Viaggi di Ali Bey el-Abbassi in Africa ed in Asia, v. 1

Part 8

Chapter 83,643 wordsPublic domain

[12] _Se un musulmano fosse trasportato a Spitzberg, o nella Groenlandia, ove il sole in certi tempi non sale sull'orizzonte, in altri non s'asconde mai, come adoprerebbe nel fare la preghiera?_ (Nota dell'Editore.)

Ogni preghiera canonica è composta dell'invocazione, di molti _rikat_, e della salutazione. Un _rikat_ si compone di sette posizioni del corpo con differenti preghiere; eccone la forma col tenore della preghiera:

INVOCAZIONE.

Il corpo diritto, ambo le mani sollevate all'altezza delle orecchie, si dice:

_Grandissimo Dio!_

Primo Rikat.

_Prima positura._ — In piedi colle braccia e le mani pendenti pei _malecki_, o le braccia incrocicchiate pei _hhanneffis_; si recita il primo capitolo del Corano, che è intitolato _El-Fatha_: eccolo

_Sia lode a Dio! Signore del mondo clementissimo, misericordiosissimo, re del giorno dell'estremo giudizio, noi ti adoriamo, ed imploriamo la tua assistenza; reggici sul retto cammino, il cammino di coloro che tu hai colmati de' tuoi beneficj, di coloro che sono senza corruzione, e non appartengono al numero degli smarriti. E così sia._

Dopo si recita un capitolo, o alcuni versetti del Corano nella medesima attitudine.

_Seconda positura._ — Si piega tutta la parte superiore del corpo, appoggiando le mani sulle ginocchia, e si esclama ad alta voce:

_Grandissimo Iddio!_

_Terza positura._ — Si rialza dicendo:

_Dio ascolta quando lo lodiamo._

_Quarta positura._ — Prostrato, le ginocchia, le mani, il naso e la fronte a terra, si dice:

_Grandissimo Iddio!_

_Quinta positura._ — Seduto sui talloni colle mani sulle coscie, si grida:

_Grandissimo Iddio!_

_Sesta positura._ — Prostrandosi come prima si pronuncia:

_Grandissimo Iddio!_

_Settima positura._ — Si alza in piedi senza appoggiare le mani a terra, se è possibile, e si fa udire l'esclamazione:

_Grandissimo Iddio!_

In tal modo finisce il primo _rikat_, dopo il quale si dà cominciamento al secondo.

A queste secondo _rikat_, dopo avere eseguite le sei prime positure, la settima consiste nel sedersi sui talloni come alla quinta ripetendo.

_Grandissimo Iddio!_

Poscia si aggiunge:

_Le vigilie sono per Dio, come pure le preghiere e l'elemosine. Salute e pace a te, o Profeta di Dio! Che la misericordia del Signore e la sua benedizione siano sopra di te. Salute e pace a noi, ed a tutti i servitori di Dio, giusti e virtuosi! Attesto che non v'ha Dio, se non Dio unico, ed attesto che Maometto è il suo servitore ed il suo Profeta._

Se la preghiera non deve avere che due _rikat_, si recita nella medesima positura la seguente addizione dopo la preghiera da noi indicata.

_Ed attesto essere stato lui che chiamò a se Maometto; ed attesto l'esistenza del Paradiso e quella dell'Inferno, e quella del sirat[13], e quella della bilancia[14], e quella dell'eterna felicità accordata a quelli che non ne dubitano, e che davvero Dio li risusciterà dal sepolcro. O mio Do! dà la tua salute di pace a Maometto, ed alla razza di Maometto, come tu donasti la tua salute di pace ad Ibraim _(o Abramo)_; e benedici Maometto, e la razza di Maometto, come hai benedetto Ibrahim, e la razza di Ibrahim. Le grazie, le lodi, e l'esaltamento di gloria siano in te, e per te._

[13] _Ponte sull'inferno sottile quanto il filo di una spada. I giusti lo passeranno colla rapidità del lampo per entrare in Paradiso, i reprobi caderanno ne' vortici di fuoco._

[14] _L'eterna bilancia sulla quale saranno pesate le buone e le cattive azioni degli uomini._ (Nota dell'Editore)

CONCLUSIONE O SALUTAZIONE.

Seduto col collo rivolto a diritta, poi a sinistra, si ripete da ogni lato la salutazione:

_La pace sia con voi!_

Ciò costituisce una perfetta preghiera; ma quando deve avere tre _rikat_, non si recita l'addizione, e la conclusione che alla fine del terzo, in tutto somigliante al secondo. Se la preghiera deve avere quattro _rikat_, alla fine del secondo, e senza l'_addizione_ si recitano le due ultime come le prime due, aggiungendo l'addizione, e la conclusione al quarto.

Prima d'incominciare le preghiere canoniche si fa la seguente _invocazione_:

_Grandissimo Iddio! Dio grandissimo! Attesto non esservi altro Dio, fuorchè Dio; attesto che il nostro Signore Maometto è il profeta di Dio; attesto che il nostro Signor Maometto è il profeta di Dio. Venite alla preghiera; venite nell'asilo, _(o tempio di salute)_ venite nell'asilo. Grandissimo Iddio! Dio grandissimo! non avvi altro Dio fuorchè Dio!_

Questa convocazione viene così gridata dall'alto delle torri delle moschee cinque volte al giorno per chiamare i fedeli, o almeno per annunciare al popolo l'ora della preghiera, che ognuno può fare nel luogo in cui si trova, ad eccezione di quella del venerdì, che dev'essere fatta in comune nella moschea. Alla convocazione del mattino dopo il secondo _aï-a-elefelàh_, si aggiunge:

_La preghiera è migliore del sonno._ _La preghiera è migliore del sonno._

L'uomo incaricato di gridare chiamasi el _Mudden_. Avvi poi un secondo _Mudden_ nella moschea, che recita o canta la convocazione, ed _Allàhou aki bàr_ ad ogni posizione del _rikat_, come altresì la conclusione _Assalàmou salèïkom_.

Dopo cadauna preghiera canonica, si fa uso della corona, e si pronuncia:

Al primo grano

_O Dio Santo!_

Al secondo grano

_Sia data lode a Dio!_

Al terzo grano

_Grandissimo Dio!_

Ed in tal maniera si passano i novantanove grani della corona musulmana.

E siccome nella preghiera canonica il musulmano non deve chiedere a Dio alcun bene di questa terra; così d'ordinario, dopo avere terminata la corona, si ha il costume di giungere le mani, indi alzarle nell'attitudine conveniente all'uomo che riceverebbe alcuna cosa proveniente dall'alto: allora si domanda in tale atto ciò che si brama, e dopo avere fatta tale preghiera si passa la mano destra sulla barba dicendo:

_Dio sia lodato!_

Questa formola termina la preghiera.

Vuole la costumanza che ogni venerdì si vada alla moschea almeno mezz'ora prima della venuta dell'Imano. Appena entrati si fa una breve preghiera composta di due _rikats_, poscia si siede, e si seguita a recitar preghiere a memoria quando però non si preferisca la lettura di qualche libro santo, e principalmente quello intitolato: _Dalil al Hhiratz._

Prima d'incominciare la preghiera del venerdì l'Imano fa un sermone al popolo.

Il _Corano_, oltre la divisione dei souras o capitoli, è diviso in trenta _hhezb_ o fascicoli; e l'uso consacrò i capitoli dell'ultimo _hhezb_ per essere più usualmente recitati nelle preghiere canoniche dopo l'_el-fat-ha_.

Per fare la preghiera è necessario colloccarsi in un luogo puro; e nel caso che non sianvi stuoje o tappeti, si stende sulla terra il proprio _hhaïk_, il cappotto o il turbante, per collocarvisi sopra.

Quando molti Musulmani pregano insieme l'uno di loro si pone avanti agli altri, fa le funzioni d'Imano, e dirige la preghiera affinchè i movimenti dei _rikat_ siano simultaneamente eseguiti da tutti gl'individui dell'assemblea: se i fedeli sono moltissimi, si dispongono dietro l'Imano sopra più file come nella moschea.

Sonovi ancora alcune preghiere addizionali, che tutti i Musulmani recitano ogni giorno: tali sono l'_el-fegèr_ che deve precedere il _sebàh_ il mattino; l'_eschefàa_, e l'_uter_ che devono seguire l'_ascha_ della sera. Del resto il musulmano può dire quante preghiere egli vuole sia di giorno, sia di notte, fuorchè nell'istante del levarsi del sole fino al mezzogiorno, e dall'istante dell'_aàssar_ fino al _mogarèb_, ne' quali tempi non devesi pregare. Queste orazioni sono meritorie al fedele credente, ma esse non lo dispensano dalle cinque preghiere canoniche.

Nelle preghiere giornaliere il _fegèr_ è composto di due _rikat_, il _douhour_ di quattro, l'_aàssar_, dello stesso numero, il _mogarèb_ di tre, l'_ascha_ di quattro, l'_eschefàa_, e l'_ùter_ di tre.

Il _fàt-ha_, ed il capitolo, o versetti del _Coran_, che lo seguono ne' due primi _rikat_ si recitano ad alta voce nel _sebàh_ il _mogaréb_ l'_ascha_ l'_eschefàa_, nell'_ùter_, e _douhour_, l'_aàssar_, e le preghiere addizionali volontarie; si dice ogni cosa sotto voce. Rispetto alle invocazioni _Allàhou ak bar Sèmeo! allahu_ ecc. e la salutazione _Assalàmon Aaleikom_ pronunciansi sempre ad alta voce.

Per ultimo sonovi delle preghiere particolari per gli ammalati, pei morti, pei viaggiatori, per la pioggia, per le ecclissi del sole, e della luna, pei combattimenti, per le trenta notti del Ramadan, per le pasque, per la _Kàaba_; poi delle preghiere soddisfattorie, e di surrerogazione.

CAPITOLO X.

_Elemosina. — Digiuno. — Pellegrinaggio. — Calendario. — Mese sacro. — Pasque. — Impiegati delle moschee. — Feste. — Superstizioni._

Dopo la credenza di un solo Dio onnipossente, e la fede nella missione del suo profeta, come altresì l'obbligazione delle preghiere canoniche, duopo è osservare il precetto della elemosina: questa legge è assolutamente obbligatoria per ogni musulmano in istato di osservarla.

Questo precetto comprende la _decima elemosiniera_, l'_elemosina pasquale_, il _sacrificio pasquale_, le _donazioni o pie fondazioni_, e le _elemosine eventuali_ di carità.

La _decima elemosiniera_ corrisponde al due e mezzo per cento all'anno di quanto si possiede, tranne i montoni e le capre che non contribuiscono che in ragione dell'uno per cento. Deve distribuirsi quest'elemosina ai poveri; ma si fa generosamente e senza troppo minuto calcolo, poichè ogni cuore buono alle disgrazie del povero contribuisce in una più alta porzione che quella fissata dalla legge. Per conto mio ebbi costantemente l'abitudine di nudrire un certo numero di sventurati o di storpiati, oltre le accidentali elemosine ch'io facevo, e credo di aver soddisfatto al mio debito.

Chiamasi _elemosina pasquale_ l'obbligazione imposta ad ogni ricco musulmano di dare ai poveri il primo giorno del mese _schovàl_, che è la piccola pasqua; (l'_Eìd seguìr_) una mezza misura di frumento, o di farina, o un'intera misura d'orzo, o di dattili, prima del sole. I padri di famiglia e le persone che hanno servitori, devono dare per ogni individuo della famiglia quanto per se medesimi. È in loro arbitrio il dare l'elemosina in natura, o in danaro.

Il _sacrificio pasquale_ è quello d'un montone, di un bue, o d'un cammello, che s'uccide il primo giorno della gran Pasqua (l'_Eìd quibir_) che ricorre il 10 del mese _Dulhàja_. Questa misura è applicabile ad ogni musulmano agiato padre di famiglia, o capo di casa. Dopo aver ucciso l'animale colle proprie mani tra il levar del sole ed il mezzogiorno, ne mangia una parte arrostita, e dà ai poveri il rimanente, che dev'essere più di un terzo della bestia. La pelle della vittima è riservata per gli usi personali del padrone oppure deve darsi ai poveri. Si fa lo stesso sacrificio in alcune importanti circostanze, come per guarire da una malattia, quando viene intrapreso un lungo viaggio, e simili cose.

Le _donazioni o pie fondazioni_, consistono nell'inalzare monumenti di pubblica utilità, come a dire nello stabilimento d'una moschea, d'una fontana, d'un ospizio, d'un ospitale, d'una scuola, ec. Quando un musulmano fa una _fondazione_ o _pia donazione_, egli e la sua posterità perdono per sempre la proprietà dello stabile, ma per altro può riservarsi certi godimenti per sè, e suoi successori. Una delle mie prime cure, quando abbandonai il paese de' Cristiani, fu di meritare la grazia di Dio con una _pia fondazione_, e feci fare un deposito d'acqua potabile ad uso della moschea di Tanger che non ne aveva.

Gli ordinarj atti di carità, o le accidentali elemosine che sono consigliate nelle altre religioni, sono quasi obbligatorie per i Musulmani. Egli non può mettersi a tavola senza invitare quelli che gli stanno ai fianchi, qualunque siasi lo stato loro, e la loro credenza; egli non rimanderà giammai senza qualche soccorso il miserabile che glielo chiede, s'egli ha mezzo di consolarlo. L'ospitalità verso ogni uomo che si presenta, qualunque sia il suo culto, è una conseguenza di questo principio.

Il digiuno nel mese di _Ramadàn_ è il quarto precetto divino. Consiste nel non mangiare nè bere, nè fumare, nè respirare l'odore degli aromati, nè quello di un frutto, ed a osservare una perfetta continenza dal momento del _feger_, crepuscolo avanti il levar del sole fino al tramontare ne' ventinove o trenta giorni del mese di Ramadan.

Questo digiuno obbliga tutti gli uomini e le donne, ad eccezione degli ammalati, dei viandanti, delle femmine incinte, o nello stato d'impurità legale, delle nutrici, dei minatori, dei vecchi deboli, delle persone alla cui sanità l'astinenza potrebbe pregiudicare, dei pazzi, ecc. E se si rompe il digiuno per inavvertenza o per distrazione, per causa di malattia, di viaggio, o per altra legittima causa corre l'obbligo di soddisfare a questo debito digiunando tanti giorni in altro tempo a sua scelta: ma se la trasgressione del digiuno di un solo giorno fu volontaria, e senza legittima causa, devesi per espiare questo delitto digiunare settantun giorni.

Dal tramontare del sole fino all'ora della preghiera del mattino, si può mangiare, bevere, fumare e divertirsi quanto si vuole durante la notte; ma le persone di regolata coscienza impiegano il tempo a recitare preghiere in casa o nella moschea, a leggere il Corano, a fare altre opere di carità, ad unirsi in una fraterna ed aggradevole società, ma sempre circospetta. In questo tempo cessano le nimicizie, si riuniscono le famiglie, i poveri sono più che in altri tempi soccorsi con abbondanti elemosine.

Le moschee sono aperte ed illuminate tutta la notte in tempo del ramadàn, e la folla entra e sorte continuamente; le botteghe sono aperte, e frequentate dai due sessi; sono pure aperti i caffè, ma frequentati soltanto dagli uomini. Vi si conserva però sempre quel carattere di gravità che si distingue il musulmano.

Non bevendo nè mangiando in tutto il giorno, s'aspetta con impazienza l'ora del _mogareb_, ossia del cader del sole; al primo segnale dell'_el-mùdden_, o gridatore pubblico posto in cima alla torre, tutte le persone si pongono in moto, ed all'istante si mangia una specie di pappa di farina, condita col mele e collo zuccaro, o qualche altro manicaretto assai nutriente: si fa in seguito la preghiera, e poco dopo si pranza. Molti mangiano durante la notte tre o quattro volte, io non prendevo che il tè, e la mattina prima dell'aurora una tazza di pappa, o un poco di _concoussou_.

Il digiuno del Ramadan è appena sentito dal ricco, perchè egli passa la giornata dormendo, e la notte si compensa largamente delle privazioni del giorno; di modo che egli non fa che cambiare l'epoca de' suoi giornalieri godimenti: ma esso è bene una grave penitenza pel poco agiato che deve guadagnarsi il vitto col travaglio del giorno, e perciò non può eludere il rigore del precetto cambiando il suo tenore di vivere. Questo digiuno del Ramadan viene osservato con tanta precisione, che un musulmano che lo rompesse volontariamente senza leggittima causa, e sopra tutto in presenza di testimonj, sarebbe come infedele giudicato meritevole della pena di morte.

I mesi arabi essendo lunari, ed ogni mese incominciando all'istante che scuopresi ad occhio nudo la nuova luna i musulmani sono estremamente attenti ad osservare il cielo; ed hanno in ciò un tatto finissimo ed una vista estremamente penetrante, di modo che più volte m'indicavano il luogo in cui vedevano la nuova luna, ch'io non vedevo altrimenti, e che col soccorso d'un cannocchiale scoprivo in seguito in quel punto preciso del cielo ch'essi mi avevano indicato. La dichiarazione di due testimonj, che attestano innanzi al kadi aver veduta la luna, basta per far proclamare incominciato il mese; e quando le nubi impediscono di vederla, il compimento di trenta giorni del mese precedente dà luogo al nuovo mese.

Onde agevolare queste osservazioni, io calcolavo da prima i giorni in cui le nuove lune potrebbero vedersi, e dava loro questa specie d'almanacco: l'esattezza de' miei pronostici mi avevano conciliata tutta la loro confidenza, e vi si conformavano senza scrupolo per incominciare il Ramadàn e finirlo; di modo che il Sultano ordinò che questa cerimonia non avesse luogo che dietro la mia indicazione.

Il cominciamento del Ramadàn viene annunciato a Fez con molti colpi di fucile tirati da un'altura vicina, e col lugubre suono delle trombette che i pubblici stridatori fanno udire dall'alto di tutte le torri delle moschee; l'istante del fine dello stesso mese, o il cominciamento della pasqua, viene pure annunciato con colpi di fucile tirati dai tetti delle case: infelici coloro che amano la tranquillità, e sopra tutto infelici gl'infermi! essi sono storditi dal numero delle armi da fuoco, e dal grido dell'universale tripudio. Malgrado il carattere augusto che la religione imprime al mese di Ramadàn molti mori del basso popolo, diventano quasi frenetici. Gli uni si riscaldano il capo colle frequenti preghiere, e colla lettura continua del _Corano_; altri con quella dei libri ascetici, o sacri; altri finalmente colla debolezza del loro stomaco, e colla tristezza che ne è un'inseparabile conseguenza; e tutti sono scossi dall'orribile e funebre suono delle trombe, che dall'alto delle torri si fa udire in diverse ore del giorno e della notte: ciò che cagiona molte contese tra la plebaglia.

Nella notte del 27 avvi continuamente in ogni moschea un ministro, che senza libro recita il _Corano_ ad alta voce, ed il popolo sta in piedi ad ascoltarlo. La recita è interpolata da preghiere; e la persona che recita viene successivamente rilevata da un'altra, talchè allo spuntare del giorno si viene ad aver recitato tutto il _Corano_. In quella notte sono illuminate le strade ed i terrazzi; immensa è la folla, e le donne vanno in truppa per visitare qua e là le moschee, nelle quali un'infinita quantità di fanciulli d'ogni età, di femmine, di santi imbecilli, buoni e cattivi, fanno uno spaventoso mormorio; che però non impedisce la lettura del _Corano_, nè le preghiere.

Tutte le notti del Ramadàn avanti l'aurora vi sono degli uomini delle moschee, che scorrono le strade con enormi bastoni battendo a replicati colpi le porte delle case, affinchè gli abitanti si alzino per mangiare avanti l'ora della preghiera del mattino.

Il pellegrinaggio della Mecca è il quinto precetto divino. Ogni musulmano deve almeno una volta in sua vita fare personalmente questo santo viaggio, o darne la commissione ad un pellegrino, che soddisferà per lui, ed in suo nome a questo sacro dovere, nel caso che egli abbia legittimi motivi che lo impediscano di farlo.

L'oggetto di tale viaggio è quello di visitare la _Kaàba_, o la casa di Dio alla Mecca; le colline _Sàffa_ e _Mèrova_ che sono nella stessa città, ed il monte Aarafat, che trovasi a piccola distanza dalla santa città. L'epoca di queste cerimonie alla Mecca ricorre tutti gli anni nel mese _Dulhàja_. Molti pellegrini approfittano della circostanza per andare anche a Medina per visitarvi il sepolcro del Profeta; ma questo è un atto di divozione nè ordinato, nè consigliato dalla legge. Ritorneremo altrove su questo argomento.

L'anno arabo essendo composto di dodici mesi lunari, trovasi undici giorni più corto dell'anno solare; e per conseguenza il Ramadan e le pasque fanno il giro dell'anno solare in trentuno o trentadue anni. Ecco i nomi dei mesi arabi

_Moharràm._ _Safàr._ _Ràbioul-aoval._ _Ràbiou-zéni._ _Diàd._ _Ioumeldà_ (ossia _Ioumà_). _Arjàb._ _Schabàn._ _Ramadàn._ _Schoval._ _Doulkàada._ _Doulkàja._

I giorni della settimana chiamansi così

_Nahhàr el Khàd_ — primo giorno — Domenica.

_Nahhàr el Zenin_ — secondo giorno — Lunedì.

_Nahhàr el Telàta_ — terzo giorno — Martedì.

_Nahhàr l'Arbàa_ — quarto giorno — Mercoledì.

_Nahhàr el Hhamiz_ — quinto giorno — Giovedì.

_Nahhàr Ioumouà_ — sesto giorno — Venerdì.

_Nahhàr es Sebts_ — settimo giorno — Sabbato.

I giorni di digiuno e le feste dell'anno sono:

Il 1, 2, 3, e dieci di _Moharram_ per il digiuno.

Non avvi nulla nel mese _Safàr_.

Il 12 di _Rabioul-aoual_ si solennizza il _Moulotid_, o la nascita del Profeta: le feste durano fino al 19: ed a quest'epoca soglionsi per l'ordinario circoncidere i fanciulli.

Non v'è niente di particolare ne' tre susseguenti mesi.

Il primo giovedì, ed il 27, del mese _d'Arjab_ sono consacrati al digiuno.

Nel mese di _Schaban_ si passa pregando la notte del 15, e si digiuna il susseguente giorno.

Si digiuna tutto il mese di _Ramadan_; si fa preghiera la notte, e particolarmente nelle notti del 27, e del 30 che devono interamente consumarsi pregando.

La Pasqua chiamata l'_Eïd Seguìr_, piccola Pasqua, è fissata nel primo giorno del mese di _Schovàl_. In questo giorno deve farsi l'elemosina pasquale, di cui si è parlato, e si fa la preghiera pasquale all'_Emsàlla_ di cui si parlerà tra poco. Dopo questo giorno di Pasqua si digiuna sei giorni scelti ad arbitrio nel corso dello stesso mese.

Niente vi è nel mese _Doulkaada_.

In quello di _Doulhaja_ i musulmani che non vanno alla Mecca digiunano i primi nove giorni. Il 10 del mese incomincia la Pasqua chiamata l'_Eïd Kibir_ o grande Pasqua, la quale dura tre giorni; nel primo de' quali si va subito la mattina a fare la preghiera pasquale all'_Emsalla_, poi tornato in propria casa si sacrifica un montone in memoria del sacrificio d'Abramo. Egli è a tale epoca che si fanno le ceremonie del pellegrinaggio della Mecca.

Questi mesi sono composti di 29 e di 30 giorni, e l'anno non è che di trecento cinquanta quattro, e per conseguenza il termine dei dodici mesi si compie undici o dodici giorni prima di quello dei dodici mesi solari. Risulta che il Ramadan, e le Pasque fanno il giro dell'anno solare, e non s'incontrano press'a poco nello stesso punto che dopo trentuno o trentadue anni solari, che compongono un anno lunare di più. Il presente anno che è il 1218 dell'Egira ha cominciato il 23 aprile del 1803 di Cristo.

Il digiuno del Ramadan è il solo di divino precetto, gli altri non sono che una pratica religiosa imitativa.

I musulmani contano nell'anno quattro mesi sacri, duranti i quali non si deve senz'esserne forzati, fare la guerra, nè privar di vita un uomo. Sono questi i mesi di _moharram_, d'_arjal_, di _doulkaada_ e di _doulhaja_.

Per la preghiera Pasquale avvi fuori delle città un luogo a ciò destinato, che chiamasi _El-Emsàlla_, ove s'aduna tutto il popolo la mattina del primo giorno d'ogni Pasqua avanti il levare del sole.

Magnifica fu la festa dell'ultima Pasqua celebrata in Fez dal Sultano. I _paschà_, i _keih_, ed i grandi _cheik_ alla testa di numerosi corpi di cavalleria vennero da tutte le provincie dell'impero per felicitare il Sultano, e rimasero quasi tutti accampati fuori della città.

Nel luogo dell'_Esmàlla_, si formò un recinto di forma quadrata, chiuso da tre lati da una tela di cinque a sei braccia d'altezza, e press'a poco della lunghezza di circa sessanta piedi da ogni banda, con entro una tribuna pel predicatore. Noi eravamo entro questo recinto in numero di circa seicento, e tutta la popolazione di Fez, ed i fedeli venuti dalle provincie, stavano al di fuori in numero di altre dugento cinquanta mille persone. All'arrivo del Sultano incominciò la preghiera. Ogni volta che per i movimenti dei _rikat_ l'Imano ed il _Mudden_ pronunciavano l'esclamazione _Allàhou aki bàr! Dio grandissimo!_ questa veniva ripetuta da un infinito numero di _Mudden_ sparsi tra la folla fino ad una grandissima distanza: ed a tale grido si vedevano prostrarsi innanzi alla divinità dugento cinquanta mille persone aventi il sovrano alla loro testa, e per tempio l'intera natura: spettacolo veramente augusto, che non si può vedere senz'essere profondamente commossi.