Viaggi di Ali Bey el-Abbassi in Africa ed in Asia, v. 2
Part 13
Amatunta fu già una grande città fabbricata sopra diverse colline in riva al mare; ma tali ruine sono così consunte che non vi si trova alcun ragguardevole oggetto. Tra queste ruine richiamarono la mia attenzione, quelle d'un tempio, la di cui poca regolare architettura lo dimostra fabbricato nel decadimento delle belle arti. Sulla sommità d'un colle trovasi un frammento d'una colonna, e due vasi tagliati, o a dir meglio formati della stessa rupe di una colossale grandezza: uno è quasi affatto distrutto, l'altro abbastanza ben conservato. Questi due vasi giganteschi posti uno accanto all'altro dovevano essere destinati al medesimo oggetto. A traverso all'oscurità della tradizione, la costruzione di questi vasi sopra la sommità di un colle presso ad un monumento, e la figura d'un toro in rilievo scolpito egregiamente ne' quattro lati di ogni vaso, corrispondenti ai quattro punti cardinali mi fanno conghietturare che fossero destinati alle libazioni, o ai sacrificj di _Adone_.
Vi si trovano pure molti sepolcri cavati nella rupe, ed infinite iscrizioni scolpite sopra grandi pietre. L'ingresso delle catacombe o grotte sepolcrali all'O. d'Amatunta è così ingombrato di ruine che non è possibile d'entrarvi che per un'angusta apertura, trascinandosi col ventre a terra per lo spazio di alcune tese colla sola luce de' fanali che portansi seco. Un andito, una camera centrale, e tre altre camere sepolcrali compongono queste catacombe. Migliaja di pipistrelli risvegliati dalle nostre fiaccole, i letti sepolcrali cavati nella rupe ed aperti, l'estrema umidità, ed il silenzio della mia guida che sola era meco, mi ricordarono che questo era il soggiorno de' morti, e mi determinarono a tornar presto a godere della luce del giorno.
Il fiume d'_Amatunta_ scorre a poca distanza all'O. della città; e pare che anticamente la attraversasse. Il mare si rompe contro le mura della città.
L'attento esame delle antichità dell'isola di Cipro mi conferma nella supposizione dell'esistenza di due diverse sovrane dette _Aphrodite_, ossia _Veneri_, in affatto diverse epoche, la prima anteriore all'epoca istorica sovrana delle catacombe o palazzi sotterranei dell'antica Pafo, di Jeroschipos, e della Couclia; l'altra posteriore, signora d'Idalia e di Citera, posseditrice del palazzo della regina, sulla montagna di Buffavento. I poeti contemporanei della seconda _Venere_ per lusingare la sua vanità non la distinsero dalla prima: e quelli de' posteriori secoli ingannati dai loro scritti terminarono di confondere in buona fede la copia coll'originale, dando ad una sola _Venere_ gli attributi di quella di Pafo, e di quella d'Idalia, e di Citera. La superstizione, la licenza, e l'interesse de' Ciprioti consacrarono tempj all'apoteosi di questa donna ne' luoghi dalla tradizione e dai poeti, soli storici di que' remotissimi tempi, indicati come soggiorno della Dea. Il porto di Pafo, o Baffa, posto nel lato occidentale dell'isola in faccia alla Grecia ed all'Arcipelago, tra l'antica Pafo ed il Jeroschipos, sarà stato il luogo dello sbarco de' pellegrini greci. Le offerte impiegate, non v'ha dubbio, nella costruzione del magnifico tempio, le di cui belle colonne trovansi in pezzi sul colle della nuova Pafo o Baffa in faccia al porto, avranno contribuito più che tutt'altro a rendere questa città doviziosa e grande, quale la dimostrano le immense sue ruine.
[Illustrazione: PROFILO D'UN ANTICO TEMPIO IN AMATUNTA.]
Io non mi ricordo d'aver letta alcuna descrizione di quest'isola, e non so cosa ne pensassero altri viaggiatori; ma qualunque ne sia stata la loro opinione, io sono di parere che la _Venere_ di Pafo sia diversa dalla _Venere_ di Citera e d'Idalia[13].
[13] _Peccato che gli altri viaggiatori non abbiano finora descritta l'isola di Cipro sotto i suoi rapporti mitologici, e che nulla ci dicano a questo riguardo di Pafo, del palazzo della Regina, ecc._
Se quest'isola avesse un governo tutelare ed amico delle arti, è probabile che ricerche ben dirette darebbero assai più interessanti, e variati monumenti che Ercolano e Pompeia.
L'isola di Cipro in generale scarseggia di acqua; e mentre le montagne di Pafo e di Episcopi ne danno in abbondanza, le altre parti dell'isola non sono irrigate che da poveri ruscelli e torrenti, in tempo di estate quasi sempre asciutti.... Gli avanzi di antichi acquidotti che vedonsi qua e là sparsi in tutta l'isola ben dimostrano, che anticamente veniva irrigata in ogni lato; è certo che le montagne di Pafo potrebbero darne a tutta l'isola; ma come pensare a queste opere sotto il governo Turco?
Si vede pure che nella medesima epoca eranvi strade e ponti, che rendevano facili e deliziosi i viaggi nell'isola; ma tutto è adesso guasto e ruinato.
Quest'isola per tanti altri riguardi così accarezzata dalla natura è afflitta da due calamità: 1. da una quantità straordinaria di vipere o serpenti lunghi due in tre piedi, le di cui trafitture sono generalmente mortali; onde gli abitanti d'ogni classe od età anco i più poveri sono costretti di camminar sempre stivalati. Ho veduti più volte alcuni di questi serpenti la di cui abituale andatura è lentissima. 2. Dalle cavallette che riproduconsi ogni anno in prodigiosa quantità senza che si pensi al non difficile mezzo di distruggerle. Io mandai all'arcivescovo principe di Cipro una breve memoria su questo argomento, e n'ebbi il più grazioso ringraziamento.
Se la popolazione fosse portata al numero di cui l'isola è suscettibile; se una costituzione liberale assicurasse agli abitanti le proprietà, e la libertà del culto, non tarderebbe a diventare una delle più felici contrade del mondo: così la natura le fu liberale di clima temperato, di aere purissimo, di acque eccellenti, e di fertilissimi terreni. I raccolti del cotone, del vino, dei grani, che andrebbero crescendo in ragione della popolazione, dell'industria, della libertà e della sicurezza degli abitanti; le fabbriche di zucchero e di tabacco che vi si potrebbero ristabilire, i legnami d'opera che facilmente si moltiplicherebbero sulle alte montagne, lo scavo delle abbondanti miniere di rame, e fors'anche di più ricchi metalli che esistono nell'isola; la disposizione degli abitanti per un nuovo ordine di cose, che desse impulso all'industria nazionale: tutto contribuirebbe a far prosperare l'isola di Cipro.
Rispetto alla parte topografica può risguardarsi quest'isola come un segmento del circolo, che ha sessanta leghe di corda, e diciotto e mezzo di seno. Questa superficie dividesi in tre grandi parti: 1º la catena delle montagne di Pafo, o del monte Olimpo, le di cui più alte cime sono sempre coperte di neve; questa catena di prima formazione compone la parte meridionale dell'isola, dalle vicinanze di Pafo, ove trovansi le più elevate cime fin presso a Larnaca: 2º la grande campagna di Nicosia che traversa nel centro l'isola da levante a ponente: 3º la catena delle montagne vulcaniche al nord che stendonsi da Chiringa fino al Capo Sant'Andrea.
Dietro le mie osservazioni astronomiche fatte in diverse epoche a Limassol ebbi la latitudine settentrionale di 34° 36′ 30″, e la longitudine orientale di 30° 36′ 30″.
Per proseguire il mio viaggio alla Mecca approfittai della prima opportunità d'un brigantino greco che faceva il tragitto d'Alessandria; e noleggiai la camera per me, e piazze per i miei domestici. Si fece vela la notte del 9 al 10 maggio con vento in poppa, che durò fino alla notte dell'undici in cui ebbemo vento contrario; ma la mattina del 12 avevamo ancora buon vento. Scoprimmo avanti mezzogiorno un vascello da guerra che ci veniva sopra, nè si tardò a riconoscerlo per una fregata turca. Dopo le interrogazioni di pratica ci diede il buon viaggio, e poco dopo fummo in faccia al porto d'Alessandria dove entrammo felicemente a mezzodì del 12 maggio 1806.
All'indomani il secondo _Scheih Ibrahim Baschà_ venne a trovarmi a bordo. Sbarcai subito e lo accompagnai a casa sua, e di là fui condotto in una casa che mi aveva fatto preparare.
Alla dogana non si vollero visitare nè i miei bauli nè le mie casse, e ricevetti tutte le dimostrazioni di rispetto, e quei riguardi che la costumatezza poteva ispirare a così buoni abitanti.
FINE DEL TOMO SECONDO.
INDICE DELLE MATERIE CONTENUTE IN QUESTO SECONDO TOMO
CAP. XV.
_Descrizione di Marocco. — Santi. — Palazzo del sultano. — Giudei. — Giardini. — Corvi. — Leprosi. — Monte Atlante. — Brebi. — Collezione di alcuni vocaboli di quell'idioma_ Pag. 5
CAP. XVI.
_Malattia d'Ali Bey. — Storia naturale. — Eclissi della luna. — Ritorno del Sultano. — Regalo di donne. — Annuncio del viaggio alla Mecca. — Visita di etichetta, e regalo del Sultano. — Tenda mandata dal medesimo. — Ali Bey parte da Marocco_ » 25
CAP. XVII.
_Casa regnante a Marocco. — Genealogia. — Scheriffi. — Tattica. — Entrate del Sultano. — Sue guardie. — Sue donne. — Partenza d'Ali Bey da Fez. — Viaggio ad Ouschda_ » 49
CAP. XVIII.
_Descrizione d'Ouschda. — Difficoltà per proseguire il viaggio. — Detenzione per ordine del Sultano. — Partenza da Ouschda. — Avventure del deserto. — Arrivo a Laraisck e sua descrizione — Partenza dall'impero di Marocco_ » 71
CAP. XIX.
_Dell'antica isola Atlantide. — Dell'esistenza di un mare Mediterraneo nel centro dell'Affrica_ » 105
CAP. XX.
_Viaggio per mare da Laraisch a Tripoli in Barbaria. — Inalzamento del mare. — Burrasca. — Si approda al banco di Kerkeni. — Descrizione delle isole dello stesso nome. — Arrivo al porto di Tripoli_ » 136
CAP. XXI.
_Sbarco. — Presentazione al Pascià. — Intrighi. — Descrizione di Tripoli. — Governo. — Corte. — Moschee. — Tribunali. — Caffè. — Viveri. — Giudei. — Commercio. — Misure, pesi, monete. — Clima. — Antichità. — Regno di Tripoli_ » 151
CAP. XXII.
_Congedo d'Ali Bey dal Pascià di Tripoli. — Partenza alla volta di Alessandria. — Errore del Capitano. — Arrivo sulle coste della Marea. — Isola Sapienza. — Continuazione della strada. — Mancanza di viveri. — Ritorno a Sapienza. — Modone_ » 175
CAP. XXIII.
_Porta Longa. — Bastimenti Europei. — Ipsilanty. — Continuazione del viaggio. — Burrasca. — Arrivo in Alessandria. — Uragano. — Spaventosa burrasca. — Arrivo a Cipro. — Pessimo stato del bastimento. — Sbarco a Limassol_ » 195
CAP. XXIV.
_Viaggio a Nicosia. — Descrizione di questa città. — Architettura. — Visite d'etichetta. — Arcivescovi, e Vescovi. — Tributi dei Greci. — Donne. — Ignoranza. — Chiese Turche. — Moschee_ » 208
CAP. XXV.
_Viaggio a Citera. — Ruine del palazzo della regina. — Osservazioni intorno alla loro origine. — Ritorno a Nicosia. — Viaggio ad Idalia. — Larnaca. — Ritorno a Limassol_ » 230
CAP. XXVI.
_Viaggio a Pafo. — La Couclia. — Bellezza delle donne Cipriote. — Jeroschipos Aphroditis, ossia giardino sacro a Venere. — Xtima. — Antica Pafos. — Nuova Pafos, ossia Baffa_ » 250
CAP. XXVII.
_Ruine gigantesche della Couclia. — Ritorno a Limassol. — Amatunta. — Ruine. — Catacombe. — Osservazioni generali. — Viaggio ad Alessandria. — Sbarco_ » 266
INDICE DELLE TAVOLE
_Contenute in questo Tomo secondo_
TAVOLA I. Veduta delle rovine del Palazzo della Regina dalla parte del monastero di S Grisostomo Pag. 241
TAVOLA II. Fontana nelle montagne di Pafo » 258
TAVOLA III. (_a_) Casa formata in un sasso nella vecchia Pafo » 261 (_b_) Catacomba a Pafo » ivi
TAVOLA IV. Profilo d'un antico tempio in Amatunta » 271
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (Mohamed/Mohamèd, sabato/sabbato e numerose altre, soprattutto per i nomi arabi), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.