Chapter 2
Un uomo che dorme non fa paura ad una donna. Giaele, Giuditta, e tante altre donne famose di quella risma, ne fanno testimonianza non dubbia. La nostra sconosciuta, che non aveva nè chiodi di configger nelle tempia a Sisara, nè testa da troncare ad Oloferne, e che però ci aveva la coscienza tranquilla, dopo quel primo atto di meraviglia, compose le labbra ad un sorriso; un bel sorriso, in fede mia, e che illeggiadriva di molto le sue bellissime labbra.
Essa era bella, mio candido lettore, bella quasi come voi, mia adorata lettrice. Qui, poichè siamo alla luce dei doppieri (parlo in poesia, ma in umile prosa bisognerebbe dire di una lucerna Carcel), cadrebbe in acconcio uno scampolo di descrizione della sua ammirabile bellezza. Ma siccome non ho tempo da perdere, lascio che ve ne formiate voi un concetto colla fervida immaginazione, mio candido lettore, e che ve la raffiguriate voi, guardandovi nello specchio, mia adorata lettrice.
--Un cinese?--pensò la sconosciuta, guardando Fenoglio.--O dove diamine son capitata? E nessun altro in questa casa.... non una donna a cui volgermi.... E quei due che salgono le scale!... Dio mio che faccie sinistre! E come mi correvano dietro! Ah! essi sono già qui, sul pianerottolo.... urtano nell'uscio.... Ma io non l'ho chiuso, non l'ho chiuso! E come fare adesso? Signore! signore!--
Ma sì, chiamalo, Roberto Fenoglio aveva legato l'asino a buona caviglia, e non dava segno di volersi svegliare.
Ella ripetè, collo stesso tono di voce sommessa con cui aveva cominciato a chiamarlo: signore! signore!
--_A-ing-fo-hi!_--borbottò nel sonno il bravo mandarino Fenoglio.
Cotesto non era rispondere, siccome ognun vede. La povera bella, sgomentata dal rumore che si faceva sul pianerottolo, ebbe ricorso ad uno stratagemma simile a quello del fagiano quando tenta di nascondersi agli occhi del cacciatore, ficcando la testa sotto un'ala; buttò l'accappatoio sotto una poltrona, che stava di fianco al canapè del mandarino, e si lasciò cadere su quella poltrona, rimanendovi supina in atto di donna dormente.
--Ohè, Piccione! una porta aperta....
--Vedo bene; la sarà entrata qua dentro, la fuggitiva.
--Impossibile! Avrebbe badato a chiudere l'uscio dietro di sè. Qui c'è un altro negozio.... un furto consumato....
--Ragione di più per entrare!
--Sicuro, entriamo!
III.
Questo dialogo avveniva sul pianerottolo, tra i due persecutori della bella sconosciuta, i quali non erano altrimenti due Adoni da quadrivio, sibbene due sergenti di Questura, il Negri e il Piccione.
Lo strepito dei loro passi mascolini nell'anticamera e il percuoter delle loro daghe contro le masserizie, fecero quello che non aveva potuto ottenere la vocina della sconosciuta; vo' dire che destarono dal sonno l'avvocato Fenoglio, il quale balzò in piedi dal suo canapè, e vedendo alzare la portiera di seta e un braccio e una gamba introdursi nel salotto, urlò prontamente: _ai ladri!_ e diè di piglio ad una sedia di Chiavari, per servirsene come di una mazza ferrata contro gl'invasori del suo domicilio.
--Si cheti, signore, si cheti!--disse il Negri facendosi innanzi.--Noi non siamo ladri, nè gente che le voglia far del male. Guardi alla nostra divisa.... Ma chi vedo? il signor avvocato....
--Roberto Fenoglio in carne ed ossa,--rispose Fenoglio, che a sua volta aveva riconosciuto i sergenti;--ma che cosa vogliono le signorie loro a quest'ora, in casa dei pacifici cittadini?
--Oh, la ci scusi, signor avvocato. Aveva l'uscio aperto....
--Amico mio,--disse una vocina sottile che fece balzare due passi indietro il mio protagonista,--gli è stato di certo quel briccone di Battista, che va a ciaramellare di notte colla cameriera del quinto piano. Bisogna scacciarlo dal nostro servizio, non è egli vero?
--Si certo, lo scaccieremo!--rispose Fenoglio.
E intanto guardava, con aria da melenso, ora i sergenti, ora la sconosciuta, che lo aveva chiamato «amico mio.»
--Non vorremmo aver cagionata la disgrazia di un povero servitore....--si provò a dire il Piccione.
--Che! che!--ripigliò la signora.--È un fannullone, un che so io; non è egli vero, Roberto?
--Sì, un briccone, un ladro, un assassino!--soggiunse Fenoglio, il quale non sapeva più quello che si dicesse.
--Oh, in tal caso,--disse il Negri,--con licenza di Vossignoria, lo arresteremo.
--Sì, arrestatelo.... cioè, no, lasciatelo stare, povero diavolo! Son questi i miei modi di dire.... io non uso chiamare con altri nomi la mia gente di servizio....
--Egli bisogna tuttavia che tu gli tolga questo mal vezzo, Roberto mio!--disse la donna, mettendo con leggiadra dimestichezza il suo braccio sotto quello di Roberto Fenoglio.--Dimmi, non è egli vero che tu contenterai in ogni cosa tua moglie?--
Fenoglio aveva l'aria di cader dalle nuvole. Si lasciò mettere il braccio di lei sotto il suo; anzi, posso giurarvi che, galante com'era, anco nei momenti più difficili, curvò con bel garbo il gomito, per accogliere il dolcissimo peso. Quel braccio si appoggiò sul suo con una pressione particolare, che parea dirgli: «tenetemi bordone, per carità!»; gli occhi della sconosciuta si volsero languidi a cercare una buona risposta ne' suoi; la sconosciuta era bella, assai bella; il contatto della sua aggraziata persona gli recava una commozione subitanea per tutte le vene, insomma, il sangue non è acqua, siamo tutti uomini, e Roberto Fenoglio rispose:
--Si, moglie mia, farò di contentarti.--
Tutto ciò era avvenuto in un batter d'occhio. Ora, accettata una condizione di cose, bisognava andare innanzi, mettere in buona vista tutto quel garbuglio; e Roberto, comunque fosse impacciato, ci si provò.
--Vedete un po' che bel caso!--disse egli, voltandosi ai sergenti.--S'era suonato e ballato.... una festicciuola tra amici.... ai quali avevo fatto conoscere mia moglie....
--Ah sì!--interruppe il Negri.--Ella è ammogliato di fresco; noi nol sapevamo neppure....
--Infatti,--disse Fenoglio,--io non ne avevo dato notizia a nessuno.
--Un matrimonio _al gran destino_....--entrò a dire con aria peritosa il Piccione.
--Come sarebbe a dire; al gran destino? Vorrete dir clandestino? Sicuro, ho fatto un matrimonio clandestino; ma ora l'abbiam propalato; tutti gli amici, i parenti, Genova tutta lo ha da sapere.--
Così dicendo, Roberto Fenoglio si volse a guardare la sua improvvisata metà, che lo ricompensò delle sue parole con uno sguardo d'ineffabile tenerezza.
--Che io possa morire, se ne capisco un'acca!--pensò egli tra sè.
--Oh ce ne rallegriamo grandemente con Vossignoria!--disse il Piccione, che era il più cerimonioso dei due sergenti.--E ce ne rallegriamo anche colla sua signora....
--Grazie, grazie!--rispose la leggiadra donnina, accompagnando le parole col più grazioso dei suoi divini sorrisi.
--Suvvia, Piccione:--disse il Negri al compagno--noi adesso disturbiamo....
--No, no, amici miei!--interruppe Fenoglio.--Voi non ve ne andrete così senza aver prima bevuto un bicchiere.
--Scusi Vossignoria: ma noi eravamo venuti in questa scala per seguire una donna.... una....
--Che cosa?--domandò con molta curiosità il padrone di casa.--Avete detto una.... Se la cosa può dirsi, finite, di grazia, la frase!
--Oh, niente di male in quanto alla moralità personale....--
Fenoglio respirò a larghi polmoni. Intanto il Negri proseguiva:
--....Insomma, debbo dirlo? Si tratta di una emissaria di Mazzini. Il signor Questore ha saputo che questa donna, una delle più terribili cospiratrici contro il governo, è venuta da Londra a Genova, e che ella doveva trovarsi appunto in una casa qui presso.... Le nostre passeggiate debbono averla messa in sospetto di qualcosa, poichè una donna appunto (ed era certamente lei) è uscita dalla casa in discorso; ma, inseguita da noi, s'è ficcata nelle scale di questo palazzo....
--Ah diamine!--esclamò Roberto Fenoglio.--E adesso come farete a trovarla?
--Ella a quest'ora avrà potuto ridiscendere le scale!--si affrettò a soggiungere la signora.
--Sicuro! dice bene la signora Fenoglio!--gridò il Piccione, percuotendosi la fronte colla palma della mano.--Vedi che bestia siamo stati noi altri! Ma qui bisogna correre.
--Non tanta fretta!--interruppe ella sorridendo.--A quest'ora ella ha potuto andare molto lunge, e come vorreste trovarla! Gli è un colpo fallito, al quale non si rimedia, e sarà meglio vi ricordiate che il mio Roberto vi ha pregato di fermarvi ancora pochi minuti per berne un bicchiere.
--La signora ha ragione!--disse il Negri con aria melanconica.--Ora, poichè la ci è sfuggita, beviamo.
--Signor avvocato,--ripigliò il sergente Piccione,--beveremo alla salute della sua signora moglie, che è tanto gentile quanto bella. Scusi, signora, il complimento, compatisca; siamo gente alla buona....--
Intanto Roberto Fenoglio era andato in una camera vicina e ne tornava con una bottiglia di Sciampagna, che fu sollecito a sturare per quei due ragguardevoli personaggi.
--Alla salute della signora Fenoglio!--disse il Negri, alzando il calice spumante.
--Che il Ciel la benedica, e le conceda una mezza dozzina di bei bambocci somiglianti al l'ottimo avvocato Fenoglio!--soggiunse il Piccione.
--Grazie, amici, grazie!--rispose Fenoglio.--Noi faremo di non mandar vani i vostri amorevoli augurii.--
E guardò sott'occhi la sua sconosciuta vicina, che si fe' rossa in volto come una ciliegia.
Intanto quei due, sebbene, dopo una seconda e una terza libazione, avessero veduto il fondo della bottiglia, non se ne andavano ancora. Fenoglio era sulle spine, poichè gli premeva di sapere chi fosse quella donna, e come gli fosse capitata in casa. La donna, dal canto suo, ci doveva avere le sue buone ragioni, per affrettare coi voti la loro partenza.
Il Negri, dopo una sosta di parecchi minuti secondi, così prese a parlare:
--Signor avvocato, la mi scusi; avrei a chiederle.... ma non mi dia dell'indiscreto....
--Oh, niente affatto!--rispose Fenoglio.
--Sì, sì, la è una indiscretezza la nostra.... ma tant'è, non possiamo fare a meno di pregarla....
--Ahi, ahi!--pensò il mandarino--che cosa vuole ora costui?--
La povera bella, di rossa ch'ella era divenuta, si fe' più pallida di prima.
--Vossignoria,--proseguì il sergente, senza addarsi di nulla,--è in relazione col nostro capo, il cavalier Gallesi....
--Sicuro, sono in relazione con lui, con quella degna persona;--rispose Roberto.--Lo vedo qualche volta ed ho l'onore del suo saluto. Ma che cosa....
--Ecco;--interruppe il Negri,--noi abbiamo fatto il nostro dovere, niente più niente meno del nostro dovere.... Ma se il signor cavaliere venisse a risapere che ci siamo lasciati sfuggire.... mi capisce?
--Ah! sì, capisco,--disse Fenoglio, tornando a respirare liberamente,--io non debbo dir nulla. Non dubitate, sarò muto come una tromba.... cioè no, volevo dirle come una tomba. Che diamine! vedete mo' come talvolta ci tradisce la lingua.--
Non era vero niente; Roberto Fenoglio, rasserenato dalla piega che aveva preso il negozio, tornava ai suoi primi amori col bisticcio.
--Le siamo riconoscentissimi della sua bontà, signor avvocato!--entrò a dire il Piccione, colla lingua impacciata dallo Sciampagna.--In verità non potevamo aspettarci altro da un galantuomo pari suo. Oh se tutti fossero come Vossignoria, a questo mondo!
--Taci là, bestione!--interruppe il Negri, che voleva schiccherare anch'egli un complimento all'avvocato.--Se tutti fossero come il signor cavaliere....
--No, no, lasciate i titoli da parte, io non son cavaliere e me ne.... me ne.... insomma, non lo sono!--conchiuse Roberto.
--Il governo ha torto!--sentenziò il Negri.--Io lo servo, lo rispetto e lo venero, come è debito mio; ma egli ha torto a non far cavaliere un personaggio come Vossignoria. Basta, io non c'entro.... Che cosa dicevo, Piccione?
--Dicevi che se tutti fossero....
--Ah si, mi ricordo; volevo dirti che se tutti fossero come il signor avvocato, noi perderemmo il nostro pane, perchè non ci sarebbe nulla da fare nel nostro mestiere.--
E accompagnate queste parole con un inchino, il Negri si congedò dall'avvocato Fenoglio, pregandolo, scongiurandolo da capo a condonar loro la molestia che gli avevano involontariamente recata.
Così finì quella scena, che poteva avere ben altre conseguenze per uno dei due personaggi rimasti. Fenoglio accompagnò i due sergenti fino all'uscio di casa, e questa volta lo chiuse egli, colla debita attenzione, anzi con due mandate di chiave.
Quindi tornò nel salotto, dov'era rimasta la sconosciuta, e, giunto sul limitare, si fermò, sporgendo il capo verso di lei, in aria d'un maiuscolo punto interrogativo.
IV.
La bella ignota era caduta sulla poltrona accanto al canapè. Lo sforzo di quella scena difficile l'aveva svigorita per modo da non sentirsi più reggere in piedi.
--Oh, signore!--mormorò ella, più che non dicesse--la mia gratitudine....
--Nulla, nulla, non mi ringraziate!--interruppe il mandarino.--Ditemi piuttosto, se non è un prentender troppo, chi siete voi, o signora, voi che vi fate di punto in bianco mia moglie, mi togliete dalla fronte quell'aureola di vergine.... e martire, la quale mi si confaceva pur tanto?
--Signore....--balbettò la povera bella,--o signore.... voi siete così buono, avete un cuor così nobile....
--Signora, io non ho cera qui sotto le mani per turarmi gli orecchi, come fece Ulisse, allorquando egli ebbe a trovarsi in un caso simile al mio; ma vi giuro che, se voi proseguite a parlarmi così dolcemente, io supplirò alla cera colla palma delle mani.--
E dicendo queste parole, le quali arieggiavan assai più il madrigale che l'invettiva, Roberto Fenoglio fe' il doppio gesto di un uomo che vuol turarsi gli orecchi.
Era grazioso in quell'atteggiamento, il nostro mandarino posticcio; e la signora, quantunque il momento non fosse da ciò, non potè rattenersi dal ridere.
--Ah, vi pigliate anche giuoco di me, bella e terribile sconosciuta?--incalzò Roberto Fenoglio.--Avete ragione, in fede mia. Eccomi ammogliato senza saperlo, e con chi? con una donna _contemplata_ dall'articolo 185 del Codice penale.
--Oh!--esclamò la signora alzandosi in piedi.
--Non vi adirate per sovra mercato, signora!--fu sollecito a soggiungere Fenoglio.--L'articolo 185 non può offendere la dignità della donna. Ma in fine, i fatti _enunciati_ vi accusano; la prevenzione è contro di voi. Chi inseguivano quei due degni tutori dell'ordine pubblico, se non voi? se non una.... _horresco referens_.... una rivoluzionaria?
--Mio buon signore,--disse la sconosciuta, accennandogli con atto leggiadro, che volesse chetarsi un tratto,--io vi prego, per quella cortesia che m'avete dimostrata fin qui, ad usar pazienza ancora un tantino. Tutto quello che è avvenuto stanotte ha bisogno di una spiegazione, e voi, gentile come siete, mi darete agio ad esporre le mie ragioni.
--Tolga il Cielo che io voglia condannarvi senza ascoltarvi--rispose Roberto Fenoglio.--Non siamo più ai tempi della inquisizione, la Dio mercè, ed io son qui tutto orecchi ad udirle, queste vostre ragioni.
--Or bene, signore, parlerò.... Ma anzitutto, voi siete un gentiluomo, e....
--E me ne vanto, signora! Ho sempre saputo custodire i segreti che mi furono confidati, e tanto più facilmente, in quanto che io sono l'uomo più smemorato che viva sotto la cappa del cielo. Tutto ciò che ode il mio orecchio destro non ha neppure il tempo di giungere all'orecchio sinistro, che io già l'ho dimenticato.
--Tanto meglio! Sappiate dunque che la rivoluzionaria c'è, e appunto quella che i due uomini della Questura cercavano....
--Ah! voi lo confessate? Ma come mai una così leggiadra donnina (scusate la schiettezza, ma io amo dire anzitutto la verità, la pura verità, niente altro che la verità), come mai una così leggiadra donnina, quale voi siete, va a ficcarsi in questi viluppi?
--Ringrazio i vostri occhi dell'inganno in cui mostrano d'essere,--rispose ella, sorridendo traditorescamente,--ma non debbo lasciar del pari in errore il vostro giudizio. Quella rivoluzionaria, di cui si parla, non sono io; siete contento?
--Respiro, signora, respiro; ma proseguite, di grazia!
--Ecco dunque;--continuò la signora,--questa rivoluzionaria è mia amica. Rivoluzionaria! Anche il vocabolo è improprio, imperocchè essa non è che la moglie di un ottimo cittadino, il quale è condannato nel capo e vive lontano dal suo paese, amandolo da lungi e facendo voti perchè si muti quest'ordine di cose, che nessun italiano di core....
--Dovrebbe tollerare!--conchiuse Roberto Fenoglio.
--Ah, son lieta di parlare con un uomo!--disse la signora, stendendo la mano a Roberto, che l'afferrò prontamente e vi stampò un rispettoso bacio, se pure è vero che i baci siano una testimonianza di rispetto.
Ella ritrasse dolcemente la sua mano e proseguì:
--La mia buona Erminia (così ella si chiama) non è qui venuta per cospirare, sibbene per vedere un suo figliuoletto che ha lasciato a Genova in casa de' suoi congiunti, e che da qualche settimana era infermo. La poverina, giunta ieri, mi ha fatto pregare stanotte di recarmi da lei, e voi potete argomentar di leggieri che io non mettessi indugio a contentarla. Il mio servitore mi accompagna fino alla porta, e lo rimando a casa per maggior precauzione. Ora ecco che, mentre io salgo le scale, odo rumor di passi.... intimorita, mi ritraggo; essi mi hanno sentita, e giù per le scale verso di me! Allora io non so più quel che mi faccia, esco fuori, e senza pure voltarmi indietro, vengo a rifugiar nel portico di questo palazzo, sperando che non mi abbiano veduta ad entrarvi. Ero in errore; mi seguono; io salgo pian piano fin qui.... trovo un uscio aperto, e voi sapete il rimanente, voi che mi avete presa a proteggere, senza pur sapere chi io mi fossi. E di ciò permettete che vi ringrazi, o signore, poichè, sebbene per me non avessi nulla a temere, la mia dignità di donna era tuttavia a repentaglio, nel trovarmi sola, di notte, e inseguita a quel modo!... Ah, mio Dio? rabbrividisco al solo pensarvi.
--Avete ragione, signora,--disse Roberto, com'ella ebbe finito il suo discorso,--avete ragione. Una donna sola, di notte, e così bella, come voi.... Ma perchè siete voi così bella?--
E uscendo in questa esclamazione, improvvisa, Roberto Fenoglio mandò un lungo sospiro.
--Che cosa avete?--domandò ella a sua volta.
--_A-ing-fo-hi_!--rispose egli sospirando da capo.
--E che cosa vuol dire quest'altra frase?
--Vuol dire, o signora.... Ma anzitutto, mi promettete di non andar in collera?
--Ve lo prometto, purchè non mi diciate complimenti.
--Oh, saranno verità sacrosante: vi dirò quello che sento e nulla più. Sapete voi che cosa avvenga allo zolfo quando un raggio di sole, attraversando il fuoco di una lente, viene a percuotergli sopra?
--Credo che si accenda, ma non potrei giurarlo, perchè non m'intendo di fisica.
--Oh, giuratelo, signora mia, giuratelo pure! Cotesto è avvenuto a me, dacchè voi siete entrata qui, cioè, mi spiego, da quando io mi sono svegliato. Voi siete il raggio di sole; l'occasione bizzarra che vi ha condotto qui è la lente; lo zolfo infine sono io, Roberto Fenoglio, avvocato, e scapolo per giunta. Siete nubile voi?
--No, signore.
--Ah! c'è un marito!...
--Neppure; egli c'è stato.
--Siete vedova, dunque! Vedova! oh dolce nome! siete vedova, e siete bella! Ma tutto ciò è un sogno.... Abbandonarsi all'ignoto! lasciar operare il caso!... L'ignoto è venuto, il caso ha operato un miracolo!
--Che dite voi ora?
--Lasciatemi dire, o signora; parlo col mio angelo custode. Non credete che io ci abbia un angelo custode? È lui che vi ha condotta quassù: consentite che io adori in voi i decreti della divina Provvidenza. E l'esservi voi dichiarata mia moglie non è forse una voce del cielo? La vocazione di Abramo è stata determinata da assai più lievi cagioni. Insomma, o signora, vengo difilato alla conclusione del mio discorso, che vi sarà parso sconclusionato; ma io m'intendo e basta. Che direste voi di un uomo non vecchio, nè al tutto sgradevole, e con ventimila lire di entrata senza contare uno zio materno, decrepito, senza figli, e con mezzo milione?
--Direi,--rispose la signora che sapea stare alla celia,--ch'egli è un uomo fortunato.
--Non mi avete inteso; mi spiegherò meglio. Che direste di quest'uomo, se egli vi proferisse la mano, dopo avervi umilmente chiesto la vostra?
--Direi ch'egli è un bel pazzo, a concepire di così fatti disegni e più pazzo ancora a dirli a me, la prima volta che egli mi vede, e in una somigliante occasione.--
Roberto Fenoglio chinò il capo e lasciò cader le mani penzoloni lungo i braccioli della scranna sulla quale era venuto a sedersi per cominciare il suo dialogo.
--Tutte così, le donne!--esclamò egli, sospirando.
--Tutte così, voi dite? e perchè di grazia?
--Perchè?--ripetè con accento di amarezza Roberto Fenoglio.--Voi mi chiedete ancora il perchè! Perchè esse si dilettano a tormentare il cuore di un uomo, lo girano e rigirano per tutti i versi, scherzandovi su colle loro unghie feline che lacerano dovunque toccano e fanno spicciare il sangue. Dite loro: _vi amo_, lo dite con tutta la sincerità dell'anima vostra, ed elleno vi ridono sul viso con aria d'incredulità. Per esse l'amore non esiste che allo stato di vecchiezza; lo fanno nascere dalla consuetudine, vi negano ch'e' possa essere il risultato di una commozione subitanea. L'amore per gradi; che bella cosa! Ma qual è, dopo quant'altri gradi incomincia quello in cui si può dire _vi amo_ ed esser creduti? Io mi ribello, o signora, contro questa falsa teorica. Voi stessa, che la lodate palesemente, non ne credete in cuor vostro una jota. Ma essa vi torna acconcia per guadagnar tempo, per pigliarvi diletto dei nostri tormenti... Orvia, signora, non crollate la vostra testolina a quel modo! Lasciatevi dire la verità da un uomo che riceve per la prima volta la scossa elettrica! Io non ho amato mai, sebbene molte fiate siasi potuto argomentare il contrario, da certe vaghe apparenze. Questo affetto che io vi confesso candidamente ora, è già padrone di me. Se la cosa dovesse procedere diversamente, se io dovessi innamorarmi di voi a gradi, a gradi, avreste ragione a non usarmi misericordia, perchè io sarei un uomo da nulla. Come è nato questo amore? Non lo so. La novità del caso era fatta piuttosto per ispirarmi la diffidenza; ma non ne fu nulla. Se debbo confessarvi un mio sospetto, vi dirò che vi ho amato in quel momento che avete posto il vostro braccio sotto il mio. In quella dolce pressione che volea dirmi: _salvatemi_! io ne ho sentito un'altra che diceva: _amatemi_. Ho inteso la vostra preghiera, ho accettato il vostro comando; perchè una corrente elettrica mi ha signoreggiato ad un tratto. E subito, comunque turbato, ho messo ogni mia virtù a tornarvi utile. Chi, se non il cuore, mi ha detto allora che voi eravate una gentildonna? Sì, una gentildonna; questa persuasione si è trasfusa a quel contatto in tutto l'esser mio, ed io non ho sospettato di sapere il vostro nome per obbedirvi, come non lo chiedo ora, innanzi di confessarvi che vi amo. E adesso ridete pure, ridete liberamente di me!
--Perchè riderei?--chiese la sconosciuta, con piglio soave.--A schietto parlare schietta risposta. Che cosa direste voi di una donna, la quale, alle prime parole di un uomo che ella vede per la prima volta, gli rispondesse: vi credo, e accettasse di grand'animo l'amor suo?
--Direi che ella è una donna superiore a tutte le altre, o, per rubare una sua magnifica frase al divino Petrarca, «_colei che sola a me par donna_.»
--No, signor Fenoglio, non lo direste, o, dicendolo, non lo pensereste. Se questa donna non conosce ancora quest'uomo....
--Ma neppure io, o signora, conoscevo voi, e tuttavia....