Viaggi di Ali Bey el-Abbassi in Africa ed in Asia, v. 2

Part 12

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Non trovando cosa degna di attenzione ripresi la strada alle due ore dopo mezzogiorno. Poichè ebbi attraversati un villaggio ed un paese assai tristi fra colline d'argilla sterilissime, scesi in sul piano, lasciando a sinistra il villaggio d'Aradipo, ed a sei ore entrai in _Larnaca_, la più ragguardevole città dopo Nicosia, residenza d'un vescovo, di tutti i consoli stranieri, di alcuni negozianti europei, e di molti Greci protetti da diverse nazioni, colle quali dividono i privilegi e le immunità della rispettiva bandiera. E per tale ragione vi si trovano le costumanze press'a poco delle città e dei porti d'Europa.

Il giorno del mio arrivo il governatore Turco, che è uno sceriffo, venne a visitarmi portando a lato la sua carabina; ed il giorno dopo fu a trovarmi con numeroso seguito il vescovo. Lo stesso fecero i consoli, ed i principali cittadini.

La rada di _Larnaca_ parvemi troppo aperta e mal difesa; ma la sua posizione geografica in faccia alle coste della Siria vi chiama molti bastimenti. Lontano un miglio da questa città trovasi il borgo _Scala_, in cui risiede il console inglese e due altri consoli. La sua latitudine è di 31° 27′ 30″ E. dell'osservatorio di Parigi, e la latitudine 34° 56′ 54″ N.

Il giorno 8 aprile alle due ore ed un quarto dopo mezzogiorno uscii di _Larnaca_ prendendo la direzione di S. S. O. Trovai a breve distanza un acquedotto di notabile lunghezza, ma di meschina struttura. Alle tre mi trattenni alcun tempo nel giardino di una casa di campagna, e quando mi rimettevo in cammino il tempo si andava abbaruffando di modo che a fronte d'ogni mia diligenza fui raggiunto dalla pioggia. Alle sei ore entrai nel villaggio di _Mazzotos_.

La pianura attraversata è alquanto fertile; a destra è chiusa dalle montagne, ed a sinistra dal mare, lontano sei miglia dalle montagne. _Mazzotos_ è un povero villaggio posto in buon terreno alle falde delle montagne.

Il giorno nove alle cinque ore e mezzo del mattino mi diressi al S. O.; indi piegai all'O. dopo avere attraversato un paese fertilissimo chiamato _Laconicos_, e che i naturali credono essere stato abitato da una colonia di tal nome. Fui avvisato che troverei a diritta le ruine di una antica città detta _Alamina_, che non devesi confondere con Salamina. Alle sette ore varcai un piccolo fiume, ed un'ora dopo un altro pure di poca importanza: finalmente alle otto e tre quarti feci alto in riva al fiume di Sant'Elena.

Alla foce di questo fiume trovasi un piccolo porto con una vasta rada dello stesso nome, perchè la principessa Elena madre dell'imperatore Costantino vi sbarcò tornando dal suo pellegrinaggio di Gerusalemme. Partii alle dieci del mattino camminando lungo il mare. Alle due ore dopo mezzogiorno passai in vicinanza delle ruine di Amatunta; un quarto d'ora appresso attraversai il fiume di questo nome: alle tre ore ed un quarto si giunse a Limassol.

CAPITOLO XXVI.

_Viaggio a Pafo. — La Couclia. — Bellezza delle donne Cipriote. — Jeroschipos Aphroditis, ossia _giardino sacro a Venere_. — Xtima. — Antica Pafos. — Nuova Pafos, ossia_ Baffa.

Il mercoledì 23 aprile sortii alle sette ed un quarto della mattina da Limassol per andare a Pafo. Due ore dopo passai per Colossi, di dove, poichè ebbi varcato il fiume che va al sud, venni a riposarmi ad Episcopi fino alle tre e tre quarti dopo mezzogiorno. Alle quattro e mezzo era giunto a S. Tommaso, ed alle sei a Latanischio ove doveva passare la notte. Il piano di Limassol stendesi fino a Colossi, ed a mezzogiorno di questo piano si prolunga il Capo Gatta.

_Colossi_ è un villaggio circondato di giardini, e bagnato da molte acque. Vi si vede ancora un castello o torre quadrata, che dicesi fabbricata dai Templari, ed accanto alla torre un grande acquedotto; fatti sì l'uno che l'altro con marmo grossolano.

_Episcopi_ giace in amenissimo sito, ed è più grande di Colossi. Ogni casa è circondata di giardini, di alberi, di piantagioni di cotone e di campi a grano. Questo villaggio posto alle falde delle montagne che si prolungano fino al mare, signoreggia un bellissimo piano e la costa: l'abbondanza delle acque, e la fertilità del terreno rendono delizioso il soggiorno d'Episcopi, e ben più degno che Idalia e Citera della Dea protettrice dell'isola. Fu anticamente una assai ricca città con vaste _raffinerie_ di zucchero, per le quali erano stati fabbricati un grandioso acquedotto, ed immensi magazzini, come lo attestano anche al presente i loro miseri avanzi. Ora non è che un villaggio abitato da' Turchi e da' Greci, che hanno il loro separato quartiere. Parvemi che le donne vi godano molta libertà, ma non ebbi la fortuna di vederne di belle.

Al di là d'Episcopi convien salire alcune montagne calcaree: i di cui grandi strati perpendicolari lungo il mare ne rendono tanto più difficile e pericoloso il cammino, in quanto che i cavalli non possono assicurarsi sopra un suolo affatto liscio ed inclinato. Dopo questo pericoloso passaggio la strada prosiegue sempre tra le montagne in mezzo a boschi di cipresso, di quercia, di leccio, e di varie piante aromatiche che riempiono l'atmosfera di soavi profumi.

_S. Tomaso_ è un piccolo villaggio posto tra le montagne; ed a non molta distanza trovasi pure _Latanischio_ alquanto più grande, e situato propriamente nel centro delle montagne. Da quest'ultimo vedesi perfettamente il Capo di Gatta, la di cui estremità sembrommi lontana sette leghe al sud-ovest.

I più numerosi abitanti di Latanischio sono Turchi, che mi parvero buona gente, ed amanti del lavoro: sono decentemente vestiti di una stoffa di lana bianca, e si lasciano crescere la barba lunga, folta e rossiccia; le loro mense s'imbandiscono con proprietà, e di abbastanza delicate vivande. Sarebbero felici se meno fossero vessati dal governatore che li maltratta ancora più de' Greci, perciocchè anche la più povera famiglia paga cento piastre all'anno. Questi buoni montanari mi fecero pena e pietà: sono fedeli musulmani, e meritevoli di miglior sorte.

All'indomani 24 lasciai Latanischio alle otto e mezzo del mattino, e scesi per un gran burrone, in fondo al quale vedesi una bella sorgente, la quale come più altre dell'isola è ornata di un piccolo antico frontispizio. Il burrone ha duecento quaranta piedi d'altezza perpendicolare, e presenta un infinito numero di strati orizzontali di sasso calcareo, o di marmo grossolano. Tutta la parte non tagliata perpendicolarmente è coperta di folte macchie.

Alle nove ed un quarto passai per _Jalectora_, adesso povero villaggio, ma altravolta assai grande e ricco, se può farsene giudizio dalle ruine delle chiese, e di altri grandi edificj. È posto sul pendio delle montagne, e circondato da belle valli in gran parte coltivate.

Finalmente alle undici e tre quarti, sortito da questo mucchio di montagne, attraversai un piccolo fiume presso alla sua foce nel mare, la di cui costa in questo luogo cammina dall'E. S. E. all'O. N. O. e di qui proseguendo la strada quasi a N. O. giunsi alla _Couclia_, antico palazzo fabbricato sopra un alto còlle, distante mezza lega dal mare, e vicino ad un villaggio dello stesso nome quasi affatto ruinato, e che non conta più di dieci famiglie. Il palazzo è tutto fabbricato di pietre riquadrate, ed ha in sul di dietro un vasto cortile circondato da scuderie e da magazzini; ma tutto l'edificio trovasi in estremo deperimento.

Alcuni autori vogliono che la Couclia fosse l'antica Citera, altri la ritengono per Arsinoe; gli abitanti invece credono che questo fosse il _prediletto giardino della Regina Aphrodite_ (Venere). Chi bramasse vedere più diffusamente trattata tale controversia potrà leggere la parte storica e geografica di questi viaggi. Il palazzo signoreggia una vasta e fertile campagna irrigata da molti ruscelli, o da alcuni fiumi; che attualmente forma l'appannaggio di una delle sultane del Gran Signore, ma abbandonata agli affittajuoli, o sotto affittajuoli, che ne trascurano la coltivazione; e per tal modo questo quartiere, che dovrebb'essere un luogo delizioso, ed in pari tempo bastante ad alimentare più migliaja di persone, sarà ben tosto un deserto.

L'affittajuolo principale, che è un greco, alloggia nel palazzo, e trovandosi assente, mi riservai di rivedere le vicine antichità di questo luogo nel ritorno da Pafo. Dalla Couclia vedesi il mare ad un mezzo miglio di distanza, ed un villaggio turco detto la _Mandria_.

Mentre stava per partire, un prete greco conducendomi poche tese lontano della porta del palazzo mi mostrò sulla sommità del còlle due bellissimi mosaici recentemente scoperti di circa tre piedi di diametro. Fa meraviglia che niuno si avvisi di scoprire il rimanente, non essendo coperto che da uno strato di terra di pochi pollici: ed il prete mi soggiunse che in tal luogo eravi pure un palazzo d'_Aphrodite_.

Uscito dalla Couclia alle quattro e mezzo circa della sera, e prendendo la strada al N. O. passai sopra un bel ponte di un solo arco con una iscrizione turca. Alle cinque attraversai un altro fiume, ed i villaggi di Demi, d'Ascheïa e di Coloni, gli uni agli altri affatto vicini, ed arrivammo a _Jeroschipos_ alle sei e tre quarti. Si vuole che fosse questo uno de' sacri giardini di Venere, e tale veramente è il significato del greco vocabolo, che dalla più remota antichità trovasi dato al piccolo villaggio posto sulla sommità della rupe che signoreggia il soggetto giardino. In Jeroschipos alloggiai presso il greco _Andrea Zimbolaci_, agente del consolato inglese, la di cui bandiera svolazzava sul tetto della casa. La figlia di questo compitissimo uomo parvemi la più bella donna ch'io vedessi in Cipro, e degna veramente di abitare nella signoria di _Venere_. Senza essere perfettamente bianca, la sua carnagione è la più bella che veder si possa, e le proporzioni del suo corpo sono quelle delle greche statue,[9] a riserva del petto, che come osservai in tutte le altre cipriote, è troppo pendente. Avendo osservato che costei aveva i capelli dorati, mi rissovvenni che le donne affricane li colorivano. Ne feci la confidenza a suo padre, il quale mi fece vedere una polvere proveniente d'Alessandria, di cui le cipriote si servono per dare ai loro capelli il color d'oro. Vidi nella stessa casa una fantesca musulmana con biondissimi capelli, che quantunque bella, aveva una cert'aria di selvatichezza che disgustava. Vero è che non deve cercarsi tra le musulmane il tipo dell'antica bellezza greca, ma bensì tra le cipriote; ma come trovarvelo, se queste sottraggonsi ai nostri sguardi? Ma questo tipo di perfetta bellezza conservatoci nella _Venere_ de' _Medici_, ha egli mai esistito?... Forse il poco merito delle altre donne greche contribuì ad accrescere il pregio delle cipriote; o fors'anche i più dissoluti costumi di queste supplirono alla bellezza per riscaldare la fantasia de' poeti, de' pittori e degli scultori. Confesso, che anche fatta astrazione da quell'aria di riservatezza e baloccheria ch'io notai in tutte le donne greche, che è una conseguenza del presente stato d'avvilimento di quella nazione, il loro volto ritondo e senza espressione, il petto pendente, il portamento sgraziato, ci danno una poco vantaggiosa idea delle bellezze delle loro antenate.

[9] _Si dice che _Apelle_ facesse le carnagioni delle due _Veneri_ alquanto brunette; e _Pietro Aretino_, e _Lodovico Dolce_ diedero straordinarie lodi a _Tiziano_ per aver data la stessa tinta alla sua_ Santa Caterina.

All'indimani 25 aprile andai a visitare il sacro giardino di _Venere_. È questi un piano largo un miglio all'incirca e lungo due, che partendo stendesi fino al mare con dolce declivio da una rupe a strati orizzontali tagliata perpendicolarmente, che lo chiude nella parte più elevata; lo che dà a questa campagna l'aspetto di un sotterraneo, perchè non vi si può entrare da veruna banda senza scendere per un burrone; e perchè soffiando il vento anche gagliardissimo nella parte superiore, nel giardino si gode costantemente di una perfetta calma. Da più punti delle spaccature della rupe zampillano limpidissime acque, che possono irrigare tutta la soggetta campagna, e vedonsi frequenti traccie di assai maggior numero di sorgenti, negli andati tempi. E siccome la rupe ha molte sinuosità, ad ogni tratto vedesi variare l'aspetto del giardino, che potè essere naturalmente diviso in più scompartimenti tutti provveduti di grotte o abitazioni tagliate nel masso, quali vedonsi anche al presente.

Il principale ingresso sembra essere stato una scesa aperta nella rupe accanto al presente villaggio, la di cui volta è adesso caduta lasciando il passaggio scoperto ed ingombrato di ruine; ciocchè avvalora l'opinione che si entrasse nel sacro giardino per un sotterraneo somigliante a quello che tuttavia si vede accanto all'ingresso. Forse il postulante vi era ritenuto per subire le prove, o per partecipare ai segreti dell'iniziazione. In tale supposto quando da quel tenebroso antro veniva condotto nel delizioso giardino, doveva credersi trasportato in un celeste soggiorno. È certo intanto che questo strato di rupe è sottilissimo, vedendosi in più luoghi traforato artificialmente, e altrove smottato; onde è facile l'immaginarsi per quali oscuri labirinti doveva andar brancolando l'iniziato prima di entrare nel giardino. Ci sono note le terribili prove d'_Iside_ e d'_Osiride_, e sappiamo, che volendo _Pitagora_ partecipare ai misterj di Diospoli, fu forzato di sottoporsi alla crudele operazione della circoncisione[10]. Ma tali prove usavansi ancora nelle _iniziazioni d'Aphrodite_?.... Io parlo d'iniziazioni primitive anteriori a quelle che usavansi ne' tempj della Dea.

[10] _Le memorie intorno a _Pittagora_ sono così incerte ed oscure, che non è abbastanza posto fuori di dubbio, se questo fosse il nome di un individuo, o della carica di capo dei collegi._

[Illustrazione: FONTANA NELLE MONTAGNE DI PAFO.]

Ma questo famoso giardino che fu un tempo la delizia degli abitanti della Grecia e dell'Asia, non è adesso che il soggiorno ed il mal coltivato campo d'un povero affittajuolo!

Quasi nel centro del giardino vedonsi gli avanzi d'una chiesa greca detta _Aïa Maria_, tra i quali è notabile il capitello d'una colonna striata di marmo grigio assai semplice ed elegante.

Sotto al villaggio di Jeroschipos trovasi la principale sorgente del giardino, che pur sorte di sotto allo strato superiore della rupe, e somministra un'acqua così limpida e fresca, che fa dolce invito a gustarne.

Lo stesso giorno alle nove ore e mezzo del mattino lasciai Jeroschipos, e passando in su la destra della città e porto di Pafo, oggi Baffa, arrivammo un'ora dopo a Ktima, ove risiedono il governatore turco di Pafo, ed un vescovo greco. Era allora governatore _Alai Bey_, garbatissimo vecchio, che nel lungo suo governo aveva saputo guadagnarsi l'amore ed il rispetto de' Turchi e de' Greci. Egli mi accolse pomposamente facendomi entrare a cavallo fin presso alla porta della sua camera, ove fui servito a splendida mensa. Dopo il pranzo fui condotto nell'abitazione che mi era stata destinata, e di là passai in una gentile moschea, che fu già una chiesa di rito greco dedicata a _Santa Sofia_.

La città di _Ktima_, un tempo così rinomata, non è oggi che un ammasso di ruine, ove non sonovi più di dugento famiglie turche, e venti greche. Il palazzo del vescovo colle sue pertinenze trovasi in separato quartiere; ma pare che il vescovo preferisca la dimora di una città interna, che mi si disse bastantemente grande e popolata di soli Greci.

Dietro buone osservazioni fissai la latitudine settentrionale di Ktima a 34° 48′ 4″. Il porto di Baffa trovasi mezza lega più a mezzodì di Ktima.

[Illustrazione: 1. CASA FORMATA IN UN SASSO NELLA VECCHIA PAFO. 2. CATACOMBA A PAFO.]

All'indomani sabbato 26 dopo aver ricevuta la visita del rispettabile _Alai Bey_ partii per Pafos lontano un miglio sulla riva del mare. Avvicinandomi a questa città vidi nel piano alcune rupi isolate. Ma quale fu la mia sorpresa allorchè visitandole, le trovai internamente tagliate in modo da formare regolarissime case? E la mia maraviglia si accrebbe a mille doppj quando trovai sotto terra l'immagine d'una città scavata nella rupe. I palchi di queste case sotterranee sono fatti ad arco stiacciato, ed alcuni senza centine, le muraglie sono perpendicolari e liscie, e gli angoli perfettamente a piombo. Alcuni di tali edificj hanno l'apparenza di palazzo, con cortili, logge, colonne, pilastri, e tutta la squisitezza degli ornamenti architettonici, che immaginare si possa; ogni cosa scolpita nel vivo masso con finissime modonature. Il più perfetto pulimento conservasi ancora dopo tanti secoli. Quando si considera questo sforzo dell'uomo, non si possono non ammirare così fatte opere anteriori, a quanto sembra, ai libri ed alle medaglie della più rimota antichità. La rupe onde sono composti tali edificj è formata di una pietra calcarea arenosa di un bianco giallognolo, di finissima grana, a strati orizzontali obliqui. In uno di questi edificj vidi alcune colonne spezzate, i di cui capitelli rimasero sospesi all'architrave perchè formano corpo colla cornice.

Quantunque possano riguardarsi come catacombe a motivo della loro situazione, e dell'infinito numero di anguste nicchie che sembrano destinate a ricevere i feretri; pure la mancanza di così fatte nicchie in molti appartamenti, ed in altri l'interna comunicazione dell'una coll'altra nicchia, e la qualità degli ornati, mi piegano a credere che questi luoghi servissero d'abitazione anche ai vivi.

La vasta estensione di tali ruine non permette di dubitare, che facendovisi degli scavamenti continuati e ben diretti, non si trovino degli oggetti interessantissimi, rispetto all'antichità di lunga mano più ragguardevoli di quelli d'Ercolano e di Eraclea.

La tradizione che assegna per soggiorno a _Venere_ questo luogo, ed il Jeroschipos, è troppo ben fondata perchè possa richiamarsi in dubbio, e le spaziose grotte che si vedono ancora s'accordano coll'idea che noi abbiamo delle iniziazioni misteriose della Dea. Ma che questa Dea di Pafo, e di Jeroschipos sia la stessa Dea d'Idalia e di Citera, e regina del palazzo delle montagne di Nicosia, è ciò che nol posso credere; imperciocchè lo stile dell'architettura del palazzo è patentemente posteriore alle ruine ed agli avanzi di Pafo[11].

[11] _Anche ciò può essere vero; ma il nostro autore ci disse, parlando del palazzo della montagna, che lo credeva anteriore ai tempi storici. Se questo è, quale sarà l'antichità di Pafo?_

Ciò ammesso una volta si deve probabilmente supporre esservi state in Cipro due regine Aphroditi (_Veneri_), la più antica delle quali regnò a Pafo, a Jeroschipos ed alla Couclia, l'altra, in un'epoca meno lontana, nel palazzo delle montagne di Nicosia, e signoreggiò Citera ed Idalia; che l'una e l'altra essendo di molto anteriori all'epoca istorica, furono dai poeti delle posteriori età ridotte ad una sola sovrana di Citera, d'Idalia, e di Pafo; nelle quali città le furono innalzati templi ed altari come ad unica divinità. Tale è almeno il risultato delle mie osservazioni, che sottopongo alla saggezza de' miei lettori, desiderando che ove dissentano dalle mie opinioni possano almeno dire: _Se non è vero, è ben trovato_: pronto a ritrattarmi, se mi vengano mostrate più verosimili congetture. Sgraziatamente quando trattasi di così lontane memorie, ci è giuoco forza accontentarci delle probabilità, o tacere.

È cosa notabilissima che la città di Pafo posta in riva al mare è un monumento dello stato stazionario del Mediterraneo, che nello spazio di tanti secoli non variò di un solo pollice il suo livello generale. A dir vero le rupi nelle quali è tagliata la città di Pafo sono di formazione marina; ma ciò dovette operarsi in un'epoca anteriore ancora all'ultimo grande cataclismo del globo. Avendo osservato il passaggio del sole, stando in mezzo alle ruine che ho descritte, le trovai poste nella latitudine settentrionale di 34° 48′ 4″.

Dopo mezzogiorno lasciai le ruine per andare alla nuova Pafo, porto di mare distante mezza lega, dai Turchi e dalle carte nautiche detto _Baffa_, altra volta ragguardevole città, nella quale trovansi rottami di colonne di archi, ecc., e poche case abitabili sparse tra le ruine con alcuni giardini.

Piccolo è il porto, e così ingombrato di arena che appena possono entrarvi i più piccoli battelli. Sulla punta di uno scoglio al S. O. avvi una fortezza fabbricata dai Turchi, e fornita d'artiglieria. Giunto in faccia al forte vidi inalberarsi la bandiera, e fui salutato da tre colpi d'artiglieria, secondo gli ordini dati da _Alai-Bey_. In un côlle in faccia al porto sonovi degli scavamenti i di cui ingressi sono ora ingombrati di ruine; e nella superior parte di questo côlle vedonsi i rottami di molte colonne di granito grigio nerastro affatto liscie, che attestano la remotissima esistenza d'un magnifico monumento. Dicono gli abitanti che fu questo un palazzo di _Venere_: ma io sono di sentimento che fosse un tempio di un'epoca meno lontana dei sotterranei dedicato al di lei culto.

Dopo aver data un ultima occhiata al labirinto delle ruine della nuova Pafo, ritornai la sera a Jeroschipos.

CAPITOLO XXVII.

_Ruine gigantesche della Couclia. — Ritorno a Limassol. — Amatunta. — Ruine. — Catacombe. — Osservazioni generali. — Viaggio ad Alessandria. — Sbarco._

All'indomani 27 aprile dopo aver visitate altre case sotterranee a non molta distanza da Jeroschipos, partii alla volta della Couclia, passando per Coloni, per Ascheïa, e per Dimi. Nel secondo di questi villaggi esistono gli avanzi ed alcune arcate di un acquedotto, che serviva alle fabbriche di zucchero del paese.

L'affittajuolo principale della Couclia, che mi aspettava, aveva fatto preparare un lauto pranzo. Lagnossi meco della sultana sua padrona; perchè non permetteva che si riparassero le fabbriche di questo vasto possedimento, che vanno in ruina. Egli paga venti borse all'anno.

Tra le ruine della Couclia trovansi alcune ale di muraglia affatto straordinaria, composta di due ordini di grandissime pietre che ne formano la base, e sopra un secondo ordine di doppie pietre che ne fanno tutta l'altezza e la spessezza. Quest'opera colossale pare inalzata da mani gigantesche: onde non dando fede a' miei occhi, volli piuttosto credere che questa massa altro non fosse che un'antica pasta pietrificata; ma invano il suo colore nerastro ed un principio di decomposizione mi rendevano probabile tale supposizione: invano si vorrebbe illudersi; sono queste vere pietre, e pietre di così enorme dimensione, che la nostra immaginazione rimane atterrita pensando agli sforzi che dovette costare il loro trasporto, e il loro collocamento. Sarebbe questo un avanzo dell'architettura Ciclopica....?[12] Si pretende che queste ruine, ed i mosaici di cui si parlò poc'anzi, appartenessero al palazzo d'_Aphrodite_. Presso a queste ruine colossali veggonsene alcune altre de' secoli di mezzo, con iscrizioni, bassi rilievi, e pitture a fresco. La moglie dell'affittajuolo della Couclia è molto bella benchè troppo pingue, e belle ugualmente sono le sue due fanti; ma tutte tre hanno il volto greco-rotondo. Fui assicurato che a Pafo, a Ktima, e nella vicina contrada il sesso è molto bello.

[12] _Di queste muraglie ciclopiche trovansene molti avanzi nell'Italia meridionale e nella Grecia. Veggasi l'opera_ — Schiarimenti richiesti dalla classe delle belle arti dell'Istituto di Francia intorno alla costruzione di molti monumenti militari dell'antichità. Parigi ann. XII.

Il 28 partii alla volta di Limassol per la già fatta strada, ove arrivai il giorno susseguente. Non molto dopo mi recai a vedere le ruine d'Amatunta lontana una lega da Limassol.