Viaggio a Costantinopoli (1609-1621)
Part 4
Alli Bassà ed alli grandi alle volte viene portato il bevere ed il sorbetto in alcune scodelle di porcellana grande, poste sopra di alcuni piatti della medesima, o vero di cuoio miniato d'oro; gli altri non bevono, e se hanno sete si fanno portare dell'acqua cavata dalle fontane vicine. Nel medesimo tempo che mangia il Divano, mangiano anco tutti gli altri ministri e custodi, li quali per l'ordinario non sogliono essere meno di cinquecento bocche, nè a questi si dà altro che pane e _sorba_, cioè minestra. Finito il desinare, il Bassà primo Visir attende a negozii pubblici, e consigliando con chi gli piace e come gli piace con li altri Bassà, risolve da per se il tutto, e lo prepara per portar dentro al Re; essendo costume ordinario delli quattro giorni del Divano andar in due di essi a dar conto alla Maestà Sua, cioè la domenica ed il martedì, di tutti li negozii spediti; per lo qual effetto dà udienza il Re ancor egli; fatto il pranzo, passa dalle sue stanze nella stanza del Divano, e va dentro, ove sentandosi manda a chiamare per uno a questo deputato, che è il Capegiler Chiaiassi, che porta un bastone d'argento lungo in mano, prima li Cadì Leschieri, li quali levatisi con il far riverenza al primo Visir partono, ed accompagnati da detto Capigiler e dal Chiaus Bassi, che tutti due vannogli innanzi con gli bastoni d'argento in mano, entrano dal Gran Signore, al quale danno conto di quanto aspetta al loro carico, e spediti partono e ritornano a drittura alle loro case. Dopo questi sono chiamati li Tefterdari, li quali usando li medesimi termini si trasferiscono al Re, e spediti li loro negozii si licenziano, e danno luogo alli Bassà, li quali vanno per ultimi in schiera uno dopo l'altro; e capitati in Divano, alla presenza del Re, con le mani giunte ed il capo basso, come fanno tutti gli altri, solo il primo Visir è quello che parla e dà conto di ciò che gli pare, mostrandogli i memoriali ad uno ad uno; e poi rimettendoli in una borsa di raso cremisino, li pone con grande umiltà a canto al Re; e se non viene ricercato d'altro, senza che gli altri Bassà mai parlino, si partono e vanno a montar a cavallo fuori della seconda porta già detta, ed accompagnati dai suoi e da altri, massime il primo Visir, vanno alli suoi Serragli. E così resta finito per quel giorno il Divano, che può essere ora di vespero.
È da sapere che alle volte vanno nel detto Divano gli Agà delli Gianizzeri ed il Capitano del mare, quando si trovano in Costantinopoli, che hanno negozii; ma questo solo, gli giorni che si entra al Re, può entrar anco egli, però con li Bassà, e dar conto dei negozii aspettanti all'arsenale ed all'armata; il luogo del quale è in Divano sopra la banca delli Bassà, ultimo di tutti; ma se fosse Bassà Visir, come spesso occorre, siede in questo caso al suo luogo al numero designatoli di secondo o terzo, come sta la sua elezione. E l'Agà delli Gianizzeri, il quale non siede in Divano, ma dentro della seconda porta del Serraglio, a man destra sotto il portico, quando gli occorre andar dal Re, vi va prima delli altri già detti, ed uscito torna a sedere al suo luogo fino al finire del Divano, ed è l'ultimo delli grandi a partire.
Erano soliti gli Imperatori passati e questi presenti non tralasciare alle volte di trasferirsi per entro delle sue stanze ad una finestra che guarda in Divano, e risponde sopra il capo del primo Visir, alla quale sta una gelosia spessa per non esser visto; da questa vede ed intende la Maestà Sua tutto ciò che si tratta in esso Divano, e particolarmente vi va quando ha da dar udienza ad alcuno Ambasciatore di Principe grande, per vederlo a mangiare con li Bassà, e per intendere ciò che si ragiona. E questo fa gran servizio alla giustizia, perchè teme il Bassà primo Visir sempre della sua testa, e si regge perciò con molta circospezione.
Quando occorre agli Ambasciatori di teste coronate baciar le vesti al Re, questo si fa per lo più la domenica o il martedì, giorno del Divano destinato alla udienza del Re; e ciò si fa per non dar incomodo negli altri giorni alla Maestà Sua. Ed allora il primo Visir comanda Divan grande, che vuol dire convocazione di tutti i grandi della Porta, di tutti li Ciaussi, di tutti gli Mutefaragà che sono lancie spezzate, di tutti gli Spahì che sono le milizie a cavallo, e tutti gli Gianizzeri che sono le milizie a piedi, le quali sotto li loro capi sono comandate a vestirsi meglio che possono e ridursi alli luoghi loro ordinarii che sono nel secondo cortile; comparendo compartiti in modo che rendono e fanno vista bellissima, perchè sono molto riccamente vestiti, portando nelli turbanti e loro scuffie pennacchi d'ogni sorte bellissimi. Ed accomodato il Divano, nel quale quel giorno si fanno pochissime faccende, manda il primo Visir il Ciaus Bassi con molti delli suoi Ciaussi a cavallo a levar l'Ambasciatore; e condotto in Divano si fa sedere dirimpetto al Bassà primo Visir sopra un scagno senza appoggio, guarnito di broccato; e dopo un pezzo di ragionamento piacevole, comanda il Bassà che si porti il desinare, il quale vien portato dall'ordinario scalco in quel modo che è stato detto, e mangia l'Ambasciatore con il primo Visir ed uno o due delli altri Bassà; nè altra differenza si scuopre dal solito, se non che il mezolaro è più grande e tutto d'argento, e le vivande sono in maggior copia e più delicate, sborsando la Maestà Sua per ognuno di tali banchetti scudi mille d'oro a quello della dispensa. Al banchetto vi assiste sempre il Dragomanno, per potere ragionare ciò che occorre, e si sta trattenendosi, fino che il Re manda ad avvisare d'essere all'ordine, e che abbia fornito di desinare la corte dell'Ambasciatore, alla quale è apparecchiato sotto un porticale, in terra, sopra alcuni bulgari in luogo di mantili, e le vivande sono positive e con ordine. Fornita tutta la cerimonia del banchetto, si ritira l'Ambasciatore con tutta la sua corte in un certo luogo vicino alla porta del Gran Signore a sedere, sino che tutti gli ordinarii del Divano siano andati alla udienza del Re. Usciti, fuorchè gli Bassà che restano per servire alla Maestà Sua per onore, poi è chiamato l'Ambasciatore dal mastro delle cerimonie, e condotto sino alla porta; dove essendo il Capi Agà con un'ala di Eunuchi Agà, viene condotto sino alla stanza del Gran Signore, alla porta del quale stanno due Capiggi Bassi delli detti, che lo pigliano uno per braccio; ed accompagnato a baciar la vesta della Maestà Sua, è dalli medesimi ritornato in dietro al muro della stanza; dove fermatosi l'Ambasciatore fino che li detti Capiggi Bassi abbiano accompagnato tutti li destinati a baciar le vesti ad uno ad uno, introdotto il Dragomanno, espone al Re la sua commissione: alla quale per il più delle volte non risponde il Re cosa alcuna, ma solo il Bassà primo Visir dice qualche parola a proposito per licenziarlo; e così l'Ambasciatore si parte con far riverenza al Re, senza levarsi la berretta.
È curiosa cosa sapere questo particolare, che non è persona così d'ambasceria come d'altri, che vada a baciar le vesti alla Maestà Sua per licenziarsi da lei, che non sia vestita di veste del Re. Però il primo Visir, innanzi che vadano gli Ambasciatori al Divano, gli manda a presentare quante vesti sono descritte nel Canon per li Ambasciatori e suoi gentiluomini, le quali poi si portano piegate, nè si vestono se non all'entrare che si fa alla porta che va al Re: e dette vesti sono di diverse sorte, cioè una, o due per li Ambasciatori di quelli broccati di Brussia d'oro e di seta, e le altre, se bene li lavori sono di Brussia, sono di poco valore. È anco vero che all'incontro non è alcun Ambasciatore che vadi al Re, e Bassà, che ritorni da governo, che baciando le vesti non lo presenti giusto al Canon ordinario puntualmente osservato, tenendosi questo libro molto ben custodito, per non perdere le buone usanze, sì che per questa ragione è molto maggiore l'entrata che l'uscita; perchè gli Bassà oltre l'ordinario del Canon fanno a parte grossissimi presenti e ricchissimi di cose squisite e rare, accompagnate alcune volte secondo la qualità delli Ambasciatori, per conservarli favoriti ed in grazia.
Gli altri Ambasciatori, che non sono di teste coronate, se bene sono vestiti di vesti del Re in presente, non entrano però con questa gran pompa in Divano, nè ricevono il banchetto, ma vanno come gli altri soggetti grandi privatamente, portando il presente, alcuni sedendo alla presenza del Bassà ed altri non sedendo, fino che vengono poi condotti al Re nel modo sopraddetto.
Avendo fin qui descritto il Serraglio e le fabbriche in esso esistenti, per quello si è potuto vedere ed intendere, con qualche altro particolare appresso dell'uso d'esso, entrerò a narrare di quelli che l'abitano, e del loro ministerio. Dirò prima che tutti quelli che si ritrovano in detto Serraglio, così uomini come donne, sono tutti schiavi dell'Imperatore, come sono tutti quelli che sono sudditi nel suo grande Imperio; perchè in esso non è altro capo che il Re, riconoscendo tutti l'essere e l'avere dalla semplice volontà della grazia di lui. E puotesi con verità affermare e dire che questo Serraglio riesce come un seminario di soggetti, li quali secondo la loro riuscita e naturale disposizione vengono ad essere quelli che subornati reggono con principalissimi carichi la macchina di così amplo Imperio.
Tutti quelli che stanno dentro dalla terza porta chiamata porta reale, io credo che non eccedono, per l'informazione che avetti, fra uomini e donne al numero di due mila; le donne saranno da trecento in circa, giovani, belle, atte, ridotte e abbracciate dal Re, vecchie da governo, e altre da servizio.
Quelle che sono tenute in luogo di belle, sono tutte giovani d'esterne nazioni state prese o rubate, ed educate in buone creanze con altre virtù di sonare, cantare, danzare e ben cucire, sono poi state donate alli Re per presenti nobilissimi, come vergini virtuose e stimatissime fra i Turchi; e di queste tali si accresce il numero ogni giorno, secondo che vengono mandate a presentare dal Tartaro, dalli Bassà, e da altri grandi al Re ed alla Regina, e le mette anco, secondo che pare alla Maestà Sua per qualche accidente di farne passare da questo Serraglio al Serraglio vecchio, che anco egli è un luogo amplissimo, come a suo luogo si dirà.
Queste, entrate in Serraglio, siano di che religione esser si voglia, s'intendono immediatamente turche; alle quali non si usa di far altro, che di farli alzare un dito e dire Mehemet; e secondo le loro età e disposizioni, esaminate da una vecchia nominata _Cadum_, che vuol dire maggiordoma maggiore, sono collocate in una stanza ad abitare e vivere fra le altre della medesima età e del medesimo genio. Ed è da sapere che in quelli appartamenti di donne si vive come si fa ne' monasterii di monache grandi, perchè hanno li suoi refettorii e dormitorii grandissimi, che capirebbono fino al numero di cento d'esse. Dormono sopra li sofà posti al lungo della stanza dall'una e dall'altra parte, sì che resta una capacissima strada nel mezzo di poter camminare; li loro letti sono di schiavine e felzade, e per ogni dieci giovani donne dorme una vecchia. Nelle stanze stanno di notte diversi ferali accesi, pendenti dal cielo d'essa, e così compartiti, che da per tutto si può comodamente vedere; e ciò per divertire il male e per lo bisogno che gli potesse occorrere; appresso detti dormitorii vi sono li suoi bagni, le cucine, e l'uso per la necessità, con abbondanza di fontane per lo bisogno delle acque, e diverse altre stanze sopra essi dormitorii, dove si riducono a cucire, e dove tengono li suoi _sanduchi_, che sono forzieri per custodire li loro vestimenti. Mangiano poi a camerata nelli loro refettorii sopra il piano del sofà e sopra corami di bulgaro che servono per mantili, e vengono servite da altre donne secondo il loro bisogno, sì che non restano in mancamento alcuno. Hanno li loro luoghi da ridursi alle scuole per imparare a leggere, parlar turco, a cucire, a sonare, e con le loro madri che sono donne di età vivono e stanno tutto il giorno con qualche ora anco di ricreazione, perchè non gli mancano giardini nè piaceri quanti ne vogliono fra di loro.
Il Gran Signore per l'ordinario non vede nè pratica queste tali giovani, se non quando gli vengono presentate, e dopo, in caso di volere qualcheduna d'esse per suo uso, o vero per vederla a giuocare, o sentire a suonare; per tal effetto fa sapere alla Cadum governatrice il suo desiderio, la quale immediatamente fa porre le giovani che paiono a lei bellissime all'ordine di tutto punto, apparecchiate e poste in fila dall'una e dall'altra banda della stanza, e introduce il Re, il quale passando fra di loro più d'una volta e quanto li piace, adocchia quella che più gli piace ed aggrada, e nel voler partirsi li getta uno de' suoi fazzoletti in mano, segno di volerla quella notte a dormir seco. Questa, avuta così buona nuova, si pone quanto può l'arte, e governata e profumata dalla Cadum, dorme la notte con il Re nelle stanze regali, nell'appartamento delle donne, che sta sempre preparato per tal effetto: e nel dormire la notte dalla Cadum le vengono assegnate alquante More vecchione, le quali a vicenda, due ogni tre ore, li stanno in camera, dove sta una delle dette More vecchie e l'altra dai piedi del letto, e si mutano senza strepito, sì che il Re non possa sentire alcun disgusto.
Nel levar che fa la mattina il Re si muta tutto di vestimenti e lascia alla giovane quelli che aveva in dosso con tutti li danari che nella scarsella si trovano; e passato ad altre sue stanze li manda quel presente di vesti, gioie e danari, quello che gli piace corrispondere alla soddisfazione e gusto ricevuto; il medesimo modo fa con tutte le altre che gli danno nell'umore, continuando più con l'una che con le altre, secondo il gusto e l'affezione che gli porta; e quella che riesce gravida, è medesimamente nominata Sultana Regina, e se fa un maschio, con grandissime feste viene confermata.
Ha detta Regina il suo appartamento di stanze nobilissime e gli viene immediatamente formata la casa di servitù d'ogni sorte; e gli assegna il Re entrata sufficientissima per poter donare e spender largamente in tutto quello che gli bisognasse; e tutte del Serraglio la riconoscono per tale con molto onore e riverenza. Le altre donne, se bene figliano, non sono chiamate Regine, ma Sultane solamente, per avere avuto commercio carnale con il Re; e sola è nominata Regina quella che si trova madre del Principe successore all'Imperio. Le quali Sultane, per esser praticate dal Re a suo piacere, hanno anche esse questa prerogativa d'esser immediatamente levate del comune delle altre, e poste a parte, con assegnamento di stanze, con servitù, e ricevono assegnamento di tanti aspri al giorno per li loro bisogni; nè li mancano vestimenti d'ogni sorte bellissimi, per potere comparire fra le altre sontuosissime.
Tutte queste Sultane praticano con molta dimestichezza e con altrettanta dissimulazione fra loro, per non dar disgusto al Re, perchè essendo schiave e vivendo con gran timore e gelosia della Maestà Sua, ognuna si sforza di darle nell'umore, per esser più favorita ed accarezzata delle altre; e se per caso occorresse che il figliuolo maschio della prima, detto il Principe, morisse, e che un'altra avesse partorito il secondo figliuolo, questa del secondo, per subentrar Principe il figliuolo, sarìa Regina, e la prima restarìa Sultana; e così di mano in mano cammina la successione con il titolo.
La Regina viene alle volte sposata dal Re ed alle volte resta senza il _Chibin_, che vuol dire senza il segno di dota e senza la cerimonia del contratto nuziale, che altro non è, secondo il costume turchesco, che alla presenza del loro Muftì, che è come il Pontefice, dà l'assenso del matrimonio del quale si fa l'oggetto, cioè instrumento autentico, declaratorio non solo della volontà delli contraenti, ma della dote che li assegna il Re. La causa perchè rare volte sono sposate le Regine, è per non smembrare il patrimonio reale di circa un mezzo milion di zecchini di entrata all'anno; ch'è quello che Selim Imperatore, avendo voluto fare tale solennità, lasciò per Canon che dovesse esser dato in dota all'Imperatrice moglie, perchè avesse comodo di spendere largamente, di fabbricar moschee ed ospitali, e farsi per ogni verso onorare e stimare. Ed essendo ora dette entrate applicate ad altro, difficilmente li Bassà grandi consigliano li Re a doverlo fare; anzi quando possono, gli persuadono ad astenersi, perchè non vedono volentieri più d'un capo dominante nell'Imperio: ma con tutto ciò, sposate o non sposate, come madri del Principe si chiamano Regine, e per tali sono conosciute ed onorate con presenti, e particolarmente viene riverita e servita dalla guardia che tiene alla sua porta, il Chislaragà, che è un Moro Eunuco capo delli Eunuchi Mori, tutti tagliati; il quale con un numero di forse trenta simili a lui, sta sempre alla custodia della detta porta ed al servizio della detta Regina e per dette Sultane: le quali non escono mai del detto suo Serraglio se non con la persona del Re che le conduce tutte o parte, come più li piace, ad altri Serragli di piacere; e nel passare che fanno per le strade vengono esse strade serrate ed oscurate con tele; e nelli caicchi e cocchi che montano, mai vi stanno presenti altri uomini che i loro Mori Eunuchi infino che sono montate e serrate nelle poppe delli detti caicchi, ovvero cocchi, che mai possono esser vedute, come mai da altri praticate che dal Re solo.
Le zie, le sorelle e li figliuoli del Re stanno nel medesimo Serraglio nelli loro appartamenti, servite regalmente, e vestite sontuosissimamente, e vivono in continui piaceri fra loro, fin che piace al Re di maritarle; nel qual caso escono dal detto Serraglio con una cassa, così si dice, che gli viene fatta dalla Maestà Sua, di vesti, ori e gioie per il valsente almeno di cinquecento mila sultanini, che sono zecchini, portando esse seco quello di più che sanno nascondere delle cose preziose che a loro sono state donate; sì che alle volte suol ascendere a gran somma, e le tiene comodo per tutto il tempo della loro vita. E se sono amate dalli Re, conducono seco quante schiave del Serraglio, cioè al numero di 15 o 20, con quelli Eunuchi che gli sono più cari, per il loro servizio.
Queste, nominate anco esse Sultane, ritengono in vita lo stipendio che avevano dentro, che è di mille e cinquecento aspri al giorno, intendendosi li aspri 120 il zecchino, facendo il medesimo le schiave e gli Eunuchi; anzi che della Porta e del Casnà regio gli viene fornita la casa e tutto per suo particolar servizio, di tutto quello che è necessario per lo vivere alla grande come Sultana, sì che vengono a star meglio fuori di quello facevano dentro; e se il Bassà marito non avesse Serraglio capace e nobile, ne gli viene dato uno dal Re, dei molti che ne ha, per conservare in quella riputazione che conviene alla grandezza loro. All'incontro il marito nel sposarla li fa contraddote, che si dice _chibino_, almeno di cinquecento mila sultanini, e presenti di vesti, gioie, e pennacchi, ed altri fornimenti necessarii per somma molto considerabile, essendo il vestire delle Sultane d'abito comune a tutte le altre, e come quello che portano gli uomini, nondimeno molto superbo e costoso; il che riesce di gran spesa alli mariti Bassà, con tutto che mai praticano con uomini ma molto con donne, e per lo più con quelle del medesimo Serraglio del Re, dal qual però uscite come, ho detto, non possono più entrarvi, se non con licenzia della Maestà Sua.
Queste Sultane mogli di Bassà sono padrone delli mariti, e gli comandano a suo piacere; portano sempre il cangiar, che è il pugnale gioiellato, in segno del predominio, e chiamano li loro mariti schiavi, facendoli del bene e del male secondo la soddisfazione che ne ricevono, e l'autorità che hanno con il Re; ed alle volte li repudiano per pigliarne un altro, ma ciò non farebbono mai senza licenza del Re, che sarìa con la rovina e morte loro.
Le altre donne alle quali non tocca in sorte d'esser favorite dal Re, vivono con le altre a tinello, lambiccando la sua gioventù in mali pensieri fra di loro; e venendo vecchie, servono per maestre e governatrici delle giovani che ogni giorno capitano nel Serraglio, reputando in così mala congiuntura gran ventura di essere per qualche accidente mandate fuori nel Serraglio vecchio; perchè di quel luogo possono esser mandate, secondo la benevolenza di quella governatrice, ed anco quello che si trovano di sparagnato ed avanzato delle paghe e presenti ricevuti, che può essere di qualche considerazione; perchè nel Serraglio sono sempre avvantaggiate dalle Sultane di molte cose che loro avanzano, oltra la paga corrente, che suol essere loro fatta dal Casnà del Re, di aspri cinque sino a quindici al giorno per le donne mezzane, e da tre sino a cinque per le basse, e questo per ognuna di loro. Le sono pagate di mesi tre in mesi tre, senza punto differire, come viene fatto ad esse Sultane, secondo l'assegnazione fattagli dal Re, da mille fino a mille e cinquecento aspri il giorno, avendo oltre di questa paga quante vesti vogliono, e gioie quante piace al Re donarli; ed esse donne di servitù ancor esse hanno due vesti di panno all'anno, una pezza di tela chiara per camicie di venti braccia, e da carnevale una vesta di seta per una, ed anco qualche altra cosa, secondo il gusto e la liberalità della Regina e del Re: il quale di questo tempo con le donne vuole allargar la mano, con donar alle Sultane vesti foderate di preziosissime pelli, e lavori di gioie di grandissimo valore, come puntali, pennacchi e orecchini, manini per le mani e per le gambe, e cose simili, di quali cose abbonda il Re, per li presenti che gli vengono fatti, indicibilmente. Vengono anco dette Sultane in tal giorno presentate dalli Bassà ed altre Sultane di fuori, che lo fanno per conservarsi con il mezzo loro in grazia del Re, di cose ricchissime e bellissime ed anco di danari, li quali gli riescono più cari delle altre suppellettili, perchè essendo avarissime, accumulano e spendono quietamente in altre cose che desiderano, ma particolarmente procurano conservarli per ogni accidente che gli potesse occorrere, in specie in occasione della morte del Re; perchè dalla Regina in poi, che resta nel Serraglio, madre del successore Principe, tutte le altre deplorate perdendo il titolo di Sultane, immediatamente sono mandate in Serraglio vecchio, lasciando le figlie e figliuoli, se ne hanno, nel Serraglio del Re, per custodirsi sotto il governo di altre donne a questo deputate. Ed in questo caso ritrovandosi con molta facoltà vengono facilmente maritate in persone grandi, o vero di mediocre condizione, secondo il loro avere e volontà della governatrice del Serraglio vecchio, con l'assenso però del Re, il quale per lo più vuol sapere oltra il soggetto che dote li fa, essendo costume che gli uomini fanno le doti alle mogli, al contrario in tutto che si usa fra i Cristiani; le quali doti conseguisce la moglie in caso che fosse repudiata dal marito senza suo consenso, e vedovando. Onde per ciò sovente occorre vedersi che la figliuola di un Re, Sultana, sia maritata in un Bassà, e che la madre di quella figlia sia moglie d'un soggetto disuguale di titolo e di ricchezza del genero, di che non si tiene conto alcuno.