Valenzia Candiano: Racconto

Part 13

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La figura dell'Alberigo che aveva innanzi, allora gli si fece più orribile che mai. L'odio che un momento prima gli aveva fatto bestemmiare i Dieci, non pensando alla causa per cui l'avessero scacciato, gli si raddensò in cuore mutandone l'oggetto, e uno scoppio violento di sdegno lo sconvolse, lo tramestò in quel momento istesso che il Fossano gli si scagliava contro.

«E tu,» disse, «tu sei un mostro. Piangi, grida e ti dispera, che l'angoscia tua non è la millesima parte di quella io vorrei che tu provassi. Ma i lamenti e le lagrime de' miei figli innocenti, che per te patiranno inedia e fame, ricadranno sul capo tuo, e tu vivrai, te lo predico, disperato per sempre.»

A questo scongiuro così intempestivamente proferito, il Fossano, esaltato da un pazzo furore, colla mano convulsa e aggranchita, impugnata la daga che aveva accanto, Dio gli perdoni il delitto, diede un colpo potente al Malumbra, che cadde arrovesciato. All'ira, al colpo, alla caduta, al lamento che mandò colui fu presto il pentimento nel buono Alberigo, e,

«Oh Dio!» disse, «che ho io fatto?» E cacciandosi le mani fra i capegli, tacque inorridito, e tutto ritornò in silenzio.

Un gruppo di nuvole, che un momento prima aveva coperta quella scena orribile, lasciò liberi i raggi della luna, che dardeggiarono sul corpo insanguinato del Malumbra, il quale, caduto colla testa sul fondo della barca, nè avendo forza di alzarsi, per un pezzo continuò a mandare singhiozzi gemebondi, poi tra l'uno e l'altro singhiozzo alcune parole tronche, smozzicate che non venivano a dare alcun senso. Ma come la vita fu alle ultime strette, ed egli tentò quegli sforzi, coi quali chi è all'estremo termine sembra che voglia divincolarsi dalla morte, saltatogli un forte delirio usci in alcune parole d'imprecazione e di bestemmia, che veniva emettendo interrottamente, e quando i singhiozzi e l'affanno gli lasciavano per un momento libera la voce:

«Io? perchè io?... perchè con me.... non tutti? Del male.... sì.... ne ho fatto.... l'hanno voluto però.... Sei mesi d'inedia, tre giorni di fame.... fame.... e colui si morde le mani per una donna perduta!»

E qui taceva e s'andava contorcendo, e faceva mille atti che non si poteva comprendere cosa volesse indicare, poi ripigliava con più di furore e delirio:

«La bocca del leone.... Oh! maledetta la sorte mia! Dico.... Nessuna pietà di me.... colui che mi scacciò.... ho accusato quel mostro.... il primo danaro.... ahi!... Cristo!... Maledetti i danari.... Ed io.... ahimè!» e replicatamente nominava i figli: «Piero, Margherita, Anselmo.... e non avran più pane fra poco.... e voi.... voi.... maledetto.... maledetto per sempre!»

E così continuò per un pezzo sino a che la vita lo abbandonò.

Il Fossano, finchè la facoltà del suo spirito rimasero così percosse, così ammortite, da non lasciargli comprendere dove si fosse, stette immobile nella gondola; ma poi, come si riebbe dalla sua stupida maraviglia, non potendo sopportare il ribrezzo di stare così vicino ad un corpo morto, tastò colle mani sul fondo della gondola per vedere se gli venisse mai fatto di trovare un remo. Tornatagli inutile questa ricerca, alla fine gli venne in mente di gettarsi a nuoto, e senza più mise in atto quel disperato suo disegno.

XI

RICONOSCIMENTO

Intanto che avvenivano queste cose, la barca della Republica s'affrettava verso la riva. Attilio ed il Visconti avevano adagiata la Valenzia su alcuni cuscini sotto il felze, quando era caduta priva di sensi: per l'affanno assiduo di più d'un anno e, in quegli ultimi giorni, per le ansie, gli spaventi e le angustie d'ogni sorta, avendo peggiorato a furia, la Valenzia s'era venuta assai mutando nelle sembianze, e il Visconti non aveva saputo riconoscerla. Bensì per que' resti di somiglianza, che a chi la guardasse a lungo, si venivano svolgendo anche sotto la sepolcrale pallidezza, il Visconti non sapeva un momento toglierle di dosso lo sguardo, gli pareva e non gli pareva, e preso il lampione ch'era appeso sotto il felze, lo accostò al volto della giovane per osservar meglio, e,

«Per verità,» proruppe, «che costei somiglia a Valenzia!»

«Ed è Valenzia di fatto,» gli diceva il Bronzino, che in quell'istante era entrato sotto il felze. «Voi non avete mai voluto credere alle mie parole, che costei non era già morta.»

«Oh! adesso comincio a credere;» ed alzava i capelli d'in sulla fronte della giovane.

«La notte che doveva essere trasportata nelle tombe di San Cristoforo della Pace, ebbe in vece l'anello da quell'Alberigo Fossano che testè abbiamo lasciato in mezzo alla laguna. Vi deste a credere ch'io v'avessi voluto vendere vesciche e menzogne; ma ora sarete ben capace del vero.»

«Dunque questa ipocrita Republica, che ora mi annoia con tante cortesie, volle farsi giuoco di me, e mi raggirò con indegnissimo inganno.» Qui il Visconti chiamava il Gritti che se ne stava fuori a prender l'aria della notte.

«Conosci tu questa donna?» gli disse il Visconti come se lo vide presso.

Il Gritti gettava gli occhi su Valenzia che già cominciava a risentirsi, e guardatala ben bene,

«Per san Marco,» disse, «che costei non mi riesce nuova alla vista.... ma pure io non so chi sia.»

In quel momento la Valenzia apriva gli occhi, e quella soave guardatura che tanto le era caratteristica, rischiarò nella memoria del Gritti le bellissime sembianze che una volta aveva cotanto fermati anche gli sguardi di lui, e se avesse saputo che Valenzia non era altrimenti morta, non avrebbe tardato un istante a dire:--Costei è la figlia di Candiano;--ma in vece, tornato a riguardare la sventurata, e dopo essersi affannato un pezzo a raccogliere delle sparse ricordanze,

«Costei,» tornò a ripetere, «non mi riesce nuova alla vista; ma pure non so chi sia.»

«Guardala meglio,» ripeteva il Visconti, «guardala meglio, e vedrai ch'ella è la figlia di Candiano.»

Il Gritti, a quelle inaspettate parole, fece un movimento che non si può descrivere, e tornò a guardare Valenzia, e allora gli parve di fatto che in quanto a somiglianza non ne scattasse un filo; ma soprastato un pezzo, e alla fine scrollato il capo:

«Sei pazzo, amico, il tempo de' miracoli è passato.» E faceva per uscire.

«Ti dico ch'ella è Valenzia, figlia dell'ammiraglio Candiano,» tornava a ripetere il Visconti, fermando il Gritti pel lembo della sopraveste. «Costui ti farà capace,» soggiunse additando il Bronzino, «solo mi pesa che la Republica abbia voluto prendersi un tristo giuoco di me; ma per l'anima del terribile padre mio, ne prenderò vendetta.»

In questo mentre, tornando a poco a poco il senso a Valenzia, la prima memoria che la percosse fu quella del Fossano.... del padre.... e le tronche ed interrotte parole che pronunciò così tra labbro e labbro, furono tali che poterono assicurare tanto il Visconti quanto il Gritti ch'essa era la vera figlia di Candiano.

Allora Attilio, associando insieme tante idee e tanti fatti sparsi, e ricordandosi di alcune misteriose parole che spesso il Barbarigo gli aveva dette sul conto di Candiano, le balzò in mente un'idea, e in parte potè congetturare com'era veramente il fatto. Una sola cosa non riusciva a comprendere, ed era l'elezione dell'ammiraglio al dogato, mentre il consiglio de' Dieci, dal momento che Valenzia veniva condotta in una barca della Republica, doveva pur sapere ogni cosa punto per punto; ma le parole misteriose del Barbarigo, che non aveva mai potuto comprendere, non avendo neppure un dato per rintracciarne il valore, ora che quel dato più non le mancava, le tornavano chiarissime alla memoria, e conobbe per intero la trama, e d'una gioia insolita senti tutto accendersi il sangue:

«E ci sei colto,» proruppe quasi gridando, «ci sei colto, o tristo; addio scettro, addio corno ducale, addio tutto.»

Il Visconti e il Bronzino si volsero a guardare maravigliati il Gritti, non comprendendo per niente il senso delle sue parole. Ma il tristo li seppe far capaci di tutto, e voltosi poi al Visconti:

«Io non comprendo perchè tu abbia a lagnarti della Republica, che ti è larga di tanti favori, e a credere opera sua un inganno che ella.... come potrai vedere, punirà con tutto il rigore. Non è già la Republica, ma l'ammiraglio Candiano che ha voluto farsi giuoco di te.... e il Candiano sconterà la pena della legge.»

Valenzia erasi oramai risentita abbastanza per comprendere quel che si diceva.... e sentito il nome del padre.... e la minaccia di una pena, si rizzò così sulle ginocchia, e si volse al Visconti e al Gritti in atto di supplicarli; ma la tinta assai truce di que' volti, le arrestò la parola sulle labbra, e guardato meglio il Visconti, e riconosciutolo, mandò un altro grido e ancora ricadde sul fondo della barca.

Questa intanto era giunta a poca distanza della riva, e l'arsenalotto s'affrettava coi remi a rimediare al molto tempo perduto.

Gli dice il Gritti:

«Dove hai da condurre costei?»

«Nella sala dei Dieci, messere.»

«Dove sei andato a prenderla?»

«Al convento di Santa Brigida.»

«Gli era un pezzo che costei trovavasi in quel luogo?»

«Di tutto questo non so nulla, messere, perchè il capo arsenalotto, che ci conduceva e aveva l'ordine scritto, ebbe un maledetto colpo di remo sul capo da quel tristo spione, che ho conosciuto benissimo, e cadde riverso nel mare.»

A queste parole che il Visconti potè sentire, comprese che Valenzia versava in gravissimo pericolo, e che sarebbe stata punita dell'avere, d'accordo col padre e col Fossano Alberigo, ingannato la Republica, e quantunque la pietà non fosse in vero delle sue doti la principale, se pure ne aveva ombra, tuttavia essendogli già piaciuto fieramente quel volto, troppo gli rincresceva che di presente gli sfuggisse ancora quella, che per un caso stranissimo eragli capitata fra le mani. D'altra parte gli restava ancora un mezzo a vendicarsi del Fossano, che tanto aveva in uggia, e di lei che così manifestamente aveva mostrato avere in odio il nome Visconti.... però voltosi al Gritti,

«E così,» gli domandò, «che provvedimenti prenderà per costei l'eccelso consiglio dei Dieci?»

L'Attilio si strinse nelle spalle, e rispose:

«Gravissimi provvedimenti; se la cosa è, com'io credo che sia, ella, in uno al padre suo, è rea d'aver tradita la patria.»

«La cosa è ben altro che da celia.»

«È da patibolo, caro mio, e non si vorrà andar per le lunghe, e tu sarai vendicato appieno.»

«In quanto a me,» rispose il Visconti, «non me ne importerebbe gran fatto.... e quando trattossi di vendette, mi è sempre piaciuto farle io medesimo.»

«E così?»

«E così trovomi pentito assai d'aver dato aiuto a queste cappe rosse....» e additava l'arsenalotto.

«Cosa avreste voluto fare?»

«Quello che farò ora.» E preso l'arsenalotto per la cappa, «Ferma,» gli disse, «e torna indietro.»

Il Gritti, non volendo credere a sè stesso, lo guardava maravigliato, poi disse:

«Sei tu pazzo?»

«Sta di buon animo ch'io son ora benissimo in cervello più che altri.»

«Dunque?»

«Dunque mi penso di non voler gettar questa grazia di Dio a quelle bocche ingorde dei signori Dieci, e giacchè si vuol vendicare un'ingiuria che io ho ricevuta, io ne li ringrazio di cuore, e a quel che sarà da fare ci penserò io stesso, e molto meglio di loro.» E con voce aspra molto, «Arsenalotto,» disse, «ti ho detto di tornare indietro. Obbedisci, o fa conto d'ire un tratto sott'acqua a trovare il compagno.»

Allora il Gritti preso da un impeto d'ira, e non avendo riguardo al Visconti,

«Va innanzi,» disse all'arsenalotto, «e fa il tuo debito.»

Ma quelle dispettose parole non le volle trangugiare il Visconti, e cavatosi la daghetta che aveva accanto e fattala balenare all'occhio dell'arsenalotto,

«Con questo,» gli gridò furibondo, «io ti scucirò la cappa e la pelle, se non dai retta a quel che voglio io.»

Il malcapitato arsenalotto guardava ora il Gritti ora il Visconti, in dubbio di quel che si dovesse fare.

«Se i signori Dieci,» continuava il Visconti parlando all'arsenalotto, «ti domandassero, come ti domanderanno certamente, quel che sia avvenuto di codesta donna, in prima racconterai l'incontro avuto con quei due ribaldi, poi dì pure che capitò in mie mani; e giacchè un'altra volta mi si condusse di camera in sala per poi lasciarmi colle mani vuote, ora ho pensato di tenerla in custodia io costei, infin che l'eccelso consiglio abbia fatto i suoi provvedimenti. Dunque m'hai compreso, ed è inutile al tutto che tu vada spiando i pensieri di questo amico mio,» e additava il Gritti, «il quale se mai si pensasse di avere a far star me, sarebbe indizio che quel poco senno che aveva, è uscito intero del suo cervello.»

Il Gritti in questo frattempo pensò molto bene a' fatti suoi, ricapitolò in quell'istante tutto ciò che aveva riguardo a lui ed al Candiano, del quale voleva vendicarsi in qualche modo terribile. Considerò che a buoni conti l'eccelso consiglio avrebbe cominciato a punire il vecchio.... qui una gioia diabolica gli scintillò tra ciglio e ciglio... e pensò di che affanno, di che disperazione sarebbe stato cagione al vecchio Candiano il sapere che la sua Valenzia era caduta nell'artiglio del Visconti.

Considerate ben bene tutte queste cose, e giacchè vedeva che non era quello il momento opportuno di venire alle mani col Visconti, il quale, se per caso fosse rimasto ucciso, l'eccelso consiglio avrebbe punito lui d'aver tanto osato contro un ospite, ch'essa manifestamente proteggeva, fece ogni sforzo a mandare indietro quell'impeto di sdegno che già lo aveva tramestato, e cambiando modi e sforzandosi a ridere,

«Fa egli bisogno di scalmanarsi tanto?» prese a dire. «Doveva io sapere che costei vi dovesse tanto stare in sul cuore? Adesso che lo so, è ben altra faccenda, e me ne lavo le mani. Sappiate per altro, amico mio, che tanto io che questo bravo uomo, getteremo la broda addosso a voi, che coll'eccelso consiglio non si scherza, e non ha un riguardo al mondo nè al patrizio, nè al plebeo.»

«Bene, benissimo, e direte ai signori Dieci che colei che già m'apparteneva per diritto, ora la tengo per forza.»

A qualche distanza passava in quella un gondoliere, il Gritti mandò un fischio.

«Attilio, che fai?» gli chiese il Visconti.

«Chiamo quel gondoliere perchè m'abbia a condurre dove mi parrà meglio. Io non debbo saper nulla nè di te, nè di quest'uomo. Patteggiate fra voi due, io me ne lavo le mani;» e replicava il fischio. La gondola s'accosta, e il Gritti dice al gondoliere:

«Non hai da servire altri per questa notte?»

«Messere, comandate ch'io sono a vostri ordini,»

«Bene, ti accosta....» E senza volgere un saluto al Visconti, nè una parola all'arsenalotto, saltò nella gondola e si allontanò con quella.

Accosto alla barca della Republica veniva la gondola del Visconti dove trovavasi il Bronzino e un altro uomo.

L'arsenalotto intanto stava pensando se gli convenisse far resistenza, o dar le mani vinte. Sapeva che quel Visconti era protetto dalla Republica vedeva che volendo opporsi non avrebbe potuto a lungo gioco resistere contro tre, essendo solo, e quel fante della Republica si trovò in così terribil bivio che avrebbe voluto piuttosto trovarsi sott'acqua insieme a' suoi due compagni che in quella situazione. Però non ebbe l'ardimento di opporsi al Visconti, il quale, alzata di peso Valenzia, che era ancor tramortita, la trasportò nella propria gondola, dove saltò esso pure, e detto all'arsenalotto che lo guardava perplesso: raccontasse pure ciò che voleva meglio all'eccelso consiglio, fece dare ne' remi e s'allontanò.

Quando furono a qualche distanza,

«Messere,» entrò a dire il Bronzino, «io non ci vedo ben chiaro in questa vostra pensata, e credo che voler cozzare colla Republica, sia per essere il più dannato mestiere di questo mondo.»

«Tu non sai nulla, costei doveva essere già mia.»

«Doveva, questo lo capisco; ma il fatto mi dice che adesso è donna d'altri, e vedrete che tempesta di guai ci coglierà presto.»

«Nasca pure ciò che saprà nascere, credo che a questo mondo io non abbia più nulla a perdere, così penso di non rifiutare quel poco di bene che la sorte mi getta innanzi. D'altra parte, come avrai sentito, egli era per vendicar me che fu fatta la cattura di questa poveretta; però la Republica non si sdegnerà poi tanto come tu dî.»

Il Bronzino stringevasi nelle spalle, e non aggiungeva altro; poco dopo la gondola, attraversato il canale della Zucca, si fermò a' piedi di un palazzetto. Per l'ora assai tarda non udivasi più batter remo sulla superficie di quelle acque, nè una voce, nè un canto. Quando la gondola urtò contro lo scaglione, si udì Valenzia a mandare un gemito.

«Pare che si risenta,» disse il Visconti.

«Sarebbe ben tempo, io la credevo già morta questa poveretta. Dal momento che la togliemmo di mano a quel suo Fossano svenne e si risentì più di quattro volte.»

«Dammi or mano a trasportarla in camera.» E il Visconti da capo e il Bronzino dei piedi, l'alzarono di peso, e la trasportarono nelle stanze interne,

«Recati un tratto verso la piazza di San Marco,» così stando dentro diceva il Visconti al Bronzino; «e appena che avrai potuto raccapezzar qualche cosa, che qualche cosa succederà di certo, fa di venir subito a darmene notizia.»

«Bene, bene....» E crollando il capo il Bronzino saltò ancora nella gondola, e vogò verso San Marco.

Il senator Barbarigo, che di tutta l'insidia che aveva tesa al suo antagonista e alla povera sua figlia, non aveva ancora palesato nulla a' colleghi, se ne stava intanto nella gran sala del consiglio a ripassare alcune carte impazientissimo, ed aspettando che la Valenzia Candiano venisse condotta alla sua presenza. Ma quando gli parve che fosse oltrepassata l'ora in cui gli arsenalotti avrebbero dovuto esser già di ritorno, fa preso da tale e tanta inquietezza che non potè più star seduto. Nella sala passeggiò per qualche tempo, poi uscì nelle anticamere del consiglio, e non sentendo alcuna pedata nè altro, dopo essersi anche colà indugiato assai tempo. alla fine più non gli bastando la pazienza, discese la scala del Gigante, e uscì fuori sulla piazza. S'accostò alla riva, si sforzò a render più acuta la facoltà visiva, e potè distinguere finalmente a qualche distanza una gondola; ma in ragione che veniva essa accostandosi, egli perdeva ogni speranza, ed alla fine potè accertarsi che non era altrimenti la barca della Republica. Quando la gondola fu all'approdo, vide uscirne un uomo e guardò: era Attilio Gritti. Il Barbarigo gli si accostò, non per altro, che per intertenersi un momento con lui a fuggir tempo, e lo chiamò per nome.

«Voi qui?» gli disse il Gritti assai maravigliato, e soprastava perplesso, e avrebbegli pur voluto dir tutto. Ma stando fermi ambidue, l'uno potè vedere nell'aspetto dell'altro manifesti indizi d'imbarazzo e di sollecitudine. Però prese a dire il Barbarigo pel primo:

«E donde vieni?» gli domandò.

Attilio stette ancora un momento senza rispondere, poi s'accostò al senatore, e con voce assai bassa,

«Voi,» disse, «state qui aspettando alcuno che vi deve premere assai.»

«Io?» rispose il senatore aguzzando gli occhi sul Gritti....e stava per aggiunger qualche cosa... ma si trattenne, e dando la svolta al discorso: «Stanotte ho la sopraveglianza in palazzo, sono uscito così un momento a respirare un po' d'aria libera.»

«Ma....» tornò il Gritti a riappiccare il discorso.... «voi state aspettando adesso chi non verrà così presto. Gli arsenalotti furono assaliti.»

Il senator Barbarigo diede due passi indietro a quelle parole, e fatto livido in volto,

«Chi?» disse, «come tu sai?...»

«La Valenzia è ora nelle mani del Visconti.»

«Del Visconti?...»

E in mezzo alla dispettosa maraviglia con che pronunciò quel nome, un occhio scrutatore avrebbe veduto a balenare una scintilla di gioia, che in quel rapido istante aveva già potuto pensare che quel contrattempo avrebbe dovuto accrescere la sventura di Candiano.

«Dimmi,» soggiunse poi: «come avvenne tutto questo?»

Il Gritti gli narrò come seppe meglio ciò che era avvenuto, poi disse:

«L'ammiraglio sa qualche cosa?»

«No, non sa nulla. Nell'istante che starà sognando il corno ducale, il fante della Republica andrà a dargli uno scrollo. Insieme a questa nostra patria, che quel vecchio imbecille ha offeso contravvenendo alle sue leggi, vendico anche la tua ingiuria.»

«Io vi ringrazio; ma qualche cosa vorrei fare anch'io.»

«E che vorresti far tu? bada a non rompere la rete; bada.... ora io vo. Addio....»

E quel vecchio settantenne, fatto agile a un tratto e assai presto, rientrò in palazzo quando il Gritti, più maravigliato ancora di prima, si mise di nuovo per la laguna.

Non appena il Barbarigo ebbe messo il piede nella sala del consiglio, chiamò i colleghi; e lor disse:

«Messeri, stanotte c'è necessario raccoglierci in sessione. Un affare d'importanza, della più grave importanza, ci resta a trattare; vi dirò tutto in breve: mandiamo intanto il fante del consiglio ad avvisare i nostri colleghi di venir qui sull'istante.»

Gli altri due rimasero stupefatti, però domandarono qual fosse quella così grave bisogna.

«Non è tempo da perdere, lo paleserò in pieno consiglio....» e chiamato il fante gli diede l'ordine d'ire a chiamare gli altri membri del consiglio, «Se non sono nelle case loro, si troveranno alla festa de' Malipieri,» diceva il Barbarigo a quel fante. «Va e fa presto.»

Rimasto solo cogli altri due senatori, questi cominciarono a tempestarlo di domande, alle quali egli non faceva che rispondere:--Parlerò in pieno consiglio.--E andava pensando e ripensando al modo di svolgere quel viluppo di cose che improvvisamente e all'impensata s'era venuto aggruppando. Da qualche giorno poi lo martellava il timore non venisse mai a chiarirsi in faccia a tutti i suoi colleghi la sua trama, giacchè non era facile a dare ad intendere ch'egli non avesse saputo la colpa dell'ammiraglio Candiano prima di dare il voto per l'elezione di lui al dogato. Nei primi momenti che gli balzò in pensiero il perfido e raffinato disegno, l'impeto della passione non gli avea permesso di vedere le possibili conseguenze, e di presente pensava al modo di poter celare altrui il basso e perfido fine che egli aveva, e al quale serviva di pretesto l'obbligo che gl'incumbeva di punire i colpevoli.

L'essere poi caduta Valenzia nelle mani del Visconti in quel momento che la presenza di lei era tanto necessaria, gli dava pure moltissimo a pensare, giacchè se l'ammiraglio, messo agli esami, non avesse voluto confessare al primo, tutto il congegno della sua trama avrebbe dovuto fermarsi per il momento, e infino a tanto che Valenzia non fosse in potere della Republica. Considerava però che il Visconti non poteva aver che un fine a conseguire, e quindi avrebbe di leggieri rimessa colei nelle mani dell'eccelso consiglio.

In quella notte nel palazzo del senator Malipieri a festeggiare le nozze di una sua figlia con un patrizio Veneto, tenevasi una sontuosissima festa alla quale era stato invitato anche il povero Alberigo Fossano, che vi sarebbe certo intervenuto se si fosse trovato in tutt'altra condizione d'animo.

L'ammiraglio Candiano vi si recò invece, e quantunque di ragione l'attenzione dovesse in quella notte rivolgersi ai due sposi felici, pure il prode vegliardo, sul quale, come sapevasi da tutti, il dì dopo avrebbe posato il corno ducale, era il vero eroe della festa. Non avendo il Fossano mai osato metterlo a parte dell'orribile sua sventura, e avendo anzi coll'assicurarlo che la Valenzia era in buonissimo stato, fatto dileguare dalla mente di lui quel dubbio orrendo che vi s'era messo per le ingannevoli parole del Malumbra, il Candiano era d'un umore così ingenuo, così gaio, così affabile, che tutti se ne consolavano pensando che sarebbe stato il doge colui nel quale, anche gli occhi acutissimi dell'invidia, non avrebbero potuto trovare una pecca.