Viaggi di Ali Bey el-Abbassi in Africa ed in Asia, v. 1

Part 6

Chapter 63,743 wordsPublic domain

Piccola è l'altura su cui è fabbricata Mequinez, ed un triplice muro forma un circuito capace di contenere, oltre la popolazione, una grande armata. Queste mura hanno quindici piedi di altezza, e tre di spessezza con alcune aperture di tratto in tratto. La città veduta dall'alto presenta colle sue torri un'imponente prospettiva: i suoi contorni sono coperti di ortaglie e di ulivi.

Il cielo era coperto di nubi, e piovve pure a varie riprese. Eranvi lungo la strada alcuni _dovar_. Aveva fino alle due del mattino spedito un domestico con una lettera a _Sidi Mohamed Salaovi_ per avvisarlo della mia venuta, per cui mezza lega fuori di Mequinez trovai un ufficiale del palazzo, che d'ordine del Sultano veniva ad incontrarmi, e che dopo avermi fatto riposare nella cappella sopra accennata, mi accompagnò col mio equipaggio alla casa preparatami.

Appena giuntovi venne a trovarmi il sopr'intendente del tesoro; il quale, dopo i mutui complimenti, s'informò di tutto quanto poteva abbisognarmi, avendo ordine di pagare senza eccezione tutte le spese per me, per la mia famiglia e per le mie bestie. Alle nove della sera _Sidi Mohamed Salaovi_ mi mandò una magnifica cena.

_Mercoledì 2._

La mattina mi recai a far visita al ministro il quale alle quattro dopo mezzogiorno mi fece portare a casa uno squisito pranzo. Rimasi quel giorno in casa, aspettando gli ordini per presentarmi al sovrano. Non potendo montare sul terrazzo della mia casa, ed appena per l'altezza delle case contigue potendo dall'inferior parte della mia vedere il cielo, non feci le consuete osservazioni astronomiche.

_Giovedì 3._

Nulla di nuovo fuorchè l'ordine di presentarmi all'indimani al sultano.

_Venerdì 4._

Vennero a prendermi a mezzogiorno, e fui condotto nella moschea del palazzo; ove un istante dopo entrò il sultano: perchè era giorno di venerdì vi fu predica, e la consueta preghiera.

Soddisfatti i doveri della religione, mi presentai al sultano, con cui ebbi una conferenza assai amichevole. Mi disse che in breve partiva alla volta di Fez, e soggiunse di parlarne con _Salaovi_.

Dalla moschea andai direttamente a trovar _Salaovi_, che mi pregò caldamente a chiedergli quanto mi abbisognava per partire all'indomani alla volta di Fez ove sarei alloggiato e mantenuto in casa di _Muley Edris_, che è un grandissimo e veneratissimo santo. Perciò, di ritorno alla mia casa, disposi ogni cosa per la partenza.

_Sabbato 5._

Dietro gli ordini dati da _Salaovi_, mi furono la mattina condotti i muli necessarj al trasporto del mio equipaggio, e cinque soldati a cavallo che dovevano unirsi alla mia scorta.

Sortii da Mequinez alle tre del mattino, camminando quasi costantemente all'E. ¼ N. E., ed all'E. N. E. Alle dieci ore si attraversò il fiume di Mequinez; a mezzogiorno un ramo dell'Ordom, ed un altro ramo dallo stesso fiume un'ora dopo. Alle tre finalmente si varcò l'_Emkèz_, fiume assai ragguardevole, e si entrò in Fez verso le sette della sera.

Il paese attraversato è composto da vaste pianure che all'E. perdonsi nell'orizzonte; ed è circoscritto al N. da una linea di alte montagne, e le colline dell'O. vedonsi a grandissima distanza.

Il suolo tutto calcareo-arenoso, qua e là misto di argilla, è tutto coperto di palme e non vi si vedono coltivati che pochi ulivi dalla banda di Mequinez. Ad un quarto di lega da questa città trovansi due _dovar_ presso alle montagne.

Il giorno fu cupo, ed avanti notte si fece oscurissimo: la pioggia ed il vento gagliardo mi accompagnarono fino all'alloggio che mi era stato preparato.

Alcune ore prima avevo ordinato a due soldati di precedermi, portando a Fez l'ordine del ministro onde non si chiudessero le porte della città prima del mio arrivo; e tanto si fece. — In tal modo si terminò felicemente il mio primo viaggio nell'Affrica.

Dalle osservazioni ch'io feci risultò, che la caravana da Tanger percorse press'a poco 2125 tese per ora; ma che da Mequinez a Fez si faceva una lega nello stesso spazio di tempo.

CAPITOLO VIII.

_Descrizione di Fez. — Governo. — Scienze. — Fabbriche. — Pianta narcotica. — Viveri. — Clima. — Terremoto._

La città di Fez è posta al grado 34 6′ 3″ di latitudine settentrionale, ed al 7° 18′ 30″ di longitudine occidentale dell'osservatorio di Parigi.

Molte osservazioni astronomiche fatte con eccellenti stromenti, benchè contrariate da un'atmosfera quasi sempre nebbiosa, il di cui termine medio ebbe l'enunciato risultato, non mi lasciano incerto rispetto alla loro precisione: ciò che dimostra l'erroneità delle carte d'_Arrowsmith_, del maggior _Rennel_, di _Delille_, di _Golbewi_ e di _Chénier_. La casa, in cui ho fatto le mie osservazioni, è posta nel centro della città.

Fez è fabbricato sul pendio di varie colline che lo circondano da ogni banda, fuorchè da quella di nord-nord-est. Non è possibile di conoscere con esattezza la popolazione: si diceva, che attualmente ha cento mille abitanti, e che ne aveva due cento mille prima della peste.

Oscurissime ne sono le strade non solo a cagione dell'essere anguste in modo di non ammettere due uomini a cavallo di fronte, ma ancora perchè le case, che sono altissime, hanno al primo piano delle arcate di sostegno, il che toglie loro molta luce: inconveniente reso maggiore da alcune gallerie, o passaggi, che danno superiormente accesso dall'una all'altra casa: devonsi a ciò aggiungere le muraglie traforate a guisa d'archi, che di tratto in tratto servono d'appoggio alle case dei due lati della strada. È questa un'usanza che trovai ugualmente stabilita a Tetovan e ad Alcassar. Tali arcate chiudonsi in tempo di notte, di modo che la città trovasi allora divisa in quartieri, che non possono comunicare gli uni cogli altri.

La sua posizione sopra piani inclinati, ed il declive di quasi tutte le strade, che non sono selciate, ne rendono il soggiorno disagiato, specialmente in tempo delle pioggie, duranti le quali non si può camminare senza imbrattarsi di fango fino al ginocchio. Pure quando non piove sono abbastanza proprie, perchè gli abitanti non vi lasciano immondezze; ma disaggradevole ne è sempre la vista, come nelle altre città dell'Affrica, perchè chiuse entro l'altissime muraglie delle case, che tutte sembrano minacciare rovina. Molte sono senza finestre, o con finestre della grandezza d'un foglio di carta ordinaria, e comunemente chiuse con griglie. Anche le porte sono anguste e meschine.

Dietro questi gran muri trovansi alcune case internamente abbastanza belle: ma generalmente parlando l'usanza del paese richiede, che un alloggio abbia un cortile fiancheggiato da colonne e da pilastri che sostengono le arcate e formano i portici a pian terreno, e ne' piani superiori. Da questi corritoj si entra nelle attigue camere, che per lo più non ricevono lume che dalla porta, cui si ha l'avvertenza di dare una grande apertura. Le camere sono assai lunghe e strette come quelle di Tanger; il palco fatto di tavole è altissimo, e d'ordinario senza verun ornamento; ma in alcune case ed i palchi e le porte delle camere e le arcate del cortile sono ornate dei rabeschi in basso rilievo, coperti a varj colori, ed anche con oro ed argento. I pavimenti delle camere e del cortile sono di mattoni, di majolica, e di marmi a varj colori formanti diversi disegni nelle case de' più ricchi abitanti. Anguste sono le scale ed i gradini troppo alti. I tetti delle case simili a quelli di Tanger, sono coperti di terra della spessezza d'un piede; carico immenso che ruina i muri senza garantirli dalle pioggie, i quali siccome sono costrutti con cattivo cemento, si sfranano bentosto: onde poche sono le case che resistano lungo tempo. In fatti vedonsi molte muraglie con larghe fenditure, o fuor di piombo, e quasi tutte in uno stato di estremo deperimento.

Infinito è il numero delle moschee di Fez, che da alcuni si portano a più di dugento. La principale chiamasi _Il Caroubin_; nella quale contansi più di trecento pilastri, ma la sua costruzione è pesante, e senza gusto. L'architettura e gli ornati l'avvicinano assai a quella di Tanger, se non che ha un assai maggior numero d'arcate, molte porte, e due belle fontane nel cortile. Non pertanto questo grande edificio così celebre, non può per alcun rispetto pareggiarsi alla cattedrale che vidi a Cordova in Ispagna, assai più magnifica e grandiosa. Generalmente parlando tutte le moschee da me vedute nel paese si rassomigliano: tutte hanno un cortile circondato da un portico, e dalla banda di mezzogiorno un quadrato o parallelogramo coperto e sostenuto da più ordini di arcate. In mezzo alla muraglia del fondo, che guarda al sud, o al sud-est trovasi _El-Mehreb_, ossia la nicchia, in cui si pone _l'Iman_ per dirigere la preghiera; al lato sinistro vedesi la piccola scala, e la tribuna detta _El-Monbar_ per la predica del venerdì. Tutte queste cose trovansi pure nella cattedrale di Cordova; lo che prova, a mio credere, evidentemente essere questo un edificio religioso fabbricato dai mori, e non già un'opera Romana destinata ad un mercato, come credono alcuni abitanti di Cordova, probabilmente tratti in tale opinione dalle colonne di quel tempio, che altra volta appartenevano ad opere costrutte da quei padroni del mondo. E ciò che viene ad appoggiare maggiormente la mia asserzione, sono le arcate del parallelogramo rivolte al cortile di questa chiesa, che sono state modernamente chiuse: in Affrica le moschee le hanno semplicemente scoperte, come quelle dei tre altri lati del cortile; e tali erano pure quelle di Cordova prima che servisse al culto cristiano.

Il _Caroubin_, come tutti i monumenti di tal genere, non ha alcuno ornamento di pittura, ed il suolo è coperto di stuoje, come nelle altre moschee. Gl'inservienti custodiscono nella torre tre cattivi orologi a pendolo per regolare le ore della preghiera; e sonovi sul terrazzo due piccoli gnomoni o quadranti solari orizzontali per conoscere il punto del mezzogiorno. Prima del mio arrivo erano talmente disorientati, che marcavano il punto indicato quattro in cinque minuti prima; insegnai loro la maniera di rettificarli, ed ebbi il conforto d'udire annunciarsi la preghiera del mezzogiorno nell'istante conveniente.

Conservasi inoltre nella torre una sfera armillare, ed un globo celeste, fatti ambedue in Europa da più d'un secolo; e perchè i mussulmani non sanno adoperarli, questi stromenti sono colà abbandonati all'umidità, alla polvere, ai topi; di modo che non si possono quasi più vedere, non che leggere o conoscere i caratteri e le figure. Un'altra sala contiene una raccolta di libri egualmente trascurata, ed esposta agli stessi infortunj. Non ho mancato di fare le più diligenti indagini per scoprire il famoso codice delle storie di _Tito Livio_ compiute, che supponevasi essere in questo luogo, ma tutte le mie ricerche tornarono vane, e niuno di coloro che io interpellai su tale oggetto, sapeva che avesse mai esistito in questa libreria. Avrei per altro spinte più avanti le mie ricerche, se avessi potuto farlo senza rendermi sospetto, e dar luogo a svantaggiose prevenzioni contro di me.

La moschea di Fez ha una cosa singolare, una camera chiusa destinata alle donne che vogliono intervenire alla preghiera pubblica. Niun'altra moschea, ch'io sappia, ne è provveduta, perciocchè avendo il nostro santo Profeta escluse le femmine dal paradiso, i musulmani ragionevolmente le hanno pure dispensate dall'obbligo d'intervenire alla pubblica preghiera.

Avvi pure un'altra nuova moschea terminata dall'attuale Sultano _Muley Solimano_, fatta con maggiore eleganza che le altre, avendo le arcate più svelte, ed i pilastri proporzionati, comecchè rispetto alla forma non differisca dalle altre.

La sola moschea di Fez affatto diversa dalle altre, ad in pari tempo la più frequentata, è quella dedicata al Sultano _Muley Edris_ fondatore di Fez, e per conseguenza venerato come un santo. Le sue ceneri riposano in questo santuario, entro un mausoleo posto alla diritta della nicchia dell'Imam, e coperto d'una tela screziata a varj colori resa succida dalla devozione degli adoratori. Molte lumiere di vetro e di cristallo sono sospese nell'interno della sala quadrata, che questa moschea ha sul davanti invece del portico coperto. Ai due lati del sepolcro vedonsi due grandi coffani per ricevere le offerte pecuniarie, che per la grazia di Dio moltiplicandosi dai fedeli, fruttano assai più che le miniere scavate dai cristiani.

La torre, comecchè non lo sembri, per essere situata in luogo basso, è la più alta di Fez. Presso alla torre trovasi una gentile abitazione formata di varie camere, di dove la vista si perde in un estesissimo orizzonte. In una delle camere conservansi molti orologi a pendolo, due de' quali bellissimi. Ritengasi che questi sono fatti in Europa, giacchè in Affrica, non solo non se ne fanno, ma neppure si sa raccomodarli, o nettarli. Mi fu mostrato un vecchio orologio assai guasto, che si diceva fatto da un moro; ma non tardai a convincermi della falsità di tale asserzione.

Questo santuario è facilmente il più rispettato asilo dell'impero, poichè il maggior delinquente, fosse anche reo di lesa maestà e di alto tradimento, può rimanervi tranquillo, che niuno oserebbe arrestarlo.

Le altre moschee sono piccole e meschine, tranne quella che ritrovasi nel palazzo del Sultano. Questo palazzo è composto di un grande numero di cortili, alcuni non terminati che per metà, altri mezzo rovinati, i quali servono d'ingresso agli appartamenti da me non veduti. Anche nel primo cortile trovansi guardie e porte chiuse, che vengono aperte soltanto agl'impiegati, ai domestici della casa, o alle persone particolarmente privilegiate.

Nel terzo cortile trovasi una casuccia di legno, somigliante a quella dei gabellieri in Europa, e vi si sale per quattro scaglioni. In sul davanti è coperta da una tela dipinta, ed il suolo da un tappeto. In faccia alla porta vedesi un letto con cortine; da un lato un soffà, e dall'altra un piccolo matterasso.

Questo gabinetto non ha più di quindici piedi quadrati; ed è il luogo in cui il Sultano, seduto sul soffà o steso sul letto, riceve le persone che hanno ottenuta la grazia d'essergli presentate, e che non s'avvanzano mai al di là della porta. Entranvi soltanto i favoriti, e siedono sul matterasso; parziale distinzione a me sempre accordata.

Nello stesso cortile trovasi una cappella, o piccola moschea dove il Sultano fa la sua preghiera giornaliera, fuorchè il venerdì, in cui recasi alla grande moschea del palazzo, che viene aperta al pubblico per mezzo di una porta che comunica colla strada.

Nel cortile trovasi la camera del ministro. È questa collocata in luogo basso ed umido a canto d'una piccola scala e può avere cinque piedi di larghezza, e sei di lunghezza; le pareti sono affatto annerite; e non sonovi altri mobili fuorchè un vecchio tappeto che copre il suolo. D'ordinario il ministro si sta accovacciato in un angolo di questo miserabile camerino con un calamajo di corno a lato, poche carte entro un fazzoletto di seta, ed un piccolo libro per annotarvi le cose di maggiore importanza. Quando sorte chiude il suo calamajo, avvolge nel fazzoletto le carte ed il libro, che si pone sotto il braccio, e porta seco, partendo, tutti i suoi archivj.

Il palazzo è situato sopra un'eminenza in un quartiere del sobborgo, che chiamasi la _nuova Fez_. I Giudei sono costretti di abitare in questo istesso quartiere, ove vengono chiusi in tempo di notte.

Del rimanente Fez non ha altri distinti edifici; perciocchè anche le case di _Muley Abdsulem_ e di altri principali personaggi niente hanno al di fuori che le distingua da quelle del popolo, nè l'interno è troppo migliore, ove se ne eccettui il giardino. Il Sultano ha il suo presso al palazzo, il quale non è che un orto regolare con alcuni alberi, e qualche edificio che ne formano il principale ornamento.

Il fiume di Fez attraversa il palazzo, indi entrando nella città dividesi in due rami, dai quali derivasi l'acqua nelle moschee e nelle case; cosicchè quasi non trovasi casa che non abbia una fontana, e due ed anche più tutti i pubblici edificj. Sonovi nell'interno della città varj mulini ad acqua.

Se si dovesse calcolare la popolazione dalle botteghe si darebbero a Fez più di trecento mila abitanti. Ma conviene riflettere che questa quantità di botteghe forma una specie di fiera continua, ove gli abitanti de' vicini paesi, divisi in piccoli villaggi senza botteghe ed officine di alcuna sorte, devono prendere giornalmente tutto ciò che loro abbisogna.

Numerosi assai sono i mercati di vettovaglia, ed abbondanti di ogni prodotto del suolo, come quelli d'Europa. Vi ti trovano pure molte botteghe ove si vendono vivande e manicaretti preparati, e locande come nelle grandi città europee.

Le arti, i mestieri, e le varie specie d'oggetti venali sono divisi per classi in separate contrade, onde se ne trovano molte in cui non vi sono che persone occupate della medesima professione; alcune sono piene di botteghe di drapperie, di seterie, di manifatture d'oltre mare, formando ciò che chiamasi _El-Caïsseria_. E quest'ultimo luogo trovasi abbondantemente provveduto di tutte le produzioni europee, di quelle del levante e dell'interno dell'Affrica.

_El-Caïsseria_, siccome diversi altri luoghi pieni di botteghe, ha un coperto di legno costrutto in modo che forma degli arabeschi, con apertura o finestre di varie forme. Generalmente queste strade sono tenute con molta politezza, quantunque siavi ogni giorno la gente affollata come in una fiera; e si potrebbero in qualche modo paragonare alle gallerie del palazzo reale di Parigi: vi s'incontrano ancora alcune belle musulmane, quantunque sempre avviluppate in quei loro misteriosi _hhaïke_, che per altro sanno opportunamente aprire.

Fez abbonda di bagni pubblici, alcuni de' quali composti di molte camere gradatamente più calde le une delle altre; onde ognuno rimane in quella che più gli conviene. In tutte queste sale trovansi vasche in cui scende continuamente dalle caldaje poste al di dietro l'acqua calda, come pure varie qualità di vasi per bagnarsi e fare le abluzioni legali. Ho di già osservato altrove, che quando entrasi in queste sale tutto il corpo copresi d'una sottil rugiada, per essere la loro atmosfera saturata affatto dei vapori dell'acqua calda.

Avendo portato il termometro nell'ultima sala al migliore de' bagni pubblici, e per conseguenza nella più calda, segnò il trentesimo grado di Reaumur; in due sale meno rimote, ov'io mi spogliavo, ventidue gradi; all'aria aperta nove. Nella sala esteriore avvi una fontana che getta un grosso filo d'acqua in una vaghissima vasca di marmo. Tutte le sale sono fatte a volta e senza finestre, e ricevono la luce da alcuni fori praticati nella volta, e chiusi con vetri. Il suolo è lastricato di marmi a varj colori, ed in ogni sala, riscaldata al di sotto, sonovi diversi piccoli gabinetti per coloro che amano di rimaner soli, e farvi le abluzioni. I bagni sono aperti tutto il giorno, e gli uomini vi vanno la mattina, le donne dopo il mezzogiorno. Io v'andavo ordinariamente la notte, prendendo per me tutta la casa dei bagni, onde non vi fossero altri forestieri, ma soltanto gli amici che conducevo meco, e due miei domestici. La prima volta che vi andai, avendo osservato ch'eranvi dei secchi d'acqua calda simmetricamente disposti negli angoli d'ogni sala, e d'ogni gabinetto, chiesi a qual uso servivano: non toccateli, signore, non toccateli, mi risposero premurosamente le persone del bagno — perchè? — Queste acque sono destinate per quelli di sotto — chi sono questi di sotto? — I demonj che vengono a bagnarsi la notte. E qui cominciarono a contarmi mille scioccherie su quest'argomento; ma perchè già da qualche tempo ho dichiarato guerra ai diavoli dell'inferno, ed ai loro _luogotenenti_ sulla terra, ebbi la soddisfazione d'impiegare nel mio bagno l'acqua di alcuni di questi secchi, togliendo ai poveri diavoli parte della loro provvisione.

Fez possiede un ricchissimo spedale unicamente destinato alla cura dei pazzi. Ma ciò che v'ha di più singolare si è, che una gran parte delle entrate fu per testamento lasciata allo spedale da persone caritatevoli per _assistere, medicare e mantenere le grù e le cigogne ammalate_ — Credesi che le cigogne siano uomini di certe lontanissime isole, che in alcune stagioni dell'anno prendono la figura d'uccello per venire a Fez, e che all'epoca conveniente tornano al loro paese, ove riprendono la deposta forma di uomo. Dietro tale opinione è creduto colpevole d'omicidio colui che uccide uno di questi uccelli, e si fanno a questo proposito mille strani racconti. Utile senza dubbio è il rispetto che si porta a questi uccelli distruggitori de' rettili, così abbondanti ne' climi caldi, e perciò la saviezza de' nostri antenati volle che fossero riguardati quali esseri benefici; ma l'amore del maraviglioso che ha tanta forza sullo spirito dell'uomo, sostituì ad una cagione vera assurde favole, che danno lo stesso risultato.

Il governo di Fez ha la stessa forma di quello delle altre città dell'impero. Il kaïd, ossia governatore, che è il luogotenente del sovrano, vi esercita il potere esecutivo; il kadi vi amministra la giustizia; un ministro detto _almotassèr_ determina i prezzi delle vettovaglie, e giudica gli affari relativi a questo ramo di pubblico servizio. Il governatore ha pochi soldati ai suoi ordini; ed alle porte della città ed a quelle di alcune strade non vidi mai guardie, ma soltanto i portinaj.

Vastissime mura circondano la città; ma essendo antiche assai trovansi in pessimo stato: circondano, oltre la città, la nuova Fez, e molti ampi giardini. Sulle due eminenze che stanno all'est ed all'ouest vedonsi due vecchissimi castelli composti di un semplice quadrato di muraglie di circa sessanta piedi per ogni lato; e si dice esservi delle strade coperte che vanno dalla città ai castelli. In occasione di ammutinamento del popolo vi si collocano cent'uomini con alcuni pezzi di cannone, meschinissima difesa.

Questa città è provveduta di molte scuole, delle quali le più ragguardevoli sono quelle delle moschee del _Caroubin_ e di _Muley Edris_ in una piccola casa e moschea detta _Emdarsa_, o accademia. Il lettore si figuri un uomo seduto in terra colle gambe incrocicchiate, che mette spaventose grida, o salmeggia in tuono lugubre: lo circondano quindici o venti giovanetti seduti in circolo intorno a lui coi loro libri, o con il calamajo in mano ripetendo quasi simultaneamente al maestro le acute grida, o la salmodia con una perfettissima dissonanza: il lettore, com'io dicevo, figurisi questo grottesco quadro, ed avrà una perfetta idea di tali scuole. Rispetto alle cose che vi s'insegnano, posso assicurare, che quantunque sotto diversi nomi, non vi s'insegna che una sola cosa; _la morale e la legislazione_ identificate _col culto e coi dommi_; o per dir meglio, che tutti gli studi si ristringono al solo _Corano_, ed agli spositori del medesimo, ad alcune superficiali regole di grammatica e di dialettica, indispensabile a chi vuol leggere ed intendere alcun poco il divin testo. Per quanto ho potuto osservare, i commentatori sogliono d'ordinario affogare in un mare di sottigliezze, o di pretese dottrine metafisiche i loro ragionamenti, che non intendono essi medesimi, e nascondendo la loro ignoranza con intralciati argomenti, quando non sanno più trovar via per uscire dal geneprajo, chiamano in loro soccorso la predestinazione, e l'assoluta volontà di Dio.

Questi dotti sono eterni disputatori in _verba magistri_: perchè non intendendo punto la tesi che hanno presa a difendere, s'appoggiano alla parola del maestro, o del libro, che citano a dritto ed a rovescio. E siccome non v'è ragione che possa bilanciare l'autorità del rispettivo maestro, o la sentenza del proprio libro, così le loro dispute non si possono in verun modo conciliare.