Un cavallo nella luna: Novelle

Part 8

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— Gaspare! Gaspare! — chiamò il fratello, con la speranza, nella voce, che il colpito lo udisse.

Ma il morente seguitò a guardarlo ancora un pezzo, accigliato; poi contrasse, come in un mezzo sorriso, la sola guancia sinistra e aprì alquanto la bocca da questo lato; si provò a far più volte spracche con la lingua inceppata, come se volesse inghiottire, ed emise un suono inarticolato, tra il gemito e il sospiro, richiudendo lentamente le pàlpebre.

— M'ha riconosciuto! — disse allora piano Carlo Naldi agl'infermieri seduti alle sponde del letto, quasi non credendo a se stesso. — Vuol parlare, e non può! M'ha riconosciuto!

Sopraffatto di nuovo dal coma, il moribondo si rimise subito dopo a rantolare.

— Dottore, ha visto? M'ha riconosciuto! — ripetè il Naldi al giovine medico Matteo Bax lasciato di guardia dagli altri tre medici curanti.

— Come no? Sissignore! — disse il Bax, sorgendo in piedi militarmente e sgranando gli occhi ceruli, vitrei, da matto.

— Stia, stia seduto....

— No, dovere, che c'entra? La conoscenza, nossignore, non l'ha perduta ancora del tutto. Ogni tanto, qualche lucido intervallo....

— C'è speranza, dunque?

— Il caso è grave.... io parlo franco, sa? ma le speranze, nossignore, chi lo dice? non sono perdute.... Ancora io non dispero, ecco. Però è un caso d'embolìa cerebrale, e....

— Ah, — fece, accostandosi con timida curiosità, in punta di piedi, il Deodati, venuto dall'altra stanza per assistere, non ostante il puzzo, alla scena commovente tra i due fratelli. — Non è colpo apopletico?

— Embolìa cerebrale, — ripetè a bassa voce il dottor Bax, come confidasse un gran segreto, e spiegò brevemente la parola e il male.

Il Deodati uscì dal salotto e si recò a raggiungere gli amici nell'altra stanza.

— Speriamo che di qui a domattina si risolva, — continuò il Bax. — Vigoroso.... un gigante.... Eh, dovrà stentare la morte ad abbatterlo.... Noi intanto non abbiamo nulla da fare.... parlo franco io.... Assecondiamo la natura.... questo il nostro compito, ecco! Da un momento all'altro potrebbe determinarsi una crisi benefica...

S'accostò al letto e consultò il polso del giacente.

— I polsi si mantengono.... Applicheremo più tardi due carte senapate ai piedi. Me l'hanno lasciato detto i miei colleghi. Non mi prendo nessuna libertà, io.

Il Bax era all'inizio della carriera, e però costretto a codiare un po' l'uno, un po' l'altro dei medici più accontati, tutti — s'intende — asini per lui. Mah.... Riteneva una fortuna l'essere stato chiamato in quell'occasione, al letto d'uno in vista come il Naldi; gli conferiva una certa importanza e l'avrebbe rialzato nel concetto di tanta gente che affluiva d'ora in ora a visitar l'infermo, cui egli per ciò assisteva col massimo zelo. Nel vederlo così faccente attorno al letto, nessuno (egli credeva) avrebbe sospettato che gli altri medici curanti lo avessero chiamato unicamente perchè lo sapevano resistentissimo al sonno.

— Sentite, eh? Ma se lo supponevo io!... — diceva frattanto Filippo Deodati nell'altra stanza. — Ma che colpo apopletico d'Egitto! Possibile.... così, un colpo? È caso d'embolìa.... un caso d'embolìa cerebrale, bello e buono, di quelli genuini.... tipico, via!

— Com'hai detto? — domandarono alcuni.

— Embolìa? Che significa? — domandarono altri.

— Eh, dal greco.... ἐμβολή.... perdio, me ne ricordo ancora dal liceo.... Quando la circolazione del sangue non si svolge più regolarmente, perchè il cuore, capite, è indebolito, che avviene? avviene che nel cuore si formano certi.... grumi di sangue.... grumi, grumi.... Qualche volta uno di questi grumi si stacca dal cuore, capite? e gira.... Oh!... fino a tanto che incontra vasi capaci, questo grumo, naturalmente, passa; ma quando poi arriva al cervello dove i vasi sono più fini d'un capello.... eh, allora..... ἐμβολή: _interponimento_.... — mi spiego? — avviene l'arresto e il colpo.

Gli ascoltatori si guardarono l'un l'altro negli occhi senza fiatare, come colpiti tutti dall'oscura minaccia di quel male. Un piccolo grumo! Si stacca.... gira.... e poi.... _embolè, interponimento_.... Da che dipende la vita d'un uomo! Può accadere a tutti un caso simile....

E ciascuno pensò di nuovo a sè, alle condizioni della propria salute, guardando con crudeltà quelli tra gli astanti che si sapevano di salute cagionevole. Uno tra questi, dalle spalle in capo, quasi senza collo, sempre acceso in volto, più miope del Deodati, sospirò agitando sotto gli sguardi dei radunati più volte di seguito le pàlpebre dietro le lenti che gli rimpiccolivano gli occhi.

— Intanto, — seguitò il Deodati, — se l'arresto non si risolve prima delle ventiquattr'ore, la parte cerebrale non nudrita degenera, capite? e avviene il rammollimento....

— Povero Gaspare! — esclamò con angoscia intensa, esasperata, l'uomo miope senza collo.

E l'ometto calvo, panciutello, osservò, facendo rincorrere i pollici delle manocce pelose, che lì, sul ventre, poteva facilmente intrecciarsele:

— Che processo crudele di causa e d'effetti! Il bimbo morto del Cilento si chiama dietro un uomo qua, padre di sei altri bambini....

L'osservazione piacque, e tutti i presenti scossero malinconicamente il capo.

— Sei? Dica sette! — corresse uno. — La povera moglie è incinta di nuovo....

Poi si guardò attorno e domandò:

— Non si potrebbe avere un bicchier d'acqua? Che sete!...

— Pensare, — sospirò Guido Póntina, — che a quest'ora sarebbe laggiù in campagna, tra la sua famiglia, in mezzo ai suoi contadini, come tutti gli altri giorni.... Maledetto il momento che gli venne in mente di salire in paese quest'oggi! Perchè, sentite: è vero purtroppo e non si nega ch'era continuamente sotto la minaccia di.... di questo grumo che dice Deodati.... ma probabilmente, probabilissimamente, senza la causa determinante di queste due ore di sole, tra le scosse e gli sbalzi del baroccino....

— Eh, ma se voi del municipio, — lo interruppe il Deodati a questo punto, — non ci volete pensare a riparar lo stradone....

— Come no? — rispose vivamente il Póntina. — Ci s'è pensato!

— Sì! Avete fatto scaricare i mucchi del brecciale... per dar modo ai ragazzi di fare alle sassate.... Chi li stende? Debbono stendersi da sè?

— Basta, certamente, — interloquì per metter pace l'ometto calvo, — il povero Naldi avrebbe potuto vivere due, tre, cinque.... magari dieci anni ancora....

— Si sa! Certo! È così! — approvarono a bassa voce alcuni.

— Contradizioni inesplicabili! — esclamò il Deodati. — Ma già.... è inutile! La fatalità.... Si ha un bel guardarsi di tutto e aver cura timorosa.... e meticolosa, della propria salute.... arriva il giorno destinato, e addio....

L'uomo miope, senza collo, a questa osservazione si alzò; sbuffò forte, approvando col capo; non ne poteva più; e andò ad affacciarsi al balcone. Gli pareva che tutti, parlando del Naldi, leggessero la condanna a lui. Eppure non se ne andava; restava lì, come se qualcuno ve lo costringesse.

Altri del crocchio si opposero all'osservazione del Deodati, e allora venne fuori, intercalata d'aneddoti personali, la vita del Naldi in quegli ultimi anni, da che egli cioè, guarito miracolosamente d'una polmonite, s'era ritirato in campagna con la famiglia, per consiglio dei medici, i quali gli avevano assolutamente proibito d'attendere agli affari. Per qualche tempo il Naldi, sì, aveva seguito la prescrizione, vivendo come un patriarca in mezzo alla numerosa famiglia e ai contadini, curando scrupolosamente la salute. S'era finanche provvisto d'una piccola farmacia e d'una bibliotechina medica, con l'ajuto delle quali s'era dilettato di tanto in tanto, a un bisogno, a far da medico alla moglie, ai figliuoli, ai contadini suoi dipendenti, là a Val Mazzara.

— Che aria!

— E la villa, l'avete veduta? con quel magnifico pergolato....

— Era il suo orgoglio, quel pergolato!

— Dovette pagarla cara, quella terra, no?

— Ma no, che cara! Gliela vendette il Lopez, affogato, prima di fallire.... È che lui poi ci ha speso tanto....

— Gran lavoratore!

In quell'ultimo anno, difatti, contento della recuperata salute, aveva ripreso a lavorare, a cavalcare per mezze giornate per recarsi alle zolfare di sua proprietà; e a chi lo richiamava ai consigli dei medici, mostrava sotto la camicia una pelle di coniglio sul petto.

— E ne tengo un'altra dietro, a guardia delle spalle, — diceva. — Appena sudo, mi cambio. Ohè, sei figliuoli ho; non posso star mica dentro uno scaffale!

Con quella pelle di coniglio addosso si sentiva ormai invulnerabile, come se si fosse munito d'una corazza contro la morte, e questa superstiziosa fiducia lo rendeva imprudente e quasi felice.

— E intanto, in un attimo.... — concluse l'ometto calvo. — Chi sa a quanti contadini avrà lasciato detto stamane, prima di partire: “Per far questo o quest'altro, aspettate il mio ritorno....„.

Il Póntina approvò col capo, soddisfatto che si fosse tratta tanta materia di discorso da un'idea manifestata prima da lui.

Due o tre consultarono l'orologio. Era l'ora della cena pei più; ma nessuno avrebbe voluto andar via. La catastrofe poteva essere imminente.

Entrò nella stanza, un momento, il dottor Bax, e tutti si voltarono a guardarlo. Il piccolo De Petri, atteggiato di mestizia, gli domandò:

— A che siamo?

Il Bax aprì le braccia in risposta, chiudendo gli occhi e traendo un gran sospiro.

— Ma c'è tempo?

— Signor mio, non si può dire....

— Su per giù....

— Nulla.... nulla.... — rispose il giovane medico, infastidito. — Da un momento all'altro può sopravvenire la paralisi cardiaca. Se non sopravviene, ne avremo a lungo.

“Non chiamerei questo medico, neppure in punto di morte!„ disse tra sè il De Petri stizzito.

Alcuni si mossero per andar via: non potevano farne a meno: erano attesi in casa per la cena. Ma, prima d'andarsene, vollero rivedere il moribondo, ed entrarono nel salotto, col cappello in mano, in punta di piedi. Contemplarono un pezzo in silenzio il giacente, a cui il nipote introduceva tra le labbra, cautamente, un cucchiajo a metà pieno d'una mistura rosea. Il moribondo continuava a rantolar sordamente, facendo gorgogliar la mistura nella gola, come se si divertisse a fare un gargarismo.

Ritornarono poco dopo, per la visita serale, i tre medici curanti. A uno a uno, appena arrivati, consultarono a lungo i polsi del colpito, prima il destro, poi il sinistro, tra il silenzio religioso degli astanti che spiavano ogni loro movimento, come in attesa d'un responso fatale, inappellabile. Il giovine dottor Bax riferiva in breve a bassa voce ai tre colleghi, che dimostravano di non prestargli ascolto, lo stato dell'infermo durante la loro assenza.

— Zitto, collega: va bene! — disse, seccato, il più vecchio dei tre, e tirò giù il lenzuolo per osservare il petto e il ventre del moribondo agitati continuamente, per lo stento della respirazione, da conati quasi serpentini. Quella vista angosciò così gli astanti, che molti distrassero lo sguardo da quel ventre illuminato da una candela sorretta da un infermiere. Un altro dei medici, magro, rigido, impassibile, posò le dita nodose sull'attaccatura del collo, a sinistra, ove lenta e forte pulsava visibilmente l'arteria; poi, tutta la mano, sul cuore. Il terzo si mise a solleticar con un dito la pianta del piede destro, paralitico, per accertarsi se la sensibilità non fosse estinta del tutto.

Il medico magro rigido disse a uno degli infermieri:

— Avvicinate la candela.

E con due dita sollevò la pàlpebra dell'occhio destro già spento.

Poi, tutti e tre, seguiti dal giovane dottor Bax, si recarono al balcone, e vi sedettero al fresco a confabulare. Dopo alcuni minuti uno d'essi s'alzò e, accostandosi alla mensola, trasse dall'astuccio una siringhetta, la pulì, la provò due volte facendone sprillare un po' d'acqua; poi la riempì di caffeina e s'appressò al letto.

— La candela!

— Dottore, dottore, perchè prolungar così lo strazio di questa agonia? — gemette affannosamente lo zio canonico, impallidito alla vista dello strumento.

— È nostro dovere, signore, — rispose asciutto asciutto il medico, scoprendo la gamba del giacente.

— Ma lasciamo fare a Dio.... — insistè con voce piagnucolosa il canonico.

Il medico, senza dargli retta, cacciò l'ago nella gamba insensibile; e l'altro chiuse gli occhi per non vedere. Poco dopo, lasciate al Bax alcune prescrizioni per la notte, i tre medici andarono via, seguiti da quasi tutti i visitatori.

Rimasero nel salotto i due infermieri e il canonico.

Ardeva sulla mensola una candela, la cui fiamma era continuamente agitata dalla brezza serale che entrava dal balcone.

Il volto del moribondo, al debole lume tremolante, pareva annerito sui bianchi guanciali. I peli dei baffi rossicci sembravano appiccicati sul labbro, come quelli d'una maschera. Sotto i baffi, dalla bocca aperta, un po' storta a destra, il rantolo usciva angoscioso e, sotto il lenzuolo, era palese l'orrenda fatica del ventre e del petto per la respirazione.

I due infermieri sedevano in ombra, silenziosi, alla sponda del letto: uno asciugava a quando a quando dalla fronte e dalle gote del giacente l'acqua che sgocciolava dalla vescica di ghiaccio; l'altro reggeva su le ginocchia un cuscino, sul quale il moribondo allungava, per ritrarla subito dopo irrequietamente, la gamba illesa.

Su un quadricello presso la mensola sorgeva un uccellaccio imbalsamato, dal collo e dalle zampe esili e lunghissimi, il quale pareva guardasse impaurito, con gli occhi di vetro, gli attori muti di quella lugubre scena.

A piè del letto, il canonico, curvo, le braccia appoggiate sulle gambe, le mani intrecciate, pregava con gli occhi chiusi, e sotto le pàlpebre, a tratti, si vedeva quasi fèrvere la muta preghiera.

Il trapunto della leggera cortina del balcone si disegnava lieve sulla blanda e chiara soffusione del chiaror lunare, alito di deliziosa frescura.

Il dottor Bax rientrò nel salotto, e notò subito che lo stento della respirazione cresceva di momento in momento. Già il volto del Naldi aveva assunto il caratteristico aspetto cianòtico: la bocca aperta sprofondava, e tra le ciglia appena schiuse e alle narici un che di muffito o di fuligginoso.

— Tenete sempre la vescica un po' a manca, così.... — disse a bassa voce agli infermieri.

Questi lo guardarono, come per domandargli se dicesse sul serio. Un piacere e nient'altro poteva essere, stare a guardare il moribondo con quella specie di berretto, a tocco di giudice, anzichè dritto, sulle ventitrè. Ma già — si capiva — tanto per dire qualche cosa....

E infatti il dottor Bax, sapendo bene che non c'era più altro da fare, si recò al balcone. Di lì, appoggiato alla ringhierina di ferro, contemplò a lungo l'ampia, aperta vallata che sotto il colle su cui sorge la città s'allarga degradando fino al mare laggiù in fondo, rischiarato quella sera dalla luna. Compreso dal mistero della morte, contemplò in alto gli astri impalliditi dal chiaror lunare. Ma nessuna relazione, veramente, agli occhi suoi tra quel cielo e quell'anima che agonizzava crudelmente dentro la stanza. Favole! Il Naldi sarebbe finito laggiù!.... E cercò con gli occhi, in un punto noto della vallata, la macchia fosca dei cipressi del camposanto. Laggiù.... laggiù.... tutto e per sempre. E, nella sincerità ancora illusa della sua giovinezza, immaginò, attraverso gli stenti superati per procacciarsi quella professione di medico, il suo còmpito in mezzo agli uomini: alleviare le sofferenze, allontanare la morte, l'orrenda fine, laggiù....

Fu scosso, a un tratto, da un borbottìo sommesso dentro la stanza. Un prete, dall'abito frusto inverdito, con un pajo di rozzi occhiali sul naso schiacciato, leggeva, curvo sul moribondo, in un vecchio e unto libricciuolo, intercalando frequentemente nella lettura ora un _Pater_ ora un _Ave_, che i due infermieri e il canonico ripetevano a bassa voce. Terminata la preghiera, il prete, dagli occhi impassibili, s'infrociò una grossa presa di tabacco. Era stato chiamato per la notte come “ricordante„ al capezzale del moribondo. Notava con soddisfazione che aveva ben poco da fare, poichè questo non era più in sensi. Di tanto in tanto una preghiera per accompagnare il trapasso, e _sufficit_. Si scosse con una mano un po' di tabacco dal petto, poi si rassettò la tonaca sulle gambe, poi si guardò le unghie e soffiò per il caldo.

— Caldo.... ah, caldo....

— Non si respira.... — disse uno degli infermieri.

Il dottor Bax rientrò dal balcone; guardò accigliato il prete che rispose allo sguardo con un sorriso triste e vano, e uscì dal salotto. Attraversando la sala d'ingresso, scorse nella parete a sinistra un uscio, a cui finora non aveva badato. L'uscio era socchiuso. Intravide una camera illuminata debolmente, in cui erano raccolte alcune donne in silenzio. Ne usciva in quel momento Carlo Naldi con in mano una tazza di brodo.

— Dottore, venga, — disse il Naldi. — Provi lei a farle prendere questo po' di brodo.

— Io? a chi? — domandò, confuso, il Bax.

— A mia cognata.

— Ah, la moglie.... è qua?

— Sì, venga.

Il Bax s'era sentito sempre a disagio in presenza delle donne; tuttavia, costretto, entrò premuroso:

— Dov'è? dov'è?

La moglie del moribondo sedeva su un seggiolone, con un gomito appoggiato sul bracciuolo e la faccia nascosta in un fazzoletto. Al richiamo insistente del dottore, mostrò il volto lungo, cereo, smunto. Pareva movesse con pena le pàlpebre: non aveva più forza neanche di piangere. Gli occhi le andarono all'uscio della camera rimasto aperto, e subito immaginò che il marito fosse morto e che già se lo fossero portato via, in chiesa. Rassicurata, si lasciò piegare dalla voce estranea del medico a mandar giù qualche sorso di brodo, ma subito reclinò il volto sul fazzoletto, come se stesse per rigettarlo, e allungò l'altra mano per allontanare la tazza. Nondimeno, il dottor Bax uscì dalla camera molto soddisfatto di sè, quasi convulso, e appena nella saletta d'ingresso si fermò perplesso, un tratto, a grattarsi la fronte, come per rendersi conto di quella sua soddisfazione, di cui non vedeva bene il perchè.

A sera inoltrata si riunirono di nuovo nell'altra stanza quasi tutti i visitatori del giorno. Alcuni, tra i celibi, si proponevano di rimaner l'intera notte colà, dato che il Naldi non fosse morto prima di giorno; gli altri si sarebbero trattenuti fino al più tardi possibile: e chi sa, forse avrebbero assistito anche loro alla morte, che pareva dovesse avvenire da un momento all'altro. Del resto, fuori, in città, non si sarebbe trovato modo di passar la serata.

All'avvocato Filippo Deodati avvenne di poter rifare il racconto della visita del Naldi al Cilento, col particolare saliente del bicchier d'acqua, a un nuovo visitatore, il quale, arrivato la sera stessa da un paese vicino, era accorso alla notizia così come si trovava, con gli stivaloni, il fucile appeso alla spalla e la cartucciera al ventre. Costui non sapeva ancora accordarsi bene al contegno degli altri, parlava un po' troppo forte, mostrava ancor troppo viva la sorpresa, l'afflizione, l'ansia di sapere, in mezzo agli altri che si tenevano silenziosi e circospetti, rispondendo alle sue domande o con un moto degli occhi o con un sospiro.

Appena entrato nel salotto, alla vista del moribondo, il nuovo visitatore s'era impuntato per istintivo orrore; poi, pian piano, s'era accostato al letto, osservando paurosamente il Naldi.

— Perchè fa così? — domandò a un infermiere.

Il moribondo, sempre più angosciato, agitava senza requie la mano sinistra illesa; riusciva talvolta a sollevare e a trarsi giù dal petto il lembo rimboccato del lenzuolo; tal'altra, non riuscendovi, levava il braccio a vuoto, con l'indice e il pollice della mano convulsa congiunti, quasi in atto di spaventosa minaccia.

Il nuovo visitatore n'era rimasto atterrito.

— Perchè fa così? — domandò di nuovo.

— Vuol togliersi la vescica dal capo, — rispose l'infermiere.

— Ma che! Non gli dar retta! — interloquì Filippo Deodati. — Movimenti riflessi....

— Se l'è già tolta due volte! — insistè l'infermiere.

Il Deodati lo guardò con aria di commiserazione.

— E che significa? Movimenti riflessi.... Non sa più quel che si faccia.... Ha già perduto i centri frenici: è evidente. A prestare un po' d'attenzione ci s'accorge che fa tre movimenti soli, costantemente gli stessi....

E pareva, nel dar questi schiarimenti, assaporasse uno di quei piaceri che avvengono proprio di rado, almeno dal modo con cui accarezzava con la voce quei termini di scienza: “movimenti riflessi, centri frenici„.

Entrò, in quella, a tempesta il piccolo De Petri, annunziando:

— Il deputato! Il deputato! L'onorevole Delfante!

E corse nell'altra stanza a ripetere l'annunzio:

— L'onorevole Delfante! l'ho visto io dalla finestra!

Carlo Naldi posò il sigaro e accorse nella saletta, seguito da molti altri, per accogliere il deputato:

— Dov'è? dov'è?

L'onorevole Delfante era già entrato nel salotto coi due che l'accompagnavano, il consigliere delegato della Prefettura e il funzionante sindaco. Al suo arrivo i due infermieri sorsero in piedi, a capo scoperto, come davanti a un re, e anche il prete s'alzò e si trasse indietro.

La vista del moribondo, al debole lume tremolante della candela, era divenuta insostenibile: quel corpo gigantesco, a cui la morte teneva adunghiato il cervello, si contorceva orribilmente nella lotta incosciente, tremenda, delle ultime forze — e respirava ancora!

Non di meno, l'onorevole Delfante, con le ciglia aggrottate, le mani dietro la schiena, sostenne a lungo lo strazio di quello spettacolo. Strinse forte la mano a Carlo Naldi, senza dir nulla, e si volse di nuovo a contemplare il giacente, ch'era stato suo amico d'infanzia e compagno di scuola. Tra le mille seccature, le ansie, le smanie dell'ambizione, — ecco l'immagine di un'improvvisa morte! — E scosse amaramente il capo, con gli angoli della bocca contratti in giù.

— Che siamo! — mormorò, e uscì, a capo chino, dalla camera del moribondo, per recarsi nell'altra stanza, seguito da quasi tutti i presenti a quella scena.

Eran tutti inorgogliti di quella degnazione dell'onorevole deputato, e beati della fortuna d'averlo lì con loro. Gli fu porto da sedere nel balcone, al fresco, e molti gli si strinsero attorno, in silenzio. Quindi, prima uno, poi un altro, gli rivolsero qualche domanda a bassa voce, alla quale egli non seppe tenersi dal rispondere. Poco dopo la conversazione navigava per l'agitato mare della politica, dietro la sconquassata nave ministeriale, di cui il Delfante era fedele pòmpilo seguace, tra le torbide onde delle questioni economiche e sociali.

Il fratello del moribondo si teneva discosto, seduto su una poltroncina: gli faceva male un dente, e fumava per stordire il dolore. Alcuni, vedendolo fumare, pensarono d'accendere il sigaro anche loro.

Soltanto il piccolo De Petri era in gran pensiero. Si doveva sì o no commissionare la cassa da morto? Nessuno ci pensava, e intanto.... Dove diavolo s'era cacciato quello sciocco presuntuoso del dottor Bax? E gli abiti per l'ultima vestizione? Al povero Naldi toccava anche di morire fuori della propria casa! Bisognava mandar qualcuno a cercare questi abiti. E un altro pensiero ancora: gli annunzi funebri, a stampa....

— Se non ci si pensa prima, a queste cose.,.. — diceva piano a tutti il piccolo De Petri.

S'era portato con sè il registro degli elettori del Comune, e su un tavolinetto, insieme col giovine biondo molto pallido, passava in rassegna e segnava col lapis il nome di coloro a cui si doveva inviare la partecipazione di morte del Naldi. In quella cernita la sua lingua maledica trovò quasi la pietra d'affilarsi. E, di tanto in tanto, a qualche nome, diceva:

— No, a questo cornuto, no!

E, a qualche altro:

— No, a questo ladro neppure!

L'onorevole Delfante sciolse finalmente la seduta; rientrò nella stanza e strinse di nuovo la mano a Carlo Naldi:

— Coraggio, fratello mio!

Prima d'andarsene, volle rivedere il moribondo. E al dottor Bax che gli stava accanto domandò:

— Se domani tornassi, lo troverei?