Verso il mistero: Novelle

Part 13

Chapter 131,409 wordsPublic domain

«—Come l'avevo preveduto, non mi ama più, mi tradisce e mi rovina, pazienza,—soggiunse con un sospiro doloroso,—ormai sono destinata a trascinare la mia catena, un fiume non può rimontare alla sorgente, così non si può rivivere il tempo passato; ma voi mi siete sempre amico?—chiese rivolgendomi uno sguardo supplichevole.

«—Accertatevene voi stessa,—dissi, offrendole la mano.

«La prese ansiosamente, come il naufrago una tavola di salvezza, e soggiunse:

«—È vero, siete sempre uguale, i vostri sentimenti non sono mutati. Siete la sola persona di cui posso intieramente fidarmi; a voi affido il mio avere, tutto quello che ho potuto salvare dal naufragio.

«Sì dicendo, aperse la borsa che teneva in mano e trasse fuori carte di valore, titoli al portatore, mucchi di cartelle che si accatastavano disordinatamente sul tavolino. Non avevo mai visto tanti valori riuniti, mi davano le vertigini e stupivo di vederli trattare con tanta indifferenza come fossero carte straccie.

«Osservavo in silenzio e non capivo che cosa volesse fare di tutte quelle ricchezze.

«Essa contava:

«—Cento, duecento, cinquecentomila, ecco tutto quello che mi rimane, e che io affido a voi per salvarlo; vi raccomando, non dite nulla a nessuno, prendete.

«Io esitavo, e la guardavo esterrefatto.

«—Mi credete pazza,—disse,—non lo sono: v'ingannate, vi prego di tener questa somma come sacro deposito, datemi ancora questa prova d'amicizia, sarà forse l'ultima.

«—Almeno mi concederete di farvi due righe di ricevuta,—io dissi.

«—Non importa,—rispose,—ho letto abbastanza nella vostra anima per convincermi che di voi posso fidarmi.

«—Ma potrei morire.

«—Morrò io prima, lo sento, sono tanto ammalata. Anzi, se questo avviene, adoperate il mio avere in qualche opera di beneficenza.

«Le feci scrivere questo suo desiderio e volli che accettasse da me due righe di ricevuta, che nascose in un medaglione che teneva attaccato alla catena dell'orologio, dicendo:

«—Mio marito non sa nulla, non deve sapere, ricordatevi, ha sempre ignorato questa parte della mia fortuna che sono riuscita a nascondergli, ma ora non posso più, non ho più la forza di lottare; non sapete?—mi disse abbassando la voce,—che una volta avendogli io rifiutato del danaro, ho sentito in lui il desiderio della mia morte, e—orribile a dire—gli è passata nella mente anche l'idea di sopprimermi; quanto ho sofferto non potete immaginare! basta! ora è finita, non l'amo più.

«—E vivrete ancora con lui? Avete questo coraggio?

«—Ormai crede ch'io non possieda più nulla, non avrebbe più scopo di uccidermi; ora viaggia, si diverte e non si chiede nemmeno in che modo io possa vivere.... Devo tornarmene per definire alcune cose ancora, poi verrò a chiedere asilo alla vostra casa di salute; anzi, se possibile, dovreste prendere in affitto per me un villino nelle vicinanze, e ricordatevi per la nostra vecchia amicizia che mi accoglierete come vostra ospite: sono tanto ammalata, che ho bisogno d'esser vicina al mio medico, e il mio spirito appunto invoca il suo vecchio amico. Acconsentite, non è vero?

«La rassicurai e intendevo subito offrirle ospitalità nella mia casa, ma volle partire promettendo che sarebbe ritornata al più presto possibile.

«—Sarà la mia ultima fermata,—disse congedandosi,—e l'ultimo pensiero che mi sorride è di morire presso di voi.

* * * * *

«Dopo pochi giorni, io era in festa preparando un bel nido presso la mia casa, avevo preso in affitto un grazioso villino inghirlandato di rose rampicanti, stavo ammobiliandolo elegantemente perchè fosse degno della mia amica, quando mi venne l'annuncio della sua morte.

«Pensate alla mia sorpresa e al dubbio orribile che mi assalse: mi passò per la mente che il marito l'avesse uccisa per impadronirsi degli ultimi residui della sua fortuna. Che cosa avrei dovuto fare? accusarlo? A che scopo? Forse m'ingannavo, mi contentai di chiedere alla sua fida cameriera, che venne a recarmi il medaglione colla mia ricevuta, ragguagli su gli ultimi momenti della sua padrona.

«Disse che era ammalata da molto tempo e ogni giorno la vedeva farsi più debole e stanca; del marito non sapeva nulla, ma l'amava sempre e soffriva di quell'abbandono. Poi mi narrò che la mia amica, sentendosi morire, le diceva:

«—Rammentati quando sarò morta che devi recare tu stessa il mio medaglione d'oro al dottor de Roberti, e il mio ritratto che sta nel salotto, gli dirai di tenerli per mia memoria, che pensi a me e si rammenti l'incarico che gli ho dato.

«Parlandomi degli ultimi momenti della sua signora era commossa, si rammaricava che la mia amica non avesse potuto morire vicino a me e quest'ultimo desiderio non fosse stato appagato.

«—Vi assicuro che fu per il mio cuore un fiero colpo e non sapevo darmi pace che fosse scomparsa così improvvisamente.

«Ed ora voi sapete bene l'origine dell'asilo per i poveri infermi fabbricato col lascito di una signora che desiderava conservare l'incognito.

«Fu la mia amica che, avendomi confidato i suoi averi, ha permesso che potessi appagare il mio desiderio e accogliere tanti poveri ammalati di malattie del sistema nervoso, i quali in caso diverso sarebbero stati abbandonati o confusi coi pazzi. Sono passati più di cinque anni e sono contento dei risultati ottenuti; la parte della mia casa destinata ai ricchi mi aiuta a mantenere quella pei poveri, e credo che l'aver potuto curare ciascun malato quasi separatamente, abbia contribuito ad ottenere i buoni risultati che voi conoscete.

«Ora, oggi stesso, mi capitò una strana combinazione che mi ha fatto rinvangare il passato ed è causa della preoccupazione che avete notato.

«Pensate che il conte V...., marito della mia amica, è venuto a pregarmi ch'io l'accetti nella mia casa di salute.

«È molto ammalato e ridotto nella più squallida miseria.

«—Eravate tanto suo amico e spero che non mi abbandonerete, vi supplico, in nome della sua amicizia,—mi ha detto.

«L'ho subito accolto e ho messo a sua disposizione il villino destinato a sua moglie. Egli rimase confuso, non potendo credere a tanta generosità.

«—Ma sono un miserabile,—andava ripetendo,—non ho più nulla, non sono degno di abitare questo bel villino, non potrò mai compensarvi.

«—Vostra moglie mi ha tanto aiutato nella mia opera di beneficenza, che devo farlo per la sua memoria,—diss'io.

«Egli era commosso, piangeva come un bambino e non trovava parole per ringraziarmi.

«Non immaginava certo di avere un po' di diritto alla mia ospitalità.

«Anche questo è un essere originale da studiare, anch'egli ha preso una certa facilità d'indovinare i pensieri altrui, non certo al grado della moglie, ma vi confesso che questa coincidenza mi ha turbato; i ricordi del passato rivivono nella mia mente ed ecco perchè oggi non sono il vostro allegro commensale.»

Gli amici lo ringraziarono di quel racconto che li aveva tanto interessati e dopo si trattennero a parlare dei misteri della psiche ancora ignorati e della trasmissione del pensiero, concludendo che il nascere con un tal privilegio, varrebbe a far l'uomo ancora più infelice.

FINE.

INDICE.

Una tragedia in un cervello Pag. 1

Vibrazioni ignote 103

L'anima del mondo 153

Gioiello rivelatore 253

Fosforescenze 291

Divinazione 359

* * * * *

NOTE DI TRASCRIZIONE:

○ Ovvi errori di punteggiatura sono stati riparati;

○ Pag. 53, l'errore di stampa «vendiditori» è stato corretto (l'andirivieni dei venditori e delle venditrici);

○ Pag. 58, è stato aggiunto il trattino lungo di chiusura precedente l'inciso per il discorso diretto (—Ah, anche i cavalieri serventi?—chiese Valentina);

○ Pag. 71, è stato aggiunto il trattino lungo di apertura seguente all'inciso per il discorso diretto (—Dov'è? Dov'è?—chiese Valentina,—voglio vederla);

○ Pag. 74, è stato aggiunto il trattino lungo all'inizio del discorso diretto (—La più grande è la tomba di Can Signorio,—disse Giulia.);

○ Pag. 77, sono stati aggiunti alcuni trattini lunghi mancanti per il discorso diretto;

○ Pag. 121, è stata aggiunta la preposizione semplice «di» (Cercavo di distrarlo facendogli ...);

○ Pag. 207, è stato aggiunto il trattino lungo all'inizio del discorso diretto (—Che è accaduto?—chiese a Savina ...);

○ Pag. 222, è stato aggiunto il trattino lungo di apertura seguente all'inciso per il discorso diretto (—Puoi dire quello che vuoi—disse l'Arlandi,—ma questa gita misteriosa ...);

○ Pag. 228, è stato aggiunta la punteggiatura all'abbreviazione seguendo lo stile dell'autrice all'interno del racconto (a tutti i conoscenti e al dottor B., direttore della casa ...);

○ Pag. 232, la voce «desidario» è stata mantenuta (Il signor Carlo trovò giusto il desidario del figlio ...);

○ Pag. 245, l'errore di stampa «circoncondati» è stato corretto (ci sembra esser circondati da misteri che la scienza ...);

○ Pag. 355, la prima persona singolare dell'indicativo presente del verbo dare è stata mantenuta accentata nell'occorrenza (vi dò la mia parola di dottoressa ...);

○ Pag. 363, sono state inserite le caporali iniziali al raccontato del personaggio nel discorso diretto («—Era un pomeriggio di primavera ...).