Tutto per bene: Commedia in 3 atti

Part 4

Chapter 43,797 wordsPublic domain

No? Come no? Se ti disse che sei sua figlia! Vero o non vero questo, se potè dirtelo, è certo che lei... Oh Dio... oh Dio... Possibile? Possibile?... Lei!... Non è possibile! No! Egli ha mentito... ha mentito... ha mentito... perchè... perchè non... non è possibile... che lei... (_Come a un baleno_) Ah Dio! Ma allora?... No, no... Dio! Ah Dio... tranne che non fosse stato allora! Ah... E come?... e come potè poi?... No, non è possibile!... Lei?... Lei?... Lei?... (_Dirà questi tre «lei» con tre diversi toni, pieni dell’orrore, di tre diverse visioni; e alla fine cascherà, come schiantato, a sedere, rompendo in un pianto convulso_)

PALMA

(_commossa, accostandogli_) Perdonami... perdonami... Io non sapevo... Credevo... M’assicurò che a te era noto tutto... Ma tu stesso, per quello che sei stato per me... per ciò che hai lasciato fare...

LORI

(_balzando a queste ultime parole, come per un lampo di speranza_) Ah, ma dunque forse per questo? Te l’avrà detto forse perchè ho lasciato fare a lui da padre? (_E resta a spiar Palma, che col suo atteggiamento lo disillude_) No? Ti disse che sei proprio sua figlia? (_Per un bisogno istintivo d’offenderla subito_) E tu dunque ti sei gloriata del disonore di tua madre? Perchè vuol dire che lei fu la sua amante! E allora... allora per questo m’avete trattato così?

PALMA

Ma abbiamo creduto che tu sapessi!

LORI

Questo? io? potevo saper questo e sopportare d’esser trattato così? e che lui... Ah Dio... fu certo allora... Sì, sì... Dovette essere allora... Sì... L’insegnamento... Voleva riprender l’insegnamento... Diceva che non potevo avere opinioni, io, perchè non avevo nervi... Ecco perchè tutto quell’inferno del primo anno! S’innamorò subito, s’innamorò subito, venuta da Perugia alla morte del padre, si innamorò subito del suo giovane deputato... Eh, perciò tutta accesa, quando venne con lui da me al Ministero, per farsi presentare e raccomandare da lui. Era stato allievo del padre; era ora il deputato... S’innamorò subito di lui — e sposò me! Ma già! Ma ecco... ecco perchè lui, quando fu Ministro, prese me... E io abbagliato, abbagliato da due glorie, da quella del padre, dal prestigio di lui, mio capo supremo, mio padrone, non vidi nulla! non vidi nulla!... E poi vennero fuori quelle carte del padre... — per questo! per questo! — Ma lei s’era già pentita! S’era già pentita! Quando tu nascesti, s’era già pentita! Era mia! era mia! Fu mia da allora, fu mia, mia, mia soltanto, dalla tua nascita alla sua morte, per tre anni, mia, come nessuna donna fu mai d’un uomo! Per questo io sono rimasto così! Non m’accorsi di nulla prima; non era possibile che me n’accorgessi più, dopo! Lo cancellò lei, lei con tutto quel suo amore, ogni vestigio del tradimento. E fu tanto, tanto quel suo amore, che m’ha impedito di scoprirlo anche dopo la sua morte... (_Ripigliandosi_) Ma come... come hai potuto credere tu che io lo sapessi? Tu m’hai pur veduto, m’hai pur veduto fin da bambina andare ogni giorno alla fossa di lei!

PALMA

Sì... ma... per ciò appunto... io...

LORI

Che cosa?

PALMA

Io non t’ho nascosto...

LORI

Ah, già... il tuo sdegno... Ah Dio, tutti... Ah, dunque per questo?... Il vostro disprezzo... Credevate che io sapessi e mi stèssi zitto? Ma perchè — dimmi un po’ — perchè mi sarei stato zitto, sapendo che tu non eri mia figlia? perchè avrei finto di non accorgermi del vostro disprezzo? Lo vedo, ora, lo vedo, voi mi avete disprezzato. Ma se io sapevo che tu non eri mia figlia, non potevo fingere per un riguardo a te, al tuo avvenire! E allora? Per che cosa? (_Pianissimo, accennando più volte a sè con le mani, quasi non osando, non che dire, ma neppur pensare l’orribile sospetto_) Per... per me?... per... avvantaggiarmi nella carriera? Mi avete creduto capace di questo? fino al punto d’andar lì ogni giorno a rappresentar quella commedia? (_Casca a sedere con le mani sul volto. Poi, balzando in piedi_) Ma che essere vile sono io dunque stato per voi?

PALMA

No... non questo... non vile...

LORI

Vile! vile! Ma come! Più vile di così?

PALMA

Ma no, abbiamo creduto che ti volessi ostinare...

LORI

Già... eh sì... tante volte me l’avete detto, che m’ostinavo, che esageravo... Ma sì! Mi avete parlato sempre chiaro, voi! E io perciò non comprendevo... Debbo darvi il merito della vostra franchezza... Me l’avete dimostrato in tutti i modi, il vostro disprezzo!... (_Smarrendosi, come alienato all’improvviso da tutto_) E dove sono stato io?... Come sono stato?... Oh Dio! Ma allora non sono stato mai nella vita, io... Non m’ha tradito nessuno! Non m’ha ingannato nessuno! Io, io non ho visto... ma sì... sì... tante cose... Oh Dio! ma sì... adesso, adesso mi vengono tutte a mente... (_Riafferrato dal dolore, dopo lo sbalordimento, commovendosi di tenerezza per sè stesso così crudelmente offeso_) E io l’ho pianta, l’ho pianta sedici anni, io, quella donna! (_scoppia di nuovo a piangere_).

PALMA

(_provandosi a confortarlo_) Via... via... su... pensa che...

LORI

Mi muore adesso, mi muore adesso, uccisa dal suo tradimento! Capisci che adesso non ho più nulla, io, che regga in me? Dove sono ora? Che sto a far qui? Tu non sei mia figlia... Io lo so ora. Tu lo sapevi da un pezzo, e me lo facevi intendere da un pezzo con tutti gli altri, ch’era inutile che seguitassi venir qui...

PALMA

No... Io volevo...

LORI

Ma sfido! Hai ora tuo marito e lui — tuo padre — che puoi averlo qua, ora, apertamente. Perciò egli m’ha detto... Ma sì... me l’ha detto poco fa di non star più a venire. E tu lo chiami forse papà, ora, anche davanti a tutti, è vero?

PALMA

No... no...

LORI

Non per me, certo... non per un riguardo a me... Ah Dio, più che cieco, più che cieco... Non sono stato mai nulla, non sono più nulla, non ho più nulla, neanche quella morta, più nulla! (_Di nuovo sbalordito, come smemorato_) In una illusione ho vissuto senza nessun sostegno! perchè voi tutti me li avete sempre tolti, tolti, perchè vi parevano inutili, e mi lasciavate con scherno, con disprezzo appoggiare a quella morta per la rappresentazione _esagerata_ della mia commedia. Ah, che cosa! (_Con scatto di rabbia_) Ma almeno dirmelo, allora!

PALMA

Ma scusa...

LORI

Me lo avete forse detto?

PALMA

No, apertamente, mai...

LORI

È possibile anche questo, che voi me l’abbiate detto apertamente, e che io non l’abbia capito. Avete creduto che non ci fosse nulla da nascondermi, poichè io sapevo tutto...

PALMA

Capirai che se minimamente fosse nato il dubbio che tu non sapessi...

LORI

Che io non fossi quel miserabile...

PALMA

Ma no... non dirlo più!

LORI

Ma come fece lui a dirtelo, che tu eri sua figlia? Com’ebbe quest’impudenza d’offendere in te tua madre?

PALMA

Ma me lo disse, quando non mi poteva più offendere, poichè tu gli avevi lasciato il modo di dimostrarmelo, che era mio padre.

LORI

Eh già... io... sì... gli resi anche facile la via. E ora... e ora, basta, eh? ora sono licenziato?

PALMA

Ma no! Perchè? Ora cambia tutto...

LORI

Che cambia?

PALMA

Se tu non sapevi...

LORI

Diventi mia figlia, perchè non sapevo?

PALMA

No, ma cambia, è già cambiato il mio sentimento per te!

LORI

Ma non sai tu che io ora... ora, io, io... sì! posso far cose, io... io...

PALMA

Che cosa?

LORI

Cose... cose che io stesso non so... Io sono come... come tutto vuotato... Non ho più nulla in me... E andando via di qua, quello che... quello che può nascere in me, io non lo so... Io... io...

PALMA

Ma siedi... siedi, siedi qui... Tu tremi tutto... Siedi. (_Lo fa sedere sulla poltrona; gli s’inginocchia davanti, pietosa, premurosa_) Io posso esser per te quella che non sono stata finora...

LORI

(_voltandosi con scatto ferino_) E lui?

PALMA

Che vorresti più fare ora contro di lui?

LORI

Perchè m’ha pagato?

PALMA

No!

LORI

Sì. Pagato la moglie; pagato la figlia...

PALMA

No... no...

LORI

Come no? La mia devozione... Era come il sole per me!

PALMA

Io dico dopo tanti anni...

LORI

(_d’un tratto sorpreso da una visione lontana che lo fa fremere tutto_) Che cosa sto vedendo... Senti. Morta. Io ero come un insensato. Morta in tre giorni, per causa sua, per aver voluto portar te, piccina di tre anni, a un circo equestre... D’inverno, prese freddo all’uscita, e in tre giorni... quand’era già mia, tutta mia, e non voleva più ch’egli ci venisse in casa, e se la prendeva con me, che non avevo il coraggio d’impedirglielo... — ma tu capisci: era stato il mio superiore — mi... mi morì allora! Io rimasi... non so, come sono adesso... vuoto. Ebbene, lui mi cacciò via dalla camera mortuaria, mi forzò a recarmi da te che volevi la tua mamma. Mi disse che sarebbe rimasto lui, a vegliare. Mi lasciai mandar via; ma poi, nella notte, ricomparvi come un’ombra nella camera. Lui era lì, con la faccia affondata nella sponda del letto, su cui giaceva lei tra i quattro ceri. Mi parve dapprima che, vinto dal sonno, avesse reclinato la testa inavvertitamente; poi, osservando meglio, m’accorsi che il suo corpo era scosso a tratti, come da singhiozzi soffocati. (_Si volta a guardar la figlia, sbalordito ora di questa tracotanza del Manfroni_) La piangeva, la piangeva, là, sotto i miei occhi... E io non capii, tanto ero ormai sicuro dell’amore di quella morta là, e di lui. Il pianto, che finora non aveva potuto rompermi dal cuore, assalì furiosamente anche me, allora, vedendo pianger lui. Ma di scatto egli allora si levò, e com’io, convulso, gli tendevo le mani per abbracciarlo, mi respinse, mi respinse con rabbia, a spintoni nel petto; e io ricaddi nel mio stordimento e pensai che fosse l’orgasmo del rimorso, e che non potesse vedermi piangere, perchè il mio pianto lo accusava della sciagura che mi aveva cagionato. Ah, ma quel pianto me lo paga! me lo paga, ora! (_Si alza, furente, per andarsene. Palma lo trattiene. Le battute seguenti si succederanno con la massima concitazione_).

PALMA

Ora?

LORI

Io lo so ora!

PALMA

Ma è assurdo, che dopo tanto tempo, scusa... Dove vai?

LORI

(_come un pazzo_) Non lo so...

PALMA

Che pensi di fare?

LORI

(_cercando di svincolarsi_) Non lo so.

PALMA

Rimani ancora qua.

LORI

No... no...

PALMA

Sì, a parlare ancora qua con me...

LORI

Con te? E perchè più?

PALMA

Ma sì, posso esser per te quella che tu mi credevi...

LORI

Per paura?

PALMA

No!

LORI

Per pietà?

PALMA

No!

LORI

Nulla tu per me, nulla io per te, più nulla. (_Si svincola e la respinge da sè_) E se sapessi come lo sento adesso, tutt’a un tratto, che sono tanti anni, di questo nulla!

TELA

ATTO TERZO

SCENA

Ampio scrittojo in casa di Salvo Manfroni, addobbato con austera magnificenza. La comune è a sinistra.

La stessa sera del secondo atto. Poche ore dopo.

È in iscena, al levarsi della tela, MARTINO LORI. Ha una faccia da morto; gli occhi fissi e come insensati. Attende, chi sa da quanto tempo, nel silenzio della casa. A mano a mano il volto gli s’atteggia a seconda dei varii sentimenti che gli tumultuano dentro. Di tratto in tratto si scuote e mormora tra sè parole inintelligibili, accompagnate da qualche rapido gesto. Gli avviene anche d’abbandonarsi inconsciamente a qualche distrazione, che può apparire strana per quanto naturalissima, come ad esempio, d’andare a osservar davvicino qualche oggetto sulla scrivania che gli abbia quasi puerilmente svegliato la curiosità del solo senso visivo. Ma, arrivato lì davanti, s’arresta, svanito, non sapendo più perchè si sia alzato; e, ripreso dal suo interno farneticare, si rimette senza voce a parlar con se stesso; se non che quell’oggetto tutt’a un tratto torna ad avvistarglisi, e allora egli, senza quasi saperlo, lo prende in mano, lo guarda ma come se non riuscisse a vederlo e con esso in mano seguita a gestire il suo pensiero tormentoso; poi posa l’oggetto e ritorna al suo posto.

Entra dalla comune il vecchio CAMERIERE di Salvo Manfroni.

CAMERIERE

Eh, tarda ancora, signor commendatore. Io non so, di solito le altre sere a quest’ora è qui da un pezzo a scrivere o a leggere. È quasi mezzanotte.

LORI

Ma sì... mi... mi rammento: è andato... dove?... Me l’ha detto... Che anzi, già, prima d’uscire... (_Ricorda che il Manfroni gli disse di annunziare a Palma che andava col Gualdi e col Bongiani; ma stima inutile seguitare_) A un’inaugurazione... Con suo (_sta per dire «genero» e accenna un ghigno che è come un singulto_) Sì sì... e con quell’altro... il conte Bongiani.

CAMERIERE

A un’inaugurazione?

LORI

Mi pare d’un circolo, sì. Non voleva, e poi... quello lì (_ha proprio la tentazione di dire «suo genero»; dice soltanto_): Suo... (_e guarda il cameriere; poi apre di nuovo la bocca al ghigno, come se, vedendolo così vecchio, gli nascesse un pensiero che lo agghiaccia, e alza un dito verso di lui_) Voi è un pezzo che siete qua con lui?...

CAMERIERE

Col signor senatore? Eh!

LORI

Da quando era deputato?

CAMERIERE

Sono a momenti venticinque anni.

LORI

(_con un sorriso orribile, ammiccando_) La avrete allora veduta qui, m’immagino!

CAMERIERE

(_stordito_) Come dice?

LORI

Eh, avventure! avventure del giovane deputato...

CAMERIERE

(_come per evadere, sulle generali_) Donne?

LORI

Chi sa quante!

CAMERIERE

Eh, ai suoi tempi...

LORI

Signorette maritate di fresco... E quando fu ministro poi, giovani mogli d’impiegati... (_notando che il cameriere si turba, aggiunge subito furbescamente_): Fui suo capo di gabinetto, e lo so... Posti di fiducia! Non s’ottengono, caro mio, se non a costo di passare sotto certe forche... (_fa le corna, pallido e ridente, e gliele mostra. Il cameriere lo guarda sbigottito. Pausa_).

CAMERIERE

(_sospirando_) Cose antiche, signor commendatore!

LORI

Ah! Abbiamo già i capelli bianchi... Acqua passata!... Ormai! (_pausa_) (_Il Cameriere torna a guardarlo più che mai sbigottito e costernato. Ma egli è assorto, come se vedesse innanzi a sè sua moglie, giovine, là in quello scrittojo, e parla quasi tra sè_): Era bella... Che occhi, quando parlava! S’accendeva tutta. (_Con voce brillante e spiccata, e gesto d’evidenza_) Lucida, precisa... (_Poi con amore, come se carezzasse una lontana e riposta grazia di lei_). E voleva dominare, con l’intelligenza. Ma una donna, quando è bella... Le si guardano gli occhi, la bocca... come è fatta... E si sorride a quelle labbra che parlano, senza badare a ciò che dicono. Se n’accorgeva subito, lei, e se ne stizziva; ma, poi — donna — sorrideva di quello stesso sorriso di chi le guardava le labbra... Ciò che voleva dire rispondere al bacio che quegli occhi le davano... E allora... (_Resta un po’ assorto; poi tentenna il capo e domanda_) — Ma io solo? (_Voltandosi d’improvviso, trasfigurato, verso il cameriere_) Chi sa quante volte se la sarà stretta qua, lui, così, e baciata, eh?

CAMERIERE

(_basito addirittura_) Signor commendatore...

LORI

Eh via! Cose vecchie... Si sanno!

SALVO MANFRONI a questo punto si presenta col cappello in capo sulla soglia della comune.

CAMERIERE

(_riscotendosi_) Ah, ecco il signor senatore...

SALVO

Come, tu qua, Martino? Che cos’è (_costernato_) È accaduto qualche cosa?

LORI

No. Debbo parlarti.

SALVO

(_riferendosi alla scena del second’atto, con fastidio_) Ancora? E a quest’ora?

LORI

No. Precisare, ormai. Due parole.

Intanto il cameriere avrà tolto il soprabito, il cappello e il bastone a Salvo Manfroni e alla fine della battuta del Lori si sarà ritirato.

SALVO

(_appressandosi con la mano tesa_) Dunque?

LORI

(_scartando la mano con un gesto secco_) Niente mano.

SALVO

(_restando_) Che significa?

LORI

Ecco. Aspetta. Quando ci saremo intesi, te la darò di nuovo.

SALVO

Ma che cos’è?

LORI

Niente! Niente! Per grazia di Dio, non c’è bisogno di spiegazioni. Il fatto è certo e innegabile; tanto che tu e tutti eravate sicuri ch’io lo sapessi; dunque, non si discute.

SALVO

Ma che dici, scusa?

LORI

Sono venuto a darti, semplicemente, due notizie e a levarmi una curiosità.

SALVO

(_vedendolo muovere e parlare così_) Io non ti riconosco più!

LORI

Eh sfido! Sono un altro, da tre ore!

SALVO

Ma che è accaduto?

LORI

Niente. Tutto rovesciato; sottosopra. Sì. Il mondo che ti si ripresenta tutt’a un tratto nuovo, come non ti eri mai neppur sognato di poterlo vedere. Apro gli occhi adesso!

SALVO

Hai parlato con Palma?

LORI

(_fa cenno di sì col capo ripetutamente, poi_) Sbalordisci! Non sa-pe-vo nul-la!

SALVO

(_con costernazione, restando_) Non... non sapevi?

LORI

Nulla. Nè che mia moglie fosse stata la tua amante, nè che Palma fosse tua figlia...

SALVO

Te l’ha detto lei?

LORI

Lei. Che glie l’avevi detto tu, ch’era tua figlia; e che io lo sapevo.

SALVO

E non è vero?

LORI

(_semplice, in naturalissimo tono assertivo_) Non è vero! Non sapevo nulla! (_Allo stupore del Manfroni_): Ma sì! È incredibile! Non sapevo nulla! Da tre ore mi dico: Ma come? Meglio di così te lo dovevano far capire? Te l’hanno cantato in tutti i toni; dimostrato apertamente, sempre, in tutti i modi! Com’hai potuto credere che un deputato che non ti conosceva, diventando ministro, prendesse te, umile segretario di ministero, e solo perchè avevi sposato la figlia d’un suo maestro, ti mettesse a capo del suo gabinetto? e poi, morta la moglie, s’affezionasse tanto alla tua bambina, e te la crescesse come sua, e le trovasse marito, costituendole una vistosissima dote? Credetti all’onestà di quella donna, capisci? che morì troppo presto! Ma anche se fosse vissuta a lungo, non mi sarei accorto di niente lo stesso, perchè — ma sì, che vuoi! è incredibile — per me, era onesta! E credevo nella tua amicizia, come nella luce del sole, in questa gran luce che m’era entrata in casa e m’illuminava, m’accecava... Credetti nella tua venerazione per il tuo maestro, non ostante che poi ebbi la prova che, altro che venerazione, la tua!

SALVO

(_turbandosi vivamente_) Che vuoi dire?

LORI

Questa è l’altra notizia che ti darò. Aspetta! Ti devo dire tutto! Quand’ebbi quest’altra prova, fu peggio.

SALVO

(_c. s._) Prova? Che prova?

LORI

La prova, la prova che complicò tutto; perchè mi fece trovare d’improvviso la mia ingenuità come in un covo di spine, di spine che la punsero da tutte le parti, a sangue, poverina, e la fecero tanto soffrire! Ma coraggiosamente — ah! — lei le strappò, sì, le raccolse, e se ne fece un cilizio per imparar a capire, a capir diversamente. Ma sempre come può capire l’ingenuità, beninteso! (_Squillo del campanello del telefono sulla scrivania_). Ah, senti! Ti chiamano al telefono.

SALVO

Loro? (_fa per prendere il ricevitore dell’apparecchio_)

LORI

(_trattenendogli il braccio_) No. Aspetta. Di’ che vengano qua.

SALVO

Qua? Ma sei pazzo? Perchè?

LORI

Perchè voglio che vengano! (_Nuovo squillo_).

SALVO

A quest’ora?

LORI

Con l’automobile faranno in due minuti.

SALVO

Ma che vuoi che vengano a fare qua? (_Nuovo squillo_).

LORI

Senti che premura? È lei. Ti vuol dire della spiegazione avuta con me. (_Nuovo squillo_). Di’ pronto. Su.

SALVO

Ma no! Se prima non mi dici...

LORI

Voglio che c’intendiamo bene, tutti e quattro.

SALVO

Ma su che? Se siamo già intesi!

LORI

No. Per l’avvenire. Dobbiamo stabilire tante cose.

SALVO

Lo faremo domani, se mai!

LORI

Ora! ora! (_Nuovo squillo_).

SALVO

(_parlando all’apparecchio_) Pronto. (_Pausa_) Sì, Palma...

LORI

Di’ che ci sono io.

SALVO

(_c. s._) So... so... (_pausa_) Come? (_pausa_). Sì, senti... è qua da me.

LORI

Di’ che vengano subito, subito.

SALVO

(_c. s._) Ma sì, purtroppo... Senti... (_pausa_) Che? (_pausa_) Sì, sì... Ma è bene che tu venga qua (_pausa_) Ma sì, subito (_pausa_). Ma per parlare (_pausa_). Con Flavio, sì. Come?

LORI

Non vuol venire?

SALVO

(_al Lori_) No, dice che non sa se l’automobile... (_tronca per rispondere al telefono_) Sì, sì. Va bene. T’aspetto, allora. Fate presto. (_Posa il ricevitore sull’apparecchio_). Su che cosa vuoi che c’intendiamo bene tutt’e quattro?

LORI

Intendiamoci prima tra noi due. Voglio sapere quando fu!

SALVO

Ma lascia!

LORI

No. Rispondi. Subito dopo il mio matrimonio? (_Salvo scrolla le spalle_) Rispondi. Perchè già v’eravate accordati, fin dal suo arrivo da Perugia?

SALVO

Ma no! Io non ci pensai neppure, allora!

LORI

Ma forse ci pensò lei?

SALVO

No, no! (_Attenuando_) Almeno io non so. Non credo.

LORI

E allora fu quando cominciò a tempestare, che voleva riprendere la sua carriera di maestra?

SALVO

(_per troncare_) Ma sì! ma sì!

LORI

Che un giorno non la trovai più a casa?

SALVO

Che vai ripensando più adesso?

LORI

Voleva fare come la madre. Andarsene. Venirsene con te. Eh, ma tu avevi la tua carriera politica...

SALVO

Smetti, ti prego!

LORI

E persuadesti la pecorella a ritornare all’ovile!

SALVO

Non so che gusto provi...

LORI

Ma mi brucia adesso a me! mi brucia adesso!

SALVO

Capisco, capisco... Ma pensa che è finito da tanto tempo! È morta...

LORI

(_con scatto goffo e atroce, per l’insorgere d’un bisogno di vendetta_) Oh! t’odiò, t’odiò, quando ritornò a me! S’accorse che a te era più cara la tua ambizione, e t’odiò!

SALVO

Ma sì, lo so bene...

LORI

E odiò in sè anche il frutto del tuo amore. Non voleva esser madre, non voleva, lo so. Fu la mia amante, più che la madre di quella lì. E io, io che pur ne ero felice, ne soffrivo. Per la bambina che credevo mia, nata da quella nostra riconciliazione.

SALVO

Basta, basta ora, ti prego!

LORI

Basta? Ah no, caro. Per me comincia adesso!

SALVO

Che comincia?

LORI

Ora lo vedrai. Mi ci son voluti diciannove anni per comprendere! Ora che tutto era finito, voi dite, così, pulitamente, come usa fra gente per bene...

SALVO

Ma scusa...

LORI

Oh lo so, gente che sa fare a modo le cose... — ora che non c’è più niente da fare, è vero? morta da sedici anni la moglie; maritata la figliuola, — basta, eh? là c’è la porta, tanti saluti. Ah no! Ora viene la mia volta. Ho capito tutto. Vagliato tutto.

SALVO

Ma non vedi che tu farnetichi?

LORI

No. Lucidissimo. Ho pensato, pensato. E vedo tutto. Parlo così, mi muovo così, perchè non posso farne a meno. Sono come un cavallo scappato. Mi frustano tutte le cose, che mi sono all’improvviso uscite dall’ombra da tutte le parti. Ma so ormai dove andrò a parare. Guardatene! (_Lo afferra per un braccio_) Prima di tutto; sei convinto ora, che non sono quel miserabile che m’avete creduto e rappresentato agli occhi di tutti?

SALVO

Ma sì! E per ciò non vedo...

LORI

Che cosa io possa fare? Nulla, è vero? Avrei dovuto saperlo prima, ed essere un miserabile della più vile specie per profittarne. Non l’ho saputo; e dunque, tu pensi, dopo diciannove anni... Sbagli, caro mio!

SALVO

Vorresti profittarne adesso?

LORI

No! Sbagli, perchè, se l’avessi saputo subito, a tempo, non ne avrei mai profittato, io! T’avrei ucciso!

SALVO

Non penserai d’uccidermi adesso...

LORI

Eh, lo so, ora non posso più! non... (_S’interrompe, per un’idea che gli balena e lo agita d’improvviso_) Ma aspetta! Tu dici, profittarne adesso? E... e come potrei... come potrei più, adesso?

SALVO

(_esitante_) Ma... non so, io... io potrei fare ancora qualche cosa per te...

LORI

(_lo guarda prima terribilmente, poi, quasi saltandogli alla gola, lo fa cadere su una poltrona; gualcendogli l’abito addosso_) Tu? Meriteresti di essere ucciso ora, per questo che hai detto! (_Ritraendosi inorridito, ripreso dall’idea che gli è balenata_) No! Su, su... Rassettati, rassettati... C’è, c’è forse il modo... c’è, c’è ancora il modo di profittarne...

Entrano a questo punto dalla comune PALMA e FLAVIO GUALDI, ansiosi e sgomenti.

LORI

(_scorgendoli_) Ah, eccoli!

PALMA

Che cos’è? che cos’è?

LORI

Niente, niente, Palma! S’è chiarito, s’è chiarito, s’è chiarito tutto! Ha dovuto riconoscere, richiamato da me a fatti, a dati precisi, che s’era ingannato. Non è vero che tu sei sua figlia! Sei mia figlia! mia figlia! (_A Salvo_): Dillo, dichiaralo forte, qua, a tutti e due! È vero, è vero, che hai dovuto convenirne?

SALVO

Sì, è vero.

Momento di silenzio.

LORI

È vero! (_A Flavio_): Hai inteso, tu?

FLAVIO