Viaggi di Gulliver nelle lontane regioni

Part 14

Chapter 143,860 wordsPublic domain

Mi propongo ora offrire al leggitore una breve descrizione del paese, cioè della parte da me percorsane, che non è stata maggiore delle duemila miglia di circonvallazione della metropoli, perchè la regina, presso la quale io era sempre di servigio, non andava mai più lontano nell'accompagnare il re quando si partiva da Lorbrulgrud, nome della stessa metropoli, e si fermava ad una di quelle stazioni esterne, finchè sua maestà fosse tornata dalle sue visite alle frontiere. Tutta l'estensione del suo reame ammonta a circa seimila miglia in lunghezza e fra le tre e le cinquemila in larghezza; donde son costretto conchiudere che i nostri geografi dell'Europa sono in un grave abbaglio nel supporre non esservi null'altro che mare fra il Giappone e la California. Io già fui sempre d'avviso che vi si dovesse interporre un tratto di terra adatto a far equilibrio col gran continente della Tartaria. Opererebbero pertanto saviamente se correggessero le loro carte coll'aggiugnere questo immenso spazio di terra posta a maestro (nord-west) dell'America, nella quale impresa m'offro prestar loro di tutto buon grado la mia assistenza.

Questo reame è una penisola terminata a greco da una catena di montagne alte trenta miglia, inaccessibili affatto a motivo dei molti vulcani che tengono le loro cime; non è per ciò meraviglia se i più dotti uomini del mondo non sanno dire quale schiatta di viventi abiti al di là di esse montagne, o vero se quel tratto di paese sia disabitato del tutto. Dai tre altri lati è circondato dall'oceano. Non v'è un sol porto di mare in tutto quel regno, perchè le parti di costa ove i fiumi mettono foce, sono sì irte di aguzzi scogli, il mare vi è generalmente sì procelloso, che non c'è da arrischiarsi ad andarvi nemmeno con picciolissime barchette; laonde que' popoli sono esclusi affatto da ogni commercio col rimanente del mondo. I fiumi interni ciò non ostante vanno coperti di bastimenti ed abbondano di eccellenti pesci; motivo per cui i nativi ben rare volte vanno in cerca di quelli che potesse balzare ne' loro fiumi l'oceano, giacchè i pesci di mare essendo anche colà della stessa grossezza di quelli degli altri mari europei, non francano a quella popolazione l'incomodo di pescarli. Da ciò è manifesto come la natura nel produr piante ed animali di sì sterminata mole siasi limitata a quel continente: ma racconto fatti, e lascio ai filosofi il determinarne le cagioni. Ciò non ostante a quando a quando vi capita qualche balena sbattuta dalla tempesta contra gli scogli aguzzi di quelle foci, ed è un pesce di cui la povera gente dei litorali si pasce assai volentieri. Fra queste balene ve n'hanno di sì grosse che un uomo ne reggeva a stento una sopra le spalle; talvolta, per curiosità, vengono portate in canestri sino al mercato di Lorbrulgrud, e mi sono abbattuto a vederne una che passava per una rarità apprestata in un piatto su la tavola reale. Non m'accorsi per altro che il re ne fosse ghiotto gran fatto; penso che la grossezza di quella bestia disgustasse fin lui, benchè io ne abbia veduta una un pochino più grande a Groenland nella Nuova-York.

Il paese è ben popolato, perchè contiene cinquant'una città, un centinaio all'incirca di terre murate ed un grande numero di villaggi. Per appagare la curiosità de' miei leggitori credo basterà s'io do loro la descrizione della metropoli. La città di Lorbrulgrud è divisa quasi in due parti eguali separate dal fiume che la attraversa. Contiene più di ottantamila case ed all'incirca scicentomila abitanti. Lunga tre _glumglung_ (ciascun _glumglung_ corrisponde a cinquantaquattro miglia inglesi), ne ha due e mezzo di larghezza; gli ho misurati io su la pianta topografica eseguita per ordine di sua maestà sopra una carta larga un centinaio di piedi. Venne questa stesa per terra dinanzi a me, che per più riprese ed a piè scalzi ne passeggiai il diametro e la circonferenza ed, istituito un calcolo di proporzione su la scala della stessa pianta, venni in istato di guarentire il presente mio computo.

Il regio palazzo non può dirsi un regolare edifizio, ma bensì un gruppo di fabbriche del circuito di sette miglia a un dipresso; le stanze principali sono generalmente alte duecento quaranta piedi e larghe in proporzione. Venne assegnata a me ed alla Glumdalclitch una carrozza entro cui la sua governante la conduceva a vedere i dintorni della città e le principali botteghe. Io era sempre di brigata, trasportato entro la mia cassetta, benchè sovente, ed ogni qual volta lo desiderassi, la buona fanciulla me ne traesse, fuori e mi tenesse nella sua mano, ben sollevata affinchè potessi vedere a tutto mio agio le case e la gente mentre attraversavamo le contrade. Secondo i miei calcoli, la nostra carrozza doveva essere larga come un cortile di Westminster, ma non del tutto alto come le sue fabbriche; non vorrei per altro giurare che questo conto fosse esattissimo. Un giorno la governante ordinò al cocchiere di fermarsi dinanzi a diverse botteghe, ove molti mendichi, côlta quella opportunità per contemplarmi da vicino, si affollavano attorno alla nostra carrozza, e mi offrivano il più orrendo spettacolo che occhio europeo abbia veduto giammai. Vi era una donna con un cancro in una mammella, cresciuto a sterminata grossezza e pieno di buchi, due o tre de' quali parevano caverne entro cui si sarebbe nascosto comodamente un malfattore. Vidi un miserabile con una vena del collo gonfia tanto che cinque balle di lana ne erano meno grosse; un altro con un paio di gambe di legno, ciascuna alta venti piedi all'incirca. Ma la vista più nauseosa di tutte si fu quella delle immondizie viventi che s'arrampicavano su i loro panni. Io potea discernerne ad occhio ignudo le membra e que' loro grugni, atti siccome quelli d'un porco a scavare la terra, e lo potea meglio assai che per traverso ad un microscopio non si scandaglia lo scheletro di un nostro pidocchio europeo. Fu la prima volta ch'io vidi in grande le membra di quegl'insetti, e sarei stato desiderosissimo di notomizzarli, se avessi avuto gli stromenti adatti a ciò, che sfortunatamente io m'era lasciati addietro nel bastimento; ma in questo caso fu forse meglio perchè quella vista sì ributtante già m'avea voltato affatto lo stomaco.

Oltre alla grande cassetta entro cui io veniva ordinariamente portato attorno, la regina ordinò se ne fabbricasse per me una più picciola, larga circa dodici piedi quadrati ed alta dieci. Riusciva questa di maggior comodo nel viaggiare, perchè l'altra, un pochino troppo larga pel grembo della Glumdalclitch, faceva anche troppo ingombro nella carrozza. Costrusse tal seconda cassetta l'artista medesimo che avea fabbricata la prima, diretto per altro da me quanto al modo di disporne i congegni. Questo gabinetto da viaggio era un cubo esatto, tre lati del quale aveano ciascuno nel mezzo una finestra con una grata di filo di ferro, cioè un'inferriata al di fuori, per andar contra gl'incidenti che potessero sopravvenire ne' lunghi viaggi. Su l'altro lato privo di finestra erano praticati due buchi con forti orli, per entro ai quali il mio portatore, se mi prendea la voglia di andare a cavallo, faceva passare una cinghia di pelle che si affibbiava alla sua cintura. Quest'era sempre l'uffizio di qualche grave fedele servo di corte cui si potesse consegnarmi con sicurezza ogni qual volta, essendo impedita dal prestarmi assistenza la Glumdalclitch, io dovea seguire il re e la regina, sia ne' loro viaggi, sia che andassero a diporto in qualcuno de' reali giardini, o onorassero di una loro visita la villa di qualche gran dama o ministro di stato, perchè io feci presto ad essere conosciuto ed apprezzato dai primari uficiali della corona, sicuramente, io doveva credere, più pel favore di cui mi colmavano i sovrani che per proprio mio merito. Quando nei viaggi io era stanco di restare in carrozza, un servo a cavallo s'affibbiava, come ho detto, alla cintola la mia cassetta, e la poneva sopra una picciola sella che stava dietro alla sua; così dalle mie finestre io dominava con l'occhio da tre lati tutto il paese. In questo gabinetto portatile io aveva un letto da campo ed un letto pensile attaccato alla soffitta, due scranne ed una tavola ben fermate a vite sul pavimento, per impedire che le mandassero sossopra le agitazioni del cavallo o della carrozza. Quanto a me poi, accostumato da lungo tempo ai viaggi di mare, non mi scompigliavano gran fatto queste scosse, ancorchè talora fossero piuttosto gagliarde.

Ogni qual volta mi prendea la voglia di andare a vedere la città, io facea sempre questa gita nel mio gabinetto da viaggio che la Glumdalclitch si teneva in grembo mentre si trasferiva attorno entro una specie di bussola all'usanza del paese, portata da quattro uomini e seguita da altri due staffieri della regina. Il popolo che avea sì spesse volte udito parlare di me, si affollava intorno a questa bussola, e la buona ragazza della mia balietta era sì compiacente che facea fermare i portantini, e mi prendeva in mano per maggior comodo de' curiosi.

Io era grandemente bramoso di vedere la chiesa cattedrale, e particolarmente la sua torre che passava per la più alta del regno; a seconda di questa mia brama la Glumdalclitch un giorno mi ci condusse, ma v'assicuro che ne venni addietro non molto soddisfatto, perchè l'altezza di quella torre non sembrommi passare i tremila piedi calcolando dal pian terreno alla sua estrema corona, il che, avuto riguardo alla differenza fra le moli di quegli abitanti e quelle di noi Europei, non è niente una gran maraviglia, nè, se ben mi ricordo, sempre a data proporzione, può la predetta torre stare a petto del campanile di Salisbury. Ma per non minorare in nulla i vanti di una nazione, alla quale professo tante obbligazioni, bisogna confessare che quanto manca a quella mole in altezza, è ampiamente compensato in bellezza ed in forza, perchè le sue mura sono grosse cento piedi all'incirca, fabbricate di mattoni, ciascun de' quali è ad un dipresso di quaranta piedi quadrati, ed ornate all'intorno di statue d'imperatori e divinità; tali statue si vedono collocate nelle relative loro nicchie, e ognuna di esse passa la statura ordinaria degli abitanti di quella contrada. Io misurai un dito mignolo caduto da una di quelle statue, nascosto sì che non poteva discernersi in mezzo ai rottami, e lo trovai esattamente lungo quattro piedi ed un dito dei nostri. La Glumdalclitch lo avvolse nel suo fazzoletto e portatoselo in tasca lo tenne fra le cianfrusaglie cui andava matta dietro, come fanno per solito tutti i ragazzi.

La cucina del re è da vero una nobile fabbrica, fatta in vôlto alla cima ed alta circa seicento piedi. Il forno non è di dieci passi men largo della cupola di San Paolo, che dopo il mio ritorno ho avuto la pazienza di misurare per istituire questo confronto. Se volessi poi descrivervi l'inferrata del camino, le prodigiose pentole e caldaie, i pezzi di carne che giravano attorno agli spiedi, ed altri simili particolari, difficilmente forse mi credereste, e per lo meno un critico severo s'immaginerebbe ch'io ci avessi messo un poco di frangia secondo il solito de' viaggiatori. Sappiate mo che per evitare questa censura, temo di esser caduto nell'eccesso opposto e di essermi tenuto tanto al di sotto del vero, che se questo mio viaggio in lingua brodingnaghese (che Brondingnag è il nome generale dell'intero reame) si divulgasse colà, il re e la nazione avrebbero diritto di chiamarsi ingiuriati dalle mie descrizioni fallaci e poste soltanto in miniatura.

Sua maestà tiene rare volte più di seicento cavalli nelle sue scuderie, ciascun de' quali è alto generalmente fra i cinquantaquattro ed i sessanta piedi. Ma quando esce in gala nei dì solenni, si fa accompagnare pomposamente da cinquecento guardie a cavallo, oggetto di cui mi parea non si potesse contemplare il più splendido, prima per altro di vedere una parte del regio esercito in battaglia, cosa su cui cercherò occasione in altro tempo d'intertenervi.

CAPITOLO V.

Casi curiosi occorsi all'autore. — Giustizia fatta di un delinquente. — L'autore dà prova di sua perizia nella navigazione.

Io me la sarei anche passata bene in questo paese se la picciolezza della mia statura non m'avesse fatto scopo a diversi scherni ed esposto a varie piccole molestie che m'accingo a narrare. La prima di queste mi occorse innanzi che quel paggio nano a voi noto avesse lasciato il servigio della regina. La Glumdalclitch mi portava spesse volte ne' reali giardini, entro la mia cassetta più piccola, donde talora mi pigliava fuori portandomi in mano o ponendomi a terra perchè facessi un poco di moto. Accadea la seconda di tali cose, quando il paggio ed io ci trovammo vicini in un boschetto di pomi nani. Non mi potei stare dal far prova del mio spirito traendone il tema dall'allusione che tra quelle piante ed i pigmei veniva notata a Brondingnag come in Europa.

Il monello non la volle finita così, ma colto il momento ch'io era proprio tutto sotto un di quegli alberi, si diede a squassarlo su la mia testa con quanta avea forza, onde mi sentii rombare all'orecchio una dozzina di quelle mele grosse ciascuna come una botte di Bristol, e una di queste, venutami su la schiena, mentre io mi raggricchiava dalla paura, buttommi con la faccia distesa per terra. Per altro non mi feci alcun male, ed anche il paggio la passò netta, perchè essendo stato io che lo aveva instigato, ebbi la rettitudine di farmi intercessore del suo perdono.

Un'altra volta la balietta m'avea lasciato sopra un'aiuola di zolle intantochè ella passeggiava in qualche distanza da me con la sua governante. In quel tempo venne a cader d'improvviso una grandine sì dirotta che mi stese boccone, e mi fece tali ammaccature su tutto il corpo come se fosse stato percosso da altrettante palle di pallacorda. Pure m'ingegnai tanto, che andando carpone per amore della mia faccia, giunsi a ripararmi fra i ramicelli del timo, che orlavano l'aiuola dalla parte opposta al vento, ma ne rimasi sì pesto dalla testa ai piedi che dieci giorni continui non potei più mostrarmi attorno. Nè in tutto ciò havvi di che stupire, perchè la natura serbando in que' paesi la medesima proporzione in tutte le sue operazioni, ognuno di que' grani di grandine è diciotto volte più grosso d'uno de' nostri, e ve lo posso guarentire su l'esperienza, perchè ebbi la curiosità d'istituirla pesando prima una palla di quella grandine poi un'altra della nostra a suo tempo.

Ma un caso ben altrimenti pericoloso mi avvenne in quello stesso giardino, quando la mia picciola balia credendo avermi deposto in luogo sicuro, mi ci lasciò solo com'io sovente ne la pregava per restarmene alcuni istanti con l'unica compagnia de' miei pensieri. Io era dunque lì solo e fuori della mia cassetta o gabbia, che quel giorno la Glumdalclitch avea lasciata a casa per non avere il fastidio di portarsela in mano, mentre ella passeggiava da tutt'altro lato con l'aia ed alcune signorine di sua conoscenza. Io non potea più nè esser veduto nè sentito da lei, allorchè un piccolo bracco bianco spettante ad uno di que' capi giardinieri, entrato nel giardino, capitò a caso in vicinanza del luogo ove la balietta mi aveva posato. Sentitomi al fiuto, mi fu subito addosso, e presomi in bocca, mi portò diritto, menando allegramente la coda, alla casa del suo padrone, ove con tutta gentilezza mi pose a terra. Per buona sorte era un cane sì ben ammaestrato, ch'io stetti fra i suoi denti senza che ne riportassi il menomo sconcio non solo nelle mie carni ma nemmeno ne' miei vestiti. Ciò non ostante il povero giardiniere, che mi conosceva ottimamente, e mi mostrava molta benevolenza, ebbe una mala paura. Presomi gentilmente nelle sue due mani, mi domandò come mi sentissi; ma io era sì sbalordito e privo di respiro che non fui buono di dire una parola. Mi bastarono per altro pochi minuti a riavermi, ed allora il giardiniere mi riportò sano e salvo fra le mani della mia balietta, che in questo intervallo era tornata al luogo ove mi aveva lasciato, e si dava alla disperazione non trovandomi più e non sentendomi rispondere per quanto forte ella mi chiamasse. Sgridò severamente il giardiniere per ciò che era colpa sol del suo cane: nondimeno l'affare venne sopito, nè fu mai saputo alla corte, perchè la Glumdalclitch avea troppa paura della collera della regina, e per parte mia, a dir vero, non credevo guadagnarci troppo nel mio buon nome se tale storiella si divulgava.

Questo incidente trasse la Glumdalclitch nel proposito di non lasciarmi allontanare da' suoi occhi, ed ebbi lungo tempo paura che lo mantenesse, ond'io quando vidi che se n'era scordata, ebbi la massima cura di nasconderle tutte le piccole disgrazie che m'andavano accadendo allorchè mi si lasciava in balia di me stesso. Una volta un nibbio che svolazzava pel giardino, venne a posarmisi incontro, e se non avessi fatto presto a brandire il mio coltello, ed a rintanarmi tra le frasche di una spalliera, certamente m'avrebbe portato via fra i suoi artigli. Un'altra volta camminando sopra un monticello fatto di fresco da una talpa, cascai fino al collo entro la buca donde l'animale avea scavata la terra; ed anzi stampai una piccola bugia, non degna or d'essere ricordata, per addurre la scusa de' miei panni insudiciati alla Glumdalclitch. M'accadde parimente di pigliare una contusione allo stinco della mia gamba destra contro al guscio di una lumaca su cui intoppai camminando solo ed assorto in pensieri che tutti si volgevano alla mia diletta Inghilterra.

Non so dirvi se mi desse più diletto o umiliazione il vedere che in que' miei solitari diporti i piccioli augelli non si mostravano punto impauriti di me; mi saltellavano alla distanza d'un braccio cercando gl'insetti o gli altri cibi di cui erano ghiotti con tanta indifferenza e placidezza come se non si fosse trovata anima vivente presso di loro. Mi ricordo d'un tordo che si prese la libertà di portarmi via di mano col suo becco un pezzo di focaccia datomi allora allora per la mia colezione dalla Glumdalclitch. Se io mi provava ad acchiappare qualcuno di questi uccelli, mi si rivoltavano bravamente cercando di beccarmi le dita ch'io nondimeno aveva sempre il giudizio di non esporre di troppo in tal mio esperimento, dopo del quale gli uccelli stessi se ne tornavano placidamente, e come se nulla fosse stato, alla loro caccia d'insetti. Un giorno per altro, provvedutomi d'un buon batacchio, lo lanciai con sì giusta mira ad un fanello, che lo stramazzai come morto, onde presolo pel collo con entrambe le mani lo portai in trionfo alla mia balietta. Ma l'uccello era sol tramortito, sì che riavendosi, mi percuotea con entrambe le ali maladettamente la testa ed il collo. Notate ch'io lo teneva alto quant'erano lunghe le mie braccia per paura de' suoi artigli; e più volte fui lì lì per lasciarlo andare; ma venni presto levato d'impaccio da uno degli staffieri assegnatine, che, preso il fanello, gli diede l'ultima stretta di collo, sì che nel giorno seguente mi fu imbandito al mio desinare per comando della regina. Per quanto mi ricordo, quell'animaletto era alquanto più grosso di uno dei nostri cigni.

Le damigelle d'onore invitavano spesse volte nei loro appartamenti la Glumdalclitch pregandola a portarmi seco per procurarsi il piacere di guardarmi ed accarezzarmi. Sovente mi mettevano nudo come Dio m'ha fatto, e mi stendeano per tutta la mia lunghezza entro la capacità de' loro seni, cosa che mi dava non poco disgusto, perchè per la giusta verità dalla loro cute emanava un odore niente piacevole. Non dico questo coll'intenzione di pregiudicare quelle eccellenti signorine, alle quali professo ogni maniera di rispetto: ma la colpa era dell'organo del mio odorato più acuto in proporzione della mia piccolezza; e capisco benissimo che quelle egregie gentildonne non saranno apparse sgradevoli ai loro amanti, o l'una all'altra di loro, più di quanto ciò accada fra le miledi della nostra Inghilterra. In fin dei conti io mi rassegnava anche meglio al loro odor naturale che a quello artefatto dei profumi de' quali se talvolta esse usavano, io era sicuro di svenire. Del resto, quanto all'acutezza dell'odorato che segue la proporzione inversa della grandezza degl'individui, mi ricorderò sempre d'un mio intrinsico amico di Lilliput, il quale si prese la libertà di lamentarsi, presente me, del puzzo che esalava dalla mia cute, allorchè in un giorno estivo io mi era molto affaticato; e sì fra tutti gl'individui della mia razza credo esser quello cui si possa meno attribuire una simile imperfezione. Bisogna dire che la facoltà dell'odorato lilliputtiano fosse dilicata rispetto a me come lo era in me rispetto ai Brondingnaghesi. In ordine a ciò, non posso dispensarmi dal rendere una giustizia alla regina ed alla mia balietta. Sapeano di buono quanto mai possa saperne la più dilicata damina dell'Inghilterra.

La cosa di cui stentavo più a capacitarmi quando la mia balietta mi conduceva in visita presso quelle damigelle d'onore, era il vedere come mi credessero una creatura di stucco, e rispetto a loro credeano bene, come avrete fra poco il motivo di capirlo. Si mettevano affatto ignude alla mia presenza, e poichè m'aveano posto in piede su le loro tavolette, si cavavano la camicia mettendomi in mostra l'intero loro corpo, che per altro era un vero antidoto contra le tentazioni, e per questo ho detto che non s'ingannavano nel credermi rispetto a loro un uomo di stucco. Figuratevi qual cosa deliziosa a vedersi da vicino quelle loro, non pelli, ma cuoia di tutti i colori, spruzzate qua e là di nei larghi come un tagliere, irte di folti peli grossi quanto gli spaghi, per non dir nulla del resto di que' loro fusti. Non si facevano alcuno scrupolo ad esonerarsi alla mia presenza di quanto aveano bevuto, si sarà trattato per lo meno del liquido di due botti, entro pitali della capacità all'incirca di tre tonnellate. La più leggiadra di quelle damigelle d'onore, una pazzerella fantastica che aveva appena sedici anni, si prendea lo spasso di mettermi a cavalcione dei capezzoli delle colossali sue zinne, e di far mille altre stramberie su le quali mi perdonerà il leggitore se non mi diffondo di più. La conclusione è ch'io rimasi stomacato al segno di raccomandarmi alla Glumdalclitch affinchè studiasse qualche pretesto per non condurmi più da quelle signorine.

Un giorno, un giovine nipote dell'aia della mia balietta venne a domandar loro se voleano vedere giustiziare un malfattore. Era questi condannato a morte per avere ucciso un amico di chi faceva questa proposta. La Glumdalclitch si lasciò indurre ad essere di brigata, per altro assai contro sua voglia per essere una fanciulla naturalmente tenerissima di cuore; e quanto a me, benchè io abbia mai sempre abborrito tal genere di spettacoli, mi lasciai tentare dalla curiosità di vedere qualche cosa di assai straordinario. Il delinquente era legato ad una scranna collocata sopra un palco innalzato a tal fine, ed il carnefice gli troncò la testa d'un colpo con una sciabola lunga all'incirca quaranta piedi. Le vene e le arterie mandarono un zampillo sì copioso ed alto di sangue che, sintantochè durò, il gran gitto d'acqua di Versaglies non era da paragonarsegli. Il capo cadendo sul tavolato del palco fece tale strepito che diedi in uno scrollo io, benchè lontano dal luogo dell'esecuzione un buon mezzo miglio inglese.