Valenzia Candiano: Racconto

Part 8

Chapter 8 3,973 words Public domain Markdown

Quella scena continuò così muta per qualche tempo. Alla fine si alzò la contessa Giulia, che dei tre non era già quella che si trovasse a miglior partito; tuttavia le bastò l'animo di dire queste parole al Fossano: «Mi chiamo assai fortunata, cavaliere, d'aver fatta la conoscenza della gentile vostra moglie, di cui non mi avete parlato pur una volta.» Le parole furon queste precisamente, ma nel suono della voce che tremava nel pronunciarle, era un misto di sdegno, di sarcasmo e d'angoscia con un tal quale singhiozzo, che era presso a mutarsi in pianto. Alberigo nulla rispose; passarono alcuni altri momenti di silenzio. La contessa Giulia uscì coll'amica; il Fossano e Valenzia rimasero soli.

La notte era sopraggiunta, e nella camera si era fatto buio del tutto; il Fossano, sbalordito e confuso, stette pur molto ancora senza parlare, poi scuotendosi un poco, e sentendo il respiro un po' affannoso di Valenzia, pensò accostarsele, e così, come gli parve, la toccò leggermente colla mano.... A quell'atto, come balestra che scocca, rispose Valenzia con uno scoppio di pianto, che le sgorgò improvvisamente, poscia singhiozzi a furia che minacciavano affogarla, e che destavano una pietà indicibile.... Il Fossano la udì, la tenerezza lo vinse, e di tal guisa che lo rese convulso per tutte le membra; le lagrime intanto calde calde gli cadevano dagli occhi, bagnandogli i labbri che aguzzandosi davano tremiti continuati.

Oh! era troppo duro ch'egli sviasse per sempre da quella dolce e gentile creatura, troppo cara l'idea che dovesse riabbracciarla pentito, e l'anima sua infatti si è d'improvviso sprigionata dalla colpa in quel momento, e da quel momento la povera sua Valenzia non doveva mai più uscirle dal cuore, mai più; ma sventurati tuttavia e ancor peggio. Pianto così in segreto una mezz'ora buonamente, il Fossano, lei che tuttavia piangeva chiamò per nome con una dolcezza della quale forse non aveva mai fatto uso prima d'allora. A Valenzia si rallentarono un momento i singhiozzi.... e lenta le uscì poi la parola dai labbri, e interrotta e piagnolosa,--Ah! Fossano!--e nessun'altra ne aggiunse, e tutto disse con quella.

Entrava allora la fante a recare i lumi nella camera, che di nulla potè accorgersi, e se ne uscì tosto.

Rimasti soli per la seconda volta senza muover parola, si guardarono a vicenda; il Fossano alla fine prese una mano alla sua Valenzia, che, vinta dall'aspetto contrito di lui, gliela concesse. Ma strana cosa ell'era che nè l'uno nè l'altro volesse affidare alle parole quel che loro era passato e passava tuttavia nel cuore. Vergognava il Fossano di confessare la propria colpa, quantunque vedesse che tutto era noto alla sua donna; e questa per un istinto di femminile dignità e superbia, vergognava sdegnarsi con lui perchè l'avesse posposta ad un'altra.

Alla fine il Fossano le si aprì con questi detti:

«Egli è già un anno, Valenzia, che tu te ne vivi qui sola e senza un sollievo al mondo, e a me bastò l'animo di vivere lontano da te....»

Valenzia, a queste parole, gli alzava in volto gli occhi, e li riabbassava tremando in tutta la persona per un improvviso soprassalto.

«O Valenzia,» continuava il Fossano, stringendola a sè, «che io non possa avere mai più bene nè vivo nè morto, se per mia maledetta sorte potessi mancare alla formata promessa che ti do in questo punto.» E qui, alzando la fede con modi concitati e con un'esaltazione di spirito straordinaria: «Per l'avvenire tu non vivrai più sola, io sarò sempre con te, noi vivremo all'amore, nella pace di quest'isola solitaria, lontani dal mondo dove non si raccoglie che pentimento e dolore. Le nostre anime non saranno mai più offuscate dai torbidi sospetti, e in quanto a me non vorrò pensare ad altro che ad accrescere la tua felicità, se mi sarà dato.»

«O Alberigo,» le rispondeva allora Valenzia, balzando dalla sua sedia come per un moto di gioia repentina, e lasciandosegli andare addosso con una confidenza piena di passione e di languore; «o Alberigo, faccia Iddio che le parole che tu dî siano sincere, che guai, se mi avessero a trarre in inganno un'altra volta.... Vivi dunque all'amore, giacchè tu stesso l'hai promesso il primo, vivi per me, che dopo tanta solitudine sì a lungo gemuta, io possa gettarmi sicura una volta nelle tue braccia per non istaccarmene mai più, mai più, giacchè i resti del mio vivere gioiti compiutamente con te, da questo momento e per sempre appena varranno a compensarmi le dubbiezze, le angosce e gl'insopportabili tormenti a cui non so come sopravvissi.»

«O mia Valenzia, che ogni tuo desiderio sia esaudito colla più scrupolosa osservanza, e che tu per lo innanzi abbi a lodarti di me tanto, che debba benedire quell'affanno che ti fu scala al bene di che godrai in appresso; questo io ti prometto, e Iddio ti benedica.»

Abbracciati strettamente quelle due giovani creature, stettero guardandosi in volto per assai tempo tacite, pensose e intenerite. Oh! la sorte potesse conceder loro di radicarsi eternamente in quel posto, come un gruppo d'indistruttibile marmo, che guai se alcuno si frapporrà a dividerle un istante; quell'istante sarà tutto, non si riuniranno mai più.

Al primo spuntare dell'alba vicina, il Fossano ripartiva, per quel giorno soltanto, dall'isola di San Giulio, giacchè, come aveva detto la notte prima a Valenzia, doveva recarsi ancora alla rocca d'Angera dov'era il duca Galeazzo, per prendere licenza da lui, e ottenere il permesso di vivere lontano dalla corte milanese. Si salutarono i due sposi, dicendosi a vicenda. Ci rivedremo domani;--e la Valenzia, nel momento che il Fossano stava per saltare nel battello, gli disse non so che parola all'orecchio, a cui l'altro rispose col porsi la mano sul cuore quasi a rinnovarle un giuramento.

Il Malumbra ripartiva esso pure con Alberigo, e Valenzia il pregò portasse a Candiano i sentimenti d'amore ch'ella nutriva pel generoso padre suo e le sue felicitazioni; e il tristo uomo, mentre, chinando la testa in atto di ossequio, rispondeva che avrebbe fatto, pensava già al miglior mezzo che gli rimaneva per condurre a fine i disegni del senator Barbarigo.

Di lì a poco la barchetta animata da un vento impetuoso volava sul lago, e la Valenzia dalla riva stette a guardarla, aguzzando sempre più la vista in fino a tantochè il battello toccò la riviera opposta.

Il viaggio da Orta ad Angera non era di molte ore. però, essendosi affrettati un poco, vi giunsero prima del mezzodì. Nell'intervallo della loro assenza aveva già avuto luogo un intermezzo che merita di essere qui ricordato.

La bella contessa Giulia, partita che si fu dalla presenza di Fossano e di Valenzia, tanto dolore e vergogna la prese, tanta disperazione, che maledisse mille volte a quella sua amica che non aveva saputo sconsigliarla dal recarsi ad Orta, e lungo il viaggio fu un continuo contrasto di lamenti e di scuse.

«Io ve'l diceva ch'egli era un passo troppo ardito e vergognoso; ma voi avete proprio voluto spingermi a tanto.»

«Io non ho secondato che il voler vostro; la mia colpa è tulta qui.»

«Ma perchè dirmi ch'egli aveva un suo castello a quella malaugurata isola di San Giulio, e che erasi colà recato?»

«Non l'ho fatto che a tener lontana la noia del vostro continuo tempestarmi per saper notizie di quel caro ed aggraziato cavaliere.»

«Oh maledetto il dì e l'ora ch'io misi il piede in quella stanza dove, mal mio grado, mi avete mandata, e dove, senza ch'io me l'attendessi, mi son trovata faccia a faccia con quel tristo....»

«Io non ci ho colpa nessuna.»

«Se voi non foste stata, io non sentirei adesso salirmi sul volto il rossore della vergogna, io non soffrirei queste pene d'inferno.»

Giunta ad Angera, volendo evitare le occasioni di trovarsi ancora col Fossano, erasi presentata all'eccellentissima duchessa Caterina Visconti, supplicandola, col mettere innanzi motivi di salute, le volesse concedere di tornare a Milano; la qual cosa non essendole stata rifiutata, la contessa Giulia era già in pronto di partire, nel punto che il Fossano arrivò. Tra le gravissime dame che formavano il corteggio e gli illustri cavalieri, non mancò chi parlasse a lungo di quell'improvvisa risoluzione, e ne ridesse anche un poco, tanto che il Fossano ebbe ad indispettirsi, considerando ch'egli pure tra breve sarebbesi presentato al duca per impetrare ciò che la bella contessa aveva già domandato ed ottenuto.

Il Malumbra intanto, sempre fingendosi altro da quello che era veramente, non cessava di raccomandare al Fossano, si guardasse dal mettere sotto la vista di tutti la sua Valenzia, che continuando a vivere in quell'isola di San Giulio, non avrebbe potuto esimersi dal ricevere molte visite che in breve avrebbero propalato chi era la donna sua e mille altre cose, di cui era assoluta necessità continuare a far mistero; però misurasse le parole nel domandare la licenza al duca, e piuttosto che affrettarsi col rischio di destare sospetti, tirasse la cosa d'oggi in domani finchè si presentasse la bella opportunità di allontanarsi dalla corte.--Il Fossano aveva, durante il viaggio, detto al Malumbra che bramava di condursi a vivere lontano dal mondo colla sua Valenzia, e quel dì medesimo voler trarre a fine il suo desiderio.

Verso sera seppe il Malumbra dal Fossano che per quel giorno non aveva mai potuto trovare il momento opportuno di parlare al duca, che però l'avrebbe potuto quella sera medesima, e che sperava ritornerebbe il dì dopo all'isola per non partirne mai più. Il Malumbra fece suo pro dell'avviso; avendo già da qualche tempo fisso un suo disegno, aveva tutto in pronto perchè nulla potesse mancare quando i momenti fossero per incalzare. Una cavalcatura l'attendeva a tutte le ore, una barca sul Verbano era continuamente a sua disposizione; e un'altra pure sul lago d'Orta; quella sera alle ventitrè si partì d'Angera, e a notte chiusa fu di ritorno all'isola di San Giulio.

VII

INSIDIA.

Qui c'è forza rifarci indietro un momento. La sera prima quando il Malumbra toccò, per la prima volta, l'isola di San Giulio, anche il Bronzino metteva il piede in Vall'Intrasca, difilato all'abitacolo, dove sapeva trovarsi il suo signore, e contento d'avere a riferirgli qualche cosa che forse gli sarebbe tornata ad utile. Carlo Visconti, essendo già calata la notte, pieno d'impazienza, era stato costretto a ridursi in quel covo miserabile, e pensava ai motivi che potevano aver fatta ritardare la venuta del Bronzino, quando sentì un colpo alla porta, e un momento dopo se lo vide innanzi.

«E così?» gli domandò il Visconti volgendogli un viso più pallido del solito.

«E così,» rispose il Bronzino, «se non ho fatta buona caccia di fagiani, ho però qualche cosa nel carniere.»

«Che vuoi dire?»

«Voglio dire che;... già in quanto all'eccellentissimo vostro cugino, adesso per adesso vi conviene lasciarlo in vita, e l'occasione non è ancora venuta.»

«Prosegui.»

«Mi sono però incontrato in un galantuomo veneziano, il quale....»

«Che cosa può avere a fare il veneziano nelle faccende nostre?»

«Forse moltissimo; egli mi ha dato carico di venire sulle vostre traccie colla promessa di cinquanta ducati, che sono ben poca cosa per dire la verità.»

«E ciò mi dici con tanta pacatezza?»

«State tranquillo.... Quel galantuomo mi disse che se voi aveste a rifuggirvi in Venezia, colà sareste il ben raccattato.... e che.... già è facile ad indovinare che a quella gelosa Republica non possono piacer molto le conquiste dell'eccellentissimo vostro cugino....»

«E dunque?»

«Dunque, dovreste aver già fatta una risoluzione. Se voi state qui ad aspettare che faccian la calata del monte que' buoni Francesi, i quali se sono i primi a promettere, son poi gli ultimi a mantenere, vi avviso che quand'anche le labarde del Galeazzo non potessero trovarvi così presto, la noia vi farà prima morire. Se voi in vece ve ne andate a Venezia, gli è certo per lo meno che non vi potrà intervenire male di sorta, e poi sono d'avviso che il vostro destino ha da mutarsi colà. Risolviamo dunque, e senza por tempo in mezzo usciamo di questi luoghi maledetti dove ci mette in fastidio anche lo stormire delle frasche.»

«Io penso in vece che per uno stolido malaccorto, tu sii quel tale.»

«Io non vi comprendo.»

«Ti vengono offerti cinquanta ducati d'oro per venire sulle mie traccie, e tu credi che ciò sia per procurare il mio meglio.... e forse preso all'amo da quell'astuto che ti si mise intorno, gli hai confessato....»

«Di confessioni, sapete bene che non mi son mai preso cura gran fatto, e molto meno questa volta.»

«Parla più chiaro adunque.»

«Quel tale non sa nè chi mi sia, nè dove siate voi; ma ho tutte le buone ragioni per credere che Venezia lo abbia mandato espressamente fuori in traccia di voi, e si capisce che la Serenissima ha tutta la buona volontà di fare le vostre vendette per eseguire le sue; in conseguenza di che, vi consiglio a partire questa notte medesima.... Ora poi mi ricordo di un'altra cosa che mi raccontò quel veneziano: prima di tutto, è vero che voi già foste a Venezia, e che siete stato a un dito di dare l'anello ad una patrizia di colà? e l'avreste anche sposata se non fosse morta?»

«Perchè mi domandi questo?»

«Vi ho chiesto, o illustrissimo, se ciò è ben vero?»

«Verissimo.»

«E siete anche certo che sia morta la pulzella?»

«Certissimo.»

«Ho il piacere di dirvi che siete in un grande errore.»

«Si capisce che oggi non hai sofferta penuria di vino, e il cervello ti ha dato di volta.»

«In quanto al vino.... siccome ad Angera ve n'è del pretto.... così non ho voluto lasciar fuggir l'occasione.... ma in quanto al cervello state pure di buona voglia che non ha sofferto per niente.... del resto ciò non toglierebbe che quella tal fanciulla non fosse viva.»

Il Visconti, come udì queste parole, subito rispose:

«Di questo nuovo imbroglio, sia desso vero, o una fantasia al tutto, mi farò chiaro un'altra volta; ma ora considerando un po' meglio il resto, io vedo pure assai probabile che in Venezia possa trovare alcun valido appoggio, e quand'anche il tuo veneziano, che hai detto, non ti avesse mai parlato di questo, sarei venuto io medesimo nella risoluzione d'andarmene colà.»

«E così?»

«E così, giacchè si ha da fare, partiremo questa notte medesima.»

«Questo si chiama parlar bene,» rispose Bronzino, «or voglia Dio che il barcaiolo che mi ha condotto qui, non si rifiuti a spiegare la sua vela di quest'ora, che per l'alba noi saremo a buon cammino.»

Ma dovettero in vece aspettare il dì dopo, e la barca che li doveva condurre a Sesto Calende, si staccò dalla riva intorno all'ora che il Malumbra entrava nelle stanze di Valenzia.

Partito che si fu il Fossano dell'isola, a Valenzia vennero certe ombre di malumore che le misero tanto amaro nel cuore, quanta dolcezza aveva provata la sera prima alle parole del suo Alberigo, ed a quella generosa promessa che ebbe la forza di spegnere in lei del tutto ogni ira gelosa, quantunque poco prima avesse dovuto accertarsi co' propri occhi di quello che era passato tra il Fossano e la contessa Giulia.

Per quanto sembrasse anche a lei ragionevole, che Alberigo prima di fermare al tutto la sua dimora nell'isola, dovesse presentarsi al duca Galeazzo per impetrarne la licenza, pure non sapeva vincere e scacciare il sospetto che dopo quelle prime parole d'amore pronunciate, forse più per trarla in inganno che per altro, egli avesse preso il pretesto di recarsi quella mattina medesima dal duca per potersi un momento allontanare da lei, e ritornare ove trovavasi la contessa Giulia. E questo pensiero la vessava di tal modo che non ne avrebbe saputo celar la smania a nessuno; in alcuni momenti di quella giornata, per quanto, richiamandosi in mente e gli atti, e le parole, e le soavi espressioni del suo Fossano, non potesse trovare alcun fondamento per crederlo infinto, si figurava di vederlo ancora vicino alla contessa Giulia, la cui bellezza, sebbene tentasse dissimulare a sè medesima, pure le stava sempre innanzi gli occhi. Allora l'assaliva una rabbia di un genere particolare che la traeva a maledire la propria sorte, ed era in que' momenti specialmente che le entrava in cuore quasi una certezza crudele che il suo Fossano non sarebbe tornato mai più. Allora nella soave e gentile anima sua (pur troppo talvolta le passioni quando son troppo veementi, portano il guasto ovunque) entrava il veleno dell'odio, odio per la bella contessa Giulia, della quale sì godeva ad imaginare qualche atroce modo a vendicarsi. Pur troppo quell'ingenua e pietosa creatura potè volgere in mente pensieri di vendetta, che l'amore ch'essa portava al suo Fossano, era di tanto impeto da non ammettere le mezze misure, e a più doppi le si era accresciuto in cuore dopo averlo saputo amato da un'altra, dopo aver veduto imminente il pericolo di perderlo.

E in questi pensieri stava appunto tormentandosi l'animo suo, quando le fu annunziato che un tale aveva bisogno parlarle.

Avendo il Malumbra pe' suoi buoni motivi cangiata la foggia e il colore alle sopravvesti, e adattatosi un cappuccio che gli copriva la testa fin oltre gli occhi, non era stato conosciuto dai servi di Valenzia, che non s'attentarono introdurlo nelle camere di lei.

Valenzia a quella chiamata discese lesta, ned ella medesima seppe riconoscere il Malumbra, quando se lo vide innanzi, e un po' turbata da quella sinistra apparenza, e accennando ai servi di non muoversi di lì,

«Chi siete?» gli disse, «chi vi manda?»

«Son io, madonna,» le disse allora il Malumbra, e volgendo il tergo ai servi che stavan presenti al colloquio, si levò un tratto il cappuccio della veste, col quale, com'era suo costume nelle occasioni straordinarie, aveva sempre tenuto a mezzo coperto il viso.

«Ah! ora vi conosco.»

«Zitto, madonna, parlate sommessa.» E avvolgendosi ancora nel cappuccio, e abbassando più che potè la voce, perchè non l'avessero ad udire i servi: «È necessario che nessuno sappia per ora ch'io son qui venuto.»

«Ma perchè vi siete travisato di questa guisa?» gli domandò sottovoce Valenzia.

«Mi manda a levarvi di qui l'illustrissimo cavalier Fossano, vostro marito, che mi raccomandò la più scrupolosa segretezza.»

La povera sentì tutta rimescolarsi il sangue per la gioia improvvisa, e ogni sospetto le si dileguò dell'animo.

«Si è già presentato al duca?» domandò poscia.

«No, madonna; ma essendo intervenuto un caso assai strano, egli ha pensato non farne altro col duca, e partire in vece di nascosto per riunirsi con voi: però mi ha dato incombenza di venirvi a prendere, che in quanto a lui ha dovuto già rifuggirsi in luogo ben sicuro, dove appunto io vi ho a condurre.»

«Ma è forse minacciato da qualche grave pericolo?» domandò tutta paurosa Valentia.

«No, no, state tranquilla e venite con me, egli è impaziente di avervi seco, e vi so dire che vi è mestieri far presto.»

«Vi avrà ben detto Fossano,» chiese Valenzia al Malumbra, «che io conduca con me anche questi miei buoni compagni,» e additava la fante e il donzello.

Il Malumbra stette un pezzo in forse senza sapere che cosa rispondere, poi non volendo destare sospetti:

«La fante potete bene condurla con voi; ma in quanto a quest'uomo, l'illustrissimo cavaliere lo manderà a levare quando sarà a tempo.»

«Ebbene, farò come voi dite.»

«Ma soprattutto fate presto, madonna.»

Il Malumbra era impazientissimo, e non ci voleva meno dell'assoluta buona fede di Valenzia, per non accorgersi che nelle parole e ne' gesti di quell'uomo, era qualche cosa d'irresoluto, d'impigliato, di poco sincero; ma la poveretta non pensava che al suo Fossano, e ridottasi nella sua camera a mettersi intorno le robe, che si volevano per quel notturno viaggio, e così fatto fare alla sua fante, in breve ambedue furono all'ordine.

Il Malumbra che, fermo sulla soglia del palazzo a guardare la prospettiva del lago, si mutava ora su d'un piede ora sull'altro, pel timore che mai un inciampo venisse a troncare a mezzo il suo disegno, sentì finalmente quella voce soave di Valenzia che diceva:

«Siamo in pronto, possiamo andare.»

E tutti e tre entrarono nel navicello, che spinto da due forti rematori, in breve toccò la riva, colà dove sorge il paesello di Bussone. Qui era pronta una lettiga con una cavalcatura; egli montò a cavallo, le due donne entrarono nella lettiga, e per una scorciatoia attraverso del monte, della quale il Malumbra, prima di recarsi ad Orta, aveva voluto pienamente farsi istrutto, calarono ad Arona. Qui era pronto un altro battello (bisogna confessare che quel tristo di Malumbra era uomo tutt'altro che impacciato), e col favore di una ventata piuttosto generosa, attraversarono quel tratto di lago che è tra Arona e Sesto Calende.

Al Malumbra nell'attraversare quel lago, sul quale pensava non avere a tornare mai più, venne in mente l'incontro fatto due dì prima con quell'uomo, la cui faccia astuta e scialba tanto il colpì sul mercato d'Angera, e le parole avute con lui. e l'incombenza datagli, e come si fosser data l'intesa di trovarsi ancora colà, se mai si fosse potuto scoprire la traccia del figlio di Bernabò. Ad appagare interamente il desiderio del senator Barbarigo, non bastava che egli potesse condurre a Venezia Valenzia e Fossano, ci voleva per terzo anche il Visconti; però il Malumbra che in quel dì, tutt'occupato com'era nel mandare a buon fine il suo tristo disegno, non aveva più pensato a colui, s'indispettì del non essere oramai più in tempo a gettare ed a stringere la rete anche per un altro, tanto più che, guardate combinazioni! egli aveva sperato moltissimo dopo il dialogo avuto col Bronzino.

--In ogni modo però,--diceva intanto tra sè e sè,--appena ch'io abbia messo in luogo sicuro questa augellina del becco gentile,--e volgevasi a guardarla con un tal atto di mezzo tra il compassionevole e il beffardo,--io potrei ancora tornarmene qui e cercare e frugare e fiutare infino a tanto che mi venga fatto di scoprire la traccia di quel birbone disgraziato.... e in quanto all'uomo a cui ho promesso trovarmi ad Angera, se mai ci venisse carico di notizie, e non mi trovasse, son persuaso che non gli recherei gran danno per questo, e tutt'al più a sfogare l'ira sua starà contento a qualche bestemmia che mi manderà dietro ad augurarmi il buon viaggio.

Valenzia dal canto suo intrattenevasi a parlare colla sua fante, e di quando in quando volgeva qualche parola al Malumbra, il quale tra per l'amicizia che aveva detto avere col padre di lei, tra per esser quello, che, come credeva la poveretta, la conduceva nelle braccia del suo Fossano, tra perchè nella sua persona era un'apparenza di bonarietà ch'egli sapeva benissimo colorire e farla sfoggiare all'occorrenza, aveva messo nell'animo ingenuo di lei tanta sicurtà che ella più d'una volta ebbe a dire alla fante:

«Quest'uomo lo amo perchè mi è di buon augurio; insieme a lui tornò sempre la pace nel mio cuore, e con lui io vado ad abbracciare il mio Fossano.» A chi le avesse detto nel momento che proferiva queste parole, chi era il Malumbra, dove la conduceva, e da chi era stato mandato, avrebbe la povera Valenzia voluto prestare alcuna fede? Oh pur troppo per una combinazione che si verifica sovente nell'umana vita, era tanto lontana dai sospetti, quanto era vicina al pericolo estremo. Qui la barchetta urtò alla riva di Sesto Calende, ove tutti discesero. Potevano essere otto ore di notte, e le donne si sentivano stanche. Valenzia domandò al Malumbra:

«Dove siamo adesso?»

«A Sesto, madonna, troppo vicino ad Angera perchè possiamo fermarci qui.»

«Ma ci rimane ancora molta strada a percorrere prima di arrivare dove ci aspetta il Fossano?»

«Non molte miglia, madonna, e attendete a stare di buon animo, che in breve saremo colà.»

Valenzia sostava un istante, e chinava la testa a queste parole, essendole d'improvviso entrato in mezzo alle sue idee gioconde un tristo pensiero che tosto tornò a svanire come ombra. Anche a Sesto era pronta una lettiga e una cavalcatura, come ad Arona, e così senza aspettar altro proseguirono il viaggio.