Viaggi di Ali Bey el-Abbassi in Africa ed in Asia, v. 1

Part 7

Chapter 73,681 wordsPublic domain

Molti de' più principali eruditi di Fez venivano frequentemente alla mia conversazione; e perciò fui più volte testimonio delle nojose, ed interminabili loro dispute. In vista di che, approfittando della opinione di cui godeva, li riducevo al silenzio; ma desiderando di conseguire un maggiore e più utile effetto, risolsi di rendere sospette le dottrine insegnate dai loro maestri e dai loro libri; ed infatti con tale preliminare io aprivo a costoro una nuova carriera, la di cui perfettibilità veniva paralizzata da questa specie di stagnazione spirituale.

Adottata tale massima entravo frequentemente nelle loro dispute, e quando con evidentissimi argomenti otteneva di ridurli al silenzio, e che per rispondermi erano costretti di citarmi la sentenza che appoggiava la loro opinione; io gli chiedevo: chi scrisse questo? — Un tale — chi è quest'uomo? — Un uomo come gli altri. — Dietro la vostra confessione, soggiungevo loro, io non presterò fede ai suoi detti quando lasci d'essere ragionevole; io l'abbandonerò all'istante ch'egli s'allontani dalla verità per vendere sofismi.

Riusciva loro così nuova questa maniera di parlare, che le prime volte rimanevano stupidi ed interdetti, guardandosi vicendevolmente. Dopo alcun tempo li avvezzai a ragionare (cosa affatto trascurata nella loro educazione) ed a scordarsi a poco a poco di quelle insulse risposte, di cui facevano in addietro così frequente uso. Non tardai per altro ad avvedermi, che questi dottori cadevano in un altro non meno grave inconveniente, ed era quello di citare nelle loro dispute i miei detti; mostrando così d'aver cambiato bandiera, ma non il consueto modo di combattere.

Io andavo loro le mille volte ripetendo, che non dovevano giammai sostenere una quistione qualunque coll'argomento _lo ha detto Ali Bey_; ma che dovevano prima d'entrare in disputa spassionatamente esaminare, se la tale o tale altra opinione poteva essere vera; e che soltanto nel caso affermativo, era permesso d'entrare in disputa. Finalmente ne ottenni il desiderato effetto; sicchè posso, senza millanteria lusingarmi, che questa scintilla di luce produrrà a lungo andare presso que' popoli una felice rivoluzione nel sistema scientifico.

Essi rispettano la geometria d'_Euclide_, che mi fu presentata in due grandi volumi in foglio assai corrosi, perchè niuno ha il coraggio di leggere, meno poi di trascrivere, tranne le prime dodici o quindici pagine. La cosmogonia è quella del _Corano_ figlia del _Pentateuco_; e la cosmografia è quella di _Tolomeo_ chiamato _B-tlàïmous_. La scienza astronomica è circoscritta a pochi principj necessarj per determinare con astrolabj assai grossolani le ore del sole. Rispetto alle _matematiche_ essi non conoscono che la soluzione di pochissimi problemi. Nulla dirò della _geografia_, che non si studia, e della _fisica aristotelica_ studiata superficialmente. La sola _metafisica_ è il campo di battaglia in cui si esercitano continuamente, anzi dirò meglio, dove i dottori consumano tutte le loro forze morali. Presso questi popoli, che pure hanno qualche nozione dell'_alchimia_, e tra' quali trovansi alcuni miserabili adepti, non esiste ancora la _chimica_. La religione ha interamente sbandita _l'anatomia_ in opposizione alla purità legale, alle idee intorno ai morti, alla separazione dei sessi ec. Lo studio della _medicina_ si limita a quello di alcuni libri empirici ignorando quasi perfino l'esistenza de' grandi maestri antichi; onde la terapeutica è sempre accompagnata da procedure crudeli, e da pratiche superstiziose. I medesimi ostacoli che impediscono lo studio dell'anatomia, non permettono pure d'applicarsi alla storia naturale. È noto a tutti che la legge proscrive le statue e le dipinture d'oggetti animati; e che la gravità musulmana abbandona alle femmine ed alle ultime classi del popolo la musica e la danza; e per tal modo si privano delle belle arti, e delle aggradevoli occupazioni che ne derivano.

Lo studio dell'astronomia confondesi con quello dell'astrologia, e perciò coloro che osservano il cielo per saper l'ora, o scoprire la nuova luna, vengono del popolo riputati astrologhi, indovini, che predicono la sorte futura del re, dell'impero, dei privati. Possedono varj libri d'astrologia, e coloro che si applicano a questo vano studio sono assai riputati, e facilmente ottengono le principali cariche di corte per l'influenza che si crede esercitarsi dall'astrologia sugli affari pubblici e privati. Siccome avevo dichiarato aperta guerra all'astrologia ed all'alchimia, incominciavo ad averne alcuni felici effetti; ed a forza di regionamenti non solo ottenni di abbattere, ma ancora di convincere alcuni dalla vanità e dell'impostura degli astrologi e degli alchimisti.

Ma un'occasione clamorosa mi si presentò per convincermi che l'astronomia era del tutto confusa coll'astrologia, quando il primo astronomo di Fez mi chiese caldamente di dargli la longitudine e la latitudine di tutti i pianeti il primo giorno dell'anno, onde formarne il suo calcolo, e predire se l'anno sarebbe buono o cattivo, ec. Io gli risposi francamente, non doversi profanare la scienza presso che divina dell'astronomia coi sogni e colla ciarlataneria dell'astrologia; gli parlai con estremo disprezzo della divinazione, facendogli sentire che l'arbitrario incominciamento dell'anno ne' differenti calendarj non poteva avere il menomo rapporto colla natura; e terminai l'arringa, dimostrandogli colla ragione, e col _Corano_ medesimo, che l'_esercizio dell'astrologia è un delitto_: la quale sentenza proclamata da molti dottori o fakih, mi fece salutare loro fratello.

Siccome questa scena ebbe luogo in presenza di molte persone; ed altronde non si pubblicò in Fez dagli astronomi l'annuale predizione, in vece della quale pubblicai io il mio calcolo dei giorni in cui doveano vedersi le nuove lune; lo che diviene sommamente importante per conoscere il cominciamento dei mesi arabi, le pasque, e le cinque preghiere giornaliere, che marcai di cinque in cinque giorni per tutto l'anno, come pure gli eclissi, ed altri fenomeni, tutte cose non eseguibili da quegli astronomi; fu questo un colpo di fulmine che atterrò l'astrologia, e cuoprì di disprezzo i suoi seguaci di modo, che molti ciarlatani apostatarono, altri più tenaci delle loro opinioni, si ridussero al silenzio, in aspettazione, senza dubbio, che passi la burrasca, e che il popolo, che vuol essere ingannato, torni alle antiche abitudini.

Sonovi nell'imperio alcuni storiografi che scrivono la storia del paese e della nazione, ignorando perfettamente quella degli altri popoli, ma le loro opere trovano pochisimi lettori.

Estremo è il decadimento della lingua. Essi non hanno stamperie; e la somma imperfezione della scrittura procede dal confondere frequentemente le lettere, i punti, e gli accenti: ecco un ammasso di cause riunite per distruggere affatto le poche cognizioni scientifiche che ancora rimangono in quest'impero, talchè gli abitanti non s'intendono spesse volte tra di loro. Finalmente il disordine è ridotto a tal segno, che spesse volte una lettera non può intendersi che da quello che la scrisse. Ciò rende ragione perchè quando il celebre orientalista Cristiano _Golius_ venne in questo paese, non potè intendere una sola parola araba, e fu costretto di valersi di un interprete.

Tale imperfezione della lingua e della scrittura gli sforza a legger sempre cantando, cosa che confonde il senso delle frasi, altronde non distinte dai segni ortografici, ma soltanto per ritornelli, o cadenze; dando così tempo al lettore d'intendere la parola scritta, che non intenderebbe leggendo correntemente. Se vedonsi alcuni leggere con rapidità il _Corano_, o altro libro, è perchè lo sanno a memoria. Lo asserisco dopo averne più volte fatta la prova: facendo sospendere la lettura, il lettore, quantunque avesse il libro sotto gli occhi come se l'avesse letto, esso non poteva più continuare nè riconoscere sulla pagina il luogo in cui aveva lasciato di leggere; cosicchè si può dire che costoro leggono come pappagalli; ad altro non servendo il libro che tengonsi innanzi agli occhi, che a dar loro un'aria di sapere o d'importanza. A questo termine sono ridotte le scienze a Fez, città che può risguardarsi, se mi si permette quest'espressione, come l'Atene dell'Affrica, per l'infinito numero de' dottori sedicentisi dotti, e per le scuole frequentate da due mille scolari per volta.

Questa città può avere circa due mille famiglie ebree che abitano nel sobborgo della nuova Fez. Tale è l'avvilimento, a cui sono ridotti, tanto il disprezzo del popolo per questa gente, che non è loro permesso di scendere in città siano uomini siano donne, che a piedi nudi. E nel loro quartiere, e nella campagna quand'incontrano l'ultimo de' soldati, o il più miserabile nero della famiglia del re, sono obbligati di cavarsi le loro pappuzze. A fronte di tanto avvilimento, e dei continui disgusti che loro proccurano i mori, io vidi in Fez moltissime belle Giudee riccamente abbigliate, e molti Giudei ugualmente ben addobbati; lo che non mi accadde di vedere a Tanger: indubitata prova, che non sono a Fez così poveri come a Tanger. Hanno nel loro quartiere diverse sinagoghe, un mercato ben provveduto, e tutti sono o mercanti, o artigiani.

Le fabbriche di Fez somministrano hhaïk di lana, cinture e fazzoletti di seta o pappuzze di cuoio, _bournou_, pantoffole, berrette rosse, cattiva tela di lino, eccellenti tappeti, ch'io trovo preferibili a quelli di Turchia rispetto alla morbidezza, ma inferiori assai per conto del disegno, cattiva majolica, armi, sellerie, ed altri articoli di rame. Sonovi ancora molti orefici; ma perchè la legge non permette oro ed argento negli abiti, e perchè sotto un governo dispotico ognuno teme di far pompa di soverchio lusso, le arti mancano d'incoraggiamento, e rimangono molto al di sotto di quelle d'Europa, ad eccezione delle acconciature de' cuoi, e delle manifatture dei tappeti, e dei _hhaïk_. Sanno inoltre lavorar bene le cere e le armi.

Sane e saporite sono le vettovaglie di Fez. Il _concoussou_ forma la base della sussistenza del popolo. Vi si mangia molta carne, e pochisimi legumi ed erbaggi. Nella carne preferiscono il grasso o il sevo, ch'essi mangiano avidamente, bevendo tosto grandissimi bicchieri d'acqua, lo che talvolta è cagione di malattie; ma generalmente parlando essendo il clima molto sano, vi si gode ottima salute.

Questo paese dà un abbondante raccolto d'una pianta narcotica chiamata _kiff_. Essendo una pianta della primavera non potei vederla che disseccata e quasi ridotta in polvere. Per farne uso si pone intiera in un vaso di terra con molto buttiro, indi si fa bollire per lo spazio di dodici ore, poi si feltra il buttiro, che serve ad acconciare le vivande, o si mischia colle confetture, o vien mangiato semplicemente in pillole. La sua virtù ha tanta energia, che in qualunque modo si prenda non lascia di produrre il suo effetto: alcuni fumano le foglie di questa pianta come il tabacco. Mi fu detto che la sua virtù non è altrimenti quella d'ubbriacare, ma bensì di rallegrare la fantasia con ridenti immagini. Confesso di non essere mai stato tentato di farne la prova.

Essendomi trattenuto a Fez in tempo d'inverno, non vidi quasi altri frutti, che aranci e limoni dolci di eccellente qualità. I dattili di varie sorti provengono dalla banda del mezzodì, da Taffilet. La carne di montone è migliore di quella di vacca e di bue. I mercati abbondano di pollami in modo, che se ne può comperare una dozzina con quattro o cinque franchi; e per lo stesso prezzo si hanno venti libbre di carne. Quantunque il pane de' fornai sia assai buono, quasi tutti gli abitanti usano di farlo in casa; onde si vedono per le strade piccoli ragazzi portare al forno sopra una tavola cinque o sei pani che si danno loro in ogni casa, e riportarli dopo cucinati a quella cui appartengono. Universale è il costume di bere il latte agro, ma io non potei avvezzarmi a tale bevanda.

Durante la mia dimora in Fez il clima fu assai dolce; ma fui assicurato che nella state vi si soffre un caldo soffocante. Nell'inverno io vi provai il freddo d'Europa, benchè il termometro di _Reaumur_ non scendesse mai oltre il quarto grado sotto lo zero; ed il termine medio del barometro è presso a pocco di 27 pollici. L'abbondanza delle acque mantiene l'atmosfera in un alto grado d'umidità, e quasi sempre con una tale abbondanza di vapori, che giungono essi soli ad impedire le osservazioni astronomiche nelle giornate più serene. Il 13 gennajo si sentì a Fez quel tremuoto, che cagionò tanta rovina a Motril su la costa di Spagna, e che fu sensibile anche a Madrid. Incominciò a cinque ore e trentanove minuti precisi della sera, durò venti secondi, e fece trenta oscillazioni, assai forti le prime quattro o sei, le successive abbastanza sensibili: la sua direzione ondulatoria sembrava da levante a ponente. Io sono di sentimento, che il suo centro fosse sotto lo stretto di Gibilterra, e si stendesse otto gradi in latitudine al Nord ed al sud. Molti giorni avanti e dopo questo tremuoto, il barometro, il termometro, e l'igrometro soffrirono piccolissime variazioni, e l'atmosfera fu, come al solito, senza apparente cambiamento.

I pesi, le misure, le monete, qui ed in tutto l'impero sono come quelle descritte all'articolo di Tanger.

CAPITOLO IX.

_Religione. — Storia del profeta. — De' suoi successori._

Gli scrittori di tutte le nazioni hanno parlato della religione musulmana, e del nostro profeta. Le buone o cattive sorgenti, da cui ognuno attinse i suoi materiali, ed il passaggio di questi a traverso de' pregiudizi, delle passioni, dell'entusiasmo, e dirò ancora della filosofia, hanno più o meno travisati i loro racconti. Se io non iscrivessi che pei musulmani, sopprimerei questo articolo; ma siccome nelle mie occupazioni mi sono sempre proposto l'istruzione di tutti gli uomini, qualunque sia la nazione ed il culto a cui appartengono, ho creduto necessario, pubblicando la descrizione de' paesi soggetti all'Islamismo, di risparmiare al lettore l'incomodo di cercare in altri libri la storia di questa religione e quella del suo legislatore, che si trasse dietro la quinta parte degli abitanti del globo.

Il grand'uomo _Mouhhammed_ nacque alla Mecca il 10 del mese _Rabiul-aoüal_ dell'anno 6163 del mondo, secondo la nostra cronologia musulmana, o dell'anno 578 dalla nascita di Gesù Cristo.

Rimasto orfano in tenera età, fu allevato da uno de' suoi zii. La sua buona condotta gli guadagnò la stima de' suoi concittadini, e gli procurò impiego nella casa della ricca vedova _Kadijé_, che, invaghitasi di così interessante giovane, lo fece bentosto suo sposo.

_Mouhhammed_ commerciava come gli altri Arabi, vale a dire viaggiando alla testa dei suoi cammelli, e de' suoi domestici. Questo genere di vita gli diede opportunità di conoscere le varie nazioni che confinavano col suo paese. Fornito di grandi talenti, e di sicuro giudizio, si procurò ne' suoi viaggi periodici quelle nozioni, che meditate poi negl'intervalli di riposo, lo resero capace di concepire grandissimi disegni.

Il primo foglio del _Kour'ann_ comparve nell'anno quarantesimo della sua età. Gli fu recato dall'angelo del Signore? L'assicurano i Musulmani; lo negheranno coloro che professano altre religioni. Fu un concepimento del suo genio? I fedeli credenti diranno di _nò_; gl'infedeli di _sì_. Ma non entra nella natura di quest'opera una tale quistione.

Il grand'uomo elevato al rango di profeta non confidò che alle persone più care le prime sue rivelazioni, e gli credettero sulla sua parola. Le comunicò in appresso in una adunanza de' principali individui della sua tribù che era quella dei _Kourèish_, la più illustre della Mecca. La grazia della fede non fu sventuratamente accordata a tutti, e vi è una divisione tra i suoi più prossimi parenti.

I _Mekkaovis_, o _Mecchesi_ erano idolatri, onde l'uomo che loro presentava le sublimi idee d'un Dio unico eterno, immenso, onnipossente, finalmente una causa unica di un'opera disposta sopra un piano d'un'ammirabile armonia, quest'uomo doveva necessariamente guadagnarsi molti partigiani. Ma altronde il tempio della Mecca, detto _Kaàba_, era pieno di idoli, a cui le vicine nazioni venivano ad arrecare le loro offerte che naturalmente erano la più ricca e miglior parte del patrimonio dei _Koureis_ preti o ministri della _Kaiba_, e perciò questi avevano ragione di temere che la caduta degli idoli non distruggesse il loro credito e le loro ricchezze. Era dunque questa tribù più d'ogni altra interessata a conservare l'antico culto, e doveva naturalmente opporsi a chiunque tentasse di abbatterlo.

Ciò infatti accadde. Il profeta incominciò a predicare la nuova dottrina pubblicamente, e si fece un infinito numero di proseliti. I _Koureisch_ allora si unirono e giurarono di perderlo. Esposto ad ogni sorta di persecuzioni, minacciato della vita, il profeta fu costretto di abbandonare segretamente la patria nella notte in cui doveva essere assassinato[10]. Sortì della Mecca, accompagnato soltanto da _Abubèkr_, e da un giovane idolatra chiamato _Abdallà_. Questa celebre notte è il punto d'onde ha principio l'era dei Musulmani: gli Arabi la domandano _el hòjera_, ed i cristiani l'_Egira_ cioè la _fuga_. Essa corrisponde all'anno 631 della nascita di Gesù Cristo.

[10] _Aveva allora cinquantatrè anni._ (N. dell'E.)

Il profeta passò a Medina ove i suoi insegnamenti erano già stati accolti con entusiasmo e dove lo avevano preceduto i suoi fedeli discepoli. Colà stabilì la sua dimora, ed incominciò ad appoggiare la sua missione colla forza delle armi. Bentosto il Dio di Mosè, di Giosuè, di Carlo IX, d'Innocenzo III, d'Oneal, e di Pizzarro copre colle protettrici sue ali le imprese di Maometto.

Dopo molti combattimenti il gran Dio degli eserciti sottomise la Mecca al profeta che vi entrò da vincitore alla testa di dieci mille uomini il 20, venerdì del Ramadan, dell'Egira (22 gennaro 639). Atterrò tutti gli idoli e le statue che adoravansi in quel tempio, lo purificò dai rottami di quegli empj simulacri, e restituì la _Kàaba_ all'oggetto della prima sua istituzione, che è l'adorazione d'un Dio unico ed invisibile.

Padrone della Mecca, il profeta non tardò ad assoggettare al suo dominio le vicine contrade. Intanto ebbe in diversi tempi celesti rivelazioni, e le parole di Dio si promulgarono dalla sua bocca, resa sacra negl'istanti in cui le circostanze richiedevano una divina dichiarazione. In tal modo s'estese l'_islamismo_ e si consolidò col potere del profeta fino alla sua morte, accaduta in Medina un lunedì del mese _Saffar_ l'anno 73 dell'età sua, 641 di Cristo. Il suo corpo fu seppellito entro una fossa aperta nella di lui casa, e coperto colla medesima terra senza alcun mausoleo. La casa fu poi convertita in un tempio.

Siccome il profeta non lasciava figli maschi e non aveva nulla determinato intorno alla sua successione alla suprema dignità, nacquero contese tra i fedeli relativamente all'occupazione del trono rimasto vacante per la sua morte, che s'andarono poi rinnovando qualunque volta mancava uno de' suoi successori i quali presero il titolo di _hhalipha_ cioè _Califfo_, o luogotenente del profeta. Dopo i primi quattro califfi, cioè _Abubèhr_, _Omar_, _Othman_, ed _Ali_, che sono i soli riguardati come veri califfi universali, la dominazione passò successivamente a diverse dinastie, tra le quali si distinse quella degli _Abbàssi_ o _Abbassidi_, sceriffi discendenti d'_Aboulàbbas_, zio del profeta, pel lungo spazio di tempo ch'ella consacrò il trono, e per la protezione che alcuni dei califfi di questa dinastìa accordarono alle scienze ed alle arti. Fu sotto il loro regno che l'_islamismo_ si stese dalle frontiere della China fino allo stretto di Gibilterra con una sì sorprendente rapidità, che non può essere paragonata alla marcia d'alcun'altra religione conosciuta.

Malgrado così splendida carriera l'_islamismo_ era interamente lacerato da scismi che dividevano, ed ancora dividono i suoi settatori. I Persiani negarono la legittimità dei tre primi califfi, e li risguardarono come intrusi, non ammettendo a quest'alto favore che il solo _Ali_ che presso loro passa per il vero califfo successore di _Maometto_; opinione che cagionò sanguinose guerre, e fece risguardare i Persiani quali eretici. Una folla di pseudo-profeti sorsero in seguito ad abbattere colla spada alla mano questo culto sublime, e gli anticaliffi turbarono la pace de' fedeli. Finalmente l'ambizione de' guerrieri squarciò in brani quest'impero colossale; molti capi si resero indipendenti, e scomparve il califfato.

L'Islam secondo El-Haddis è fabbricato sopra cinque fondamenti che sono: fare la professione della fede _non v'è altro che un Dio, e Maometto è l'inviato di Dio_; fare la preghiera; dare l'elemosina; digiunare il ramadan, ed eseguire il pellegrinaggio alla casa di Dio la proibita ai non Musulmani.

A fronte di tanta semplicità non avvi forse sulla terra altra religione con tanti espositori e commentatori.

Il culto è diviso[11] in quattro riti ortodossi chiamati il _hhàneffi_, il _màleki_, il _hhànbeli_ ed il _schàffi_, dal nome dei quattro Imani loro fondatori. Il primo di questi riti è quello dei Turchi, il secondo dei Marocchini e degli Arabi occidentali; gli altri due sono seguiti da varie tribù e nazioni dell'Arabia e dell'Asia. Tali riti si avvicinano interamente rispetto al domma, e tutta la diversità loro trovasi nelle cerimonie religiose. Per esempio quando si è alzati per fare la preghiera, i _hhàneffi_ incrociano le braccia, ed i _màleki_ le tengono pendenti. Nell'abluzione legale mentre gli uni incominciano dalla punta delle dita per andare fino al gomito, gli altri cominciano dal gomito per andare alla punta delle dita.

[11] _Benchè le obbligazioni del culto musulmano siano state spesso descritte troviamo questa d'_Ali Bey_ così precisa, che non abbiamo creduto di sopprimerla, tanto più che contiene alcune notizie sconosciute. Il signor _Ohson_ ne parla più estesamente nel suo _Quadro dell'Impero Ottomano_; ma egli ne parla dietro le altrui relazioni, ed _Ali Bey_ dice quello che ha veduto, _Ohson_ parla de' Turchi, che hanno corrotta la purità della rivelazione, il nostro autore parla degli Arabi, che conservano la purità del culto._

Per presentarsi al creatore, e meritarsi i suoi sguardi, pensano i musulmani che il loro corpo debba essere affatto pulito; ed a tale effetto furono istituite le abluzioni legali, che consistono nel lavarsi tre volte di seguito le mani; l'interno della bocca e delle narici, il volto, le braccia, la testa, l'interno delle orecchie, la nucca ed i piedi. Sonovi inoltre le abluzioni generali che si fanno lavandosi tutto il corpo dal capo ai piedi, il venerdì avanti la preghiera del mezzogiorno, e dopo certi atti quali sono la coabitazione con una donna ec. Ne' luoghi ove non trovasi acqua può farsi l'abluzione colla terra o coll'arena; ed in tal modo si eseguisce nel deserto. Si può ancora fare l'abluzione strofinandosi colle mani dopo averle tenute sopra una pietra, ed in questa forma fanno le abluzioni i naviganti, perchè si risguarda l'acqua del mare come immonda ed inutile per quest'oggetto.

Ogni musulmano deve recitare cinque volte al giorno la preghiera: la prima volta allo spuntare dell'aurora, o quando il sole trovasi diciotto gradi sotto l'orizzonte, voltandosi a levante; lo che chiamasi _Es-sebàh_; la seconda dopo mezzogiorno nell'istante in cui l'ombra del gnomone o d'un bastone posto perpendicolarmente al sole sarà uguale al quarto della sua lunghezza; e si dice _Ed-douhòur_; la terza quando l'ombra del bastone, o del gnomone sarà uguale alla sua lunghezza; ed è l'_El-àssar_; la quarta deve farsi allorchè il sole tramonta affatto; e le si dà il nome di _El-mogarèb_; finalmente si recita la quinta nell'istante del crepuscolo della notte, ossia quando il sole trovasi diciotto gradi sotto l'orizzonte dalla banda d'occidente, ed è contrassegnata dal vocabolo _El-Aascha_[12].