Tutto per bene: Commedia in 3 atti
Part 2
Sopravvengono, a questo punto, dall’uscio a sinistra SALVO MANFRONI, il marchese FLAVIO GUALDI e il conte VENIERO BONGIANI. Il senatore Salvo Manfroni è appena sulla cinquantina, alto, rigido, magro. Se la nomina a senatore non gli fosse venuta per meriti scientifici e accademici, oltre che per il suo passato politico, avrebbe potuto venirgli per censo. Si vede infatti in lui il gran signore, padrone degli altri, ma sopratutto di sè. Il marchese Flavio Gualdi ha trentaquattro anni, ancor biondo, anzi d’un biondo acceso, ma già quasi calvo; lucido e roseo come una figurina di finissima porcellana smaltata; parla piano, con accento più francese che piemontese, affettando nella voce una tal quale benignità condiscendente, che contrasta però in modo strano con lo sguardo freddo e duro degli occhi azzurri, quasi vitrei. Il conte Veniero Bongiani ha circa quarant’anni, elegantissimo, specula in cinematografia e ha fondato una delle più ricche Case per la produzione dei films.
MANFRONI
Che cos’è?
PALMA
Niente, niente: una bella sorpresa! Guarda, Flavio!
FLAVIO
Ma come, ancora così?
PALMA
Ho trovato una nonna, qua in anticamera!
FLAVIO
Una nonna?
VENIERO
(_contemporaneamente_) Oh bella!
SALVO
(_contemporaneamente_) La signora?
FLAVIO
(_indicando il Lori_) Sua madre?
PALMA
(_subito_) No, per fortuna! (_E immediatamente, rivolgendosi a Carletto_): E anche... aspetta! qua... scusi, il suo nome?
CARLETTO
(_riscotendosi, con grazia_): Ah, Clarino... (_e si inchina_).
SALVO
(_con stupore, in tono di riprensione_) Ma che storia è questa? Palma!
PALMA
(_apparentemente, senza dargli retta_) Ecco, il signor Clarino, figlio della nonna! Quasi-zio! (_Subito alla Barbetti_) Nonna Clarino, dunque? Vedova?
LA BARBETTI
Sì, due volte, carina....
PALMA
(_quasi trionfante, rivolta al Lori_): E dunque, via! Come vedi, non c’è proprio bisogno di ricordar Bernardo Agliani, la mamma; e si può prender la cosa, così, leggermente, e anche (_si volta a Flavio con uno sguardo d’intelligenza_): allegramente, Flavio; quando si sta per andar via....
FLAVIO
Ma sì, per me, figùrati!
LA BARBETTI
(_con sincerità_) Ecco, già, come dicevo io!
LORI
(_ferito dalle ultime parole di Palma_): Potevo non volerlo anche per te, mentre ti stacchi da questa casa....
SALVO
(_notando il tono appassionato del Lori e sembrandogli fuor di tempo, fuori di luogo, subito lo interrompe, accostandoglisi_): Ma no, ma no, basta! che cos’è, amico mio? (_E resta a conversar piano con lui concitatamente_).
PALMA
(_a Salvo, che mostra di non ascoltarla_) Come se l’avesse invitata lui, capisci? (_E viene accanto a Flavio e Veniero, che si tengono presso l’uscio a sinistra_).
FLAVIO
(_a Palma con un sorriso_) Mi spiegherai poi...
PALMA
Ma sì! È da ridere veramente!
VENIERO
Una nonna in ottimo stato di conservazione!
PALMA
Impagabile! Dovreste scritturarla per la vostra casa cinematografica!... (_A Flavio_): Ti spiegherò poi....
FLAVIO
Ma bisogna, cara, che tu ti sbrighi....
PALMA
Sì, ecco, subito... Ma portateveli di là... (_A Bongiani_): Fate, fate la proposta anche al figlio... (_Poi, forte, conducendoli davanti alla Barbetti_): Ecco, vi presento alla nonna: Il marchese Flavio Gualdi, mio marito; il conte Veniero Bongiani. (_Rivolgendosi a Carletto_) Il signor... Carlo, è vero?
CARLETTO
Carletto, sì....
PALMA
Zio Carletto! Ah; non credevo proprio che dovesse toccarmi di far questa parte in abito da sposa! Con permesso. Vado subito a levarmelo... Voi andate, andate di là....
Palma, via per l’uscio a destra.
LA BARBETTI
(_le grida dietro_) Cara!... Cara!... (_Poi, voltandosi a Flavio e avviandosi verso l’uscio a sinistra_) Ah, sono proprio felice!....
FLAVIO
(_cedendole il passo, davanti all’uscio_) Prego... (_Ed esce dopo la Barbetti_).
VENIERO
(_c. s.; a Carletto_) Prego....
CARLETTO
(_tirandosi indietro_) Ah, non permetto... (_mostrandogli l’uscio_) Prego....
VENIERO
(_passando avanti_) È giusto... Lei è _quasi_ di casa....
Via per l’uscio a sinistra anche Veniero e Carletto.
LORI
(_seguitando a voce alta il discorso col Manfroni, appassionatamente_) Posso ritrarmi da qualunque sentimento! Da questo, no! no! perchè non vivo d’altro, tu lo sai!
SALVO
(_concitato, quasi tra sè_) È incredibile! incredibile! (_Poi, aggressivo, rapidamente_): Va bene; persisti in codesta fissazione; ma accorgiti almeno della pena che fai a chi ti vede intestato così, e vorrebbe cacciarti dal ridicolo in cui ti metti da te stesso!
LORI
Dal ridicolo? Ti pare ridicolo?
SALVO
Ma sì, caro mio, perchè esageri, esageri maledettamente! E giusto ora che Palma si libera e ti libera, santo Dio, potevi farne a meno!
LORI
Non ho potuto.
SALVO
Lo capisco! Ma perchè appunto ti sei fissato nella dimostrazione d’un sentimento che... sì, va benissimo, è servito finora a scusar tante cose, il tuo appartarti dalle cure che avresti dovuto darti di Palma...
LORI
Perchè c’eri tu...
SALVO
(_seguitando_) Benissimo; io che m’affezionai alla bambina nel vederla trascurata...
LORI
(_protestando_) Ma no!
SALVO
(_per troncare, irritato_) Oh Dio mio, dico per gli altri, adesso!
LORI
(_come se guardasse lontano, nel tempo_) Eh lo so, che doveva apparir così...
SALVO
(_con fastidio_) Ma nient’affatto, perchè è apparso invece anche troppo, che il tuo lutto ti escludeva da quegli svaghi, che avresti dovuto procurare alla figliuola. (_Con forza, esasperatamente_) Ma ora, basta! Ora, basta! È finita! Lei se ne va! Tutto codesto sdegno per la comparsa di quella megera, sul punto di partire, potevi risparmiartelo!
LORI
(_con penoso sdegno, quasi avvilito_): Con l’accoglienza che le ha fatto lei?
SALVO
(_più che mai irritato_). Che accoglienza? Ma non hai visto che se l’è presa a godere, togliendosi con molto spirito dall’impiccio in cui tu l’hai messa con la tua esagerazione?
LORI
Ha accettato sotto i miei occhi il regalo che le han portato...
SALVO
Volevi che lo rifiutasse?
LORI
E la promessa della donazione d’un danaro di cui la madre ebbe schifo!
SALVO
(_impressionato_) Le ha fatto questa promessa?
LORI
Ma io le gridai in faccia la sua vergogna!
SALVO
(_sbalordito_) E non capisci... (_si nasconde la faccia_) Dio mio! non capisci che non dovevi farlo?
LORI
Perchè? Grazie a Dio, Palma... (_si corregge_) dico grazie a Dio, grazie a te, Palma non ha bisogno di quel danaro!
SALVO
Ma giusto per questo! (_Quasi tra sè_) È incredibile!
LORI
Giusto per questo? Perchè?
SALVO
Ma sì! ma sì! Non toccava a te di dirglielo, scusa!
LORI
Perchè non ne ho il diritto?
SALVO
Non l’hai! Non l’hai in nessun modo! Quella donna è ricchissima. E tu non puoi sapere se il marito di Palma...
LORI
Con la dote che tu hai generosamente costituito a sua moglie...
SALVO
Ma lascia andare, chè il danaro non è mai troppo!
LORI
(_stupito e dolente_) Ah! scusa... non credevo...
SALVO
Che cosa?
LORI
Non m’aspettavo proprio da te che hai venerato e veneri la memoria di Bernardo Agliani...
SALVO
(_scrollandosi, al colmo dell’irritazione, accennando ad avviarsi verso l’uscio a sinistra_) Oh! ma fa’ il piacere! È veramente troppo!
Rientra a questo punto, di là, FLAVIO GUALDI.
FLAVIO
Permesso?
SALVO
Vieni, vieni avanti, Flavio!
FLAVIO
(_ridendo e alludendo alla Barbetti di là_) Ah, è bellissima! bellissima! E il figlio, più bello ancora della madre! S’è ingaggiato davvero, sai? per _cachet_ con Bongiani, che se li sta godendo... Meravigliose!
SALVO
Tu hai capito dunque di che si tratta?
FLAVIO
Ma sì! Una farsa... (_Ripigliandosi, serio, con uno sguardo d’intelligenza a Salvo_) Oh... naturalmente, ragione di più per... (_e fa un gesto con la mano che significa: «per tagliar corto»_) ça va sans dire...
LORI
Nessuno poteva prevedere che avesse l’impudenza di presentarsi...
SALVO
Hai capito, caro mio, che cosa hai guastato? Una farsa. La farsa che quel vecchio pappagallo lì era venuta a offrirci inaspettatamente... (_A Flavio_): Ma ti dirò poi qualche cosa... Vado io intanto a farle un certo discorsetto... Vieni, vieni con me...
FLAVIO
Ecco, dico a Palma di far presto...
Salvo, via per l’uscio a sinistra. Flavio s’accosta a quello a destra, picchia e sta in ascolto della voce di Palma.
LORI
Vorrei parlarti anch’io...
FLAVIO
(_seccato, freddo_) Scusi... (_Parlando verso la porta_) Sono io, Palma... (_Pausa; sta a sentire; poi ridendo_): No, no, non voglio entrare... (_Pausa c. s._) Ecco, sì, perchè è tardi... (_Pausa c. s._) Ma lascia fare alla signorina; tu spicciati!... (_Pausa c. s._) Sì, penso io... penso io... (_E s’avvia di fretta verso l’uscio di fondo_).
LORI
Vorrei dirti...
FLAVIO
Scusi, non ho tempo... (_Lo pianta e via_)
Il Lori resta come raggelato dallo sprezzo patente del Gualdi. Egli non può supporre, che nessuno creda al suo sentimento; suppone invece che tutti n’abbiano fastidio e non abbian per lui nessuna considerazione, poichè la figlia, per la protezione e le aderenze del Manfroni, uscendo dalla sua casa modesta, entra ora col marito nel gran mondo. Rimane avvilito a guardare innanzi a sè, in una lunga pausa. Finchè s’apre l’uscio a destra e la SIGNORINA CEI si sporge e mette fuori borse, borsette, cappelliere, che il CAMERIERE sopravvenuto dall’uscio in fondo, man mano porta via.
SIGNORINA CEI
(_porgendo al Cameriere_) Ecco, Giovanni... E questo! Attento a questo!... No no, a poco per volta...
Dallo stesso uscio a destra entra infine PALMA in un ricco abito da viaggio; nell’atto di calzarsi i guanti.
PALMA
(_alla signorina Cei_) Mi farà il piacere, Gina, di raccomandare che non sbaglino tra la roba da spedire come bagaglio e quella da portare nello scompartimento.
SIGNORINA CEI
Ah, non dubiti. Andrà Giovanni stesso...
CAMERIERE
Sì, signora. Vado io. Non ci pensi...
PALMA
(_a Lori_) Tu vieni con noi alla stazione?
LORI
Sì, certo...
PALMA
(_alla signorina Cei che sta per andarsene per l’uscio in fondo_) Aspetti, Gina... Lei va via di qua ora stesso, è vero?
SIGNORINA CEI
Se il signor Commendatore non ha bisogno di me...
LORI
No, no, grazie... Per me...
PALMA
Chi resta qui?
SIGNORINA CEI
Ma... non so... C’è la donna di servizio...
LORI
Non importa... non importa... Senti, Palma...
PALMA
Abbi pazienza, vorrei dare a Gina certi ordini...
LORI
Fai, fai...
PALMA
(_alla signorina Cei_) Lei sarà di ritorno prima della fine del mese?
SIGNORINA CEI
Potrei, se vuole, anche prima...
PALMA
No, no, basterà. Del resto, le scriverò...
SIGNORINA CEI
Non dubiti che al suo arrivo sarà tutto pronto, come lei m’ha detto.
PALMA
Quello stipetto, mi raccomando! (_A Lori_) E penserai tu, poi, per gli ori della mamma.
LORI
Te li ho già messi da parte.
SIGNORINA CEI
Verrò io a ritirarli, al mio ritorno.
PALMA
Sta bene. E allora, a rivederla, Gina. Mi dia un bacio.
SIGNORINA CEI
Buon viaggio! E le rinnovo tutti i miei auguri.
PALMA
Grazie! Ma la saluterò ancora prima di partire.
La signorina Cei, via per l’uscio in fondo.
LORI
Non vorrei, Palma, che questo spiacevole incidente...
PALMA
Ma no, basta, non ne parliamo più! (_Alludendo alla nonna_) È ancora di là?
LORI
Sì, credo...
PALMA
Sarà ora d’andare...
LORI
Aspetta un momento... Devo dirti una cosa che mi sta a cuore sopra tutto.
PALMA
Oh Dio mio, ma perchè? Avrei capito prima! Ma ora?
LORI
No, ora, ora che te ne vai, figliuola mia...
PALMA
Ma se non ce n’è più bisogno, proprio!
LORI
Come! Vuoi che non ti dica, prima che te ne vada via per sempre da questa casa, ciò che è stato ed è ancora il mio più segreto dolore?
PALMA
(_piano, con insofferenza, ma pur sentendo la necessità di venire a un discorso che è spinosissimo toccare e che perciò sarebbe stato meglio sfuggire_): Ma sì, io lo so...
LORI
Lo sai?
PALMA
(_c. s._) Sì, lo so. E perciò mi pare inutile, scusa, che me ne parli adesso...
LORI
Non è inutile, perchè vedo che non hai indovinato, che prezzo diverso da quello che ha avuto per te, ha avuto per me la parte che mi sono assunta (_resta un po’ sospeso, e aggiunge con molta pena_) di padre trascurato.
PALMA
Ma mi sembra che ora...
LORI
Lasciami dire! Per me, tutto questo, si riferisce a cose lontane, che tu non puoi sapere, perchè eri allora bambina. Voglio che le sappia, prima che tu vada via.
PALMA
(_con un sospiro, non nascondendo l’impazienza, ma rassegnandosi_) Ebbene, allora! di’, di’...
LORI
Codesto tuo modo di trattarmi...
PALMA
Ma no, scusa...
LORI
Lasciami dire! Non te ne fo rimprovero. Codesto tuo modo di trattarmi, sì, è vero, dà ragione ora a tua madre contro di me, doppiamente...
PALMA
Mi parli ancora della mamma?
LORI
(_con forza_) Sì! Perchè previde questo!
PALMA
(_un po’ stordita dal tono assunto da lui_) Che cosa?
LORI
(_s’arresta, pentito, e non risponde, perchè dovrebbe dirle: «che tu non avresti più avuto per me nessuna considerazione». Poi dice, con dolcezza triste_): Non voglio fàrtene un rimprovero, ripeto! Sento solo il bisogno di dirti che ho voluto acquistarmi il diritto di dar torto a lei, che non voleva, non voleva assolutamente...
PALMA
Che cosa, non voleva?
LORI
Ma che Salvo Manfroni stèsse qua, troppo attorno a te.
PALMA
Ebbene?
LORI
Ho voluto acquistarmelo, dicevo, questo diritto di non riconoscere almeno le ragioni di lei, a costo d’una lunga sofferenza che tu — (non dirmi di no, perchè è chiaro) — non hai, non hai indovinato, non hai supposto, e non supponi ancora in me.
PALMA
Ma chi te lo dice, Dio mio?
LORI
Ecco. Il tono stesso con cui me lo domandi.
PALMA
No, scusa, questo tono è appunto perchè la conosco, e la conosco bene, codesta tua sofferenza, su cui è edificata, vuoi dirmi questo? la mia fortuna. Oh! e vuoi che non lo sappia, scusa?
LORI
Saperlo, non dovrebbe voler dire il fastidio che ne mostri.
PALMA
Ma non è fastidio; è che proprio non vedo più la ragione, scusa, per cui vuoi ricordarmela anche adesso, quando ha già finito di pesar tanto, credi, su te, su me, su tutti... Ecco: il tuo torto è questo, permetti che te lo dica, poichè mi costringi!
LORI
Mi son tenuto tanto da parte...
PALMA
Troppo per un verso, troppo poco per un altro!
LORI
Cioè?
PALMA
Ma non ti pajono inutili adesso codeste recriminazioni? Via! via!
Rientrano dall’uscio a sinistra SALVO MANFRONI e FLAVIO GUALDI.
FLAVIO
(_impaziente_) Su, Palma, è tempo d’andare...
PALMA
Eccomi pronta, sì. Andiamo, andiamo... (_fa per avviarsi con Flavio_)
SALVO
Aspettate un momento. (_Al Lori_): Senti: è meglio che Palma si licenzii qua da te.
LORI
(_restando_) Perchè? La accompagno alla stazione...
SALVO
No...
FLAVIO
Per quei due là... (_accenna alla sala, dove sono la nonna e Carletto_)
SALVO
Se vieni tu, capisci, verranno anche loro, e...
FLAVIO
Ci sarà mia sorella; ci saranno gli amici...
PALMA
(_subito_) Ah, no! È meglio qua, è meglio qua, allora...
LORI
Ma quei due si possono mandar via!
FLAVIO
Abbiamo già detto così...
SALVO
Che saresti rimasto anche tu. Si disponevano a venire!
PALMA
Pazienza, via! Licenziamoci qua!
LORI
(_raggelato, aprendo le braccia_) Pazienza...
PALMA
E allora, addio, eh? (_Lo abbraccia senza effusione d’affetto_)
LORI
(_dopo averla baciata in fronte_): Addio figliuola mia. Così all’improvviso... Vorrei dirti tante cose; non so dirti nulla... Sii felice...
SALVO
Andiamo, su, andiamo...
LORI
(_a Flavio che gli porge la mano_) Addio anche a te, e...
FLAVIO
Scusi. (_Si volge a Palma_) Vai, Palma, vai a licenziarti intanto di là...
PALMA
Sì, eccomi, eccomi (_Via, per l’uscio a sinistra_)
FLAVIO
(_a Lori_) Diceva?
LORI
(_freddo, triste_) Niente. T’ho salutato...
FLAVIO
Ah, bene. L’ho salutato anch’io. Possiamo dunque andare...
SALVO
Sì, andiamo! (_A Lori, prima d’uscire dall’uscio a sinistra_) Noi ci vediamo.
Via Flavio e Salvo. Il Lori resta assorto per lungo tratto nella sua gelida delusione, finchè dall’uscio a sinistra non rientrano in iscena LA BARBETTI e CARLETTO, in silenzio, l’una ingrugnata e l’altro come una marionetta smontata, cascante di noja.
LA BARBETTI
Eh, dico... una bella fortuna maritare una figliuola con un marchese...
CARLETTO
Mi piace che lui, tante storie per la nostra venuta, e poi...
LORI
E poi? Sono rimasto qua, appunto per la vostra venuta!
LA BARBETTI
Già! Ma vostra figlia...
LORI
Mi ha impedito di fare lo scandalo di cacciarvi via in presenza di suo marito!
CARLETTO
Il quale ci ha accolto con tanta cortesia...
LA BARBETTI
(_subito, a rincalzo_) E benevolenza!
CARLETTO
Insieme con quel suo amico.
LA BARBETTI
E anche Salvo Manfroni, hai visto come mi ha parlato?
CARLETTO
Ma di quello non ti fidare, mammà!
LA BARBETTI
Io non so! Un padre... capisco, sacrificarsi per il bene della propria figlia... ma farsi poi sostituire così...
LORI
(_contenendo a stento un fremito d’ira_) Io vi prego d’andarvene via!
CARLETTO
Subito! Ecco... ce n’andiamo da noi senza bisogno d’esser pregati.
LA BARBETTI
Ma in casa di vostra figlia, tra me e voi, sarò accolta meglio io che voi...
CARLETTO
Andiamo, andiamo, mammà! Lascialo perdere!
LA BARBETTI
Di dove si esce?
CARLETTO
(_indicando l’uscio a sinistra_) Di qua, passa!
LA BARBETTI
(_uscendo_) Ma guarda che uomo!
CARLETTO
(_uscendo_) Lascialo perdere...
Prima che la Barbetti e Carletto escano, entra dall’uscio in fondo la SIGNORINA CEI col cappellino in capo e una borsetta in mano, pronta per andar via.
SIGNORINA CEI
(_al Lori_) Vuole che li accompagni?
LORI
(_con sdegno_) No, lasci!
SIGNORINA CEI
(_dopo avere atteso un po’_) E allora, signor Commendatore, se non ha proprio bisogno di me...
LORI
No, grazie. Vada pure...
SIGNORINA CEI
Se mi permette, poichè tutti questi fiori rimangono qui...
LORI
(_come se li vedesse soltanto ora_) Ah, già! Bisogna pensarci... Mi rimane così la casa, tutta piena di fiori...
SIGNORINA CEI
Già... Le possono anche far male...
LORI
Me li ha lasciati qui...
SIGNORINA CEI
Peccato! Ce n’è di così belli...
LORI
Prenda, prenda pure, tutti quelli che vuole...
SIGNORINA CEI
Grazie, ne prenderò un po’, di questi... (_si accosta a una cesta di fiori_)
LORI
Non pensa lei che per un padre nessun sacrifizio possa esser di troppo, quando si tratti di fare il bene della propria figliuola?
SIGNORINA CEI
Eh, per un padre come lei, signor commendatore.... Guardi, che rose! (_gliele mostra nella cesta, da cui sta per prenderle_) Guardi!...
LORI
Belle, sì. Prenda... Vorrei prenderne anch’io... (_guarda l’orologio_)
SIGNORINA CEI
(_triste, alludendo alla sua visita consueta al cimitero_) Vuole andare anche oggi?
LORI
Non mi han lasciato andare alla stazione, per via di quei due là; andrò a portarle un po’ di questi fiori della figlia e a dire anche a lei che non voleva, le mie ragioni.
TELA
ATTO SECONDO
SCENA
Ricco salone in casa Gualdi. In fondo, il tetto ha una impalcatura più bassa, in legno, sostenuta da mensole. E sono in questa parete di fondo due usci vetrati, di piccoli e spessi vetri opachi, impiombati: da quello a destra si scende nel giardino; l’altro dà nell’interno della casa. Tra i due usci è il camino, che si scorge appena, perchè ha davanti, con la spalliera voltata verso il pubblico, un divano, di modo che tra esso e il camino che gli sta dirimpetto, sia come un salotto a parte, più intimo, raccolto attorno al fuoco. Accostato alla spalliera del divano è un tavolino a sei piedi, antico, su cui è un magnifico vaso di fiori. Di qua e di là del tavolino, due lumi d’alto fusto, uguali, con ampio paralume di seta, e sedie e sgabelli volti verso il proscenio. Sono nella parete a destra, la comune e una finestra. Nella parete di sinistra due altri usci a vetri: quello più vicino alla ribalta dà nella sala da pranzo; l’altro, in quella del bigliardo. Sul davanti della scena, verso la comune, cioè a destra, è una tavola ottagonale, con qualche rivista illustrata, qualche vaso e altri soprammobili; una grande poltrona di cuojo, con dietro un altro lume a fusto, come i primi due, e seggiole di stile con molti cuscini. I rimanenti mobili del salone, disposti tra la comune e la finestra, e tra i due usci di sinistra, siano di ricca e sobria eleganza, quali s’addicono alla signorilità e al buon gusto di chi abita la casa. Il salone è splendidamente illuminato.
Al levarsi della tela, la scena è vuota. Poco dopo dall’uscio a vetri di fondo, che dà sul giardino, entrano, di ritorno dal passeggio PALMA e SALVO MANFRONI seguiti dal CAMERIERE, a cui il Manfroni dà il cappello e il soprabito. Il cameriere va via subito per la comune; mentre gli altri due seguitano il discorso già incominciato, scendendo dall’automobile in giardino.
SALVO
(_mentre il cameriere gli toglie il soprabito_) Sì, sì... Ma c’è sempre modo, credi (_il cameriere va via_), c’è sempre modo di dare agli altri una stima di sè, che li accresca ai loro stessi occhi...
PALMA
(_subito, mentre si sfila i guanti_) E li renda insoffribilmente presuntuosi!
SALVO
No, cara, e che nello stesso tempo, al contrario, riesca di vantaggio anche a noi.
PALMA
Ma io noto ormai tante cose!
SALVO
Tu non noti niente. Sta’ bene attenta. Egli (_allude al marito_) ti parla. Tu senti che sono parole, dette così per dire...
PALMA
Ma sì, sciocche, senza nessuna realtà!
SALVO
Bene. Nell’accoglierle, tu mostra che l’abbiano...
PALMA
Ma come? Se non ne hanno!
SALVO
Oh bella! Ma dandogliela tu, mettendocela dentro tu, una realtà, quella che ti conviene, ma come se invece — capisci? — ce l’avesse messa lui, che sarà felicissimo, credi, di vedere le sue parole «_consistere_» in qualche modo. Tu te lo farai così, a poco a poco, a modo tuo; ma lasciandogli l’illusione ch’egli sia invece sempre a modo suo. Mi sono spiegato?
PALMA
Non è facile!
SALVO
Eh, lo so. Non ti sto mica dicendo che è facile. Ma credi a me, che bisogna far così nella vita.
PALMA
Ci vuole una pazienza!
SALVO
Ah sì, cara. Sopra tutto, pazienza. (_Poi, pianissimo_) E non con tuo marito soltanto, qua dentro.
PALMA
(_lo guarda un po’, poi domanda_): Vuoi dire con Gina?
SALVO
Mi pare che abbia un musino di volpe quella signorina!
PALMA
Le si è scoperto adesso, da che ha finito di servire nell’altra casa.
SALVO
Ti sei accorta anche tu del cambiamento?
PALMA
È sempre inappuntabile; bada!
SALVO
Ma è rimasta molto amica di là...
PALMA
Eppure sa, Dio mio...
SALVO
Zitta. Eccola!
Entra dal secondo uscio di fondo la SIGNORINA CEI, che s’accosta a Palma, per liberarla del cappello e della mantiglia.
SIGNORINA CEI
Vuole, signora marchesa...?
SALVO
Oh, buona sera, signorina.
SIGNORINA CEI
Buona sera, signor senatore.
PALMA
No, grazie, Gina. Vado io di là un momento. (_A Salvo_) Con permesso.
SALVO
Fai, fai. Ma credo che più tardi ti toccherà uscir di nuovo, per tua suocera.
PALMA
Dio, che seccatura! Ancora?
SALVO
Le ha ripreso la febbre.
SIGNORINA CEI
Sì, signora! Ha mandato ad avvertirlo.
SALVO
(_con premura, alla signorina Cei_) Ma niente di grave!
SIGNORINA CEI
Al solito...
SALVO
(_a Palma_) Bisogna che tu vada...
PALMA
Sopra tutto, pazienza.
Palma, via per il secondo uscio di fondo. Salvo è presso la tavola ottagonale, prende una rivista illustrata, la sfoglia, in piedi.
SALVO
Cara signorina, io vorrei stare un po’ alla sua scuola.
SIGNORINA CEI
Lei, signor senatore? Ma che dice!
SALVO
(_senza guardarla, seguitando a sfogliar la rivista_) Ammiro i suoi occhi.
SIGNORINA CEI
Ah sì? Non credo poi che siano così belli....
SALVO
Sono belli. Ma oltre che per questo, li ammiro perchè sono dotti.
SIGNORINA CEI
Dotti?
SALVO
Dotti vuol dire attenti. Ma attenti senza parere.
SIGNORINA CEI
I miei occhi le sembrano attenti?
SALVO
No. Appunto. Non sembrano affatto. Ma sono attenti. E io vorrei, le dico, imparare da essi.
SIGNORINA CEI
Imparare che cosa?
SALVO