Part 39
«Riferite dunque a’ miei buoni e fedeli Parigini, continuava Anna con un sorriso di cui d’Artagnan capiva appieno il senso, che avete visto il re addormentato, e la regina sul punto di coricarsi.
«Lo riferirò, signora, e lo diranno pure quei che sono meco, ma....
«Ma che? domandò la sovrana.
«Vostra Maestà mi perdoni, ma è veramente il re quello disteso nel letto?»
Anna rabbrividì.
«Se fra voi v’è alcuno che conosca il re, ella rispose, si accosti e dica se è sua Maestà».
Un uomo avvolto in un ferrajuolo col quale si cuopriva anche il viso, si avvicinò, si chinò sul letto e guardò.
Per un momento d’Artagnan credè che colui avesse qualche tristo progetto, e mise mano alla spada; ma ad un moto che fece l’inferrajuolato nell’abbassarsi scuoprendosi parte della faccia, d’Artagnan ebbe presto ravvisato il Coadjutore.
«È di fatti il re, disse quegli rialzandosi, Dio benedica Sua Maestà».
E tutti quanti, entrati furibondi, e passati da ira a pietà, benedirono un dopo l’altro il regio fanciullo.
«Adesso, amici, disse Planchet, ringraziamo la regina e ritiriamoci».
Tutti s’inchinarono ed uscirono a poco a poco senza far rumore, siccome erano venuti. Planchet capitato il primo, se ne andava l’ultimo.
Anna lo trattenne.
«Come vi chiamate?» gli disse.
Planchet si voltò attonito alla domanda.
«Sì, continuò la sovrana, mi tengo a onore di avervi qui ricevuto quanto se foste un principe, e bramo sapere il vostro nome.
«Oh sì! pensò Planchet, per trattarmi come un principe... grazie, grazie».
D’Artagnan temè che Planchet, allettato alla maniera del corvo della favola, dicesse il proprio nome, e che nell’udir questo la regina sapesse pure che Planchet era stato a lui addetto.
«Maestà, rispose costui rispettosamente, mi chiamo Dulaurier; a’ vostri comandi.
«Bene, signor Dulaurier; e che cosa fate?
«Sono mercante di panni, in via dei Bordonesi.
«Ecco quanto volevo conoscere.... obbligatissima, signor Dulaurier; vi sarà parlato di me.
«Animo, borbottò d’Artagnan toltosi di dietro alle cortine, assolutamente messer Planchet non è uno sciocco, e si vede che ha imparato ad una buona scuola».
I diversi attori di quella stranissima scena stettero un momento uno davanti all’altro senza dir più parola, la regina in piedi accanto alla porta, d’Artagnan mezzo fuori del suo nascondiglio, il re appoggiato sul gomito e pronto a sdrajarsi di nuovo al menomo chiasso che indicasse il ritorno di tutta la folla; ma il chiasso invece di avvicinarsi si allontanò, e poi si estinse.
Anna sospirò: d’Artagnan si asciugò la fronte: Luigi si calò giù dal letto dicendo:
«Partiamo».
Ricomparve Laporte.
«Ebbene! fece la sovrana.
«Li ho seguitati sino ai cancelli, rispose il cameriere, hanno annunziato ai compagni che avevano veduto il re, e la regina aveva a loro parlato, talchè se ne vanno gloriosi e trionfanti.
«Miserabili! mormorò la regina; pagheranno ben caro il loro ardire, io lo prometto».
Indi volgendosi a d’Artagnan:
«Signore, in questa sera voi mi avete dati i migliori consigli che mai ricevessi in vita mia. Continuate: adesso che dobbiam fare?
«Signor Laporte, disse il tenente, terminate di vestire Sua Maestà.
«Allora possiamo partire? chiese la regina.
«Quando vuole Vostra Maestà; scenda pure dalla scala segreta, e mi troverà alla porta.
«Andate, replicò Anna, io vi seguo».
D’Artagnan scese; la carrozza era al suo posto; il moschettiere a cassetta.
D’Artagnan prese il fagotto che aveva incaricato Bernouin di porre a’ piedi del moschettiere. Questo conteneva, come ben ci rammentiamo, il cappello ed il pastrano del cocchiere del signor di Gondy.
Si mise sulle spalle il pastrano, ed in testa il cappello.
Il moschettiere smontò.
«Voi, gli ordinò d’Artagnan, andate a rendere la libertà al vostro camerata che fa guardia al cocchiere; monterete tutt’e due a cavallo, anderete in via Tiquetonne all’albergo del Granchio a prendere il mio cavallo e quello del signor du Vallon, porrete loro la sella e i fornimenti da guerra, poi uscirete da Parigi conducendoli a mano, e vi recherete al Corso-la-Regina. Se colà non trovaste alcuno, proseguirete sino a San Germano. Servizio regio».
Il soldato salutò, e partì per adempiere agli ordini ricevuti.
D’Artagnan salì in serpa.
Aveva un pajo di pistole alla cintola, un moschetto sotto i piedi, la spada nuda dietro.
Venne la regina; e appresso ad essa il re e il signor duca d’Angiò suo fratello.
«La carozza del Coadjutore! ella esclamò muovendo indietro un passo.
«Sì, rispose d’Artagnan, ma entratevi liberamente; la guiderò io».
Anna diede un grido di sorpresa ed entrò nella carrettella. Il re e _Monsieur_ fecero lo stesso e sederono accanto a lei.
«Venite Laporte, disse la regina.
«Come! fece il cameriere, nella medesima carrozza che le Maestà Vostre!
«Questa sera non si tratta di regia etichetta, ma della salvezza del re. Salite Laporte».
E quegli obbedì.
«Chiudete le stuoje, disse d’Artagnan.
«Ma con ciò, fece Anna, non si darà qualche sospetto?
«Vostra Maestà stia pur quieta, io ho pronta la risposta».
Si serrarono le stuoje, e si andò di galoppo dalla via Richelieu.
Arrivati alla porta, si avanzò il capo della guardia con una dozzina d’uomini, e tenendo in mano una lanterna.
D’Artagnan gli accennò di avvicinarsi.
«Riconoscete la carrettella? disse al sergente.
«No.
«Guardate le armi».
Il sergente accostò il lanternino.
«Del signor Coadjutore!
«Zitto! egli è dentro a testa a testa con madama di Guemenée».
Il capo della guardia si mise a ridere.
«Aprite la porta, ordinò agli altri, so che roba è».
Ed appressatosi alla stuoja calata:
«Buon pro faccia, monsignore!
«Imprudente! gridò d’Artagnan, mi farete licenziare».
La barriera girò stridendo sui cardini, e d’Artagnan vedendosi far largo frustò i cavalli, i quali si mossero di trotto steso.
Dopo cinque minuti aveano raggiunto la carrozza del ministro.
«Mousqueton! gridò d’Artagnan, alzate le stuoje del legno di Sua Maestà!
«È desso! fece Porthos.
«Vestito da vetturino! esclamò Mazzarino.
«E col legno del Coadjutore! disse la regina.
«Per Bacco! signor d’Artagnan, terminò Mazzarino, valete tant’oro quanto pesate».
LVI.
_Come a vendere della paglia, d’Artagnan e Porthos guadagnassero, uno duecentodiciannove luigi e l’altro duecentoquindici._
Mazzarino voleva sul momento avviarsi a San Germano, ma Anna dichiarò che attenderebbe le persone a cui avea fissato l’appuntamento. Soltanto essa esibì il posto di Laporte al ministro, il quale, avendolo accettato, passò dall’uno nell’altro legno.
Non senza ragione erasi sparsa voce che il re dovesse nella nottata abbandonar Parigi: dalle sei ore di sera erano messi alla confidenza dieci o dodici individui, e per quanta segretezza avessero usata, non aveano questi potuto dar gli ordini per la partenza senza che traspirasse qualche cosa. D’altronde ciascuna di tali persone ne aveva una o due altre a cui s’interessava, e siccome si teneva per certo che la regina lascerebbe Parigi con dei progetti di vendetta, così ognuno aveva avvertito gli amici o i parenti, e quindi la voce della fuga corse come un fumo di polvere per tutte le strade della capitale.
La prima carrozza arrivata, dopo quella della regina, fu quella del signor Principe; conteneva il signor di Condé, la signora Principessa e la Principessa vedova. Queste due erano state destate nella notte, e nemmeno sapevano di che si trattasse.
La seconda racchiudeva il duca d’Orleans, la duchessa, la grande _Madamigella_, e l’abate di la Rivière favorito inseparabile ed intimo consigliere del Principe.
Nella terza stavano il signor di Longueville e il principe di Conti fratello e cognato del signor Principe. Essi smontarono, si avvicinarono al legno del re e della regina, e presentarono a Sua Maestà i loro omaggi.
Anna cacciò lo sguardo sino in fondo alla carrozza di cui era rimasto aperto lo sportello e vide ch’era vuota.
«Ma dov’è mai madama di Longueville? domandò.
«Appunto, dov’è mia sorella? fece il Principe.
«Madama di Longueville è indisposta, rispose il duca, e mi ha incombenzato di scusarla presso Vostra Maestà».
Anna lanciò una rapida occhiata a Mazzarino, il quale rispose con un cenno impercettibile della testa.
«Che ne dite? chiese a questo la regina.
«Dico ch’ella è un ostaggio per i Parigini, ribattè il ministro.
«Perchè non è venuta? interrogò pianino il signor Principe a suo fratello.
«Zitto! disse questo, ha di certo le sue ragioni.
«Ci rovina! mormorò il Principe.
«Ci salva», ripicchiò Conti.
Giungevano in folla le vetture; vennero in fila il maresciallo di La Meilleraye, il maresciallo di Villeroy, Guitaut, Villequier, Comminges; capitarono pure i due moschettieri conducendo a mano i cavalli di d’Artagnan e di Porthos. Porthos e d’Artagnan saltarono in sella. Al secondo di questi subentrò il cocchiere di Porthos a cassetta del regio cocchio. Mousqueton pigliò il posto del cocchiere guidando in piedi, per ragioni a lui cognite, e simile all’antico Automedonte.
La regina, benchè occupandosi di mille cosarelle, cercava cogli occhi d’Artagnan; ma il Guascone, colla sua consueta prudenza, si era di già cacciato fra la moltitudine.
«Facciamo da vanguardia, esso disse a Porthos, e procuriamoci buoni alloggi a San Germano, poichè nessuno penserà a noi. Mi sento stanco all’eccesso.
«Ed io casco dal sonno, rispose Porthos. E a dire che non abbiamo avuto il minimo combattimento! assolutamente i Parigini sono molto sciocchi!
«Non è forse piuttosto perchè noi siamo molto abili?
«Forse sì.
«E il vostro pugno come va?
«Meglio. Ma credete che questa volta li abbiamo?
«Che cosa?
«Voi il vostro grado, ed io il mio titolo?
«Oh! sì; quasi ci scommetterei. E poi, se non si rammentano, li farò rammentar io.
«Sento la voce della regina, disse Porthos; mi pare che chieda di montare a cavallo.
«Oh! ella vorrebbe, ma....
«Ma che?
«Ma il ministro non vuole, disse d’Artagnan».
E poi a’ due moschettieri:
«Signori, accompagnate la carrozza della regina, non ve ne scostate; noi andiamo a far apparecchiare i locali».
Dopo di che il tenente e Porthos diedero di sprone per recarsi a San Germano.
«Partiamo», fece la sovrana.
Ed il suo cocchio si avviò, con appresso molti altri e da cinquanta o più cavalcanti.
Giunsero a San Germano; ivi scesa dal montatoio, Anna trovò il signor Principe che attendeva in piedi e a testa scoperta per offrirle la mano.
«Come resteranno destandosi i Parigini! disse lietissima la regina.
«È guerra, rispose il prence.
«Or bene, guerra sia pure. Non abbiamo con noi il vincitore di Rocroy, di Nordlingen e di Lens?»
Il principe fece un inchino in segno di ringraziamento.
Erano le tre dopo mezzanotte. La regina entrò la prima nel castello; tutti la seguirono; circa duecento persone erano seco fuggite.
«Signori, disse Anna scherzando, alloggiatevi nel castello; è vasto, e nulla vi ci mancherà, ma siccome non si aveva idea di venirci sono avvertita che vi sono soltanto tre letti: uno pel re, uno per me....
«Ed uno per Mazzarino, terminò sotto voce il signor Principe.
«Ed io dunque dormirò in terra? domandò Gastone d’Orleans sorridendo ma di mala voglia.
«No, monsignore, rispose Mazzarino, giacchè il terzo letto è destinato a vostra Altezza.
«Ma voi?
«Io non mi coricherò; ho da lavorare».
Gastone si fece indicare la sua camera, senza curarsi del modo in cui starebbero sua moglie e la figlia.
«Io sì, mi coricherò, disse d’Artagnan; Porthos, venite con me».
Porthos andò appresso all’amico con quella somma fiducia che aveva nel di lui senno.
Camminavano l’uno accanto all’altro sulla piazza del castello, Porthos guardando attonito d’Artagnan, che contava colle dita:
«Quattrocento, a una doppia, fanno quattrocento doppie.
«Sì, diceva Porthos, ma chi è che fa quattrocento doppie?
«Una doppia non basta; vale un luigi.
«Che cosa vale un luigi?
«Quattrocento a un luigi, formano quattrocento luigi.
«Quattrocento? fece Porthos.
«Sì; sono duecento, e ce ne vogliono almeno due per ciascuno. Sicchè si viene a quattrocento.
«Ma che quattrocento?
«Sentite», disse d’Artagnan.
E siccome v’erano d’ogni sorta di persone, che meravigliate osservavano l’arrivo della corte, egli terminò la frase all’orecchio.
«Capisco benissimo, rispose Porthos, duecento luigi ognuno, va ottimamente, ma che diranno poi?
«Diranno quel che vogliono. E d’altronde, si saprà forse che siamo noi?
«Ma chi s’incaricherà della distribuzione?
«Non v’è Mousqueton?
«E la mia livrea! esclamò Porthos, riconosceranno la mia livrea.
«Si rivolterà l’abito.
«Avete sempre ragione, mio caro d’Artagnan; ma dove diavolo scavate tutte le idee che avete?»
D’Artagnan sorrise.
I due amici presero dalla prima strada che incontrarono. Porthos bussò alla casa a mano destra, mentre d’Artagnan faceva lo stesso a quella a sinistra.
«Paglia! essi dissero.
«Signore, non ne abbiamo, risposero quei che vennero ad aprire, ma rivolgetevi al mercante di foraggi.
«E dov’è colui?
«L’ultimo portone in questa via.
«A diritta o a manca?
«A manca.
«E vi sono altri a San Germano da chi si possa procurarsene?
«V’è il locandiere del Montone Coronato, e il fattore Gros-Luis.
«Dove abitano?
«In via delle Orsoline.
«Tutt’e due?
«Sì.
«Benone».
I due gentiluomini si fecero spiegare il secondo ed il terzo indirizzo esattamente quanto il primo; indi d’Artagnan andò dal mercante di foraggi, e trattò seco per cinquanta fasci di paglia che possedeva, il tutto per tre doppie; di là passò dal locandiere, ove trovò Porthos che aveva combinato per duecento fasci per una somma quasi eguale; finalmente ottanta ne mise a loro disposizione il fattore Gros-Luis.
Totale quattrocento trenta.
In San Germano non ve n’erano di più.
In tutta la radunata non impiegarono più di mezz’ora. Mousqueton, debitamente ammaestrato, fu posto alla direzione di quel traffico improvviso; gli fu raccomandato di non lasciarsi uscire di mano un filo di paglia al disotto di un luigi per ogni fascio.
Gli veniva affidata tanta paglia per il valore di luigi quattrocento e trenta.
Mousqueton tentennava il capo, e non intendeva un ette di quella speculazione.
D’Artagnan, portando tre fasci, ritornò al castello, dove tutti tremavano di freddo e cascando dal sonno guardavano con astio il re, la regina e _Monsieur_ sui loro letti da campo.
All’entrare di d’Artagnan nel gran salone fu uno scroscio di risa generale; ma esso non mostrò tampoco di accorgersi d’esser l’oggetto dell’attenzione degli astanti, e si mise a disporre con tanta destrezza e buon umore il suo lettuccio di paglia, che faceva venire l’acquolina in bocca ai poveri insonniti, che non poteano dormire.
«Paglia! gridarono costoro; paglia! dove si trova un po’ di paglia?
«Ora vi ci conduco, disse Porthos».
E guidò gli avventori da Mousqueton, il quale dispensava generosamente i suoi fasci a un luigi l’uno. Questi pensarono essere un po’ caro, ma quando si ha molta volontà di dormire, chi non pagherebbe due o tre luigi qualche ora di un buon sonno?
D’Artagnan cedeva ad ognuno il suo letto, e quindi se lo rifece per sè dieci volte consecutive, e siccome si supponeva ch’egli avesse pagato da quanto gli altri il suo pacco di paglia, si cacciò in tasca così una trentina di luigi in meno di mezz’ora. Alle cinque ore della mattina la paglia valeva ottanta lire il pacco, ed anche non se ne raccapezzava più.
D’Artagnan aveva avuto cura di serbarsi da parte quattro fasci per sè; prese la chiave dello stanzino ove gli aveva nascosti, ed insieme con Porthos se ne andò a fare i conti con Mousqueton, il quale candidamente e da degno maggiordomo com’era, consegnò loro quattrocentotrenta luigi e se ne ritenne altri cento.
Mousqueton, che nulla sapeva di quanto era accaduto nel palazzo, non comprendeva come non fosse a lui venuta più presto l’idea di vender la paglia.
D’Artagnan si pose l’oro nel cappello, e tornando indietro, faceva i conti con Porthos. Spettavano ad ognuno di essi duecento quindici luigi.
Allora soltanto Porthos si avvide di non aver paglia per suo uso.
Andò da Mousqueton. Questo avea venduto sino all’ultimo filo, non serbandosi niente per sè stesso.
Porthos si recò presso a d’Artagnan, il quale, mediante i suoi quattro fasci era occupato a prepararsi, godendone anticipatamente la vista deliziosa, un letto così morbido, grosso da capo, coperte da’ piedi, che avrebbe fatto invidia anche al re, se il re non avesse riposato egregiamente nel suo.
D’Artagnan a nessun costo volle guastarlo, ma essendogli contati da Porthos quattro luigi, acconsentì che questi vi si adagiasse con lui.
Accomodò la spada da capo, si posò le pistole accanto, si distese a’ piedi il ferrajuolo, su questo mise il cappello e si sdrajò maestosamente sopra la paglia che cedeva e scricchiolava. Si pasceva digià dei dolci sogni che genera il possesso di duecento diciannove luigi guadagnati in un quarto d’ora, quando lo fece scuotere una voce alla porta della sala.
«Signor d’Artagnan! questa gridava, signor d’Artagnan!
«Qui, disse Porthos, qui!»
Porthos intendeva che se d’Artagnan se ne andava, il letto resterebbe a lui solo.
Si avvicinò un ufficiale.
D’Artagnan si sollevò sul gomito.
«Siete voi il signor d’Artagnan? quegli domandò.
«Sì, signore: che volete da me?
«Vengo a chiamarvi.
«Da parte di chi?
«Di Sua Eccellenza.
«Dite a monsignore che voglio dormire, e lo consiglio da amico a fare altrettanto.
«Sua Eccellenza non si è coricata, e non si coricherà, e vi vuole sul momento.
«Sia maledetto il Mazzarino, che non sa dormire quando bisogna! brontolò d’Artagnan, ma che vuole! È forse per farmi capitano? in tal caso glielo perdono».
E si alzò mormorando, pigliò la spada, il cappello, le pistole e il ferrajuolo, e andò coll’uffiziale, mentre Porthos, rimasto solo ed unico possessore del letto, si provava ad imitare le belle disposizioni dell’amico.
Mazzarino, vedendosi avvicinare colui che avea mandato a ricercare in momento sì inopportuno, gli disse:
«Signor d’Artagnan, non mi sono dimenticato con quanto zelo voi mi serviste, ed ora ve ne darò una prova.
«Buono! pensò il tenente, si comincia bene!»
Il ministro, che l’osservava, notò la sua contentezza.
«Ah, monsignore!
«Signor d’Artagnan, avete molto desiderio di esser capitano?
«Sì, Eccellenza.
«E il vostro amico brama sempre di esser barone?
«Monsignore, in questo istante si sogna di esserlo digià.
«Dunque, fece Mazzarino, togliendo da un portafogli la lettera già mostrata al nostro moschettiere, prendete questo dispaccio e portatelo in Inghilterra».
D’Artagnan guardò: non v’era indirizzo.
«Non posso sapere a chi debbo consegnarlo?
«Lo saprete giunto che siate a Londra; in Londra solamente lacererete la doppia sopraccarta.
«E quali saranno le mie istruzioni?
«D’obbedire in tutto e per tutto a quello a cui va questo plico».
D’Artagnan era per fare altre domande; il ministro soggiunse:
«Voi partite per Boulogne, troverete alle Armi d’Inghilterra un giovane gentiluomo chiamato Mordaunt.
«Sì, e di lui che devo farmi?
«Seguitarlo sin dove vi condurrà».
D’Artagnan guardava attonito il ministro.
«Eccovi istruito, disse questo, andate!
«Andate si dice presto, rispose il tenente, ma per andare bisognano danari, ed io non ne ho....
«Ah! fece Mazzarino grattandosi l’orecchio, dite di non aver danari?
«No, monsignore.
«Ma il diamante che vi diedi jeri sera?
«Bramo di conservarlo come un ricordo di Vostra Eccellenza».
Mazzarino sospirò.
«Monsignore, in Inghilterra il vivere costa caro, e specialmente in qualità d’inviato straordinario.
«Oibó! è un paese molto sobrio, e che campa di semplicità dalla rivoluzione in poi, ma non importa».
E Mazzarino, aperto un cassettino, ne cavò una borsa.
«Che dite di questi mille scudi?»
D’Artagnan sporse in fuori smisuratamente il labbro inferiore.
«Dico che son pochi, poichè di certo non partirò solo.
«Sicuro! replicò il ministro, sarà con voi il signor du Vallon, degno gentiluomo.... chè dopo di voi, caro signor d’Artagnan, egli è positivamente l’uomo che in Francia io ami e stimi più d’ogni altro.
«Allora, monsignore, fece d’Artagnan, accennando il sacchetto non ancor datogli da Mazzarino; se tanto lo amate e lo stimate, capirete....
«Là, a riguardo suo, aggiungerò duecento scudi.
«Spilorcio!» bucinò il tenente.
E domandò poi ad alta voce:
«Ma almeno, al nostro ritorno, potremo contare il signor Porthos sulla sua baronia, ed io sul mio grado, non è così?
«Sì, da Mazzarino che sono.
«Avrei più caro un altro giuramento, disse fra sè il Guascone».
E indi più forte:
«Non posso presentare i miei ossequi a Sua Maestà la regina?
«Sua Maestà dorme, rispose con impeto l’Eccellenza, e occorre che partiate senza indugio; orsù, andate!
«Monsignore, due altre parole: se là dove io vado e’ si battono, mi batterò anch’io?
«Farete quanto vi ordini la persona a cui vi dirigo.
«Va bene, seguitò d’Artagnan allungando la mano per pigliare il sacchetto, e vi presento i miei rispetti».
E postasi lentamente la borsa in tasca, disse all’ufficiale:
«Favorireste passare a destar pure il signor du Vallon e dirgli che lo attendo nelle scuderie?»
L’uffiziale si mosse tosto con una premura nella quale sembrò al nostro tenente vi fosse qualche cosa d’interessato.
Porthos si era appena sdrajato, e cominciava a russare armoniosamente secondo il suo consueto, ed eccolo sentirsi battere sulla spalla.
Credè che fosse d’Artagnan, e non si mosse.
«Da parte del ministro, disse l’uffiziale.
«Eh? che dite? domandò Porthos aprendo tanto d’occhi.
«Che Sua Eccellenza vi manda in Inghilterra, e il signor d’Artagnan vi aspetta nelle scuderie».
Porthos diede un sospiro, si alzò, prese il cappello, le pistole, la spada e il ferrajuolo, ed uscì mandando uno sguardo pien di rincrescimento al letto in cui si era proposto di riposare tanto bene.
Appena avea volte le spalle vi si era disteso sopra l’ufficiale; e non aveva egli passata la soglia, che il suo successore russava in modo da sbalordire. E ciò era naturale, dappoichè in quella riunione era egli il solo, oltre al re, alla regina e a Gastone d’Orleans, che dormisse gratis.
LVII.
_Vengono notizie d’Athos e d’Aramis._
D’Artagnan s’era recato a dirittura alle scuderie; si faceva giorno; riconobbe il suo cavallo e quello di Porthos legati alla mangiatoja, ma mangiatoja vuota; ebbe pietà delle povere bestie, e s’incamminò verso un cantone ove distingueva un po’ di paglia senza dubbio sottrattasi alla _razzia_ notturna. Ma nel radunare col piede la paglia, la punta del suo stivale incontrò un corpo rotondo, il quale, tocco di certo in un luogo sensibile, diede un grido e si rizzò sulle ginocchia stropicciandosi gli occhi.
Era Mousqueton, che non avendo più paglia per sè si era giovato di quella dei cavalli.
«Mousqueton! disse d’Artagnan, animo, in viaggio!»
Colui, riconosciuta la voce dell’amico del suo padrone, si alzò precipitosamente, e con quell’atto si lasciò cadere alcuni dei luigi guadagnati illecitamente nella notte scorsa.
«Oh oh! fece d’Artagnan annasando un luigi raccattato, ecco dell’oro che ha un odore singolare, puzza di paglia».
Mousqueton arrossì tanto onestamente, e parve sì confuso, che il guascone si mise a ridere, e seguitò:
«Mio caro Mouston, Porthos andrebbe in collera, ma io vi perdono; soltanto ricordiamoci che codest’oro dee servire di farmaco per la nostra ferita, e stiamo allegri, su via!»
Il domestico assunse subito un aspetto gioviale, pose con grande attività la sella al palafreno del suo signore, e si piantò sul suo proprio senza far boccaccia.
Frattanto capitò Porthos con viso burbero, e si maravigliò non poco di trovare d’Artagnan e Mousqueton quasi che in brio.
«Ehi! domandò, abbiamo dunque, voi il grado ed io la baronia?
«Andiamo a cercarne i brevetti, rispose d’Artagnan, ed al nostro ritorno Mazzarino li firmerà.
«E dove si va?
«Prima a Parigi; voglio regolare colà alcune faccende.
«A Parigi sia pure».
Ed entrambi partirono pella capitale.