Part 8
.... L'indagine psicologica, l'osservazione e lo studio del fenomeno spirituale, l'analisi del sentimento sono la caratteristica della nostra età e il tormento nostro. Questa curiosità pretensiosa di conoscere noi stessi sembra penetrare dalla scienza nella vita comune e divenire abitudine e sollazzo dello spirito. Il cronista narra della ragazza che s'è avvelenata e riferisce i particolari piú minuti del fatto; ma non ci bastano essi, e vorremmo sapere quale successione di pensieri dolorosi o folli, quale aberrazione di sentimento ed esagerazione di passione erotica, quale cumulo di avverse circostanze esteriori e che influenza di contorno ha condotto quella femminetta al proposito insano.
Né ci sbigottisce e rattiene la profanazione dell'idealità; anzi ci sembra d'innalzare noi stessi abbassando i grandi uomini a noi se possiamo apprenderne a rilevarne i difetti o le colpe. E non la sola vaghezza dell'ignoto, ma l'avidità di conoscere in che guisa vivevano e come sentivano i nostri avi induce gli studiosi a violare per gli archivi i segreti del tempo e della morte e innamora le persone severe e cólte alla storia dei costumi. Però l'efficacia della critica storica è tanta che non si capirebbe senza avvertire questa ragione remota della sua necessità.
Ma l'arte quando esagera le tendenze dell'età sua si pervertisce sempre e pervertisce e stanca: onde l'uggia del romanzo psicologico decaduto a una specie di psicologia romanzesca; onde il rimprovero che si muove pure ai poeti di ricercar troppo e con morboso compiacimento le sensazioni insolite, le esagerazioni sentimentali, le infermità psichiche nella passione umana; e quindi anche il desiderio che l'arte si ritempri ai modi degli artisti sani e validi, e, pur rinnovandosi, anzi per rinnovarsi meglio, si rifaccia espressione schietta e forte del sentire e della vita.
Del qual desiderio tenuto conto, e, d'altra parte, tenendo conto della fortuna che seconda gli studi intorno il costume antico, non sarebbe meraviglia se a qualche scrittore venisse l'idea di rinnovare, con invenzione sua, il racconto del fatto antico.... Ma qual norma dovrebbe seguire questo raccontatore di novelle che ritraessero costumi e vita d'altri tempi e la passione di tutti i tempi?
Per me, una delle due:
O la maniera arcaica, cosí nello stile come nello sviluppo del racconto (prova d'arte riflessa, a diletto di pochi dotti: già sfoggio in Balzac di maestria e di meravigliosa potenza stilistica e fantastica, e, da noi, esercizio, affettazione di bello stile nel Cesari, nel Colombo, nello Zambrini, nel Livaditi, in altri, e, non è molto, grazioso capriccio di Ugo Fleres);
o (per prova d'arte spontanea, a diletto di tutti) la maniera moderna: cioè, nulla d'arcaico nel racconto, se non, intimamente, quanto bisogna a non offendere la rappresentazione, la verità, la visione dell'antico e la realtà della storia: dunque profittare d'ogni mezzo che noi abbiamo imparato e conserviamo dell'arte vecchia perché nuovo in eterno; colorire modernamente la forma, per quanto è possibile e conviene, e anche improntare il racconto di quell'osservazione e spiegazione psicologica da cui oggi acquista verosimiglianza e allettamento lo sviluppo della passione. Soltanto un'impronta, s'intende; e a ciò si pretenderebbe un senso delicatissimo di temperanza fra il vecchio e quello che può rimanere moderno....
Ma rifarsi all'arte ingenua e primitiva dei trecentisti, del Sacchetti, per esempio, adattando a quella loro bella semplicità il moderno stile semplificato, non credo si possa senza offendere il precetto oraziano, l'immutabile precetto del _cor sincerum_.... Nessun grande artista si sottrasse mai del tutto al suo tempo, pur quando ne avversò i gusti e ne avvisò gli errori, e in arte non si saltano impunemente quattro o cinque secoli....
A. A. (Da un articolo del _Fanfulla_ _domenicale_ n.o 8, an. XVII).
_Finito di stampare_ _il dí 25 Febbraio MDCCCXCV_ _nella tipografia della ditta Nicola Zanichelli_ _in Bologna._
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