Viaggi di Ali Bey el-Abbassi in Africa ed in Asia, v. 4
Part 5
Essendomi congedato dal cortese governatore, partii alle otto del mattino, e poi che ebbi attraversato l'Oronte, mi avanzai a qualche distanza lungo la riva destra, tenendomi generalmente nella direzione di O. S. O. Alle dieci ore mi trattenni alcun tempo per prendere riposo in mezzo ad alcuni bei giardini; ed alle due ore dopo mezzo giorno giunsi allo sbarco di _Soauïdia_ a piccola distanza dalle fóci dell'Oronte.
Nulla può vedersi di più dilettevole del paese tra Antiochia e _Soauïdia_, tutto intersecato da pozzi e da valli coperte di campi ben coltivati, da prati e da boschetti. Il cammino, sebbene alquanto aspro, rassomiglia piuttosto a quello di delizioso giardino reso dall'arte disuguale e tortuoso, che ad una pubblica strada. Ad ogni passo s'incontrano ruscelli e piccoli fiumi d'acqua limpidissima che irrigano i giardini e le piantagioni delle valli, ove frequentissimi sono i gelsi bianchi, che formano piccole macchie sparse di viti, di granati, e di altri alberi fruttiferi. Numerose greggie di armenti, coprono le colline e parte delle valli. Il maestoso Oronte, ricco delle acque del lago _Caramorto_, e di quelle d'infiniti torrenti, scorre maestosamente in traverso di questo gentil paese: e per dirlo in una parola, tutto in questi ameni luoghi annuncia la vicinanza del recesso delizioso un tempo abitato dalla bella _Dafni_.
Allo sbarco di _Soauïdia_ non vedonsi che cinque o sei baracche, ed una casuccia abitata dai gabellieri.
M'imbarcai sopra una scialuppa alle sette ore della sera, ed un'ora dopo arrivai alla foce del fiume. Il mare era grosso, le onde rompevansi furiosamente sulla _barra_ del fiume, ed il cielo era tutto coperto di nere nuvole. Il bastimento preparatomi aveva dovuto allontanarsi dalla riva, onde soffersi scosse terribili attraversando le _barre_ colla scialuppa. Appena montato a bordo, si fece vela quantunque con vento contrario.
_Giovedì 1 ottobre._
Dopo ventiquattr'ore di navigazione con venti diversi, e sempre contrarj, la nave attraversò la bocca del golfo di _Scandroun_, e diede fondo presso terra sulla costa della Caramania alle otto ore della sera; io però restai quella notte a bordo.
_Venerdì 2._
Appena sbarcati, moltissimi facchini con muli e cavalli sempre in agguato delle navi che approdano, ond'essere impiegati, s'impadroniscono delle persone e degli effetti, disputandosi tra di loro a colpi di pugno l'onore di accompagnarci. Vero è che le loro premure non sono affatto disinteressate: ma in ogni luogo l'interesse è la molla delle nostre azioni.
A non molta distanza dal mare trovasi un villaggio chiamato _Cazanlìe_ di una singolare costruzione: è composto di un centinajo di baracche sospese sopra quattro pertiche all'altezza di nove in dieci piedi; ed ogni baracca è formata di un semplice pergolato di travicelli, o di canne, rassomigliando ben più ad un nido di uccelli, che all'abitazione di uomini inciviliti. Per salirvi si adopera una rozza scala.
Vidi a maggior distanza un altro villaggio fatto assai meglio, ed assai più interessante. È questo un _dovar_ abitato da pastori della Turcomania. Le baracche sono piccole, ma gentili, e poste a livello del terreno. Consistono in tre pergolati di quattro piedi di altezza coperti da un tetto della stessa qualità in figura di volta cilindrica; la pergola della parete è formata di canne, di tralci, o di frondi, ed il tetto è coperto di pelli. In questo villaggio non si vedono che donne e fanciulli perchè gli uomini conducono le mandre al pascolo; ma le donne non rimangono oziose, facendo esse il butirro, il formaggio, ed ogni altra sorte di latticinj con un'estrema pulitezza. Il loro abito consiste in una camicia bianca, un giustacuore colle maniche ornate, ordinariamente di cotone trapuntato, una sottana di cotone bianco, con un fazzoletto che loro fascia il capo ed il collo. Sono tutte bianche, ed alcune abbastanza avvenenti. Quelle che allattano non lasciano di lavorare tenendo sospeso al dorso il fanciullo. Tengono il volto scoperto, e benchè musulmane, pare che non sappiano, che la legge non accorda loro questa libertà. I ragazzi vanno ben vestiti, con camicie, casacchini, e turbanti di colore.
Gli abitanti di questo distretto, detti _Turcomani_, sono tanto terribili colle armi in mano, quanto buoni, dolci, ed onorati in società.
Dopo tre ore di viaggio lungo il mare entrai in _Targo_ alle dieci ore e mezzo del mattino. Aveva incontrati lungo la strada molti bufali, ed alcuni cammelli con basti di differenti colori.
Quasi tutti gli uomini portano camicie e mutande bianche, ed un giustacuore con maniche trapuntate; ma altri non hanno che una casacca senza maniche, legata con una cintura, ed una berretta bianca alta ed acuta da un turbante, sono d'ordinario calzati di grandi stivali neri.
Targo o _Turpis_ (che suole pronunciarsi in un modo e nell'altro), è una ragguardevole città, le di cui case sono assai brutte e fatte di terra. È posta in mezzo ad una vasta campagna, circondata di giardini a breve distanza dal fiume, in cui il grande _Alessandro_ corse rischio di perire; ed è nella vicina pianura a levante che sconfisse lo sfortunato _Dario_.
Quand'io vi passai non eravi che un solo Europeo.
Il cotone e la seta sono i principali oggetti del commercio di Targo. Piovve tutta la notte dirottamente.
_Sabato 3._
Partii a sette ore del mattino, e mezz'ora dopo attraversai il fiume di Targo sopra un ponte di tre archi, indi piegai a settentrione, tenendo la medesima direzione tutto il giorno.
Giunto in sulle nove ore all'estremità della pianura, dovetti valicare più colline, uscendo dalle quali mi trovai circondato alla catena del _Monte Tauro_, composto nella parte da me veduta di roccia cornea, e di _trap_ talvolta aggruppato in enormi masse, talvolta a strati ondeggiati più o meno obliqui, e talvolta finalmente in aguglie altissime formate dalla unione di prismi perpendicolari, che hanno l'aspetto di una cristallizzazione.... E che è in fati qualunque montagna primitiva, se non una cristallizzazione colossale?..... Io non vidi verun indizio di granito o di porfido.
Questa parte della catena è coperta di magnifiche foreste, i di cui più comuni alberi sono quercie, cedri, cipressi, e lentischj. Tutto quanto mi si offriva questo giorno agli occhi, mi faceva presumere che le alte montagne dell'isola di Cipro fossero in rimotissimi tempi una continuazione del monte Tauro. Le pittoresche vedute, le magnifiche cascate d'acqua trasparente quanto il cristallo che da ogni lato invitavano il mio sguardo, facevanmi nascere rincrescimento di non poter godere che di passaggio così deliziose contrade.
Giunto alla sommità vidi un antico maestoso argine fatto di grandi sassi quadrati lungo un piano orizzontale in cima alla montagna dalla banda di S. E., e terminato con un arco di trionfo semplice, ma nobile, la di cui più elevata parte cominciava a cadere in rovina.
Quest'arco può essere riguardato come una grande finestra, di dove signoreggiansi interamente le pianure che furono il teatro della vittoria di _Alessandro_ sopra _Dario_; lo che potrebbe dar sospetto che l'arco fosse stato eretto ad onore di questo conquistatore. Anche l'argine incomincia a guastarsi: vidi all'estremità settentrionale un sasso tagliato in figura di piedestallo sul quale dovette probabilmente esservi qualche iscrizione, ma ora affatto cancellata dall'inesorabil mano del tempo, che si prende giuoco degli sforzi che gli uomini fanno per rendere eterni i monumenti del loro orgoglio.
Dopo essermi riposato un istante presso ad una bella fonte, giunsi verso le quattr'ore sulla strada che conduce direttamente da Aleppo a Costantinopoli, e ch'io dovetti abbandonare per la ribellione di _Kouhouk-Alì_. Pare che anticamente questa strada fosse assai buona; ma al presente trovasi in estremo deperimento. Entrai in _Diàïde_ alle sette ed un quarto della sera, e trovai nella casa della posta cinque Tartari che successivamente erano sortiti da Aleppo dopo di me.
_Domenica 4._
Io desiderava di partire di buon mattino, ma essendo accostumati a partir tardi, così non sortii da _Diàïde_ che alle sei ore. La sera si fece alto alla casa di posta di un miserabile villaggio detto _Wadicàschli_, chiamato dai Turchi _Ouloukiscla_.
Di mano in mano che avanzavamo verso il N. O., la parte del monte Tauro che attraversammo andava perdendo la sua bellezza; ed in fine non presentava che ignude balze, le di cui sommità settentrionali erano coperte di neve: entrato verso le tre dopo mezzogiorno in un paese alquanto più aperto e meno aspro, trovai alcuni villaggi circondati di orti e di vigne; ed essendo il tempo della vendemmia quegli abitanti mi offrirono uve, e cestelle di saporitissime frutta.
In questo giorno vidi passare alcune truppe di cammelli alquanto differenti da quelli dell'Arabia e dell'Affrica; hanno le gambe davanti più corte e più grosse che le deretane, il collo assai più forte, e tutte le parti anteriori del corpo più coperte di lana.
Aveva pure incontrati molti pastori turcomani: quale diversità da questi ai pastori Arabi! Gli uomini, le donne, i fanciulli, tutti sono ben vestiti, i cammelli che portano i loro effetti, sono coperti di bei tappeti turchi. Pare veramente ch'essi godano di tutta l'agiatezza, e di tutti i piaceri della vita pastorale, ed è tra costoro che dovrebbonsi cercare esclusivamente i modelli de' pastori che furono spesso l'argomento delle più commoventi poesie.
_Lunedì 5._
Erano ormai le otto ore quando mi posi in cammino a traverso di un paese di sterili colline, indi di una vasta incolta pianura. In sulle undici ore passai per un casale composto di miserabili casucce di terra; e finalmente dopo altre quattr'ore di viaggio, avendo passato un fiume sopra un ponte, entrai nella borgata d'_Erehli_ posta in un gentil paese pieno di giardini sulla sinistra del fiume, e non sulla destra come viene indicato nella carta d'_Arrowsmith_. Questa terra è abbastanza grande, ma le case sono brutte, fatte di terra e di mattoni seccati al sole, come costumasi da tutti i popoli della Caramania; per lo contrario i giardini sono belli assai, e danno frutta in copia, e specialmente grosse ed eccellenti pere. L'entrata d'_Erehli_ dalla parte del N. è un magnifico viale fiancheggiato da alti pioppi, e da due canali di limpidissime acque.
_Martedì 6._
Partimmo poco dopo le sette ore, camminando al N. a traverso di vastissime praterie piene di mandre, e specialmente di bufali, e sparsa di casucce circolari con tetti piani. Verso le nove ore lasciai a destra la città di _Hartan_ situata sulla sponda sinistra di un piccolo fiume.
Di là volgendo ad O. N. O., ed in seguito a N. O. in mezzo a campagne aride come le montagne che le circondano da due lati, passammo alle due ore dopo mezzodì presso ad una Salina formata da un ampio fossato che circonda una piccola montagna di terra affatto isolata: l'acqua ch'entra nel fossato, svaporando pel calore del sole, lascia sul fondo un sale marino bianchissimo, che viene trasportato coi cammelli ai vicini paesi.
Alle tre ore e mezzo si entrò nel castello di _Carabig-Mar_, ove feci riposare le mie genti. È questo un ragguardevole paese, ma mal fabbricato alle falde di un monticello aridissimo, siccome affatto sterile è l'adjacente pianura; non vi si vede un solo orto, nè alberi, tranne due pioppi che sono entro il castello. E ciò riesce tanto più sorprendente, che il piano non è privo di acqua. La moschea di _Carabig-Mar_ ha un vago esterno con grandi e piccole cupole, e due sottili altissime torri. Sul monticello vedonsi gli avanzi di un'antica rocca.
In questo luogo, come in altri della Caramania si osserva un vasto edificio, che può rassomigliarsi ad un tempio di tre navate, intorno al quale s'inalzano molti fumajuoli. È una specie di _Khan_ destinato all'alloggio delle carovane della Mecca.
Dei cinque tartari incontrati a _Diaïde_ uno solo ci aveva lasciati addietro, gli altri camminavano con noi.
Siccome io mal poteva reggere al trotto franco e disagiato, che è la loro ordinaria andatura, era costretto di alternare il passo ed il galoppo disteso quando mi trovava addietro di quattro in cinquecento passi; lo che mi stancava assai meno che il trotto sostenuto de' cavalli tartari.
È noto esservi sulle grandi strade della Turchia cavalli di ricambio; onde mutavamo cavalli ogni giorno, e spesso due volte al giorno.
Per essere affatto sbarazzati dalle molestie del viaggio si pattuisce con un tartaro, il quale si obbliga a condurre, alloggiare, nutrire il viaggiatore, e pagare tutte le spese del cammino, contro una convenuta somma che gli viene sborsata metà all'atto della partenza, ed il rimanente arrivati al termine del viaggio. Pel mio viaggio da Aleppo a Costantinopoli aveva convenuto col mio tartaro ottocento piastre, ed egli somministrava un cavallo per me, uno pel mio schiavo ed un altro per portare gli effetti, oltre le spese di vitto, e di alloggio, ed anche le accidentali che tutte restavano a suo carico.
_Mercoledì 7._
Si ripartì alle sei ore e mezzo del mattino, prendendo la direzione d'O. per una campagna deserta. Ad un'ora ed un quarto si giunse ad _Ismel_, cattivo villaggio ove dovevamo passare la notte.
Lungo questa strada si trovano molti pozzi, nei quali si scende per una scala di sasso fino al livello dell'acqua. Discesi in uno che aveva cinquanta scaglioni, e lo trovai provveduto di eccellente acqua.
Il piano tutto argilloso non ha un solo albero.
_Giovedì 8._
Alle cinque e tre quarti io era già in viaggio lungo lo stesso piano, verso O. N. O. poi a N. O. Alle otto e mezzo attraversai una specie di macchia che interseca la pianura, e che non è poi altro che un vasto spazio coperto di giunchi, e di altre piante de' pantani assai fitte, di diversa altezza, ed in alcuni luoghi fino di dodici e tredici piedi. Dopo avere passato questo pantano, continuai a camminare lungo la stessa campagna, finchè alle due dopo mezzogiorno giunsi a _Konia_ capitale della Caramania, che è l'antica _Iconium_. Questa città è situata all'estremità occidentale della deserta pianura che aveva attraversata, ed alle falde di una catena di basse montagne che chiudono l'orizzonte a mezzodì; hannovi molti giardini sul fianco meridionale, e qualcuno ancora dalla banda di settentrione. Ciò che io vidi di questa città me ne diede una poco vantaggiosa idea, benchè sia la residenza del Pascià di Caramania. Contiene vasti cimiteri, ne' quali ogni sepolcro viene indicato da una pietra rozza alta sette in otto piedi, larga un piede, grossa quattro dita, e situata verticalmente: la quantità di questi grossolani monumenti, sparsi sopra un vasto piano fa una penosa sensazione all'occhio dell'osservatore. Le case sono di terra o di mattoni cotti al sole, come quelle de' più poveri villaggi. Non osservai che una sola casa che avesse un buon esterno; ma anche questa formata coi materiali delle altre case. Si vuole che quest'edificio, che per la sua forma ed ampiezza potrebbe dirsi un palazzo, fosse fabbricato da un uomo che ne' paesi de' cristiani aveva imparata l'alchimia, ossia l'arte di far l'oro, col qual mezzo si era fatto ricchissimo. Al presente serve d'ospizio ai poveri. Ho pur veduto l'esteriore di tre moschee che hanno un magnifico aspetto con grandi cupole, e campanili alti e sottili.
La più bassa parte della città è chiusa da alte mura fiancheggiate da torri quadrate, ed incrostate di pietre tagliate; vi si ravvisano alcune iscrizioni turche; ma il lavoro è fatto dai greci, come lo attestano i lioni ed altre figure che sonovi scolpite.
Entrando in città osservai molti fanciulli, di diverse età, tutti belli, con carnagioni di latte e rosa, ben fatti, e decentemente vestiti. Non potei a meno in vedendoli, di benedire l'attività e le attenzioni delle donne di questo paese, e di risovvenirmi con pena dell'indolenza delle Egiziane e delle Arabe.
Il pane che mangiasi a Konia, ed in tutta la Caramania, è una focaccia d'un piede di diametro all'incirca, grossa una linea od una linea e mezzo; di modo che queste focaccie rassomigliano esattamente, tranne la grandezza, alle ostie da suggellare dell'Europa. Si mangiano mentre sono ancora tenere; e servono pure ad involgere un uccello, o altra carne, come potrebbe farsi con un foglio di carta.
In tutta la Caramania adoperansi carrette, le di cui ruote sono formate di tavole, ma assai ben fatte.
Il lettore avrà rilevato dal mio racconto, che tra _Ismil_ e _Konia_, non trovansi le montagne notate sulla carta d'_Arrowsmith_. Del resto la sua carta dell'Asia minore parvemi ben fatta, e queste leggieri inesattezze potranno emendarsi in una seconda edizione.
_Venerdì 9._
Due ore dopo uscito da _Konia_, e dopo aver costeggiate le montagne a N. E., incominciai a salire alcune colline; e giunsi ad un'ora e mezzo all'estremità settentrionale delle montagne, ove trovasi sopra un'altura il villaggio di _Adik_.
Ciò ch'io vidi di queste montagne è formato di schisto argilloso e corneo a piccoli strati assai sottili disposti orizzontalmente, o disugualmente inclinati senza veruna traccia di vegetazione, tranne pochi cespugli ne' contorni del villaggio, ove per altro vi sono alcuni giardini ed una bella fontana.
Trovandosi indisposto uno de' Tartari che viaggiavano in nostra compagnia, fummo costretti di rallentare il viaggio. Io aveva per altro bisogno di arrivare a Costantinopoli il più presto possibile; e perciò offersi cento piastre di più al mio Tartaro, a condizione di farmi arrivare la domenica 18 del mese. Malgrado la sua promessa, io era ben certo che non l'avrebbe mantenuta, a cagione della sua infingardaggine. Egli era solito di andare a letto alle sette della sera, ed io doveva ogni mattina risvegliarlo alle sette, se voleva fare un discreto viaggio. Ma questa negligenza è un vizio comune a tutti i Tartari.
Dietro le mie osservazioni, e calcolata la direzione della strada, si trova facilmente che _Ladik_ non è all'O. di _Konia_, come viene notato sulle carte.
Questo villaggio fu anticamente un luogo più importante che non lo è adesso, siccome lo attesta l'infinito numero de' capitelli, de' piedestalli, delle cornici ecc., ed alcune iscrizioni greche.
_Sabato 10._
Partii alle sette del mattino nella direzione d'O. N. O., e verso le nove ore attraversai _Kodenkhan_, villaggio alquanto maggiore di _Ladik_; alle undici e mezzo si passò un ponte sotto al quale passa un fiume affatto limpido; e feci alto ad un'ora col mio seguito ad _Elguinn_, piccolo villaggio alle falde delle montagne, circondato da giardini.
Vedendo che malgrado le promesse del mio condottiere, non sarei giunto a Costantinopoli nel giorno fissato, minacciai di farlo castigare, o di castigarlo io stesso, se non si determinava ad essere più sollecito. Il timore fu più efficace dell'interesse, ed incominciò ad accelerare il cammino. Subito dopo pranzo tutti rimontarono a cavallo, sortendo da _Elguinn_ alle due dopo mezzo giorno. Poi che avemmo varcato un fiume che sbocca in un lago posto in poca distanza al N. il quale può avere una lega all'incirca di diametro, si prese la direzione all'O. Alle cinque e mezzo eravamo giunti nel villaggio d'_Arkitkhan_, al di là del quale si passa un piccolo fiume. A notte già fatta passavamo in vicinanza di alcuni villaggi; ed alle otto e un quarto entrammo in _Akschier_ piccola città posta sul pendìo d'una montagna così abbondante di acque, che i loro zampilli formano un ruscello, e talvolta un piccolo fiume in ogni strada della città. Tutte queste acque si scaricano in un lago distante all'incirca una mezza lega dalla banda di N. E. _Akschier_ contiene alcuni rottami che mi parvero avanzi d'una antica cattedrale.
I miei Tartari sempre pigri volevano fermarsi in questa città il susseguente giorno; ma io mi vi opposi con fermezza, e malgrado i loro barbottamenti fu deciso di partire all'indomani di buon'ora.
_Domenica 11._
I Tartari mi si fecero innanzi in sul far del giorno mostrandosi inquieti; e mi avvidi all'istante che bramavano di dissuadermi a partire questo giorno, col mettermi a parte dei loro timori veri o simulati di vicina dirotta pioggia. _Tanto meglio_, risposi loro, _non soffriremo il caldo._ Vedendo tornar vani i loro pensamenti per trattenermi, ritiraronsi in silenzio per allestire i cavalli.
Si partì poco prima delle sette prendendo la direzione del nord, al lungo di una linea di montagne; ed alle dieci ore avendo alquanto piegato al N. O. entrammo nel piccolo castello di _Aïsa-Klew_.
Questa strada è molto amena: il viaggiatore trovasi continuamente alcune tese al di sopra del piano che prolungasi a destra, e di là vede il lago in tutta la sua estensione di circa due miglia di diametro; mentre a sinistra s'inalzano le montagne dalle quali si precipitano infiniti ruscelli, e le di cui vette più alte sono coperte di neve. Le valli che si aprono alle loro falde sono sparse di villaggi, di casali, di giardini.
Dopo avere cambiati i cavalli si lasciò questo castello alle undici ore, e tenendo la strada all'O. N. O. si scese in una pianura che si attraversò fin quasi al tramontar del sole nella direzione di O. Tutte le case di _Barafdon_ piccolo villaggio situato in questo piano, ove dovevamo passare la notte, trovandosi già occupate dal Pascià e dal suo seguito, fui costretto di coricarmi alla meglio in una scuderia in mezzo ai cavalli.
_Lunedì 12._
Alle sette ed un quarto del mattino, trovandomi in viaggio, m'accorsi che i miei tartari erano agitati: si videro talvolta rallentare il passo, poi fermarsi a discorrere con un certo contegno di tristezza e di spavento. Fui ben tosto al fatto dei loro timori. Il Pascià che avevamo lasciato a Barafdon aveva fatto tagliare il capo al maestro di posta della città cui eravamo diretti; onde temevano di esservi mal accolti, e qualche cosa di peggio.
Dopo lunghi consigli risolvettero di mandare avanti due di loro con un postiglione onde scandagliare il terreno. Io tenni loro dietro a qualche distanza, e mi fermai presso di un pozzo lontano circa trecento tese dalla città. Allora un tartaro si avanzò fino alle porte, ed essendo il postiglione venuto a cercarmi, entrai con lui in _Assiom-karaïssar_ alle undici ore del mattino, prendendo tranquillamente alloggio alla posta. Il fratello del maestro di posta decapitato aveva già trafugati tutti i cavalli ed erasi posto in sicuro nelle montagne; fortunatamente i miei Tartari ebbero modo di far sapere al governatore ch'io era _un inviato_ del sultano _Sceriffo della Mecca presso al Sultano di Costantinopoli_: onde il governatore ed i suoi subalterni si fecero premura di offrirmi i loro servigi, e mi assicurarono che all'indomani potrei partire.
La situazione di questa città, stando alla carta di Arrowsmith non combina colla mia stima geodetica della strada; ma tengo in sospeso il mio giudizio finchè sia giunto ad un altro punto geografico conosciuto.
Stando a questa carta la città sarebbe volta a S. O., ed il famoso _Meandro_ che prende origine nelle vicine montagne, scorrerebbe nella medesima direzione; quando invece la situazione della città è al N. E., ed il fiume, che io attraversai sopra un ponte a non molta distanza dalla città, segue la stessa direzione.
_Assiom-Karaissar_ è una assai vasta città, con molte moschee, una delle quali sembrommi magnifica. Questa città ha, come quella d'Akschier, le strade cambiate in piccoli fiumi per le acque che scendono dalle montagne vicine; e le case sono triste in sul fare di quelle delle precedenti città. Malgrado il freddo che faceva acutissimo, si trovarono eccellenti frutta, uve, poponi, e pomi delicatissimi. Il pane fatto a focaccia è molto buono. I coltivatori vedevansi tutti intenti a battere i grani.
Al S. O. della città vedesi una rupe isolata in forma di pane di zucchero, formata dall'unione di prismi irregolari perpendicolari, talchè sembra tagliato a picco da ogni lato. La sommità è coperta da un'antica fortezza, che dovette essere in altri tempi una piccola Gibilterra.