# Vecchie cadenze e nuove

## Part 6

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Ombre placide e molli, ombre silenti Del bosco, io vi ritrovo e trovo insieme Quel che passò tra voi nell'ore estreme Della mia gioia e de' bei giorni spenti.

Qualche cosa di mio tra le piangenti Vostre foglie va lieto ed erra e freme, Tal che il mio core, desiando, teme Di rivivere in voi l'ore ridenti.

Una voce, destando echi lontani, Par che mi chiami in quella parte e in questa Ove più folto perdesi il viale:

E i passi guida affascinati e vani In mezzo ai tronchi un'agitarsi d'ale Ed il fuggire d'una rosea vesta.

* * *

Mentre le luci di mia vita a poco A poco si spegnevano nel muto Crepuscolo degli anni e mentre fioco Moriva il sol di nuvoli involuto,

Mia cara lampa, io ben sperai che al fuoco Avrei della tua fiamma ancor potuto Toccar le corde coll'antico gioco E cader sul mio povero liuto.

Alla tua luce avria la stanca mano Scosse l'ultime note e men dolente Saria finito il salmo della vita.

Or che sei spenta erra la man smarrita Nel desolato buio eternamente A ricercar le vecchie corde invano.

* * *

Tutta bianca al tornar del nuovo aprile Fiorìa la siepe e tiepida fluiva Per ogni verde riva La tua fraganza, o violetta smorta.

Per queste balze andava essa gentile Cogliendo fiori come in un giardino, È morto il biancospino, Morta è la siepe insiem da ch'ella è morta.

Non più pei freschi rugiadosi seni Di questa valle, ov'ella corse e scese, Ancor dal sole accese Le rosette vedrò che il maggio porta. Aridi e spenti, sol di stecchi pieni, Rivedrò i boschi e serpeggiar le ortiche Nel folto delle spiche: Chè tutto è morto qui da ch'ella è morta.

VOCE DALL'ALTO

Dalla mia spoglia uscita Or batto l'agil volo, Non in un angol solo Del ciel, com'io credea, Ma vezzeggiata idea Dovunque il tuo pensier mi cerca e brama.

Nel Dio che a sè mi chiama, Che in ogni stella splende, Lo spirito si accende Della mia vita corta: Seco mi tragge e porta Ovunque il tuo pensier erra e riposa.

Quel che la bianca rosa Dolce profumo esala Son io: son io dell'ala Il frullo accanto al nido; Son io percossa al lido L'onda che lenta mormora e sospira.

Nella sua dolce spira Il venticel mi vuole, Senton le mie parole Le foglie scosse e i rami, Tutto che cerchi ed ami Di me racchiude una memoria, un'eco.

Quando tu piangi, teco Intenerir mi fai: Se al poverel tu dai La tua pietade io sono; Io sono il tuo perdono, Io son di te quel che giammai non muore.

Strette in un solo amore, Fiamme d'un solo Iddio, Tu sulla terra ed io Dal ciel donde scendea Siamo la stessa Idea, Che vince d'ogni morte ogni furore.

* * *

Pianger perchè?--se mia fortuna piangi, Giusto non sei, nè pio, Che tutta nel morir recai finita La gioia di mia vita.

Pianger perchè?--se il mal che mi fu tolto Piangi, ed accusi Iddio Se per assenzio mi fu dato miele, Il piangere è crudele.

Pianger perchè?--se questo pianto amaro, Ch'ora ti solca il viso, Non proverò giammai, non è pietosa Invidiabil cosa?

Pianger perchè?--non dir: Morte ha diviso Di polvere due grani; Ma ricongiunse in suo voler potente La goccia alla sorgente.

* * *

Or sai più cose che non t'eran note Prima e che forman la tua scienza nuova: Sai che il dolore quanto più percote Del cor le forze invigorisce e prova.

Sai che cenere e fumo, ove le vere Cose s'infiamman, son le cose vane: Che come gemma tra le scorie nere Tra i fuggevoli beni amor rimane.

Sai quanto amari son del pianto i rivi, Che i dolori trascinano del mondo, E quanta forza danno i morti ai vivi A portar la speranza fino in fondo.

In mezzo al rombo degli umani guai Dolce rifugio sai che aspetta e tace Oltre il Tempo la Morte: ed anche sai Come sorrida un angelo di pace.

LE VISIONI DEL CIECO

I.

Solo presso lo scoglio, ove il dolor mi lega, vedo nel vuoto abisso passar gli anni caduti e le cadute cose.

Giran le spente occhiaie qua e là dentro la bruma dell'ombra che mi serra e, brancicando, ancora qualche fantasma io stringo.

Nell'addormito spirito, quale su mar deserto repente un alcione candido irrompe, il cieco così della mia tenebra

Orror fende una donna, uno splendr che i muti segni richiama e suscita delle memorie spente nel gran mar delle lagrime,

Quale si annuncia candida, qual sorge dalle fonde acque in un riso tremulo che luccica sull'acque e in sen dell'acque specchiasi

Aurora rinascente, così donna più bella non parve ad occhi vivi. Pei rivoli del pianto tutta m'inebria l'anima.

Va dalla riva all'ultima onda una via lucente, in cui scende l'immagine bianca ad un dolce invito; onde convien che il gracile

Corpo io raccolga e rotte l'ultime inerzie, segua la folgorante traccia, in fin che morto io tocchi del mar l'ultima riva.

II.

Fanno nel cielo bianco i curvi rami della selva, che molta neve ingombra, de' vani, sottilissimi ricami.

Per i viali della terra, sgombra d'ogni speranza, passa una mortale tristezza, che il candor del suolo adombra.

Lugubri augelli van sbattendo l'ale contro i gelidi tronchi. Io piango. È questa la morta selva piena d'ogni male.

Torna la donna in una verde vesta, che tiene un molle ramicello in mano e vien benedicendo la foresta.

Non cade, no la sua pietade invano nel rigido dolor, ma il segno santo della prudente piccioletta mano

Alla tristezza scioglie il duro incanto.

III.

Ogni nebbia si dissipa e prevale il sol che nasce da un bel mar turchino, entro la selva che mutò colore.

Approdan vele stanche al litorale, donde scendono donne nel giardino, che fa la selva tra le piante in fiore.

Hanno nel viso le signore sante le soavi memorie e reca ognuna un picciol vaso di preziosa essenza.

Per i viali muovono le piante senza versar dai corpi ombra veruna come di sogno molle evanescenza.

IV.

Vanno le donne angeliche nell'alta erba fiorita in lagrime la cenere strisciando di lor veste, E morta, ma ridente nel suo splendor celeste, portano una fanciulla tra i gigli impallidita.

Di soave tristezza inebriate, il suono mandan le bianche voci. L'anima sofferente le segue umile e casta del pianto alla sorgente, ove le belle attingono la grazia del perdono.

Presso la soglia candida, da cui l'onda deriva, si prostra il fiero sdegno, l'ira si prostra cieca: più t'immergi nell'acqua che la fontana reca, più la fanciulla morta a te ritorna viva.

"Io sono la speranza nata dal tuo piacere, ho il sol dentro ai capelli e molte spine ai piedi: io son la pura essenza di quel che pensi e credi, l'anima profumata son delle cose vere.

"Morta son viva e passo nei sogni del mortale, spargendo colle mani aperte la semente di nuovi sogni. Io sono la bella sorridente, che stillo eterni aromi dai morti fior del male."

V.

Venian per la selva silente Con passo dolente le donne, Non vive, ma come sottili Fantasmi gentili nel viso. Mi cinser la testa pietose D'un olio di rose soave: Mi tolser la nebbia che ingombra Lo spirto com'ombra letale, E--Figlio--mi dissero--Ave!

* * *

Noi siamo le eterne sorelle Noi siamo le belle immortali, Che sciolto il mister della Sfinge, Di morte non spinge la mano. Ci accoglie la selva divina, Che verde sconfina nascosa Ai cupidi sguardi dei vivi Di rose e d'ulivi fiorente: Riposa, riposa, riposa.

* * *

Solleva lo sguardo smarrito Ascolta l'invito piacente: Dal monte chi rotola in questa Eterna foresta rivive. Per balze scoscese e dirotte Stancasti la notte: sei vinto. Riposa, riposa, riposa. L'effluvio di rosa immortale Richiami lo spirito estinto.

* * *

Chi beve all'eterna fontana Che limpida emana da Dio S'inebria di santa certezza, Gli anelli disprezza di morte. Piantate per sempre le tende, L'affanno distende di un'ora. Ristora nel placido oblìo Lo stanco desìo, dell'alma Le crude ferite ristora.

VI.

Le belle voci e il vago incantamento Aprir nel sasso la feconda vena, Che corse come un rivolo d'argento. La risorta fanciulla, a cui serena Splendea la pace nel raggiante viso, Mi die' dell'acqua colla mano piena, Reggendomi degli occhi col bel riso.

* * *

Inebriare è pallida parola, Se il dolce esprimer vuoi di paradiso, In cui mi trasse la gentil carola. Ma non dirò del sovrumano amplesso Ond'io fui cinto e della bianca stola Che me condusse fuori di me stesso.

* * *

S'anco è sognare, o miseri mortali, Questo cieco veder che n'è concesso, Se spento è il sole, resta il cielo all'ali.

PREGHIERA

_Quando verrà quel dì... quel dì, Signore, Che vorrete con voi l'anima mia, Fata che presso al letto del dolore Venga a seder la santa Poesia. Essa, che tutti sa di questo cuore I desiderii, colla grazia pia Farà che la tremante ora fatale Passi sotto un bell'arco trionfale.

Di giovinetti tutti i casti ardori, Che in rima chiusi tante volte e in prosa, I veduti tramonti e i bianchi albori Del cielo ed ogni più ridente cosa, Le fanciullette amate e i baci e i fiori Svaniscon meco in un color di rosa: E nella notte che starà davanti Scenda la luce dei sognati istanti._

INDICE

PARTE PRIMA

_Al lettore_, Pag. 7

I segreti pensieri.

Preludio: Canta l'usignuolo, " 13 A una giovano poetessa, " 15 Litanie vecchie e litanie nuove, " 17 Il telegrafo sulla montagna, " 21 La trasmissione della forza elettrica, " 24 A un vincitore in un duello, " 27 Ora di tedio, " 30 Il tempo e la mano, " 32 "Per quarant'anni parroco", " 35 L'agnellino dorme, " 39 Il contadino--_Cantilena_, " 42 Conca alpina, " 44 Il rosario della nonna, " 46 La capra ed io, " 49 La fanciulla benefica, " 53 Il fiume e la vita, " 56 Ad un generoso signore, " 61 Il cantoniere, " 65 A un vecchio crocifisso, " 68

PARTE SECONDA

Le vaganti immagini

Cantilene di Natale, " 73 La chiesetta, " 76 Canzonette di primavera, " 77 Lasciamole volar, " 79 I consigli del vecchio marinaio, " 83 Il maestro contento, " 85 La villetta chiusa " 89 Dopo la pioggia " 91 Il funerale del povero " 93 Il fabbro " 96 I vecchietti " 98 Le due poesie " 100 La sartina " 103 Angelina " 105 Maria " 106 L'acqua e il sasso " 108 Il sorriso " 109 Predichetta " 111

Feste e glorie

Brindisi dei tipografi " 115 A Victor Hugo (salmo) " 120 All'Italia " 123 Ode a Verdi " 127 Alla tomba di Re Vittorio Emmanuele II " 132 I fratelli Cairoli " 137

PARTE TERZA

Gli Intimi sensi

Sul campo della battaglia " 141 Il canto della pietà " 148 Solitudine (Chiaravalle Milanese) " 154 Il canto dell'ulivo " 159 Evocazioni " 164 Le ore della vita " 170 Funerale bianco " 178

Lagrime

Il triste ritorno " 183 Voce dall'alto " 191 Le visioni del cieco " 195 Preghiera " 203

End of Project Gutenberg's Vecchie cadenze e nuove, by Emilio De Marchi

