Part 2
Vada pel purgatorio! _(Borbotta a mezza voce:)_ Il purgatorio dell'oggi dovrebbe essere il paradiso del domani. Speriamo! _(A lei, forte:)_ Ma, dunque, chi siete?... chi siete?...
_Bianca_
_(col proposito di non rispondergli)_ Di grazia, il mio cappello e il mio mantello dove sono?
_Francesco_
_(tutto affaccendato e confuso)_ Li cerco.
_Bianca_
_(sul tavolinetto, trova, intanto, un piccolo portafogli. Lo prende e mormora:)_ Un portafoglino femminile! _(Lo apre, ne trae una carta di visita e legge:)_ Fifì Bandinelli. _(Tra sè)_ L'indegno! Ma troverà invece il mio portafogli. _(Sostituisce con il suo il portafogli trovato, che conserva.)_ Provi un po' quel che ho provato io. E mi servirà anche di pretesto per tornare! _(A Francesco, che ha cercato e preso il mantello e il cappello)_ Il mio mantello, il mio cappello, subito....
_Francesco_
Sono qui. _(Aiutandola a mettere l'uno e l'altro)_ Ecco quello che io mi domando. Chi siete? Un enigma? Un rebus? Una sciarada?
_Bianca_
Appunto. Una sciarada. Una sciarada che potete offrire all'acume di... tutti i vostri amici: il primo ama, il secondo perdona, l'intero ritorna.
_Francesco_
È una sciarada a premio?
_Bianca_
Chi sa! Dipende dallo scioglitore. A rivederci....
_Francesco_
Permettete che v'accompagni sino alla porta del cortile? Siete venuta, è vero, di nascosto; ma potete andarvene, ahimè, palesemente.
_Bianca_
Il vostro braccio.
_Francesco_
Un momentino. _(Corre a spalancare la finestra.)_
_Bianca_
Fate bene ad aprire la finestra.
_Francesco_
Perchè?
_Bianca_
Perchè, in questo salotto destinato alle conquiste, dopo il nostro abboccamento, c'era bisogno di rinnovare un po' l'aria.
_Francesco_
_(tornando a lei)_ Il mio braccio è ai vostri ordini.
_Bianca_
_(accettando)_ Mi dispiace, per altro, d'incomodarvi. Dovete essere molto stanco....
_Francesco_
_(sulla soglia)_ Veramente, non c'è di che!
_(Escono.)_
SCENA IV.
CARLO, _poi_ FRANCESCO.
_Carlo_
_(facendo capolino dalla porta a sinistra, chiama:)_ Francesco! Francesco! Oh! È andato via anche lui! _(Entra, guardando intorno, con l'aria di credere che in quella stanza non si è mica detto il rosario.)_ Nessuna traccia. Un po' di disordine nei ninnoli e nei ritratti, e niente altro. _(Sorpreso)_ Il mio ritratto sull'orlo... d'un precipizio, forse!... Veramente, avrebbero potuto lasciarmi in pace. _(Vede il portafogli.)_ Un portafoglino dimenticato.... Che sia quello di Fifì? È tanto stordita! _(Lo apre, legge un biglietto di visita, trasalisce, impallidisce.)_ Bianca Tebaldi! Com'è possibile? _(Profondamente scosso)_ Ma sì: lei, lei! Qui... con... _(Inorridendo)_ È una combinazione raccapricciante! _(Riflette)_ Eppure, non è una combinazione. Ella sapeva l'indirizzo di questa casa, perchè è qui che io ricevo le sue lettere d'affari. Ed è venuta qui per un convegno galante! Ah, è orribile, è orribile!
_Francesco_
_(entrando, nota il suo turbamento e gli dice:)_ Ohè, che hai?
_Carlo_
Niente.
_Francesco_
Come niente? Hai una certa faccia....
_Carlo_
Ho un po' di mal di capo. _(Toccandosi naturalmente la fronte)_ Non ci badare. _(Con forzata disinvoltura)_ Ebbene?
_Francesco_
_(mortificato, ma non volendo confessare il fiasco)_ Ebbene?...
_Carlo_
_Prosit._
_Francesco_
Ti ringrazio. Ma lasciamo andare....
_Carlo_
Insomma, dimmi, uomo fortunato, uomo irresistibile: come sono andate le cose? Benone, eh?
_Francesco_
Sì, benone....
_Carlo_
_(sussultando e fingendo gaiezza)_ A vele gonfie?... E sei giunto in porto sano e salvo?
_Francesco_
Sano, _(ricordandosi dello schiaffo)_ via, per miracolo.
_Carlo_
Perbacco, una donna assai facile! Il colloquio... è stato tanto breve!
_Francesco_
Breve, _(toccandosi la guancia)_ ma... sentito.
_Carlo_
Molta vivacità.
_Francesco_
Molta.
_Carlo_
Su! Sentiamo i particolari.
_Francesco_
_(evitando)_ Un'altra volta: ora sono ancora troppo commosso.
_Carlo_
Diamine! Sei vecchio del mestiere!... Ma come! Sei commosso davvero? Questa... donnina ti ha proprio stregato?
_Francesco_
Mi ha... stregato.
_Carlo_
E... ti ama?
_Francesco_
Mi ama... a modo suo... si capisce. Non tutte le donne amano allo stesso modo.
_Carlo_
_(con ansia raffrenata)_ E in che modo ti ama? Dimmi, dimmi!
_Francesco_
Non so spiegartelo.
_Carlo_
È appassionata? è altera? è alla mano?
_Francesco_
È alla mano: precisamente.
_Carlo_
Piacente, graziosa, elegante?
_Francesco_
Oh, quanto a questo, è insuperabile! Un bocconcino, amico mio! Ma,... basta....
_Carlo_
Con le tue reticenze, mi dai sui nervi. Fuori, fuori i particolari.
_Francesco_
Sei un bel tipo. Non ti credere che si tratti d'una crestaina o d'una _cocotte_ qualunque!
_Carlo_
Ah no! E di chi si tratta?
_Francesco_
Caro mio, ella ha serbato l'incognito; ma dev'essere una gran signora... di cervello un po' balzano, beninteso. Dev'essere una gran dama bisbetica, capricciosa...: qualche strana donna, maritata chi sa come, chi sa dove, chi sa con chi... Con un imbecille, di certo!...
_Carlo_
_(trattenendosi e secondandolo)_ Sì sì!... Però, imbecille poi, perchè?
_Francesco_
Perchè un uomo che possiede una donna come quella lì, e la lascia passeggiare sola per il mondo, se non è proprio un imbecille nato, dev'essere un imbecille di carriera, o deve avere una gran voglia di diventarlo. Bisogna proprio essere un marito per avere di tali ambizioni. E se questo povero sventurato esiste....
_Carlo_
Io dico di sì!...
_Francesco_
Tanto meglio! Se, dunque, questo povero sventurato esiste, l'ha scappata bella!
_Carlo_
L'ha scappata bella? Sicchè non...?
_Francesco_
Già, tu sai come sono le donne. Certe volte fanno la corsa dell'asino. Vanno, vanno, vanno, e poi, a un tratto, _tta_, si arrestano.
_Carlo_
Lei... _tta_... si è arrestata?
_Francesco_
Crederei di sì.
_Carlo_
_(scattando irritato)_ Sì o no? _(Poi, frenandosi e fingendo di sorridere)_ Scherzo. Eppure, ti confesso, sono curioso. Dunque, sì o no?
_Francesco_
Giudica tu stesso.
_Carlo_
Oh! Di'! Da bravo!
_Francesco_
Smanie, spasimi, irrequietezze, ogni sorta di manifestazioni d'amore verbale, e gelosia, poi, senza fine. Figùrati una _Otella_! E... che so... le ho mostrato, per esempio, il tuo ritratto, per vedere che impressione le facesse un altro uomo a paragone di me... e....
_Carlo_
Abbrevia!
_Francesco_
Tu, in complesso, sei una persona piuttosto simpatica....
_Carlo_
Questo è vero, ma abbrevia!
_Francesco_
Ebbene, non avertelo a male: tu a paragone di me, le sei sembrato brutto.
_Carlo_
Brutto addirittura?
_Francesco_
Nè più nè meno che brutto! Insomma, era un crescendo che faceva sperare il più delizioso dei punti coronati....
_Carlo_
E invece?
_Francesco_
Invece, il punto coronato è stato un... ceffone!
_Carlo_
_(scoppiando in gioia)_ Ah ah! Benissimo!
_Francesco_
Ti prego di moderare le esclamazioni!
_Carlo_
Perchè?
_Francesco_
Perchè m'irriti!
_Carlo_
Per ora, racconta. T'irriterai dopo.
_Francesco_
Non ho più nulla d'importante da raccontare. Rasserenatasi alquanto, mi ha lasciato, affidandomi una certa sciarada da sciogliere.
_Carlo_
Una sciarada?
_Francesco_
«Il primo ama, il secondo perdona, l'intero ritorna.»
_Carlo_
_(sempre più rianimandosi)_ Ah! ritorna?
_Francesco_
E se son rose, fioriranno. _(Si sente picchiare alla porta di destra.)_ Che sia proprio lei che ritorna?
_Carlo_
Di già? _(Sta per aprire.)_
_Francesco_
_(trattenendolo)_ Lascia andare me. Voglio prima domandare. Se è lei, non bisogna comprometterla. Tu sei qui.... Sarebbe una indelicatezza da parte mia il farla entrare. _(Si sente picchiare di nuovo.)_ Eccomi. _(Con dolcezza)_ Chi è?
SCENA V.
BIANCA, FRANCESCO, CARLO.
_Bianca_
_(di fuori)_ Sono io, sono io: la vostra incognita.
_Francesco_
_(rivolgendosi a Carlo)_ Lei.
_Carlo_
Lei!
_Bianca_
_(di fuori)_ Debbo aver dimenticato il mio portafogli.
_Francesco_
_(a Carlo)_ È un pretesto per ritornare da me. _(A Bianca)_ Sì, sì, grazie, grazie! capisco! Ma ora, mia adorabile incognita, non sono solo. È qui con me un mio amico. Voi conoscete la mia discrezione, e debbo rassegnarmi a non aprirvi le porte di quel paradiso che sapete. _(Tossisce per farsi capire.)_
_Carlo_
_(tra sè)_ Te lo do io il paradiso.
_Bianca_
_(di fuori)_ Ma come si chiama il vostro amico?
_Carlo_
_(subito)_ Si chiama Carlo Tebaldi.
_Francesco_
Sicuro, si chiama Carlo Tebaldi.
_Bianca_
_(di fuori)_ Allora, non m'importa. Questo signore non lo conosco e non mi conosce. Non temo di essere compromessa. Aprite.
_Francesco_
_(tra sè)_ Quale imprudenza! Andate poi a dire che questa donna non mi ama. _(Apre.)_
_Bianca_
_(entra.)_
_Francesco_
_(le prende ambo le mani.)_
_Carlo e Bianca_
_(si scambiano occhiate di rabbia.)_
_Francesco_
_(all'orecchio di Bianca, con mellifluità)_ Io non so se voi abbiate lasciato davvero qui il vostro portafogli, ma, in ogni caso, per giustificare la vostra venuta, io fingerò di cercarlo.
_Bianca_
_(nervosa e frettolosa)_ Più tardi. Per ora, vi prego, fate la presentazione.
_Francesco_
Vi presento il mio intimo amico: Carlo Tebaldi, giovane ammogliato, che è....
_Carlo_
_(interrompendolo stizzosamente)_... celibe.
_Francesco_
Un ammogliato celibe è un bel fatto!
_Bianca_
Ah! celibe?
_Carlo_
_(aspettando il compimento della presentazione, a Francesco)_ E la signora?
_Francesco_
La signora... _(Facendo dei cenni a Bianca, come per domandarle che cosa debba dire)_ Come devo?...
_Bianca_
Quanto al cognome, non vi date pena. Quello che porto è un po'... discreditato. E quanto al nome, datemene uno a piacere.
_Francesco_
Celeste!!
_Carlo_
Bianca.
_Bianca_
Sì, preferisco Bianca.
_Francesco_
Vada per Bianca.
_Carlo_
Ragazza? maritata? vedova?
_Bianca_
Così così.
_Carlo_
Ma non le pare che ci siamo conosciuti un'altra volta,... non so dove?
_Francesco_
_(tra sè)_ Diamine, diamine!
_Bianca_
_(fingendo di ricordarsi)_ No... a me non pare: anzi, certamente no.
_Carlo_
Ah, è vero: quella lì era un'altra. Un po' di rassomiglianza nei lineamenti, nel portamento, nella voce; ma poi, nel resto, tutta diversa.
_Francesco_
_(tra sè)_ Meno male. _(Forte)_ Intanto, cerchiamo questo portafogli.
_Carlo_
_(avvicinandosi a Bianca)_ Ma credo d'averlo trovato io.
_Bianca_
_(soddisfatta)_ Ah?
_Carlo_
È stato dimenticato proprio qui. _(Mostrandolo)_ È questo?
_Bianca_
Precisamente. Sa, in certi momenti, quando la testa gira....
_Francesco_
Cara!
_Bianca_
Ognuno può disperdere....
_Carlo_
Un portafogli compromettente. E quando la testa non gira, ognuno può ritrovarlo.
_Bianca_
Tanto vero, che io, quando la testa non girava, ne ho ritrovato uno, con cui, senza volere, ho scambiato il mio.
_Francesco_
_(seguendo ingenuamente la conversazione)_ Oh, vedete che combinazione!
_Carlo_
Davvero?
_Bianca_
_(mostrandolo)_ Eccolo.
_Carlo_
_(tra sè, seccato)_ Il portafogli di Fifì!
_Bianca_
Non si turbi. Il documento più importante contenuto in questo portafogli non è che qualche biglietto di visita d'una donna. La donna dei suoi pensieri, forse?
_Carlo_
_(punto)_ No. _(Con stizza)_ Semplicemente una donna da avventure.
_Bianca_
_(atteggiandosi a ingenua)_ In verità, non capisco...
_Francesco_
_(piano a Carlo, tirandolo per la giacca)_ Bada a quello che dici!
_Carlo_
_(a Bianca)_ Non capisce? È giusto. Mi spiegherò: le donnine da avventure... sono, come si direbbe in gergo commerciale, degli articoli a buon mercato. Ce n'è per tutti i gusti. Io, per esempio, vivo qui, a Roma, solo, annoiato; ed ecco che mi procuro una donnina che mi serva da antidoto alla noia: articolo per salottino da scapolo. Al mio amico, invece, piace di viaggiare, ed egli, naturalmente, si procura degli articoli da viaggio.
_Bianca_
_(scattando)_ Ma questo è troppo!
_Francesco_
Carlo!
_Carlo_
_(a Bianca)_ Non le va?
_Francesco_
_(a Carlo)_ Tu sei un insolente! _(A Bianca, cercando di rimediare)_ Non gli date retta. Il mio amico si compiace di mostrarsi più cinico di quanto veramente non sia. E voi, che siete, soprattutto, una donna di spirito, vorrete perdonarlo.
_Bianca_
_(disinvolta)_ Di che? Perchè? Un salottino come questo non mi dà il diritto di pretendere un'accoglienza diversa da quella concessa alle ballerine, che ne illustrano le pareti. Del resto, un salottino di tal genere, se non garantisce il rispetto, garantisce in compenso il mistero. E l'animo mio fu profetico. _(A Francesco)_ Difatti, ricordate voi che durante il viaggio io... vi amavo, è vero, ma vi amavo... senza farvene accorgere?
_Francesco_
Verissimo.
_Bianca_
E dite. _(Richiamando su questo particolare l'attenzione di Carlo)_ Quand'è che mi risolvetti ad amarvi diversamente?
_Francesco_
Quando vi diedi il mio nome e il mio indirizzo.
_Bianca_
L'indirizzo di questa casa....
_Carlo_
_(gioendo, tra sè)_ Ora comincio a capire.
_Bianca_
Ebbene... gli è che, profeticamente, io rinunziavo al rispetto _(sempre sottolineando)_ e mi accaparravo il mistero!
_Francesco_
Cara, cara, cara! _(Tra sè)_ Andate poi a dire che questa donna non mi ama!
_Carlo_
_(tra sè)_ Ho torto io.
_Bianca_
_(a Carlo)_ A proposito: lei signor... signor Tebaldi, vuole riprendere il portafogli della sua... della sua... come ho da dire?
_Carlo_
Me lo dia pure, ma non dica nulla: direbbe certamente una malignità.
_Bianca_
Glielo restituisco immacolato. Badi: è vuoto, perfettamente vuoto! e forse, _(con intenzione maliziosa)_ è stato qui dimenticato... non senza uno scopo.
_Carlo_
Ed ecco il suo. Non è vuoto, ma credo che nemmeno esso sia stato qui dimenticato... senza una scopo.
_(Si scambiano i portafogli con esagerata e ostentata gentilezza; quindi, di scatto, si allontanano l'uno dall'altra con violenza e sgarbo.)_
_Francesco_
_(tra sè)_ Antipatia reciproca. Meglio così!
_(Si sente picchiare alla porta.)_
_Carlo_
_(forte)_ Chi è che batte?
SCENA VI.
FIFÌ, BIANCA, CARLO, FRANCESCO.
_Fifì_
_(di fuori)_ Batte la tua Fifì.
_Carlo_
_(imbarazzatissimo, fra sè)_ Maledetta!
_Fifì_
_(di fuori)_ Mi pare d'aver lasciato sul tavolino il mio bel portafoglino. Apri, Fuffino. Ti farò anche un bacino.
_Francesco_
_(a Carlo)_ _Ino ino ino!_... L'hai abituata al diminutivo?
_Bianca_
_(anche lei a Carlo)_ Oh! non s'imbarazzi. Io non voglio disturbare nessuno. Faccia entrare. Faccia pure il suo comodo.
_Francesco_
Il suo _comodino_.
_Fifì_
_(di fuori)_ Apri, Fuffino, fa presto!
_Bianca_
_(guardando il paravento)_ E per non offendere il pudore della signorina Fifì, nè quello di Fuffino, noi due _(accennando a Francesco)_ ci nasconderemo dietro quel paravento.
_Francesco_
Ottima idea! Noi due ci nasconderemo.
_Carlo_
_(arrabbiato e sempre imbarazzato)_ Ma no, non è necessario che vi nascondiate tutti e due. Tu _(a Francesco)_ puoi restar qui.
_Bianca_
Egoista. Mi annoierei a star sola lì dietro.
_Francesco_
Si annoierebbe.
_Bianca_
Invece, in due, ci divertiremo un mondo. E lei, signor Fuffino, potrà trattenersi con l'oggetto del suo cuore. _(A Francesco con amore)_ Non è vero?
_Francesco_
Sì, tesoro.
_Fifì_
_(di fuori)_ Non vuoi aprire, Fuffino?
_Carlo_
Auff!... Vengo.
_Bianca_
_(eccitata dalla gelosia, afferrando Francesco violentemente per un braccio, lo tira verso il paravento)_ Qui, qui, amor mio! _(A Carlo)_ Questo paravento sarà la gran muraglia della Cina: insormontabile! Ogni coppia sarà libera....
_Francesco_
... e indipendente!
_Carlo_
_(sulle spine)_ Non troppa indipendenza, sai! _(Si decide ad aprire.)_
_Fifì_
_(entrando)_ Oh, finalmente! Perchè non aprivi? Che facevi?
_Carlo_
Un bagno!... Sì, un bagno turco. Molto turco!
_(In questa scena a quartetto, Francesco dà in ismanie d'amore, e Bianca finge di secondarlo, mentre, inquieta, stizzita, spia ed ascolta il colloquio tra Carlo e Fifì.)_
_Fifì_
Ti ho fatto una bella sorpresa?
_Carlo_
Bellissima!
_Fifì_
Non mi sembri contento.
_Francesco_
_(si accalora, s'inginocchia, si alza, siede, gesticola. Se ne vedono la testa le braccia agitate.)_
_Carlo_
Lasciatemi stare.... Non mi sento disposto....
_Fifì_
Che cos'è quel _voi_?
_Carlo_
Quel _voi_ è un _voi_ come tutti i _voi_. _(Cerca di guardare ciò che accade dietro il paravento.)_
_Fifì_
Fuffino mio bello, perchè mi tratti così? _(Fa per dargli un bacio ed egli si scansa.)_ Non lo vuoi un bacino?
_Carlo_
Questo è il portafogli che avete dimenticato. _(Glie lo porge.)_
_Fifì_
_(pigliandolo)_.... E dàgli col _voi_, Fuffino!
_Carlo_
Ma che Fuffino d'Egitto! Non lo capite che ho bisogno di star solo?!
_Fifì_
Mi mandi via?
_Carlo_
_(quasi con bontà, per non irritarla)_ No, non ti mando via....
_Bianca_
_(per rappresaglia, s'intenerisce con Francesco.)_
_Carlo_
_(continuando)_ Bensì, ti prego d'andartene!
_Fifì_
Ma quando ci rivedremo qui?
_Carlo_
Qui, mai più!
_Fifì_
E allora, dove?
_Carlo_
Nella Valle di Giosafatte.
_Fifì_
_(con serietà e con buona fede)_ Io non ci sono mai stata. Dammi l'indirizzo preciso.
_Carlo_
Cerca nella _Guida_.
_(A questo punto, dietro il paravento, Francesco, nel tentativo di un suo slancio troppo audace, è respinto da Bianca con energia e rotola giù, arrovesciato. Se ne vedono a terra il torace e la testa fuori del paravento.)_
_Fifì_
Insomma, mi licenzii senza neanche darmi questo indirizzo?! Sta benissimo!,.. Addio! _(Va verso la porta. Sulla soglia, apre il portafogli e, trovandolo vuoto com'era, esclama a Carlo, minacciosa:)_ Ma faremo i conti!
_Carlo_
Senza l'oste.
_Fifì_
_(va via.)_
_Bianca_
_(facendo capolino dietro il paravento)_ Partita? _(Slanciandosi freneticamente al collo di Carlo)_ Ed ora, il bacio te lo do io. _(Gli dà un gran bacio sulla guancia.)_
_Francesco_
_(al colmo della meraviglia)_ Ohè, ohè! Che vuol dire ciò?
_Bianca_
Vuol dire che la sciarada è sciolta, e il premio è dato. Il primo ama, il secondo perdona, l'intero ritorna....
_Carlo_
Ritorna a essere quello che era. _(A Francesco)_ Ho l'onore di presentarti Bianca Tebaldi, mia moglie.
_Francesco_
_(comprendendo a poco a poco e trasalendo, prorompe in tre esclamazioni crescenti:)_ Ah!... Aah!... Aaaah!....
_Carlo_
Che ti viene?
_Francesco_
_(cascando sopra una seggiola)_ Un accidente!... _(Poi, subito, ricomponendosi ed alzandosi:)_ _Pardon!_ Signora ben lieto di...
_Carlo_
Sicchè, quel tale marito, sai, quel marito imbecille... ero io!
_Francesco_
Va là! Comincio a persuadermi che, per fare la carriera dell'imbecille, _(accennando a sè stesso)_ non è indispensabile essere... un marito.
_(Sipario.)_