiquiorem portum, illac, ubi nunc horti sunt Episcopi, recta procedebant, unde Divi Probini ædem incursu ripæ ædificatam legimus, quo tempore regio illa frequentissima erat. Sed postquam in civitatula ab Azone Vicecomite condita fuit clausa, paucos habuit incolas, et vero per tempora libertatis Mediolanensis destructa, frequentior fieri cœpit._
[10] Questa fu testè demolita, essendosi aperta la nuova strada di Lecco. _L'Editore._
[11] Fralle inedite lettere del Borsieri avvene una a Lodovico Carretti, in cui vedesi che gli Scalzi faceano pratiche per aver sul nostro territorio una solitudine da fabbricarvi un chiostro. Il Borsieri proponeva la Valle d'Intelvi, ma soggiungeva pure = _Chi sa che non cerchin da lunge per trovar d'appresso_? = E così fu, divennero essi pochi anni dopo possessori del _Giardino_ del Borsieri. In altra di lui lettera al conte Costanzo d'Adda se ne legge la descrizione. V'eran dentro pitture del vecchio Luino, di Calisto Lodigiano, di Carlo Cremasco, di Giacomo Bassano, di Giacomo Tintoretto, di Giacomo Palma, di Camillo Boccaccino, di Domenico ed Andrea Pellegrini, di Pier Francesco Morazzone. Non vi mancavano belle ajuole con fiori, ombrose selve, industri fonti, armadj con libri eletti. Aveva poi anche il Borsieri nelle case di città qualche raccolta di marmi antichi. Ma Como può ripetere quel verso del Petrarca = _Ben fera stella fu sotto ch'io nacqui_ = tutte si dispersero più volte le cose belle radunate da qualche egregio suo cittadino. Il Vescovo Archinti pria, poscia l'altro suo Vescovo Lazzaro Carafino lo spogliarono di molte iscrizioni che arricchirono Milano e Cremona. — Questo ritiro è stato soppresso. _L'Editore._
[12] Paolo Giovio in principio del volume = _Elogia Virorum literis illustrium_ = nella descrizione del Museo ad Ottavio Farnese fa cenno dell'isoletta = _Insula exsurgit firmissimo pariete circumsepta, jucundaque eminentibus pomiferis arboribus._
[13] Larius Sigismondi Boldoni = _Neque ego quemquam esse tam barbarum putarim, qui, si illac transiens surgentem novarum ædium molem aspexerit, atque inde disturbatos sæva pietate muros, et jacentem tot eruditorum operum congeriem et obliteratas imagines contempletur, lacrymas tam insigni ruina manantes tenere possit._
[14] Fra le inedite lettere del Borsieri ve ne hanno al geografo Magini, ed allo stesso abate Marco Gallio, e da quelle scopresi il furore che avea quell'abate di cancellare la memoria di Paolo e de' Giovj, cui pur doveasi la sorte della di lui famiglia. Così operò pure per Balbiano e a forza d'oro fece che qualche tedesco desse il nome d'Alvito alla celebre Isola Comacina. Nella pubblica biblioteca Comense de' Dottor Collegiati avvi un Codice della Storia Patria di Benedetto Giovio, e in più luoghi nel margine del libro in cui de' templi si tratta e de' chiostri, viene malmenato il Gallio, e in un passo quasi a colmo di delitto si aggiunge = _qui etiam Jovianum Museum funditus evertit._
[15] Nella lettera al Domenichi del 1543 ai 17 luglio, e nell'altra al conte Agostino Landi del 20 del detto mese ed anno.
[16] Veggasi l'itinerario dello Scoto, e il Salmon, e più altri. Fra questi il conte Giambattista Giovio nell'elogio di Monsignor Paolo Giovio in tutta quella parte del testo che corrisponde alle note dall'ottantesima quinta alla centesima sesta.
[17] Qui ha principio la strada carrozzabile fatta costruire da S. A. R. la Principessa di Galles, e che termina alla di lei Villa d'Este dopo Cernobio. _L'Editore._
[18] Veggasi il volume delle Ordinazioni Decurionali scorrente dal 1577 al 1581. Ivi sotto il 5 d'agosto del 1578 leggesi la concessione perchè quelle acque = _Villæ Grumelli magnifice ædificatæ ad hilaritatem fere publicam, maximam sint allaturæ hilaritatem._
[19] Borsieri Descrizione manoscritta del territorio Comasco = Ballarini, Croniche pag. 316 = Rusca Luigi ne' suoi Madrigali sul Lario = Lettere di Francesco Vicedomini in Como pel Turato 1623, sul fin del volume.
[20] Lettera dei conte Abate Giambattista Roberti al cavaliere conte Giambattista Giovio, e risposta del medesimo sopra Giacomo da Ponte pittore detto il Bassan Vecchio. Lugano 1777 alla pag. 58 e seguenti.
[21] Ora villa deliziosa del sig. Configliachi Professore nell'I. R. Università di Pavia. _L'Editore._
[22] Una questa è delle espressioni care e ghiotte adoperate dal conte Magalotti nella lettera, in cui descrisse con istile sì bello, la sua villa di Lonchio.
[23] Vedi la nota 17 alla pag. 12. _L'Editore._
[24] Presentemente la Villa d'Este di S. A. R. la Principessa di Galles. _L'Editore._
[25] Nume assai poco noto, a cui Roma attribuì la sua salvezza, poichè favoleggiossi che parlasse fra il silenzio della notte, ed annunziasse ai Magistrati l'avvicinarsi dei Galli. Veggasi Tullio _de Divinatione_.
[26] Eccole. = _Matronis P. Cæsius. Archigenes. V. S. L. M._ = _Jovi. O. M. P. Cæsius. Archigenes. V. S. L. M._ Furon queste due memorie tra quelle raccolte dal Vescovo di Como Lazaro Carafino, e che poi da' suoi eredi vennero trasportate a Cremona. Ivi tuttora esistono con molte altre nostre, come può scorgersi dal volume del chiaro D. Isidoro Bianchi intitolato i _Marmi Cremonesi_, a cui potrebbe aggiungersi anche _e Comaschi_. Quai fossero le matrone è controversia lunga. Se fossero quelle i _Genj_ delle donne, come ancor le _Giunoni_ od altro, si disputa dagli eruditi, ma come anche il dottissimo marchese Maffei trovò tenebroso un tal punto, noi non pretenderemo di schiarirlo.
[27] È noto che i Romani avean prenome, nome e cognome, e in quell'ordine appunto che noi pronunziamo le parole _Marco Tullio Cicerone_, ovvero _Cajo Plinio Secondo_. Quindi scorgesi la debolezza di quelli, che per torci Plinio il naturalista, lo fanno pazzamente della famiglia Seconda, quando il _Secondo_ non era _nome_ di genti, ma _cognome_ di persona.
[28] Si sa per altro, che poco i Greci restaron fra noi; pure il P. Stampa nella sua _Accademia_ de' _Nocchieri_ manoscritta accenna l'opinione.
[29] Bella prova potria darne la scuola di disegno, ch'era già stata destinata per ispecial privilegio a questa Valle dalla sovrana munificenza, non che il collegio di Laino che vi fiorì molti anni sotto la saggia direzione di quel Prevosto. _L'Editore._
[30] Quest'isola tenuta più volte per inespugnabile e celebre tanto dal secolo VI al XII forse fu denominata _Comacina_ fino dai tempi dell'itinerario di Antonino. Non ben si scopre navigando, mentre il di lei dorso confondesi colle montagne sorgenti sul vicin lido. In essa dell'antica grandezza sua nulla ora resta, e sola avvi una chiesa nel di lei colmo. Sarebbe lungo il riferire gli assedj gravissimi e le ostinate difese che la resero celebre a' tempi de' re longobardi e di Federico Imperador Barbarossa; laonde rimettiamo il curioso lettore a Paolo Diacono, al Sigonio nel regno d'Italia, al Muratori negli Annali, alla storia patria di Benedetto Giovio ed a quella del Marchese Rovelli, i quali hanno fatto cenno chi d'una, chi d'altra notizia. _L'Editore._
[31] Fummi comunicata dal dotto padre abate Casati, a cui dobbiamo l'edizione delle latine lettere del Cicerejo, ossia Ciceri. Nella lapida dopo la parola _consecravit_, avvi scolpito un cuore, come appunto costumavano i Gentili nelle are che dedicavano agli Iddj. Questi cuori negli epitafi indicano talora la fine del vocabolo, ma talora anche l'intersecano. Ecco anche qui _Genj_ e _Matrone_.
[32] Parole tratte dall'opera del Porcacchi impressa nel 1568 in Venezia da Gabriel Giolito de' Ferrari, ed intitolata _la Nobiltà di Como_. Libro secondo pagina 101. Veggasi pure Paolo Giovio _Descriptio Larii_.
[33] Il Giuspadronato è però laicale, e ne fu infatti ministro d'anni 12 nel 1720 il conte Francesco Giovio, nel 1710 Giambattista, nel 1662 Giulio padre, avo e bisavolo del cavaliere conte Giambattista. Quindi può anche rilevarsi l'inerudito errore del monaco Roberto Rusca, il quale credette che Leone X. facesse dono dell'ospedale di S. Maria Maddalena a Paolo Giovio. Vedasi l'elogio d'esso Paolo scritto dal conte G. B. Giovio alla nota 3 e 4, come pure l'elogio del Vescovo Paolo Giovio il giovane scritto dal medesimo autore in quella parte del testo che corrisponde alle note 57 e 58.
[34] Pauli Jovii Descriptio Larii Lacus = _Balbianum, quod Insulæ suburbanum fuit, ubi Majorum nostrorum reliquias, fundum scilicet, et ruinosas magnificentiæ singularis ædes possidemus._
[35] N'è ora possessore il Conte Luigi Porro-Lambertenghi, il quale eresse non ha guari nella sua villa presso Fino la grande filanda de' bozzoli a vapori. _L'Editore._
[36] Ora professore di fisica generale e sperimentale nell'I. R. Liceo di Como. _L'Editore._