Viaggi di Ali Bey el-Abbassi in Africa ed in Asia, v. 2

Part 6

Chapter 63,529 wordsPublic domain

Potrei aggiugner prove a prove, ragionamenti a ragionamenti in sussidio del mio sistema; ma non volendo trattare questa quistione che come una parte accessoria, e subordinata a quella dell'esistenza d'un mare interiore nell'Affrica, io ne lascio la soluzione ai dotti critici che l'hanno di già analizzata. Frattanto senza parlare di quei tanti sistemi creati intorno all'Atlantide, credo di poter far osservare che la posizione data a quest'isola dall'autore della storia filosofica del mondo primitivo, non corrisponde ai dati che noi abbiamo dal sacerdote di Saïs, poichè più non sarebbe _sulle rive del mare Atlantico_, collocandola, com'egli fa, in mezzo del Mediterraneo, che non ebbe mai il nome d'Atlantico; nè _in faccia all'imboccattura che i Greci chiamano nella loro lingua le Colonne d'Ercole_; ossia lo stretto di Gibilterra; di dove, secondo il citato autore, sarebbe stata lontana quasi duecento leghe. In tale ipotesi niuna linea retta sarebbesi dall'isola tirata allo stretto senza passare sopra terre intermediarie a cagione della projezione delle coste di questo mare: altronde il piccolo spazio entro cui pone quest'isola non poteva contenere un territorio tanto esteso quanto la _Libia e l'Asia insieme_, qualunque riduzione si faccia subire al paesi allora conosciuti sotto questi nomi; meno poi un territorio sul quale regnavano molti re _famosi per la loro potenza...._, che stendevano il loro impero sui vasti paesi adjacenti, ed andavano _altieri delle loro grandi forze_. Vedo che l'autore della storia filosofica ha cercato di dissipare tanti inconvenienti con ingegnose soluzioni, ma a lui medesimo io subordino queste osservazioni, e sono persuaso ch'egli renderà giustizia a' miei voti per la verità, qualunque sia il grado di probabilità che voglia attribuirsi al mio sistema.

Devo pure notare che la situazione data a quest'isola del sig. Bory de Saint-Vincent nei suoi saggi intorno alle isole Fortunate, non combina meglio colle circostanze riferite dal prete di Saïs; poichè il sig. Bory la suppone nel mare Atlantico, e non presso le rive di questo mare, come l'enunciato prete. Nè in tal caso avrebbe più da un lato la Libia, e dall'altro la Tirrenia. Per la situazione e la forma che le vengono da lui date non sarebbervi state isole intermediarie per passare sul continente. Ma ciò che è ancora più notabile, il sacerdote dice positivamente che Atene esisteva già al tempo dell'Atlantide, e che gli Ateniesi condussero le loro flotte contro gli Atlantidi conquistatori: ora nel sistema dell'autore, risulta, malgrado il suo commentario, che ai tempi dell'Atlantide lo stretto di Gibilterra, ed Atene non esistevano, perchè quello ancora non era aperto, e l'altra con tutte le pianure della Grecia era tuttavia coperta dalle acque del Mediterraneo, che non la scoprirono che per rompere lo stretto, ed inghiottire l'Atlantide. Come dunque gli Ateniesi, che ancora non esistevano hanno potuto frenare l'ambizione degli Atlantidi? Come mai le flotte degli uni e degli altri hanno potuto entrare e sortire dal Mediterraneo, il quale, come suppone l'autore, non era allora che un lago chiuso da ogni banda senza avere comunicazione con verun altro mare?

Provato una volta, come possono provarsi simili oggetti, che il Sahhara era un mare ne' tempi d'assai posteriori all'ultimo grande cataclismo del globo, risulta che la sua superficie essendo pochissimo elevata al di sopra del livello del mare, deve formare un gran bacino, ove si precipitano le acque piovane di tutti i paesi che lo circondano. È pure probabile che nel centro dell'Affrica sia restato un vasto lago, ossia un mare Mediterraneo, che sarebbe per avventura un irrefragabile prova dell'essersi il mare Atlantico ritirato dalla Sahhara.

Abbiamo dimostrato la poca elevazione della Sahhara al di sopra del livello del mare col fatto dei fiumi che dopo essere penetrati nel deserto mancano di declivio per giugnere ai mari esteriori dell'Affrica; esaminiamo adesso i motivi che mi muovono ad ammettere un mare interno nell'Affrica, indipendentemente dalle acque che ha potuto lasciarvi l'Oceano, e che forse, come nel mar Caspio, basterebbe per mantenervi un vastissimo lago per molti secoli.

Avvi nell'interno dell'Affrica uno spazio di trentatrè gradi e mezzo dall'E. all'O. dalle sorgenti del _Niger_ fino a quello del _Misselad_; e più di venti gradi dal N. al S. dal piovente meridionale dell'Atlante, e delle altre montagne vicine ai Mediterraneo, fino al piovente settentrionale dalle montagne del Kougo e fino alle sorgenti del Bahàr-Koula, superficie immensa da cui non sorte una goccia d'acqua per gettarsi nei mari esteriori dell'Affrica, poichè da un lato non conosciamo le sorgenti dei fiumi, che mettono foce nel Mediterraneo, e nell'Oceano occidentale, i quali tutti derivano le loro acque fuori di questa superficie; e dall'altro lato i fiumi che si gettano nel golfo della Guinea non sono troppo più abbondanti degli altri, e per conseguenza non suppongono un'origine più lontana dalla loro foce, di quello che lo sia il piovente meridionale delle montagne del Kongo, e delle altre montagne che seguendo la stessa linea dell'E. vanno a riunirsi alle montagne di Kouri o della Luna, ove trovansi le sorgenti del Bahàr el-Abiad, o fiume bianco, che forma il principal ramo del Nilo.

Sappiamo inoltre che i fiumi di questa parte dell'Affrica si dirigono per linee convergenti verso il centro: i fiumi dell'Atlante, e quelli del deserto al S. ed al S. E., il Niger e quelli che scendono dalle montagne di Kong al N. E. ed all'E., il Misselad, il Kulla, e molti altri intermediarj al N. O.; il Kuku, il Gazel, ed altri al S. ed al S. O.; e finalmente tutti quelli che sono conosciuti nell'interno dell'Affrica, hanno la loro direzione verso il centro del continente.

Le relazioni di alcuni viaggiatori nell'interno dell'Affrica, e le informazioni che si hanno dagli abitanti, danno, che la quantità d'acqua somministrata dalle continue pioggie in quel paese è tanto considerabile, che gli animali e le piante cadono in uno stato di deperimento.

Non avendo osservazioni metriche dirette intorno a questa quantità d'acqua dell'estensione de' paesi di cui parliamo, ci è forza supplirvi con calcoli approssimativi, fondati sulla misura de' luoghi conosciuti. Sappiamo che in Europa prendendo un termine medio cadono annualmente diciotto pollici d'acqua, e che questa quantità cresce al Sud. In Algeri, ad anno compensato, ne cadono ventotto pollici: nel 1730 ne caddero trenta pollici, e quaranta quattro nel 1732. A Madera ne cadono trenta pollici all'anno, e sotto i tropici, stando alle osservazioni del celebre Humboldt, settanta. La superficie in quistione è tagliata a mezzo dal tropico; pure per dare maggiore forza a tutte le supposizioni a me contrarie, ridurrò la quantità della pioggia a cinquantaquattro pollici, vale a dire a sedici pollici meno di quanto ne dà il sig. Humboldt, ridurrò a zero le pioggie del deserto, e supporrò che il Sahhara occupi la metà di questa superficie, di modo che soltanto le pioggie dell'altra metà somministrino acqua al gran lago interiore. Spero che chiunque troverà larghe queste concessioni: dunque calcoliamo: la superficie intera è di 240,000 leghe di venti al grado; ma perchè ne ho assegnata la metà al deserto, non ne rimangono che 120,000 per somministrare le acque piovane al gran lago: questa estensione a ragione di 292,410,000 piedi quadrati rotondi per lega, forma una superficie di 33,089,200,000,000 piedi quadrati, sulla quale le pioggie depongono ogni anno compensatamente una massa d'acqua di 157,901,400,000,000 piedi cubi.

Se diansi al mare interiore dell'Affrica 150 leghe di lunghezza e 50 di larghezza, verrebbe ad essere press'a poco grande come il mar Caspio o il mar Rosso: e formerebbe una superficie di 12,500 leghe quadrate, eguale a 3,655,125,000,000 piedi quadrati.

L'evaporazione in Europa in una temperatura media di 11° è, secondo Dobson di 30 a 38 pollici all'anno. Il sig. Humboldt l'osservò a Cumana in America a 28° centigradi di temperatura 2780 millimetri all'anno Si trovò alla Guadaluppa di quattro a sei millimetri per giorno; e questo dotto viaggiatore suppone che possa portarsi ad 80 pollici per anno sotto i tropici. Ma per non lasciare alcuna cosa a desiderarsi agli antagonisti del sistema, porrò contro di me questo risultamento, triplicando la quantità assegnata dal sig. Humboldt, e portando l'evaporazione del nostro lago a 240 pollici, ossiano 20 piedi per ogni anno.

Ora se moltiplichisi questa evaporazione per la superficie del lago, ne risulta una massa di 157,901,400,000,000 piedi cubi: onde rimane ancora un eccedente di 84,698,900,000,000 piedi cubi di acqua per supplire alla evaporazione nei fiumi e nei laghi subalterni, e per la decomposizione dell'acqua per la vegetazione ed altri fenomeni: lo che dimostra, stando anche alle supposizioni meno favorevoli al sistema, che in un mare della grandezza del Rosso, o del Caspio, posto nel centro dell'Affrica, l'evaporazione non leverebbe pure la metà dell'acqua che le pioggie devono deporre ogni anno sulla superficie in quistione, e che ne rimarrebbe più della metà per le altre cause d'assorbimento; tal che, se queste non bastano per consumare l'altra metà, come sembra probabile, il nostro mare Affricano dovrà essere più vasto del Rosso e del Caspio.

Nulla dirò della sua profondità, perchè dipendente dalla configurazione del suolo: ma qualunque sia tale profondità, il mare conserverà senz'alterazione tutto l'eccedente dì venti piedi tolti dalla evaporazione.

Questi calcoli dimostrano l'impossibilità della supposizione, che il Niger si perda nel pantani a Wangara; e spiegano ove devono essere le foci dei tanti fiumi che vanno nel centro dell'Affrica senza che più si vedano sortire.

Dimostrano in pari tempo l'impossibilità dell'uscita di tanta quantità d'acque per la costa della Guinea, come lo suppose un dotto tedesco. Di fatto il Migered ed il Senegal hanno le loro sorgenti nelle montagne di Kong a brevissima distanza le une dalle altre, e questi fiumi dirigonsi, uno al N.E., l'altro al N. O. Il primo dopo un corso dì cento sessanta leghe arriva a Giambala in sul confine del Sahhara, ed il secondo dopo avere percorso un eguale spazio, bagna i confini dello stesso deserto a Fariba. La situazione di questi due fiumi è allora assolutamente la medesima. Il Senegal per arrivare da Fariba al mare, di dove non è lontano più di cinquanta leghe, fa mille tortuosità, e forma colle sue acque un gran numero di laghi e di paludi in un suolo appianato, e quasi al livello dell'Oceano; di modo che può dirsi che se il mare si ritraesse cento leghe dalle rive attuali, conservando lo stesso livello, il Senegal non potrebbe arrivare colà, e svaporerebbe in uno o più laghi.

Per più forte ragione le acque del Niger, che a Gimbala è nella stessa posizione che il Senegal al Fariba, non avranno una bastante inclinazione per iscorrere più di cento cinquanta leghe, ossia il triplo della distanza che attraversa il Senegal da Fariba all'Oceano; ed allora incomincierà il gran lago interno dell'Affrica, che stendendosi nelle supposte dimensioni arriverà presso al lago Fitrè, ove gettansi i fiumi delle Gazzelle, il Misseda, ed altri, e che comunicano col lago di Semegonda, che io riguardo come una baja, o un golfo del nostro mare Caspio d'Affrica.

Ma se dal punto in cui io suppongo che incominci questo mare interno, dovesse il Niger scorrere ancora duecento quaranta leghe, il Gazzel, il Misselad, ed altri fiumi trecento quaranta di più in linea retta per arrivare al golfo della Guinea, chiara cosa è, che trovando il suolo senza inclinazione, si spargerebbero e perderebbero nei laghi senza arrivare all'Oceano.

I grandi fiumi Formoso e Rey, e gli altri che gettansi nel golfo della Guinea, ricevono le acque da una superficie assai estesa per poter pareggiarsi ai più gran fiumi, poichè calcolandosi dal piovente meridionale delle montagne di Kong e di Komri fino all'Oceano, avvi una superficie di 75,000 leghe quadrate, più che bastante ad alimentare tutti questi fiumi in un paese ove in uno spazio minore della metà si formano i fiumi del Senegal, di Gambia, di Rio grande, di Messurata, e molti altri i quali presso a Capo Roxo ed alle isole Bissagos dividonsi in grandi canali e laghi uguali press'a poco a quelli di Rio Formoso, e di Rio de Rey sul golfo della Guinea.

La carta generale dell'Affrica settentrionale del maggior Rennel prova che la supposta esistenza del mare interno risolve il problema delle foci degli interni fiumi dell'Affrica, senza deviare un atomo dalla geografia conosciuta.

Dimostrato una volta, per quanto lo acconsente la qualità dell'argomento, che l'immensa quantità d'acqua versata dalle pioggie nell'interno dell'Affrica, e portata dal Niger, e dagli altri fiumi nel centro del continente, non può svaporarsi nei piccoli laghi, e meno poi nei semplici pantani del Wangara ed inoltre che non può arrivare all'Oceano nel Golfo della Guinea; se noi ne deduciamo la necessità dell'esistenza d'un gran lago o mare interno, in cui riuniscansi e svaporino le acque che sovrabbondano ai bisogni della vegetazione, ed alle altre scomposizioni di questo fluido, non rimane che ad addursi alcun fatto per ultima prova dell'esistenza di questo mare interno.

Trovansi negli antichi autori rammentati molti grandi laghi dell'interno dell'Affrica; la _palude Nigrite_, i laghi _Clonia_, _Libia_, _Nili_, _Nuba_, _Gira_, _Ghelonide_. Non potrebbero essere questi golfi o baje d'un solo e gran lago, cui sarebbersi dati tali nomi? I moderni fecero lo stesso, e se taluno, ignorante della geografia, udisse parlare del mare Adriatico, dell'Arcipelago, del mare di Marmora, e del mar Nero, non crederebbe egli giammai, che queste siano parti di un solo e medesimo mare, che dicesi Mediterraneo, ma li crederebbe altrettanti mari isolati.

Nelle discussioni cui ha dato luogo questa quistione, sonosi, per non essersi intesi, ammessi degli errori, ed io ne trovo la ragione principale nei vari significati attribuiti al vocabolo _Bahàr_. Le nazioni che parlano l'arabo chiamano _Bahàr_ il mare, _Bahàr_ un qualunque lago, e _Bahàr_ un fiume.

Quando gli abitanti o gli Arabi viaggiatori dell'Affrica interna parlarono d'un _Bahàr_ esistente in quel paese, gli antichi e moderni Europei intesero semplicemente un lago, e senza cercare ulteriore spiegazione di un vocabolo, di cui credevano averne compreso il vero significato, supposero che si parlasse di laghi, o di fiumi.

Ecco le ragioni che m'indussero ad ammettere questo mare interno anche prima di viaggiare nell'Affrica; ragioni da me discusse nel 1802 a Parigi con varj dotti dell'Istituto, ed a Londra con molti membri della Società reale. Spedii pure intorno allo stesso argomento una memoria da Cadice in data del 30 maggio 1805, ed un'altra da Tripoli nel novembre del 1805.

Ma veniamo al fatto che conferma il sistema, e rende innegabile l'esistenza di questo mare interno.

Nel bastimento che portavami da Laraïsch a Tripoli in ottobre del 1805 eravi un negoziante di Marocco detto _Sidi Matte Bouhlàl_, ch'era stato lungo tempo a _Tombout_, o Tombouctoo, ed in altri paesi del Soldano o della Nigrizia, ove commerciava in società con uno de' suoi fratelli. Quello Bouhlàl era fratello d'un cheik nominato dall'imperatore di Marocco direttore della carovana della Mecca, se le circostanze politiche avessero permesso di fare il viaggio. Era un uomo intelligente di circa quarant'anni, d'irriprovevole condotta, veritiero, ricco, e che non poteva avere il menomo sospetto ch'io andassi in traccia di notizie intorno allo stato interno dell'Affrica. Il complesso di tali considerazioni m'inducono a dar piena fede al suo rapporto, ed a credere ch'egli non volle ingannarmi perchè non aveva il menomo interesse di farlo.

Essendomi durante il viaggio trattenuto in lunghi discorsi con questo negoziante, si venne più d'una volta a parlare dell'interno dell'Affrica; e n'ebbi le seguenti notizie:

«Tombout è una grande città assai commerciante, abitata dai Mori e dai Negri.

«La famiglia colà regnante discende da un imperatore di Marocco, che fece un'incursione in quel paese, ed il di cui nome vi è tuttavia rispettato assai.

«A Tombout Bouhlàl avea più libertà che a Marocco. Aveva sempre ai suoi servigi molte negre, che comperava, vendeva, cambiava a suo capriccio; lo che avea pure alquanto alterata la sua fisica costituzione, e cagionate più malattie.

«Tombout trovasi _alla medesima distanza dal Nilo Abid_ (Nilo dei Negri, o Niger ) _che Fez da Wad Sebou_, vai a dire a meno di due leghe.

«Questo fiume scorre _verso il levante_.

«Il Nilo Abid è largo ed ogni anno nella stagione delle pioggie _sorte dal suo letto, ed inonda il paese come il Nilo d'Egitto_, talchè allora sembra un braccio di mare.

«I Negri navigano su questo fiume con barche di una costruzione particolare; non hanno chiodi, e tutte le parti sono legate assieme da sottili corde di palma.

«Ogni barca porta fino a _cinquecento cariche di cammello_ in sale, in grani, ed in altre derrate.

«Queste barche viaggiano senza remi e senza vele: per farle camminare, un certo numero d'uomini, secondo la grandezza della barca; si colloca sui due lati, verso prora; ognuno tiene in mano una pertica assai lunga che appoggia contro il fondo del fiume, e tutti spingono la barca nello stesso tempo. Questa nascente navigazione li costringe a non iscostarsi dalla riva.

«Il Nilo Abit scorre verso l'interno dell'Affrica ove forma _un gran mare senza comunicazione cogli altri_. In questo mare le barche dei negri _fanno quarantotto giornate di cammino rasentando_ la costa, e sempre _senza vedere la terra opposta_.

«I più comuni oggetti di commercio su questo mare sono i grani ed il sale, perchè trovansi nell'interno vaste contrade, cui mancano tali generi.

«Si dice che questo mare _comunica col Nilo d'Egitto_, ma su questo proposito non avvi nulla di positivo.

«Si soggiugne che Haoussa è una città molto grande, e molto popolata, all'E. di Tombout, e che è assai civilizzata.»

Siccome in questi intrattenimenti parlavamo l'arabo, e che Bouhlàl faceva sempre uso del vocabolo _Bahàr_, io non ommettevo giammai di chiedergliene spiegazione: ed egli mi replicò più volte che intendeva significare un mare di molti giorni di traverso in largo ed in lungo, _come quello sul quale noi navigavamo nel nostro bastimento_; ed era il Mediterraneo.

Un fatto così notabile toglie qualunque dubbiezza intorno alla esistenza del mare interno, o del Caspio Affricano, che Bouhlàl chiamava sempre _Bahàr Soudan_, ossia mare della Nigrizia. Si faranno tuttavia alcune obbiezioni, e si aspetterà ai futuri viaggiatori il darne, o cercarne la risposta[4].

[4] _Alcuni anni dopo che Ali Bey fece queste ricerche intorno al mare interno all'Affrica il sig. Jackson vice-console inglese a Magador pubblicò che gli abitanti di Tombouctoo avevangli detto che, «quindici giorni di cammino all'E. al di là di quella città trovavasi un vasto lago, detto _Bahàr Soudan_, o _mare di Soudan_». Ma perchè non dà verun altra notizia intorno a questo mare, avendo limitate le sue indagini soltanto intorno agli abitanti delle sue coste, (indagini che noi vogliamo credere più esatte di quelle da lui fatte intorno al regno di Marocco), niente aggiunge alla precedente scoperta d'Ali Bey, che presenta molto maggiori lumi sull'argomento trattato. Avvi non pertanto qualche cosa di singolare nella coincidenza della posizione data a questo mare, _a quindici giornate all'E. da Tombouctoo_, cioè a poco più di cento leghe, in ragione di sette leghe al giorno, ordinario cammino di un cammello; ciò che torna precisamente al calcolo fatto da Ali Bey._ (Nota dell'E.)

CAPITOLO XX.

_Viaggio per mare da Laraïsch a Tripoli in Barbaria. — Innalzamento del mare. — Burrasca. — Si approda al banco di Kerkeni. — Descrizione delle isole dello stesso nome. — Arrivo al porto di Tripoli._

M'imbarcai la domenica 13 ottobre 1805 sopra una fregata di Tripoli comandata dall'_Erraiz_ ossia capitano Omar: trovavasi ancorata nella rada di Laraïsch, ove rimasi tutto il susseguente giorno. Si spiegarono le vele il martedì 15 in sul far del giorno; ma mancando il vento favorevole, il bastimento non poteva che bordeggiare.

_Mercoledì 16._

La mattina s'alzò un vento d'O. S. O. A mezzogiorno eravamo nello stretto di Gibilterra, e due ore dopo tra Gibilterra e Ceuta, di dove vedevansi le due città in una prospettiva assai pittoresca. Il campo Spagnuolo in faccia a Gibilterra formato di tende e di baracche, la città di S. Rocco posta sopra un rialto, ed Algezira che vedevasi a traverso una punta di terra, formavano un sorprendente quadro. Trovavansi nel porto di Gibilterra una squadra inglese, ed un convoglio.

Si seguì tutto il giorno il rombo quasi all'E. col medesimo vento.

_Giovedì 17._

La notte il vento rinforzava con molto travaglio della fregata: l'acqua passava sopra il ponte, e ne penetrò ancora nell'interno. La mattina si scoprì Capo di Patta, che si trapassò alle due ore dopo mezzogiorno; e dopo si prese la direzione del N. E.

_Venerdì 18._

La mattina per tempo si vide il Capo di Palos. Gli eravamo già sopra quando il capitano fece tirare al S. per dare la caccia ad una nave che aveva l'apparenza di voler sottrarsi alla nostra visita. La raggiunse ad un ora dopo mezzogiorno: era un brick svezzese. Al cader del sole eravamo ai 37° 15′ di latitudine N., e 2° 47′ 30″ di longitudine O. dall'osservatorio di Parigi.

_Sabbato 19._

Durante la notte il bastimento erasi avanzato assai poco, e la mattina faceva quasi calma. La nostra direzione era all'E. ¼ S. E.

Alle quattro della sera si scoprì una catena di montagne della costa dell'Affrica, ed alle cinque la mia longitudine 1° 37′ 30″ O. dell'osservatorio di Parigi.

Il vento mancò affatto, ma la corrente portava all'E.

_Domenica 20._

La calma continuò, ed alle nove ore del mattino avevo la longitudine di 1° 27′ 30″ di Parigi.

_Lunedì 21._

Si virò di bordo al N. con leggier vento di S. E.

_Martedì 22._

La fregata proseguì avanzandosi al N. fino a breve distanza dall'isola Formentera, ove prese la direzione di S. O. Si camminò quasi ad O. S. O. fino al cadere del sole, ed allora si volse la prora all'E. N. E.

_Mercoledì 24._

A mezzogiorno si ripiegò a S. E. ¼ E.