Viaggio a Costantinopoli (1609-1621)

Part 3

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1621 Bellum magnum in tota Italia. 1622 Pastor non erit. 1623 Ira Dei super terram. 1624 A paucis cognoscetur Christus. 1625 Resurget magnus vir. 1626 Africa ardebit, et luna scaturiet sanguinem. 1628 Europa, Africa, Asia trepidabunt. 1629 Infideles Trinum et Unum Deum cognoscent. 1630 Extinguuntur lumina et erit unus pastor et unum ovile.

Il Gran Signore tiene due milioni e cinque centomila uomini continuamente pagati ed obbligati di andare alla guerra, compresi però li Bassà con tutte le loro corti.

Quando il Gran Signore va in persona alla guerra, sono obbligati andarvi tutti quelli che tirano paga, e molti altri ancora che non hanno paga, quali vanno per venturieri sopra la sua borsa.

_Titoli che si assume il Gran Turco._

Il Servo dei sacri luoghi di Mecca e Medina, Ombra di Dio in terra e Vicario del Profeta, Signore dei Sig.^{ri}, Dominatore del mondo, Rifugio dei Potentati, Augusto Donator di Corone dei Regni della terra, Custode dell'Oriente ed Occidente, Possessore dei paesi della Natolia, Soria, Babilonia, Caramania, Mesopotamia, Trabisonda, Armenia, Persia ed Arabia, dell'Egitto, della nobile Gerusalemme, di tutto il Dominio di Salomone, di Grecia, di Macedonia, Morea, Bossina, Moldavia, Valacchia e Bogdania, di Belgrado, Buda, Agria, Alba Reges, Strigonia e Canissa, Tripoli, Tunisi e Algeri, ricetti de' Guerrieri, e delle tre Sedie Imperiali, Brussia, Andrinopoli e Costantinopoli, Re dei Re ed Imperatore sublime, Sig.^r del Mar Negro e del Mar Bianco, del Caffà di Negroponte, Scio, Cipro, Rodi e d'altre isole, terre, città e castella, Padron della spada e del calamo, sempre vittorioso, Sultan Osman figlio di Sultan Acmat Imperatore.

_Titoli che si danno alla Sultana Regina._

All'onestissima regia Sultana, signoril gioiellata corona delle pudiche, la Sultana .......... che Dio guardi e feliciti.

_Adì xi Novembre 1620 in Costantinopoli._

Faccio noto come questo giorno fece l'entrata in questa città l'Ambasciatore del Re di Persia, con una superbissima pompa, ed incontrato da buon numero di Turchi, cioè tutta la milizia del Gran Signore.

Alli 15 d.^o il detto Ambasciatore andò a baciare le mani al Gran Signore, accompagnato dalla bellissima corte regia fino al regal palagio; il quale Ambasciatore era vestito superbissimamente, sì come anco tutta la sua corte; e presentò al Gran Signore le qui sottoscritte robe, e prima:

Quattro elefanti grandissimi, guarniti di superbi e ricchi tappeti, col castello sopra di loro.

Due tigri grandi come un asino, bellissime.

Un rinoceronte, il corpo grande come un bove, ma basso di gambe, senza pelo, di colore di bufalo, il mostaccio simile al bove, ma assai più lungo, sul naso un osso, o corno simile a un pane di zuccaro, le orecchie piccole, senza corni, la coda corta.

Una casselletta piena di gioie di gran valsente.

Una vesta di bellissimo e ricco drappo, foderata di bellissimi zibellini.

Una spada di damaschino tutta gioiellata di preziose gioie.

50 cammelli carichi di sete.

25 cammelli carichi di porcellane.

25 cammelli carichi di tappeti bellissimi.

Un bellissimo cavallo fornito di sella e brena, tutta gioiellata di superbe e ricche gioie.

_Ambasciatori di teste coronate, ed altri principi che sono di presente 1620 alla corte del Gran Turco, e quello che da Sua Maestà gli viene assegnato per cadauno d'essi per le loro spese di vitto, mentre risiedono alla Imperial Porta._

L'Ambasciatore dell'Imperatore tira al giorno di paga.....Zecchini 100 Ambasciatore del Re di Francia............................ » 40 Bailo per la Serenissima Signoria di Venezia nulla. L'Ambasciatore straordinario per la detta............... » 50 Ambasciatore del Re d'Inghilterra......................... » 40 Ambasciatore dei potentissimi stati di Fiandra............ » 40 Ambasciatore del Re di Polonia............................ » 60 Ambasciatore d'Ungaria.................................... » 40 Ambasciatore del Re di Boemia............................. » 40 Ambasciatore del Re di Slesia............................. » 40 Ambasciatore di Moravia................................... » 40 Ambasciatori delle Provincie d'Allemagna.................. » 40 Ambasciatore di Transilvania.............................. » 25 Ambasciatore di Ragusi.................................... » 25 Principe di Valacchia..................................... » 25 Principe di Moldavia...................................... » 25 Ambasciatore del Re di Persia............................. » 400 Ambasciatore del Re di Marocco............................ » 100 Ambasciatore di Mingrelia................................. » 10

Il Serraglio dove abita il Gran Turco con tutta la sua real famiglia di servizio, è posto in un sito mirabile, ed è posto in quella parte dove prima fu fabbricato Bisanzio, sopra una gran punta di continente che guarda alla bocca del mar Maggiore, in forma triangolare, bagnato da due parti dal mar Egeo, e dalla parte terza sta col resto dei cortili: e tutto è servato e circondato di muraglia altissima e molto ben fatta per diverse torrette che sono sopra di lei compartite. Circonda miglia tre italiane. Ha diverse porte, così da mar come da terra, fra quali una è la principale da terra, per la quale ogni giorno ognuno vi entra, e le altre stanno serrate, e si aprono a gusto e comodo del Re e dei ministri principali di detto Serraglio, secondo le ordinarie occorrenze, stando la notte tutte serrate. E la prima è maestra, che è come un corpo di guardia, grande e magnifica: sta il giorno guardata da una grossa compagnia di Capiggi, che a vicenda si danno la muta, e la notte viene custodita da altri Capiggi, che sono portieri, sotto il comando d'un Capiggi-Bassi, loro capo. Li quali Capiggi Bassi essendo al numero di sei per l'ordinario, hanno obbligo una notte per uno di dormire dentro il Serraglio per buona e sicura custodia d'esso. Appresso queste guardie si tiene la notte fuori di detta porta alcuni Gianizzerotti in una casetta di tavole mobili sopra ruote, li quali stanno vigilando ed osservanti di tutte le cose, per potere svegliare quelli di dentro e dar quelle notizie che portasse il bisogno. E intorno le mura di detto Serraglio, buon spazio distanti l'una dall'altra, vi sono le torrette nelle quali dormono diversi Agiamoglani, che vuol dire figliuoli esperti greggi, per guardia, e per veder che nè per mare nè per terra di notte alcuno si accosti; tenendosi particolarmente dalla parte di mare alcuni pezzi d'artiglieria disposti e caricati, per adoperar quando occorresse reprimere la trascuraggine e la temerità di qualche vascello che se gli accostasse.

In detto Serraglio vi sono le stanze regali, le quali sono molte ed appropriate alle stagioni dell'anno, la maggior parte nel piano, ed alcune fabbricate per sopra colli naturali, e diverse anco sopra il mare, nominate chioschi, che vuol dire stanze di bel vedere, dove si ritirano li Re lor soli, o vero con le donne per ricreazione; fra quali, la stanza dove si radunano gli Gran Signori sempre a dar udienza a tutti gli Ambasciatori, a tutti i Bassà li giorni del Divano pubblico, e per lo più a tutti quelli che si licenziano per andare alli carichi loro assegnati, e che ritornano da essi ancora. Questa è posta nel piano del cortile, in isola assai piccola, ordinata di fuori di alcune fontane, secondo il loro costume superbissime, e dentro ha un sofà, cioè soglio, coperto di ricchissimi tappeti d'oro, in particolare di velluto cremisino ricamato di perle ricchissime, sopra i quali si siedono i Re. Intorno poi alla stanza vi sono pietre biancheggiate con colori diversi a fogliami e così ben compartiti insieme, delle quali essendo incrostata la muraglia, fa una bellissima vista. Vi è anco una camera apparente, tutta coperta di lastre d'argento profilate d'oro e di seta, ricchissime e bellissime. Oltre alle dette stanze reali che sono molte e poste in diverse parti d'esso Serraglio, che servono solo alla persona reale, vi è l'appartamento delle donne nel quale abita la Regina Sultana e le Sultane, e tutte le altre donne e schiave del Gran Signore; il quale appartamento è come un monasterio amplissimo, in cui si ritrovano tutte le comoditadi di dormitorii e refettorii, di bagni e stanze, ed ogni altra sorta di fabbriche per necessità del vivere; e questi appartamenti reali hanno amplissimi giardini di fiori, di frutti, con strade bellissime di cipressi e con fontane in tanta abbondanza, che si può dire che quasi in tutte le strade l'abbiano, con gran vaghezza e comodità. Appresso vi sono stanze di abitazioni separate d'ogni sorta, le quali servono non solo per i ministri principali, e per li mezzani, e anco per gli infermi; e così ben ordinate e disposte, che non vi è alcuno che patisca di cosa veruna. Tra queste fabbriche sono due lavori molto riguardevoli, grandi e molto capaci, uno dei quali serve per tener il Casnà, cioè tesoro di dentro, e l'altro per la guardia della roba regia; queste sono due bellissime fabbriche, le quali sono stanze separate al piano ed in solaro, capacissime per molta comodità che tengono, e sono sicurissime per essere di muraglia grossissima, con poche finestre tutte ferriate, e con una sola porta per una, di ferro, fortissima; le quali stanno sempre serrate, e quella del Casnà regale sigillata col sigillo regio.

In detto Serraglio sono moschee per l'orazione, bagni, scuole, lambiccatori, stalle, cucine, dispense, luoghi da correre cavalli, piazze da lottare, da tirar d'archibugio, da far rappresentazioni, ed infine tutte quelle comodità che si possano desiderare.

Quello che rende superbo e grave detto Serraglio, non è bene a tacerlo, ed è l'ordine col quale è posto; e per primo l'ingresso d'un portone amplissimo e nobilissimo, con sotto porticali capacissimi d'una guardia di cinquanta uomini forniti con le sue armi, cioè archibugi, archi con freccie e scimitarre in buona quantità. Passata questa, nella quale i Bassà ed altri grandi e qualificati soggetti possono entrarvi a cavallo, si entra in una gran piazza o vero cortile d'un terzo, o quarto di miglio italiano di lunghezza, ed altrettanto di larghezza in circa, con un solo porticale a mano sinistra, fatto per starvi li cavalli e servitori al coperto in tempo di pioggia. In questo gran cortile all'entrare a mano dritta vi è l'ospitale, o vero infermeria, la qual serve a tutti del Serraglio, nel quale si trova ogni comodità necessaria: ed è custodito da un Eunuco, con diversi ministri tutti disposti per servire agli infermi. Ed all'incontro, che è a man sinistra, vi è un luogo grandissimo dove tengono legne, carri ed altre cose necessarie da mano, per servigio ed uso del Serraglio, sopra il quale vi è un gran salone dove si tengono riposte alcune armi antiche, come morioni, mani di maglia, giachi, archibugi e zagaglie, delle quali si servono per armare i Gianizzeri, la maestranza dell'arsenale, ed altre arti, per incontrare il Re e li Bassà generali, quando fanno l'entrata solenne nella città di Costantinopoli. Cavalcato che si è questo cortile, si smonta ad un'altra porta poco minore della prima, simile di fazione, e più ricca e più bella, con il sottoporticale che serve per il corpo di guardia, la quale medesimamente viene custodita da Capiggi e fornita d'arme, come si è detto. Per questa si entra ad un altro cortile poco minore del primo, ma molto più bello, per avere nobilissime fontane, per esservi strade compartite da altissimi cipressi, e per ritrovarvi alcuni quadri di parco, dove nascendo l'erba, pascolano diverse gazzelle che fruttano, e sono tenute per delizia. Questo cortile si cammina da tutti a piedi, fuori che dal Re solo, che a cavallo va a smontare fino alla terza porta. Dall'una e dall'altra parte d'esso vi sono porticali sostentati da bellissime colonne, fuori dei quali sogliono star in piedi li Ciaussi, le milizie dei Gianizzeri e Spahì in ordinanza, nobilissimamente vestiti, quando si fa Divano grande e pomposo per l'entrata d'alcun Ambasciatore, che passa per andare a baciar le vesti al Gran Signore.

In detto cortile alla destra vi sono tutte le cucine, le quali sono nove in numero, tutte separate e destinate alle loro dispense, e ministri, e che hanno da servire; la maggiore e la principale è quella del Re, la seconda quella della Regina, la terza delle Sultane, la quarta del Capi Agà, la quinta del Divano, la sesta delli Agalari che sono li favoriti del Re, la settima quella delle genti di basso servizio, l'ottava quella delle donne, e la nona quella delli ministri bassi del Divano, guardie, ed altri assistenti al ministerio d'esso.

Alla sinistra vi è la stalla del Re, di 25 in 30 cavalli bellissimi, dei quali si serve la Maestà Sua per li esercizii e giuochi che fa con li suoi favoriti dentro del Serraglio; e sopra d'essa vi è una mano di stanzie dove si conservano tutti li fornimenti da cavallo, li quali avendo io veduti, posso affermare che sono di straordinaria bellezza e ricchezza, perchè vi sono selle, briglie, pettorali e groppiere, rimesse di gioie d'ogni sorte, con tanta vaghezza ed artificio e in tanta quantità che rende stupore ad ognuno che le vede, perchè eccedono alla immaginazione. Contigue a detta stalla vi sono alcune fabbriche per servizio dei ministri del Divano pubblico, attaccato alle quali vi è il Casnà che si chiama tesoro di fuori, il quale quando è serrato sta sempre sigillato col sigillo del Bassà primo Visir; e nel medesimo cortile, quasi al paro del Divano, ma dentro ad esso, alla parte sinistra, vi è la porta della Regina, custodita e guardata da una mano di Eunuchi negri. Il fine di questo vago e delizioso cortile termina alla terza porta del Re per la quale si entra dentro nel Serraglio riservato alla sola persona imperiale, e schiavi che lo servono. Nè in questa porta può entrare alcuno senza volontà dell'Imperatore, parlando dei soggetti di condizione; ma altri da servizio, come medici e quelli che attendono alle dispense ed alle cucine possono entrare, con licenza del Capi Agà che è il maggiordomo maggiore, a cui è raccomandata la guardia d'essa; e sempre vi assiste, per avere vicine le sue stanze con li suoi Agà, Eunuchi come egli, e sono tutti bianchi. In modo che quando si rappresentano delle cose di queste porte di dentro, la maggior parte è per relazione, perchè non si può vedere o se si vede in alcuna minima parte, ciò segue in occasione che il Re si ritrovi assente, e si viene introdotto da qualche favorito per una delle porte del mare; il che riesce con molta difficoltà, per il rispetto nel quale vogliono che sia tenuta la persona reale, ed anco le sue stanze.

Ora, passata questa terza porta, la quale anco essa ha un bellissimo porticale, ma senza arme, subito, si può dire, si entra alla già detta stanza deputata alle pubbliche udienze delli Ambasciatori e Bassà; e si scopre, entrandovi, un altro bellissimo cortile sotto lastricato di finissimi marmi e lavorato a mosaico, con fontane e fabbriche da tutte le parti sontuosissime, perchè sono per lo più dove il Re abita per mangiare e per fare le sue ricreazioni.

Io, con l'occasione d'essere il Re ritornato fuori alla caccia, per la stretta amicizia che teneva con il Chiecaia, che è il maggiordomo del Bostangi Bassi, che vuol dire capo delli giardinieri dei Re, ebbi comodità d'entrare con la scorta di lui nel detto Serraglio per la porta del mare, e fui condotto a vedere diverse stanze ritirate del Re, diversi bagni ed altre cose molto deliziose e curiose, così per la ricchezza dei lavori a oro, come per l'abbondanza di fontane. In particolare vidi un appartamento di stanze d'estate posto sopra una collinetta, così ben inteso di sala e camere, e così vago per lo sito, che appariva essere luogo ed abitazione di Re; così grande era il Divano, cioè la sala, aperta dalla parte del levante, colline bellissime, che guardava sopra un laghetto di forma quadra, fatto artificiosamente da alcune fontane in numero di trenta, tirate e compartite sopra un corridore di pietra di marmo finissimo che circondava questo lago.

So che le fontane gettavano l'acqua da quel corridore nel lago, e l'acqua di esso si scolava poi con alcune seriole in alcuni giardini che rendevano il luogo deliziosissimo; per lo corridore potevano camminare due uomini al paro, e girandolo godere di quelle fontane che facevano un continuo e soave mormorio; e nel lago vi era un brigantino assai piccolo, nel quale mi fu detto che entrava spesso la Maestà Sua con buffoni e matti, per farsi vogare a ricreazione, e per far loro qualche burla di sballarli nell'acqua, come spessissimo, camminando con loro per lo corridore, gli faceva far tombole per traboccarli nel lago. Vidi anco da detto Divano per una finestra la stanza del letto di Sua Maestà, la quale era di grandezza ordinaria, aveva li muri alla usanza incrostata di pietre, cioè maioliche, che mostravano macchie di fiori di diversi colori che facevano bellissima vista. Sopra le porte vi erano portiere ordinarie di panno d'oro di Brussia, con fregi di velluto cremisino, ricamato d'oro con molte perle sopra. La lettiera era simile a una trabacca alla Romana, con le colonnette d'argento profilate d'oro; in luogo di pomelli aveva lioni di cristallo, e il fornimento era di panno d'oro e verde, pur di Brussia, senza sguazorone, in luogo del quale erano alcuni merli fatti di perle, che mostravano essere di gran valore e molto ben composti; li stramazzi erano poco più d'un palmo alti da terra, ed erano pur di broccato d'oro, come erano anco li cuscini, in suolo così di questa come delle altre stanze, con li suoi sofà, che sono li luoghi dove sta a sedere, alti da terra mezzo braccio incirca; tutti erano coperti di ricchissimi tappeti Persiani di seta e d'oro, e li stramazzi da sedere e cuscini da appoggiare erano di bellissimi broccati d'oro e seta. E in mezzo il Divano vi vidi pendente un fanò assai grande di forma rotonda, con li termini d'argento rimessi d'oro, di turchine, rubini e smeraldi, e gli intermedii erano di finissimo cristallo, che faceva una bellissima vista. Per le mani vi era un bacinetto piccolo con il suo ramino tutto d'oro massiccio, tempestato di turchine e rubini bellissimi che facevano una gran vista. Dentro al detto Divano vi era un luogo da tirare di freccia, dove vi vidi archi e freccie bellissime; e mi furono mostrate passate fatte con freccie dal forte braccio del Re, così grandi che mi diedero maraviglia.

La stanza nominata Divano pubblico, vi è un appartamento fatto già non molti anni sono; è un quadro di stanze da servizii, di passa otto incirca per ogni verso, con una retrostanza da servizi, ed un'altra stanza a canto posta a mano destra nell'entrare, divisa solamente dal Divano da termini che fanno entrar in essa; fuori poi dalla porta di esso vi sono due casette di tavole posticcie per abitazione dei ministri, oltre le altre poco discosto, disposte alla spedizione dei negozii.

In questo Divano, che è chiamato il pubblico, perchè pubblicamente ed indifferentemente ogni sorta di persone vi può concorrere a dimandare giustizia e spedizione delle grazie, liti e cause che hanno di qual si voglia sorte, si radducono quattro giorni della settimana (la quale finisce il venerdì, per esser quello il giorno della sua festività; e sono li giorni della sua riduzione il sabato, la domenica, il lunedì, il martedì) il primo Visir con tutti gli altri Bassà, li due Cadì Leschieri di Grecia e Natolia, che sono li capi delli Cadì di quelle due provincie; e li Cadì sono uomini professori della legge che per privilegio governano come Rettori in tutti i luoghi e città dell'Imperio; li tre Tefterdari, che sono come i questori Romani, e quelli che hanno cura di riscuotere le entrate regie, e che sborsano il danaro alle milizie ed altri stipendiati della Porta; il Reschisop, che è il Cancellier grande; il Nisangi, cioè quello che segna li comandamenti e le lettere con il segno regio, li secretarii di tutti li Bassà ed altri grandi con un numero di notari, assistendo sempre alla porta di detto Divano il Ciaus Bassi che è il capo delli messaggieri, per non dire comandadori, con buon numero di detti Ciaussi per obbedire alli ordini del Bassà; il quale Ciaus Bassi porta un bastone d'argento in mano; e gli altri per premio servono per lettere e per portare ambascerie per capitani, per guardiani, ed in fine per cose simili; e tutti si radducono all'alba.

Li Bassà tutti, entrati nella stanza del Divano, si siedono in faccia dell'introito sopra una banca attaccata al muro, un dopo l'altro, alla destra, come lato inferiore, del primo Visir; ed alla sinistra sopra la medesima banca siedono li due Cadì Leschieri, cioè prima quello della Grecia, come provincia più nobile e stimata, poi quello di Natolia; ed alla destra nell'entrare stanno pur a sedere li tre Tefterdari, li quali hanno dietro di loro nella stanza già detta tutti gli notari, li quali stanno a sedere in terra con carta e penna in mano, e sono pronti a scrivere quanto occorre e gli viene comandato; ed all'incontro d'essi Tefterdari, ch'è dall'altra parte della stanza, pur sopra una banca, vi sta il Nisangi con la penna in mano circondato da' suoi ministri, stando nel corpo e nel mezzo di detta stanza tutti quelli che pretendono udienza. Ridotti che sono, danno principio alla spedizione delli concorrenti pretensori, li quali tutti senza avvocato, usando di trattare le loro cause da per loro, fanno capo dal primo Visir, il quale, se vuole, può spedire il tutto, perchè tutti gli altri Bassà mai parlano ed aspettano di essere ricercati da lui, o di essere delegati giudici come spesso occorre; perchè il primo Visir, gustato che ha la sostanza della causa, per liberarsene, se è civile legale la rimette ai Cadì Leschieri, se è dei conti alli Tefterdari, se è di falsità, come sovente occorre, alli Nisangi, se è di negozio mercantile concernente difficoltà di probazione, a qualcheduno delli altri Bassà, liberandosi in questo modo se gli pare del carico che ci ha, di mano in mano, e riservando a se quello che gli pare di grave interesse fra nazioni forestiere, e che per qualche via gli potesse giovare. E in dar le spedizioni, si trattengono tutti fin a mezzogiorno, che viene l'ora di pranzo, nel qual tempo comparendo uno delli scalchi destinati a tal servizio, prende la parola del primo Visir di portar il cibo. Vengono immediatamente licenziati della stanza tutti li particolari, e restando libera la stanza, sono poste le mense in questo modo: innanzi al primo Visir sopra d'un scabello è posta una mezolera di rame stagnata, rotonda e grande come un fondo di botte, alla quale mangia esso primo Visir con uno o ver due delli altri Bassà, li quali mangiano tutti insieme; il medesimo alli Cadì Leschieri, alli Tefterdari ed alli Nisangi. Alcuni serventi pongono a tutti sopra li ginocchi un fazzoletto per preservarli le vesti, e li portano le vivande dopo aver empito all'intorno quelle mezolere di molto pane di varie sorte, ma tutto tenero e buono. Le vivande gli vengono portate ad una ad una e poste in mezzo di quella mezolera in un piatto da loro chiamato _tepsi_, capace e grande; e finita una, levano quella e gli ne portano un'altra, essendo il mangiare ordinario castrato, galline, colombini, oche, agnelli, pollastri, minestre di risi e legumi, acconcie in diverse maniere, qualche torta per postpasto, e così in breve tempo spediscono, mangiando dell'avanzo di queste tavole tutti gli altri ministri del Divano, ai quali anco di più viene dalle cucine somministrato quello di più che li potesse bisognare.