Un bel sogno

Part 3

Chapter 33,865 wordsPublic domain

Ciò che più di tutto lo addolorava, era la certezza che aveva dellʼamore di Laura. Come non accorgersene? come non credervi se ella stessa si era tradita con tanta sincerità. Egli avea accettato il fascino misterioso di una prima impressione, e difatti in quella prima sera non una triste idea era surta a funestarlo. La speranza gli sorrideva presentandogli la coppa delle illusioni; invece di respingerla, invece di sciogliere lʼincantesimo col soccorso della ragione, non seppe resistere al senso misteriosamente dolce che lo attraeva verso quella vezzosa fanciulla.—Ma gli infelici fruiscono poco del prestigio di unʼillusione, e la verità corre tosto premurosa a disperdere la trama delle speranze.

La realtà! ed era ben dessa quella crudele che aveva atterrate le pure gioie del povero Ermanno! Spingendo il pensiero attraverso le nubi dallʼavvenire, egli non vi trovava che un cammino monotono privo di ogni sorriso dʼallegrezza; il campo dellʼarte divenne per sè stesso troppo arido; egli avea traveduto in sogno una mano gentile che poteva guidarlo ad altissima meta; accanto al sentiero di spine, aveva sognata una via di rose.

È meglio non pensarci più, diceva fra sè; ma subito dopo gli tornava alla mente il bel viso di Laura, la sua grazia, il suo sguardo espressivo, che richiamavano in un cielo di dolcezze sante e pure; allora si apriva per poco lʼanimo suo alla speranza, e nel trasporto di tenerezza baciava quel mazzolino di fiori che ella gli aveva dato come pegno dʼaffetto; ma di quale affetto? Dove si fondava quellʼamore? E pur troppo Ermanno riconosceva in esso il frutto dellʼinesperienza, e pensava che allʼindomani quella giovinetta ingenua educandosi alla scuola della vita, avrebbe cessato di commoversi per un oggetto di poco conto; che domani Laura leggendo nel gran libro del mondo, riderebbe forse allo svegliarsi di quel sogno troppo puerile.

Allʼetà di Laura, nulla avvi di certo sulle aspirazioni del cuore, nè si discute menomamente sulla possibilità o non di amare—In quel primo brillare dei raggi della vita, si fa tutto senza calcolo, e forse senza bisogno.

Perchè Laura amava Ermanno? Perchè le piaceva; ecco tutto. A quellʼetà non si bada troppo alle esigenze sociali che pongono lʼamore fra le strettoie delle convenienze. Che importava ad essa se Ermanno non era ricco? Questo pensiero non le passava neanche per la mente. A diciasette anni la donna ama per amare; lʼanimo suo non ancora corrotto dal soffio delle passioni; risponde con entusiasmo alla prima parola dʼamore che si sente mormorare.

Per tutta la susseguente giornata Ermanno stette in preda ad unʼagitazione febbrile; la musica non ebbe forza alcuna per distrarlo dalle sue dolorose meditazioni; infine dopo tanto riflettere, prese lʼeroica decisione di non porre più piede in casa Ramati.—Egli aveva troppo bisogno della sua pace per non cimentarla dietro ad una folle speranza.

Man mano però che si appressavano le otto ore, egli sentiva che la sua costanza vacillava. Invano cercava di distrarsi, invano tentava nelle risorse della sua ragione un eccitamento per resistere al desiderio che lo attraeva. La seducente apparenza della bella serata che avrebbe potuto passare in casa Ramati lo faceva titubare nella presa risoluzione.

Più volte fu sul punto di lasciarsi trascinare ove lo chiamava il cuore, ma seppe resistere. Suonarono le otto, ed egli stette fermo, malgrado un palpitargli agitato del cuore che lo avvisava esser quello il momento di andare.

Egli aveva vinto; con un grande sforzo di volontà seppe comandare a sè stesso; ma la lotta fu strenua, il combattimento accanito, ed il povero Ermanno riportò colla vittoria la noja e la spossatezza.—Egli che aveva vegliate tante notti nello studio dimenticandosi del mondo, non sapeva ora dove trovare una distrazione; il suo pensiero vagava per la città in cerca della carrozza che trasportava Laura, la povera Laura desolata forse per il di lui contegno.

A tale idea Ermanno sentivasi stringere il cuore, e per poco non sarebbe corso in casa Ramati a scusarsi. Erano già trascorse le nove, ed egli non era puranco al sicuro, il cuore non voleva cederla ad ogni costo. Che fare? Si appigliò al consiglio di cercar nel riposo un poʼ di pace; recarsi a spasso sarebbe stata follia, dove andrebbe? ovunque lʼaspettava la noia, eppoi chi lo assicurava che discendendo nella via, le gambe non lo guidassero macchinalmente verso quella casa? Sono sì facili le distrazioni di simil genere!

Ermanno si mise a letto, ma sarebbe arduo assai lʼasserire che egli dormisse.—La notte gli parve lunghissima; se era desto pensava a lei; se dormiva sognava di lei, e dappertutto sì nella veglia che nel sonno, vedevasi innanzi la bella Laura che con aria corrucciata lo rimproverava per aver mancato alla data parola di trovarsi allʼindomani presso di lei.—

Era tanto piacevole questo rimorso, che egli lo accettò, ed a poco a poco finì per persuadersi di aver commessa una sciocchezza.—A che prò pensava egli, a che prò far tanti sacrifizi per evitare un bene? per fuggire una gioia; è vero bensì che abbandonandosi alla corrente delle sua speranze ne avrebbe riportate infine amarezze e dolori; ma soffrire anticipatamente per evitare un dolore incerto, è follia, tanto più se per giungere a quel dolore si passa per la via del piacere;—Tanto vale dolersene poi.

Ermanno si alzò allʼindomani con quelle savie riflessioni riportate dal lungo pensare durante la notte; infine, diceva fra sè, che ci arrischio? Quella giovinetta mi ama, è vero, ne sono certo; ma per puro eccesso di entusiasmo. Essa crede amore ciò che probabilmente poi non sarà che un capriccio di ragazza.—In uno slancio della sua vergine fantasia mi prodiga sorrisi e carezze, con rara ingenuità mi stringe la mano, come per ringraziarmi delle dolci emozioni che le cagiono, ed io dovrei essere tanto crudele da respingerla e disilluderla amaramente svegliandola da un sogno che la farà felice per qualche giorno?..... Mai, e poi mai; ciò sarebbe per parte mia un eccesso di crudeltà, e non voglio certo rendermi colpevole della prima lacrima che parte dal cuore di una giovinetta!

Come ben vediamo, le riflessioni di Ermanno, se non erano del tutto logiche, conservavano almeno le apparenze in faccia al suo amor proprio. Difatti dopo di aver aspettato ardentemente che la giornata volgesse al termine, egli era convinto in cuor suo di arrendersi per deferenza, per atto di generosità; ma intanto il tempo gli pareva lunghissimo, ma mentre colla testa egli forma vasi un piano di difesa, il cuore palpitavagli violentemente in seno, e non si avvedeva che quel debole barlume di speranza era il segno certo della sua sconfitta.

Lʼuomo sʼillude nel commettere un errore; egli pensa e crede tutto il contrario di quanto potrà succedergli, e tenta con ogni scrupolo di giustificarsi in faccia alla sua coscienza.—Per il bene si ricorre alla ragione; per il male, allʼillusione; son due tribunali che si rassomigliano.

Alle sette e mezza il nostro eroe era già sulle mosse verso la casa di Alfredo; sicuro della sua coscienza egli camminava quasi baldanzoso; ma appena scorse da lontano il balcone di casa Ramati, e sovrʼesso vi distinse Laura, si senti al cuore una scossa tanto forte, che mancò poco non cadesse. Alla sola vista di quella giovinetta disparve in un baleno lʼapparato del suo eroismo; tutto il coraggio si franse dʼun colpo, tutte le idee di generosità inspirate da un falso amor proprio si dileguarono, e con esse ogni dubbio sulla reale esistenza del suo amore.

Egli aveva potuto senza vederla fabbricar progetti a suo piacimento; il cuore lo lasciò fare senza punto disturbarlo; ma che può mai la mente allorquando il cuore parla? Questa particella di noi stessi, impianta per sè sola una specie di governo assoluto, un centro dʼazione contro cui si frange la punta del più saldo raziocinio.—Ermanno stesso rimase colpito dello strano potere che aveva preso nellʼanimo suo quella fanciulla, e conobbe di quanto avesse progredito il suo amore in soli due giorni.

A che servirono mai tutti i suoi proponimenti? La verità ora si appalesava con tutta chiarezza.—Riavutosi alquanto egli riprese il suo cammino, ma più si appressava a quel balcone, più ingrandivasi la sua agitazione.—

Laura intanto era fissa cogli occhi al fondo di unʼaltra via che attraversava quella percorsa da Ermanno; dalla sua attitudine era facile lʼindovinare che ella sperava di veder comparire qualche persona aspettata.—Tratto tratto, scorreva collo sguardo su tutti i punti dominati dal balcone, palesando una viva impazienza.

Allorchè le venne dato di vedere Ermanno, si fece rossa in viso, ed anchʼessa fu colpita da un assalto di palpitazione.

Quando egli entrò nel portone, Laura gli corse incontro ad aprirlo, e lo ricevette sullʼultimo gradino con una convulsiva stretta di mano, ed un sorriso che riassumeva mille rimproveri, e mille ringraziamenti.—Entrarono sempre tenendosi per mano, giunti nella sala del balcone, Laura sedette, ma era tanto lʼaffanno della poverina da non trovare il respiro per dire una sola parola.

Letizia ed Alfredo non erano presenti per quel momento, ciò accresceva lʼimbarazzo di Ermanno, il quale pure non aveva ancora aperto bocca—Infine Laura ruppe per la prima il silenzio.

—Bravo, bravissimo il signore, ieri sera noi abbiamo aspettato invano!....

—Mille perdoni madamigella.... non fu per colpa mia; dʼaltronde non aveva accertato di venire....

—È vero; ma pure farsi tanto desiderare, la è una vera crudeltà. Come era naturale anche la passeggiata andò in fumo.

—Duolmi assai che per causa mia....

—Oh! per me, sclamò Laura ingenuamente, non è la perdita della passeggiata che mi crucci, ma sibbene..... Quivi si arrestò, senzʼavvedersene ella entrava in un punto troppo pericoloso; e cambiando tuono dʼun tratto disse:

—Ma via, si sieda qui accanto a me, mentre stiamo aspettando i cugini, discorreremo alquanto—Come sta sua mamma?

—Egregiamente.

—Come egregiamente, se ieri ancora?....

—Ah è vero, ma ora ha migliorato dʼassai.

—E mi dica in qual modo consumò la sera?

—Stando in casa.

—Proprio..... senza uscir mai?

—Mai.

—Ed ha suonato, senza dubbio.

—No.

—Come, non ha suonato? E che cosa ha fatto in tutta la sera mio bel signore?

—Ho pensato....

—A che cosa?

Ermanno restò confuso. Se Laura avesse avuto un tantino di pratica, poteva subito leggere sul volto di lui quale fosse stato lʼoggetto deʼ suoi pensieri—Ermanno diffatti era commosso; il suo sguardo non si saziava mai di contemplare quella graziosa figurina, ed ella lasciavasi guardare senza scomporsi.

—E del mio mazzolino, che ne avvenne? chiese Laura sorridendo.

—Lo conservo gelosamente.

—Davvero?

—Certo, è una memoria tanto cara!

—Sì, ma appena quei poveri fiori saranno appassiti, ella si dimenticherà di chi glie li ha dati....

—Oh! no signorina, è questa unʼaccusa gratuita che non mi merito certamente.

—Davvero! Ella non mi dimenticherà sì presto? Ciò mi fu molto piacere; dopo tutto sarebbe una vera crudeltà se si perdessero così presto certe belle memorie! Oh! per parte mia glie lo assicuro, ciò non sarà mai, e prevedo pur troppo che dovrò annojarmi per bene quando sarò sola a Milano, lontana da questa cara Brescia....

—Ma, disse Ermanno, ci vuole ancor molto tempo prima che....

—Ohimè! Papà scrisse a mamma pregandola di trovarsi a casa fra quattro giorni!.....

Tal nuova afflisse tanto profondamente il giovane che se ne stette senza parola!—Quattro giorni appena! Ed era questa la felicità che aveva sognata? Mai non gli venne in mente che Laura dovesse partire, e questʼidea lo colpì sì forte, che ne provò vero dolore.

Laura vedendolo così triste, non cercò dʼinterrompere il filo delle sue riflessioni; serbò il silenzio per qualche istante scrutando attentamente tutte le oscillazioni del di lui sguardo. Forse non si sbagliò sul secreto del dolore che gli si dipinse in volto, e come per tentare qualche conforto, sclamò mestamente:

—È doloroso a dirsi, in questo mondo si nasce solamente per fare dei sacrifizii!

—Pur troppo, rispose Ermanno, dacchè il discernimento della ragione rischiarò la mia mente, io vidi essere lo scopo della vita non altro che una continua aspirazione ad una meta inconseguibile. È tanto vero che la felicità è una chimera impossibile, che io stesso abbandonai ogni speranza di ottenerla. Diffido della speranza perchè so che essa frutta il disinganno; eppure questa fata menzognera, mi ha sedotto anco una volta; eppure malgrado tutta la mia triste esperienza, ho sperato una follia! Sperai che un fiore non dovesse mai avvizzire, ed a quel fiore ho legati i miei affetti.—Che mi rimarrà infine?.... Nulla, un fuscellino dʼerba appassita!....

Laura questa volta aveva compreso; le parole del giovane suonarono amaramente nel di lei cuore.

—Feci male, mormorò Ermanno, feci male venendo qui questa sera, doveva aspettare domani, o dopo....

—Ma bravo! sclamò Laura con accento di rimprovero, il male lʼavrebbe fatto non venendo, perchè ieri sera lʼabbiamo desiderato vivamente, perchè con lei si passa unʼora senzʼaccorgersene; perchè infine se ella non venisse, arrecherebbe gran dispiacere allo zio, ai cugini...... ed a me!

La giovinetta pronunziò queste parole con tale accento di dolore, che Ermanno ne ebbe rimorso, in quella voce egli ritrovò lʼespressione di una pena viva e profonda. Ne ebbe tanto rimorso che prendendo la mano di lei le disse:

—Mi perdoni madamigella.—Io stesso non so bene quello che mi dico.... Creda pure che mi sarebbe stato impossibile resistere più oltre, giacchè se dipendeva solamente dalla mia volontà, a questʼora non sarei qui; ma da due giorni comanda in me unʼaltra potenza tanto forte, che mi abbandono rassegnato al mio destino.—Sia che vuolsi, se è vero che sarò poi infelice, è pur vero che ora sono felicissimo!

Laura strinse nelle sue la mano di lui, ed egli proseguì con voce sommessa fissandola negli occhi:

—Ma perchè ora piange.... perchè quelle lacrime?

—Perchè sono felice, rispose Laura sorridendo cogli occhi lagrimosi. La dolcezza delle parole di Ermanno le aveva strappato il pianto; ma il pianto della gioia, quelle lacrime soavi che escono da un sorriso, e Laura piangeva sorridendo.

Si erano detto tutto?.... Chi lo sa; chi potrebbe dire sin dove si sarebbero arrestati? ma non era prudente lʼabusare dellʼoccasione, tanto più che poco dopo sopraggiunse Letizia.

—Ben venuto signor Ermanno, sclamò Letizia sorridendo, meno male che ella si sia ricordato dei torti che aveva da riparare—Laura era con lei indignata, ma a quanto vedo la mia buona cugina pecca per troppa indulgenza.

—Si fu perchè sua madre non istava bene, disse tosto Laura.

—Madamigella Letizia sa meglio di me che non mi faccio troppo pregare per venire in casa sua.

—Oh per me, rispose Letizia, non ci fo gran caso, sono sì bene abituata alle sue stranezze che non mi sarei stupita se anche questa sera non fosse venuto.

In quel momento entrò Alfredo, il quale fece pure ad Ermanno i suoi rimproveri aggiungendo:

—Però quello che non si fece ieri, si può fare oggi. Volete signorine che andiamo in carrozza?

—In carrozza! osservò Laura, non sarebbe meglio a piedi?

—E sia pure, disse Letizia, che glie ne pare signor Ermanno?

—Per me sono a loro disposizione, comandino....

—Allora è inteso, non faccio attaccare, chiese Alfredo.

—Letizia, disse Laura, vedi se mamma vuol venire, ed anche lo zio.

—Non darti pensiero per mio padre, tu lo sai a questʼora egli si dispone per recarsi al suo inevitabile caffè. Sì dicendo Letizia uscì di sala. Rimasero soli sul balcone Alfredo, Ermanno e Laura; il primo sempre distratto come al solito, si mise a canterellare unʼarietta, guardando sbadatamente nella via. Ermanno e Laura erano seduti di fronte, e si dicevano tante cose cogli occhi.

V

Letizia ritornò ad interrompere quella mutua contemplazione annunziando che anche la madre di Laura avrebbe preso parte alla passeggiata; e difatti dopo pochi istanti madama Ramati comparì in sala ove trovò tutti disposti alla partenza. La sera era fresca, ed eccitava al passeggio; presero la via per recarsi nel viale fuori di città.

La comitiva si dispose così: Laura diede il braccio al cugino Alfredo, Letizia restò indietro colla zia ed Ermanno.

La madre di Laura era una vera gentildonna per modi distinti, aveva una certa conoscenza con Ermanno, epperciò non vi mancava lʼelemento alla conversazione.

Naturalmente il discorso cadde su Laura, e lasciamo supporre quanto gradevole fosse questo tema ad Ermanno. Se si volesse poi sapere di che parlavano Alfredo e Laura che precedevano gli altri di qualche passo, è facile immaginarlo.—Le donne hanno un certo tatto istintivo per far cadere il discorso su ciò che loro piace senza che chi parla se ne accorga menomamente.—Appena Laura si era appoggiata al braccio di Alfredo trovò, modo di toccargli la corda debole parlandogli cioè di Ermanno; Alfredo cadde subito a quel primo attacco, e ne disse fino allʼentusiasmo in favore dellʼamico.

—Sarà debolezza, aggiungeva, ma Ermanno mi è tanto simpatico, che se io fossi una donna, me ne innamorerei perdutamente.

—Fortuna per lui che non avrà bisogno di te per avere delle innamorate.

—Tʼinganni, tʼinganni dʼassai; in fatto dʼamore il mio amico è del tutto profano.

—Odia forse le donne?

—Tuttʼaltro, nella carriera che percorre, si trova di sovente a contatto colle signore, ma nessuna che io sappia gli inspirò qualche cosa più di un poʼ di cortesia.—È troppo concentrato nellʼarte sua della quale egli se nʼè formata una amante; non vive che per la musica.

—Ma, ribatteva Laura, non mi sembra vero che un giovinotto, unʼartista non celi in seno qualche fiammetta....

—Eppure credimi la è proprio così; diamine io che gli sono sempre ai fianchi, dovrei saperlo. Di giorno non esce che per le sue lezioni, del resto se ne sta sempre al pianoforte. Se talvolta a forza di preghiere si lascia trascinare in qualche concerto o serata musicale, fa propriamente un sacrifizio. Egli non ama la società; è nemico dei clamori; per chi non lo conosce sembra un selvaggio, ma chi lo frequenta riconosce in lui un giovane pieno di talento e di modestia.

—Lo credo perchè me lo dici, sclamò Laura, ma pare davvero impossibile che un giovane così amabile e distinto non cerchi qualche conforto in unʼaffetto—Si è tanto felici quando si ama.

—Ma mia cara, per uno della tempra di Ermanno lʼamore si trova ma non si cerca.

—Chissà che un giorno....

—Sarà difficile, e sinceramente non gliene farei augurio....

—Perchè mai?

—Mio Dio, la fedeltà è tanto rara al giorno dʼoggi, ed Ermanno è una di quelle nature che amando si legano corpo ed anima...

—In questo caso, che male ci sarebbe?

—Che male? il ciel lo guardi! Se per disgrazia sʼinnamorasse, e venisse poi deluso, credo che si darebbe alla disperazione.

—Ma cugino mio, non tutte le donne sono leggiere, ve nʼha di quelle che possono dedicare lʼintera loro vita al culto di un solo ed unico affetto.

—Sì ve ne sono tali donne, ma nei Romanzi...

—Oh! senti, non dubitare così, ciò mi fa dispiacere; secondo voi altri noi saressimo lʼincostanza personificata.

—Via via, cuginetta, non adirarti meco; se vuoi che ci creda, crederò; ma solamente per farti piacere.

Di questo passo si giunse al pubblico passeggio, ivi lʼordine della comitiva si sciolse; Letizia si unì a Laura, Alfredo prese il posto di Letizia accanto alla zia a cui chiese:

—Ebbene è ella stanca della passeggiata?

—Tuttʼaltro, non mi sono neanche accorta dʼaver fatto tanta strada, mi trovo in sì buona compagnia!...

Il complimento era diretto ad Ermanno, che glie lo restituì nel modo il più lusinghiero.

—Nipote, disse madama Ramati ad Alfredo, quando ti verrà occasione di recarti a Milano, tʼimpegno a condur teco il signor Ermanno; ha promesso di venire.

Ermanno sorrideva con aria di rifiutarsi, e madama soggiunse:

—Sicuramente, badi che io conto con scrupolo sulle promesse, o che verrà colle buone, o le faremo venire per forza.

—Si accerti, o signora, rispose Ermanno, non vi sarà questa necessità.—Mi procurerò un giorno questo piacere.

Le due giovinette intanto si erano di molto allontanate; pareva che parlassero di qualche cosa ben importante, perchè si portarono alla distanza da non essere udite.—Laura volgevasi spesse volte indietro; indi si rimetteva a parlare gesticolando in modo che tradiva la sua contentezza. Che mai diceva essa alla cugina per discorrere con tanta enfasi? e perchè Letizia ascoltava col labbro atteggiato ad un sorriso malizioso?—Le donne, e le ragazze specialmente, abusano spesso di confidenza verso le loro amiche; un primo amore, il primo palpito del cuore, è un peso troppo grave per una fanciulla, perchè possa celarne il segreto. È vano pretendere che ella debba tenersi per sè le impressioni che la agitano, e nel seno di unʼamica versa tutto il suo mistero.

Le confidenze divengono una necessità nella donna che ama per la prima volta. Lʼuomo è egoista della sua felicità, la donna ne è ambiziosa; lʼuomo la nasconde con tutta cura, la cela agli sguardi di tutti; la donna invece prova una grande compiacenza nel rivelarla, e tradisce il secreto in tutti i suoi atti.

Laura col solo suo modo di camminare, appoggiata, anzi abbracciata a Letizia, palesava il suo amore.—Le due ragazze dopo di aver passeggiato sole per qualche tempo, si rivolsero agli altri, e Letizia chiamò:

—Signor Ermanno, ascolti una parola.

—Ai loro ordini, rispose il giovane avvicinandosi; non aveva ancora parlato, che già esse si erano attaccate alle sue braccia.

—Siamo stanche, disse Laura appoggiandosi a lui, abbiamo bisogno di un cavaliere....

—E dove trovarlo migliore? sclamò Letizia.

—Signorine, rispose Ermanno sorridendo, non vorrei che mi canzonassero...

—Ce ne guardi il cielo!

—Era per parlare un poco anche con lei, che lʼabbiamo chiamato, mormorò Laura.

—Comʼè bella questa sera illuminata dalla luna, veramente poetica.

—Passerei la notte passeggiando, disse Laura.

—Sola?

—Oh no, avrei paura.

—Come sono soavi queste notti illuminate mestamente, disse Letizia con accento declamatorio; e dire che vi son taluni che negano il romanticismo; con che cuore, io nol so.—Come non accendersi di poesia allo spettacolo malinconico e soave di una bella sera dʼestate? Parmi di essere trasportata a quei beati tempi in cui i trovatori erravano le notti solinghi e addolorati sotto le finestre di un castello di gotica architettura; parmi di sentirne i patetici canti, gli appassionati versi dʼamore.

Tutto ciò fu detto da Letizia con un tuono ironico, con unʼespressione così maliziosa, che Ermanno non ebbe più dubbio alcuno sulle confidenze che Laura poteva averle fatte. In quanto a Laura, essa non aveva neanche compresa sillaba della chiaccherata di sua cugina, perchè la sua mente viaggiava in quellʼistante a più alte regioni.

Piegata mollemente sul braccio di Ermanno, lasciava libero sfogo al pensiero abbandonandosi al languore della fantasia come alle illusioni di un sogno.

A poco a poco quella graziosa testolina si piegò sulla spalla del giovane, ed i biondi capelli agitati dalla brezza della sera, sfioravano dolcemente la guancia di lui.—Più volte ella gli aveva stretto il braccio nel suo, ed egli rispondeva collo stesso linguaggio.

La conversazione si ripigliò un poʼ più calma, Letizia moderò alquanto il suo spirito permettendosi solo di quando in quando di scherzare sulla distrazione della cugina.

Si parlò di molte cose, di poesia, di musica, di amore, di stelle, di fiori, ed anzi a proposito di fiori, dobbiamo dire che sebbene Laura fosse molto distratta non lasciò sfuggire inosservato un fiorellino che usciva da una siepe elevandosi sugli altri come per farsi cogliere.—Appena ella lo vide, allungò la mano, lo colse senza incomodarsi perchè presentavasi sul suo passaggio; quel fiore passò naturalmente dalle mani della giovinetta a quelle di Ermanno, e tutto ciò senza che la maliziosa Letizia se ne avvedesse.