Valenzia Candiano: Racconto

Part 11

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«Egli deve al certo aver commesso qualche grave peccato, e il suo demonio, che non gli è amico, lo ha mandato qui in buon punto. Vivaddio,» soggiunse poi, «ciò che ho detto, farò, così la fortuna faccia nascere qualche bell'occasione.» E strabuzzava gli occhi della gioia sciocca e feroce ad una, e li saettava poi di traverso sulla veneranda persona del Candiano, dicendo fra sè:--Ci capiterai, vecchio invanito; il tuo sabato verrà anche per te.--E si allontanava nelle altre sale sempre in compagnia de' suoi scioperati amici, i soli che si adattassero a stare con lui dopo lo sfregio che aveva toccato dall'ammiraglio.

A questo intanto ed a Fossano s'era collocato vicino il senator Barbarigo, il quale, con grandissima maraviglia di tutti, aveva da qualche tempo rimesso assai di quella sua torbida ed accigliata natura, e si mostrava della più cortese e gaia indole del mondo. Seduto tra l'ammiraglio e Fossano, volgeva belle parole tanto all'uno che all'altro; ma si godeva principalmente nel guardare a parte a parte la figura del giovane cavaliere del quale, appena udì ripetersi intorno il nome, e come fosse arrivato a Venezia in quella sera medesima, non volendo credere a sè medesimo che in ogni incontro la fortuna gli si volesse mostrar sempre seconda, accorse per accertarsi del vero, e come lo vide co' propri occhi, sentì riardere ancora il sangue nelle vecchie sue membra, e disse fra sè:--Anche tu ci sei, giovinetto inesperto, ci siete tutti,--e si volse il primo a complir lui e l'ammiraglio.

Che un uomo traviato da condizioni eccezionali che talora intervengono nella vita, indotto da certe necessità fatali, spinto dal desiderio dell'oro, dalla rabbia di una vendetta covata troppo a lungo e sempre invano, possa condursi a tormentare il suo simile, a macchinare l'estremo suo danno, è cosa della quale ognuno può farsi capace; ma che un facoltoso, un uomo lusingato assai ne' rapporti dell'amor proprio e dell'ambizione, cancrena di chi non ha a litigare col pane, possa avere in sè tanto germe di perfidia, da potere tramare, con un'astuzia diabolica, la rovina d'un suo coetaneo pel solo motivo che gli dava noia il vederlo rimeritato dagli uomini e dalla fortuna, è tal cosa che difficilmente un'anima gentile può indursi a credere; eppure il Barbarigo era tale, ed i motivi di quel suo, diremo, monstruoso operare non si dovevano ripetere che dal desiderio che gli era entrato nell'animo, avesse il Candiano a stargli sempre sotto in faccia al mondo, e dal non aver potuto essere appagato. Il lettore avrà certo fatto le maraviglie, quando sentì che il Barbarigo medesimo, dopo la morte del doge Orseolo, costretto a metter fuori la sua opinione, manifestò che in quanto a lui avrebbe desiderato che il dogato toccasse all'ammiraglio Candiano, ed espose con tanta forza gli argomenti a provare non esservi scelta migliore di quella, che potè indurre tutti i colleghi ad essere dello stesso suo avviso.

Quel medesimo che quando trattossi di gridarlo ammiraglio, fu il solo che desse il voto contrario, che in tutte le occasioni era, se non il solo, tra i principali almeno, che trovassero a censurare e riprovare le azioni di Candiano, tutt'a un tratto s'era fatto il suo fautore, il suo difensore, l'amico suo più sviscerato; ma sarebbe stato egli così, prima che fosse venuto in cognizione del profondo mistero, che appena rivelato al mondo, bastava a schiacciare la testa del generoso ed improvvido vecchio?--avrebb'egli operato così prima di sapere ch'era in sua facoltà il rivelarlo? Ma perchè, si domanderà, appena lo seppe non lo volle manifestare? il lettore ha l'anima troppo ingenua per penetrare i recessi di quel cuore, e una simile domanda gli è ben naturale.

Quella rabbia ch'egli nutriva contro Candiano, si rivolse presto anche contro coloro che mostravano averlo in gran conto, e magnificavano le sue virtù, e lo applaudivano tuttogiorno, ed anche di costoro avrebbe voluto vendicarsi, se non fossero stati in troppo, se non fosse stata Venezia intera. Però un sol mezzo gli parve acconcio: fare in modo che ella profondesse a Candiano tutto quello che era in poter suo di dare, che tutte le ricompense ella concedesse a quel suo prediletto, fino al punto oltre il quale non era più possibile un passo, perchè così, al farsi manifesto il segreto, al publicarsi di quella colpa ch'egli credeva nera ed atroce come un assassinio e peggio, ed era infatti un delitto di stato, al cadere di quella bomba, lo scandalo fosse più romoroso, il risentimento di tante persone, per essere state troppo a lungo ingannate da chi avevano tanto favorito, fosse più attivo ed energico, e d'altra parte la caduta di Candiano da quell'ultima altezza, fosse più insopportabile, fosse più tormentosa. Per questo aveva condotto le cose in modo che il Candiano venisse assunto al dogato, per questo s'adoperava tuttavia, e con più energia di prima, ora appunto che il frutto pareva maturo, e tutte le fila della infernale sua trama venivano finalmente a convergere ad un punto solo. V'era in somma in quell'uomo coperto dalla toga senatoriale più di quanto basta a far torcere il viso pel ribrezzo.

Suonata intanto l'ora terza di notte, e cominciandosi in quel momento le danze, il Morosini, Candiano, Barbarigo ed altri senatori, a cui per nulla s'addiceva quel gioco della prima gioventù, si ritirarono in altre stanze. Il Fossano avrebbe voluto seguirli, ma il senator Morosini additatogli un gruppo di fanciulle:

«A voi tocca trasceglierne qualcuna, chè i sistri già preludiano alla danza,» e lo costrinse a fermarsi in quella sala.

Confuso più che altro da tutto quel frastuono, pieno di una inquietezza che gli rendeva insopportabile qualunque luogo, trovavasi pentito dell'esser venuto a Venezia, dell'essersi presentato a Candiano, prima d'aver pensato meglio a ciò che avrebbe dovuto fare. Mentre se ne stava così perplesso nel bel mezzo della sala, vide entrare il figlio di Bernabò Visconti; la tanta maraviglia che lo prese di quella inaspettata comparsa, diede, per un momento, una diversa direzione alle sue idee, per un momento solo, che tosto la presenza del Visconti, facendolo ritornare colla memoria a' quattr'anni addietro, quando lo vide la prima volta in quella sala medesima, e sentì tanta avversione per lui, lo richiamò tosto ai dolorosi pensieri.

Il figlio di Bernabò da quattro giorni era ospite della Serenissima Republica, la quale, accoltolo, come era dovuto a figlio di principe, intanto che stava deliberando se dovesse o no esaudire le domande ch'egli le aveva fatte, e il partito che le aveva posto innanzi di far la guerra al Conte di Virtù, nessuna cosa lasciava intralasciata che meglio potesse render accetto a quel principe scaduto il soggiorno di Venezia.

In quegli ultimi giorni, come suole spesso avvenire tra uomini malvagi, il Visconti e l'Attilio avevan stretta una tal quale amicizia, e in quella sera trovavansi accanto nella gran sala del Morosini. Quando il Fossano venne invitato da tutta l'adunanza a dire alll'improvviso, seppe il Visconti al tutto chi era quel giovane, e come altra volta fosse venuto a Venezia, per far parte dell'ambasceria del Conte di Virtù.

Il Visconti, appena sentì che il Fossano era una creatura dell'abborrito suo cugino, pensò sarebbe stata per lui grandissima compiacenza il poter trarre alcuna vendetta di lui, coll'offendere quegli che in qualche modo gli apparteneva, e quantunque pensasse che in faccia a tutta Venezia non gli conveniva offendere direttamente chi non gli aveva usata ingiuria di sorta, pure stabilì aspettare l'occasione; e sobillato anche dalle amare parole di Attilio Gritti, che nulla aveva intralasciato per rendergli odioso lo sventurato giovane, si compiacque meditando qualche modo a tormentare chi non gli aveva fatto un male al mondo. Se poi avesse saputo che il Fossano era il marito di Valenzia, che per lui era stato supplantato, che di presente trovavasi a Venezia sulle traccie di quella ch'egli pure aveva potuto amare, chi può sapere fin dove mai sarebbe arrivato il suo sdegno?

Quando il Bronzino gli riferì ciò che aveva saputo dal Malumbra, sul conto della figlia di Candiano, egli non aveva voluto prestare alcuna fede, e venuto a Venezia, pieno d'altre cure, non s'era nè tampoco ricordato di quel fatto vero o falso che fosse, e venuto alla presenza de' magistrati veneziani, non aveva, per le sue buone ragioni, detto nulla di ciò, e soltanto s'era limitato a richiedere la Republica di un valido soccorso contro il signore di Milano.

E in quanto al Malumbra, pentitosi d'avere in parte palesato al Bronzino quel mistero, quando in Venezia si incontrò di nuovo col compagno del Visconti, condusse il discorso in modo da toglierlo affatto da quel sospetto, che il Barbarigo avevagli severamente ingiunto tenesse il segreto di tutta quell'impigliata faccenda, fino a tanto che non gli avesse comandato di presentarsi al consiglio dei Dieci.

Il Fossano alle replicate istanze de' patrizii e delle gentildonne, che ancora volevano sentire la magia del suo canto e i soavi accordi del suo liuto, non potè in quella sera assolutamente mostrarsi cortese, come pure avrebbe voluto, che troppo era afflitto l'animo suo, e la mente aveva ingombra di troppo duri pensieri perchè la fantasia potesse somministrargli il modo d'intertenere quell'adunanza; con tanta insistenza poi era stato, più che pregato, importunato, che non bastando a trattenere entro di sè tutta l'amarezza che gli occupava il cuore, con parole alcun poco acerbe, che neppure non s'era accorto di dire, s'era rifiutato a fare il desiderio comune, con molta maraviglia di Candiano, il quale, non avendo mai veduta tanta ostinazione in lui, non sapeva che si pensare, e con grandissimo dispetto di tutti coloro che dopo averlo tanto pregato, s'erano trovati assai punti da quel duro rifiuto. L'Attilio Gritti, colto quel momento, alzò la sua voce in mezzo al bisbiglio universale, e non esitò a dire villania al Fossano, che gli rispose per le rime, onde quella naturale antipatia che era tra loro, si venne più e più esacerbando. Terminata per altro quella festa, se il Gritti e il Visconti non seppero dimenticarsi di lui, egli ben presto si dimenticò di loro, chè non poteva passare neppure un istante ch'ei non pensasse a Valenzia.

Quando, insieme all'ammiraglio si ridusse a palazzo, il suo aspetto, la sua faccia, tutto era così improntato di quell'amaritudine che dentro il martoriava, ed era così manifesto che un pensiero fisso lo teneva continuamente occupato, che il Candiano sospettò non ci fosse sotto qualche seria faccenda, e fu così forte il suo sospetto che tutta la gioia che lo aveva animato in quel giorno, disparve improvvisa, e lo lasciò più conturbato che mai.

Quando fu l'alba, il Fossano, a cui le ore della notte erano divenute eterne, uscì senza dir nulla a Candiano. Aveva saputo da lui che il Malumbra era tornato in Venezia, e che anzi avevagli riferito essere Valenzia in buonissima condizione; però essendosi intestato che colui non fosse quel che sembrava, e tremando all'idea che fosse mai uno sgherro e volendo sincerarsi, pensò darsi tanto attorno finchè s'incontrasse in quell'uomo.

Scorse quasi tutta la giornata, finalmente sull'ultim'ora passando, per caso, accanto al palazzo del doge, lo raffigurò a non molta distanza, gli si fece appresso colla velocità di una balestra, e a colui che si trovò colto all'improvviso, vide mutarsi il colore del volto. A quella vista, essendo il dubbio divenuto certezza, si sentì nel cuore un'acuta fitta quasi che la lama di uno stile lo avesse passato da parte a parte, e l'afferrò con una forza convulsa che non permise all'altro di svincolarsi, se ne avesse avuta la voglia. Qui, non guardando più che tanto alla moltitudine che si era affollata intorno, mise alle strette quel tristo, perchè gli svelasse ogni cosa; ma colui stava sodo, avendo assai più timore del consiglio dei Dieci che di lui, così che trasse il Fossano in sì gran furore, che gridò a tutta quella moltitudine che gli stava intorno:

«Guardatevi da costui, se mai vi avesse ingannato sino a questo punto, costui è uno sgherro; guardatevi.» E lo avrebbe anche passato con la daga, se un suo amico, che aveva seguito l'ambasceria di Milano, passato per di là e riconosciutolo, non gli avesse trattenuta la mano, e condottolo seco.

Il Malumbra sfuggito al pericolo guardossi intorno, e potè vedere sulle faccie di coloro che lo stavano osservando, quel misto di terrore e di odio che uom prova al cospetto di chi vive alla rovina degli altri, così che esso pure si tolse alla vista di tanta gente assai costernato.

La notte di quel dì medesimo, nella camera dei Dieci, si venne a parlare del fatto occorso al Malumbra, e come su lui pesassero i sospetti del popolo. Una voce si alzò, tra le altre a dire:

«Che cosa ci rimarrà ora a fare di costui?»

«A ciò provvederemo; ma è certo che costui non deve più servire l'eccelso consiglio.» Fu la risposta unanime.

Intanto si avvicinava il giorno che il gran consiglio avrebbe messa in esame la proposizione fatta dal senato, riguardo all'elezione dell'ammiraglio Candiano al dogato di Venezia. Essendo il gran consiglio composto, per tacere di molti altri magistrati, di quasi tutti i personaggi che costituivano il senato, quasi per una consuetudine tutto quanto era proposto colà, veniva approvato nella gran sala del consiglio; però tutta Venezia teneva oramai per cosa certa, d'avere fra pochi giorni a salutare doge il valoroso Candiano.

Il Barbarigo pensò che era giunto il momento opportuno, e senza più, stabilì di mettere in moto tutti i congegni che dovessero produrre l'ultimo risultato.

Il lettore si ricorderà che il consiglio dei Dieci aveva data a lui l'incombenza di chiarire quella strana accusa, trovata contro a Candiano: ma il Barbarigo alle loro inchieste aveva sempre risposto che di quell'accusa non era a far gran caso, e che non aveva scoperto nulla, tanto che il consiglio non ci aveva pensato altro.

Pensò inoltre a disporre le cose in maniera che i suoi colleghi non avessero ad accorgersi, aver lui per tanto tempo tenuto il segreto senza palesarlo. Ora, almanaccando un adatto modo, per non destar sospetti, attendeva la vigilia della straordinaria assemblea, che non tardò ad arrivare. In quegli ultimi giorni il Visconti e l'Attilio Gritti, rinfocando a vicenda ne' loro animi l'irragionevole odio che avevano contro il Fossano, ed avendo sentito da quell'astuto Bronzino, che egli era tornato a Venezia per tener dietro ad una donna della quale doveva fieramente essersi invaghito, come il Bronzino s'era indotto a credere, a passare la noia dell'atroce e scioperata lor vita, s'eran messi a tener dietro ad ogni passo del Fossano per potergli, all'occasione, recare alcuna ingiuria e peggio.

Adesso che sappiamo anche codesta circostanza, tralasciando di parlare di que' giorni che trascorsero ancora, senza che avvenisse alcuna cosa di qualche importanza, andiamo un tratto a ritrovare il Malumbra.

X

SPERANZA E DISPERAZIONE,

Il Malumbra, dopo l'incontro avuto coll'Alberigo Fossano, comprendendo assai bene d'esser venuto in odio all'universale, e che la società all'indifferenza aveva aggiunta anche l'offesa, anche egli sentì il bisogno di agguerrirsi più validamente per riuscire a star forte, solo com'era, incontro all'urto di tutti quanti; e presto l'anima gli si venne guastando di tal guisa, che se prima operava il male per un fine, per il guadagno, per la vita dei figli, allora avrebbe operato il male, come suol dirsi, per il male medesimo, per assaporare la vendetta, e l'esclusiva voluttà del martoriare gli altri; il veleno della sua trista natura più mortale che mai non fosse stato, si raddensò nel fondo dell'anima sua, press'a poco come interviene al crotalo, quando è provocato a guerra dagli avoltori e dai corvi. Ma sempre quel suo odio per gli uomini era misura della sua tenerezza pe' suoi figli, e di presente che, fuori dalle anguste pareti della sua casa, non gli era più concesso di trovare uno sguardo amico, senti a più doppi accresciuto l'amore per la sua famiglia; e quando, seduto a desco in mezzo a quelle sue creature tutte rigogliose e piene di salute, li contemplava con una compiacenza di un genere indefinibile, di sotto a que' pensieri, lenta gli usciva questa voce:--Alle vostre spese, io li mantengo, o uomini, che mi bestemmiate.--E tale idea era la sola che metteva qualche conforto nella sua esistenza guasta, diremo così, e putrefatta in ogni parte.

Ma qui finiva ogni sua gioia, e quella considerazione stessa ne portava seco mille altre, ma di un genere ben diverso; e pensando che egli appunto aveva dovuto far ciò che mai non avrebbe fatto, a sostentare la moglie e i figli, pei quali ci voleva pane e pane a rigore di termine, gli entrava tanta molestia addosso che lo traeva alla disperazione, e tanto più che di quando in quando gli veniva il sospetto non fosse mai per mancargli la liberalità della Republica; questo, per altro, era così amaro, così insopportabile, così rovinoso che la sua mente, rigettandolo come impossibile, sforzavasi in vece a fargli dar luogo a speranze di più largo compenso.

Una sera il Malumbra, dopo aver goduto alcun'ora meno infelice, in compagnia della moglie e dei figli, d'improvviso venne colto da questo sospetto: al solito provossi a scacciarlo; ma non gli riusciva, e non riuscivagli appunto perchè essendosi la mattina trovato col senator Barbarigo, aveva sentito da lui alcune parole che lo avevano messo sopra pensiero: considerando però che gli era stato ingiunto recarsi quella sera medesima al consiglio, la speranza che gli poteva venir data qualche nuova incombenza, mandò in dileguo il primo timore. Udito batter l'ora, in cui era solito recarsi a palazzo, si alzò e, ricevuti i saluti della moglie e dei figli, se ne uscì tosto di là.

Giunto in piazza San Marco, essendo l'ora che quasi tutta Venezia traevasi a passeggiare su quell'ampio spazzo, egli si fermò un momento a guardare. Passeggiavano, tra gli altri, e patrizi, e gentiluomini, e senatori, e dottori, e ricchi mercanti, tutta gente a cui il Malumbra soleva volgere assai spesso il suo occhio pieno d'invidia e di livore. Due patrizi gli passarono assai vicino, nel volto dei quali appariva, a chiarissimi segni, una beata vanità mista a molta alterigia. Ed egli potè notare che avvisatamente si erano scostati da lui; gli passarono appresso alcuni senatori, che in un corpo molto adiposo riassumevano le prove difficili a cui erasi messa la loro vita; lo avvicinarono alcuni mercanti ricchi sfondolati, dei quali non era muscolo che non dinotasse egoismo, apatia e peggio. Di tutti questi, coloro che lo conoscevano, saettandogli un'occhiata di traverso, procuravano cansarlo. Ed egli, mettendo il labbro sotto la stretta dei denti, s'accorgeva troppo bene in che conto era tenuto da tutti quanti, e per la stizza diceva tra sè e sè:

--Se la fortuna vi avesse lasciati mai sempre in balia di voi stessi, chi sa che trista canaglia sareste riusciti anche voi, che sulla faccia avete dipinta l'anima di fango! Ringraziate la vostra sorte, che se non vi avesse agguerriti di molt'oro, in benemerenza delle nude virtù che avete, forse a quest'ora, i piombi, i pozzi, i lacci, vi avrebbero detto quel che invero valete.--

Così quel tristo uomo sfogava l'interna ira sua, e a passi lenti, e pur guardando se alcuno lo notasse, si appressava all'adito segreto che metteva nel palazzo dov'erano i Dieci.

Entratovi, salite le scale, quando fu per introdursi nella sala vicina a quella dove i Dieci solevano deliberare, s'incontrò in due arsenalotti, il cui oficio era di condur le gondole della Serenissima Republica. Quantunque fosse a qualche distanza da loro, li udì tuttavia a parlare in questa maniera:

«Questa notte non ci resta a far lungo sonno, e d'ordine degli eccellentissimi a sei ore dovremo star pronti coi remi.»

«Sai tu dove dobbiamo andare?»

«Un tratto a Murano, al convento di Santa Brigida.»

«Che cosa ti diceva il procuratore?»

«Che il remo dovrà lavorare alla sorda, trattandosi di una bisogna straordinaria.»

«Sai tu che sia?»

«Precisamente no; ma ho potuto capire che si ha a condurre qui una donna.»

«Forse qualcuna di quelle buone suore!»

«Chi lo sa?»

Il Malumbra, quantunque in quel momento assai poco gli premesse di quelle parole, non avendo a cavarne alcun partito, pure le intese benissimo, e capì di che donna trattavasi. Diede così sopra pensiero un'occhiata a que' due arsenalotti, ed entrò nell'anticamera del consiglio dei Dieci.

Fermatosi un momento ad aspettare di venire introdotto innanzi ai Dieci, gli rallegrò la fantasia il pensare che in quella sera avrebbe ricevuto dell'oro in ricompensa di un'ultima sua delazione. Dopo molto aspettare finalmente venne chiamato.

Come fu alla presenza di quegli illustrissimi mascherati, sentì farsi molte interrogazioni a cui egli rispose ordinatamente. Dopo scorsero alcuni momenti di perfetto silenzio, ed egli, veduto che non gli si diceva altro, già s'era volto per ritrarsi.

«Aspetta,» gli disse allora una voce. Era la voce del senator Barbarigo, e fu pronunciata in modo che il Malumbra sperò gli venisse dato il prezzo dell'opera sua: dopo quella parola _aspetta_ quei terribili personaggi continuarono a parlare per qualche tempo a sommessa voce tra loro.

Dopo che il Malumbra erasi smascherato in faccia a tutta Venezia, l'eccelso consiglio dei Dieci, veduto che di quell'uomo non era più a cavare alcun utile, ridotto com'era nella condizione di una vecchia caracca, che più non essendo atta a far vela in alto mare, la si spezza a cavarne tutt'al più schegge per ardere, in quell'istante statuiva appunto dargli licenza e rimandarlo per sempre.

Dopo qualche tempo infatti, gettata dalla mano del Barbarigo, cadde ai piedi del Malumbra una borsa che egli raccolse senza esitare, aspettando nuovi comandi.

Ma in vece dei nuovi comandi il Barbarigo soggiunse:

«Quelli che tu hai raccolto, sono gli ultimi danari che la Republica ti dà. Ella non vuol più valersi dell'opera tua: cercati un altro pane.»

Il Malumbra non disse parola....

Per quanto codest'uomo che abbiamo innanzi sia degno del più profondo disprezzo, e considerati i danni irreparabili che recò a tanti buoni, ne desti orrore e raccapriccio, pure sarebbe un dissimulare con noi medesimi, se si negasse che quest'uomo, come uomo, non possa destare alcun moto di compassione pensando alla sua condizione orribile. Ogni qualvolta che un cuore si spezza sotto i colpi di una sventura inaspettata, e lo spirito è disfatto da un'angoscia insopportabile, chiunque pur sia l'uomo, nel quale un simil fatto si verifica, avrà pur sempre diritto alla nostra pietà. Si dimentica in quel punto qualunque rapporto ch'ei possa avere con altri, la sua tristizia, i suoi delitti; tutto si dimentica, e non si vede che lui, creatura nuda ed infelice.

Il Malumbra non potè uscire da sè, un agente segreto di quel consiglio lo dovette condurre fuori. Disceso il Malumbra nel cortile, avanzatosi sulla piazza, respirato l'aria aperta, la mente fatta ottusa e buia a tutta prima, gli si rischiarò un tratto, s'accorse in quel momento della borsa che gli era stata gettata, e che egli, senza pure saperlo, aveva sempre tenuto stretta nella mano convulsa. Il pensiero che quelli erano gli ultimi danari, che dopo un mese di tempo o poco più, la miseria ancora avrebbe incalzato lui e la sua famiglia, che si sarebbe ancora trovato in quello stato per fuggire il quale non aveva sentito orrore dell'infame suo mestiere, che la fame avrebbe smagriti i corpi de' suoi figli, della cui floridezza cotanto si compiaceva, e in ultimo che alla miseria veniva compagno l'odio universale, lo fece venire in una terribile risoluzione.