Viaggio a Costantinopoli (1609-1621)
Part 6
Questi, quando escono, portano tutto il suo avere di roba e danari, e spesso con loro escono delli altri giovani delli altri Odà, scacciati per la loro importunità, ma senza favore del Re, con poca paga e minor titolo; e quelli che escono grandi, sono mandati a levar del Serraglio dal Bassà primo Visir per il suo Chiaia, in compagnia di molti cavalli; condotti al proprio Serraglio di esso primo Visir, gli riceve, gli presenta, dandogli ospizio per tre o quattro giorni, fin che si provvedano di abitazione. Vanno poi essi nelle proprie case dove fanno la famiglia, ricevendo, come conoscenti, di quelli che sono usciti con loro del Serraglio, per ministri nel carico assignatoli, ed ammettendo di più degli altri con donativi per avvantaggiarsi secondo il costume. A questi usciti dal Serraglio succedono quelli che gli vengono dietro per età, così dei rinnegati, e disposti per Canon, che non possono, se non per qualche sinistro accidente di masse, esser alterati o mutati, in modo che sempre si sa l'uscire di alcuno dei tali, e di quello che gli ha da subentrare; ed è tanto regolato questo negozio, che fin quelli di tre Odà sanno presso a poco quello che gli può toccare ed a che tempo. Però vivono tutti a questa speranza e con il desiderio che venga voglia spesso al Re di mandar fuori delli suoi Agalari, per esser tanto più prima fuori di servitù misera, e in stato di amplissimo governo. Sogliono per il più questi tali essere di trentasei in quaranta anni: e perchè escono rasi di barba, convengono fermarsi qualche giorno in casa per lasciarla crescere, per poter comparire fra gli altri; ma si fermano anco volontieri per ricevere li presenti che gli vengono mandati da tutte le Sultane, di vesti, di camicie, braghesse, fazzoletti d'ogni sorte lavorati e di gran valore, e dalli Bassà ed altri grandi, dei cavalli, tappeti, vesti, schiavi ed altre cose bisognevoli per la creazione d'una casa; li quali presenti tanto più li fanno maggiori, quanto che si intende quello dal Re esser favorito ed amato. Egli poi, uscendo di casa, principia le sue visite dal primo Visir e continuando dalli altri grandi, va poi a costituirsi molto umile servo del Capi Agà, mostrando di aver ricevuto ogni bene ed onore dalle sue mani, promettendo ossequio e ricognizione perpetua; e questo officio fa egli fuora della porta del Serraglio del Re, cioè alla terza porta delli Eunuchi, perchè non può più entrare dentro, se non è chiamato dalla Maestà Sua in qualche chiosco, per trattar seco delle cose spettanti al suo carico; e particolarmente procura di star bene col detto Capi Agà, per avere la protezione di questo principalissimo presso il Re.
Oltre le donne, gli Azamoglani, cioè li giovani, come ho detto, di questo Serraglio, vi sono molti e diversi ministri per tutti gli esercizii necessarii e per li ammaestramenti particolari; vi sono anco diversi buffoni, d'ogni sorte di lottatori, giuocatori, suonatori, molti muti vecchi e giovani che hanno libertà d'entrare ed uscire con licenza del Capi Agà. Ed è più da sapere che nel Serraglio del Re e da tutti si intende e tratta così bene alla mutesca, che per servare la gravità molto professata dai Turchi è più quello che si espone con cenni alla muta che quello si ragiona vocalmente; il medesimo si fa fra le Sultane ed altre donne grandi, perchè anco fra di loro ve ne sono di vecchie e di giovani mute; e questo è antichissimo costume del Serraglio di desiderare d'aver muti quanti più ne possono ritrovare, particolarmente perchè non essendo lecito al Re di parlare per la riputazione, tratta perciò e giuoca con questi assai più domesticamente di quello che fa e che gli è permesso di far con altri.
Appresso vi è la classe delli Eunuchi, come sono li negri, questi applicati al servizio delle Sultane ed alla guardia della loro porta, e li bianchi destinati alla porta del Re; e li principali e li più vecchi di essi attendono a carichi principalissimi della persona e casa reale. Fra quelli è il Capi Agà, capo di tutti gli altri Agà Eunuchi; il secondo è il Casnadar Bassi che è il tesorier maggiore; il terzo è il Chilergi Bassi che è il dispensier maggiore; il quarto è il Sarai Agassi che è custode del Serraglio.
Di questi quattro vecchioni il primo è sopra tutti d'autorità con la persona del Re, perchè altro che costui non può parlare alla Maestà Sua, nè per altre mani possono passare per l'ordinario ambasciate o scritture e memoriali che di fuori vengono mandati di dentro. Questo è come commissario maggiore, accompagna sempre la persona del Re, vada dove si voglia, e fuori e dentro del Serraglio, e quando va alle donne lo accompagna fino alla porta che passa da loro, fermandosi e ritornando alle sue stanze, lasciando sempre assistenti a quella porta, perchè uscendo il Re corrano a chiamarlo come fanno. Ha questo soggetto d'ordinario stipendio al giorno zecchini x, ed altre cose che gli bisognano quante ne vuole, e tesori di danari e gioie incomparabili per più di privata persona, perchè la sua autorità lo costituisce in stato di guadagnare ed accumulare quanto oro gli piace, poichè e quelli di dentro e questi di fuori, di ogni condizione e sesso, per avere il suo favore, li presentano di ciò che si sanno immaginare che possa aggradirgli.
Il secondo è il Casnadar Bassi. Questo ha carico del tesoro di dentro della Porta: il quale avendo due chiavi, una che sta appresso il Re e l'altra tenuta da lui, resta anco custodito ed assicurato dal sigillo regio che sta sempre posto sopra la porta di esso, nè mai si leva se non quando si apre di ordine del Re. In questo Casnà stanno tutti li tesori ammassati dalli Imperatori, che è di 600 m. sultanini che ogni anno si cavano dall'Egitto; e le altre entrate vanno nel Casnà di fuori, delle quali si fanno tutte le spese ordinarie e straordinarie; e dal detto Casnà di dentro non si cava cosa alcuna, se non per straordinario bisogno e con nota ed obbligo al Tefterdar grande di dovere il tutto restituire. Questo Agà ha cura di tener conto di tutto il tesoro che esce ed entra, nè altri possono entrare in detto Casnà che il detto Casnadar, con quelli che a lui pare bisognare per li servizii necessarii; e quando viene cavato oro e moneta, che il tutto viene tenuto in borse di corame, tutto viene portato alla presenza del Re, il quale comanda poi e dispone di esso secondo la necessità. Ha medesimamente in conto e cura di tutte le gioie regie, le quali sono descritte in un libro tenuto da lui, delle quali fa nota per sapere quelle che dona il Re, e quelle che gli vengono donate, e quelle medesimamente le quali la Maestà Sua si tiene per l'uso ordinario. E morendo il Capi Agà, subentra egli in suo luogo.
Il terzo è il Chilergi Bassi, dispensiero maggiore, il quale tiene conto con diversi aiutanti della guardaroba regia, cioè di tutte le suppellettili: nella quale entrano tutti li presenti di panno d'oro, di seta, di lana che vengono fatti al Re, di pellami di ogni sorte, di spade, pennacchi, selle ed ogni altra cosa spettante all'uso della persona reale, delle quali cose tiene nota particolare, perchè in ogni caso possa vedere l'entrata e la dispensa che fa la Maestà Sua. E questo riesce carico molto laborioso, perchè poco sta in ozio, ricevendo e donando il Re ogni giorno e dentro e fuori gran numero di vesti ed altro; ma però tutto è tenuto con tal ordine, che mai ne segue confusione alcuna. Questo Eunuco ha molti sotto di sè, sta quasi sempre dentro il Serraglio come custode di cose preziose, ha di stipendio mille aspri al giorno che sono ducati quindici, e vesti e presenti di cose diverse in abbondanza, e sempre anco egli è favorito dal Re, perchè è quello che deve subentrare al Casnadar Bassi, occorrendo la morte del vivente; però viene stimato e riverito da tutti di dentro e di fuori.
Il quarto è il Sarai Agassi, ed è un altro simile Eunuco il quale ha cura del Serraglio, nè mai da esso si parte. In assenza del Re sta sempre oculato non solo a quello che bisogna per tenere in punto il Serraglio di tutte le cose che alla giornata patiscono, ma anco ha carico di andar rivedendo tutte le stanze ed osservando tutti li ministri, per vedere che si eserciti sempre nei suoi carichi di quel modo che comporta il bisogno. E perchè il vecchio ha libertà di poter andar a cavallo come possono anco andarvi gli altri tre primi, però dentro è tenuta una stalla nel giardino di diversi cavalli che servono per questi nelle cose necessarie. Ha di stipendio aspri ottocento al giorno, che sono ducati tredici, vesti e fodere in abbondanza per lo suo bisogno, ed è disposto a subentrare al Chilergi Bassi, e di mano in mano fin al Capi Agà se sopravvive agli altri.
Per tanto tutti questi quattro Eunuchi possono portare il turbante in capo per il Serraglio, e cavalcare, e sono le prime teste presso il Re, di grande autorità, riveriti e stimati da tutti; se ben questi tre non ponno da se parlare al Re, ma solo rispondere essendo ricercati; ma però assistono sempre con il Capi Agà alla presenza e servizio regio, con tutti gli altri Eunuchi sotto di loro e gli altri Agalari già detti, e sono quelli che governano, come è comune, tutte le cose reali, e danno gli ordini per tutte le cose ordinarie, così di giorno come di notte. Tutti gli Eunuchi possono essere da cento fra vecchi, di mezzana età e giovani, sono castrati e tagliati tutti, e si eleggono di quelli giovanetti rinnegati che vengono presentati al Re, come ho detto; ma rari sono i castrati contro la sua volontà, poichè il maestro delle cerimonie dice che correrebbono gran pericolo di morire. Ed a questo consenso conduce li giovani la certezza che hanno di dovere riuscire con il tempo uomini grandi se vivono castrati; che se vivono, sono educati con gli altri e cavati a suo tempo dal quarto Odà per servizio del Re, come si fa di quelli che non sono castrati.
È da sapere che li Re si servono di castrati bianchi nel governo di tutti gli altri Serragli e seminarii che tengono di giovani così in Costantinopoli come in Andrinopoli, Brussia e in diversi altri luoghi, dove vi stanno duecento e fin a trecento scolari; possono con la loro sopraintendenza e con altri ministri ridurli ad ottima disciplina, nel che riescono uomini assai buoni; ovvero anco spesso che il Re per dar luogo ad altri inferiori Eunuchi di età, che aspettano di mano in mano di subentrare alli già detti gradi, manda fuori qualcheduno d'essi della prima bussola in governi grandi, come Bassà del Cairo ed altre provincie nell'Asia, e gli fa anco Bassà Visir alla Porta, come si è veduto molte volte, che riescono soggetti molto placidi e prudenti.
Questi Eunuchi stimati, che sono li più fidati di tutti gli altri del Serraglio, perchè dal Capi Agà come maggiordomo maggiore sono dispensati alla cura delle cose carissime al Re, in particolare guardano alcuni luoghi separati dove si ripongono le cose vaghe e belle che gli vengono donate, come pezzi d'ambra greggia grandi, mandatigli dal Bassà della Mecca, muschii, triaca, mitridati dal Cairo, terre sigillate, balsami bolarmini, belzuari ed altre cose simili preziosissime di vasi di agata, di porcellane, di diaspro, di cristallo, e altre pietre di grandissimo valore; e il tutto viene tenuto con tanta delicatezza e ordine, che per quanto mi è stato detto, è cosa di stupore; medesimamente vi è un altro luogo separato nel quale viene riposto il pelame donato, medesimamente sete, mussole ed altre cose simili dell'Indie, delle quali cose la persona del Re come le Sultane si servono con saputa del custode. Nel detto Serraglio è un luogo molto capace, nel quale si guardano e si conservano tutti li mobili che cadono nel fisco per la morte così dei soggetti fatti decapitare, come d'altri morti da se, dei quali il Re vuole esser padrone; nel qual luogo egli li fa portare dal Tefterdar grande che ha questa cura particolare, e veduto il Re con la presenza dei suoi ministri, fa egli la scelta di ciò che gli pare che si conservi per presentare; del resto fa fare un incanto per quelli del Serraglio che volessero comprare alcuna cosa, e l'avanzo fa portare nel _Bisisten_ pubblico, che è un luogo di mercato dove il tutto viene venduto al più offerente per via di incanto. Il ritratto delle quali robe è riportato in mano del Casnadar Bassi di dentro, Eunuco, e conservato nel Casnà; e se bene le robe sono di quelli che muoiono dalla peste, non è perciò alcuno che si astenga di comprarle e di maneggiarle, come se il male non fosse contagioso; reputando i Turchi di aver nel fronte scritto il suo fine, senza poterlo per opera umana fuggire.
Quanto alli Mori Eunuchi che servono le Sultane, e molte altre femmine More che stanno fra le donne, è conveniente dire che la maggior parte vengono mandati dal Cairo, putti e putte, a presentare al Re da quelli Bassà ed altri grandi di quella provincia d'Egitto; e vengono li putti custoditi e disciplinati fra gli altri giovani del Serraglio fino ad una certa età al servizio; poi cavati di là sono mandati alle donne ed applicati sotto gli altri al servizio della porta della Sultana, e stanno sotto il loro capo nominato il Chislar Agà, che vuol dir capo delle vergini, con stipendio ognuno di loro da sessanta fino a cento aspri al giorno, due vesti di seta bellissime, tele ed altro per loro bisogno all'anno, oltre quello che di presente gli abbonda da diverse bande. A questi tali li vengono posti li nomi di fiori, come giacinto, narciso, rosa, garofano, e simili, perchè servendo alle donne abbino il nome corrispondente alla virginità candida e di buon odore. Le puttine poi, così piccole come vengono, essendone delle volte mandate con le navi una dozzina d'esse, subito sbarcate sono condotte all'appartamento delle donne, e sotto maestre vengono allevate e disciplinate per gli esercizii di tutte le sorte; e quanto sono più brutte e deformi, tanto più sono dalle Sultane apprezzate; e se ne vedono qualcheduna difettosa per qualche infermità, la mandano al Serraglio vecchio, come fanno delle altre donne bianche che loro vengono in fastidio o riescono imperfette, come si dirà; il che però tutto si fa con saputa del Re e di suo ordine.
Questi Eunuchi negri possono per occasione di far qualche ambasciata al Re, a nome delle Sultane, praticare e passare nell'appartamento degli uomini a portare li biglietti al Capi Agà che li dia al Re, e medesimamente ricercare alcuna cosa dalli custodi del Serraglio, e per parlare anco a qualche suo amico; ma non possono però uscire del Serraglio, dal loro capo in poi, senza espressa licenza della Regina, etiam che a loro fosse comandato dalle Sultane qualche servizio. Quello che non possono far gli Eunuchi bianchi è di passare nell'appartamento delle donne, perchè se bene sono Eunuchi, è a loro proibito, non potendo come si è detto altri uomini che il Re vederle e praticarle; anzi se per occasione di infermità occorre mandarvi l'Echim Bassi, che è il protomedico, si osserva di pigliar licenza dal Re per l'entrata; ed entrato l'Echim per la porta della Sultana, non vede altro che Eunuchi negri, essendo tutte le altre donne ritirate: li quali lo conducono alla stanza dell'inferma, la quale stando tutta coperta da capo sin a piedi con coltre ed altro, tiene solo il braccio fuori, tanto che il medico possa toccare il polso, ed ordinato quanto gli occorre al bisogno, se ne ritorna per la medesima via addietro; e se occorre che l'inferma sia Regina o Sultana, il braccio posto fuori del letto da esser toccato dal medico resta coperto di una tela di seta con tutta la mano, perchè non le sia veduta nè toccata la carne. Nè alla sua presenza può il medico parlare cosa alcuna, ma uscito dalla stanza ordina il medicamento, il quale per il più secondo il costume ordinario dei Turchi è di qualche sorbetto solutivo, perchè non usano altri medicamenti di fisico, sì bene di chirurgia. Convengono le pazienti accomodarsi alla necessità, nel qual caso quando non sono Sultane o vero altre care al Re per le sue virtù, vengono mandate nel Serraglio vecchio a curarsi.
Li figliuoli che nascono al Re, se sono di donna Sultana, si tengono uniti e governati in un sol luogo da balie esquisite, che sono ritrovate fuori dal Serraglio; ma se sono di più Sultane, come sovente occorre, sono allevati e nutriti separatamente dagli altri, sì che ogni madre ha cura delli suoi, e con molta gelosia, fin che non sono in una certa età di cinque o sei anni. E sempre vengono dalle madri caramente custoditi, e dal Re sontuosissimamente senza differenza vestiti ed ordinati di gioie bellissime e ricchissime; e le balie, slattati che sono, vengono ben pagate e presentate e mandate nel Serraglio vecchio, quando non abbiano le loro case, per esser maritate. Le figliuole femmine poi sono indifferentemente e senza riguardo alcuno nutrite, poi che di loro non vi è sospetto alcuno. Sogliono per l'ordinario li figliuoli stare fra le donne fin all'età di undici anni, perchè finiti, vengono ritagliati con pompa grandissima, massime il primo, e con feste per tutta la città superbissime, perchè queste sono le gran festività di Noè, che appresso li Turchi si chiamano, come fanno li Cristiani appunto nel sposalizio; e come i Turchi fanno poco o nulla nel condurre a casa le spose, così nel ritaglio dei figliuoli usano di fare gran solennità di feste, di banchetti e di presenti. Dagli anni cinque fino alli undici che stanno fra le donne, hanno il suo _Coza_, che vuol dire precettore, eletto dal Re ed assegnatoli per maestro. Questo entra nel Serraglio delle donne ogni giorno, e condotto in una stanza delli Eunuchi negri, senza mai vedere le donne, si trovano li figliuoli con l'assistenza di due schiave vecchie negre, gli ammaestra per quante ore gli è permesso di fermarsi, e poi se ne ritorna fuori. Fatto il ritaglio del principe successore nell'Imperio, quando pare al Re di non volerlo tener più dentro presso di se, gli forma la sua casa di tutto punto, cioè gli dà uno degli Eunuchi principali per governatore, gli assegna il suo maestro, e di mano in mano lo fornisce di soggetti del proprio Serraglio e di fuori, per quanto aspetta al bisogno della grandezza del suo stato, assegnando a lui ed a tutti gli altri quel stipendio che gli pare conveniente per potersi trattenere signorilmente: e presentato dal Re, dalla Regina, dalle altre Sultane, e da tutti li Bassà ed altri grandi della Porta, vien mandato in Mangacia città dell'Asia a risiedere per governo di quella provincia, nella quale non ha però suprema autorità, ma solo comanda come luogotenente del Re suo padre; e se trapassasse questo limite e comandamento caderebbe in disgrazia e sospetto grande, come è occorso a diversi. E li Eunuchi dati per custodi son obbligati tener avvisato ordinariamente il Re e la Porta di quanto occorre per osservanza del Canon, e per ricevere da lui li comandamenti che occorrono alla giornata.
Per il vivere di tutto il Serraglio, dalli Azamoglani in poi, si cucina per lo più, se bene vi sono delle cucine dentro le già dette porte, nel secondo cortile: nelle quali assistono più di duecento fra Eunuchi, oltre li ministri principali come scalchi, credenzieri, dispensieri, ed altri del servizio, tutti destinati e compartiti alle loro cucine separate, ma non confidandosi l'uno con l'altro.
La cucina del Re comincia per l'ordinario a cucinare innanzi giorno, perchè levandosi la Maestà Sua a buon'ora, è di bisogno avere sempre vivande preparate in ogni caso che dimandasse cibo, perchè alle volte mangia tre o quattro volte al giorno. Il suo desinare per l'ordinario è dopo l'ora di terza, la cena verso sera, così nel tempo di estate come di inverno; e quando dice al Capi Agà di voler mangiare, spedisce egli immediatamente un Eunuco a farlo sapere allo scalco di fuori, il quale ponendo le vivande nei _tepsi_, che sono li piatti, li porta sino alla porta del Re che è pochissimo discosta, dove si trova il scalco maggiore di dentro, che con gli altri delli Agalari riceve li piatti e li porta ad uno ad uno alla mensa del Re; il quale stando a sedere solo sempre sopra il suo solito alla turchesca con le gambe sotto, e con un ricchissimo fazzoletto ricamato sopra dei ginocchi, e con un altro sopra il braccio sinistro, servendosi d'esso per salvietta, senza che gli venga fatta alcuna sorte di credenza, come è costume di altri Principi, principia a mangiare, avendo all'incontro sopra del bulgaro che gli serve per mantile, pane in gran quantità di due o tre sorte, ma tutto tenero e perfetto, perchè non adopera nè coltello nè pirone, ma solo il cucchiaro di legno di questi grandi: anzi che ne vengono posti due: uno che serve per mangiare le minestre, l'altro per sorbire con esso certi liquori fatti di sugo di frutti d'ogni sorte, composti con sugo di limoni e zucchero, che servono per estinguere la sete e tener morbido il cibo che mangia. Continua poi a cibarsi di quelle vivande che più gli aggradano, gustandole ad una ad una, e facendo levar presto o tardi come gli piace li piatti della tavola. Mangia sempre con le mani, perchè li cibi sono così teneri e delicatamente cotti e perfetti, che pigliando un pollo in mano, con le dita si scarnifica facilmente. Non usa sale in tavola, nè vi usa antipasti nè postpasti, ma si entra subito nelle carni, e si continua, con il finire con qualche torta: e finito il desinare o la cena, si lava le mani in un baciletto d'oro, con il suo ramino tutto gioiellato.
Il pasto ordinario della Maestà Sua è di colombini, e ne porteranno almeno in uno di quelli piatti una dozzina di rosti, d'oche ponendone almeno tre, d'agnelli, di galline, di pollastri, castrato, alle volte salvaticine, ma di raro, ma il tutto ottimamente composto, con sapori ed altri ingredienti di gusto e di valore considerabile. Appresso le dette vivande vi sono minestre di tutte le sorte, diversi scodellini di canditi e di frutti composti con liquori di varie sorte, torte eccellentissime composte di carne e canditi di tutte le sorte, e qui finisce il mangiare, con il bere una sola volta, verso il fine, di sorbetto delicatissimo in una scodella di porcellana portatagli dal coppiere sopra un piatto della medesima. Nel mangiare che fa la Maestà Sua non parla mai con alcuno, sì bene gli stanno diversi muti e buffoni all'incontro, facendo fra di loro dei giuochi, delle buffonerie, e burlandosi sempre alla mutesca, che viene benissimo inteso da lei, perchè anco in eccellenza alla muta si fa benissimo intendere. Quanto farà alle volte, sarà per favore ad alcuni delli Agalari assistenti, ed è che gli lancierà nelle mani qualche pane della sua propria mensa, il che viene stimato per favore singolarissimo, e quel pane viene dagli Agalari compartito e presentato alli altri, come segno di favore, e per cosa delicatissima.