Viaggi di Gulliver nelle lontane regioni

Part 24

Chapter 243,209 wordsPublic domain

— «Il sistema di vivere che vi siete fabbricato è irragionevole ed ingiusto, perchè suppone una perpetuità di giovinezza, di salute e di vigore che nessun uomo, per quanto sia stravagante ne' suoi desiderii, può sperare di possedere[49]. Qui la quistione non è se un uomo si sceglierebbe di esser sempre nella primavera della gioventù, rallegrata da una costante salute e prosperità. Si tratta se s'augurerebbe la perpetuità della vita insieme con tutti i soliti guai che gli anni si portano seco. Benchè pochi uomini di giudizio volessero confessare di augurarsi una vita immortale a tal costo, pure ho veduto a Balnibarbi e al Giappone che ciascun uomo avrebbe voluta l'ora della sua morte il più possibile lontana, fosse pure indefinito al di là d'ogni immaginabile l'arrivo di tale ora; e rare volte ho udito parlare d'uomini che morissero volentieri, se non li premeva l'estremità dell'accoramento o degli spasimi fisici. Mi appello a voi se in tutti i paesi da voi percorsi non avete trovato negli uomini le stesse disposizioni d'animo.

— «Ma bisogna venir qui per vedere qualche cosa di diverso. I nostri struldbrug fanno d'ordinario tutte le cose loro come gli altri mortali sino ai trent'anni. Dopo tale età cominciano a mostrarsi malinconici e costernati, e questa malinconia e questa costernazione vanno sempre aumentandosi in loro sino agli ottant'anni. Sono cose che so dalla stessa loro confessione; altrimenti non ve n'essendo più di due o tre della loro specie nati in un secolo, sarebbero troppo pochi per dedurre ciò da un'osservazione generale. Giunti agli ottant'anni, che fra noi è giudicata l'estrema decrepitezza di un mortale, son presi non solo da tutte le stranezze e da tutte le infermità degli altri vecchi, ma da quelle in oltre che procedono dalla spaventosa prospettiva di non morir più. Non solamente sono caparbi, dispettosi, fantastici, sordidi, frivoli, ciarlieri; ma incapaci d'amicizia, morti ad ogni naturale affezione, che non discende mai più in giù de' loro pronipoti. L'invidia e i desiderii impotenti sono le loro passioni predominanti. Gli oggetti cui soprattutto è volta la loro invidia sono gli stravizzi dei giovani e le morti de' vecchi. Pensando ai primi, arrabbiano per l'impossibilità in cui sono di farne; quanto alla seconda di queste cose, invidiano a chi muore un porto di quiete ch'essi non possono sperare giammai. Non si ricordano d'altre cose, fuor quelle che impararono ed osservarono in loro gioventù e nell'età virile, e delle seconde anche imperfettamente; onde, quanto alla veracità ed ai particolari delle antiche storie, gli abbiamo con maggiore sicurezza dalle comuni tradizioni che dalle migliori loro rimembranze. I men grami di loro par sieno quelli che, rimbambiti prima degli altri, hanno perduta la memoria del tutto; almeno trovano chi, mossone a compassione, loro presta assistenza, perchè se non altro, mancano di molte pessime qualità che abbondano ne' loro colleghi.

— «Se accade che uno struldbrug si ammogli con una donna della sua razza, cioè immortale, la carità del governo scioglie il matrimonio quando il più giovine de' due coniugi è arrivato agli ottant'anni; perchè la legge estima una ragionevole indulgenza il non gravare d'una doppia miseria, qual è il peso di una moglie, il povero diavolo condannato a star sempre al mondo.

— «Appena hanno compiuti gli ottant'anni, vengono considerati siccome morti legalmente; gli eredi immediati dell'ottuagenario succedono ne' suoi possedimenti; vien sol prelevata una piccola porzione pel suo sostentamento; que' soli che non hanno nulla vengono mantenuti a spese del pubblico erario. Da quel momento sono avuti per inabili a qualsivoglia impiego di confidenza o di lucro; non possono comprare poderi nè condurne in affitto; non vengono ammessi per testimoni validi in un processo; nemmeno ove si trattasse di determinare antichi confini.

— «A novant'anni perdono tutti i denti ed i capelli; a quella età il palato non serve più a nessun uso; mangiano e bevono qualunque cibo o bevanda possano procacciarsi senza gustarla nè appetirla. Le malattie, alle quali erano soggetti, continuano d'allora in poi senza crescere nè diminuire. Parlando dimenticano le comuni denominazioni delle cose ed i nomi delle persone, fin de' loro più prossimi congiunti ed amici. Per lo stesso motivo non possono ritrarre veruna sorta di passatempo dal leggere, perchè la memoria non serve loro a connettere le ultime parole di una frase con quelle che la principiano, per lo che sono privi della ricreazione che potrebb'essere l'unica adatta per loro.

— «Siccome il linguaggio del paese soggiace a continue variazioni, lo struldbrug d'un secolo non intende l'idioma del secolo successivo, nè dopo due secoli son più capaci di tenere alcuna sorta di conversazione (eccetto poche generali parole) coi loro vicini mortali, donde deriva loro l'altro svantaggio di essere stranieri nel proprio paese in mezzo ai loro concittadini».

Tal fu, per quauto posso ricordarmi, la descrizione che mi venne fatta di questi struldbrug. Ne vidi in appresso cinque o sei di differenti età, che da alcuni amici mi vennero in più volte fatti conoscere, ed il più giovine de' quali aveva due secoli. Ma per quanto venisse detto a costoro ch'io era un gran viaggiatore, e ch'io avea fatto l'intero giro del mondo, non venne loro la menoma volontà d'interrogarmi; unicamente mi chiesero di dar loro uno slumskludash, che vuol dire un piccolo contrassegno di ricordanza; modesta via di domandar la limosina, la qual cosa è ad essi proibita espressamente dalla legge, essendo eglino mantenuti, benchè per dir vero magrissimamente, a spese del pubblico.

Sono disprezzati ed avuti in abborrimento da ogni classe di popolo. La loro nascita è considerata, come un avvenimento di mal augurio ricordato con molta particolarità; onde voi potete conoscere l'età d'uno struldbrug consultando il pubblico archivio, che per altro non risale al di là di mill'anni, perchè precedentemente fu distrutto in forza del tempo o delle calamità del paese. Ma l'usuale metodo di computare l'età degli struldburg è chieder loro i nomi dei re o de' grandi personaggi di cui possono ricordarsi e di consultare indi la storia; perchè infallibilmente l'ultimo principe rimasto nella loro mente non avrà principiato a regnare dopo il loro ottantesimo anno.

Offrivano essi la più schifosa vista che immaginare si possa, e le donne erano anche più orribili degli uomini. Oltre all'usuale deformità della decrepitezza, acquistavano per soprappiù una sembianza di spettri, che cresceva, a proporzione de' loro anni in un modo di cui non s'ha idea; in una mezza dozzina d'essi, io discerneva i più vecchi, benchè non vi fosse fra loro la differenza all'incirca di uno o due secoli.

Il leggitore non penerà a credere che da quanto udii e vidi il mio ardente desiderio della perpetuità della vita fu mitigato d'assai. Arrossii non so dir quanto delle rosee visioni ch'io m'era formate, e pensai che niun tiranno potrebbe inventare un supplizio sì atroce, al quale non mi sottomettessi di buon grado per evitare un tal genere d'immortalità. Saputosi dal re quanto era accaduto fra me ed i miei amici, mi diede con grazia la mia porzione di baia, e m'augurò ch'io potessi trasportare in patria una coppia di struldbrug per munire i miei concittadini contro alla paura della morte[50]; ma ciò, a quanto sembra, è proibito dalle leggi fondamentali di quel reame, altrimenti mi sarebbe piaciuto grandemente l'assumermi l'incomodo e le spese di un simile trasporto.

Mi trovai nella necessità di convenire che le leggi di quel regno concernenti gli struldbrug erano fondate su fortissime ragioni e tali che qualunque paese, posto in parità di circostanze, si vedrebbe costretto adottarle. Altrimenti, l'avarizia essendo una ordinaria inevitabile conseguenza degli anni, quegl'immortali diverrebbero col tempo i proprietarii dell'intera contrada e de' suoi abitanti, e, usurpata la sovrana podestà, ed inabili ad amministrare, manderebbero in rovina il paese.

CAPITOLO XI.

L'autore parte da Luggnagg e fa vela per il Giappone. — Di lì s'imbarca a bordo d'un bastimento olandese, arriva ad Amsterdam e d'Amsterdam in Inghilterra.

Io voglio sperare che i pochi cenni da me dati intorno agli _struldbrug_ non sieno dispiaciuti al lettore trattandosi di cosa che si toglie alquanto, mi pare, dall'ordinario; certo non mi ricordo averla letta in alcun altro libro di viaggi cadutomi per le mani. Se mai ne avessero parlato altri, sarò sempre scusato agli occhi di chi pensi che, se due viaggiatori s'abbattono a descrivere entrambi uno stesso paese, è indispensabile che, non potendo la verità essere in due maniere, il secondo ripeta la cosa detta dal primo, nè per questo gli si può apporre la taccia di plagiario.

Veramente vi è un continuo commercio fra il regno di Luggnagg e l'impero del Giappone, e non è fuor del probabile che gli autori giapponesi abbiano fatta qualche menzione degli _struldbrug_; ma il mio soggiorno al Giappone fu sì breve, e la lingua dei Giapponesi mi è tanto estranea, che non mi trovai in istato di far veruna indagine su questo punto. Spero che gli Olandesi, dietro il cenno che ora ne ho pubblicato, faranno ulteriori ricerche e suppliranno a quanto io non ho potuto dire.

Sua maestà luggnaggense, dopo avermi ripetutamente stimolato ad accettare un qualche impiego alla sua corte, e vedutomi assolutamente determinato di tornare alla mia patria, mi diede la permissione di partire, e m'onorò d'una sua commendatizia scritta di proprio pugno per l'imperatore del Giappone. Mi presentò ad un tempo di quattrocento quaranta quattro larghe piastre d'oro (poichè quella nazione è tenerissima dei numeri pari e simmetrici) e d'un diamante rosso, che giunto in Inghilterra, ho venduto per mille cento sterlini.

Il 6 di maggio del 1709, mi accommiatai formalmente da sua maestà e da tutti i miei amici. La clemenza di quel monarca si estese a concedermi una guardia che m'accompagnasse sino a Glanguenstald, regio porto situato a libeccio dell'isola. Ivi, in termine di sei giorni trovai un bastimento alla vela per il Giappone ove arrivai dopo una navigazione di quindici giorni. Approdammo ad un piccolo porto, detto Xamoschi, situato a scirocco dal Giappone. La città cui è annesso, giace alla punta occidentale sopra un braccio di mare, a maestro del quale sorge Iedo, metropoli dell'impero[51]. All'atto del mio sbarco feci vedere la lettera del re di Luggnagg ai doganieri, i quali ne riconobbero perfettamente il suggello largo quanto il palmo della mia mano, e di cui l'impronta è un re che solleva da terra uno storpio mendico. Le magistrature civiche non appena udirono parlare del dispaccio da cui ero francheggiato, mi considerarono come un personaggio diplomatico; provedutomi di cocchi e di servi, fui trasportato colle mie bagaglie a Iedo, ove ammesso all'udienza di sua maestà imperiale, le presentai con tutte le cerimonie dell'etichetta le mie credenziali. L'imperatore dopo essersene fatto spiegare da un interprete il significato, questi mi autorizzò a nome del suo signore ad esporre le mie brame assicurandomi che le vedrei esaudite; tanto quel monarca si protestava affezionato al suo reale fratello di Luggnagg! L'interprete di sua maestà, che era un individuo impiegato nelle negoziazioni del Giappone coll'Olanda, mi prese tosto dalla mia fisonomia per un Europeo; quindi mi comunicò i voleri del suo monarca in idioma olandese, da lui parlato a perfezione. Gli risposi in parte colla verità sul labbro, in parte spacciando la necessaria menzogna ch'io m'era prefissa.

— «Sono infatti, gli dissi, un negoziante olandese, naufragato ad una rimotissima costa, donde ho viaggiato per terra e per mare sino a Luggnagg; di lì feci vela ai dominii della imperiale sua maestà giapponese. Imploro quindi umilissimamente il favore della lodata sua maestà onde io possa trasferirmi sano e salvo al porto di Naugasac».

A tale preghiera ne aggiunsi un'altra.

— «Oserò io supplicare l'imperiale sua maestà a concedermi per un riguardo al mio protettore di Luggnagg un'altra grazia? Intendo la grazia di dispensarmi dalla cerimonia prescritta ai miei concittadini, quella cioè di camminare su l'immagine di un Crocifisso, perchè m'hanno condotto qui le mie disgrazie, non la voglia di trafficare».

Poichè la seconda di tali inchieste fu spiegata all'imperatore, arricciò un pocolino il naso, e mi è stato poi riferito che disse:

— «Costui è il primo de' suoi compatriotti che abbia tirato a mano scrupoli su questo oggetto. Principio a dubitare se sia, o non sia olandese. Ho paura piuttosto che sia un cristiano[52]».

Ciò non ostante quell'imperatore valutò, se non tutti i motivi da me allegati, quello certamente dei riguardi che professava al re di Luggnagg, onde volle adattarsi a questa da lui chiamata mia _bizzarria_; ma bisognò condurre un tal negozio con molta destrezza, e gli ufiziali imperiali ebbero l'ordine di lasciarmi passare immune da quella cerimonia (certamente sacrilega ai miei occhi) come per una loro svista, e ciò, fu detto, perchè, se gli altri Olandesi, miei compagni di navigazione, si fossero accorti che mi era stata usata una tale parzialità, m'avrebbero tagliate le canne della gola durante il viaggio. Fatti che ebbi per tal favore insolito i miei ringraziamenti, col sussidio sempre dell'interprete, il comandante d'un reggimento che veniva trasferito al porto di Naugasac, ebbe l'ordine di scortarmi colà in tutta sicurezza, e fu avvisato ad un tempo di quella tale esenzione accordatami e dei termini ne' quali mi venne concessa.

Il 9 di giugno del 1709, mi trovai, dopo un lungo e penosissimo viaggio, a Naugasac. Colà incontrai tosto una brigata di marinai olandesi partiti d'Amsterdam su l'_Amboyna_, grosso bastimento di quattrocentocinquanta tonnellate. Essendo io vissuto lungamente in Olanda, ed avendo fatti i miei studi a Leida, parlavo perfettamente, credo avervelo detto, l'olandese. Que' marinai, saputo appena donde io veniva, si mostrarono curiosissimi di conoscere i miei viaggi e le mie avventure. Imbastii su alla meglio una leggenda corta e verisimile quanto potei per nasconder loro la maggior parte di quel che era vero; nè fummi difficile per aver conosciuta molta gente in Olanda ed avere a bizzeffe cognomi del volgo a mia disposizione per fabbricarmi dei congiunti; mi diedi quindi per un pover uomo della provincia di Gheldria. Avrei dato al loro capitano Teodoro Vangrult quello che m'avesse domandato per condurmi in Olanda; ma, poichè ebbe sentito da me ch'io era chirurgo, si contentò della metà del nolo ordinario, a patto che io prestassi nel bastimento l'opera della mia professione. Prima di mettere alla vela, alcuni della ciurma mi chiesero più d'una volta s'io aveva adempiuta quella tal cerimonia, dalla quale vi dissi che fui dispensato. Me la cavai con questa generale risposta.

— «Ho fatto, su tutti i punti, quanto mi è stato prescritto dall'imperatore e dalla corte».

Nondimeno ci fu un furfante di marinaio che s'accostò all'ufiziale ed, accennando me, gli disse:

— «Quel galantuomo là ha fatto il gonzo per non pagar la gabella».

Ci ebbe poco gusto, perchè l'ufiziale, che avea già ricevute a parte le sue istruzioni dalla corte, e che era alquanto manesco, gli diede una lezioncina di venti colpi di canna di bambù su le spalle. D'allora in poi nessuno m'ha più noiato con interrogazioni di simil fatta.

Nulla accadde in questo viaggio che meriti essere commemorato. Arrivammo con vento propizio al Capo di Buona Speranza, ove non ci fermammo oltre al tempo necessario per provederci d'acqua dolce. Al 10 d'aprile del 1710, giugnemmo in ottimo essere ad Amsterdam con la sola perdita di tre uomini morti di malattia lungo il cammino e d'un quarto uomo caduto dall'albero di trinchetto in mare a poca distanza dalla costa della Guinea. Feci presto a lasciare Amsterdam, imbarcandomi in un piccolo legno mercantile, che apparteneva a questa città.

Il 16 d'aprile, eravamo alle Dune. Sceso a terra nella successiva mattina, rividi anche una volta il mio nativo paese dopo esserne stato lontano cinque anni e sei interi mesi. Presi a dirittura la via di Redriff, ove arrivato nello stesso giorno alle due dopo il mezzodì, trovai mia moglie ed il restante della mia famiglia in ottima salute.

FINE.

INDICE

NOTIZIA BIOGRAFICA E LETTERARIA DI GIONATAN SWIFT tolta da Gualtiero Scott Pag. v

VIAGGIO A LILLIPUT. 1

CAPITOLO I. — L'autore dà qualche notizia di sè medesimo e della sua famiglia. — Prime cagioni che lo invogliarono di viaggiare il mondo. — Naufragio e vita salvata a nuoto. Tocca sano e salvo la spiaggia a Lilliput; fatto prigioniero, è condotto attorno per quel paese 3 CAPITOLO II. — L'imperatore di Lilliput, accompagnato da parecchi dei suoi nobili, si reca a vedere l'autore nel luogo del suo confine. — Descrizione della persona e delle vesti del monarca. — Dotti incaricati d'insegnare all'autore la lingua del paese. — Favore che questi si acquista per la sua mansuetudine e bontà di cuore. — Visita fatta alle sue tasche; toltagli la spada e le pistole 19 CAPITOLO III. — L'autore offre all'Imperatore ed alla sua nobiltà d'entrambi i sessi alcuni divertimenti che si tolgono dall'usato. — Descrizione del passatempi della corte di Lilliput — L'autore ottiene a certi patti la sua libertà 34 CAPITOLO IV. — Si descrivono Mildendo, metropoli di Lilliput, e l'imperiale palazzo. — Conversazione concernente gli affari dell'impero avutasi dall'autore con uno del principali segretarii. — L'autore s'offre all'imperatore per servirlo nelle sue guerre 47 CAPITOLO V. — Inaudito stratagemma di cui si vale l'autore per impedire un'invasione. — Alto titolo d'onore conferitogli. — Ambasciatori spediti con istanze di pace dall'imperatore di Blefuscu. — Caso che mette in fiamme il palazzo dell'imperatore. — Come l'autore arrivi a preservare il rimanente dell'edifizio 56 CAPITOLO VI. — Su gli abitanti di Lilliput; su le loro cognizioni leggi ed usanze; loro metodo di educazione pei fanciulli. — Sistema di vivere dell'autore in quel paese. — Onore di una gran dama risarcito 66 CAPITOLO VII. — L'autore, informato d'una macchinazione ordita per accusarlo d'alto tradimento, cerca scampo nel regno di Blefuscu. — Accoglimento che vi trova 81 CAPITOLO VIII. — Un fortunato caso somministra all'autore il mezzo di abbandonare quel paesi. Non senza dover prima superare alcune difficoltà, egli arriva finalmente sano e salvo nella sua nativa contrada 95

VIAGGIO A BROBDINGNAG. 105

CAPITOLO I. — Descrizione di una fiera burrasca; scappavia staccato dal bastimento per provedere acqua dolce; l'autore vi si imbarca onde scoprire nuovi paesi. — Abbandonato su la spiaggia, è preso da uno di quei nativi, e condotto alla casa di un fittaiuolo. — Modo ond'è accolto; diversi casi occorsigli quivi. — Descrizione degli abitanti di quella contrada 107 CAPITOLO II. — Ritratto di una fanciulla figlia del fittaiuolo. — L'autore è trasportato in un borgo, indi alla metropoli. — Particolarità connesse con questo traslocamento 127 CAPITOLO III. — L'autore è domandato alla corte. — La regina lo compra dal suo padrone, il fittaiuolo, e lo presenta al re. — Sue dispute coi primi sapienti addetti al servizio di sua maestà imperiale. — Viene fabbricato in corte un appartamento a posta per lui. — Salisce in gran favore presso la regina. — Se la prende per l'onore della sua patria. — Sue querele col nano della regina 138 CAPITOLO IV. — Descrizione del paese. — Proposta di ammenda alle moderne carte geografiche. — Palazzo del re, ragguagli su la metropoli. — Mezzi di trasporto adottati per le gite dell'autore. — Descrizione della chiesa cattedrale 151 CAPITOLO V. — Casi curiosi occorsi all'autore. — Giustizia fatta di un delinquente. — L'autore dà prova di sua perizia nella navigazione 163 CAPITOLO VI. — Mezzi adoprati dall'autore per rendersi accetto di più al re ed alla regina. — Dà prove di sua perizia nella musica. — Il re s'informa su lo stato dell'Inghilterra, e ne riceve contezze dall'autore. — Osservazioni del re a questo proposito 179 CAPITOLO VII. — Amor di patria dell'autore. — Proposta vantaggiosissima da lui fatta al re, e da questo rifiutata. — Grande ignoranza del re in cose di politica. — Dottrine di questo paese assai imperfette e limitate. — Leggi, affari militari, fazioni 193 CAPITOLO VIII. — Il re e la regina imprendono un viaggio alle frontiere. — L'autore gli accompagna. — In qual modo abbandoni il paese, e particolarità che si riferiscono a ciò. — Suo ritorno nell'Inghilterra 204

VIAGGIO A LAPUTA. 223