Un cavallo nella luna: Novelle
Part 3
Corse il medico, corsero tutti quelli che stavan seduti nella farmacia, e i villeggianti dal caffè su la piazza; ma fu una nuova delusione e più grande della prima.
Nella vettura, venuta su da Orte a passo a passo, c'era sì la Rondinella (c'era, per modo di dire!), ma accanto a lei non c'era mica il Rondone. Un altro c'era, un omacciotto biondo, dalla faccia quadra, placido e duro.
Forse il marito. Ma no, che forse! Non poteva essere che il marito, colui! La legalità, pareva, fatta persona. E, _legalità_, pareva dicesse ogni sguardo degli occhi ovati dietro gli occhiali; _legalità_, ogni atto, ogni gesto; _legalità, legalità_, ogni passo, appena egli smontò dalla vettura e si fece innanzi al medico, che era anche il sindaco, per pregarlo, in francese, se poteva di grazia fargli avere una barella per trasportare una povera inferma, incapace di reggersi sulle gambe, a una certa villetta, sita — come gli era stato detto — in un luogo....
— Ma sì, lo so bene: la villetta è mia....
— No, prego, signore: sita, mi è stato detto ed io ripeto, in un luogo troppo alto, perchè una vettura vi possa salire.
Ah, gli occhi di Rondinella come chiaramente dicevano intanto dalla vettura, ch'ella moriva per quell'uomo composto e rispettabile, che sapeva parlare così esatto e compito! Essi soli, quegli occhi, vivevano ancora, e non più timidi ormai, ma lustri dalla gioja d'aver potuto rivedere quei luoghi, e lustri anche d'una certa malizietta nuova, insegnata loro (troppo tardi!) dalla morte ahimè troppo vicina.
— Ridete, ridete tutti, ridete forte, a coro, accanto a me, — diceva quella malizietta dagli occhi a tutta la gente che guardava attorno alla vettura, costernata e quasi smarrita nella pena, — ridete forte di quest'uomo composto e rispettabile, che sa parlare così esatto e compito! Egli mi fa morire, con la sua rispettabilità, con la sua quadrata esattezza scrupolosa! Ma non ve ne affliggete, vi prego, poichè ho potuto ottener la grazia di morir qua; vendicatemi piuttosto ridendo forte di lui. Io ne posso rider piano e ormai per poco e così con gli occhi soltanto. Vedete la vostra rondinella come s'è ridotta? Dacchè volava, deve andare in barella, ora, alla villetta lassù....
— E il Rondone? il tuo Rondone? — chiedevano ansiosi a quegli occhi gli occhi della gente attorno alla vettura. — Che ce n'è del tuo rondone, che non è venuto? Non è venuto perchè tu sei così? O tu sei così, perchè egli è morto?
Gli occhi di Rondinella forse intendevano queste domande ansiose; ma le labbra non potevano rispondere. E gli occhi allora si chiudevano con pena.
Con gli occhi chiusi, Rondinella pareva morta.
Certo qualche cosa doveva essere accaduta; ma che cosa, nessuno lo sa. Supposizioni, se ne possono far tante, e si può anche facilmente inventare. Certo è questo che Rondinella venne a morir sola nella villetta lassù; e di Rondone non si è saputo più nulla.
IL GATTO, UN CARDELLINO E LE STELLE.
Una pietra... un'altra pietra.... L'uomo passa e le vede accanto. Ma che sa questa pietra della pietra accanto? E della zana, l'acqua che vi scorre dentro? Neppur sa di scorrere, l'acqua, che ignora anche se stessa.... L'uomo vede l'acqua e la zana; vi sente scorrer l'acqua, che per sè non ha orecchie da sentirsi, e arriva finanche a immaginare che quell'acqua confidi, passando, chi sa che segreti alla zana.
Ah che notte di stelle sui tetti di questo povero paesello tra i monti! A guardare il cielo da quei tetti si può giurare che le stelle questa notte non vedano altro, così vivamente vi sfavillano sopra. E le stelle ignorano anche la terra. Quei monti? Ma possibile che non sappiano che sono di questo paesello qua, che sta in mezzo a loro da quasi mill'anni? Tutti sanno come si chiamano! Monte Corno, Monte Moro..... — e non saprebbero neppure d'esser monti? E allora anche la più vecchia casa di questo paesello ignorerebbe d'esser sorta qui, di far cantone qui a questa via che è la più antica di tutte le vie? Ma è mai possibile?
E allora?
*
Allora credete pure, se vi piace, che le stelle non vedano altro che i tetti del vostro paesello tra i monti.
Io ho conosciuto due vecchi nonni che avevano un cardellino. La domanda, come i tondi occhietti vivaci di quel cardellino vedessero le loro facce, la gabbia, la casa con tutti i vecchi arredi, e che cosa la testa di quel cardellino potesse pensare di tutte le cure, di tutte le amorevolezze di cui lo facevano segno, non s'era mai certamente affacciata ai due vecchi nonni, tanto eran sicuri che, quando il cardellino veniva a posarsi sulla spalla dell'uno o dell'altra e si metteva a beccar loro il collo grinzoso o il lobo dell'orecchio, esso sapeva benissimo che quella su cui si posava era una spalla e quello che beccava un lobo d'orecchio, e che la spalla e l'orecchio eran quelli di lui e non quelli di lei. Ma sì, senza dubbio: li conosceva entrambi! che lui era il nonno e lei la nonna.... Possibile che non sapesse neppur questo? e che tutti e due lo amavano tanto perchè era stato della nipotina morta, che lo aveva così bene ammaestrato, a venir sulla spalla, a bezzicar così l'orecchio, a svolar per casa fuori della gabbia?
Tutta la casa, per lui. Nella gabbia, sospesa tra le tende al palchetto della finestra nella stessa camera dove dormivano loro, vi stava la notte soltanto e, di giorno, nei brevi momenti che si recava a beccare il suo miglio e a bere con molti inchini smorfiosi una gocciolina d'acqua. Già. Quella gabbia lì era come la reggia; la casa di sei stanze, il vasto regno per cui dalla mattina alla sera andava a spasso, a far dove meglio gli talentasse, sul paralume della lampada a sospensione nella sala da pranzo o sulla spalliera del seggiolone, i suoi gorgheggi e anche.... — si sa, un cardellino!
— Sudicione.... — lo sgridava la vecchia nonna, come gliela vedeva fare. E correva con lo strofinaccio sempre pronto a ripulire, come se per casa ci fosse un bambino da cui ancora non si potesse pretendere il giudizio di far certe cose con regola e al loro posto. E si ricordava intanto di lei, la vecchia nonna, della nipotina si ricordava, che quel servizio lì, povero amore, per più d'un anno gliel'aveva fatto fare, finchè poi, da brava....
— Ti ricordi, eh?
E il vecchio — ricordarsi? se la vedeva ancora lì per casa.... piccina piccina.... così.... E tentennava a lungo il capo.
Erano rimasti soli, loro due vecchi soli con quell'orfanella cresciuta da piccola in casa, che doveva esser la gioja, la consolazione unica della loro vecchiaja; e invece, a quindici anni.... Ma era rimasto vivo di lei.... vivo, sì, gorgheggiante — trilli e ali — il ricordo, in quel cardellino.... E dire che dapprima non ci avevan pensato! Proprio. Nell'abisso di disperazione in cui eran piombati, dopo la sciagura, potevano mai pensare a un cardellino? Ma su le loro spalle curve, sussultanti all'impeto dei singhiozzi, lui, il cardellino, — lui, lui — era venuto lui, da sè, a posarsi lieve lieve, movendo la testolina di qua e di là, poi aveva allungato il collo, e una beccatina, di dietro, all'orecchio, come per dire che.... sì, era una cosa viva di lei, ancora!... viva, viva, sì! e che aveva ancora bisogno delle loro cure, dello stesso amore che avevano avuto per lei. Ah con qual tremore lo aveva preso, il vecchio, nella sua grossa mano e mostrato alla sua vecchia, singhiozzando! Che baci su quel capino, su quel beccuccio! Ma non voleva esser preso, lui, imprigionato lì in quella mano.... armeggiava con le zampine, con la testina.... beccava.... si scrollava i baci, le lagrime dei due vecchi.... Ma sì, perchè voleva dimostrar loro ch'era vivo, lui, per sè e per loro, una cosa viva ancora lì per casa, ecco, ecco, e che avrebbe seguitato a trillare, così, come prima, ecco.
Come prima? Ma che! Era certa, ora, certissima la vecchia nonna che con quei gorgheggi il cardellino chiamava lei, la sua padroncina, e che svolando di qua, di là per le stanze, la cercava, la cercava senza requie, non sapendo darsi pace di non trovarla più, la sua padroncina; e che eran tutti discorsi per lei, quei lunghi gorgheggi lì; domande, ecco, proprio domande che meglio di così, con le parole, non si sarebbero potute fare; domande ripetute tre, quattro volte di seguito, che attendevano una risposta e dimostravan la stizza di non riceverla.
Ma come, se poi era anche certo, certissimo che il cardellino sapeva della morte? Se sapeva, chi chiamava? da chi attendeva risposta a quelle domande che meglio di così, con le parole, non si sarebbero potute fare?
Oh Dio mio, cardellino era infine!... Ora la chiamava, ora la piangeva.... Che in quel momento lì, per esempio, così tutto raccolto, rinchioccito sul regoletto della gabbia, col capino rientrato e il beccuccio in su e gli occhietti semichiusi pensasse a lei morta, si poteva mettere in dubbio? Certi pigolìi brevi, sommessi, lasciava andare di tratto in tratto in quei momenti lì, che eran la prova più evidente che pensava a lei e la piangeva e si lamentava. Erano uno strazio quei pigolìi.
Il vecchio nonno non diceva di no alla sua vecchia. N'era così certo anche lui! Pur non di meno, saliva pian piano su la seggiola, come per bisbigliar davvicino qualche parolina di conforto a quella povera cara animuccia in pena, e intanto con le mani non ben ferme riapriva — ma quasi senza voler vedere lui stesso quello che faceva — lo sportellino a scatto della gabbia che s'era richiuso; perchè aveva il vizio il birichino di sciogliere a furia di beccate il nodo della cordellina che reggeva quello sportello a scatto quand'era aperto, tenendolo legato a una delle grettole della gabbiola. Così, restava lì chiuso, e....
— Ecco che scappa! ecco che scappa, il birichino! — esclamava il vecchio, voltandosi sulla sedia a seguirlo con gli occhi piccini, ridenti, le due mani aperte davanti al volto come a pararlo....
E allora nonno e nonna litigavano; ma sì, litigavano perchè tante e tante volte glielo aveva detto lei, che lo lasciasse stare quand'era così, che non andasse a frastornarlo dalla sua pena. Ecco, lo sentiva ora?
— Canta, — diceva il vecchio.
— Ma che canta! — rimbeccava lei, con una scrollata di spalle. — Te ne sta zufolando di cotte e di crude! È arrabbiatissimo!
E accorreva per calmarlo. Ma che calmare! Scattava via di qua, di là, proprio impermalito, ecco, e con ragione, con ragione perchè gli doveva parere di non esser considerato in quei momenti lì.
E il bello era che il nonno, non solo si pigliava tutti quei rimbrotti senza dire alla nonna che lo sportellino a scatto della gabbiola era chiuso e che forse il cardellino pigolava così lamentosamente per questo, ma piangeva sentendo parlare a quel modo la sua vecchia appresso al cardellino, piangeva e riconosceva tra sè, crollando il capo tra le lagrime:
— Poverino, ha ragione.... poverino, ha ragione.... non si sente considerato!
Lo sapeva bene infatti, il nonno, che cosa volesse dire non sentirsi considerati. Tutti e due, poveri vecchi, non eran considerati da nessuno ed erano messi alla berlina, perchè non vivevano più d'altro ormai che di quel cardellino lì, e perchè si condannavano a star perpetuamente con tutte le finestre chiuse; e lui anche, il vecchio nonno, a non metter più il naso fuori della porta, perchè era vecchio sì e piangeva lì in casa come un bambino, ma oh! mosche sul naso non se n'era fatte posar mai, e se qualcuno, per via, avesse avuto la cattiva ispirazione di farsi beffe di lui, la vita (ma che prezzo ormai aveva più la vita per lui?) come niente, come niente se la sarebbe giocata.... Sissignori, per quel cardellino lì, se qualcuno avesse avuta la cattiva ispirazione di dirgli qualche cosa.... Tre volte, in gioventù, era stato proprio a un pelo.... là, o la vita o la libertà! Ah, ci metteva poco lui a perder la vista degli occhi....
Ogni qual volta questi propositi violenti gli s'accendevano nel sangue, s'alzava il vecchio nonno, spesso col cardellino su la spalla, e andava a guatare con occhi truci dai vetri della finestra le finestre delle case dirimpetto.
Che fossero case, quelle lì dirimpetto; che quelle fossero finestre, coi vetri intelajati, le ringhierine, i vasi di fiori e tutto; che quelli su fossero tetti con fumaiuoli, tegole, grondaje, non poteva mica dubitare il vecchio nonno che sapeva anche a chi appartenevano, quelle case, chi vi stava, come ci si viveva.... Il guajo era che la domanda, la domanda, che cosa fossero invece per il cardellino che gli stava accoccolato su la spalla, quella sua casa e quelle altre case dirimpetto, e anche là per quel magnifico gattone bianco soriano, che se ne stava tutto aggruppato sul davanzale di quella finestra di contro, con gli occhi chiusi a crogiolarsi al sole, non gli s'affacciava per nulla alla mente. Finestre? vetri? tetti? tegole? casa mia? casa tua? Per quel gattone bianco lì che dormiva al sole, casa mia? casa tua? Ma se poteva entrarci, tutte erano sue! Case? Che case! posti, posti dove si poteva rubare; posti dove si poteva dormire più o meno comodamente; o fingere anche di dormire.... Già! Perchè quei due vecchi nonni tenevano sempre le finestre chiuse e chiusa la porta di casa, credevano ora che un gatto, volendo, non potesse trovare un'altra via per entrare a mangiarsi quel cardellino lì?.... E doveva sapere quel gatto che il cardellino era tutta la vita di quei due vecchi nonni perchè era stato della nipotina morta che lo aveva così bene ammaestrato a svolar per casa fuori della gabbia? e doveva sapere anche che il vecchio nonno, una volta che lo aveva sorpreso dietro una delle finestre a spiare tutto intento attraverso i vetri chiusi il volo spensierato di quel cardellino per la stanza, era andato furente ad ammonir la padrona che guaj, guaj se un'altra volta lo avesse sorpreso lì? Lì? quando? come? La padrona.... i nonni.... la finestra.... il cardellino?...
E così, un giorno, se lo mangiò — ma sì, quel cardellino che per lui poteva anche essere un altro — se lo mangiò entrando in casa dei due vecchi, chi sa come, chi sa donde.... La nonna — era quasi sera — intese appena, di là, come un piccolo squittìo, un lamento; il nonno accorse, intravide una cosa bianca che s'avventava scappando per la cucina e, per terra, sparse, alcune piccole piume del petto, le più tènere, che, mossa l'aria al suo entrare, si scossero lievi, lì sul pavimento. Che grido! E trattenuto invano dalla sua vecchia, s'armò, corse come un pazzo in casa della vicina. No, non la vicina, il gatto, il gatto voleva uccidere il vecchio, là, sotto gli occhi di lei; e sparò nella saletta da pranzo, come lo vide lì quieto a seder sulla credenza, sparò una, due, tre volte, fracassando le stoviglie, finchè non accorse, armato anche lui, il figlio della vicina, che sparò sul vecchio....
Una tragedia. Fra grida e pianti il nonno fu trasportato moribondo, ferito al petto, alla sua casa, alla sua vecchia.
Il figlio della vicina era fuggito per le campagne. La rovina in due case; lo scompiglio in tutto il paesello per tutta una notte....
E il gatto mica se lo ricordava, un momento dopo, che s'era mangiato il cardellino, un qualunque cardellino; e mica aveva capito che il vecchio aveva sparato contro di lui. Aveva fatto un bel balzo, al botto; era scappato via, e ora — eccolo là — se ne stava quieto, tranquillo, così tutto bianco sul tetto nero a guardare le stelle che dalla cupa profondità della notte interlunare — si può essere certissimi — non vedevano affatto i poveri tetti di quel paesello tra i monti, ma così vivamente vi sfavillavano sopra, che si poteva quasi giurare non vedessero altro, quella notte.
_DONNA MIMMA._
I.
Donna Mimma parte.
Quando donna Mimma col suo bel fazzoletto di seta celeste annodato largo sotto il mento passa per le vie del paesello assolate, si può credere benissimo che la sua personcina linda, ancora diritta e vivace, sebbene modestamente raccolta nel lungo scialle nero frangiato, a pizzo, non projetti alcun'ombra su l'acciottolato di queste viuzze qua, nè sul lastricato della piazza grande di là.
Si può credere benissimo, perchè agli occhi di tutti i bimbi e anche dei grandi che, vedendola passare, si sentono pur essi ridiventar bimbi a un tratto, donna Mimma reca un'aria con sè, per cui subito sopra e attorno a lei tutto diventa come finto: di carta il cielo; il sole, una spera di porporina, come la stella del presepio. Tutto il paesello, con quel bel sole d'oro e quel bel cielo azzurro nuovo su le casette vecchie, basse, con quelle sue chiesine dai campaniletti tozzi e le viuzze e la piazza grande con la fontana in mezzo e in fondo la chiesa madre, appena ella vi passa, diventa subito tutt'intorno come un grosso giocattolo di Befana, di quelli che a pezzo a pezzo si cavano dalla scatolona ovale, che odora di colla deliziosamente, che ogni dadolino — e ce ne son tanti — è una casa con le sue finestre e la sua veranda, da mettere in fila o in giro per far la strada o la piazza, e questo dado qui più grosso è la chiesa con la croce e le campane, e quest'altro, ecco, la fontana, da metterci attorno questi alberetti qua, che han la corona di trucioli verdi verdi e un dischetto sotto, per reggersi in piedi.
Miracolo di donna Mimma? No. È il mondo in cui donna Mimma vive agli occhi dei piccoli e anche dei grandi che ridiventano subito piccoli appena la vedono passare. Piccoli, per forza, perchè nessuno può sentirsi grande davanti a donna Mimma. Nessuno.
Questo mondo ella rappresenta ai bimbi quando si mette a parlare con essi e dice loro come a uno a uno ella sia andata a _comperarli_ lontano lontano.
— Dove?
Eh, dove! Lontano, lontano....
— A Palermo?
A Palermo, sì, con una bella lettiga bianca, d'avorio, portata da due belli cavalli bianchi, senza sonagli, per vie e vie lunghe, di notte....
— Senza sonagli perchè?
— Per non far rumore....
— E al bujo?
Sì; ma c'è pure la luna, di notte, le stelle.... Ma anche al bujo, sicuro! Viene la notte, quando si cammina e cammina a giornate, per tanta via.... E poi sempre di notte s'arriva, al ritorno, con quella lettiga là: zitti zitti, che nessuno veda, che nessuno senta....
— E perchè?
Ma perchè, se no, guaj! Il bambinello comperato da poco non può vedere nessuno, non può sentire nessun rumore, chè si spaventerebbe, e neppure può vedere in principio la luce del sole. Guaj!
— Come comperato?
— Ma coi denari di papà.... Eh sì, tanti....
— Flavietta?
— Ma sì, Flavietta più di duecent'onze.... più più.... con questi riccioletti d'oro, con questa boccuccia di fragola.... Perchè papà la volle bionda così, ricciutella così e con questi occhi grandi d'amore che mi guardano, gioja mia, non mi credi? poche duecent'onze, per quest'occhi soli! vuoi che non lo sappia, se t'ho comperata io? E pure Ninì, sì certo.... Tutti vi ho comperati io. Ninì un pochino di più, perchè è maschietto, e i maschietti, amore mio, costano sempre un pochino di più: lavorano, poi, i maschietti e, lavorando, guadagnano assai, come papà. Ma sapete che pure papà l'ho comperato io? Io, io.... Quand'era piccolo piccolo, certo! quand'ancora non era niente! Sicuro: gliel'ho portato io, di notte, con la lettiga bianca alla sua mamma, sant'anima.... Da Palermo, sì.... Quanto, lui? Uh, migliaja d'onze, migliaja....
I bimbi la guardano allocchiti. Le guardano quel fazzoletto bello, di seta celeste, sempre nuovo, su i capelli ancora neri, lucidi, spartiti in due bande che, su le tempie, formano due treccioline che passano su gli orecchi, dai cui lobi, stirati dal peso, pendono due massicci orecchini a lagrimoni. Le guardano gli occhi un po' ovati, dalle pàlpebre esili, guarnite di lunghissime ciglia; la pallottolina del naso un po' venata, tra i fori larghi violacei delle nari; il mento un po' aguzzo, su cui s'arricciano metallici alcuni peluzzi.... Ma la vedono come avvolta in un'aria di mistero, questa vecchietta pulita, che tutte le donne chiamano, e anche la loro mamma, _la Comare_, che quando viene a visita càpita sempre che la mamma non sta bene, e pochi giorni dopo, ecco, spunta un altro fratellino o un'altra sorellina, che è stata lei ad andarli a comperare, lontano lontano, a Palermo: lei, questa qua, con la lettiga.... E che è la lettiga?... La guardano, le toccano pian piano, coi ditini curiosi, un po' esitanti, lo scialle, la veste.... ed è, sì, una vecchietta pulita, che non pare diversa dalle altre; ma come può andare poi così lontano lontano, con quella lettiga, e come l'ha lei, quest'ufficio nel mondo, di comperare i bambini e di portarli, i bambini, come la Befana i giocattoli?
Ma essi, dunque.... — che cosa? No, non sanno che pensare; ma sentono in sè, vago, un po' del mistero che è in quella vecchietta, la quale è qua con loro adesso, qua che la toccano, ma che se ne va poi così lontano a prenderli, i bambini, e dunque anche loro.... già.... a Palermo, dove? dove lei sa ed essi, piccoli, non sanno; benchè certo, là, piccoli piccoli, ci sono stati anche loro, se ella è andata a comperarli là....
Istintivamente con gli occhi le cercano le mani. Dove sono le mani? Lì, sotto lo scialle.... Perchè non le mostra mai donna Mimma, le mani? Già! con le mani non li tocca mai: li bacia, parla con loro, gestisce tanto con gli occhi, con la bocca, con le guance; ma dallo scialle le mani non le cava mai per far loro una carezza.... È strano. Qualcuno, più ardito, glielo domanda:
— Perchè? Non le hai, le mani?
— Gesù! — esclama allora donna Mimma, volgendo uno sguardo d'intelligenza alla mamma, come per dire: — “È che è? diavolo, questo bambino?„.
— Eccole qua! — soggiunge poi subito, mostrando le due manine coi mezzi guanti di filo. — Come non le ho, diavoletto? Gesù, che domande....
E ride, ride, ricacciandosi le mani sotto e tirandosi con esse lo scialle su su, fin sopra il naso, per nascondere quelle risatine che, Dio liberi.... Oh Signore! le viene di farsi la croce.... Ma guarda che cose possono venire in mente a un bambino!
Pajono fatte, quelle mani, per calcare nello stampo la cera di cui sono formati i Bambini Gesù che in ogni chiesa si portano su l'altare in un canestrino imbottito di raso la notte di Natale. Sente donna Mimma la santità del suo ufficio, la religione della nascita, e agli occhi dei bimbi la copre con tutti i veli del pudore; e anche parlandone coi grandi non adopera mai una parola, che muova o diradi quei veli; e ne parla con gli occhi bassi e il meno che può. Sa che non sempre è lieto, che spesso anzi è così triste il suo ufficio d'accogliere nella vita tanti esserini che piangono appena vi traggono il primo respiro. Può essere una festa il bimbo ch'ella porta in una casa di signori; anche per il bimbo, sì; benchè non sempre neanche lì! Ma portarli — e tanti, tanti — nelle case dei poveri.... Gliene piange il cuore. Ma è lei sola a esercitare, da circa trentacinque anni, quest'ufficio nel paesello. O per dir meglio, era lei sola, fino a jeri.
Ora è venuta dal Continente una smorfiosetta di vent'anni, _piemontesa_; gonna corta, gialla, giacchetto verde; come un maschiotto, le mani in tasca: sorella ancora nubile d'un impiegato di dogana. _Diplomata dalla R. Università di Torino_. Roba da farsi la croce a due mani, Signore Iddio, una ragazza ancora senza mondo, mettersi a una simile professione! E bisogna vedere con quale sfacciataggine: per miracolo non se la porta scritta in fronte! Una ragazza.... una ragazza, che di queste cose.... Dio, che vergogna! E dove siamo?
Donna Mimma non se ne sa dar pace. Volta la faccia, si ripara gli occhi con la mano appena la vede passare sculettando per la piazza, a testa alta, la gonna corta, le mani in tasca, la piuma bianca ritta al vento sul cappellino di velluto. E che strepito fanno quei tacchetti insolenti sul lastricato della piazza: — Passo io! passo io!