Viaggio a Costantinopoli (1609-1621)

Part 5

Chapter 53,925 wordsPublic domain

Nel Serraglio regale si introduce per mezzo delle Sultane, che intercedono licenzia dal Re, spesso qualche Ebrea, sotto colore d'insegnarli qualche bel lavoro, o vero d'aver almeno segreto medicinale: le quali, introdotte con il presentare molto a quelli Eunuchi della guardia della porta della Sultana, si fanno così domestiche che divengono padrone di tutte queste donne, portandoli dentro e fuori ciò che vogliono per vendere e comprare; e da qui nasce che tutte le Ebree che hanno pratica nel Serraglio si fanno tutte ricchissime, perchè quando portano dentro comprano a buon mercato e vendono caro, e quando portano fuori di nascosto, che sono gioie per lo più bellissime d'ogni sorte, vendendole quanto vogliono ai forestieri, rispondono a quelle donne semplici che non sanno, e temono d'esser scoperte, quanto a loro pare: e per queste cose, del Serraglio escono cose bellissime e anco ad onesto prezzo. Se ben queste infelici Ebree fanno infine infelicissima riuscita, perchè essendo discoperte ricche e fraudolenti, vi lasciano la roba e la vita per mano del Bassà, o delli Tefterdari, li quali nel bisogno di danari si immaginano di dar in tali soggetti, stimando per questa via di far restituzione al Re del mal acquistato e rubato.

Queste donne di Serraglio vengono castigate secondo le loro colpe molto severamente, poi che dalla loro superiora sono fatte battere; se restano inobbedienti, se insolenti e temerarie, sono per ordine del Re mandate in Serraglio vecchio, come contumaci, e restano spogliate di quanto pare alla maggiordoma di ritirargli; e se per qualche stregheria o altro gravissimo errore fossero ritrovate colpevoli, sono poste in un sacco e ben legato di notte sono mandate ad annegare; sì che convengono stare molto ubbidienti e contenersi nei termini di onestà, se vogliono passare la vita loro con buona fine. Perciò non è lecito ad alcuno di mandarli dentro cosa alcuna con la quale possono usare disonestà; e se vogliono mangiar zucche o cocomeri, se gli danno dentro spezzati, per levar loro l'occasione di far male, essendo giovani morbide, ben nutrite, e senza dubbio inclinate al peggio.

Essendomi sbrigato a parlare delle donne, entrerò a narrare il numero delli Azamoglani, che servono in esso Serraglio, ed il loro esercizio. Questi possono essere in circa 700, di età dalli 17 fino a 25 e 30 anni il più, e sono la maggior parte Cristiani rinnegati, di quelli delli Cristiani, che gli raccolgono ogni tre anni alla Morea e da tutte le provincie d'Albania, le quali decime si distribuiscono in questo modo. Possono essere li decimanti or più or meno, secondo la diligenza e discrezione delli Capiggi destinati a questo ufficio, e rare volte accedono al numero di duemila, levati alle famiglie dove si trovano più disposti, ed atti al servizio della guerra, che non passino l'età di anni 12 in 13; ed a parte ben custodita sono mandati in Costantinopoli, per farne la compartita che si dirà.

Capitati tutti questi giovanetti alla Porta, sono vestiti di colori diversi, di panno di Salonicco con un cappello in testa di feltro giallo della forma d'un pan di zuccaro lungo, e condotti alla presenza del primo Visir, il quale per questo effetto è accompagnato dalli altri Bassà e ministri del Serraglio: fa egli la scelta di quelli che gli paiono più belli e più disposti per servizio della guerra. Fatta questa scelta, i medesimi tali garzoni, chiamati Azamoglani, condotti dentro del serraglio dal Bostangi Bassi che è il capo dei giardinieri, e distribuiti alli capi delle compagnie nelle quali ne è mancamento, vengono tagliati e fatti turchi, e destinati ad imparare la lingua turca; e secondo che si scopre la loro inclinazione, si fanno anco imparare a leggere e scrivere, ma a tutti indifferentemente è insegnato a lottare, il correre ed il saltare, il tirar d'arco, la zagaglia ed in fine tutti gli esercizii necessarii per la guerra.

Delli altri che restano, parlo delli decimandi, il medesimo Bassà primo Visir ne distribuisce per tutti li giardini ed altri Serragli di piacere del Re, in tutti li vascelli che navigano di ragione delle Sultane, e che vanno per legne ed altri esercizii del Serraglio, consegnandoli alli padroni d'essi, per doverli restituire ad ogni sua richiesta. Il medesimo fa alli artisti principali d'ogni sorte, acciò che imparino le arti da potere esercitare nelle camerate, quando saranno Gianizzeri, ed in particolare quando sono alla guerra; ne dispensa e dà ancora a tutti li Bassà e grandi della Corte quando ne vogliono per il loro servigio, cincignandogli per nome, segno e capelli, e con ricevuta sopra a un libro a questo destinato, per riaverli nel bisogno di rimettere le milizie dei Gianizzeri. E questi tali, dispensati a questi Bassà, sono delle più basse condizioni che vi siano, perchè vengono pigliati per servizio delle stalle, delle cucine e simili bassi servizii. E gli altri che restano vengono posti in diversi serragli sotto la custodia e disciplina dei suddetti Eunuchi a questo destinati, per fargli educare nell'esercizio dell'arme, perchè riescano atti a subentrare nel numero delli Gianizzeri, e in luogo dei morti per vecchi, non buoni per la guerra, in modo che tutti questi si può dire vengono conservati in un seminario per valersi in tutte le occorrenze: servendosi buon pezzo, e ben spesso il Re, la Regina ed il primo Visir in tutti li bisogni di fabbriche e altre fatiche necessarie, senza alcun rispetto. Fatta tutta questa distribuzione, il Bassà primo Visir li rappresenta al Re sopra un libretto, il quale vedutolo, fa assegnamento a ciascheduno di stipendio secondo che gli pare, al Canon ordinario, che è d'aspri due fino a tre e cinque per uno al giorno; e detto libro, sopra al quale è stabilito detto stipendio, formato di pugno regio, viene immediatamente per lo Bassà consegnato al Tefterdar grande, perchè a suo tempo li possa e debba far dare il suo pagamento; il quale Tefterdar ha obbligo di vestirgli ogni tre mesi che fa la paga, per vedere li morti, e per sopraintendere come vivono e sono governati.

Tornerò a parlare del li Azamoglani del Serraglio, stimando non esser stato superfluo in questa poca descrizione fatta, perchè se non sarà stata a proposito nostro, riuscirà almeno curiosa a chi non l'avesse più sentita così distinta.

Questi giovani del Serraglio sono la più bassa gente che vi sia, perchè attendono alle fatiche, alle stalle, alle cucine, alli giardini, al tagliar legne e ad altri servizii bassi di bagni, di ogni altra cosa che occorre, come guardiani, vogar il caicco del Re, condur li cani alla caccia, ed attendere a quanto gli viene comandato dai loro capi, che sono decurioni e centurioni, e tutti poi subordinati al comando del Chiaia, che è il maggiordomo del Bostangi Bassi; ed hanno di stipendio aspri.... al giorno; e al medesimo Bostangi Bassi, che è sopra a tutti, gli può aspettare aspri... perchè è suo padrone e giudice e protettore; ed oltra il stipendio che hanno, come ho detto, hanno due vesti all'anno di panno, due pezze di tela per camicie e fazzoletti, o tanta rasa, o panno, che gli fa un paio di braghesse alla loro usanza, lunghe fino a terra, per uno. Vengono questi distribuiti dal detto Bostangi Bassi alli carichi ordinarii, compartiti secondo l'occorrenze, sotto capi ai quali hanno da obbedire. Li capi, per essere conosciuti dagli altri, hanno maggior paga, e portano alcune poste cinte a traverso, d'un bordo di seta di diversi colori: e li rendono assuefatti totalmente, a forza di bastonate, alle fatiche ed all'esercizio, che riescono tutti soggetti sofferenti ed atti ad ogni patimento. Hanno fra di loro li suoi termini e prerogative, succedendo per testa l'uno all'altro, sì che in fine, quando non sono per altra occasione mandati fuori, tutti possono aspirare al grado di maggiordomo ed anco di Bostangi Bassi, che è titolo eminente, che serve per timoniere alli caicchi del Re, e può portare per il Serraglio il turbante in capo. Può anco il Bostangi Bassi di questo carico passare, secondo l'amore che gli porta il Re, a quei gradi maggiori che si è veduto, di Capitano di mare, di Bassà del primo Visirato.

Questi Azamoglani non sono conosciuti nè praticati, perchè non possono uscire dal Serraglio, ma obbediscono alli comandamenti del Bostangi Bassi ed escono con lui e con altri a far delle suddette esecuzioni contro delle persone grandi, come e di quel modo che lor viene comandato dal detto Bostangi Bassi per ordine del Re. Fra questi vi sono anco dei Turchi naturali introdotti per broglio del Bostangi Bassi, per far cosa grata ai suoi amici che desiderano liberarsi de' figliuoli e porgli in luogo sicuro e vantaggioso: il che viene sempre eseguito con saputa e permissione del Re. Le stanze, li bagni, le cucine sono intorno alle mura del Serraglio, compartite a camerate, e disposte per lo comodo dei servizii spettanti al ministerio che sono destinati; e nel vivere si governano da per loro, come più li torna comodo, avendo il carniero a parte, li legumi per le minestre, e li fornari che gli danno il pane, separati; e per star vicini alle mura del Serraglio pescano e prendono buoni pesci, li vendono vantaggiosamente dagli altri. Dormono sempre vestiti, secondo l'ordinario costume de' Turchi, fra schiavine l'inverno, e felzade l'estate. Questi non veggono mai il Re, se non quando passa per li giardini per transferirsi a qualche giuoco, o in caicco, o vero quando va alla caccia, perchè di loro si serve come cani per cacciare le fiere, tanto sono lesti e gagliardi. E quando la Maestà Sua vuol stare nei giardini con le donne per piacere, escono fuori dalle porte del Serraglio a marina dove sono alcuni andei e spazii di terreno, nè entrano fino che non è partito, perchè con le donne mai stanno altri uomini che la persona reale, e gli Eunuchi negri; anzi, se per qualche verso alcuno del Serraglio facesse qualche prova in alcuna parte per volere vedere le donne, e che fosse scoperto, o accusato, immediatamente sarebbe fatto morire. Però quando si sa che il Re sta con le donne nei giardini, ognuno fugge più lontano che può, per starvi sicuro d'ogni sospezione.

Di questa sorte d'Azamoglani non si serve la Porta per rimettergli nel numero delli Gianizzeri, come si fa nelli altri Serragli che ho detto, che sono dispensati nelli altri Serragli per educare, e che sono portati a diversi soggetti; ma si serve il Re di questi per donarli ai suoi favoriti, quando mandandoli fuori del Serraglio in qualche governo principale, ne vogliono come conoscenti per lo servizio; e riescono ancor essi con il tempo uomini di onesta fortuna e condizione. E medesimamente si conservano per lo servizio reale in occasione di viaggio, cioè quando va alla guerra, o vero lontano da Costantinopoli, perchè per addrizzar padiglioni, portar forzieri e far molti servigii manuali che occorrono, bisogna che di questi almeno ve ne sia 500, e più.

Resta di trattare di quel corpo di giovani ed uomini che di onesta condizione sono tenuti in Serraglio, per servizio del Re e del Regno, per esser educati nelle leggi, nelle lettere, e nell'esercizio militare, per dover servire alla persona reale ed al governo di tutto l'Imperio; e questi per la maggior parte se ben sono schiavi Cristiani rinnegati, non di meno fra di loro vi sono anco de' Turchi, se ben pochissimi, naturali, giovinetti di bellissimo aspetto, introdotti per lo broglio del Capi Agà che è il cameriero maggiore, con l'assenso del Re; il che riesce di raro e con molta difficoltà, perchè l'antica istituzione fu che tali fossero sempre Cristiani rinnegati dei più civili e più nobili che si possono avere; e però, quando nelle guerre da mare o da terra occorre la cattura di alcun giovinetto conosciuto nobile, subito viene destinato per il Gran Signore, per essere educato ed applicato ai governi; e sono questi carissimi e stimatissimi, perchè ancora i Turchi affermano che dalla nobiltà del sangue riescono d'animo generosissimi, massime quando sono ben ammaestrati e disciplinati come si professa fare nel Serraglio, dove è gran rigore in tutti gli ordini delle discipline, per esser la superiorità in mano di maestri che sono per il più Eunuchi bianchi, li quali sono severissimi e scabrosissimi in tutte le loro azioni. Sì che per proverbio si dice che quando uno esce di quel Serraglio con aver passato tutti gli ordini di esso, riesce il più mortificato e paziente uomo del mondo, perchè le bastonate che sopportano e le vigilie che gli fanno fare per ogni minima trasgressione è cosa di meraviglia. E riescono così aspri, che moltissimi che si trovano vicini al fine del suo corso per dover fra pochi anni uscire uomini grandi di Serraglio, per non poter ad alto sopportar tante crudeltà, procurano di farsi cavar fuori con solo titolo di Spahì, o di Muttaffaragà, che è lancia spezzata del Re, con pochi aspri di paga al giorno, che patir vita così stentata ed insopportabile.

Il numero di questi tali non è prefisso, ma ora più ora meno, perchè quanti soggetti della natura che ho detto, che vengono donati al Re, tutti li riceve allegramente, quando però non eccedono l'età giovanile, per non dire puerile; e possono essere questi, così d'avviso, da trecento incirca.

L'ordine con il quale sono dispensati, subito capitati in Serraglio, certo è mirabile e documentale, e non da attribuirsi a barbari, ma a soggetti di singolar virtù e disciplina; perchè così intorno alla moralità dei costumi, per la compressione dei sensi, come alla compressione delle virtù intenzionali, e non meno al rito della loro legge e setta, ed alle discipline militari, sono ottimamente incamminati ed assiduamente ammaestrati.

Chiamano i Turchi _Odà_, che vuol dire stanza, quella che più propriamente per l'effetto diremo noi scuola; delle quali ne hanno quattro subordinate l'una all'altra. Nel primo Odà entrano tutti quando sono d'età puerile; e se non sono già fatti turchi, si fan ritagliare. Se gli espone prima la taciturnità, e precetto se gli commette a non parlar mai, se gli insegna la positura della persona in segno di servitù e di riverenza singolare verso il Re, che è di tenere il capo chino, gli occhi bassi e le mani davanti giunte ed incrociate.

Questi vengono veduti dal Re e registrati per il nome turchesco e per la patria in libro; ricevono stipendio dalla Maestà Sua, che è per l'ordinario da due sin a cinque aspri il giorno. La copia di questo libro viene mandata fuori al Tefterdaro grande, perchè a suo tempo li manda il predetto stipendio: poi da un Eunuco bianco sopraintendente, capo di altri maestri e ripetitori, vengono introdotti con grande assiduità, come si usa, nelle scuole, ad imparare a leggere e scrivere, con l'uso della lingua, e delle loro orazioni per il culto della religione; e in quello Odà mattina e sera con tanta diligenza e servitù vengono sollecitati, che per quanto mi è stato referto è cosa di stupore. In questa scuola ognuno stanno per il meno sei anni ed otto mesi, di quelli che sono di capo duri e difficili ad imparare. Da questo Odà passano al secondo, ove da altri precettori di maggior intelligenza sono introdotti nelle lingue persiane, arabe e tartare; e li affaticano nel leggere libri a penna di scrittori diversi per ben apprendere il parlare elegante turchesco, il quale consiste nell'aver perfetta cognizione di queste lingue e di proferirle mescolatamente, ritrovandoli differenza del parlare d'uno nutrito ed educato fuori. E in questo Odà principiano ad apprendere la lotta, il tirar d'arco, il lanciar la mazza ferrata e la zagaglia, il maneggiar l'armi di colpo di ferro, il correre velocemente; e in questi esercizij nei loro luoghi separati si esercitano l'ore intiere, con molta severità di castigo e con assiduità grande. Spendono anco in questo Odà altri cinque o sei anni, dal quale si trasferiscono, fatti uomini robusti d'età e d'ogni fatica, nel terzo, ove non scordandosi però, anzi esercitandosi sempre più nelle cose acquistate, apprendono di più giostrare forte a cavallo, e il giuocarvi sopra per esser lesti nelle guerre: e oltre di ciò ognuno, secondo la loro inclinazione e disposizione, imparerà un'arte necessaria per servizio della persona del Re, come il fare turbanti, radere, tagliar le unghie, piegar li vestimenti con garbo, governar cani da caccia, conoscere ogni sorta di falconi ed altri uccelli, servir di scalco, di maestro di stalla, di cameriere, di scudiere, ed infine servire alla casa ed alla bocca del Re, di quel modo che anco si usa alla corte di altri Re ed Imperatori; ed in questi officii si fanno per quattro o cinque anni uomini da insegnare ad altri molto pratichi e valorosi. E fin che stanno in questi tre Odà vestono positivamente, avendo essi ancora le due vesti di panno all'anno, ma però fine, e le tele come gli altri: e convengono star sotto le discipline dei maestri, li quali, come severissimi, per ogni mancamento e sospetto di disonestà li fanno dare le centinaia di bastonate sotto le suole dei piedi e sopra le natiche, che li lasciano per morti. Mentre che stanno in questi Odà, non è loro permesso il praticare se non fra loro medesimi e ben modestamente; e con difficoltà alcuno di fuori può vederli e praticarli; il che seguendo, è con licenza espressa del Capi Agà, alla presenza di qualche Eunuco. Anco quando occorresse andar nei bagni, e per le loro necessità, sono grandemente osservati dalli Eunuchi, per tenerli lontani quanto più è possibile dai vizii, e se vengono ritrovati o accusati di qualche mancamento, restano severissimamente castigati. E nei loro dormitorii, che sono stanze lunghe dove possono stare quaranta o cinquanta per camerata, e dormono poco discosto l'uno dall'altro sopra li sofà in schiavine e felzade, vi sono la notte dei lumi nelli ferali pendenti dal soffitto, e gli Eunuchi che dormono compartiti fra di loro, per tenerli in timore e lontani dalle fierezze giovanili. Vi sono anco di quelli che imparano qualche arte, come quella di cucire in corame che è stimata fra i Turchi, il conciar archibugi, il far archi e freccie, e carcassi, e cose simili, da che alle volte prendono il cognome e riputazione, essendo grandemente ragguardevole quello che fugge l'ozio, ed ama l'operanze. Di questi soggetti usano gli Eunuchi far gran persuasione, per vedere se sono costanti nella religione, e se si turbano in alcuna parte, perchè avvicinandosi a dover passar al quarto Odà ultimo e detto il grande, per dovere uscire a comandare in carichi grandi, non vorrebbono che ritenendo memoria d'esser stati Cristiani, e di voler ritornar nella sua prima religione, causassero nell'Imperio qualche notabilissimo danno. Però, fatta ogni sorta di prova e tentativo per ogni via, ritrovandoli bene e fortemente inturcati, li fanno passare al detto quarto Odà, e nel passare vengono di nuovo arrolati e registrati, perchè non trasferendosi tutta la camerata intiera, ma quelli solo che di mano in mano hanno fornito il corso delle discipline, e sono riusciti atti e ben esperimentati al servizio, è bisogno tener conto a parte, perchè entrino. In questo quarto Odà sono immediatamente destinati alla servitù del Re, però ricevono accrescimento di paga, e le vesti, che gli vengono mutate di panno in seta, ed anco di broccato d'oro ben lavorate; e restando pur rasi di testa e barba, si lasciano nelle tempie crescere li capelli per averli lunghissimi, segno evidente di essere dei prossimi alle stanze regali; e nel vestire e nella mondizia si tengono molto garbati e netti. Assistono al servizio regale, accompagnando molti di loro la persona di Sua Maestà in tutti i luoghi quando vanno a piacere, e praticano con tutti i grandi del Serraglio liberamente, ed anco con li Bassà: vengono spesso presentati di vesti ed altre cose importanti per tenerli grati, essendo una ottima disposizione di uscire grandi e con gran carichi. Da tali soggetti, capitati dopo il corso di tanti anni a questo segno, ed ammaestrati nella maniera che si è detto, il Re sceglie li suoi Agalari, cioè favoriti che lo servono, e sono gli infrascritti:

Il Scilictar Agà--quello che porta la spada al Re. Il Chioadar Agà--quello che porta le vesti. L'Erchiupter Agà--il staffiere maggiore. Il Metereggi Agà--quello che li dà l'acqua alle mani. Il Tulpenter Agà--quello che li fa il turbante. Il Chiamasir Agà--quello che li lava i piedi in stufa. Il Cesnir Bassi--scalco maggiore. Il Chilergi Bassi--credenziere maggiore. Il Dogongi Bassi--falconiere maggiore. Il Sachergi Bassi--strozziere maggiore. Il Musmengi Bassi--contista maggiore. Il Ternachgi Agà--quello che gli taglia le unghie. Il Berber Agà--barbiere maggiore. Il Camargi Agà--quello che lo lava in stufa. Il Tescheriggi Bassi--segretario maggiore.

Li quali sono di quelli che hanno più età, ed assistono sempre quando il Re esce fuori dalle sue stanze, alla sua presenza, con gli occhi bassi, non guardandolo mai in faccia, e con le mani incrociate, dimostrando quella maggior umiltà e reverenza che possa immaginarsi; nè gli è lecito mai di parlare, nè con il Re nè fra di loro; ma se il Re gli comandasse alcuna cosa, sono velocissimi ed eseguiscono il comandamento immediato. Questi fanno tutti i loro carichi, come ho detto, destinati e separati, ed attendono nei luoghi a loro consegnati ad eseguire il loro ministerio per esser pronti ad ogni cenno all'obbedienza, ricevendo alla porta le vivande dal scalco di più: ed apparecchiata la mensa reale, la quale è di un semplice cuoio di bulgaro sopra di un sofà in terra, gli portano le vivande, le quali ad una ad una vengono solo per mano del scalco maggiore poste innanzi alla Maestà Sua, e levate secondo li viene accennato da lei.

Del servizio e della conversazione di questi si compiace il Re, facendoli montar a cavallo e giuocando con loro a diversi giuochi per quel tempo che li pare, facendoli sempre qualche presente di vesti, di sultanini, di spade ed altre cose che gli capitano per le mani, e che riceve pur di donativo. Oltra questi donativi usa la Maestà Sua di presentarli la missione dell'ambascerie, da loro tenuta per mercanzia di molta utilità, perchè essendo mandati a Principi hanno l'occhio al donativo. Per tanto, avuta che l'hanno, fanno elezione d'un Chiaus, o altro soggetto di fuori, ed accordandosi di ricevere un tanto di netto, o facendo alla parte, come più li torna a comodo, gli danno la spedizione in mano. Questi tali presenti riescono di gran considerazione, perchè nella confermazione dei Principi di Valacchia, Bogdania, di Transilvania e del Re dei Tartari, ai quali tutti vengono mandate dalla Porta le insegne del possesso, cavano gran donativi, essendo nel Canon specificato quanto ognuno ha da sborsare per ricevere tal solennità. E questo fa il Re con artificio, perchè si facciano li Agalari ricchi, acciocchè abbino danari accumulati da fare le spese necessarie nel vestirsi, e porsi all'ordine di molte cose quando vanno fuori del Serraglio; il che segue quando pare alla Maestà Sua, per lo più all'improvviso, con mandargli Capitani del Mare, Bassà al Cairo, in Aleppo, in Babilonia, ed in altre provincie, dandogli anco ad alcuno di loro titolo di _Mosaige_, che vuol dire Contabulario, cioè che abbia libertà d'entrare a parlargli quando gli piace. Il qual titolo e favore riesce di tanta riputazione, che viene stimato sopra ogni cosa, perchè si fa di raro ed in quelli soggetti che sono amatissimi dagli Imperatori; e questo è stato introdotto anticamente dai Re per aver soggetti confidenti fuori del Serraglio che gli abbiano da riferire ciò che viene operato dalli Bassà e da ogni altro in pregiudizio dell'Imperatore, per poter poi porli freno con il castigo e la provvisione; e quando nel mandar fuori non vuole il Re aggradirli, tanti li fa uscire Beglerbei della Grecia e della Natolia, Agà dei Gianizzeri, Spailar Agassi che è capo delli Spaì, Introher Bassi che è mastro di stalla maggiore, o almeno Capiggi Bassi che è capo dei portonieri.