Tutto per bene: Commedia in 3 atti

Part 5

Chapter 52,125 wordsPublic domain

(_a bassa voce, aprendo appena le braccia_) Ho inteso...

LORI

No! Dico che per il rispetto che tu mi devi d’ora in poi, come al padre di tua moglie, che sono io! sono io!

FLAVIO

(_c. s._) Sì, va bene...

LORI

E perchè non debba arrischiarti più d’ora in poi d’accogliermi come un intruso, come uno che non abbia saputo mai rappresentar le sue parti in commedia. Sfido! Me le avete fatte rappresentare a mia insaputa, tutte: quella del marito gabbato e contento; quella dell’amico; del vedovo; del padre; del suocero. E le ho rappresentate male! Sfido! Non sapevo di rappresentarle! Ma ora che lo so, ora che lo so; vedrete! (_Trapassa così, senz’avvertirlo, trascinato dalla foga della passione, a palesar la commedia che sta rappresentando dal sopraggiungere di Palma e di Flavio_)

PALMA

(_avvertendolo, con stupore_): Come!

FLAVIO

(_c. s. rivolto a Salvo, che si tiene in disparte_): Che dice?

LORI

(_ripigliandosi_) Che dico? (_Si volta verso Palma_) Dico... dico che tua madre... purtroppo, sì... resta, resta il tradimento... ma che quest’altra infamia, no! quest’altra infamia non è vera! non è vera!

Lungo silenzio, Salvo Manfroni e Flavio restano a capo chino.

Palma è come interdetta, sospesa a un ansioso sgomento. Il Lori guarda prima quei due; poi Palma. Nota quel suo atteggiamento e se ne compenetra; provando anche lui, subito, quasi sgomento di quella sua reiterata asserzione di fronte a lei così sospesa, e della commedia che s’ostina a rappresentare. Non per tanto, quasi a sfida del suo stesso sentimento, ripete, accostandosi a lei amorosamente, con un tono diverso, quasi infuso d’ironia per l’effimera soddisfazione che s’è presa:

LORI

Non è vero! Quantunque a te, eh! di’ la verità, forse non ti fa piacere!

PALMA

Ma sì... sì...

LORI

(_spiandola negli occhi, non volendo crederlo_) Sì?

PALMA

Sì.

LORI

Che sia io tuo padre?

PALMA

Ma sì.

LORI

Io, e non lui?

PALMA

Ti dico sì...

LORI

Quantunque io sia un pover’uomo, che tu, fino a poco fa, hai disprezzato?

PALMA

Ma sì, per questo, anzi!

LORI

Uno che tutti, sempre disprezzeranno, perchè non posso più far credere a nessuno, io, che non sapevo, capisci? Se lo dico, faccio ridere!

PALMA

Ma ci credo io! E ci ho creduto subito, appena tu me l’hai detto! E tanto più ci credo ora, se tu mi dici che non è vero quanto lui (_accenna al Manfroni_) aveva supposto!

LORI

(_commosso, rabbrividendo, quasi atterrito dal vuoto che tocca_) Vedi? vedi? È spaventoso! Basta sapere una cosa, e cangia, cangia subito tutto! Io ero così, come te, fino a poche ore fa! Mi credevo tuo padre; e tu mi disprezzavi, perchè sapevi di non esser mia figlia! Ora, invece, che tu cominci a credermi tuo padre, e ti volti a me cangiata, io non posso, non posso riaccoglierti tra le braccia, perchè so, so che non sei mia figlia, e che sto facendo la commedia davanti a lui, davanti a tuo marito e a te!

PALMA

(_di nuovo, con stupore_) La commedia?

FLAVIO

(_c. s._) Ah, ma dunque...

LORI

(_nervosamente, aspro, quasi cattivo, per reagire alla sua commozione e difendersene_) La commedia! E l’ho fatta bene, no? Tanto bene, che per un momento ci avete creduto! (_Accenna un riso amaro_) Ah! ah! E anch’io, ecco qua, senza volerlo (_si passa le dita sugli occhi e poi le mostra_) fino alle lagrime! (_Accostandosi a Flavio_) No! Tranquillo, caro, tranquillo!

FLAVIO

Dunque... non è vero?...

LORI

Non è vero! Ho tentato; ma non posso. Mi stomaca. Mi fa piangere...

SALVO

E dunque basta, via...

LORI

(_voltandosi di scatto_) Non ti va? Eppure dovrebbe seguitare, almeno questa commedia; poichè il dramma passò nella mia vita senza che me n’accorgessi; e non posso più farlo! Ma stai tranquillo anche tu. Non posso far più neanche la commedia. Lo so! Se non la svelavo io, domani andavi a casa loro, a dire che avevi dovuto far le viste di riconoscere davanti a loro l’inganno, per pietà del mio stato; e li avresti persuasi a far le viste di crederci anche loro...

SALVO

Ma no! Perchè t’immagini questo?

LORI

(_con forza_) Non sono mica un imbecille!

SALVO

Ma chi te lo dice?

LORI

Oh! Vi foste contentati di credermi soltanto un miserabile! Nossignori! Anche un imbecille! Ma io ho potuto essere un imbecille, finchè ho creduto a cose sante e pure: all’onestà! all’amicizia! Ora no, più! E se, per vendicarmi, mi potessi sobbarcare a essere ancora, agli occhi di tutti quel miserabile che m’avete fatto credere, non potrei esser più umile, timido, schivo, quel pover’uomo che andava a fare quella buffonata ogni giorno, là, al camposanto! Lo capite, questo? È chiaro! E dunque... e dunque, io... io... (_si guarda smarrito intorno, come se cercasse e non trovasse più via di scampo, e accenna un lieve e vano annaspare delle mani; poi, recandosele al volto_) oh Dio, come... come farò più a vivere io?

SALVO

Ma no! Ma perchè fai così?

PALMA

Se tutto è passato, finito!

LORI

Ma appunto per questo! Perchè tutto è finito, non posso più vivere! Se è finito! se non posso più distruggerlo quello che sono stato per gli altri! È qua — _in questo mio corpo_ — in questi miei occhi che guardavano senza vedere chi ero per tutti; in questa mano che porgevo, senza sapere che apparteneva a uno, di cui tutti ridevano o avevano schifo! Come faccio più ora a guardare la gente? a porgere questa mano? Ne ho io, ora, schifo e raccapriccio! Di me stesso, sì, quale ora mi vedo e mi tocco: — _uno che non sono io, che non sono stato mai io_ — e da cui non mi par l’ora di fuggire! non mi par l’ora! (_accenna così dicendo, smarritamente, di volersene andare_) non mi _par l’ora_!

SALVO

(_parandoglisi davanti per impedirglielo_) Ma che vorresti fare?

LORI

(_lo guarda, come trasognato — poi, sovvenendosi_): Ah, sì: oltre a questa, un’altra cosa. Me ne scordavo. L’unica che possa fare contro te. E la faccio, non perchè me n’importi; la faccio per provarti che non sono un imbecille. Mi vendico, sì, a freddo, mi vendico nell’unico modo che mi sia possibile ormai: facendo a te ciò che tu hai fatto a me: lasciarti vivo, ma come tu hai lasciato vivere me, senza più la stima di nessuno, dimostrando che il miserabile sei tu, tu! (_Voltandosi a Palma e a Flavio_) È lui, questo che tu ti sei gloriata d’avere per padre, un miserabile, non solo per quello che ha fatto a me, ma anche, sai? perchè è un ladro!

SALVO

(_facendoglisi sopra, minaccioso_) Che?

LORI

(_subito, fermo, tenendogli testa_) Un ladro! Un ladro! (_Voltandosi agli altri due_) È un ladro, perchè ha rubato a Bernardo Agliani!

SALVO

(_rompendo a ridere sonoramente_) Ah! ah! ah!

LORI

(_lo guarda un pezzo, poi si volta a Palma e a Flavio, e dice_): Ride. Ho la prova a casa!

SALVO

L’hanno data a intendere anche a te? Te l’hanno fabbricata a Perugia, codesta prova?

LORI

No, caro. È di mano dello stesso Agliani.

SALVO

Ma se le ho io qua (_indica la scrivania_) le carte dell’Agliani!

LORI

Eh, tutte no!

SALVO

Tutte! tutte!

LORI

Tutte, no.

SALVO

(_smarrendosi di fronte alla reiterata affermazione_) Tranne che... tranne che tu non ne abbia delle altre, che io ignoro...

LORI

Ti smarrisci...

SALVO

No!

LORI

Ti sei fatto pallido. E ora arrossisci!

SALVO

Ma perchè non vorrei che l’Agliani, in altri appunti posteriori...

LORI

No: sono anteriori: i primi! Il primo abbozzo di quella copia che hai tu.

SALVO

Ma se nelle carte che ho qua dell’Agliani non c’è nulla che...

LORI

Non saranno tutte!

SALVO

Tutte! tutte!

LORI

Fin dove ti sarà convenuto di conservarle! Le altre, le avrai distrutte!

SALVO

Questa è una calunnia!

LORI

Te lo posso provare.

SALVO

Che cosa? Potrai provarmi, se mai, che forse all’Agliani, in seguito, sorse da quei suoi problemi l’idea anche a lui...

LORI

Ecco, benissimo. Ma non _anche a lui_; a lui _soltanto_, e tu te l’appropriasti. (_Voltandosi a Palma e a Flavio_) Ho gli appunti a casa: un fascio così!

SALVO

Sta bene! E provamelo, se qua, nelle carte che ho qua, (_batte furiosamente sulla scrivania_) non c’è neppure il più lontano cenno di quell’idea! Provamelo!

LORI

Ah, ora non neghi più, mi sfidi!

SALVO

(_con sprezzo_) Ma che vuoi che sfidi, uno come te? Chi vuoi che presti fede a te e non a me, se io affermo che non ho conosciuto — com’è vero — codesti nuovi appunti dell’Agliani, ed esibisco le carte che ho qua di lui.

LORI

Eh, già! Se non ci fosse il tuo libro...

SALVO

(_smarrendosi di nuovo_) Il mio libro?

LORI

A cui si deve prestar fede! A me, no; ma al tuo libro, sì. La prova è lì!

SALVO

(_c. s._) Nel mio libro?

LORI

(_rivolgendosi agli altri due_) Ma come volete che uno, ignaro come me, potesse capire qualche cosa in tutte quelle formule, in tutti quei calcoli? L’evidenza del furto m’è saltata chiara davanti agli occhi, senza cercarla, confrontando quegli appunti col suo libro.

SALVO

Non ti degno di risposta!

LORI

E l’ho scoperto da un pezzo, io, sai? e mi sono stato zitto per lei (_indica Palma_), per il bene che facevi a mia figlia, perchè ignoravo l’altro tuo delitto, di cui questo forse è soltanto la conseguenza accidentale. Perchè non hai avuto mai nessuna vera passione tu; e codeste carte dell’Agliani ti servirono soltanto, dapprima, per nascondere la tresca; per darti il pretesto di stare a casa mia, vicino a lei! Vuoi che pubblichi, se non hai nulla da temere, quegli appunti che ho in casa, così come sono? Sarei venuto a darteli...

SALVO

(_subito_) Dàmmeli, e li pubblicherò io stesso, riconoscendo innanzi a tutti...

LORI

Che cosa? La tua appropriazione indebita?

SALVO

(_con forza_) Questa non c’è! E non la crederà mai nessuno!

LORI

Eh già... Tra te e me... (_Voltandosi verso Palma e notando il suo atteggiamento, tra sdegnato e avvilito_) Ma guarda! Mi basta che lo creda lei — se glielo dico io — uno che per lei ha taciuto — uno che non parlerà più, domani! Che vuoi che m’importi del tuo libro!... di chi l’ha scritto!... di te!... (_Afferra per le braccia Palma, spiandola negli occhi_) Tu mi credi?

PALMA

Sì!

LORI

Credi a me e non a lui?

PALMA

Sì! sì!

LORI

E mi basta questo! Non pubblico niente! non faccio niente! Ero venuto qui per fare non so quante cose, contro te, contro tutti... Mi son cadute di mano tutte le armi... Che armi? Non ne ho!... Neanche uno spillo!... E poi perchè? È piccolo, è meschino e brutto quello che ho fatto... Ne provo onta io stesso, ora... (_Rivolgendosi ancora una volta a Palma_) Tu mi credi?

PALMA

Sì! sì! (_pausa_)

LORI

Mi basta questo. Addio.

PALMA

(_commosso, accorrendo a lui, abbracciandolo per trattenerlo_) Ah no! no! Saprò impedirtelo io! Per vivere! per vivere ti deve bastare!

LORI

No... no...

PALMA

(_incalzando_) Come no? sì! Se ora tu hai tutta la mia stima, il mio affetto! (_Invita con la mano Flavio ad accostarsi a farsi attorno, premuroso_) Tutto il rispetto...

FLAVIO

(_eseguendo_) Sì, sì, certo...

LORI

(_cupo, quasi duro_) Io posso ormai, senza inganno, riaccostarmi solo a chi, dopo la colpa, si pentì e mi compensò con tanto amore. L’unica cosa viva e vera, ch’io m’abbia avuto, dopo il delitto. Tutto il resto è stato inganno. Chi più m’ingannò, m’ingannò meno. Non potrei, non potrei, senza ribrezzo per me e per voi, riaccostarmi alla vostra vita.

PALMA

Ma no! Perchè ribrezzo? Nessun ribrezzo! Quello che tu hai detto, scusa, l’inganno suo (_indica Salvo Manfroni_), l’inganno suo sul mio conto...

LORI

Ma non è vero!

PALMA

Eppure io l’ho creduto subito, entrando qua con lui (_indica Flavio_). Ebbene, così lo crederanno anche gli altri! E sarò io, sarò io la prima a farlo credere, a farlo credere a tutti, perchè tutti abbiano per te rispetto, considerazione...

LORI

Tu? Ma non puoi mica dire...

PALMA

Non c’è bisogno di dire! Mi vedranno con te, accanto, intorno a te, come nessuno finora m’ha veduta! E d’accordo tutti, qua, d’ora in poi...

LORI

(_per tentare ancora una difesa contro questa carità di lei, che lo investe, lo frastorna, e quasi lo fa mancare a sè stesso_) Ma... ma non posso crederlo io!

PALMA

(_incalzando sempre più_) Anche tu! anche tu! lo crederai anche tu, per forza!

LORI

(_c. s._) Io?... come?...

PALMA

Ma perchè è _vero_, vedi! è _vero_ ora il mio affetto per te! Non è mica un inganno! Il mio affetto, la mia stima, sono _una realtà_, in cui tu puoi vivere, e che s’imporrà a tutti e anche a te!

FLAVIO

È giusto! è giusto! Sarà così.

LORI

(_stremato, sfinito, come stroncato dalla commozione, si piega sul braccio di Palma; poi, c. s., rialzando la faccia smorta e quasi balbettando_): La... la commedia, allora?

PALMA

No! Nessuna commedia! Il mio affetto _vero_, ti dico!

FLAVIO

Sì, certo... Sarà così...

LORI

(_a Flavio_) Tutto per bene?...

PALMA

(_affettuosa, abbracciandolo, quasi sostenendolo_) Su, su! sarai tanto stanco... Andiamo, andiamo... T’accompagneremo noi a casa...

FLAVIO

Sì, è già molto tardi...

PALMA

C’è giù l’automobile, faremo presto...

LORI

A casa... in automobile... Eh sì... tutto per bene... tutto per bene... (_S’avvia con Palma, quasi rimbecillito, seguito da Flavio. A un certo punto si ferma, si volta, guarda Salvo Manfroni, e dice a Palma, indicandoglielo_): E... e lui?

PALMA

(_spiandolo, sospesa_) Che dici?

LORI

Eh, salutiamo anche lui, allora... (_Gli fa un saluto con le mani, accennando anche un inchino, poi, rivolgendosi a Palma_): Tutto per bene...

TELA

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.