Part 13
Sia rimorso, sia pietà, giacchè non oseremmo dirlo amore, Laura fece il sublime sforzo di scrivere ad Ermanno; ma ohimè quale diversità da quella lettera alle precedenti! allora lʼamore, la poesia ed il sentimento spiravano naturali ad ogni frase. In tutte quelle pagine scritte senza concetto determinato, si scorgeva il caro disordine che regna ovunque negli epistolari amorosi; quellʼavvicendarsi di frasi inconcludenti era fondato sopra una solida base: la fede.—
Ora più nulla di tutto ciò, lʼultima lettera di Laura era di una regolarità quasi commerciale, vi si vedeva lo sforzo ad ogni parola, lʼinerzia in ogni idea, e pareva che lo scopo predominante fosse la grammatica.—Noi presentiamo questa lettera al lettore, pregandolo di riflettervi sopra se sembra possibile che dopo due mesi appena si possa giungere a tanta indifferenza.
Ermanno,
15 Dicembre
«Giacchè tu ti ostini a tacere, rompo per la prima il ghiaccio per darti nuove di me e della mia famiglia. Io sto bene, altrettanto mamma e papà, e spero che tu pure ti troverai in sì favorevole condizione. Debbo chiederti tante scuse per non averti scritto come ti promisi, durante il viaggio; ma che vuoi? Firenze coi suoi monumenti toglie ogni modo dʼoccuparsi; oltre a ciò aggiungi lʼessere noi continuamente in giro, giacchè abbiamo peregrinato per tutta la Toscana; vi sono tante cose da vedere in quel bel paese che ci rimaneva ben poʼ di tempo per noi.
«Fummo fortunati abbastanza nel nostro viaggio, perchè il cielo fu costantemente sereno; ci fermammo quindici giorni a Firenze, e ti assicuro che non avrei mai più lasciata quella bella città.
«La passeggiata di LungʼArno è deliziosa, o vi facemmo varie gite in barca al chiaro di luna. Abbiamo visitato Pisa, Pistoja e Livorno; gran bella città questʼultima, e fu vero peccato che lo zio siasi opposto al progettato viaggio di mare per Genova.
«Ebbi un brutto momento a Livorno, immagina, mancò poco che non rimanessi preda del mare. Eravamo in barca scorrendo tranquillamente quelle onde solcate da tante navicelle; io me ne stava seduta a poppa e per aver tentato dʼalzarmi mentre la barca oscillava, caddi nellʼacqua. Fui presa e portata sulla riva, e quando ricuperai i sensi mi trovai fra le braccia della cugina che si struggeva in lagrime.
«Per buona sorte fu maggiore la paura del danno, però un tale avvenimento poteva aver serie conseguenze.
«Del resto mi sono molto divertita; non dimenticherò mai più le belle sere passate a Firenze, quel cielo sereno, quellʼauretta molle, mi lasciarono una cara rimembranza.
«Al mio ritorno, papà e mamma avevano già lasciato la campagna, epperciò mi diressi a Milano.—Voleva scriverti subito le mie impressioni di viaggio, ma ebbi tanto da fare, tante visite da restituire che me ne mancò il tempo.
«Scrivimi tu, e lungamente, così passerò qualche ora lieta colla tua lettera.—
Addio abbiti i saluti della tua
LAURA».
Era troppo! Una tal lettera indignò giustamente Ermanno, che senza frapporre indugio, e colla rabbia in seno, subito rispose a quella lettera umiliante in questi termini:
«No madamigella, non doveva rompere il ghiaccio di un silenzio che nascondeva una voragine senza fine; chissà che la ruggine del tempo non avesse consumato il mio rancore, ed al nostro primo incontro, avrei potuto mostrarle un volto sereno, senza che il mio labbro tentasse un rimprovero.—Ma vivaddio mi si tasta troppo presto una ferita ancora aperta perchè io non debba trarne lamento.—Creda pure madamigella, ella mi scrisse troppo presto.
«Credeva forse la signorina che bastasse il dirmi che a Firenze la luna era chiara, la brezza molle, il LungʼArno delizioso, per giustificarsi di non avermi scritto prima? Non sono tale io dʼappagarmi di sì poco, e mal sopporto che dopo due mesi di crudele dimenticanza, mi si venga a dire: Oh! signor Ermanno, ora che sono a casa, ora che mi annojo e non so più come passare il tempo, mi ricordo di lei.—Durante il viaggio non potei scriverle perchè aveva troppo da fare, ma adesso che sono annojata, la prego di una sua lettera lunga, che leggerò fra gli sbadigli della solitudine per iscacciare il sonno.—
«Mia cara, il signor Ermanno che ha la disgrazia di prender tutto sul serio, non può reggere a tanta derisione; egli ha forse il difetto di pretendere troppo, ma in confidenza unʼamicizia che si dissolve per un chiaro di luna, non è tale da lusingarlo gran fatto; e piuttosto che aver sì poco, egli rinunzia a tutto.
«Nella descrizione del suo viaggio, non trovo un cenno che mi riguardi; ciò mi lusinga assai..... ella si è divertita, e mi basta; valeva forse la pena di ricordarsi di me? No davvero, si viaggia per divagarsi!
«Ciò che più di tutto mi consola, si è la sua fermezza di proposito, giacchè, se non erro, in una lettera dalla Brianza, ella mi diceva che avrebbe rifiutato di fare il viaggio preferendo assai più di ricevere mie lettere.—Posso rallegrarmi che ella abbia cambiato dʼavviso, così non mi graverà il rimorso di averle fatto perdere una buona occasione per..... divertirsi.
«Confessiamo però che lʼaver io creduto alle sue promesse fu conseguenza dʼun deplorabile eccesso di buona fede.....
«Più ci penso, e più mi avveggo che commisi una sciocchezza pretendendo che ella mi scrivesse qualche volta; figuriamoci dove trovare il tempo? Bisognava andare sullʼArno a goder la frescura in barca di notte per contemplar la Luna e numerare le stelle del cielo, e farsi mollemente cullare dalle onde.—È naturale, non è colpa sua se il tempo volava tanto rapido da non permetterle di mandare un saluto a quel povero diavolo che ebbe la disgrazia di sperarlo!....
«Seppi subito il di lei ritorno da Firenze. Venti volte la penna mi venne fra le mani per scriverle, e sempre ne abbandonai lʼidea.—Cosa avrei potuto dirle?.... Ella taceva, segno questo che aveva tuttʼaltro per la mente, ed io colla mia lettera avrei forse sturbate le dolci reminescienze del viaggio.
«Glie lo confesso, aveva deciso di non più scriverle..... mai più. Non ci voleva meno di una sua lettera per rimettermi la penna fra le dita, ed ecco che violando ciò che mi ero promesso, le scrivo ancora una volta..... sarà lʼultima? lo ignoro, ciò non dipende da me; è certo che io ho duopo di calma, che mia cura principale si deve essere quella di evitare ogni commozione che potrebbe aver funeste conseguenze, e non correr dietro al turbine di false lusinghe, sognar chimere per poi destarmi nello scoraggiamento coi dolorosi avanzi di poche illusioni svanite.—
«Posso essere ancora in tempo per non disperare, e sono certo che la mia stessa Laura vedrà che a ragione mi appiglio ad energica risoluzione.
«Non so se questa lettera avrà come le precedenti alcuna influenza sullʼanimo suo; riuscirò forse con inutili lagni ad annojarla; ma più di tutto la prego di risparmiarmi un sorriso di compassione caso mai le venisse spontaneo sulle labbra.—Io lo so, in certe condizioni si leggono ridendo quelle parole che altra volta ci strappavano lagrime, ma io scrivo col cuore troppo straziato per meritarmi un motteggio.
«Povero sogno! Fu vera fortuna la sua brevità; il mattino non è lontano; al sorger del sole svaniscono le dubbiezze della notte, e si tronca la trama delle illusioni.—La realtà, sotto lʼapparenza di tiranna rappresenta la giustizia; tutto ciò che si agita nel suo dominio esiste, e non può essere; mentre in sogno, quanti errori di buona fede si commettono!.... Non è vero Laura? Me lo dica lei che fu la prima a svegliarsi, e tanto fortunata da aprir gli occhi in pieno sole; ma io mi dibatto ancora tra veglia e sonno, ed aprendo gli sguardi non vedrò che tenebre!....
«Aspetterò, pazienza! Lʼalba della rigenerazione viene per tutti, ed io attendo la sua pallida luce per rimettermi sul cammino di questo pellegrinaggio che si chiama vita, con un disinganno di più, ed una speranza di meno.
«Lʼavvenire è incerto, ma alla mia età non si può dubitare di lui; malgrado tutto posso ancora sperare che un giorno il cielo rasserenato mostrandomi la sua faccia stellata e ridente, mi dica: coraggio, dopo la tempesta viene la calma; è tale il destino di tutti gli uomini.—Tu vuotasti la tazza dei dolori..... Spera!
«Con questa parola chiudo la mia lettera. Per quanto scettico io possa essere, non credo certamente che operando il bene sʼincontri il male. Ho molti doveri da compiere, e lʼaffetto di mia madre esige da me i più grandi sacrifizii; però qualunque cosa possa accaderle, si ricordi madamigella di avere in me unʼamico sempre pronto a prestarle lʼopera sua, ogni qualvolta potesse abbisognarne.
«È possibile che queste siano le ultime nostre parole epperò non debbo perdere occasione per dirle che in tutte le vicende della vita ella sarà sempre accompagnata dai voti sinceri che io faccio per la sua felicità.....
«A lei sono certo riserbati alti destini, e le vie che noi prenderemo nel mondo, saranno ben diverse; pure non dispero affatto dʼincontrarla un qualche giorno.—Dal canto suo faccia come meglio le detta il cuore; se crederà la memoria di me degna di qualche ricordo, sarà per me gran ventura.—Egli è certo però o Laura che lʼultimo saluto che sta per cadermi dalla penna, parte dal più profondo dellʼanima, e che non scrivo senza trepidazione e dolore la parola..... addio!—» ...........................
Pochi giorni dopo, Ermanno ricevette da Milano un piego nel quale erano accluse due lettere, una di Laura a Paolo, e lʼaltra di questʼultimo ad Ermanno.—Lesse la prima avidamente; e ad ogni parola dava segno di agitazione; giunto al termine gettò via il foglio con disdegno, senza nemmeno curarsi della madre che assisteva alla scena.—
Stette alquanto pensoso, indi con atto di rassegnazione prese la lettera di Paolo e si pose a leggerla.—Quando lʼebbe finita ripiegò il foglio, raccolse quella che aveva gettato via, sclamando con freddezza straziante:
—Va bene!.... e poi più nulla.
Studiò al piano fino a tarda notte, come se non un pensiero lo turbasse.—
Ecco le lettere.
LAURA A PAOLO.—
Preg. Sig. Paolo.
«Ricevo in questo punto dal suo amico signor Ermanno, una lettera tale che mi desta più sorpresa che risentimento; glie la trasmetto, perchè ella stessa, caro amico, possa convincersene.
«Educata per lunghi anni nella via della virtù mi colpiscono dʼindignazione quelle barbare espressioni; ma è mio dovere non rispondervi e dimenticarle.—Non si creda il signor Ermanno che io voglia contraccambiargli alcune pagine di sottile ironia, nè tanto meno giustificarmi di un operato che non riconosco come mancanza. Io tacerò usando tutta la possibile rassegnazione per sopportare quelle amarissime ingiurie, e dimenticarle col tempo.
«Io non so se più prevalgano nellʼamico suo la ragione o lʼegoismo, ma è un fatto che davanti a un simile contegno debbo credere che egli venga tratto talvolta a deplorevoli eccessi da rancore misterioso frutto forse di un abituale sconforto.
«Contro simili attacchi ho duopo premunirmi, giacchè essi straziano troppo lʼanima mia; noi non fummo fatti per amarci; havvi troppa discrepanza fra i nostri caratteri perchè possiamo mai vivere in pace. Feci tutto quanto era in me per prendere un sopravvento sulla sua funesta mania che spesso lo trascina a sragionare..... non vi riuscii, e con vero dolore mi ritiro desistendo da quella missione rigeneratrice che mi era imposta, perchè riconosco inutile ogni tentativo.
«Non risponderò alla lettera del signor Ermanno, perchè se a ciò mi accingessi, dovrei lasciare la mia penna preda di un giustissimo risentimento.—Rispetto il suo dolore, e prego il cielo che presto lo guarisca, e gli conceda quella pace che io non oso consigliargli.
«Ella signor Paolo, sono certa comprenderà le alte ragioni che pongono sul mio labbro un simile linguaggio; ho già molto mancato verso la mia buona mamma nel celarle ogni cosa, ma a questo punto, lo riconosco, la mia condotta diventa incompatibile coi miei doveri di figlia. Ho un avvenire di cui dovrò render conto un giorno, e la coscienza mʼimpone un riparo alle deplorabili conseguenze a cui potrebbe trascinarmi una leggierezza di gioventù.
«Favorisca signor Paolo di significare allʼamico suo questa risoluzione che mi detta il dovere, cerchi di confortarlo, se pur ne abbisogna, e lʼassicuri che per parte mia non gli nutro alcun risentimento.
«Mi permetta poi, caro signore, che alla sua prima venuta in casa nostra, io le consegni tutte le lettere di Ermanno; sono preziose memorie che non ho il coraggio di distruggere, nè posso ritener meco senza derogare da quella linea di condotta che mʼimpone il mio dovere.—Faccia ciò che crede di quelle carte, giacchè per conto mio sono certa di fare il meglio rimettendole a lei.
«Perdono di tutto cuore ad Ermanno, dimenticherò le sue amare espressioni, ma richiedo da lui altrettanto oblio su quanto avvenne.—Riguardo a lei signor Paolo, che fu finora affettuoso testimonio delle mie azioni, non ho alcuna raccomandazione a fare. Io la conosco perfettamente, e so che per ogni evento noi saremo sempre buoni amici.
«Venga presto a trovarci, e mi creda di lei affezionatissima
LAURA».
PAOLO AD ERMANNO.
«Troverai colla mia una lettera di Laura.... Voglio dire di madamigella Laura Ramati. Leggila prima dʼogni cosa, ed ascolta poi quanto vado a dirti.
«Non è certamente questo il caso di ritornarti alla mente come altra volta io biasimai la fiducia da te riposta in quella signorina, troppo bionda per esser costante.—Il dolore che senza dubbio ti assale in questo momento, mʼimpone un sacro dovere: quello di giustificarti, e dar passo alla luce della verità.
«La verità anzi tutto, essa è il mio forte, e se mille di queste damine mi tentassero coi loro seducenti sorrisi, non saprei tacerla.
«Le donne sono diplomatiche per istinto; la più ingenua di esse vale almeno due uomini; è questo un antico adagio che sarà di unʼeterna attualità.
«Lessi attentamente la tua lettera di rimprovero a madamigella Laura, e non vi trovai quelle amare ingiurie, quel barbaro linguaggio a cui mi si vorrebbe far credere.—Io riconosco in quelle espressioni il grido di dolore che parte dal profondo dellʼanima; in ogni accento, in ogni parola, e persino nella straziante ironia che scoppia ad ogni tua frase, vi trovai una sola espressione, un solo concetto: lʼamore.
«Una donna che ami davvero, non potrebbe leggere quelle pagine senza piangere ed espiare la sua colpa con una pronta riconciliazione.—Madamigella Laura, trovò lʼinsulto nella preghiera, la rabbia nellʼamore, e sai perchè?..... perchè quella ragazzina sorta appena dallʼinfanzia, adorna di tutte le grazie, quellʼangioletto dai capelli dorati, ha le ali di farfalla; perchè infine a madamigella Laura è passata la febbre, e non ti ama più.—Il risentimento sorge dalle ceneri dʼamore.—Non si tratta nè di virtù, nè di doveri, ma sibbene dʼinfedeltà e dʼincostanza.
«La donna quando ama è simbolo dellʼegoismo, tutto tace davanti alla sua passione; ma quando la ragione e la logica entrano per una parte nel suo cuore, lʼamore ne esce dallʼaltra. Laura ha mentito, perchè non ebbe nemmeno il coraggio di confessarti la verità; sotto lʼapparenza di una falsa virtù ella nascose la sua leggierezza.
«Mio buon Ermanno, io spero che non ti darai alla desolazione perchè una donna ti ha tradito; scuoti per quanto puoi il tuo amor proprio, la tua stima dʼartista, e sollevati dallʼavvilimento in cui ti trasse un fatale errore.—Vuoi tu sapere perchè madamigella Laura trovò la tua condotta biasimevole? perchè la prima volta le venne il rimorso di alimentare unʼaffetto incompatibile coʼ suoi doveri?... Vuoi tu sapere infine, perchè durante tutto il viaggio in Toscana, ella non ti scrisse mai? Ascolta.
«Prima di tutto, è bene il dirti che fra i suoi compagni di viaggio, eravi quel certo cugino di madama Salviani. Tu lo conosci, è un giovane distinto, figura discreta, spirito discreto, con un reddito di venti mila lire annue; e questo fra parentesi passa la discrezione. Il signor Filippo insomma si presenta sotto unʼottimo punto di vista agli sguardi di una signorina da marito.
«Ignoro quel che può essere avvenuto durante il viaggio, ma so per altro che fin dal primo giorno del loro arrivo in Milano, quel signore è diventato intimo di casa Ramati; vi entra di lungo e largo, accetta spesso inviti a pranzo, accompagna madama e madamigella al corso, le visita in palco; e di notte passeggia sotto al balcone di Laura.
«Ecco la chiave di tutto; ecco come quella debole creaturina ha trovato il filo di tutte quelle virtù, e di tutti quei doveri di cui si mostra tanto gelosa.
«Mi pesa orribilmente allʼanimo il farti questa rivelazione; ma è mio stretto dovere dʼamico di nulla tacerti, perchè non voglio prolungare la tua incertezza con un crudele silenzio.
«Io lo so, queste mie parole ti suoneranno amare, ma spero nella reazione; dissi tutto dʼun fiato per darti uno scrollo improvviso; è un rimedio estremo consigliatomi dalla prudenza.—In certi casi, le dubbiezze potrebbero esser fatali, ed io feci ciò che mi dettava il cuore; domani farò quanto mi consiglia la ragione con madamigella Laura. Non soffrirò mai che tu debba essere sotto il peso di una recriminazione ingiusta, non soffrirò che quella farfallina venga arditamente sfoggiando una falsa virtù per celare i suoi difetti.
«Domani vado da lei, e forse per lʼultima volta, ma ti giuro che io prenderò ampia rivincita del tuo amor proprio offeso.
«Armati di tutto il tuo coraggio, mio buon amico per dare unʼaddio a queste larve che trasvolano leggiere nello spazio; non addolorarti se una ragazza si è mostrata qual è una bandiera disciolta al vento.—Il tuo genio deve porti al disopra di tutte queste piccole miserie; attorno a quella giovinetta, tu creasti un mondo dʼillusioni, e lʼideale che ti sei fatto di lei, non è cosa sua, ma parto della tua fantasia dʼartista.—Essa non è quale tu la vedi una creatura sublime, ma sibbene una donnicciuola qualunque con tutti i difetti e le leggierezze del suo sesso.
«La tua meta sia ben altra: la tua innamorata devʼessere lʼarte; confida in lei, volgi ad essa i tuoi pensieri e le tue aspirazioni, che non lo farai invano.—Pensa infine che tua madre, quella povera donna ti adora, e che tu potresti cercare tutto il globo senza trovare un cuore pieno di te come il suo. La sua esistenza è legata alla tua, il tuo avvenire è la sua vita; serba per essa i tesori del tuo affetto.
«Io spero che non sarà lontano il giorno in cui tu saluterai con gioia il ritorno della tua pace. È questo il migliore augurio che sappia farti il tuo affezionato
PAOLO».
XVIII
Passeremo dʼun tratto due mesi che scorsero per Ermanno in una sola angoscia. Dopo la lettera di Paolo egli perdette tutte le speranze, e comprese dʼesser stato vittima di una dolorosa illusione.—Non si strappa da un cuore nobile la radice di un affetto che vʼimpresse profondo solco, senza lacrime, e senza sangue; non si abbandonano di subito le più care speranze, nè si soffrono i più grandi disinganni senza che lʼanima non riceva tremende scosse, senza amaramente soffrire.
Ermanno concentrò sè stesso in unʼattività febbrile, nascose a tutti il suo dolore che tentava dʼimprontarglisi sul volto, ingannò financo sua madre, simulando talora allegrezza; ma per ciò fare, dovette chiudere nel suo seno tutta lʼamaritudine che voleva farsi strada, dovette celare una serpe che gli rose ogni speranza.
Debole per natura, affranto dalle fatiche che sʼimponeva studiando continuamente, ricadde ammalato; il morbo che già due volte lo aveva minacciato, ritornò allʼassalto più possente di prima.
Verso la fine di febbraio fu obbligato a letto, ove lo troviamo ancora al principio dʼaprile.
Da qualche giorno però, dava segni di miglioramento, ed il medico si azzardò alla promessa che presto lʼinfermo riacquisterebbe la salute.
Paolo che viveva nellʼincertezza, volle un giorno persuadersi egli stesso sullo stato dellʼamico. Partì pertanto da Milano per Brescia, ove appena giunto, si recò alla casa di Ermanno.—Lo trovò alzato, accanto al fuoco in arnese da camera.
Era pallido e macilento a tal segno, che Paolo provò una stretta al cuore in vederlo. La madre stava seduta accanto a lui; da due mesi quella povera donna, trascinava una vita di martirio accanto a quel malato scontento di tutto.
Quando Paolo entrò quella buona madre pianse per consolazione, giacchè ella sapeva quanta influenza egli esercitava sullʼanimo del figlio, e certa che essi avevano molte cose a dirsi, li lasciò soli.
I due amici parlarono per poco di cose indifferenti, infine Ermanno si lasciò sfuggire il nome di Laura.—Paolo, afferrata lʼoccasione spiegò tutta la sua eloquenza per consigliare lʼamico a non più pensare a lei, e con una pittura viva ed animata, tentò di persuaderlo che egli poteva essere ancor felice.—Tutto fu vano.—Ermanno stette ad ascoltarlo, e quando Paolo ebbe terminato, sclamò con aria dʼindifferenza agitando la cenere con una canna.
—Tu dici mio buon Paolo che non bisogna mai disperare, che al mondo ve nʼha per tutti della felicità; ma tʼinganni dʼassai.—Per convincerti di quanto asserisco, è necessario che tu entri alquanto nella mia condizione, è necessario dirti che se gli avvenimenti del passato sono a te larghi di promesse per lʼavvenire, per me la cosa corre ben diversa.—Ho tentato varie volte di credere, mi sono spesso confortato alla speranza; ma infine, non trovai che delusioni!....
Per taluni sciagurati, la vita è unʼanatema; costoro facciano bene o male, raggiungono invariabilmente la meta loro assegnata: il dolore.—Non è paradosso mio caro, non è scetticismo: tal quale mi vedi, ho tentate tutte le vie che mente umana possa immaginarsi; eppure lo crederesti? Mi trovai sempre qual prima annojato a morte.—Ho tentato sai di aver fede nellʼavvenire; lo sa Iddio con quanta forza mi accinsi allʼimpresa! ma il destino mi avversa fatalmente....
La mia missione sulla terra è quella di vagheggiare le cose lontane nè mai avvicinarle.—Avviene di me come del viandante, che si trascina sulle ardenti arene del Sahara torturato dalle bugiarde promesse della Fata Morgana.
Ermanno stette alquanto in silenzio, poscia proseguì con un sogghigno quasi beffardo.
—Ah la virtù ed il dovere! Ecco due maschere dʼipocrisia, dietro cui si celano spesso abbominevoli delitti.... Gran bella cosa il dovere, è una scappatoja comodissima.... una risorsa!—Bada a me Paolo mio, non ti fidare mai di queste parole, ricordati che il più delle volte sono merce di contrabbando.... Ah! ah! mi piace assai quel dovere che impose a madamigella Laura Ramati di troncare una relazione incompatibile colle sue.... virtù!... Ti saluto leggiadra creatura dai capelli biondi come lʼoro, dagli occhi cerulei come il cielo.—Seducente e vezzosa tu mi chiamasti colle tue grazie per poi respingermi collo zelo delle tue virtù.... Vola farfalla, vola leggiera come piuma sulla buccia dʼun altro fiore.... il mio è già consumato!....
Paolo stava attonito contemplando lʼamico, che andava man mano agitandosi fino al delirio; lo prese per il braccio, e sentì che i suoi polsi battevano fortemente; aveva la febbre. Tentò di calmarlo, ma invano; Ermanno proseguì: «Sarebbe forse il dovere che consigliò a madamigella Laura di mandarmi questo regalo», e sì dicendo trasse una lettera che consegnò a Paolo—Ecco il più bel saggio; la signorina gonfia di tutte le virtù, non conosce quella che si chiama Carità. Si calpestano tutte le promesse; si spergiura in nome di quanto vʼha di più sacro, indi si canzona quel poveraccio che ebbe la disgrazia di credere.
Paolo lesse sorpreso quanto segue:
Pregiatiss. Signore,
I coniugi Ramati hanno lʼonore di partecipare alla S. V. Preg. che la loro unica figlia Laura passerà a nozze col signor Filippo Salviani da Milano—Sabbato prossimo si farà alla presenza dʼamici parenti la cerimonia per le promessa nuziali.
I suddetti fanno calcolo sulla presenza di V. S. Ill.
—Spero bene che non vi andrai, disse Paolo.