Viaggio a Costantinopoli (1609-1621)

Part 2

Chapter 23,595 wordsPublic domain

Alli 20 d.^o giovedì ci levassimo da d.^o luogo con gran freddo e neve: camminassimo il giorno e la notte. Alli 21, giorno di S. Tommaso, camminassimo per pianure e giungessimo li nostri carri che erano partiti due giorni avanti di noi da Jassi. Alli 22 seguitassimo il nostro cammino con detti carri, passassimo il fiume di Greggia qual era ghiacciato, e passassimo sopra il ghiaccio con li carri; la sera giungessimo a Steffaneste, villa grande di due mila case; vi è una gran chiesa fabbricata di pietra ma non è fornita; vi è in d.^a villa mille soldati mantenuti dal Principe per presidio e per riguardo dei Polacchi. Al 23 d.^o facessimo a mezzanotte partenza di d.^a villa: camminassimo con gran patimento di freddo. Alli 24 d.^o camminassimo sempre per campagne, nè trovassimo mai acqua nè legne per scaldarci e beverare li bovi, ma bene la terra tutta coperta di cavallette morte dal freddo, che pareva neve ghiacciata che fosse in terra; per le quali si era empito tutti li pozzi ed altri laghetti, che avevano fatto putrefare tutte le acque; e pensisi che dette cavallette fecero un notabilissimo danno la estate passata, che mangiarono tutti li raccolti che erano in erba; e dette cavallette erano grandi e lunghe mezzo palmo. Alli 25 d.^o, a mezzanotte del Santissimo Natale, ci levassimo con gran freddo, e a mezza mattina ci trovassimo a passare un fiume detto il Pruto, ma lo passassimo con molta difficoltà, rispetto che era molto grosso, come anco che era un grandissimo vento da maestro, che lo faceva molto ondeggiare, con cavalle, che rendeva assai timore; e vi stassimo tutto il giorno a passare. La notte stassimo malissimo di freddo, di neve e vento che tagliava la faccia e senza da far fuoco, senza vino nè altra cosa da mangiare. Camminassimo tutta la notte per poter giungere quanto prima a Cutino. In tutto questo viaggio mai siamo stati con li carri e cavalli e bovi al coperto, ma sempre alla campagna aperta. Alli 26 d.^o cessò il vento: passassimo certi monti cattivi la sera; a ore due di notte giungessimo a Cutino, ultima città del Principe di Bogdania, ma tutta bruciata e saccheggiata dai Polacchi. Vi è una bella fortezza su la ripa del fiume, la quale è in potere dei Polacchi, quali vi tengono un presidio per pegno di fiorini 100 m. al Principe.

Alli 30 d.^o domenica ci levassimo di detto luogo e passassimo d.^o fiume sopra del ghiaccio, e passato su la Podoglia, vi è una villa su la ripa di detto fiume, nominata Bragà. A mezzo giorno giungessimo a Camignizza, città senza muraglie, ma circondata attorno d'un fiume che lo fanno alzare quanto vogliono; e vi è anco attorno certi monti di sasso vivo, in modo che non vi si può salir se non per le porte ordinarie, le quali sono due, guardate da soldati. In detta città vi sono le chiese e case tutte di pietra, ma le strade molto fangose. Stassimo in d.^o luogo molti giorni, per riposare del gran patimento avuto, e per accomodar li carri ed altro.

Alli 24 Gennaio 1613 ci levassimo di d.^a Camignizza e la sera stassimo a una villa detta la Scala. Alli 26 d.^o a Sanuff, alli 27 d.^o domenica a Nastasuff, la sera a Coslù, alli 28 d.^o desinassimo a Sborù, alli 29 d.^o desinassimo a Ghelignano, la sera a Savannizza.

Alli 30 d.^o martedì giungessimo a Leopoli, città e fine del nostro viaggio, e qui stassimo per espedire le nostre mercanzie sicome segue. La città non è bella, le case tutte coperte d'asse; è abbondantissima di carne, di pollami, e pesci di laghi: si beve cervogia, per esser il vino molto caro; le donne attendono alle botteghe e fanno loro tutti li negozii; si usa il baciare le donne per le strade e nelle case, con gran domestichezza e famigliarità. La città è mercantile, per esser vicina alla città di Iublino ed altre città grosse di negozio. E qui finissimo di contrattare tutti li nostri effetti e mettessimo all'ordine il ritratto per ritornelo a Costantinopoli, sì come facessimo.

Alli 24 Aprile 1613 facessimo levata di Leopoli per ritornare a Costantinopoli con li ritratti di nostre mercanzie, parte in contanti e parte botti di coltelli. La sera stassimo lontano da Leopoli tre leghe in casa d'un amico; alli 25 seguitassimo a cammino; la sera a Ptevisano, villa grande dell'illus.^{mo} S.^{re} Adam Signaschi Palatino della Corona, il qual Signore mi presentò un paio di cavalli da carrozza; vi stassimo tutto il dì 26, per alcuni negozii che aveva con d.^o S.^r Palatino. Alli 27 d.^o ci levassimo, facessimo leghe quattro; alli 28 facessimo leghe sette; alli 29 d.^o andassimo avanti una lega, e scontrassimo uno a cavallo, il quale ci disse che in un boschetto che dovevamo passare vi erano alquanti furfanti, che facevano del male alli viandanti; e da lì a poco trovassimo uno a cavallo che era stato svaligiato, e piangeva della perdita del suo carro e robe, ma anco per le bastonate avute; così noi, per esser soli tre, ci ritirassimo a Probona villa, per aspettar altri mercanti che avevano a venire, per andar ancor loro a Camignizza, dove si faceva la raccolta della carovana; e ci risolvessimo pigliare otto uomini con arme, quali ci accompagnarono sino alla Scala. Alli 30 giungessimo a Camignizza, ed ivi si fece tutta la raccolta dei carri della carovana per andare a Costantinopoli.

Al 4 Maggio facessimo levata da Camignizza con n.^o 60 carri grandi, tutti da 6 cavalli per carro, carichi di diverse mercanzie, cioè zibellini, lupi cervieri, conigli ed altri pellami, cremisi, coltelli e molte altre robe, tutte per condurre a Costantinopoli: che N. S. ci dia buon viaggio e ci guardi da assassini. Alli 5 passassimo il fiume di Cutino, alli 6 passassimo il fiume Pruto, alli 7 d.^o stassimo a Steffaneste villa grande, alli 8 camminassimo avanti, alli 9 giungessimo in Jassi città del Principe di Bogdania, alli 11 d.^o ci levassimo, alli 12 camminassimo, alli 13 passassimo per Barladi città, e avessimo una grandissima pioggia con venti, tuoni e tempesta; alli 14 camminassimo; alli 15 giungessimo in Galazzo città, e ivi discaricassimo le robe per metterle nelle barche per passare il Danubio. Alli 16 passassimo il Danubio, ed era il giorno della Assensa; alli 17 fossimo a Mecino, ed aggiustassimo li dazieri per la gabella dei Turchi, e vi stassimo sino alli 22 d.^o; facessimo levata la sera a Provadia.

Alli 23 entrassimo nel gran bosco di Balcano, dove avessimo un passo molto pericoloso, che li carri non potevano passare fra un dirupo grande: nel qual luogo si ribaltò un dei nostri carri nel quale vi era trenta sacchi di reali di n.^o 500 per sacco, zibellini e altre robe; e recuperassimo ogni cosa senza perdere niente, perchè il carro fu trattenuto dalli arbori che non dirupò in fondo; e fessimo presto a tirar via li cavalli, e accomodassimo ogni cosa, e seguitassimo nostro cammino. Alli 24 passassimo per Aidos città; alli 30 passassimo per Silivrea; il primo Giugno a Costantinopoli; ed ivi si diede spedizione a tutte le merci, e tornassimo a caricare un'altra volta la carovana per ritornare in Polonia.

Alli 21 Giugno mi partii da Costantinopoli; alli 27 Luglio giunsi in Leopoli; alli 13 Agosto mi partii da Leopoli, alli 15 giunsi in Ieroslavia città, e fiera grandissima ci avea; alli 29 mi partii di Ieroslavia, al p.^{mo} Settembre giunsi in Cracovia città reggia del Re di Polonia, alli 13 mi levai, alli 26 giunsi in Praga città metropoli dell'Imperatore, alli 29 mi partii, alli 4 Ottobre giunsi a Norimbergo, alli 8 mi levai, alli 10 giunsi in Amo, alli 12 giunsi a Lindo, alli 14 a Coira gran città dei Grigioni, alli 15 e 16 passai per monti altissimi con gran neve; la sera a Chiavenna; alli 17 d.^o giunsi a Ceva prima città d'Italia, stato di Milano, la notte passai il lago di Como, alli 18 fui a Como, alli 19 a Milano, alli 22 a Lodi, alli 23 a Piacenza, la sera a Borgo s. Donnino, alli 24 desinai a Parma, la sera a Reggio, alli 25 desinai a Modena, la sera a Bologna.

Alli 20 Aprile 1614 mi partii da Bologna, andai a Venezia, mi imbarcai sopra d'un galeone per Costantinopoli; alli 30 Giugno giunsi in detto luogo di Costantinopoli, nel qual luogo mi fermai sette anni.

1621

Viaggio fatto da Costantinopoli a Venezia per via di terra. Alli 14 Maggio mi partii di detto luogo, alli 20 Luglio giunsi a Venezia, il primo Agosto a Bologna.

Il Servo degli onoratissimi luoghi della Mecca e Medina, Sig.^r delli SS.^{ri} del Mondo, Possessore dei paesi dell'Arabia, Persia, Grecia, Iram, Turam, Polonia, Svezia, Valacchia, e Bogdania, Padron della spada e della penna, Sig.^r il Sig.^r Osman, al presente Re ed Imperatore della Musulmana Fede, a cui l'Eccelso Iddio sia favorevole.

Si narra dei Beglerbei cioè Duchi, dei Sangiacchi cioè Rettori, delli Alai Bei che son capi delle ordinanze, dei Mutaffaragà cioè lancie spezzate, dei Contimari ch'è feudatarij, dei Chiaussi, dei Dottori, Moggini, dei S.^{ri} della staffa, dei giovani che sono nei Serragli, delli Spahì cioè cavalli leggieri, dei Capiggi cioè portinai, dei Gianizzeri cioè pedoni, dei Zamoglani cioè giovani inesperti, dei bombardieri, degli armariuoli, dei Savazi cioè quelli che insellano i cavalli, della cucina regia, degli Spezieri cioè di quelli che fanno i canditi, delli Chilarzi cioè dispensieri della milizia, dei Mechtemi cioè quelli che distendono i padiglioni, dei Casnadari cioè tesorieri, dei sartori, dei marangoni, dei pittori, degli orefici, dei frizzeri ed altri salariati del Re.

_Dei giovani che sono nel Serraglio._

Nella camera maggiore, cioè Chasodà, vi sono giovani.. N.^o 300 Nella camera Chasnà cioè camera del Tesoro » 170 Nella seconda camera maggiore » 300 In quella delli Doganzi cioè falconieri » 500 Nella camera minore ..................................... » 220 In quella delli Baltazi cioè ragazzi ................... » 370 I Mutaffaragà dell'Eccelsa Porta sono ................... » 400 I Chiaussi dell'Eccelsa Porta sono ....................... » 2070 I Capiggi dell'Eccelsa Porta sono ........................ » 2170

_Delle squadre delli Spaì._

1.^a Primo si chiama Spaì Oglani, e porta bandiera rossa. 2.^a Sillichtari gialla. 3.^a Il destro Buluch bianca. 4.^a Il sinistro Buluch bianca e gialla. 5.^a Garibani destro, verde. 6.^a Garibani sinistro, verde e bianca.

Gianizzeri ............... N.^o 43000 Zamoglani ............... » 17000 Bombardieri .............. » 6000 Zebezi cioè armaiuoli .... » 5000 Sarazi cioè stallieri .... » 500 Zadir Mechteri, cioè quelli che scopano ............ » 200 Zenegifi, cioè scalchi ... » 140 Dispensieri molti. Candittieri, cioè chi fa canditi ................ » 100 Medici Turchi ............ » 40 Medici Ebrei ............. » 30 Tesorieri ................ » 180 Sartori .................. » 220 Marangoni ................ » 200 Pittori .................. » 30 Orefici .................. » 70 Frezzeri ................. » 17 Stallieri cioè che fanno staffe ................. » 70

_Beglerati, o Ducati, che sono in Asia e nella Natolia._

Quelli della Grecia Iemen Adina Grecia Cairo Cipro Buda Cabessia Caramania Bossina Babilonia Sernauza Temisvar Damasco Canz Agria Tripoli Gienze Canizza Balsera Adil Zuas Silistra Sachsà Tauris Diarbechin Trabisonda Arzirum Caffa Riccà Elrinzan Seresul Isirab Cara Amit Natolia Iildir Servan Aleppo

Nelli sopraddetti Beglerati sono 500 Sangiacchi, ed altrettanti Capi di ordinanze.

_Della precedenza dall'uno all'altro._

Primo si senterà l'Alfier maggiore. Secondo il Capo delli Capiggi Bassi. Terzo poi tutti. Quarto il Cavallerizzo maggiore. Quinto il Cavallerizzo minore. Sesto il Capighilarchiaiassi. Settimo il Capo Scalco.

_Il Secher Emini, o Emin._

Questo è obbligato di sovrastare a tutte le fabbriche del serraglio, di provvedere anco a certi bisogni della città, come il far conciar strade, condur acque, conciar le mura della città, e far altre fabbriche necessarie alla città. Emin della cucina. Emin delle biade per cavalli.

_Dell'ordine dei Rettori della legge, dei Visiri, Giudici ed altri S.^{ri} dell'Imperio._

Se per caso il Mufftì col Visir grande si trovassero insieme in un luogo, l'uno non precederà all'altro, ma si senteranno egualmente, cioè il Mufftì in un canto, ed il Visir in un altro.

Sotto il Mufftì si senterà il Cadì Leschier della Grecia, e dopo quello della Natolia, e sotto questi diversi altri Cadì; e dopo questi, i Lettori delle Moschee principali e regie, che sono settecento.

_Ordine dei Capi Principali della milizia dei Gianizzeri dal primo sino all'ultimo._

Il primo è l'Agà dei Gianizzeri.

2.^o Il Chiaia Bei serve per luogotenente.

3.^o Il Sceimen Bassi, cioè il capo di quelli che hanno cura dei cani del Re.

4.^o Il Saganzi Bassi, cioè il capo dei bracchieri.

5.^o Il Duganzi Bassi cioè il capo dei levrieri.

6.^o L'Agà di Costantinopoli, e questo è capo delli Zamoglani.

7.^o Il Musur Bassi o Agà, e questo è come commesso della milizia dei Gianizzeri, che sta appresso il Bassà grande, mentre che dà udienza, così nell'imperial Divan come in casa sua, acciocchè in occorrenza che alcun querelasse alcun Gianizzero, esso sia pronto di far eseguire la Giustizia ai capi; e se all'incontro anco per qualche negozio occorresse alcun Gianizzero, di farlo venire.

8.^o Il Chiaus Bassi, col Chiaus mezzano, e il Chiaus minore; questi tre sono obbligati di far intendere a tutte le camere dei Gianizzeri quello che devono fare, cioè l'andar al Divano, quando che di fuori venissero le loro vettovaglie, legne, ed altre cose, per andar a levarle, e far altre cose simili.

9.^o Il Sansongi Bassi, cioè il capo di quelli che hanno cura dei cani corsi del Re.

10.^o Il capo dei Mastri che tengono le scuole per insegnar a tirar d'arco.

11.^o Il capo dei balestrieri.

12.^o I Hugiu Bassi: questi sono una compagnia, che quando si fa levata, apparecchiano quelle scope che l'Agà suol tener avanti il suo padiglione, e passano avanti, e le tornano ad impiantare nell'altro alloggiamento.

13.^o Il Jedechzi Bassi, cioè il capo di coloro che menano i cavalli di rispetto dell'Agà.

14.^o Dopo, i Jaia Bassi, cioè i capi dei pedoni, e sono centurioni dei Gianizzeri.

15.^o I Solachi: questi vanno avanti al Re con una certa scopa in testa, e con le camicie fuori delle braghesse; ed in occasione che il Re vada alla guerra, questi sono per guardia intorno al suo padiglione. Seguono poi i Gianizzeri, e Zamoglani: a questi succedono gli scrivani delli Gianizzeri, lo scrivano dell'Agà e lo scrivano del Chiecaia.

_Dei Tefterdari, cioè Camerlenghi._

Un Tefterdar maggiore. Un minore. Uno di Natolia. Uno della Grecia. Uno del Cairo. Il Nascinzi Bassi. Uno di Aleppo. Uno di Damasco. Uno di Caramania. Uno di Caffa. Il Cancelliero maggiore e Tefter Emin, custode di tutti i libri.

_Dei scrivani che servono nell'imperial Divano._

Il Prusmanegi grande, cioè il giornalista maggiore ed il minore. Il Basmuchasebeggi, cioè il ragionato maggiore. Il Teschereggi grande, cioè il notaio degli ordini del Bassà in esecuzione delle suppliche fattegli. Il Basmuchatazi, cioè il capo di quelli che tengono il conto degli appalti. Il Muchatazi di Natolia. Il Muchatazi, cioè il scontro della cavalleria. Un simile della fanteria. Il Muchataggi dell'appalto di Costantinopoli. Il Muchataggi del carazo. Il Muchataggi della Mecca e Medina. Brussia } Natolia } Minere } Pecore } Entrate } Teschiereggi Valona } Negroponte } Adin } Sarcan } Il Meucufeuggi: questo è uno scrivano che tira in resto tutti i debitori. Il Teschiereggi minore. Il Teschiereggi delle fortezze minori. Il Teczifatzi, cioè colui che tiene conto delli presenti che si portano, e delle vesti che si danno via. Il Teschiereggi, cioè colui che mette la data alle scritture. Il Teslimateggi, cioè colui che fa le ricevute a chi porta danari, o altro. Il Teschiereggi, cioè il scrivano che tiene conto particolare delle presentazioni dei danari. Gli scrivani con li sotto-scrivani del Divano sono in circa.. N. 300 I Cancellieri di signoria................................... » 80

_Del danaro dei tributi, delle tanse e delli traffichi, che si cavano dagli infrascritti paesi._

Dal Cairo...................Zecchini 600000 Tripoli..................... » 50000 Damasco..................... » 60000 Di Arbeca................... » 11000 Aleppo...................... » 50000 Cipro....................... » 50000 Adino Sarcan................ » 83000 Arzirum..................... » 105000 Babilonia................... » 105000 ------- Zecchini 1213000

Nelli paesi di Natolia vi sono 390000 case che pagano le tanse, zecchini tre per casa importa...................Zecc. 1170000 Dalli paesi suddetti di Natolia si cava di carazo per ogni anno.............................................. » 450000 Dalli paesi suddetti di Natolia si cava di berratico ogni anno................................................... » 836000 Nelli paesi della Grecia sono 150000 case che pagano zecchini tre per casa di tansa......................... » 450000 Nelli paesi suddetti di Grecia si riscuote di carazo ogni anno................................................... » 150000

Insomma tutto il danaro che si cava da queste due provincie e da tutti i paesi dei Musulmani, passa più di sei milioni di some d'aspri, e poco manco vien distribuito.

_Delli presidii che tengono per custodia delle fortezze che sono alli confini._

In Babilonia Sultan Soliman Chan vi ha posto per custodia schiavi................................................ N. 12000 In Arbeca vi sono spade.................................. » 9000 In Cairo vi sono schiavi................................. » 12000 In Arzirum vi sono schiavi............................... » 8000 Nelle parti della Grecia, in Dobriza, sono per l'occasione della guerra deputati guastatori........................ » 90000

Ed insomma fra le parti di Natolia e Grecia vi sono quattrocento mila persone di esercito obbligato di andare alla guerra di Sua Maestà Imperiale, e cento e diecimila sono gli schiavi stipendiati.

_Dell'origine della Casa Ottomana._

1. Ordoghios Chan fu il primo della Casa Ottomana. 2. Osman Chan suo figliuolo. 3. Emir Orchan suo figliuolo. 4. Sultan Murat Chan. 5. Sultan Baiazit Chan. 6. Sultan Memet Chan. 7. Sultan Murat secondo. 8. Sultan Memet secondo, che prese Costantinopoli. 9. Sultan Baiazit secondo. 10. Sultan Selim, primo di questo nome. 11. Sultan Soliman Chan. 12. Sultan Selim Chan, secondo di questo nome. 13. Sultan Murat, terzo di questo nome. 14. Sultan Memet, terzo di questo nome. 15. Sultan Acmat Chan. 16. Sultan Mustafà, fratello di Sultan Acmat, regnò mesi 3 giorni 9, e poi rinunciò l'imperio. 17. Sultan Osman, figliuolo di Sultan Acmat, imperatore l'anno 1620, qual fu ammazzato dalli Gianizzeri.

_Dell'ordine nel baciar la mano di Sua Maestà nel giorno del Bairano quando esce fuori e si senta nella sedia imperiale._

Prima gli bacierà la mano il figliuolo del Re Tartaro, poi il Muftì con varii altri dottori e legisti; ai quali succedono i Visiri, diversi Beglerbei, li Tefterdari, il Nisangi, il Cancellier grande, e per ultimo viene ad essere il Gianizzero Agà, ed altri capi principali della milizia; e finito che avranno di baciar la mano questi, il Re si leva e va dentro e mutato di abito torna fuori e va alla moschea.

Mentre li soprascritti ed altri baciano la mano, è ordinario che il Re si leva in piedi.

_Dell'entrate di Costantinopoli._

Gli Visiri grandi hanno di entrata dodici some di aspri all'anno, ed il Nissangi ha cento cinquanta mila aspri.

_Dieci Serragli di Sua Maestà Imperiale._

Prima nel Serraglio sono più di 300 Baltaggi, e questi sono quelli che fanno tutti li servizii nel Serraglio, come lo scopare, tappezzare ed altri servizii simili; ed hanno di paga aspri 4 al giorno.

Nel Serraglio di Galata sono settecento e venti giovani, ed hanno di paga aspri 5 al giorno, ed anco _in annum_ le loro vesti.

Nel Serraglio di Andrinopoli e in quello di Ibraim Bassà quanti siano non si sa il numero, ma hanno di paga aspri 5 il giorno.

_Titoli che il Re dà alli suoi Visiri nel Serraglio._

All'onorato ed ecc.^{te} Visir regolatamente intelligentissimo mediatore in tutte le cose del mondo, prudentissimo definitore delli negozii degli uomini, che il Sig.^r Dio per sua divina grazia faccia forte nella sua grandezza, mio Visir il ............. che il S.^r Dio conservi nella sua grandezza.

_Alli Cadì principali._

Al più glorioso tra li giudici della musulmana fede, l'ecc.^{te} arbitro e difensore dell'unità divina, miniera di eloquenza e di sapienza, erede della scienza delli Profeti, instrumento della ragione dei popoli, partecipe della divina grazia ............ Cadì, che accresca in maggior dottrina.

_Alli Beglerbei._

Al Sig.^{re} delli SS.^{ri} onorati, grande, diligente ed ecc.^{te} Sig.^r di onorevolezza e di dignità e pompa e di altezza il ................. che per la grazia dell'Altiss.^{mo} Iddio è Berglerbei di .......... cui prosperità sia sempre.

_Titolo che si dà al segno imperiale._

Segno imperiale, nobile, sublime, singulare ed esquisito, dimostratore di prosperità, adornatore ed acquistatore del mondo, il quale per grazia e per favor divino corre e viene eseguito.

_Titolo che si dà ad un Principe Cristiano._

Al più glorioso tra li SS.^{ri} grandi nella nazione Cristiana, eletto tra li sublimi ed ecc.^{te} nella religione del Messia, moderatore delli negozii di tutte le nazioni Nazarene, possessore del manto della pompa e della riputazione, Sig.^{re} che guida alla gloria, e grande tra li Principi Cristiani, il cui fine termini in bene.

_Divisione delli monasteri e parocchie della Cristianità, e di sua possibilità._

Li monasteri dei frati berettini sono trenta seimila, ed altrettanti di S.^{to} Agostino, cioè Eremitani, Dominichini, Carmelitani, Monaci e tutti quelli che sono sotto la regola di S.^{to} Agostino.

Abbadie e monasteri di monache sono venti settemila, che in tutto fanno cento e quaranta quattromila monasteri in tutta la Cristianità.

In tutta la Cristianità sono parocchie dugento e ottanta ottomila; mettendo un uomo per parocchia, farebbero dugento e ottanta ottomila persone da guerra.

Se ogni monasterio pagasse soldi 15 alla settimana, sarà in un anno zecchini 936000; novecento e trenta seimila.

Le parocchie sono dugento e ottanta ottomila; a s. 52 all'anno per parrocchia fanno in tutto 14976000; sono la somma delli monasteri, fa s. 15912000.

A s. 3 per testa si può assoldare all'anno quattrocento e quaranta quattromila soldati da far guerra a tutto il mondo.

_Profezia mandata dal Nuncio di N.^{ro} Sig.^{re} residente in Francia, all'Ill.^{mo} e Rev.^{mo} Cardinal Borghese, la quale è stata ritrovata nel rinnovare certe fondamenta di un palazzo, in una cassetta di marmo finissimo, in lingua ebraica, nella chiesa di S. Dionisio, fuori di Parigi._