Venti anni dopo

Part 20

Chapter 203,787 wordsPublic domain

«Signor du Vallon, seguitò il ministro, la vostra baronia sia in groppa dietro al Beaufort; non v’è altro che agguantarla. A voi, mio caro d’Artagnan, nulla prometto, ma se lo riportate vivo o morto, chiederete quel che vi pare.

«A cavallo, Porthos! disse il tenente afferrata la mano all’amico.

«Eccomi», replicò Porthos col sublime suo sangue freddo.

E scesero la scala grande, seco traendo le guardie che scontravano per via, e gridando:

«A cavallo! a cavallo!»

Si trovarono riuniti circa dieci uomini.

D’Artagnan e Porthos saltarono uno su Vulcano e l’altro su Bojardo. Mousqueton si mise addosso a Febo.

«Seguitemi! urlò d’Artagnan.

«In cammino! strillò Porthos».

E cacciarono gli sproni ne’ fianchi ai loro nobili destrieri, i quali si partirono per la contrada di S. Onorato colla rapidità di un lampo.

«Ebbene, signor barone, diceva d’Artagnan, vi avevo promesso di porvi in esercizio; vedete che vi mantengo la parola.

«Sì, capitano», rispose Porthos.

Si volsero indietro. Mousqueton, più sudante che la bestia che cavalcava, stava a doverosa distanza. A tergo a lui galoppavano le dieci guardie.

I borghesi storditi comparivano sulla soglia delle case, e i cani istizziti correvano appresso ai cavalli abbajando.

Sul canto del cimitero S. Giovanni, d’Artagnan buttò in terra un uomo, ma era un avvenimento troppo piccolo per trattenere genti che avevano tanta fretta; sicchè la comitiva continuò pel suo viaggio come se i corsieri avessero avuto le ali.

Ahimè! avvenimenti piccoli non vi sono in questo mondo, e noi vedremo che quello fu in procinto di rovinare la monarchia.

XXVII.

_La strada maestra._

Andarono in tal guisa quanto era lungo il sobborgo S. Antonio e la via di Vincennes; in breve furono fuori di città, presto nella macchia, e dopo poco alle viste di un villaggio.

Sembrava che i cavalli ad ogni passo si animassero maggiormente, e le loro nari principiavano ad arrossarsi come ardenti fornaci. D’Artagnan ficcando gli sproni nel ventre al suo, precedeva Porthos di un braccio circa. Mousqueton li seguitava, e poi le guardie a varie distanze secondo la bontà dei loro animali.

Di cima ad un’eminenza d’Artagnan vide una riunione di persone ferme dall’altro lato della torre che dà sopra S. Mauro. Comprese che di là fosse fuggito il prigioniero, e che ivi potrebbe egli ottenere schiarimento. In cinque minuti arrivò sino a quel punto e le guardie là pure lo raggiunsero.

Occupatissimi erano tutti coloro così radunatisi; guardavano la corda tuttora pendente dalla feritoja e rottasi dieci braccia più su di terra, misuravano cogli occhi l’altezza, e facevano un diluvio di congetture. Sulla sommità del bastione andavano e venivano sentinelle affaccendate.

Un posto militare comandato da un sergente allontanava la gente dal luogo dove il duca era montato a cavallo.

D’Artagnan corse fino al sergente.

«Mio uffiziale, disse questi, qui non è permesso fermarsi.

«Codesti ordini non sono per me, rispose d’Artagnan. Sono stati inseguiti i fuggiaschi?

«Sì, ma pur troppo hanno buone bestie.

«E quanti sono?

«Quattro validi ed un ferito.

«Quattro! fece d’Artagnan osservando Porthos, hai inteso, barone? sono quattro soltanto!»

Sul labbro a Porthos apparve un allegro sorriso.

«E quanto sono innanzi?

«Due ore e un quarto, mio uffiziale.

«Due ore e un quarto è nulla; noi abbiamo buoni cavalli, non è vero, Porthos?»

Porthos diede un sospiro pensando a quel che si preparava pei poveri animali.

«Benissimo, continuò d’Artagnan, e da che parte sono andati via?

«Questo poi è proibito di dirlo».

D’Artagnan si levò di tasca un foglio e disse:

«Ordine regio.

«Allora, parlate al governatore.

«E dov’è egli?

«In campagna».

Salì la collera sul volto a d’Artagnan, gli si rugò in fronte, gli si colorirono le tempie.

«Ah birbante! gridò al sergente, mi pare che tu mi burli!... aspetta, aspetta».

Con una mano gli presentò la carta spiegata e coll’altra prese dalle saccoccie una pistola e la caricò.

«Ordine regio, ti dico! leggi e rispondi, o che ti brucio le cervella! Che direzione hanno presa?»

Il sergente si accorse che d’Artagnan diceva davvero.

«La strada del Vendomese, rispose.

«E da qual porta sono usciti?

«Da quella di S. Mauro.

«Furfante! se m’inganni, domani sarai impiccato.

«E voi, se li raggiungete, non tornerete indietro a farmi impiccare», brontolò il soldato.

Il tenente si strinse nelle spalle, fece un cenno alla scorta e tirò innanzi.

«Di qua, signori, di qua!» disse avviandosi verso la porta del parco indicatagli.

Ma ormai che il duca era scappato, il custode aveva stimato opportuno di chiudere la porta a due mandate. Bisognò obbligarlo ad aprirla, e si perdettero altri dieci minuti.

Superato quest’ultimo ostacolo, la compagnia si rimise alla corsa velocissima.

Ma non tutti i cavalli seguitarono col medesimo ardore; alcuni non poterono reggere lungamente a quell’andatura sfrenata; tre si fermarono dopo aver camminato un’ora, ed uno cascò.

D’Artagnan, che non si voltava, neppur se ne accorse. Porthos tranquillamente glielo disse.

«Purchè arriviamo in due, rispose d’Artagnan, gli è quanto basta, giacchè son quattro soli.

«È vero, sì», confermò Porthos.

E diede di sprone ben forte.

A capo a due ore i cavalli aveano fatte dodici leghe senza ristarsi un momento; cominciavano a piegarsi loro le gambe, e la spuma che gettavano marezzava i giubbetti de’ padroni, mentre il sudore bagnava ad essi le brache.

«Riposiamoci un poco a far ripigliar fiato a queste disgraziate bestie, propose Porthos.

«Anzi, ammazziamole, ma si arrivi! rispose d’Artagnan, veggo delle orme recenti; devono esser passati di qua da un quarto d’ora e non più».

Realmente agli ultimi raggi diurni si distinguevano le tracce delle pedate.

Ripartirono; ma dopo un pajo di leghe cascò il palafreno di Mousqueton.

«Bene! fece Porthos, ecco Febo sciupato!

«Il ministro ve lo pagherà mille doppie.

«Oh! sono superiore a queste cose, lo!

«Dunque si vada di galoppo!

«Sì, se pure potremo».

Il cavallo di d’Artagnan ricusava però di andar più oltre; non respirava più, ed un’ultima bucatura degli sproni, invece di farlo avanzare, lo fe’ cadere.

«Oh diamine! disse Porthos, ecco Vulcano attrappato!

«Cospettone! gridò d’Artagnan, strappandosi i capelli, e bisogna dunque fermarsi? Porthos, datemi il vostro.... Ehi, che diavolo fate?

«Eh diavolo!... vo giù...., fece Porthos, o piuttosto è Bojardo che va in terra».

D’Artagnan tentò di far rialzare l’animale, intanto che Porthos si levava alla meglio di sulle staffe, ma si avvide che dalle nari gli colava il sangue.

«E tre! esclamò, ora tutto è finito!»

In quell’istante si udì un nitrito.

«Zitto! disse d’Artagnan.

«Che v’è egli?

«Un cavallo!

«Sarà di qualcuno de’ nostri compagni che ci raggiunge.

«No, no.... è avanti.

«Allora è tutt’altro».

Ed anche Porthos si mise ad ascoltare verso la parte accennatagli dall’amico.

«Signore, disse Mousqueton, che lasciata la sua bestia sulla strada maestra se ne veniva correndo a piedi, Febo non ha potuto resistere, e...

«Silenzio! gli ordinò Porthos».

Chè passava un secondo nitrito trasportato dal venticello notturno.

«È cinquecento passi più innanzi di noi, osservò d’Artagnan.

«Difatti, a codesta distanza, disse Mousqueton, v’è una casetta da caccia.

«Mousqueton, le tue pistole!

«Le ho in mano.

«Porthos, pigliate le vostre!

«Le ho qua.

«Bene! seguitò d’Artagnan, mi capite, Porthos?

«Non molto.

«Noi corriamo pel servizio del re.

«Ebbene?

«Pel regio servizio vogliamo quei cavalli.

«Giustissimo!

«Allora, non più parole, e all’opra!»

Tutti e tre s’inoltrarono, fra ’l bujo e taciti come tante larve. Ad una svolta videro brillare un lume in mezzo agli alberi.

«Ecco la casa, avvertì piano d’Artagnan, lasciatemi fare, e fate come fo io».

Arrivarono a venti passi lontano dall’abitazione senza esser visti. Lì, mercè un lampione appeso sotto una tettoja distinsero quattro bei corridori. Li puliva un servitore: accanto a questi erano le selle e le briglie.

D’Artagnan si avvicinò con impeto, accennando ai compagni si trattenessero indietro.

«Ti compro i tuoi cavalli, disse al domestico».

Colui si volse attonito, ma senza parlare.

«Non mi hai inteso, mascalzone?

«Sicuro!

«E perchè non rispondi?

«Perchè e’ non sono da vendersi.

«Dunque io li prendo».

E d’Artagnan mise la mano su quello che aveva più prossimo. All’istante comparvero i due camerati e fecero lo stesso.

«Ma, signori! gridò il lacchè, hanno fatto una tirata di sei leghe, e non è mezz’ora che son fermi.

«Mezz’ora di riposo basta, replicò d’Artagnan, e anzi così saranno più vivaci».

Il palafreniere chiamò ajuto. Uscì una specie di maggiordomo, mentre appunto d’Artagnan ed i compagni mettevano le selle addosso ai destrieri.

Il maggiordomo voleva far da bravo.

«Amicone, gli urlò d’Artagnan, se dite una parola, v’abbrucio le cervella».

E gli mostrò la canna d’una pistola, che tosto si pose poi sotto il braccio onde continuare la sua bisogna.

«Ma, signore, disse l’intendente, sapete che questi animali appartengono al signor di Montbazon?

«Tanto meglio! devono esser buone bestie.

«Ehi! rispose il poveretto camminando all’indietro per procurar di arrivare sino alla porta, vi prevengo che chiamerò i miei uomini.

«Ed io pure i miei. Sono tenente de’ moschettieri del re, ho dieci guardie che mi seguono, e a voi! le sentite galoppare? ora vedremo».

Non si udiva nulla, ma al maggiordomo impaurito sembrò di aver inteso.

«Ci siete, Porthos? domandò d’Artagnan.

«Ho terminato.

«E voi, Mouston?

«Anch’io.

«Dunque si parta!»

Tutti e tre saltarono su i cavalli.

«Qua i servi! qua le carabine! strillò l’intendente.

«Via presto! fece d’Artagnan, vi saranno delle fucilate».

E i nostri tre scapparono come il vento.

«Qua! qua! urlava colui, mentre il palafreniere correva alla casa vicina.

«Badate di non ammazzare le vostre bestie! gli gridò d’Artagnan con uno scroscio di risa.

«Fuoco! ordinò il maggiordomo».

Un chiarore simile a quello del lampo illuminò la strada; poi i cavalcanti udirono lo scoppio e il fischio delle palle che si perderono per l’aria.

«Tirano come tanti lacchè, disse d’Artagnan, oh! si sparava meglio a tempo di Richelieu. Vi ricordate della strada di Crevecoeur, Mousqueton?

«Ah! signor mio! mi duol sempre la natica diritta!

«Siete sicuro che siamo sull’orme di coloro, d’Artagnan? domandò Porthos.

«Per bacco! non avete inteso?

«Che cosa?

«Che questi animali sono di Montbazon.

«Ebbene?

«Montbazon è marito di madama di Montbazon....

«E poi?....

«E madama di Montbazon è _amica_ del signor di Beaufort.

«Ah! comprendo, essa aveva disposte le cambiature.

«Precisamente.

«E noi andiamo appresso al duca con i cavalli da lui lasciati?

«Caro Porthos, avete un giudizio straordinario! disse d’Artagnan col suo solito tuono, come suol dirsi, mezzo uva e mezzo fico.

«Eh! io sono così, replicò Porthos».

Corsero un’ora a quel modo.

«Ohe! che vedo laggiù? fece d’Artagnan ad un tratto.

«Buon per voi se vedete qualcosa a questo bujo!

«Delle faville!

«Le ho viste ancor io! seguitò Mousqueton.

«Ah! gli abbiamo forse raggiunti?

«Ohimè! un cavallo morto! gridò d’Artagnan, rialzando il suo corsiero da un movimento di paura che questo aveva fatto, pare ch’essi pure non ne possano più.

«Sembra udir rumore di una brigata di cavalieri! osservò Porthos, chinatosi sulla criniera.

«Non può essere.

«Sono molti.

«Allora è tutt’altro.

«Un altro cavallo! fece d’Artagnan.

«Morto?

«No, moribondo.

«Con la sella, o senza?

«Con la sella.

«Allora son essi.

«Coraggio! son nostri.

«Ma se son molti non saran nostri, e noi saremo di loro, obiettò Mousqueton.

«Oibò! rispose d’Artagnan, ci crederanno più forti di loro stessi, poichè l’inseguiamo, e sbigottiti si disperderanno.

«È sicuro! approvò Porthos.

«Ah, vedete! esclamò d’Artagnan.

«Sì, nuove faville! questa volta le ho viste anch’io, disse Porthos.

«Avanti! avanti! ordinò d’Artagnan colla sua voce stridula, e fra cinque minuti rideremo».

E tornarono a slanciarsi. I cavalli infuriati dal dolore e dalla gara volavano sull’oscura via, in mezzo alla quale si cominciava a distinguere una mole più compatta e negra che il rimanente dell’orizzonte.

XXVIII.

_L’incontro._

Continuossi la corsa per anco dieci minuti su quel fare medesimo.

D’improvviso dalla mole che noi menzionavamo, i punti neri si avanzarono e crebbero, e crescendo furono due uomini a cavallo.

«Oh oh! disse d’Artagnan, vengono verso di noi.

«Peggio per loro! disse Porthos.

«Chi va là?» gridò una voce rauca.

I tre cavalcanti che avean già preso lo slancio non si ristettero nè risposero. Ma si udì il rumore delle spade che uscivano dal fodero e il battito del grilletto delle pistole che caricavano i due spettri neri.

«All’arme! fece d’Artagnan; le briglie sui denti!»

Porthos comprese, ed esso e d’Artagnan messo mano ciascuno ad una pistola caricarono pure.

«Chi va là? fu ripetuto, non fate un passo di più, o siete morti!

«Oibò! replicò Porthos quasi strangolato dalla polvere e masticando la briglia come il suo corsiero si masticava il morso, oibò! ne abbiam vedute di più belle!»

A tali detti le ombre chiusero il passo, e alla luce delle stelle si vide abbassata la canna delle pistole.

«Indietro! strillò d’Artagnan, o siete morti voi altri!»

Dopo la minaccia vi furono due pistolettate, ma i due assalitori venivano con tanta velocità che in un attimo furono addosso agli avversarj. Al terzo sparo di d’Artagnan cadde il suo nemico. Porthos poi urtò il suo con tal violenza, che lo mandò a ruzzolare dieci passi più là del suo destriero.

«Rifiniscilo, Mousqueton! urlò Porthos».

E si scagliò al fianco all’amico che aveva principiato ad agire.

«Ebbene? chiese Porthos.

«Gli ho fracassata la testa, rispose d’Artagnan, e voi?

«L’ho soltanto gittato in terra, ma ecco!»

Si udì un colpo di carabina. Era Mousqueton, che così di volo adempieva al comando del padrone.

«Addosso! addosso! continuò d’Artagnan, va bene, e abbiamo la prima mano.

«Ah ah! esclamò Porthos, ecco altri due giuocatori!»

Realmente comparivano due nuovi cavalcanti distaccatisi dal gruppo principale, e venivano innanzi rapidissimamente per ingombrare da capo la via.

Questa volta d’Artagnan non aspettò nemmeno che gli fosse parlato.

«Largo! largo! gridò.

«Che volete? domandò una voce.

«Il duca!» strepitarono insieme d’Artagnan e Porthos.

Rispose loro una risata; ma ella finì con un gemito: d’Artagnan aveva trapassato da parte a parte colla spada colui che rideva.

Nel tempo stesso due spari fecero un sol colpo: erano Porthos ed il suo avversario che tiravano uno sull’altro.

D’Artagnan, volgendosi, si vide vicino Porthos.

«Bravo! gli disse, lo avete ucciso, mi pare?

«Credo di non aver toccato che il cavallo.

«Che volete, mio caro? non si fanno mica subito le cinque carte allo stesso seme.... Oh! cospettaccio che ha egli il mio ronzino?

«Che cos’ha? non può più reggere, e cade», disse Porthos, trattenendo il suo.

Veramente il cavallo di d’Artagnan inciampava, e andava giù sulle ginocchia; diede un rantolo e si stese.

Aveva ricevuta nel petto la prima palla dell’emulo di d’Artagnan.

Il quale mandò una tal bestemmia da fare inorridire.

«Signore, volete un cavallo?» chiese Mousqueton.

«Capperi! se lo voglio!

«Ecco.

«E come diavolo hai tu queste bestie scosse? interrogò d’Artagnan saltando sopra ad uno.

«I lor padroni sono morti, io ho pensato che potessero esserci utili, e le ho prese».

Frattanto Porthos aveva ricaricato le armi.

«Attenti! disse d’Artagnan, eccone altri due!

«Ma per Diana! ne avremo così fino a domani? mormorò Porthos».

Infatti si avanzavano due cavalcanti.

«Ohi! signore, avvertì Mousqueton, quello che avete atterrato si rialza.

«Perchè non facesti a lui come al primo.

«Ero imbarazzato, reggevo i cavalli».

Fuvvi uno sparo. Mousqueton cacciò un urlo dal dolore:

«Ah signore! nell’altra natica! là, per l’appunto.... questa botta sarà di pendente a quella della strada di Amiens!»

Porthos si volse alla guisa di un leone, piombò sul nemico; questi tentò di sguainare la spada, ma avanti che l’avesse tolta dal fodero, Porthos, col pomo della sua, gli aveva data sulla testa una percossa sì terribile ch’egli era caduto come un bue sotto la mazzuola del beccajo.

Mousqueton, lagnandosi e sospirando, si era calato giù di sella adagio adagio, chè la ferita non gli permetteva di restarvi.

D’Artagnan, nel mirare i sopraggiunti si era fermato a ricaricare la pistola; inoltre il suo nuovo cavallo aveva agli arcioni una carabina.

«Eccomi! gli disse Porthos, si aspetta, o si tira?

«Tiriamo! fece d’Artagnan.

«Tiriamo! ripetè l’altro».

E cogli sproni bucavano la pancia ai poveri quadrupedi che avevano sotto.

Gli avversarj erano ormai distanti di soli venti passi.

«In nome del re! esclamò d’Artagnan, lasciateci passare!

«Qui il re non ha che vedere, rispose una voce sonora e acuta, che sembrava scaturisse fuori da un nuvolo, imperciocchè chi la mandava arrivava tutto coperto da un turbine di polvere.

«Va benone! ora vedremo se il re non passa da per tutto.

«Vedete!» fece la medesima voce.

Ed in un botto vi furono due spari di pistola, uno da d’Artagnan ed uno dall’antagonista di Porthos. La palla di d’Artagnan portò via il cappello al nemico; quella di lui entrò in gola al cavallo di Porthos che cascò intirizzito.

«Per l’ultima volta, dove andate? domandò la stessa voce.

«A casa al diavolo! replicò adirato d’Artagnan.

«Oh! allora, non dubitate, ci arriverete».

D’Artagnan vide abbassarsi in verso lui la canna di un fucile. Non aveva tempo di frugare nelle saccoccie; si ricordò di un consiglio datoli in addietro da Athos, e fece che il suo corsiero s’impennasse.

«Ehi! gridò il solito uomo in tuono di dileggio, ma noi facciamo così un macello di puledri e non un combattimento tra persone. Di spada, signor mio, di spada!»

E smontò in un attimo.

In un balzo d’Artagnan fu sopra all’avversario, e sentì sopra al suo il di lui ferro. Egli, con la sua consueta destrezza, aveva messa la spada in terza, sua posizione prediletta.

In quell’intervallo, Porthos, inginocchiato dietro al suo palafreno, che tremava nelle convulsioni dell’agonia, reggeva in ogni mano una pistola.

Ed intanto era principiata la battaglia fra d’Artagnan ed il suo avversario. D’Artagnan aveva assalito quello fieramente conforme alla sua usanza, ma questa volta aveva incontrato un pugno ed un tal giuoco che gli diedero da pensare. Rimesso due volte in quarta, fece un passo addietro; l’altro non si mosse; egli tornò a impegnare la spada in terza posizione.

Vi furono due o tre botte da ambo i lati senza risultato veruno; scaturivano faville dai ferri in gran copia.

Alla fine il nostro tenente stimò opportuno di cavar partito dalla finta sua favorita, la diresse abilmente, la eseguì con la rapidità del baleno, e scagliò il colpo con un vigore a cui credeva non si potesse resistere.

Ma a questo fu parato.

«Cappiterina!» ei gridò nel suo linguaggio guascone.

Ed a codesta esclamazione il suo avversario fece un salto all’indietro, e, chinando la testa scoperta, si sforzò di distinguere fra le tenebre il volto di d’Artagnan.

Il quale, per timore di un’altra finta, si teneva sulla difesa.

«Badate! disse Porthos al suo emulo, ho ancora due pistole cariche.

«Ragion di più perchè dobbiate essere il primo a tirare» colui rispose.

Porthos sparò; un lampo illuminò il campo di battaglia.

A quella luce gli altri due combattenti diedero ognuno un grido:

«Athos! fu quello di d’Artagnan.

«D’Artagnan! quel di Athos».

Quest’ultimo alzò il brando, l’altro lo abbassò.

«Aramis! urlò Athos, non tirate!

«Ah ah! Aramis, siete voi?» fece Porthos.

E buttò via l’arme.

Aramis ripose la sua pistola, e mise nel fodero la draghinassa.

«Figlio mio!» disse Athos porgendo la destra a d’Artagnan.

Così lo chiamava ne’ tempi trascorsi ne’ momenti di maggior tenerezza.

«Athos! disse d’Artagnan, e si torceva le mani, voi dunque lo difendete? ed io aveva giurato di riportarlo o vivo o morto! ah, sono disonorato!

«Uccidete me, Athos rispose scuoprendosi il petto, se all’onor vostro è d’uopo della mia morte.

«Guai a me! guai! un uomo solo eravi al mondo che potesse trattenermi, e la fatalità mi pose dinanzi quest’uomo! Oh! che dirò io al ministro?

«Gli direte, signore, replicò una voce che dominava sul campo di battaglia, ch’egli aveva inviati contro a me i due soli uomini capaci di atterrarne quattro, di pugnare da soli a soli senza svantaggio contro al conte di la Fère e al cavaliere d’Herblay, e di non arrendersi che a cinquanta uomini.

«Il principe! esclamarono a un tempo Athos ed Aramis facendo un movimento per discuoprire il duca di Beaufort, mentre d’Artagnan e Porthos retrocedevano di un passo.

«Cinquanta cavalieri! mormorarono questi due ultimi.

«Guardatevi attorno, signori, se ne avete dubbio» seguitò il duca.

Eglino si mirarono attorno; realmente li circuiva una truppa a cavallo.

«Allo strepito della vostra lotta, continuò il signor di Beaufort, io ho creduto che foste venti, e sono ritornato con quelli che mi circondavano, stanco di fuggir sempre, e bramoso di sguainare io pure la spada: ed eravate due e non più!

«Sì, monsignore, disse Athos, ma conforme diceste, che vagliono per venti.

«Orsù, signori, le vostre spade! riprese il duca.

«Oh mai! no, mai! esclamò d’Artagnan tornato in sè stesso ed alzando la testa.

«No, mai!» confermò Porthos.

Alcuni uomini fecero un movimento.

«Un momento, monsignore! gridò Athos, due parole!»

E si accostò al principe, che si chinò verso di lui, ed al quale disse piano qualche cosa.

«Conte, come vorrete, gli rispose il signor di Beaufort. Vi ho troppi obblighi per negarvi la vostra prima richiesta. Allontanatevi, signori (ordinò a quei della sua scorta); signori d’Artagnan e du Vallon, siete liberi».

Fu eseguito il comando, e d’Artagnan e Porthos si trovarono a formare il centro di un ampio circolo.

«Adesso, voi d’Herblay, fece Athos, scendete da cavallo e venite».

Aramis, essendo smontato, si avvicinò a Porthos, frattanto che Athos si appressava a d’Artagnan. E tutti quattro si videro riuniti.

«Amico, domandò Athos, vi duole ancora di non aver versato il nostro sangue?

«No, replicò d’Artagnan, duolmi di veder noi uno contro all’altro dopo essere stati tanto bene uniti; duolmi d’incontrarci in due campi opposti. Ah! a nulla più riusciremo.

«Oh no, è finita! aggiunse Porthos.

«Or bene, allora siate de’ nostri, progettò Aramis.

«Silenzio, d’Herblay! gridò Athos, non si fanno tali proposizioni a soggetti simili a questi. S’essi sono entrati nel partito di Mazzarino, è perchè ivi gli ha spinti la lor coscienza, come la nostra ci spinse a quello dei principi.

«Ed intanto eccoci nemici! disse Porthos, cospetto! chi lo avrebbe mai creduto!»

D’Artagnan non parlò, ma diede un sospiro.

Athos prese ad entrambi la mano, dicendo:

«Signori, l’affare è gravissimo, ed il mio cuore ne soffre come se trafitto lo aveste da parte a parte. Sì, noi siamo separati, ecco la grande, la trista verità, ma non peranco ci dichiarammo guerra; forse abbiamo da stabilire le nostre condizioni, ed è indispensabile un supremo colloquio.

«Io lo reclamo, fece Aramis.

«Io lo accetto», aggiunse alteramente d’Artagnan.

Porthos abbassò il capo in segno di assenso.

«Sicchè si fissi il luogo del convegno adattato a noi tutti, proseguì Athos, ed in un’ultima conferenza regoliamo definitivamente la nostra situazione reciproca e la condotta che scambievolmente dovremo tenere.

«Bene! approvarono gli altri tre.

«Siete dunque del mio parere?

«Intieramente!

«Or bene, il luogo?

«La Piazza Reale vi accomoda? domandò d’Artagnan.

«A Parigi?

«Sì».

Athos ed Aramis si guardarono. Questo colla testa accennò di sì.

«Sia pure la Piazza Reale! affermò Athos.

«E quando?

«Domani sera, se vi aggrada.

«Sarete di ritorno?

«Certo.

«A che ora?

«Alle dieci: vi conviene?

«A meraviglia.

«Di là, disse Athos, uscirà la pace o la guerra, ma almeno, amici, sarà salvo l’onor nostro.