Viaggi di Ali Bey el-Abbassi in Africa ed in Asia, v. 4
Part 1
VIAGGI DI ALI BEY EL-ABBASSI
IN AFRICA ED IN ASIA
DALL'ANNO 1803 A TUTTO IL 1807
_TRADOTTI_ DAL DOTTORE STEFANO TICOZZI con tavole in rame colorate
TOMO IV
MILANO Dalla Tipografia SONZOGNO e COMP. 1817.
VIAGGI IN AFFRICA ED IN ASIA
FATTI DAL 1803 AL 1807.
CAPITOLO XLIV.
_Haram, ossia Tempio musulmano nel luogo dell'antico tempio di Salomone._
_El-Haram_, o il Tempio, detto altresì _Beit-el Mokaddes-el-Scherif_, o la casa santa principale di Gerusalemme, è una unione di più edificj fabbricati in varie epoche dell'islamismo, e che portano con loro l'impronta del gusto dominante de' diversi secoli in cui furono fatti; formando non pertanto un tutt'insieme abbastanza armonico. Non è precisamente una moschea, ma un gruppo di moschee. Il suo nome Arabo _El-Haram_ significa positivamente un tempio, un luogo consacrato dalla presenza particolare della Divinità, e proibito ai profani, agl'infedeli. La religione Musulmana non riconosce che due tempj; questo, e quello della Mecca, il di cui ingresso è dalla legge proibito a chiunque non sia musulmano, a differenza delle altre moschee non proibite da alcun precetto canonico; cosicchè in virtù d'un ordine della pubblica autorità un cristiano può entrare ancora nella moschea di _Santa Sofia_ di Costantinopoli: ma nessun governatore Musulmano ardirebbe permettere ad un infedele di penetrare sul territorio della Mecca, o nel tempio di Gerusalemme; perchè tale licenza sarebbe riguardata quale orribile sacrilegio, non sarebbe tollerata dal popolo, e l'infedele, che tentasse di metter piede in questi santi luoghi sarebbe la vittima della sua imprudenza.
[Illustrazione: PORTA DEL CAIRO NOMINATA BEB EL FATHA.]
Questo monumento forma l'angolo S. E. della città di Gerusalemme, nel luogo medesimo in cui era altra volta il tempio di _Salomone_.
La storia musulmana attribuisce all'antico tempio de' Giudei 1563 piedi e 3 pollici di lunghezza, e 958 piedi e tre pollici di larghezza della misura Parigina. Il nuovo è composto d'una gran corte, o piazza chiusa, lunga 1369 piedi, e larga 845. Ha nove porte dalla banda occidentale e settentrionale, ma nessuna a levante e a mezzodì, perchè chiusa dalle mura della città, che si alzano al di fuori sull'orlo dei precipizj del torrente Cedron, e sull'orlo del burrone che la divide al S. dal monte Sion.
La parte principale del tempio è formata di due corpi di magnifici edificj, che potrebbero riguardarsi come due diversi tempj: ma per la loro rispettiva situazione formano un insieme simmetrico, che non manca d'una tal quale unità. Uno chiamasi _Aksa_, e l'altro _el-Sahhera_.
Il primo è composto di sette navi sostenute da pilastri e da colonne; ed in testa alla nave del centro ha una bella cupola, a destra ed a sinistra della quale apronsi due altre navi perpendicolari al corpo principale della chiesa. Questo principal corpo è preceduto da un portico di sette archi di fronte sopra uno di profondità, sostenuti da pilastri quadrati; e l'arco centrale che risponde all'asse dell'edificio ha inoltre colonne incrostate aderenti ai pilastri. La maggior nave può avere 162 piedi di lunghezza e 32 di larghezza. È sostenuta da sette archi, leggermente acuti, da ogni lato appoggiati sopra pilastri cilindrici in forma di colonne, ma senza alcuna proporzione architettonica, con capitelli a foglie che non appartengono a verun ordine. I piloni cilindrici hanno più di due piedi e mezzo di diametro, e sedici piedi d'altezza comprendendo anche le basi ed i capitelli. I muri si alzano tredici piedi sopra gli archi con due ordini di 21 finestre per ogni rango; e quelle dell'ordine superiore guardano sulla parte esterna perchè la nave centrale è più alta delle sei laterali, e le finestre dell'ordine inferiore guardano nella parte interna delle altre navi. Il tetto è di legno senza volta.
Le navi laterali sono appoggiate sopra archi eguali a quelli della centrale, sostenuti da pilastri quadrati.
La cupola è sostenuta da quattro grandi archi appoggiati sopra quattro pilastri quadrati, che hanno belle colonne di marmo bruno balzanti dai diversi loro lati. Questa cupola è sferica con due ordini di fenestre, ed ornata di rabeschi dipinti e dorati assai belli.
Il suo diametro è uguale a quello della nave centrale.
Le navi laterali alla cupola sono sostenute da belle colonne di marmo bruno simili a quelle degli archi di mezzo. Il braccio che si dispiega a sinistra, perpendicolarmente al fondo della nave centrale, è formato d'una semplice volta assai bassa, ed ha due navi. La volta del califfo _Omar_ può avere press'a poco dodici piedi di lunghezza; l'altra sembra avere la stessa lunghezza, ma è chiusa da una grata di legno; e perciò io non vi entrai.
Nella parte esterna a sinistra sono addossate all'_Aksa_ molte case mal fatte ove abitano gli impiegati dell'Haram. Avvi in faccia alla porta principale un rialto lungo 284 piedi, in mezzo al quale trovasi una bella vasca di marmo con un lavoro in forma di conchiglia, che anticamente mesceva acqua. In fondo al rialto una superba scala conduce all'_El-Sahhara_, che è l'altro ragguardevole edificio dell'Haram, il quale riceve il nome da una rupe assai rispettata che trovasi nel suo centro.
Il Sahhara è posto sopra un piano parallelogrammo lungo circa 460 piedi, e largo 599. È sedici piedi più alto del piano generale dell'Haram, e vi si sale per otto scale poste due al sud, due al nord, una all'est, e tre all'ovest. Quasi in mezzo a questo piano superiore lastricato di bei marmi sollevasi il magnifico edificio del _Sahhara_, tempio ottagono, i di cui lati nella parte esterna sono lunghi sessantun piedi.
Si entra nel tempio per quattro porte collocate ne' quattro punti cardinali dette _Beb-el-Kebla_, _el-Garb_, _Djenna_ e _Davoud_. La prima ha un bellissimo portico sostenuto da otto colonne corintie di marmo. Le altre sono senza portico.
Dal centro dell'edificio si spinge in alto una cupola sferica con due ordini di grandi finestre, e sostenuta da quattro grossi piloni e da dodici magnifiche colonne disposte in cerchio.
Questo cerchio centrale è circondato da due navi ottagone concentriche, tra loro separate da otto pilastri e da sedici colonne della stessa specie e grandezza di quelle del centro, del più bel marmo bruno che vedere si possa. I tetti sono piani, ed ogni cosa è coperta d'ornati del più squisito gusto e di modanature in marmo ed in oro ec. I capitelli delle colonne sono d'ordine composito interamente dorati, ed attiche la basi delle colonne, che formano il cerchio centrale; e quelle che trovansi tra le navi ottagone, sono tagliate nella parte inferiore e senza listello, ed invece della base vengono portate da un dado di marmo bianco. La proporzione delle colonne le avvicina all'ordine corintio: il loro fusto è di sedici piedi.
La cupola ha quaranta piedi di diametro sopra novantatrè di altezza, ed il totale diametro dell'edificio è press'a poco di cento cinquantanove piedi e mezzo. Il piano del cerchio centrale, tre piedi e mezzo più alto di quello delle navi che lo circondano, vien chiuso da un'alta e magnifica grata di ferro dorato.
Entro a questo cerchio chiudesi la rupe _el-Sahhàra Allàh_, che è il principale oggetto di questo ricco edifizio, ed in generale di quello del tempio di Gerusalemme. _El Hadjerà el Sàhhara_, o rupe Sahhara, esce di terra sopra un diametro medio di trentatre piedi in forma di segmento di sfera. La sua superficie è disuguale, scabra, e nella sua forma naturale. Nel fianco del nord vi si vede una cavità, che la tradizione dice fatta dai Cristiani, che volevano rubare la porzione del masso che manca; ma che questa si fece allora invisibile agli occhi degl'infedeli, che fu poi trovata dai fedeli credenti divisa in due parti, che ora trovansi in altri luoghi dell'Haram.
Il fedele musulmano crede che il _Sahhàra-Hallàh_ sia il luogo in cui le preghiere degli uomini riescono più care alla divinità, dopo la casa della Mecca. Per tale motivo tutti i Profeti dalla creazione del mondo fino a _Maometto_ ci vennero a pregare, ed anco presentemente i profeti e gli angioli vengono in schiere invisibili a fare le loro preghiere sulla pietra, non compresa la guardia ordinaria di settantamil'angeli che continuamente la circondano, dandosi ogni giorno la muta.
La notte che il profeta _Maometto_ fu rapito nella Mecca dall'angelo _Gabriele_, e trasportato colla velocità del lampo a Gerusalemme sopra la giumenta _El-Boràk_, che ha testa e seno di bella donna, lasciata la giumenta alla porta del tempio, venne a fare la sua preghiera sul Sahhara cogli altri profeti ed angioli, che avendolo rispettosamente salutato gli cedettero il luogo d'onore.
Nell'istante in cui il Profeta si fermò sopra il Sahhara, la pietra sensibile alla felicità di portare questa santa salma si abbassò, e come una molle cera ricevette nella sua parte superiore verso il nord l'impronta del suo sacro piede. Questa impronta fu poi coperta da una specie di gabbia di filo di metallo dorato, fatta in modo che non si vede l'impronta per causa dell'interna oscurità, ma si può per un'apertura fatta nella gabbia toccare colla mano; e ci santifichiamo passando all'istante la stessa mano sul volto e sulla barba: prova troppo manifesta che dessa è la vera orma del piede del più grande dei profeti.
L'interno della roccia forma una cavità nella quale si scende per una scala dal lato di S. O. Vi si trova una camera d'un quadrato irregolare di diciotto piedi di superficie, alta nel centro otto piedi. Il palco consiste in una volta naturale irregolare. In fondo alla scala vedesi alla diritta un piccolo frontispizio di marmo che porta il nome di _el-Makam-Soulimàn_ossia lungo di _Salomone_; ed un'altra lapide posta a sinistra chiamasi _el-Makam-Davoud_, luogo di _Davide_. Chiamasi poi _el-Makam-Ibrahim_, o luogo d'_Abramo_, una nicchia cavata nella roccia nel lato di S. O.; come un gradino semicircolare concavo si dice _el-Makam Djibrila_, luogo di _Gabriele_: finalmente viene chiamato luogo d'_Elia el-Makam el-Hòder_, una specie di tavola di pietra all'angolo N. E.
In mezzo alla camera la spessezza della volta vedesi forata in forma d'abbaìno cilindrico di tre piedi di diametro; e questo è il luogo del Profeta.
La rupe è circondata da uno steccato di legno ad altezza d'appoggio; ed al di sopra a cinque in sei piedi d'altezza vi è un padiglione di seta a liste alternative rosse e verdi, sospese su tutta la larghezza della rupe con pilastri e colonne.
Per quanto ho potuto vedere, sopra tutto l'interno della cantinetta, questa rupe parmi di marmo fino, di color bianco rossastro.
A poca distanza dalla parte settentrionale vedesi nel pavimento un marmo quadrato verde marezzato bellissimo, di circa quindici pollici da ogni parte, assicurato con quattro o cinque chiodi dorati; e si dice essere la porta del paradiso. Varj altri fori indicano ch'era fermato con più chiodi che non lo è al presente, i quali chiodi credono che siano stati rubati dal Diavolo, quando tentò d'introdursi in paradiso, impeditone dal non aver potuto svellere i chiodi che tuttavia rimangono.
Il Sahhara ha una tribuna di legno pei cantori sostenuta da piccole colonne. Vi ho veduto un Corano i di cui fogli sono quasi alti quattro piedi, e più di due e mezzo larghi. Si pretende che appartenesse al Califfo _Omar_; ma si dice lo stesso di altri affatto somiglianti che mi furono mostrati al Cairo ed alla Mecca.
L'esterno del Sahhara è incrostato di varie qualità di marmi, fino a metà della sua altezza; il rimanente è ricoperto di piccoli mattoni di diversi colori elegantemente disposti. Le cinque finestre per ogni lato dell'ottagono sono chiuse con bei vetri dipinti a rabeschi.
Il tempio ha quattro torri; una sull'angolo S. O. della gran corte, la seconda nel mezzo del lato occidentale, un'altra sull'angolo N. O., e l'ultima sull'angolo N. E. dello stesso cortile.
CAPITOLO XLV.
_Viaggio al sepolcro di Davide, e ad altri sepolcri. — Viaggio al monte Oliveto. — Al sepolcro d'Abramo ad Hébron. — Al presepio di Cristo a Betlemme. — Al sepolcro della Vergine. — Al Calvario ed al sepolcro di Cristo. — Sinagoga de' Giudei. Descrizione di Gerusalemme._
Dopo aver soddisfatto a tutte le cerimonie, ed a tutte le limosine dovute al tempio lo stesso giorno del mio arrivo a Gerusalemme: nel susseguente giorno fui condotto al sepolcro di _Davide_.
Sortendo di città per la porta di _Davide_ trovasi in distanza di 150 tese un edificio che ha l'apparenza d'un'antica chiesa greca. Appena entrati, prendendo la sinistra, si arriva al sepolcro chiuso da molte porte e grate di ferro. È questo una specie di catafalco coperto di bei drappi di seta di varj colori ricamati in oro, che può avere tredici piedi di larghezza.
Terminate le mie preghiere al sepolcro di _Davide_ fui condotto all'est luogo le mura della città, e scendendo per un pendìo assai ripido giunsi presso all'unica sorgente che trovasi a Gerusalemme, dai cristiani detta _fontana di Neemia_. Credono i musulmani che l'acqua di questa sorgente derivi per un miracolo dell'onnipotente dal pozzo di _Zemzem_ della Mecca, quantunque l'ultima sia caldissima e salmastra, e quella di Gerusalemme fresca e dolce. Di là passai il torrente Cedron, di dove a traverso a varj poggi andai a visitare i sepolcri di molti santi e profeti del primo e del second'ordine.
Dalla sommità di questi colli scopersi in distanza di tre o quattro leghe in linea retta una parte del _Bàhar Lout_, detto da' cristiani _Lago Asfaltide_, o Mar Morto. Col cannocchiale osservai due piccoli seni, e le montagne che coprono il lago a S. E. Vedeva pure le onde rompersi contro la riva; e l'agitamento dei flutti mi mostrava che questo mare non è affatto morto, come lo indica il suo nome. Tutto il paese che lo circonda è montuoso. Giunto in appresso alla cima del _Diebel Tor_, detto dai cristiani _Monte Oliveto_; dove assicurasi essere stati sepolti settantadue mila profeti, trovai la chiesa cristiana, nella quale si venera sopra un marmo l'impronta del piede di _Cristo_ lasciatavi quando salì al cielo dopo la risurrezione.
Da questa montagna, posta a levante di Gerusalemme, si scopre la città sì bene che se ne possono contare le case.
Sceso dalla montagna e giunto in fondo al torrente Cedron, passai a lato del sepolcro della madre di _Cristo_; e dopo salito un colle rientrai in città per la porta detta di _Maria_.
All'indomani 25 luglio sortii di Gerusalemme al levare del sole per visitare il sepolcro d'_Abramo_.
Alle sette ore ed un quarto del mattino giunto presso a Betlemme, incontrai una truppa di pastori cristiani che venivano a Gerusalemme per accusare i pastori musulmani di Ebron che loro avevano presi molti bestiami, per rappresaglia dei quali i cristiani avevano portati via due cammelli. Il principale pastore raccontò ad uno de' più rispettabili Sceriffi che m'accompagnava tutto l'accaduto, in così energica maniera, che la mia immaginazione mi rappresentò all'istante le contese de' pastori d'_Abramo_ e di _Lot_, la guerra dei cinque re, ec., tanto essi ne conservano ancora il carattere, le abitudini e perfino le vesti consistenti in una camicia di lana bianca rossastra attaccata con una cintura, e in un drappo nero gettato sulla spalla, con una fascia di tela bianca intorno al capo.
Appena congedati i pastori, avendo Betlemme a sinistra e Beit-Diele dall'altro lato, mi si presentò lo spettacolo della più singolare meteora che veder si possa. Il sole alto sopra l'orizzonte circa trenta gradi brillava alla sinistra di tutta la sua luce a traverso di una atmosfera purissima; e la luna, vicina al suo ultimo quarto, era sulla mia diritta quasi nella stessa elevazione del sole, così chiara e così bella quanto è possibile di vederla in tale circostanza. Tutt'ad un tratto vidi comparire sotto forma d'una stella due o tre volte più grande, e molto più luminosa di Giove o di Venere nel loro più grande splendore, una meteora che svolse dalla banda di levante una coda, la quale parvemi lunga due gradi. Io non mi potei contenere, e gridai _Kif hàda! Kìf hàda!_ cioè _che è questo! che è questo!_ Le mie genti sbalordite gridarono in pari tempo _Minn Allàh! minn Allàh! Dio! Dio!_ Frattanto la meteora s'avanzava verso occidente facendo ondeggiare dolcemente la sua coda lungo una linea orizzontale, all'altezza di circa 30 gradi, come il sole e la luna. La coda che ben tosto si divise in più raggi, riuniva tutti i colori dell'iride assai vivaci, ed un mezzo minuto dopo, avendo la meteora nel suo pacifico movimento scorsi quasi sei gradi all'O. scomparve senza esplosione, senza tuono, nè alcun'altra spaventosa circostanza. Io mi buttai a terra prostrato avanti al Creatore, e lo stesso fecero tutti quelli che mi seguivano.
Continuai il cammino al sud, assorto nella meditazione di ciò che aveva veduto: la stella dei pastori, la stella de' magi, tutto ricorreva alla mia memoria; ma io sospetto che i vapori bituminosi salini del Mar Morto rendano in questi paesi simili meteore assai frequenti. Lasciai a destra un eremitaggio dedicato ad _Elia_, ed alquanto più avanti giunsi ad un bell'Alcassaba mezzo ruinato, accanto al quale trovasi una sorgente di bonissima acqua con un serbatoio lungo cinquanta passi, largo trenta, e più a basso da altri di quasi eguale grandezza: finalmente dopo aver superate diverse montagne giunsi in sul mezzo giorno ad _el Hhalil_, che i cristiani dicono _Ebron_, e presi alloggio all'osteria.
Ebron è una città di circa 400 famiglie Arabe, posta sul pendio di una montagna con un castello. I viveri sono abbondanti, ed ha molti fondachi. È governata da un Arabo del paese col titolo di _Hakim_, e di _Scheih el Bèled_.
I sepolcri d'_Abramo_ e della sua famiglia trovansi in un tempio che fu già una chiesa greca. Si sale per recarvisi una bella e vasta scala che guida ad una lunga loggia, di dove si entra in un piccolo cortile. Dalla banda sinistra vedesi un portico sostenuto da pilastri quadrati, presso al quale sorge il vestibolo del tempio composto di due camere, una delle quali posta a destra contiene il sepolcro di _Abramo_, e l'altra dall'opposto lato quello di Sara. Nel corpo della chiesa che è gotica, tra due grossi pilastri a destra vedesi una casuccia isolata contenente il sepolcro d'_Isacco_, ed in simile casuccia a sinistra quello di sua moglie. Questa chiesa ridotta a moschea ha il suo _Mereb_, la tribuna per il sermone del venerdì, ed un'altra pei cantori. Nell'opposto lato della corte avvi un altro vestibolo con due camere laterali destinate ai sepolcri di _Giacobbe_ e di sua moglie.
All'estremità del portico per una specie di loggia si passa in altra camera contenente il sepolcro di _Giuseppe_, le cui ceneri furono trasportate dall'Egitto dal popolo d'Israele.
I sepolcri di questi patriarchi sono tutti coperti di ricchi tappeti di seta verde, magnificamente ricamati in oro: rossi egualmente ricamati sono quelli delle loro consorti, che il sultano di Costantinopoli manda di quando in quando. Io ne contai nove, uno sopra l'altro sul sepolcro di _Abramo_. Anche le pareti delle camere sono coperte di bei tappeti. Le grate delle finestre sono di ferro dorato, e le porte di legno coperte di piastre d'argento con serrature e catenacci dello stesso metallo. Si contano pel servigio del tempio più di cento tra impiegati e domestici; onde può agevolmente calcolarsi il numero delle elemosine che vi si debbono lasciare.
Terminata la visita ai sepolcri all'indomani 26 luglio allo spuntar del giorno ripigliai la Strada di Gerusalemme. A breve distanza da _Ebron_ lasciai da un canto un eremitaggio sacro al profeta _Jona_; e mi fermai per fare colezione presso ad una bella sorgente; indi presi la strada di Betlemme, ove giunto alle dieci ore e mezzo del mattino, mi recai a dirittura al convento de' Cristiani ove si venera il luogo in cui nacque _Gesù Cristo_.
È questo convento fatto a guisa di rocca, e la sola porta che serve d'ingresso è tanto bassa, che convien piegare il corpo per entrarvi. Vi stanno circa venti monaci, europei, cattolici, greci, ed armeni; e quasi tutti gli abitanti di Betlemme sono cristiani. Scordava di dire che questa città posta sopra un monte conta circa cinquecento famiglie.
Gli abitanti che vivono in continuo sospetto de' musulmani, vedendoci arrivare a cavallo ed armati, si adombrarono, e molti erano già corsi alla porta del convento che trovarono chiusa; ma rassicurati del nostro contegno, picchiarono essi medesimi alla porta, che dopo molti discorsi ad alta ed a bassa voce con quelli che stavano al di dentro, ci fu alla fine aperta.
Introdotto in un angusto vestibolo oscuro, vi trovai molti uomini armati che avevano l'aria di corpo di guardia. Da questo vestibolo entrai in una vasta sala, il di cui palco è sostenuto da circa quaranta colonne di marmo alte quindici piedi, con basi e capitelli d'ordine corintio, comecchè il fusto abbia le proporzioni del dorico: sala comune dalla quale per diverse porte si passa ne' separati appartamenti de' monaci romani, greci, ed armeni.
Dopo esserci trattenuti alcun tempo in questo luogo, un monaco greco aprì la porta del suo appartamento, e ci fece entrare in una sala, alla di cui estremità scendesi per una scala in una specie di grotta, che è il luogo sacro della nascita di _Cristo_. Giunto nella grotta vidi una nicchia quasi semisferica nel vivo della rupe, nella quale, secondo mi assicurò il monaco che mi accompagnava, nacque _Cristo_; e fu deposto dalla Vergine nella mangiatoja, che è una specie di bacino di marmo; di fronte al quale fu innalzato un altare che ha un bel quadro rappresentante l'adorazione dei Magi. Ed il presepio, ed il luogo della nascita sono arricchiti di superbi addobbi, e di molte lampade di cristallo e d'argento; tra le quali ne vidi una in figura di cuore, contenente il cuore del divoto _Antonio Camillo de Lellis_, il di cui nome con bella iscrizione latina e l'anno 1700 è scolpito nella stessa lampada.
Sortendo dalla grotta il monaco greco mi condusse nella chiesa posta sopra alla grotta, che non ha cosa alcuna di molta importanza. Tutti i luoghi santi furono ampiamente descritti in tanti libri, che avrei potuto dispensarmi dal darne una nuova descrizione; ma ho creduto di farne un cenno in grazia di coloro che non ne avessero verun'altra alla mano.
Dopo aver ringraziato il buon monaco, e lasciategli prove della mia gratitudine, ripresi la strada di Gerusalemme ove arrivai poco dopo il mezzo giorno.
All'indomani, lunedì 27, scesi in fondo al torrente Cedron per una bella scala, alla metà della quale trovansi alla diritta i sepolcri di _Gioachino_ e di _Anna_, ed in un'altra cavità a sinistra quello di _Giuseppe_ sposo di _Maria_. In fondo alla scala entrasi in una chiesa greca, il di cui _Sancta Sanctorum_ contiene il sepolcro della _Vergine_. Ascoltai in chiesa un armonioso coro di monaci, mentre il celebrante vestito de' sacri abiti restava nel santuario.
Dopo mezzo giorno mi recai al sepolcro di _Cristo_; ma non aprendosi la porta del convento che in certi determinati giorni, trovavasi allora chiusa secondo il praticato, al di fuori dai turchi, dai monaci al di dentro.
A traverso alla grata della porta mi trattenni con un monaco spagnuolo nativo di Ocanna, detto _Ramirez_ d'_Arellano_, che mi diresse al procuratore generale pure spagnuolo, onde avere il permesso d'aprire la porta. Il procuratore era ammalato, e fu il suo vicario, che ci accolse con estrema cortesia; ma sopraggiungendo il governatore ed il kadì della città, mi ritirai, dopo avere ottenuto di entrare all'indomani nel sepolcro di _Cristo_.