Vestire gli ignudi: Commedia in tre atti
Part 2
— con quella strega: me l'immagino! — Ma è la perfidia, capisci? di chi non ha mai goduto, e sa che il godimento apparecchiato insidiosamente a un'altra sarà presto scontato col più amaro disinganno.... — Bellissimo!
ERSILIA
L'avessi vista.... — Materna! — Perchè lui aveva formalmente chiesto la mia mano a lei e al console, a cui ero affidata. — Uh, tutte le larghezze! — E poi, quando lui partì.... Dio, come si fa a cambiare tutt'a un tratto, da così a così? — Una vessazione che non ti dico; niente più che le andasse bene: avvilirmi minuto per minuto. E alla fine, incolpata della disgrazia —
LUDOVICO
— mentre era stata lei a mandarti fuori di casa per non so che servizio!
ERSILIA
(_subito voltandosi impressionata e contrariata_)
Chi l'ha detto?
LUDOVICO
Era scritto nel giornale.
ERSILIA
Anche questo?
LUDOVICO
L'avrai detto tu....
ERSILIA
Ma no.... io non ricordo.... non credo....
LUDOVICO
Possibile che l'abbia immaginato io, allora? O l'avrà forse inventato il giornalista per colorir meglio la crudeltà di quel licenziamento su due piedi, senza neanche volerti pagare il viaggio di ritorno. Questo è vero!
ERSILIA
Questo sì! questo sì!
LUDOVICO
Quasi avessi dovuto tu, invece, pagar loro la figlia!
ERSILIA
E me ne minacciò, difatti; sì: me ne avrebbe accusato come d'un delitto, se non avesse temuto che sarebbero venute fuori certe cose —
LUDOVICO
— sul conto di lei? — Ah, dunque vedi che è vero?
ERSILIA
(_turbata_)
No.... non voglio dire.... non voglio dire.... Mi dispiace anzi, se hanno stampato che fu lei a mandarmi fuori. — Non vorrei pensare più a nulla, adesso, di quanto avvenne là. — Penso al viaggio, a quello che soffersi. Sono sicura che se ne venne con me, su quel piroscafo, la bambina morta, per non restare là coi suoi cattivi genitori. — Ho questa impressione: che la perdetti, quando scesi dall'albergo, quella sera.
LUDOVICO
Ma appena arrivata qua, scusa, non andasti a cercar di lui?
ERSILIA
Dove? Non sapevo l'indirizzo. Gli scrivevo fermo in posta. Andai al Ministero della Marina. Mi dissero che non era più in servizio.
LUDOVICO
Ma dovevi rintracciarlo, perchè ti desse conto dell'inganno, del delitto, perdio, che aveva commesso!
ERSILIA
Non mi son saputa mai far valere.
LUDOVICO
T'aveva promesso di sposarti!
ERSILIA
M'avvilii. — Come mi dissero ch'era alla vigilia del matrimonio, l'impressione di questo tradimento, così crudo, inaspettato, fu tanta, che — m'avvilii. Non avevo più neanche due lire nella borsetta; e.... andare come una mendicante.... (_Si porta il fazzoletto agli occhi. Poi, fissando il vuoto_) Nel giardino, stringendo nella mano quelle compresse di veleno, ripensai alla bambina e mi feci coraggio col pensiero di lei, che avendola perduta la sera avanti, sarei andata a ritrovarla.
LUDOVICO
Via, via, via! Non bisogna più pensare a codeste cose, adesso! Su, animo!
ERSILIA
(_dopo una pausa, con un sorriso mestissimo_)
Sì, ma almeno — almeno fammi esser «quella»!
LUDOVICO
Quella, chi?
ERSILIA
Quella che tu immaginasti. Dio mio, se fui, almeno una volta, qualche cosa, per come tu hai detto, voglio essere io, nel tuo romanzo: io «questa», come sono! — Mi pare un tradimento, scusa, che tu ci debba vedere un'altra.
LUDOVICO
(_ridendo_)
Oh, bella! Come un'appropriazione indebita, ti pare?
ERSILIA
Ma sì, dei miei casi, della mia vita; io che non volli più viverla; io che ne soffrii fino alla disperazione, scusa, ho diritto, mi pare, di vivere almeno nel racconto che tu ne farai — che sarà bello, oh bello come quell'altro tuo romanzo che ho letto.... — aspetta.... com'è intitolato?... ah, «L'Esclusa», ecco, «L'Esclusa».
LUDOVICO
«L'Esclusa?» Eh no, carina: sbagli. «L'Esclusa» non è un romanzo mio.
ERSILIA
(_restando_)
Non è tuo?
LUDOVICO
No.
ERSILIA
Oh guarda! Mi pareva....
LUDOVICO
È d'uno scrittore, che io anzi particolarmente non posso soffrire.
ERSILIA
(_mortificata, si copre il volto con una mano_)
Oh Dio....
LUDOVICO
Ma no, ma no! Non te ne curare. Avrai confuso.
ERSILIA
(_con la mano ancora sul volto si mette a piangere_)
LUDOVICO
Ma dici sul serio? Ne piangi? Eh via! Che vuoi che me ne importi, se hai sbagliato, attribuendomi un brutto romanzo che non ho scritto?
ERSILIA
No.... è che.... tutto è così nella mia vita.... Non mi.... non mi riesce mai nulla....
Si sente picchiare alla comune.
LUDOVICO
Chi è? Avanti.
Entra la signora ONORIA tutta miele, goffamente intenerita.
ONORIA
Permesso? (_Cerca con gli occhi Ersilia_) Dov'è? (_Resta, e batte le mani pietosamente vedendola nell'atto di asciugarsi gli occhi_) Oh, piange?
LUDOVICO
(_stupito, non comprendendo quel cambiamento improvviso_)
Che cos'è?
ONORIA
Ma me lo poteva dire, santo Dio, che la signorina era quella del giornale! La signorina Drei, Ersilia Drei, è vero? Oh poverina, poverina! Sono tanto contenta, sa? che lei sia guarita, e che sia qua.
LUDOVICO
Come l'ha saputo, lei? scusi?
ONORIA
Oh, bella, e non ho letto il giornale?
LUDOVICO
No, dico, che sia lei, come l'ha saputo?
ONORIA
Ah, perchè è venuto — guardi (_gli porge un biglietto da visita_) — il giornalista che ha raccontato la storia.
LUDOVICO
Qua?
ERSILIA
(_turbata, di scatto_)
Il giornalista?
LUDOVICO
E che cosa vuole da me?
ONORIA
Dice che ha da domandare spiegazioni urgenti alla signorina.
ERSILIA
(_c. s._)
Spiegazioni?
LUDOVICO
Ma basta, ormai, perdio!
ERSILIA
(_smarrendosi sempre più nel turbamento_)
Che spiegazioni?
LUDOVICO
E chi gli ha detto poi che la signorina si trovava qua?
ONORIA
Io non lo so.
ERSILIA
(_subito, a Ludovico_)
Neanch'io! Non sapevo neppure, quando parlai con lui, che sarei venuta qua.... da te....
LUDOVICO
(_quasi tra sè_)
Ah, ho capito! ho capito! Sarà stato quel chiacchierone.... — (_A Ersilia_) Che vuoi fare? Vuoi che passi?
ERSILIA
Ma no.... io non so.... che spiegazioni debbo dargli?
LUDOVICO
Vado io a sentire. (_Esce per la comune_).
ONORIA
Oh povera figliuola, se sapesse che pianto, che pianto ho fatto leggendo nel giornale, tutta la sua storia!
ERSILIA
(_con grande ambascia, senza darle ascolto, guardando verso l'uscio_)
Ma che vorranno, adesso?
ONORIA
(_confusa_)
Ma, forse.... chi sa....
ERSILIA
(_disperandosi_)
Oh Dio, io non posso più reggere a nessuna sorpresa.
ONORIA
Si sente male?
ERSILIA
Ma si, tanto! — Qua.... (_accenna la bocca dello stomaco_) Soffoco! — Mi hanno salvata; ma.... chi sa che male mi sarà rimasto qua. Non mi posso neanche toccare. E alle reni, poi, uno spasimo, così fitto, fitto.... (_smania e geme_) Oh Dio mio....
Scatta d'improvviso e viene su dalla via il suono sguajato d'un organetto.
ONORIA
Si slacci, si slacci....
ERSILIA
No, no.... (_Urtata, offesa dal suono dell'organetto_) Ah, per carità, lo faccia andar via!
ONORIA
Sì, subito! (_Caccia in tasca la mano per prendere il portamonete_) Subito! (_Corre alla finestra; la apre; chiama giù il sonatore ambulante, gli fa segno che se ne vada; ma quello seguita a sonare; e allora lei, buttandogli una manciata di soldi, gli grida_) Ci sono malati! (_e ripete il gesto: «Andate via!» Il suono s'interrompe a un tratto. Ella chiude la finestra e riaccorre a Ersilia_) Ecco fatto, ecco fatto! Dia ascolto a me, si slacci....
ERSILIA
No.... E come? Bisogna che mi tenga su.... Ho tanta paura che neanche questo duri....
ONORIA
Che cosa?
ERSILIA
Sono così disperata, se sapesse.... così disperata.... Non mi posso reggere.... Questa fascetta — ah (_se la stira_) — non la sopporto. (_Si sente dalla comune la voce di Ludovico che invita qualcuno a entrare_).
LUDOVICO
No no, avanti; passi.
Entra il giornalista ALFREDO CANTAVALLE, seguito da LUDOVICO NOTA. Il Cantavalle è un giovanottone napoletano che vorrebbe essere elegante, tanto che porta perfino il monocolo, e Dio sa con quanto stento. Buon figliuolo. Fronte bassa e molti capelli, ma ancora come di ragazzaccio di scuola; viso lungo e grasso e rubicondo; grosse gambe di forma feminea su cui i calzoni pigliano subito il grinzo.
CANTAVALLE
Permesso? — Oh, cara signorina mia: mi riconoscete?
LUDOVICO
(_Presentandolo_)
Il giornalista Alfredo Cantavalle.
ERSILIA
Sì, ricordo.
CANTAVALLE
M'ha riconosciuto! (_Notando la signora Onoria_) E.... la signora? Parente?
LUDOVICO
No. È la padrona di casa.
CANTAVALLE
Ah, piacere! (_S'inchina_). Perchè so che la signorina non ha nessun parente. — Voi avete avuto qua sotto, ho saputo, un grave investimento, eh?
LUDOVICO
Sì, d'un povero vecchio.
ONORIA
Proprio qua sotto le finestre! Che spavento!
CANTAVALLE
È morto.
ONORIA
Ah, è morto? è morto?
CANTAVALLE
Sissignora. Prima d'arrivare all'ospedale.
ONORIA
E chi era? chi era?
CANTAVALLE
Ancora non si sa. (_Rivolgendosi a Ersilia_) Signorina, mi permettete che io mi compiaccia — non solo con voi, del vostro scampato pericolo — ma un poco anche con me? Eh sì, della bella fortuna che ho avuto, e che è ridondata in tanto vostro favore: dico d'aver commosso con la mia povera prosa, raccontando la vostra storia pietosissima, un illustre scrittore! (_A Ludovico_) Ma che pazzia, Maestro, va dicendo quel vostro amico? Voi avete commessa la vostra più bella azione! (_Rivolgendosi di nuovo a Ersilia_) E non vi potete immaginare, signorina, il piacere che ne ho!
ERSILIA
Sì, è stata veramente per me una fortuna.
LUDOVICO
Lasciamo andare, lasciamo andare!
CANTAVALLE
No, Maestro! Per tante ragioni! Una fortuna, perchè possiamo avere adesso la vostra testimonianza. Vi par poco? Ora vi dirò.... Se posso parlare qua davanti alla signora.... (_accenna alla signora Onoria_).
ONORIA
(_contrariata_)
Mi ritiro, ma.... badi che la signorina in questo momento....
LUDOVICO
Ti senti male?
ONORIA
Si sente molto male!
LUDOVICO
Che ti senti?
ERSILIA
Non so.... non so: sudo freddo. Ho qui una smania....
ONORIA
Ma venga, dia ascolto a me; venga con me di là.... (_accenna all'uscio in fondo_).
ERSILIA
No, no....
ONORIA
Ma sì, si metterà a letto....
LUDOVICO
Vai, vai, se ti senti così male.
ONORIA
Si slaccerà a letto....
ERSILIA
No, grazie: mi lasci stare. Posso, posso resistere per ora.
CANTAVALLE
Le conseguenze del veleno, si sa! Ma vedrà che, adesso, con le cure —
LUDOVICO
— e la tranquillità!
ONORIA
Io sono a sua disposizione, figliuola mia: si serva di me, come vuole.... Se ha bisogno, mi chiami.
ERSILIA
Sì, grazie, signora.
ONORIA
E allora mi ritiro....
CANTAVALLE
Riverisco, signora.
ONORIA
(_piano, andandosene, a Ludovico_)
Non la facciano parlare! Un po' di considerazione! Non vedono che faccia ha, povera creatura! (_via per la comune Ludovico si reca a chiudere l'uscio_).
CANTAVALLE
Sono dolente del disturbo....
LUDOVICO
(_seccato_)
Vi prego, caro Cantavalle, di far presto!
CANTAVALLE
Due minuti, due minuti, caro Maestro!
LUDOVICO
Ma insomma, si può sapere che diavolo vuole ancora codesto signor console?
ERSILIA
(_sbalordita, atterrita_)
Il console?
LUDOVICO
Lui, lui, già. (_A Cantavalle_) Bisogna metterlo a posto!
ERSILIA
(_c. s._)
Ma che forse è qua?
CANTAVALLE
Qua, sì: è venuto jeri a far l'ira di Dio al giornale, signorina mia!
ERSILIA
(_tra sè, disperandosi_)
Oh Dio.... oh Dio....
LUDOVICO
E di che cosa vuole una smentita?
CANTAVALLE
Ma di tutto, dice.
ERSILIA
(_a Cantavalle_)
Vede, vede il male che io non volevo, e che lei m'aveva promesso di non fare?
CANTAVALLE
Io? Male? Che male?
ERSILIA
Ma sì, di stampare il nome della città, la qualità delle persone!
LUDOVICO
Ah, dunque una smentita generale? E come sarebbe?
CANTAVALLE
Perdonatemi, Maestro, rispondo alla signorina: — Il nome, signorina mia — nome come nome — io veramente non l'ho stampato.
LUDOVICO
Ma avete fatto benissimo a smascherare —
CANTAVALLE
— no; io ho detto: «Il nostro console a Smirne». Che volete che sappia il pubblico che legge, chi sia questo nostro console a Smirne? Non lo sapevo neanche io; come non lo so neanche adesso. Tutto mi potevo figurare, tranne che mi dovesse jeri piombare come un fulmine in redazione!
ERSILIA
(_di nuovo tra sè disperandosi_)
Dio mio.... Dio mio....
LUDOVICO
Ma è dunque venuto a Roma per questo?
CANTAVALLE
Non per questo, no! È venuto per la disgrazia della figliuola (che noi abbiamo raccontato) — e perchè la moglie, dice, è come impazzita. Non si può più vedere là, dove avvenne la disgrazia, dice — e si capisce!
ERSILIA
Sì, lo diceva, lo diceva....
CANTAVALLE
Per chiedere un trasferimento, insomma, mi spiego? Ha letto il giornale: (_si bacia la punta delle dita_) un guajo, Maestro mio!
LUDOVICO
Ma perchè?
CANTAVALLE
Come, perchè? Ha una posizione ufficiale delicatissima da difendere, voi capite: console! Minaccia una querela al giornale, per diffamazione.
LUDOVICO
Una querela? Ma che diceva il giornale, infine, di lui?
CANTAVALLE
Un sacco di bugie, sostiene, a suo danno!
LUDOVICO
Bugie?
ERSILIA
Io non so ancora che cosa lei abbia scritto su lui, sulla moglie, su quella disgrazia.
CANTAVALLE
Vi posso giurare, signorina mia, che ho scritto fedelmente quello che m'avete detto voi, nè più nè meno. Col calore, sì, della commozione che ho provato, ma senza alterare d'un punto nè i dati nè i fatti. Potete vederlo voi stessa, del resto, leggendo il giornale.
LUDOVICO
(_che s'è recato a frugare tra le carte della scrivania_)
Devo averlo.... devo averlo....
CANTAVALLE
Non ve ne curate, Maestro, ve lo manderò io. (_A Ersilia_) Dovete vedere, scusate, signorina, l'attenzione che ho voluto avere per voi. Sono venuto qua per sapere come debbo regolarmi contro il reclamo e la minaccia di questo signore.
ERSILIA
(_balzando in piedi, con uno scatto convulso d'ira e d'indignazione, dice quasi a denti stretti_)
Ma non ha nulla da reclamare, nulla da minacciare, lui!
CANTAVALLE
E tanto meglio, allora! tanto meglio!
ERSILIA
(_subito abbattendosi sulla greppina_)
Ah Dio.... Come mi sento male.... come mi sento male! (_Presa da un pianto fitto, improvviso, scatta rabbrividendo di tratto in tratto come in brevi nitriti, che pajono anche risa, e infine s'abbandona priva di sensi_).
LUDOVICO
(_correndo a lei, premuroso, col Cantavalle, a sostenerla, a confortarla_)
Ersilia, Ersilia! No!
CANTAVALLE
(_c. s._)
Signorina! Ma no! Per carità! State tranquilla!
LUDOVICO
Che hai? No! Non piangere così!
CANTAVALLE
Non ce n'è ragione, signorina!
LUDOVICO
Oh Dio, sviene! — Chiami, chiami la signora!
CANTAVALLE
(_correndo alla comune_)
Signora! Signora!
LUDOVICO
(_gridando_)
Signora Onoria!
CANTAVALLE
Signora Onoria! Signora Onoria! (_Esce_)
LUDOVICO
No, no, Ersilia! Dio mio! Sii buona, sii buona.... Non è nulla!
Rientra CANTAVALLE con la signora ONORIA che reca in mano una fialetta di acqua antisterica.
ONORIA
Eccomi! Eccomi! Oh, povera figliuola! Le reggano la testa. Ecco, così! Povera figliuola! (_Le fa annusare l'acqua antisterica_) Lo dicevo loro di non farla parlare, di non turbarla!
CANTAVALLE
Ecco, ecco che rinviene!
LUDOVICO
Bisogna portarla di là, a letto!
ONORIA
Aspetti, aspetti!
LUDOVICO
Ersilia!
ONORIA
Su, su, figliuola mia! Ecco che è passato tutto! Su!
LUDOVICO
Su, su, coraggio, Ersilia!
CANTAVALLE
Non è niente, non è niente, signorina!
ERSILIA
(_con voce quasi allegra, di stupore bambinesco_)
Oh Dio, sono caduta?
LUDOVICO
No, perchè? Ma ci hai fatto prendere uno spavento!
ERSILIA
Non sono caduta?
LUDOVICO
Ti dico di no!
ONORIA
Provi, provi se può levarsi in piedi!
LUDOVICO
Ecco, sì: piano piano!
ERSILIA
Perchè? — M'è parso di cadere.... Come se tutt'a un tratto, non so, fossi diventata di piombo.... (_Guarda anche il Cantavalle, ma subito, appena lo vede, ne ha come un terrore nervoso e balza in piedi_) Oh Dio, no! no! (_Vacilla, è per cadere; subito Ludovico e la signora Onoria la sorreggono_).
LUDOVICO
Ma no, via, Ersilia, che cos'è?
ERSILIA
(_si ripara, convulsa, dalla vista del Cantavalle e tenta di fuggire_)
Via! Via! Via!
ONORIA
(_c. s._)
Sì, via, andiamo di là.... (_la conduce con Ludovico verso l'uscio in fondo_).
LUDOVICO
Sul letto, sì! Ecco, ti sorreggiamo noi....
ONORIA
Piano piano! E io starò con lei.... Si stenderà....
LUDOVICO
Un po' di riposo.... e tutto sarà finito....
ERSILIA
Non posso vedere.... non posso sentire più nulla....
ONORIA
(_davanti all'uscio, a Ludovico_)
Lei resti qua, resti qua! Ci bado io! (_Via con Ersilia per l'uscio in fondo_).
LUDOVICO
Mi pare che si potrebbe finire di tormentare questa disgraziata!
CANTAVALLE
Non lo dite a me, che ne sono tanto addolorato, caro Maestro! Ma questo è niente! C'è purtroppo un altro guajo, che la signorina ancora non sa!
LUDOVICO
Un altro guajo?
CANTAVALLE
Eh sì! È meglio che ve ne avverta. È venuto a dirlo in redazione lui stesso, il console.
LUDOVICO
Ma mandatelo al diavolo!
CANTAVALLE
Aspettate! Non me ne dovrei vantare, ma colossale, Maestro mio, è stato veramente colossale l'effetto del mio «pezzo». Pare che la fidanzata del giovanotto, indignata dall'inganno fatto qua alla signorina, abbia mandato a monte il matrimonio, capite?
LUDOVICO
Ah sì?
CANTAVALLE
Colossale, come effetto! Tanto più che, scoperto l'altarino, non solo l'indignazione della fidanzata, ma pare abbia fatto nascere anche il rimorso in lui, nel giovanotto, capite? Per la commozione generale del suicidio come l'ho raccontato io! — Ha perduto la testa!
LUDOVICO
Quel tenente di vascello?
CANTAVALLE
Lui. Si chiama.... aspettate.... mi pare, Laspiga. Totalmente la testa! — È venuto a dircelo il console.
LUDOVICO
E come lo sa, lui?
CANTAVALLE
Ma perchè pare che sia andato a trovarlo al Ministero degli Esteri il padre della promessa sposa, che gliel'ha detto.
LUDOVICO
Ah, è un bellissimo imbroglio!
CANTAVALLE
Già! Anche per voi, Maestro, che vi ci trovate in mezzo.
LUDOVICO
Io?
CANTAVALLE
E io, come no? eh! Mi ci trovo in mezzo pure io, minacciato d'una querela....
LUDOVICO
Ma questo padre della fidanzata?
CANTAVALLE
Fa il diavolo a quattro! Perchè la figlia, sì, sulle prime s'è indignata; ma poi — capirete — alla vigilia delle nozze — pianti, convulsioni, disperazione — uno scombussolamento.... — Siccome il console conobbe questo Laspiga là a Smirne, ed ebbe là la signorina come istitutrice —
LUDOVICO
— è andato a chiedere informazioni a lui?
CANTAVALLE
Pare!
LUDOVICO
E figuriamoci come gliel'avrà date! La incolpano anche della morte della bambina!
A questo punto, dalla comune rimasta aperta si precipita in iscena, esagitato, sconvolto, col pallore e il tremore di chi non dorme da tante notti e ha quasi perduto la testa, FRANCO LASPIGA. Ha ventisette anni, è biondo, alto, smilzo, veste con eleganza.
FRANCO
Permesso? Scusino! — Ersilia? — Dov'è? dov'è? È qua? Dov'è?
LUDOVICO
(_sorpreso col Cantavalle dall'irruzione improvvisa_)
Ma come? Chi è lei?
FRANCO
Sono Franco Laspiga. Quello, per cui....
CANTAVALLE
Ah! Il signor Laspiga! — Eccolo qua!
LUDOVICO
Qua anche lei?
FRANCO
Sono stato all'ospedale: era uscita! Sono corso al giornale, dove ho saputo.... (_S'interrompe per rivolgersi a Cantavalle_) Chiedo perdono: lei è lo scrittore Ludovico Nota?
CANTAVALLE
No! Io? Eccolo!
FRANCO
Ah, è lei?
LUDOVICO
(_seccatissimo_)
Io. Ma perdio, com'è? Lo sanno tutti, allora?
CANTAVALLE
Eh, Maestro, voi vi scordate chi siete!
LUDOVICO
(_con stizza, alzando le braccia_)
Ma fatemi il piacere!
CANTAVALLE
Il vostro gesto ha fatto chiasso!
FRANCO
(_stordito, confuso_)
Che gesto? Dio mio, mi dicano! Non è dunque qua?
LUDOVICO
(_quasi inveendo contro Cantavalle_)
Non mi sono mica inteso di metterla in piazza, io, e di mettermi in piazza con lei!
CANTAVALLE
Ma no! Che dite?
LUDOVICO
(_furioso_)
Dico che mi sono seccato di tutto questo chiasso! (_A Franco_) Lei può credere che la signorina è qua da appena un'ora.
FRANCO
Ah, è qua? E dove? dove?
LUDOVICO
Sono andato a prenderla io all'uscita dall'ospedale. Non sapeva dove andare e le ho offerto ricetto in casa mia; pronto questa sera ad andarmene a dormire all'albergo.
FRANCO
Io le sono grato....
LUDOVICO
(_scoppiando, al colmo della stizza_)
Perchè m'è grato? Perchè non sono più un giovanotto? Per questo m'è grato! Finiamola! Che cosa vuole lei qua?
FRANCO
(_subito, con foga_)
Io? Riparare, signore, riparare! gettarmi ai suoi piedi, farmi perdonare!
CANTAVALLE
Alla buon'ora! Bravo! Questo è da galantuomo!
LUDOVICO
Avrebbe potuto pensarci prima, mi pare!
FRANCO
Ha ragione, sì, non pensavo.... avevo voluto, voluto scordarmene.... Ho passato giorni.... Ma dov'è? Di là? Me la lascino vedere!
LUDOVICO
Ma non vorrei che in questo momento....
FRANCO
No; mi lasci parlare con lei, per carità!
CANTAVALLE
Sarebbe forse meglio prevenirla.
LUDOVICO
È a letto.
CANTAVALLE
Perchè forse, la gioja....
FRANCO
Ma sta ancora male? Sta ancora male?
LUDOVICO
È svenuta, poco fa.
CANTAVALLE
È l'emozione, capirete, potrebbe....
FRANCO
(_farneticando_)
Non pensavo, non credevo che quel sogno.... Dio mio, questa fine.... — D'un colpo, attraverso la mia vita.... Me l'ha spezzata.... Tutte quelle grida di giornalai.... Mi sono sentito come afferrare e gettare a terra.... Grida, grida.... La mia fidanzata, il padre di lei, la madre.... Anche per la scala, gli inquilini.... Corsi subito subito all'ospedale.... Non me la lasciarono vedere.... Che male, che male ho fatto a tutti! Vedo che tutto il mondo è pieno del male che ho fatto. Me ne sento schiacciare. Debbo riparare, debbo riparare!
CANTAVALLE
Ma sì, sì, bravo! Non ci vuol altro! È la soluzione migliore, e io ne sono felice, Maestro! Felice!
Viene fuori a questo punto dall'uscio in fondo con le mani per aria la signora ONORIA facendo cenno di tacere. Subito richiude l'uscio e si fa avanti.
ONORIA
Zitti! Zitti, per carità, chè ha sentito tutto!
FRANCO
Che ci sono qua io?
ONORIA
Appunto, sì, e trema tutta, si contorce! Minaccia di buttarsi dalla finestra, se lei entra!
FRANCO
Come! Perchè? Non mi perdona?
CANTAVALLE
(_contemporaneamente_)
Ma come! Anzi.... dovrebbe....
ONORIA
No! È un angelo! Dice che non vuole!
LUDOVICO
Che cosa non vuole?
ONORIA
(_a Franco_)
Dice che lei deve ritornare dalla sua fidanzata!
FRANCO
(_subito, forte, reciso_)
No! È finito! È finito tutto con quella!
ONORIA
Non vuole che adesso per lei sia fatto male a un'altra ragazza!
FRANCO
Ma no! A chi? Se è lei, lei, adesso, la mia fidanzata!
ONORIA
Non vuole più saperne!
FRANCO
Ma se sono venuto qua per farmi perdonare, per compensarla di tutto il male che le ho fatto!
ONORIA
Per carità, parli piano! Non si faccia sentire!
FRANCO
(_a Ludovico_)
Vada, vada lei a dirglielo! A persuaderla!
LUDOVICO
Ma sì, è la riparazione giusta!
FRANCO
Le dica che non pensi più a nulla; che io sono qua per lei; che il mio dovere prima di tutto è verso di lei; e che non faccia nulla, per carità, contro questa fortuna di poter riparare a tempo! Vada, vada!
Ludovico entra nella camera in fondo.
ONORIA
(_ostinata_)
Lo fa per quell'altra!
FRANCO
(_di scatto, con irritazione_)
Ma se già è sconcluso tutto con quella! Tutto finito!
ONORIA
Non vuole! non vuole!
FRANCO
Ma come non vuole? Io ormai non posso più tornare indietro! Per me, per me stesso non posso! Perchè tutto, ora, m'è rivenuto avanti —
CANTAVALLE
Il passato! Eh già! La rievocazione!
FRANCO
Una cosa che, Dio mio, non so come, mi pareva tanto lontana, tanto lontana! Come sognata! Tanto che, non so, come se non fosse stata vera quella notte lì, quella promessa.... — le promesse che si fanno, perchè.... sì, perchè allora si devono fare —
CANTAVALLE
E poi passa tutto....
FRANCO
(_seguitando con foga_)