Vestire gli ignudi: Commedia in tre atti
Part 3
— credetti, credetti di non dover più farmene scrupolo; e che lo potessi, nonostante le lettere che ricevevo da lei e che distruggevo come cose non serie. È incredibile, incredibile come abbia potuto mentire, mentire a me stesso; fare quello che ho fatto — mentre per lei la mia promessa valeva, era tutto vero, vero, e non quasi un sogno, come già per me! Tanto vero che, arrivata qua, il mio tradimento — adesso lo capisco — è stato, è stato per lei come per me, che l'ho toccata fra tutte quelle grida d'un colpo la durezza della realtà che riviene d'un tratto avanti, e schianta, annienta!
Rientra Ludovico, serio, turbato, risoluto.
LUDOVICO
Niente. No. Per il momento non è possibile.
FRANCO
Come non è possibile? Ma che dice? che dice?
LUDOVICO
Mi ha promesso che la vedrà domani.
FRANCO
Oh Dio, ma io questa notte impazzisco! No!
LUDOVICO
Non è possibile, le dico! In questo momento non è possibile!
FRANCO
Non dormo da tre notti! Me le lascino dire almeno una parola, per carità!
LUDOVICO
(_fermo, quasi con durezza_)
Inutile insistere! (_Attenuando_) Sarebbe peggio per lei, creda!
FRANCO
Ma perchè?
LUDOVICO
La lasci riflettere questa notte. Io le ho parlato; le ho detto....
FRANCO
Ma perchè non vuole? Se dice per quell'altra, è tutto finito! Ma scusi, se ha voluto uccidersi per me, perchè non vuole?
LUDOVICO
(_perdendo la pazienza_)
Vorrà! Vorrà! Ma aspetti, santo Dio, che si calmi!
CANTAVALLE
E si calmi anche lei!
FRANCO
Non posso.... non posso....
LUDOVICO
(_rabbonendosi di nuovo_)
Dia ascolto a me! Io ho fiducia che domani si persuaderà! (_Alla signora Onoria_) Vada, vada lei, intanto, la prego! Non la lasci sola!
ONORIA
(_accorrendo_)
Sì, sì, eccomi, eccomi.... Ma accendano, non ci si vede più! (_Via per l'uscio in fondo. Ludovico gira la chiavetta della luce_).
LUDOVICO
Noi intanto andiamo via.
FRANCO
Ma non debbo neanche vederla?
LUDOVICO
Domattina la vedrà, le parlerà. Ci sarò anch'io. Adesso andiamo! (_Gli fa cenno d'avviarsi per uscire_).
CANTAVALLE
Vedrà che per forza riconoscerà che è la soluzione migliore.
LUDOVICO
(_avviandosi anche lui_)
Per adesso bisogna lasciarla tranquilla: soffre, si dibatte.... Venga, venga.
FRANCO
(_davanti alla comune_)
Ma io credevo che, anzi, con la mia venuta....
LUDOVICO
(_a Cantavalle spingendolo a uscire_)
Avanti, avanti.
CANTAVALLE
Grazie, Maestro. (_Esce_).
LUDOVICO
(_a Franco c. s._)
Passi. — La sua venuta, anzi....
Via, con Franco, richiudendo dall'esterno la comune. La scena rimane per un momento vuota. Si sentono i rumori della via. Poi l'uscio in fondo s'apre, ed entra agitatissima nell'atto di riagganciarsi ancora il busto ERSILIA, seguita dalla signora ONORIA. La scena seguente va recitata con estrema concitazione.
ERSILIA
No, no, voglio andarmene, voglio andarmene!
ONORIA
Ma dove, dove vuole andarsene?
ERSILIA
Non lo so! Andarmene!
ONORIA
È una pazzia!
ERSILIA
Sparire, sparire! Giù per la strada! Non lo so! (_Prende il cappellino per rimetterselo_).
ONORIA
(_trattenendola_)
No, no; io non glielo lascerò fare!
ERSILIA
Mi lasci, mi lasci! Non voglio più restare qua!
ONORIA
Ma perchè?
ERSILIA
Perchè non voglio più sentire, non voglio più vedere nessuno!
ONORIA
E vuol dire che domani lei non lo vedrà!
ERSILIA
No, no, nessuno! Mi lasci andare, per carità.
ONORIA
Nessuno! nessuno! Lo dirò io al signor Nota! Non dubiti!
ERSILIA
Che colpa ho io se mi hanno salvata?
ONORIA
Lei, colpa? Ma che dice, colpa?
ERSILIA
M'accusano! m'accusano!
ONORIA
No! Chi l'accusa?
ERSILIA
Tutti, tutti! Non ha sentito?
ONORIA
Ma no! Se è venuto per farsi perdonare!
ERSILIA
Che perdonare! Ho parlato di lui, perchè credevo di dover morire! Ora basta, ora basta!
ONORIA
E va bene! Basta! Lei lo dirà domani al signor Nota....
ERSILIA
Volevo restare qua in pace....
ONORIA
E perchè non può restare, se vuole?
ERSILIA
Perchè vedrà che lo faranno seccare, stancare!
ONORIA
Il signor Nota?
ERSILIA
L'ha detto!
ONORIA
No, non credo! Ha un po' la testa per aria; ma è buono, vedrà che è buono in fondo, il signor Nota.
ERSILIA
Ma c'è quell'altro.... quell'altro....
ONORIA
Chi?
ERSILIA
Quell'altro, ch'io non volevo neanche nominare! Ha già minacciato una querela al giornale!
ONORIA
Il console?
ERSILIA
Lui! Non mi lascerà più in pace; — (_Di nuovo, insorgendo, disperata_) Oh Dio, oh Dio! Me ne lasci andare! Me ne lasci andare!
ONORIA
Ma no! Si calmi, Dio mio! Ci penserà il signor Nota a tenerlo a posto, quest'altro! Che vuole che le faccia, infine, dopo il modo con cui l'ha trattata? Si calmi, via; si calmi.... (_Ersilia s'abbatte, sfinita, su una seggiola_) Vede che non si regge neanche in piedi?
ERSILIA
(_disperatamente_)
È vero, è vero.... Oh Dio, come devo fare?
ONORIA
Ritorni a letto, sia buona! Le porterò qualche ristoro. Poi riposerà tranquilla....
ERSILIA
(_piano, timida, voltandosi a lei per una di quelle intime confidenze sottintese che si fanno tra loro le donne_)
Ma lei capisce che.... che sono così come m'ha veduta, e....
ONORIA
E?
ERSILIA
Non ho nulla.... nulla, con me.... Avevo all'albergo, dov'ero scesa, una valigina: non so che ne sia più. L'avranno sequestrata.
ONORIA
Penseremo domani a ritirarla. Non si dia pena. Manderò, o andrò io stessa.
ERSILIA
(_c. s._)
Già, ma ora.... ora sono nuda.
ONORIA
(_subito, amorevole e premurosa_)
Ma penserò io, penserò io a tutto! Lei vada a letto, che ci sono qua io! Vada, vada, che io torno subito; faccio presto.... (_Via per la comune_).
Ersilia resta un po' seduta, si guarda intorno come smarrita, poi reclina il capo da un lato, disperatamente stanca. Ma respira male; si passa una mano sulla fronte ghiaccia; ha paura di sentirsi di nuovo mancare; si alza; va ad aprire una finestra. I rumori della via, col sopravvenire della sera, si sono prima diradati, poi son quasi cessati del tutto. Una frotta di giovinastri passa, schiamazzando; uno canta sguajatamente una canzonetta sentimentale; ma il canto a un tratto si spezza tra sghignazzate e urla. Ersilia che è tornata a sedere presso la tavola, aspetta che la frotta di quei giovinastri s'allontani e che i rumori sguajati giù cessino; e dice con gli occhi sbarrati, quasi senza voce:
ERSILIA
La strada....
TELA
ATTO SECONDO
La stessa scena del primo Atto, la mattina seguente.
Entrano dalla comune, seguiti da EMMA, FRANCO LASPIGA e LUDOVICO NOTA. Ludovico ha il cappello in capo. Franco posa il suo sulla prima seggiola accanto alla comune. Poco dopo anche Ludovico poserà il suo.
LUDOVICO
(_a Emma_)
La signora Onoria?
EMMA
È di là, (_indica l'uscio in fondo_) con la signorina.
LUDOVICO
Sapete com'è stata la signorina stanotte?
EMMA
Ah, male! Ha sofferto tanto! Credo che non abbia dormito mai. E neanche la signora.
FRANCO
Se avessi potuto parlarle jeri sera!
LUDOVICO
(_a Emma_)
Entrate piano piano, e dite alla signora Onoria che ci sono qua io.
EMMA
Sissignore. (_S'avvia per l'uscio in fondo_).
LUDOVICO
È arrivata posta?
EMMA
(_voltandosi_)
Sissignore. Lì sulla scrivania. (_Apre senza far rumore l'uscio in fondo; esce_).
LUDOVICO
(_andando a prendere la posta sulla scrivania, a Franco_)
S'accomodi, intanto, s'accomodi.
FRANCO
No, grazie. Non posso star seduto.
LUDOVICO
(_sbuffando_)
Oh Dio, apro un po'! (_Apre una delle finestre, e si mette a sfogliar la posta, che è solo di giornali. I rumori della via si fanno più distinti, misti a quelli del mercato della mattina. A un certo punto, urtato, richiude e s'avvicina a Franco con un giornale e un dito per segno su una notizia della cronaca_) Guardi qua; legga, legga qua. (_Gli dà il giornale_).
FRANCO
(_dopo aver letto_)
Una smentita?
LUDOVICO
Già. Dice che la pubblicheranno domani.
Entra per l'uscio in fondo la signora ONORIA, seguita da EMMA che se ne va dalla comune.
FRANCO
(_vedendola entrare, ansioso_)
Ah, ecco, ecco....
ONORIA
(_agitando in aria le mani_)
Che nottata! Che nottata!
FRANCO
E che fa? Non viene?
ONORIA
Se potrà. Sa che c'è anche lei; l'ha supposto; ma non la turbi, per carità! S'era un po' assopita in mattinata.
LUDOVICO
E con questo fracasso della via....
ONORIA
No. È entrata la donna a dir che c'era lei con un altro signore, e s'è svegliata. Ho temuto tanto che s'opponesse come jer sera.
FRANCO
(_come a scongiurare_)
No! No!
ONORIA
No, difatti; ha detto che le vuol parlare.
FRANCO
Ah! bene! Si sarà persuasa!
LUDOVICO
Ma sì! E se non è ancora persuasa, vedrà che la persuaderemo noi.
ONORIA
Ho i miei dubbi su questo. Jeri sera, come se ne sono andati via loro, se ne voleva scappare.
LUDOVICO
Scappare?
FRANCO
E dove? Perchè scappare?
ONORIA
Chi lo sa? Via! — Ho dovuto tanto lottare per trattenerla! Ma io non so, non so come l'abbiano fatta uscire dall'ospedale: non è ancora guarita!
LUDOVICO
(_un po' seccato, con freddezza_)
Ma veramente, quando è stata con me....
ONORIA
No, che! Ha sofferto pene d'inferno a sorreggersi, a non far parere che soffriva. Teme tanto che lei si stanchi!
LUDOVICO
Io? Ma no.... Ora piuttosto (_e accenna a Franco_).
FRANCO
Sì, sì, la guarirò io! la curerò, la curerò io!
ONORIA
Io vado di là un momento a riposarmi: non ne posso più: casco dal sonno! Oh ma se ci fosse bisogno di me....
LUDOVICO
Sì, vada vada.
ONORIA
Mi facciano chiamare! (_S'avvia per la comune, ma torna indietro, rivolgendosi a Ludovico_) Oh, guardi che la poverina non ha più nulla con sè. Le hanno sequestrato la valigia; all'albergo, non so, o in questura. Bisognerebbe incaricarsi di ritirarla!
LUDOVICO
Sì, sì, ci penseremo.
ONORIA
Ma presto, oggi stesso! È.... (_sta per dire: nuda, si trattiene; esclama_) Dio mio, e si deve pur comparire! Ci pensa lei?
FRANCO
Ci penserò io, ci penserò io!
ONORIA
Credo che sarebbe meglio ci pensasse lei, signor Nota.
LUDOVICO
(_di nuovo seccato_)
E va bene! (_Riprendendosi, con altro tono_) Aspettiamo adesso che lei dica.... (_allude a Ersilia_).
ONORIA
Per carità, sia buono!
LUDOVICO
(_con stizza_)
Ah, mi piace! È lei, ora, a raccomandarmela; lei che jeri....
ONORIA
Ma jeri io non sapevo! Mi pare, Dio mio, come quando per istrada si vede tra una frotta di canacci capitare sperduta una bestiolina, che tutti — non si sa perchè — più è mansa, e più le saltano addosso e la addentano, la strappano. È così smarrita, avvilita, poverina!
LUDOVICO
(_c. s._)
Ma anche a me, capirà, pare adesso un'altra cosa.
ONORIA
Chi? Lei? (_allude, con pena, a Ersilia_).
LUDOVICO
Ma tutta questa storia, che m'ero immaginata finita, e così diversa! Non si può dar di peggio. Prima, il giornalista con la sua cronaca; ora qua il signore (_indica Franco_); e poi quel signor console, ancora tra i piedi, che protesta.... (_A Franco_) Ha visto nel giornale?
FRANCO
Ma il console Grotti è dunque qua?
LUDOVICO
(_con vivacità per dare ragione della sua stizza_)
Qua, qua anche lui, qua tutti! E pare che il padre della sua fidanzata sia anche andato a trovarlo.
FRANCO
(_stupito, turbandosi_)
Il padre della mia fidanzata? E perchè?
LUDOVICO
Ma, non so, per avere informazioni!
FRANCO
(_indignato_)
E che cosa pretendono ancora? Dopo avermi chiuso la porta in faccia! Ah dunque, anche il console Grotti s'è messo contro di lei? (_indica l'uscio in fondo, alludendo a Ersilia_).
ONORIA
Eh, tutti contro di lei!
LUDOVICO
Pare. Anzi, è certo. Capirà, io vivo qua assorto in quello che scrivo.
FRANCO
(_quasi tra sè, con rabbia_)
Vorrei sapere per qual ragione, il console Grotti....
LUDOVICO
Ma lo saprà lui! Per conto mio, le dico, m'ero interessato a un caso di vita: cose, persone; naturalmente come me l'ero immaginate. Ora, tutto questo strascico, tutto questo arruffìo, sì, dico.... — ecco, m'ha guastato, m'ha guastato tutto. — Ma per fortuna, c'è qua ora lei.
FRANCO
Sì, sì! Ci sono io, ci sono io!
ONORIA
Basta. Io allora vado. (_Congiungendo le mani, per raccomandarsi_) Vedano un po'! (_Via per la comune_).
FRANCO
(_risoluto, con foga_)
Penso di riportarmela lontano. Ho modo, ho modo, con le mie aderenze. Ah, lontano, lontano!
LUDOVICO
Ma non si esalti troppo! Vede che cosa capita?
FRANCO
Già! Ma, e lei? (_Allude a Ersilia_).
LUDOVICO
Eh, mi pare che ne sia la prova più disgraziata. La vittima.
FRANCO
Sì, ma perchè? Perchè io, appunto per «non esaltarmi troppo», come lei dice, l'ho tradita, tradendo prima di tutti me stesso! Ho lasciato il mare, il mare, per affogare così, qua, nel pantano della vita ordinaria.
LUDOVICO
Eh, purtroppo, a un certo punto....
FRANCO
(_con crescente foga_)
No! No! quando ci lasciamo persuadere che non è possibile vivere come s'è sognato, e che è difficile, inattuabile quello che nel sogno ci pareva facile. Facile, tanto che si toccava!
LUDOVICO
Già! Ma perchè in certi momenti, caro signore, l'anima si libera di tutte le miserie comuni.
FRANCO
Ecco, sissignore!
LUDOVICO
Balza su dai piccoli ostacoli dell'esistenza quotidiana; non ne avverte più i minuti bisogni e si scrolla d'addosso cure meschine e mediocri doveri.
FRANCO
Benissimo! E così sciolta, così libera, respira, palpita in un'aria fervida, infiammata, ove anche le cose più difficili, le dicevo, diventano facilissime.
LUDOVICO
E tutto è fluido e agevole, come in un'ebbrezza divina. Sì. Ma sono momenti, caro signore!
FRANCO
(_subito con forza_)
Perchè l'animo nostro cede, non sa resistere: ecco perchè!
LUDOVICO
(_sorridendo_)
No no. Perchè lei non sa che bei tiri le giuoca e che scherzi le combina, che graziose sorprese intanto le prepara la sua anima, respirando, palpitando nell'aereo fervore di quei momenti, sciolta d'ogni freno, destituita d'ogni riflessione, accesa, abbagliata in quella fiamma di sogno. Lei non se n'accorge: ma un bel giorno — un brutto giorno — si sente tirato giù.
FRANCO
Ecco! Sì! Ma non bisogna cedere! Appunto! Non bisogna lasciarsi tirar giù! E perciò le dico che voglio ritornarmene là, lontano; riportarmela dove lei seguitò a vivere, aspettandomi, lieta, fidente, in quella luminosa felicità di sogno, che a me, per un oscuramento di tutto — dello spirito, della coscienza — è parsa come una follia, di cui fossi rinsavito, compiacendomene, come se avessi dato a me stesso una prova di.... di saggia disinvoltura, ecco! Ma ora sento, sento che mi si è rifatto quell'animo: mi sono ritrovato! E lo debbo a lei!
LUDOVICO
Non si esalti! Vedrà com'è caduta.
FRANCO
La rialzerò! La rialzerò! (_S'apre l'uscio in fondo: appare Ersilia_) Ah, eccola! (_Appena la vede, smorendo, quasi tra sè_) Dio mio....
ERSILIA entra, infatti, coi capelli cascanti, disfatta, pallidissima, e va, disperatamente risoluta, verso LUDOVICO.
ERSILIA
Ci rinunzio, ci rinunzio, signor Nota! Non volevo neanche questo! La sua proposta... No, no, non è possibile! Rinunzio a tutto, a tutto!
LUDOVICO
Ma che dice? Guardi chi c'è qui! (_indica Franco_).
FRANCO
Ersilia! Ersilia!
ERSILIA
Lei.... chi chiama? Vede chi sono? come sono?
FRANCO
(_avvicinandosi a lei con passione_)
Vedo che ti sei ridotta così; ma sei la mia Ersilia, la mia Ersilia! (_Fa per abbracciarla_) Ritornerai a essere la mia Ersilia!
ERSILIA
(_arretrando con orrore_)
Non mi tocchi! Non mi tocchi! Mi lasci!
FRANCO
Ma come? Mi dài del lei? Tu che devi essere mia, mia, come già fosti mia?
ERSILIA
Ah, questo è uno strazio veramente insopportabile! Come devo dire, Dio mio, come devo far capire che per me doveva essere tutto finito?
FRANCO
Ma se non è finito! Vedi che non è finito, se io sono qua di nuovo con te?
ERSILIA
Quello che lei fu per me, là — non può più essere ora!
FRANCO
Ma sì! Ma sì! Perchè sono lo stesso! Sono lo stesso!
ERSILIA
No! Anche per la ragione — glielo dico — che io, io (e Dio mio, se ne potrebbe accorgere) io non posso più essere la stessa!
FRANCO
Ma non è vero! Ti volesti uccidere per me — lo dicesti! E allora?
ERSILIA
(_fosca, con estrema risoluzione_)
E allora — non è vero!
FRANCO
Come non è vero?
ERSILIA
Non è vero. — Non per te! Se non venni neanche a cercarti.... — Ho mentito!
FRANCO
Hai mentito?
ERSILIA
Sì! Dissi una ragione.... l'ultima, che in quel momento era vera; e ora non più.
FRANCO
Non più? perchè non più?
ERSILIA
Perchè io, per mia disgrazia, ora vivo, sono viva ancora!
FRANCO
Per tua disgrazia? È una fortuna!
ERSILIA
Ah no, grazie! Bella fortuna! Mi vorreste condannare a essere quella che io volli uccidere? No, no, basta, quella! — O lasciatela stare con la ragione che disse allora, quella! e che ora non vale più, nè per me, nè per te! — Basta!
LUDOVICO
Ma perchè non vale più, scusi?
FRANCO
Se per quella ragione volesti morire....
ERSILIA
Ecco! Appunto! Morire! Finire! — Non sono morta: non vale più!
FRANCO
Come se io non potessi rimediare.... Posso!
ERSILIA
No! No!
FRANCO
Come no? E allora quella che era per te ragione di morire, dev'essere al contrario, adesso, ragione di vivere, mi pare!
LUDOVICO
È così!
FRANCO
Sono qua per questo!
ERSILIA
(_con altra voce, improvvisa, recisa, sillabando, con l'indice e il pollice delle mani congiunti per accompagnare col gesto le sillabe:_)
Stento finanche a riconoscerti.
FRANCO
(_restando_)
Tu — me?
ERSILIA
(_stravolge di scatto in aria le mani, e va a sedere, tra lo stupore dei due, che la mirano, come si mira qualcuno che, inopinatamente, ci si scopre del tutto diverso da quel che ci eravamo immaginato prima. Dopo una pausa ella dice:_)
Non mi fate impazzire. (_Altra pausa. Poi col tono di prima:_) Non stenti forse anche tu a riconoscere me?
FRANCO
(_sommesso, addolorato_)
Ma no, no.... Perchè ti pare così?
ERSILIA
Oh, tanto che, sai? se t'avessi visto prima, non avrei più proprio, proprio potuto dirlo....
FRANCO
Che cosa?
ERSILIA
Che m'uccidevo per te. Non è vero! — Ma neanche la voce.... gli occhi.... — Mi parlavi con codesta voce? Mi guardavi con codesti occhi? — Io ti vedevo.... — chi sa come ti vedevo!
FRANCO
(_gelando_)
Tu m'allontani, Ersilia.... Mi.... mi fai dubitare di me.... di te....
ERSILIA
Perchè non puoi capirla, tu, questa cosa orribile, d'una vita che ti ritorna, così.... come.... come un ricordo che invece d'esserti dentro, ti viene.... ti viene, inatteso, da fuori.... Così cangiato, che stenti a riconoscerlo. Non sai più trovargli posto in te, perchè anche tu sei cangiato, e non riesci più a risentirti vivo in esso, pur vedendo che sì, era vita tua, come tu forse eri — ma non per te! — come parlavi, come guardavi, come ti movevi nel ricordo di quell'altro, senza essere tu.
FRANCO
Ma sono io, Ersilia! io che torno a esser quello, che voglio di nuovo esser quello per te!
ERSILIA
Non puoi. Dio mio, non capisci? Perchè ora, vedendoti, sono certa che non sei stato mai quello!
FRANCO
Io?
ERSILIA
Perchè ti meravigli? Mi sono accorta che or ora anche tu, sentendomi parlare, hai avuto la stessa impressione.
FRANCO
Sì, è vero; ma perchè ora dici cose....
ERSILIA
Che sono vere! Perchè non te ne vuoi approfittare? Tutti ne possono approfittare. Io sola, no! — Per te non è colpa.
FRANCO
Ma che cosa, Dio mio, non è colpa?
ERSILIA
Quello che hai fatto a me.
FRANCO
Ma come non è colpa, se sono qua per questo?
ERSILIA
Nella vita, eh, nella vita, si fa! Si può fare!
FRANCO
Ma ne vengono rimorsi, come quello ch'io sento, che è un vero rimorso, sai? non un semplice dovere ch'io riconosca verso di te!
ERSILIA
Ma se vieni a sapere che non sono quella che credevi e che t'eri immaginata....
FRANCO
(_disperandosi nel sentirla parlare così_)
Oh, Dio mio, ma che dici?
ERSILIA
Anche lei, signor Nota — un'altra! Ma le giuro che avrei fatto di tutto, io, per esser quella che lei s'era immaginata! — Per lei sì, per lei sì, potevo: perchè si trattava di vivere nella finzione della sua arte! — Ma nossignori, la vita — ecco qua — la vita che m'ero tolta, vede? non mi vuole lasciare: m'ha preso coi denti, e non mi vuole lasciare. Eccoli qua tutti, ancora, addosso a me! — Dove me ne debbo andare?
LUDOVICO
(_piano a Franco_)
Gliel'ho detto. L'animo della signorina bisogna che a poco a poco si ricomponga, e....
ERSILIA
Mi vuole tormentare anche lei, adesso?
LUDOVICO
Io no — al contrario!
ERSILIA
Ma se lei lo sa, che non è più possibile!
LUDOVICO
Perchè no, scusi?
ERSILIA
Ah, per lei che lo aveva intuito così bene, può non esser nulla; è stato anzi un piacere! Ma pensi che quello che lei suppose d'una immagine della sua mente, io lo soffersi nelle mie carni vive, che subirono l'onta, il ribrezzo!
LUDOVICO
Ah, per questo?
ERSILIA
Glielo dica, glielo dica quello che ho fatto, perchè se ne vada!
LUDOVICO
Ma nient'affatto! Perchè nessuno le può far colpa di questo!
ERSILIA
E allora glielo dico io! — Sappia che mi sono offerta per la strada al primo che passava!
LUDOVICO
(_subito, con impeto, a Franco che si copre il volto con le mani_)
Per disperazione! Alla vigilia del suicidio! Ha capito?
FRANCO
Sì, sì! Oh, Ersilia....
LUDOVICO
La mattina dopo s'avvelenava in un pubblico giardino, perchè non aveva nella borsetta neanche tanto da pagare il conto dell'albergo! Ha capito?
FRANCO
Ma sì! E questo fa crescere il mio rimorso, l'obbligo per me di ricompensarti di tutto il male che t'ho fatto!
ERSILIA
(_con un grido, esasperata_)
Ma no, tu!
FRANCO
Io! Io! E chi altri?
ERSILIA
(_con estrema esasperazione_)
Mi volete proprio far dire tutto — tutto? Anche quello che nessuno confida neanche a sè stesso? (_Si ferma un momento per contenersi; e poi dice ferma, recisa, guardando innanzi a sè con occhi da pazza_) Misurai freddamente lo schifo provato, per vedere se avrei potuto resistervi! Mi passai la cipria sul viso, prima d'uscire dall'albergo, col veleno nella borsetta, dentro un tubetto di vetro. Ne avevo tre di quei tubetti, nella valigia. Istitutrice. Mi servivano, a un bisogno, per disinfettare. Incipriandomi, mi guardai — proprio come lei ha supposto — nello specchietto a bilico dell'albergo sul canterano. Non _prima_ soltanto, ma anche _dopo_ quella prima prova, uscendo per uccidermi. Sì! Ma sul sedile di quel giardino, fino a un momento prima, io non lo sapevo, non volevo saperlo, che l'avrei fatto. Avrei potuto, invece, come niente, ritentare la prova; se il caso lo avesse voluto; se fosse passato qualcuno a cui fossi piaciuta o che mi fosse piaciuto. Io non lo so, se mi sarei più uccisa. — La cipria me l'ero data, e anche un po' di rosso alle labbra; e m'ero messo apposta quest'abitino celeste. — (_Balza in piedi_) Ma se ora sono qua, del resto, scusate, che vuol dire? Vuol dire che l'ho vinto quello schifo, dopo averlo paragonato con la morte. Non sarei qua con uno che m'ha scritto, senza conoscermi, offrendomi ricetto.
FRANCO
(_con improvvisa risoluzione_)
Senti! Io lo so, lo so perchè parli così, perchè provi codesta voluttà di dilaniarti!
ERSILIA
(_subito violenta_)
Io? Voialtri!
FRANCO
Ah! Vedi? Lo sai dire! La senti come una crudeltà degli altri? E perchè vuoi che uno almeno di questi altri, a cui s'è ridestata la coscienza, non ripari a codesta crudeltà?
ERSILIA
Come? Infliggendomela ancora?
FRANCO
Ma no....
ERSILIA
(_martellando le frasi_)
Io ti dico che finsi, ti dico che non è vero, ti dico che ho mentito, e te lo ripeto! Non sono stati gli altri! Non sei stato tu! — La vita, è stata! Questa vita che mi dura — Dio che disperazione! — senza che mi sia potuta mai, mai consistere in qualche modo! — Ma che altro debbo dirti per allontanarti? (_Si sente picchiare forte alla comune_).
LUDOVICO
Chi è? Avanti!
L'uscio s'apre: entra EMMA;
LUDOVICO
Che cosa volete?
EMMA
C'è il signor console Grotti.
ERSILIA
(_con un grido_)
Ah, eccolo! Me l'aspettavo!
LUDOVICO
Vuol parlare con me?
FRANCO
Ci sono qua anch'io!
EMMA
No. Chiede di parlare con la signorina.
ERSILIA
Sì, sì, lasciatemi, lasciatemi parlare con lui, vi prego! (_A Emma_) Fatelo entrare! (_Emma via_) È meglio, è meglio che gli parli. Quanto prima, tanto meglio!