Vestire gli ignudi: Commedia in tre atti
Part 4
Entra il console GROTTI. Bruno, solido, un po' avanti sulla trentina, veste di nero, e ha negli occhi, in tutto il volto, un'espressione di fosca durezza contenuta.
ERSILIA
Venga avanti, signor Console. (_A Ludovico, facendo la presentazione_) — Il signor console Grotti. (_Poi, al Grotti_) Il signor Ludovico Nota —
GROTTI
(_inchinandosi_)
Conosco di fama.
ERSILIA
(_seguitando_)
— che ha avuto la bontà di volermi con sè. (_Indicando Franco_) Il signor Laspiga, lo conosce.
FRANCO
M'ha conosciuto in ben altro tempo! — Ma ora io sono qua —
ERSILIA
(_subito interrompendolo_)
Per carità, non parli!
FRANCO
No! (_A Grotti_) Guardi! (_gli mostra Ersilia_), guardi quella che io là, le chiesi in moglie!
ERSILIA
(_fremente_)
La prego di non aggiungere altro!
FRANCO
Non aggiungo altro! (_A Grotti_) Le basterà questo sdegno, lo stato in cui la ritrova, per spiegarle le ragioni per cui mi trova qua!
ERSILIA
(_c. s., esasperata_)
Ma lasci il mio stato! Le ho detto che lei non ha nessuna ragione di stare qua; e mi piace ripeterglielo ora davanti a lui, e che lui sappia che il mio sdegno è appunto per codesta sua ostinazione a non volerlo capire!
FRANCO
Sì, ti piace ripetermelo, perchè sai che il padre della mia fidanzata è andato a trovarlo?
ERSILIA
(_restando_)
No! Io non lo so! (_Guardando smarrita in un violento turbamento il Grotti e stentando a dominarsi_) Ah.... e lei.... lei gli ha parlato di me?
GROTTI
(_freddo, composto_)
No, signorina: gli ho promesso che sarei venuto a parlare a lei.
FRANCO
(_subito, con forza_)
Ah, è inutile, sa!
ERSILIA
(_con scatto imperioso di sdegno_)
Mi lascino parlare da sola col signor Console! (_Immediatamente, con altro tono a Ludovico_) Io la prego, signor Nota....
LUDOVICO
Eh, per me.... (_e fa per avviarsi_)
FRANCO
(_a Ludovico, risoluto, trattenendolo_)
No, no! Aspetti! (_A Ersilia, con rigida fierezza_) Io me ne vado; (_a Grotti_) ma voglio dir prima qua al signor Console perchè lo riferisca a chi vuol saperlo, che è inutile; inutile, perchè non deve dirlo lei (_indica Ersilia_), ma devo dirlo io! — (_A Ersilia_) E questo lo sostengo — e fermamente — anche davanti a te! — Finora ho pregato, ho supplicato, mi sono rassegnato a sentirti dire, straziandomi, le cose più crude; ma ora basta; ora ti parlo anch'io diversamente! — Tu sei padrona d'allontanarmi, ma questo non vuol dire che io debba ritornare a chi, dopo aver provato giustamente, come chiunque leggendo la tua storia disgraziata, sdegno e vergogna della mia condotta fino a chiudermi la porta in faccia, ora si pente e manda qua ambasciatori!
GROTTI
Ma no! Io non sono qua per questo!
ERSILIA
E io le ho detto che la sua condotta a mio riguardo non è stata affatto la causa di quel mio atto disperato!
FRANCO
Non è vero!
ERSILIA
Come! Qua c'è il signor Nota testimonio....
FRANCO
Ah, che tu l'abbia detto, sì! (_A Grotti_) Le cose più orribili m'ha detto di sè, quelle che «nessuno confida neanche a sè stesso!» — Ma io ho la mia coscienza; anche se la tua, per il male che puoi avermi fatto, t'impone di respingermi! E la mia coscienza, per qualunque cosa egli (_indica il Grotti_) possa dirti o che tu possa dirgli mettendovi d'accordo nell'interesse d'altri, non cangia! Ecco, volevo dirti questo. — (_A Ludovico_) E ora andiamo. Io so che lei è con me e m'approva. — A rivederla, signor console! (_S'avvia verso la comune_).
GROTTI
(_chinando appena il capo_)
A rivederla.
LUDOVICO
(_che s'è accostato a Ersilia, le dice piano, con tono d'amorevole conforto_)
Io andrò intanto a occuparmi di quella sua valigia. Spero di riportargliela tra poco.
ERSILIA
(_commossa_)
Sì, grazie. E mi scusi, signor Nota.
LUDOVICO
Ma non dica! — (_A Grotti_) A rivederla.
GROTTI
La riverisco.
Via per la comune Ludovico e Franco. Subito, appena la comune si richiude, Ersilia fa come per rannicchiarsi e trema tutta, sogguardando con paura il Grotti che si volta brusco a fulminarla con gli occhi, sdegnato e fremente. Non resistendo a questo sguardo, ella si copre il volto con le mani, restringendosi in sè, con le spalle alzate, come si sentisse incombere addosso la furia di lui.
GROTTI
(_appressandosi minaccioso, dice piano, quasi fischiando tra i denti_)
Stupida! stupida! stupida! Mentire così puerilmente!
ERSILIA
(_geme spaventata, da sotto il gomito ancora alzato a riparo_)
Ma uccidermi davvero!
GROTTI
(_inveendo_)
E perchè? Mentendo poi? Perchè farti anche quest'altro rimorso?
ERSILIA
(_pronta per difendersi_)
No! Non è per me; non hai inteso? Dice che non lo fa per me! Gliel'ho gridato in faccia; ti giuro che gliel'ho gridato in faccia d'aver mentito, dicendo che m'uccidevo per lui!
GROTTI
(_con sdegno e con ira_)
Ma se non ci crede! Non vedi che non ci crede?
ERSILIA
(_rilevandosi, sdegnosa_)
E che posso farci io? Non glielo fa credere il rimorso, che deve avere anche lui!
GROTTI
(_sprezzante_)
Hai il coraggio di parlare dei rimorsi degli altri, tu?
ERSILIA
E che credi, che debba averne più di tutti, io? Io meno di tutti, ne ho! sì! sì! — Ah, lo so: tu non l'ammetti, perchè il coraggio d'uccidermi, io l'ho avuto, e tu no!
GROTTI
Io? Uccidermi?
ERSILIA
No, stai tranquillo: perchè non sono stati i rimorsi, neanche per me! Tu, i tuoi, te li puoi sostenere. Hai da mantenerti, tu. Io mi sono trovata in mezzo alla strada; nuda, io. E allora, sai? è più difficile; quasi impossibile! M'assalì nella disperazione, quello della bambina, e dopo aver provato l'ultimo avvilimento: per questo potei farlo!
GROTTI
E non potesti fare a meno di mentire neanche allora?
ERSILIA
Quasi senza volerlo! — Ma perchè era pur vero ch'egli s'era promesso a me, là.
GROTTI
Sì, per ischerzo!
ERSILIA
Non è vero! Ma quand'anche, doppiamente vile allora: perchè poi, senza saper nulla di quanto avvenne là, dopo la sua partenza, tra te e me, qua s'era fidanzato con un'altra e stava per sposarla.
GROTTI
Ma tu? Tu lo sapevi quello che era avvenuto tra te e me: e hai mentito!
ERSILIA
E non era peggio quel che stava per fare lui, che senza sapere nulla della mia indegnità, mi tradiva, qua, tranquillamente, sposando un'altra?
GROTTI
Ma se questa è la prova che lui, là, non aveva fatto sul serio!
ERSILIA
Non è vero! L'ha detto! E non sarebbe così, ora, come tu stesso l'hai veduto! Ma tu lo dici per te, perchè ti conviene supporlo, per trovarvi una scusa a quello che facesti là, dietro le sue spalle, appena partito!
GROTTI
E tu hai fatto tutto questo chiasso, ora qua, per impedire ch'egli sposasse un'altra?
ERSILIA
No! Non ci ho pensato nemmeno! L'ho detto quando credevo di dover morire! Non ho voluto impedir nulla, io! E non voglio! Non voglio!
GROTTI
Ma se non avessi trovato qua il suo tradimento, se lo avessi trovato libero e disposto a mantenere la promessa?
ERSILIA
(_con orrore_)
No, no! Mai! Non lo avrei ingannato! Ti giuro sull'anima della bambina che non lo avrei ingannato! Non andai nemmeno a cercarlo: te lo può dire lui stesso! E fu per questo suo tradimento — che da parte sua è stato un vero e proprio tradimento — che io potei dire quella menzogna, che m'uccidevo per lui.
GROTTI
Non andasti a cercarlo?
ERSILIA
No!
GROTTI
E come sapesti allora del suo prossimo matrimonio?
ERSILIA
Ah, sì.... andai.... andai là.... al Ministero della Marina....
GROTTI
Lo vedi, se non andasti a cercarlo?
ERSILIA
(_con contenuto furore di disperazione; minacciosa_)
Tu devi ringraziarmi!
GROTTI
Di che? D'essere andata a cercarlo?
ERSILIA
No! — che mi sentii cadere ogni tentazione di vendetta, appena mi dissero là del suo prossimo matrimonio, e che non era più in marina. Tu credi di cogliermi in fallo, con un'intenzione d'inganno, salendo le scale di quel Ministero? Tu non sai con quale animo io salivo quelle scale, arrivata qua, sperduta, scacciata da tua moglie in quel modo, dopo la sorpresa, in quel terribile momento, tra le grida della gente che avevano raccolto la bambina precipitata dalla terrazza. — Ero disperata. Come una mendica, ero, che non veda più altro scampo che nella morte, o nella pazzia. E come una pazza andavo a lui per dirgli tutto, tutto!
GROTTI
Di noi due?
ERSILIA
No! Di te! di te che, dopo la sua partenza, ti approfittasti —
GROTTI
— io solo?
ERSILIA
— sì; di com'ero rimasta! — Bada che posso dir tutto, io, adesso — quello che nessuno ha mai osato dire — tocco l'ultimo, l'ultimo fondo, io — la verità dei pazzi, grido — le cose brute di chi non pensa di rialzarsi più — di coprire la sua più intima vergogna! — Tu m'afferrasti ancora calda del fuoco che m'aveva acceso lui nelle carni, quando, una volta toccata, non potevo più stare! E nega che ti morsi! Nega che ti sgraffiai il collo, le braccia, le mani!
GROTTI
Oh vigliacca! Tu m'aizzavi!
ERSILIA
Non è vero! Non è vero! mai! — Fosti tu!
GROTTI
Prima, sì! Ma dopo?
ERSILIA
Mai! Mai!
GROTTI
M'afferravi il braccio di nascosto!
ERSILIA
Non è vero!
GROTTI
Non è vero? Bugiarda! M'hai perfino punto con l'ago, una volta, alla spalla!
ERSILIA
Perchè lei non mi lasciava tranquilla!
GROTTI
Oh guarda! _Lei_ dice adesso!
ERSILIA
Io ero la serva!
GROTTI
E dovevi ubbidire?
ERSILIA
La carne, la carne ubbidiva! il cuore no, mai! Io sentivo odio!
GROTTI
Piacere, piacere, sentivi!
ERSILIA
No, odio! Odio, quanto più mi davi piacere, sì! Dopo, t'avrei sbranato, come la mia stessa onta! Non consentii mai col cuore che mi sanguinava, dopo, di prenderne lo stesso piacere, tradendolo, tradendolo, il mio cuore, come una ladra svergognata! Mi guardavo le braccia nude, e me le mordevo! Cedevo, cedevo sempre; ma sentivo dentro di me che il mio cuore, no, non si concedeva! — Ah, infame! Mi levasti col vizio l'unica gioja della mia vita — che quasi non mi pareva vera — la felicità di sentirmi promessa —
GROTTI
— mentre qua lui stava per sposare.
ERSILIA
Lo vedi, dunque? Canaglia tutti! E mi vieni a dire in faccia che sono io? Io, perchè non ho mai avuto la forza di essere qualche cosa.... Dio mio, neanche una cosa.... che so, di creta, impastata con le mani, che se ti casca, si spezza, e per terra i rottami almeno ti dicono che era una cosa, che ora non è più! — La mia vita.... un giorno dopo l'altro.... e nessuno che abbia potuto mai essere mio.... Io tutte le cose, come m'hanno voluta, alla ventura.... senza potermi mai raccapezzare.... strappata di qua e di là.... dilaniata.... e mai niente che mi facesse dire: Ci sono anch'io! — (_Cangiando tono improvvisamente e rivoltandoglisi come una bestia fustigata_) Ma tu che vuoi ora? Perchè mi ricomparisci davanti?
GROTTI
Perchè hai parlato! Ecco perchè! Per quello che hai detto! per quello che hai fatto! Hai voluto morire —
ERSILIA
Mi dovevo star zitta, lo so! Una pietra sopra, e addio!
GROTTI
Una pietra. — L'hai buttata invece con fracasso, come su un rigagnolo, la pietra; e l'acqua e il fango, schizzando, ha imbrattato tutti; ce l'abbiamo tutti addosso —
ERSILIA
— e il fango non scorre più!
GROTTI
Ti s'è fatto come un pantano attorno!
ERSILIA
E volete che vi affoghi io sola, per rimettervi a scorrere, voi, nella vita di tutti i giorni: lui, dopo scoperta la mia vergogna con te, ritornando alla sua fidanzata; e tu agli affari del tuo consolato?
GROTTI
Ma a tutta la mia vita, che tu, maledetta, hai impigliata per un momento, confondendomi! Ma che credi? Che io sia tutto in quella stupidaggine d'ozio, d'un po' di vizio, che ho speso con te? Che mi doveva costar tanto! L'infelicità di tutta la mia vita: la morte della mia bambina!
ERSILIA
Fosti tu! Fosti tu! Io ho sempre davanti, sempre, quella seggiola, che non mi desti tempo di riportarmi giù dalla terrazza, dov'ero salita con la bambina.
GROTTI
E perchè c'eri salita? Il tuo posto era lì accanto alla stanza dove mia moglie dormiva, malata; per essere pronta ad accorrere, se lei t'avesse chiamata. Che te n'andasti a fare sulla terrazza?
ERSILIA
Io lavoravo, e la bambina giocava!
GROTTI
No! Ci andasti apposta, perchè io venissi a cercarti!
ERSILIA
Oh vile! Tu saresti venuto a cercarmi anche nella stanza lì accanto a tua moglie.
GROTTI
No, no.
ERSILIA
Negalo! Come se non lo avessi fatto altre volte! E allora, tanto, non sentendomi riparata neanche lì....
GROTTI
Perchè volevi anche tu! Perchè volevi anche tu!
ERSILIA
No! Perchè avrei finito, dietro le tue tentazioni infami e le tue insistenze, per volerlo anch'io — ecco, così devi dire! — Esasperata, per non farlo sentire, di là, a tua moglie.... — Ah, sono certa, ora, sono certa che una voce mi parlava dentro, mi diceva di quella seggiola, di non lasciarla lì, perchè la bambina che giocava con le sue cosine sul terrazzo, avrebbe potuto montarci e precipitare dalla ringhiera! — Non le potei dare ascolto, a quella voce, perchè tu — ti ricordi? — come un bruto, dalla porticina del terrazzo insistevi, insistevi! E ora me la sogno, me la sogno sempre — la vedo — là — quella seggiola — nel sogno ne ho l'incubo — non faccio mai a tempo a levarla.... (_Scoppia in pianto. Pausa_).
GROTTI
(_assorto, come per un bisogno di veder la sua vita fuori di quell'orrore, mentre Ersilia séguita a piangere, convulsa, sommessamente_)
Io lavoravo.... io ero.... ero come.... come lontano da me, sempre.... tutto per gli altri.... non pensavo che a lavorare; per colmare il vuoto che sentivo nella mia vita, della casa come la sognavo e che non avevo potuto avere, per la donna in cui m'ero incontrato, triste, infermiccia, sgarbata. Venisti tu.... Come ti trattai, dapprima, come ti trattai?
ERSILIA
(_teneramente, tra il pianto_)
Bene.
GROTTI
Perchè avevo bisogno, quanto più mi sentivo angosciato da tutta la tristezza della mia vita, di far bene agli altri, di prendermi io tutto il peso, perchè gli altri vi respirassero leggeri, nella vita. Per questo bisogno di renderla bella agli altri, almeno, perchè io potessi goderne: io che non potevo. E come ti dipinsi agli occhi di lui, là, quando venne in crociera? che cosa non gli dissi di te, per farti bene, perchè egli si innamorasse! Fui anche più affettuoso che mai, allora, verso mia moglie, perchè anche lei fosse contenta, e disposta a favorire il vostro innamoramento, la buona riuscita di quel mio disegno per la tua fortuna, fatto solo per il piacere che mi sarebbe venuto dall'avertela procurata io, quella fortuna. — E quando vi vidi tutt'e due innamorati.... No, no — non fu perchè compresi che v'eravate abbandonati troppo, che tu t'eri data a lui.... — (questo indignò mia moglie, non me: le fece perdere ogni stima di te). —
ERSILIA
Ma non m'ero mai data ad altri, io, prima! Fu una vertigine, una vertigine, là.... La sera prima ch'egli ripartisse!
GROTTI
Lo so! Compatii.... Non pensai neppure di fartene una colpa. E non me ne sarei mai approfittato, se tu —
ERSILIA
— io?
GROTTI
(_subito_)
— non che l'abbia voluto! Ma.... non so.... come mi guardasti una volta, quando ci levammo di tavola.... Perchè tu non credevi! Sentii che tu non credevi che io avessi potuto essere così buono unicamente per fare la tua felicità. Ecco, ecco.... E per non credere questo, guastasti tutto! Perchè avevo più che mai bisogno, io, che tu credessi, per mantenermi, per vincere ogni tentazione —
ERSILIA
— ma non mia! non mia! —
GROTTI
— no, mia stessa! Ma se tu avessi creduto al mio disinteresse, alla mia bontà, che era pur vera, il bruto non si sarebbe destato in me, all'improvviso, con tutta la sua fame disperata. E anche ora che ti rivedo, dopo che hai seminato la morte, la discordia insanabile tra me e quella donna.... (_le si fa addosso, con odio, minaccioso_) No, sai?
ERSILIA
(_arretrando, spaventata_)
Che vuoi?
GROTTI
Voglio che tu pianga, che tu pianga con me, con me, il male che abbiamo fatto!
ERSILIA
Più di quanto l'ho pianto?
GROTTI
Non voglio essere solo a sentire lo strazio della morte della mia bambina, e che tu debba rimetterti con lui, come se questa cosa orribile non fosse stata!
ERSILIA
No, no! Questo non sarà mai! Ne puoi esser sicuro: mai! Io resterò qua, con chi m'ha accolto —
GROTTI
Non ti sarà possibile! Perchè egli è già d'accordo con quello, non hai veduto? Sono andati via insieme. — Si sarà a quest'ora seccato di te, e non gli parrà vero di credere che sarebbe una follia, se tu non accettassi ora il pentimento di lui e la riparazione ch'egli ti offre!
ERSILIA
Ma se gli ho detto che non la voglio!
GROTTI
Sì; come una tua ostinazione irragionevole, che nè l'uno nè l'altro possono accettare! La vera ragione per cui non vuoi, non gliel'hai detta!
ERSILIA
Ebbene, se occorre, gliela dirò!
GROTTI
E allora gli parrà così laido quello che hai fatto, la menzogna che hai detto, lo scompiglio che hai portato con essa, un matrimonio troncato alla vigilia, lo scandalo, la pietà carpita, la commiserazione di tutti —
ERSILIA
(_accasciata, quasi venendo meno_)
È vero.... è vero.... ma io.... io non volevo questo.... L'ho detto anche a lui che ho parlato, che ho mentito, perchè credevo che tutto fosse finito. — Non sono cose che si possano dire! Troppo brutte! Sì, laide. — Ce le siamo potute dire noi — così, ora — perchè vergogna comune. — Come puoi volere tu e perchè vuoi che si scopra?
GROTTI
Io mi son sentito rivoltare dalla tua menzogna, e come ho saputo da quel padre ciò che essa aveva cagionato, l'indignazione di quella fidanzata, il rimorso di lui, il proposito di riparare, non so come abbia fatto a contenermi davanti a quel vecchio; son corso al giornale a smentire, per quel che mi riguardava! E non sai il furore che s'accese nell'anima di mia moglie, leggendo quel giornale; voleva correre lì in casa della fidanzata di lui per svelare tutto, perchè eri stata scacciata di casa, come eravamo stati sorpresi da lei! Le ho dovuto promettere, assicurare, che quel tuo inganno sarebbe stato comunque sventato, e che almeno a quella famiglia sarebbe stata ridata la pace. — Capisci?
ERSILIA
(_c. s._)
Capisco.... capisco.... (_Pausa. Sta a guardare un po' innanzi a sè, fosca, e dice:_) Sta bene. (_Si alza: altra pausa; e aggiunge:_) Vattene. — Sarà fatto.
GROTTI
(_la guarda, smarrito_)
Che vuoi fare?
ERSILIA
Mi dici che bisogna farlo. — Lo farò.
GROTTI
(_dopo una pausa, seguitando a mirarla_)
Sei più disperata di me.... Come ti sei ridotta.... come ti sei ridotta.... (_Va a lei, fa per abbracciarla_) Ersilia.... Ersilia....
ERSILIA
(_di scatto, fierissima, scostandolo_)
Ah no, perdio, lasciami!
GROTTI
(_tornando a lei, abbracciandola, frenetico_)
No, no.... senti, senti....
ERSILIA
(_dibattendosi_)
Lasciami, ti dico!
GROTTI
(_seguitando c. s._)
Stringiamo insieme la nostra disperazione!
ERSILIA
(_con un grido, per farsi lasciare_)
La bambina! la bambina!
GROTTI
(_subito, staccandosi, riparandosi con le mani la testa, come fulminato_)
Assassina! (_Pausa. Trema tutto, convulso_) Ma io perdo la testa.... (_Le si riaccosta_) Ho bisogno di te, di te.... Siamo due infelici....
ERSILIA
(_correndo verso una delle finestre_)
Vattene.... Vattene.... Grido....
GROTTI
(_seguendola_)
No.... No.... Senti....
ERSILIA
(_aprendo la finestra_)
Apro e grido! — Ecco! (_I rumori della strada invadono allegri la scena. E allora ella accompagnando col gesto la parola, gli impone_) Vattene!
TELA
ATTO TERZO
La stessa scena, lo stesso giorno, verso sera.
La signora ONORIA è a una delle finestre, da cui entrano i soliti rumori della via, che a mano a mano si vanno attutendo col declinare del giorno. Affacciata a una delle finestre delle case dirimpetto, si suppone ci sia qualche vicina, con cui la signora Onoria conversa; mentre EMMA finisce di spolverare e rassettare lo studio.
ONORIA
Eh sì, poi le dirò.... (_pausa_) Fino a mezzogiorno, ma sa com'è? non è mai il sonno della notte.... (_pausa_) Come dice? Non sento.... (_pausa_) Ah, sì, ora è uscita, col signor Nota.... Sì, per la valigia. A lui non han voluto darla.
EMMA
E vedrà che non la daranno neanche a lei.
ONORIA
(_seguitando a parlar fuori_)
Eh, non s'è potuto prima.
EMMA
Non sarà mica ogni giorno così, si spera!
ONORIA
(_voltandosi a Emma_)
Che brontoli? Non mi fai capire!
EMMA
Ma dico, di rifar le camere a quest'ora. È sera!
ONORIA
(_tornando a parlar fuori_)
Il signor Nota sarà uno.... Che vuole? (_si mette a ridere_) Pare che voglia tenersela con sè.... (_pausa_) Ma no, non vuole più saperne di quello.... L'avrà abbracciata lui.... (_pausa, poi precipitosamente_) No, no! Non è possibile! Avrà travisto: non è possibile! (_Pausa; poi s'inchina e saluta con la mano_) Sì, a rivederla, a rivederla! (_Chiude la finestra_) Ma che! Dice che ha visto qua tre uomini, e che l'hanno abbracciata tutti e tre.
EMMA
Anche quel console?
ONORIA
Ma che! Ha travisto! Non è possibile.
EMMA
Li ho sentiti tanto gridare tutti e due, quando sono rimasti soli!
ONORIA
E non hai.... non sei riuscita a capire?
EMMA
Oh! non sono stata mica a origliare. — Passando per la saletta, ho sentito che gridavano, e basta. Ma più lei che lui.
ONORIA
Sarei curiosa di sapere che altro pretende da questa poverina, e che cosa è venuto a fare qua; dopo che è andato a protestare contro di lei al giornale, minacciando una querela.
EMMA
Non vorrà che rifaccia pace col fidanzato.
ONORIA
E con qual diritto lo può pretendere lui? È lei purtroppo, a non volerlo; e per me fa male!
EMMA
Preferire di restare qua con un vecchio mezzo matto —
ONORIA
— che s'è seccato! che s'è seccato! — E credo che già gliel'abbia fatto capire.
EMMA
E forse sarà meglio per lei, che così, vedendo che lui non ne vuol più sapere, si persuaderà ad andare con l'altro.
ONORIA
Forse, sai cos'è? non se ne fida più! Benchè ora veramente a me pare proprio pentito.
EMMA
Anche a me.
ONORIA
Ma si fa scrupolo di quell'altra, che egli abbandonerebbe ora per lei.
EMMA
Ah, io per me non me lo farei, questo scrupolo! È stata per morirne!
ONORIA
Eh, ma lei sa bene che cos'è vedersi abbandonata! Era detto così bene nel giornale! — Le sarà nato l'odio, adesso. E deve aver capito che qua, il signor Nota.... (_fa una smusata_). L'ho vista quand'è uscita con lui. M'è parso che avesse negli occhi, non so, come.... come un velo: guardava e non vedeva; non poteva più parlare, nè alzare una mano. Le ho domandato come si sentisse, m'ha fatto un certo sorriso che m'ha gelato; e la mano fredda fredda.... (_Si ferma a un tratto e sta in orecchi; poi, con altra voce_) Oh senti! mi pare che gridi il mercantino: sì, vai, vai per quella cordellina — due metri e mezzo, come t'ho detto. Lo chiamo di qua. (_Emma, via di corsa per la comune_).
La signora ONORIA corre a una delle finestre; la apre; si sporge a guardar giù nella via e fa un cenno al mercantino di fermarsi; poi resta affacciata. Nel mentre, dalla comune, entra FRANCO LASPIGA, fosco, stravolto.
FRANCO
(_tra i rumori che salgono dalla via, domanda dalla soglia della comune, due volte_)
Permesso? Permesso?
ONORIA
(_voltandosi e richiudendo la finestra_)
Oh, lei, signor Laspiga? S'accomodi, s'accomodi. Il signor Nota starà poco a tornare con la signorina. (_Piano, insinuante_) Insista, insista, che la spunterà!
FRANCO
(_la guarda, prima, come uno che non abbia inteso; poi, con rabbia contenuta, ironico_)
Sì, sì! Vedrà! Ora vedrà come insisterò!
ONORIA
(_confidenzialmente_)
L'ha messo a posto a dovere, sa? deve averlo messo a posto a dovere, quel signor console; glielo dico io.
FRANCO
(_tra i denti_)
Miserabile.... farabutto....
ONORIA
Ha ragione, ha ragione! Povera signorina!
FRANCO
(_di scatto, irrefrenabilmente_)
Ma che signorina! Non dica signorina! Sa cos'è quella? una sgualdrina è, una sgualdrina!
ONORIA
(_quasi traballando_)
Oh Dio, no! Che mi dice?
Entra a questo punto dalla comune col cappello in capo LUDOVICO NOTA.
LUDOVICO
(_vedendo Franco_)
Ah, lei già qui? (_A Onoria, alludendo a Ersilia_) Non è ancora ritornata?
ONORIA
(_si volta a guardarlo sbalordita; poi, senza rispondergli, si rivolge a Franco_)
Ma possibile?
LUDOVICO