Trionfi di donna (novelle)

Part 6

Chapter 63,811 wordsPublic domain

Per due o tre ville signorili, vi sono cinquanta o sessanta casette o meglio capanne con tanto ordine disposte che sembrano piovute dal cielo su quella spiaggia; di ciò solo accorte, cioè di non cadere l'una sull'altra: nessuna in fatti sale più in alto di un piano terreno. Quando vien la state, i pescatori intonacano quelle loro casette, le scopano, vi aggiungono un letto, una tavola, due sedie, alcuna suppellettile. Così affittano pel luglio e per l'agosto. Essi poi dormono o nelle loro barche o in certe capannette di _brulla_ e di cannucce, o mandano l'asino a serenare e ne usurpano il posto. Ma se misero è il luogo, grande è il sole, e, stillante tuttavia delle azzurre acque del mare, batte in sull'aurora la diana alle chiuse imposte delle capanne. Piccole betùlle, civettuole e canore, crescono liete: i tamarischi pallidi e salsi, fanno sottili siepi e qualcuno ne cresce arboreo, anzi gigantesco per la natura dell'umile pianta.

Bellissima poi e alquanto discosta dal villaggio si eleva una gioconda selva di pini: il dolce pino italico, la snella pianta gentile e secolare i cui fusti quasi purpurei e nudi e eccelsi sorreggono un diadema di fronde di smeraldo.

Quei pini, cento e cento, parevano esser corsi per vedere il mare.

Sulla riva si erano arrestati.

I più audaci e i più giovinetti quasi si specchiavano nell'onda e facevano festa e richiamo ai barchetti quando approdavano dal largo.

In quei mesi dell'estate due o tre bottegucce si riforniscono di olio, di salumi, di paste.

Persino un barbiere vi pianta la insegna e affila i rasoi. I villani del contado vi smerciano galletti, uova, frutta, verdura, latte con grande festività di grida e di richiami.

Umile è il luogo, ma lieto e vario il costume, come quello di cenare all'aperto. Quando viene la sera, le tavole sono imbandite davanti alle capanne: si accendono i lumi da giardino, si ricambiano, di capanna in capanna, saluti e parole gioconde.

Nadina aveva avuto notizia di tale angolo riposto in una descrizione di un giornaletto letterario, la quale descrizione portava questo titolo strano: «Il paradiso dei bimbi». Si informò se quella per avventura non fosse stata un'invenzione di poeta. No! era cosa vera! Trovò il nome su di una carta geografica, e un orario di ferrovia indicò come vi si potesse arrivare.

Propose il luogo alla mamma, e vi trasportarono in sul finire del luglio i Penati sotto forma di numerose valigie.

L'economia del luogo avrebbe compensato la spesa del lungo viaggio.

Nadina prese in affitto una capannetta come tutte le altre: muri imbiancati di fresco, la porta che quando è aperta fa da finestra, tre camerette e la cucina. Un pergolato di campanelle, arrampicanti sulle cannucce intrecciate a losanghe, ride davanti la porta e veste quella umiltà.

Come risero di gioia in quel giorno dell'arrivo i fratelli di Nadina quando seppero che quel sole, quel mare, quella spiaggia era loro proprietà: la proprietà del buon Dio! come si sbandarono per le dune del mare a bere il sole!

— Ma il cappello, Giulio, ma tu, Rina, l'ombrellino — aveva detto Nadina in sull'uscio e in gran faccende per mettere a sesto la dimora.

— Lasci andare, signorina, il sole presso il mare non nuoce.

Un uomo che passava aveva detto così, assai dolcemente.

— Ma un'insolazione, signore, è presto presa. Qui non c'è medico, non c'è farmacia, siamo donne sole....

— Il sole vicino al mare — replicò l'uomo — è buono, buono come questa spiaggia: non tema, li lasci correre liberamente.

E l'uomo si era allontanato togliendosi nel salutare un suo gran cappello di paglia bianca.

Quell'uomo in ogni altro luogo fuorchè in quella spiaggia dove i bimbi e anche le giovanette andavano scalze, molti giravano in semplice accappatoio, le signore avevano abolito l'uso dei cappelli — sarebbe parso assai strano.

Sandali francescani ai piedi nudi, un abito di rigatino, più che semplice, negletto, bel profilo signorile e dolce, dolce sguardo, alta e forte persona, barba bionda, virile, fiorente in pieno meriggio della vita.

Quell'alta figura si allontanò lungo le dune lentamente.

Anche i pennelli e la tavolozza di Nadina furono lietissimi: le barche, le vele latine, i pini snelli coronati di verde, i grandi sciami dei bimbi, alcuni de' quali stupendi, formavano la messe di colore e di linee che Nadina avrebbe raccolta.

Con tele adorne, con arazzi e altre fantasie, Nadina ricoprì la nudità delle pareti e indulgendo al costume della spiaggia, anche lei alla sera imbandiva la mensa sotto le campanelle all'aperto con la lampada da giardino, contro cui le falene venivano in gran folla dolcemente a morire.

Spesso in su le prime sere notò fra le molte ombre che passavano, un'ombra che si arrestava e le parve quella dell'uomo dal gran cappello di paglia bianca. Osava a pena fermarsi da lontano, e scompariva.

***

Ma oltre alla casetta, bisognava pensare al capanno di paglia in sulla riva del mare per fare il bagno, e Nadina, nuova ancora a quella vita, stava contrattando con alcuni pescatori per farne erigere uno, quando una cameriera elegantissima, in cuffietta bianca e niente scalza benchè sull'arena, le si accostò e disse: — La mia signora mi manda a dire che se lei vuole approfittare della sua capanna, faccia pure! —

Nadina ringraziò, guardò a torno e osservò, meglio che prima non avesse osservato, non lungi da sè sulla spiaggia un piccolo attendamento signorile.

Da una gran sedia di vimini con frange e cupolino veniva fuori un volto e una capigliatura color carota, e su quel volto si disegnava un sorriso benigno con gli angoli delle labbra in su: e il sorriso e una mano che sporgeva, dicevano: «Siamo noi che offriamo!»

Presso alla sedia era piantato un tavolino con giornali, sigarette, cestello con ricamo: il tutto al riparo di un ombrello enorme multicolore, fissato sulla spiaggia. Sedia, tavolo, ombrello riparati alla lor volta da un elegantissimo camerino da bagno di fine e graziosa fattura, inverniciato a colori vivaci.

Un compiuto attendamento alla cui guardia stava un terribile enorme cane danese.

Nadina si accostò.

Il cane danese scoperse i denti e ringhiò.

— Approfittate mio capanno, io non potere più prender bagni. Orribile gente ha sporcato il vostro bel mare. Accomodatevi!

La fantesca pose uno sgabelletto di vimini alla nuova venuta e la signora accennò che si facesse più presso per evitare «vostro orribile sole!».

La signora che così parlava a Nadina vestiva di bianco purissimo, tutto merletti bianchi, fuorchè il volto e i capelli, color carota. Volto non bello ma geniale, occhi fosforescenti; età, quarant'anni, dichiarati. Non che li dichiarasse ella: li dichiaravano essi stessi.

Ella si dichiarò per _Mrs._ Evelyne Taylor di Boston, vedova! e dicendo «vedova» sigillò subito col fazzoletto le due pupille che divennero rosse — _Oh, yes!_

Nadina corrispose presentandosi per Nadina X*** di Torino.

— Torino _c'est presque la France_ — sclamò esultando l'esotica dama. — Oh, finalmente trovata persona civile in questo orribile paese. Bicchierino _cognac_ contro l'orribile sole? Noh? _Cigarette_? Noh? Allora capanno! Sentir prima vostra madre? così avete detto? ah, benissimo! Non potere signorina come voi spogliarsi in questi capanni di paglia che vedete là, dove c'è _une salété_ rivoltante.

L'offerta era gentile, ma Nadina prima di accettare, volle avere alcuna informazione su questa dama che parea eccentrica oltre al limite concesso a chi è ricco e straniero; e siccome sulla spiaggia le conoscenze sono facili e pronte, seppe quello che poteva sapere e che si sapeva.

Era sbarcata quivi con gran treno di servitù; e locando la villa più bella e più grande. Da principio tutto _splendid_, tutto buono, tutto bello; adesso tutto orribile e tutto _sale_. «In ciò non ha torto: questi pescatori sono sporchi, inguaribilmente sporchi. Ma non saranno nè i saponi nè i disinfettanti di cui l'americana faceva da prima larga distribuzione nè i sarcasmi di adesso che li correggeranno. Bisogna supporre che il sudiciume per la povera gente che non ha sempre da coprirsi e da ripararsi, costituisca una specie di impermeabile naturale, un isolante agli agenti esterni altrimenti non si spiegherebbe l'affetto che hanno per quelle loro incrostazioni.

Oh, avvenivano scene graziosissime! Da principio erano sciami di monelli che le turbinavano d'intorno domandando la elemosina.

«Niente carità, mai dare carità: prendi invece questo: non vedi che tu _es sale_? _oh, quelle saleté!_»

E distribuiva degli ottimi saponi. I monelli si allontanavano con degli sgambetti di festa, e l'americana era felice di quell'entusiasmo per i suoi saponi, e della sua pronta cura di incivilimento dei _petits sauvages_. Ma l'illusione fu di breve durata. I saponi finivano nelle botteghe e se ne faceva incetta. Del che ella fu indignatissima. Inoltre quel continuo ripetere _sale_ e _saleté_ originò il nomignolo di signora «Salina» che scandalizzò molto la dama.

Però più che tutto questo deve avere contribuito al suo malanimo un'altra ragione meno confessabile: La signora avrebbe voluto essere qui considerata come una regina da tutti, con omaggi, vassallaggi, ossequi, baciamani.

Ma la gente vien qui per fare i bagni e godere la propria libertà, nè d'altronde in questa provincia si conoscono quelle raffinatezze degli usi, della moda, delle convenienze la cui violazione costituisce per lei il supremo oltraggio. _La vertu c'est la politesse!_ Ma questo assioma moderno qui è poco inteso. Quindi disgusti, malintesi, maldicenze. Ora la dama ha messo le muraglie della Cina attorno a sè con la guardia del cane danese. Piccole miserie, insomma!»

Queste le informazioni.

Esse però non erano tali da dover rifiutare l'offerta e Nadina accettò più pei fratelli che per sè. Una saettia di legno di cedro, squisito lavoro di perfezione e di grazia, già aveva attirate le voglie de' due fratelli, giovinetti oramai fiorenti nella bella adolescenza.

Capanno, _yole_ o saettia, come meglio vi talenta chiamarla, servitù, marinaio, tutto fu posto a disposizione di Nadina e de' suoi.

Quando poi _Mrs._ Evelyne seppe che Nadina dipingeva, che parlava il francese, furono grandi _oh!_ grandi _Jesus!_ di ammirazione. Nadina inoltre accettava volentieri una tazza di tè «mentre questi _sauvages_ non bevono che dell'orribile vino».

La compostezza rigida e signorile della bellissima fanciulla piaceva molto alla ricca dama; e il complimento più ingenuo e più ammirativo era questo: «Non parete nè meno italiana».

Non pari ammirazione aveva Nadina per la dama: pareva quasi studiosa che la relazione non mutasse in intrinsichezza, come colei mostrava gran desiderio.

La dama straniera rappresentava per la fanciulla un'eccellente sedia di vimini all'ombra per la mamma, la saettia per i fratelli, e perciò aveva cara la nuova conoscenza.

Nadina con occhio materno li vedeva per il meraviglioso, docile, dolce mare correre rompendo co' remi il compatto cristallo dell'acqua. Rina la sorella, quindicenne fra poco, reggeva le due corde del timone, e le risa della loro festività giovane, nell'ebrezza del correre per l'onda consumando la esuberanza dei muscoli, giungeva sino a lei.

— Come sono felici, come sono giovani! — diceva _Mrs._ Evelyne osservandoli col suo occhiale. «Come sono giovani!» echeggiava nel cuore di Nadina. Essi, giovani, in sui quindici anni, non più lei, oramai.

E il seno, cui Amore, il grande artefice, avea già ben modellato, si elevava sospirando.

Breve del resto era il dimorar di Nadina sulla spiaggia e più la dilettava il tentare in sulla tela di riprodurre un raggio di quella luce e di quel mare.

— Non viene Nadina? — domandava _Mrs._ Evelyne alla madre.

— Credo che lavori.

— Oh! — e questo «oh» voleva dire: «Nè meno una parola di più! Noi americani sappiamo tutta l'importanza e il rispetto che meritano il lavoro!»

Più spesso dunque che alla spiaggia ella si stava in casa a dipingere e più spesso ancora nella Pineta.

Alla spiaggia rimaneva la mamma la quale rispondendo sempre di «si» e accettando sempre il tè, andava d'accordo benissimo con l'americana.

***

Fra la colonia de' bagnanti, gente assai allegra e provinciali alla buona, Nadina godeva reputazione di aristocrazia.

Nè ella nè alcuno de' suoi avevano detto nè anche alla lontana che fossero nobili e ricchi, ma non erano nemmeno in obbligo di esporre al publico le loro condizioni finanziarie più che modeste. Onde la voce sul conto loro suonava: aristocrazia e ricchezza. L'essere provenienti da grande città, un certo riserbo, nessuna concessione all'andar scalzi e alla buona, il saper di francese, certe raffinatezze nella vita e negli usi avevano dato credito a queste voci.

La sola concessione che Nadina aveva fatta e ben volentieri agli usi del luogo, era stata quella di non portare il cappello.

Cotesto riserbo, il non prendere che poca parte a gite, a balli, a feste mettevano Nadina nella condizione di bellezza «fuori concorso» e la risparmiavano dagli strali della maldicenza e della invidia.

Era poi singolare e commovente l'ammirazione di quell'umile popolo di marinai e di villani per quella bellezza virtuosa e trionfale.

Quel popolo così orribilmente _sale_, — chi sa? — forse alcuni secoli addietro era stato cavaliere tutto e assai latinamente gentile. Vestigia ne apparivano manifeste: il rispetto alla donna!

Oh, non per nulla quivi, presso i progenitori di quei pini, fiorì la nuova rima dolce d'amore!

Il rispetto alla donna!

Non una parola, non uno sguardo insistente da quel rozzissimo popolo! Se stretto era il sentiero, si faceano da un lato perchè ella passasse, e quanta cortesia di umane proferte fra quella plebe sfiorata a pena dal sillabario! Nella sua città, ben culta, oh, come diverso il costume del popolo!

Il solo complimento che ella si sentisse rivolgere fu una domenica in chiesa.

Chiesa non propriamente, chè la parrocchia è lontana, ma una piccola cappelletta ove si officia soltanto ne' mesi d'estate per comodo de' forastieri.

Poche dozzine di persone essa può contenere; e la più parte del popolo ascoltano la mirabile mistica storia della passione di Cristo sotto una tenda che già fu antica vela e conobbe la tempesta del mare. Ora difende quel popolo dal sole. La domenica quivi si officia e la leggenda del sacrificio mirabile cade — stilla preziosa — nel cuore degli umani.

Fra quella folla silenziosa la figura di Nadina sopravanzava. Vestita di bianco, uno zendado azzurro le fascia la testa e le passa come un soggòlo monacale sotto il mento.

— Pare la Madonna!

Questa fu la parola, ed era stata detta da un pescatore nel momento che ella, finita la messa, si facea largo per tornare a casa.

Ma allora un'altra voce si udì:

— Beatrice di Dante — ed ella volse l'occhio.

Era stato l'uomo dai sandali francescani.

Nadina fissò. Il complimento, retorico, le era parso uno scherno. Ma vide l'uomo chinare il volto e arrossire vergognosamente d'essere stato sorpreso.

Nadina ne fu turbata.

Il dì seguente, mentre dipingeva nella Pineta, sentì un passo dietro di sè.

Si volse.

Era l'uomo dai sandali in attitudine rispettosa, col cappello in mano.

— Signorina — disse l'uomo arrossendo tuttavia — il luogo è male adatto per parlare ad una donna; lo riconosco, ma il bisogno di giustificarmi è anche più forte. A me, ieri in chiesa, è venuta fuor delle labbra una parola banale. Ma io le giuro due cose: la prima che essa non era detta con intenzione: e mi crederà considerando che un uomo, alla mia età e come me, sarebbe da esporre al vituperio publico se osasse rivolgere a lei un'espressione amorosa: la seconda è che io non avevo nessuna idea o voglia che ella sentisse. Io solo sentii nascere entro di me quella parola, eppure lei ha udito! Io ne sono mortificato dolorosamente e vorrei che ella mi perdonasse.

Nadina sorrise a quel bizzarro discorso e sorridendo, guardava l'uomo che così andava parlando. Se un'alta fronte — largo campo alle battaglie del pensiero — non avesse parlato in favor suo, ella avrebbe così giudicato di lui: «anima di fanciullo imprigionata in un corpo d'uomo.» E fu per questo, cioè per la sincerità e la ingenuità che trasparivano da quel volto, che Nadina disse schiettamente:

— Caro signore, una donna non può offendersi di una simile parola se non quando la giudicasse irriverente o detta per beffa, il che non posso credere per rispetto a me ed a lei.

***

Di questo singolare personaggio non fu difficile a Nadina sapere vita morte e miracoli.

— Io sono un uomo relativamente felice, signorina — disse l'uomo — perchè un certo benessere materiale mi ha dato e mi porge libertà di seguire i miei istinti di osservatore e di filosofo. La mia vecchia ed ottima madre provvede ad ogni mia minuta ed umile cosa personale, un mio amorosissimo fratello, minore di me, è ragioniere e uomo d'affari. Egli sorveglia l'azienda domestica, così che io non ho da pensare a nulla per questo lato, inoltre — tranne la passione di viaggiare che mi prende di quando in quando — io sono di così pochi bisogni com'ella può vedere osservando la mia persona esteriore. Che cosa sarebbe stato di me se avessi dovuto lottare per il pane quotidiano? Fremo al pensarci. Ma forse la natura avrebbe provveduto e, chi sa? con mio beneficio. Mi avrebbe distolto dalla via per la quale mi sono messo e dalla quale non ho ricavato alcuna soddisfazione. Proprio nessuna!

È da molti anni che io mi affatico intorno a questo antico problema, posto già nettamente da Aristotele, rinnovato in ogni tempo e specialmente nel tempo nostro: vedere cioè per quale via si possa assicurare all'uomo la maggior somma di felicità e di benessere, di verità e di giustizia. Ma come il chimico non può separare alcune sostanze se non col pensiero, così io dopo avere cercato di isolarmi, di sterilizzarmi per così dire da tutti gli errori, le tradizioni, i pregiudizi, mi sono accorto che nel laboratorio chimico del mio pensiero non è possibile isolare nè la _felicità_ nè la _verità_. Esse vivono in quanto sono mescolate all'errore!

Sono venuto sempre a questa conclusione: due e due fanno quattro, uno meno uno forma zero: gli uni hanno ragione, ma anche gli altri non hanno torto. Ha ragione l'anarchia, ma la legge non ha torto. Ha ragione lo spiritualismo, come ha ragione il positivismo materialista: non hanno torto le masse socialiste, e non hanno torto gli aristocratici del blasone e del denaro: ottima la pace, ma necessaria la guerra. Meravigliosa l'idea di un'unica umana famiglia, e pure santa l'idea della patria. Si progredisce con una gamba e si va indietro con l'altra.

Ho scritto anche qualche cosa in proposito, ma la critica, pur lodando i miei umani intendimenti, ha giustamente rilevato le mie innumerevoli contraddizioni. La conseguenza quale è? Eccola: io non ho amici in nessun partito o scuola filosofica. Nella vita sociale, intellettuale, politica sono, ahimè, un _non valore_! Intanto eccomi qui, mandato per cura dal medico e dai miei, con proibizione assoluta di leggere e di scrivere. Mia madre, facendomi la valigia, non mi ha permesso altro libro che l'orario delle ferrovie. Cammino, anzi per maggior agio ho adottato questi sandali, faccio bagni di sole, di mare e cammino, cammino come vuole il medico: una vita molto igenica che mi ha migliorato d'assai. Ma che vale riposare il cervello dai libri se trovo poi da discutere col piccolo insetto, col fiore, col cielo? L'umanità, signorina, almeno in quanto è rappresentata a me da me, è inguaribilmente infelice!

— E la donna — domandò sorridendo Nadina — la donna, questo meraviglioso fiore delle cose create, non è stata presa in attento esame nel suo laboratorio?

L'uomo aggrottò le ciglia.

— Mi permetta, signorina, di non rispondere a questa domanda.

— Perchè?

— Perchè la risposta non le piacerebbe.

— Le permetto ampia libertà di risposta.

— La donna — disse colui timidamente a gran fatica — io la considero esclusa dalla umanità ancorchè sia esteriormente a noi molto conforme. Non per pazzia! L'umanità è formata dall'uomo. La donna ne è semplicemente il lievito.

— Protesto in nome del mio sesso! Io invece ho un'altissima opinione di questo _lievito_ e mi glorio di appartenervi.

***

Il personaggio era grazioso e piacque a Nadina. Con esso era lecito addentrarsi nei profondi recessi della Pineta, o andar lungo le dune del mare.

Ma l'uomo dai sandali, che si vantava fine osservatore, quando camminava insieme a Nadina era per lo meno un osservatore distratto od ingenuo. La donna invece fiuta l'uomo con un senso di meravigliosa finezza e precisione; e Nadina aveva senza intenzione ma per semplice istinto fiutato l'uomo dai sandali e l'avea classificato fra la categoria dei maschi innocui, in questo senso che egli era di quelli che rimangono atterriti davanti alla Bellezza. Vedono una vetta eccelsa, la adorano, credono che lassù non si possa salire, che vi abitino soltanto gli Dei, e invece gli svizzeri hanno piantato sulla montagna persino un albergo a prezzo fisso. Alpinisti ciabattoni! Un attentato adunque da parte sua sarebbe stato impossibile, anche nel più denso della foresta. Era inoltre cosa piacevole per Nadina vedere su quel bel volto umano riflessi tutti gli effetti che la sua feminilità completa produceva in lui. Pura acqua tranquilla non meglio riflette gli oggetti circostanti.

La artista e la donna ne erano in pari grado confortate.

L'uomo dai sandali era inoltre fornito di coltura larga, profonda. Egli era un bello scrigno pieno di gemme, ma serrato. Era un bel vivaio di preziose piante di sapienza e di esperienza, ma seminate in un terreno profondamente sterile: la Bontà.

I bacilli del Male, meravigliosi agenti di fecondazione, non trovavano l'ambiente adatto al loro sviluppo.

L'uomo, appunto per essere tale, vedeva le cose con un daltonismo morale assai curioso e talora mescolava osservazioni profonde a vane sciocchezze, come questa:

— Lei così bella, non teme di andare sola con un uomo? non teme quel che ne può dire la gente?

Rispose Nadina:

Noi siam fatte da Dio, sua mercè, tale Che la vostra miseria non mi tange

ed oltre che per la ragione espressa da Dante, sappia che io fui sempre abituata ad una relativa libertà fin da ragazza, e più se ne avessi voluta.

— Chissà quanti....

— «Quanti amanti» lei voleva dire. Ebbene, ecco che le è scappata di bocca un'altra sciocchezza.

L'uomo arrossì, e si scusava dicendo che non voleva dire «amanti», che non voleva usare questo vocabolo così volgare riferendosi a lei.

— Come si confonde per poco — e Nadina sorrideva lietamente — ma dica pure «amanti», è una parola onestissima e che molto mi piace: soltanto mi dispiace di non averne avuti.

L'uomo fece un atto di incredulità.

— Ma sa che lei dimostra ben poco spirito a non credere a quello che io dico? «Le donne sono bugiarde» ecco, non lo dice, ma gli si legge in fronte. Bugiarde quelle che non possono essere sincere, ma io perchè dovrei nascondere se avessi avuto uno o due amanti?... La verità vera è che non ne ho avuti: moltissime adorazioni....

— Molte proposte di matrimonio — suggerì timidamente l'uomo.

— Di quelle poi nè meno l'ombra con mio grande dispiacere.

— Inverosimile!

— Anzi, verissimo.

— Evidentemente la grande sua _bellezza_, mi conceda questa espressione audace (e l'uomo pronunciò quella parola timidamente credendo che la donna ne dovesse arrossire, ma la donna non arrossì) ha reso timidi i suoi adoratori. E in verità chi dei mortali oserebbe sposare una Dea?

— Ed ecco detta una terza o quarta sciocchezza.

— Perchè signorina?

— Perchè contiene nella sua forma di complimento iperbolico una grave offesa. Lei viene a dire in bel modo che io non sono una donna adatta alla vita domestica, e invece io mi sento discretamente portata per la vita di casa. Mi piace dipingere, scrivere, leggere, ma non disdegno brandire la mestola o far saltare la casseruola. Uomo incredulo, non c'è che il fatto che la possa persuadere?

***