Trionfi di donna (novelle)

Part 13

Chapter 132,292 wordsPublic domain

A questo punto ebbe fine il discorso di Piero Medici e a questo punto si turbò, ma fu un istante. Crosio lo vide levarsi in piedi, prendere un'aria risoluta, levar dalla tasca interna della giacchetta non la distinta delle spese, ma una gran borsa piena d'argento che posò fieramente sul tavolo.

— Senta — disse Piero Medici risolutamente — io le abbuono le trecento lire, le abbuono il baliatico, le regalo questa qui e lei ci lascia _Puccìn_!

Era detto!

Almerigo Crosio quando capì, scoppiò in una risata così allegra come da anni non aveva mai riso.

E come rideva così il volto di Piero Medici si abbuiava e si confondeva: l'uomo sentiva di diventar piccino e finì col rifugiarsi ancora nella poltrona.

— Dunque lei non accetta? — chiese infine. — E noi che eravamo così sicuri che lei avrebbe accettato!

— Ma volete che io venda i miei figliuoli? O che li pigliate voi per capretti, per vitelli, per galline?

Ma non ebbe voglia di ridere ancora: Almerigo Crosio pensò e si intenerì, prese l'aspra mano di Piero Medici e la strinse affettuosamente.

— Ah, _Puccìn_! dover perdere _Puccìn_! — ripeteva il villano. — Me lo lascino almeno per un altr'anno, povera _Puccìn_; tanto da vederla grande!

***

E fu così che _Puccìn_ rimase a balia sino ai tre anni e da allora Almerigo Crosio lesse le lettere di Piero Medici e qualche volta pensò alla derelitta _Puccìn_.

***

Dopo un anno Almerigo Crosio si decise di andare a prendere cotesta sua figliuola, e ricondurla a casa e farla pari nei diritti e negli agi di cui godevano gli altri due fratelli: i quali è cosa dubbia se avrebbero spontaneamente accettato di suddividere in tre quel caffè e latte eccellente che prima era solamente per due.

Ben conveniva risolversi a questo passo chè tanto valeva in simile caso accogliere la proposta venale di Piero Medici.

Il quale doveva essere un perfetto gentiluomo come si accorse Almerigo Crosio quando notò il modo come era stata allevata _Puccìn_, e la moglie di lui doveva essere una gentildonna, e di gran cuore ambedue, sì grande fu la pena loro nello staccarsi da _Puccìn_!

È dolorosa cosa dovere constatare come si possa essere gentiluomini autentici anche non essendo passati attraverso il costoso e complicato macchinario che serve ad elaborare gli uomini civili.

Il dogma dell'alfabeto obbligatorio come ne soffrirebbe se il suo orgoglio gli permettesse di riconoscere questa verità!

***

In un bel giorno d'aprile Almerigo Crosio si mosse per andare a prendere questa sua abbandonata bambina.

Alla soglia della casa rustica Almerigo Crosio era atteso.

Piero Medici e sua moglie avevano in mezzo una bambina con i capelli biondi, ben pettinati e spartiti, e con le sottanine ben rosse.

— Quello lì è il papà! — disse Piero Medici additando il sopraggiunto, con un fremito nella voce.

— Quello lì il papà? — domandò dolcemente _Puccìn_.

— Sì, sono io il papà — confermò Crosio piegando le ginocchia per mettersi all'altezza del volto di _Puccìn_.

_Puccìn_ a questa affermazione credette docilmente: congiunse e sporse i labbruzzi.

— Le vuol dare un bacio — avvertì la balia — non vede?

Allora Almerigo Crosio accostò la dura pelle del suo volto e sentì premere contro di sè, come un suggello di purità, la delicata freschezza di quel volto di raso che vedea, si può dire, per la prima volta.

— Ma mi conosce? — domandò Almerigo Crosio levandosi in piedi e voleva dire: «La bambina sa che ha un babbo e una mamma che non siete voi?»

— Sicuro, li conosce tutti! — rispose la balia — Vuol sentire? _Puccìn_, dove è il papà?

— A Venezia!

— Dov'è la mamma?

— Di sopra.

— Perchè di sopra? — domandò Almerigo Crosio.

— Perchè c'è un ritratto della Madonna della Seggiola e le abbiamo dato da intendere che quella è la mamma.

— E Pio e Mondino (erano i nomi dei fratelli) dove sono?

— Tutti a Venezia! — rispose con voce dolce e pacata _Puccìn_.

***

Avete voi mai posto mente alla voce dei bimbi fra i due ed i tre anni, quando cominciano a far le prime prove dei suoni delle parole? quando le loro movenze hanno grazie inaspettate e veramente meravigliose come se dentro si agitasse una prima anima pura, la quale per non far morire il nato dall'uomo e dalla donna, muore essa anima pura e lascia quindi il posto a quell'anima seconda e diverse che è quella che maturerà con gli anni?

Allora, in quei fuggitivi anni, la voce infantile contiene un'eco come — per porgere alcun paragone — la voce del ventriloquo. Pare cioè che provenga di lontano: e nella sua semplicità ha fioriture e vaghezze di linguaggio simbolico.

***

Almerigo Crosio seguitando il discorso, domandò:

— E tu vuoi venire a Venezia?

— Non si dice «voglio» — corresse _Puccìn_ — ma si dice: «per piacere!»

I balii sorrisero e spiegarono che avevano insegnato a _Puccìn_ che non si deve mai dire «voglio» ma sempre «per piacere!»

— Perchè non si deve dir «voglio?» — domandò il balio.

_Puccìn_ allargò le braccine con un gesto rassegnato e desolato e disse (ora teneva i grandi occhi in su come per iscrutare quell'uomo nuovo a cui andava connesso il nome venerando di padre):

— Perchè l'erba del «voglio» non cresce neanche nei giardini del Papa.

— Dunque hai piacere?

— Sì, piacere.

_Puccìn_ dopo questa risposta si era allontanata, e ritornò poco dopo.

Aveva un cestellino di giunco sotto il braccio: nel cestellino c'era un pezzo di pane ed una bambola miserabile.

— Quando le si dice di andare a Venezia, lei corre a prendere il suo cestino e la sua pupa — spiegò la balia.

Ma gli occhi si arrossarono alla donna, in grande pianto. Lagrimava in segreto anche il balio, e _Puccìn_ intanto imitava con le labbra il suono dei buffi del treno; e a quel suono il grosso cane balenava con le pupille iridate e balzava come per avventarsi contro il treno, (la ferrovia correva lì presso) ma nulla vedendo, s'era accosciato con le gambe davanti ritte, gli occhi interrogativi, la lingua fuori, davanti a _Puccìn_ come per dire: «Ma ti sbagli, cara amica, il treno ora non passa!»

E _Puccìn_ pur seguitava ad imitare i buffi del fumo.

***

Era una di quelle dolci mattine che a chi ben guarda e sente, sembrano un consiglio di pace che la terra e le piante danno agli uomini, quando Almerigo Crosio e _Puccìn_ si trovarono soli nel treno.

— Vienci a trovare! — aveva detto la balia.

— Sì, vi verrò a trovare — aveva risposto gravemente _Puccìn_ in piedi sul treno, come una reginella che rende omaggio ai vassalli.

Ma Piero Medici aveva scosso il capo e avea preso per mano la moglie: — Andiamo, via, andiamo! — e si erano allontanati prima che il treno si movesse.

Ora, fuggendo il treno, si videro per qualche istante i due balii che si allontanavano curvi, lungo la via bianca, senza più voltarsi.

— Il zio Piero e la zia Nena — disse _Puccìn_ con l'abituale sua placidezza, additando.

— Ci volevi bene?

— Oh sì, _Puccìn_ ci vuole tanto bene!

Ma _Puccìn_ in quell'istante era molto occupata ad osservare la nuova e instabile dimora dove si trovava.

Le scosse del treno trasportavano _Puccìn_ da un punto del cuscino ad un punto del cuscino opposto. Spesso le movenze erano comiche: il bianco del grembiulino davanti, lo scarlatto della vestina di dietro, l'onda dei capelli, agitati dalle scosse, apparivano ogni tanto, e ogni tanto le pupille si rivolgevano attonite, più che interrogative, per domandare:

«Ma, caro signor padre, come va tutto questo che qui non si sta mai fermi? è così instabile ed inquieta la nuova dimora?»

Il padre, Almerigo Crosio, seduto in un angolo, guardava.

Guardava _Puccìn_, cui il treno faceva ballare una curiosa ridda, e questo pensiero diabolico si delineò nella mente di Almerigo Crosio: così, ecco: «lasciare aperto lo sportello opposto: attendere che _Puccìn_ vi batta contro. Non avrebbe sentito neppure un grido: il rosso, il bianco, l'oro dei capelli travolti un istante, poi nulla, più nulla!»

«Che cosa è stato?» chiederà la vana legge degli uomini.

«Una disgrazia involontaria» risponderà Almerigo Crosio.

E la statistica degli uomini registrerà una disgrazia involontaria di più.

***

Ma Almerigo Crosio al pensiero diabolico rabbrividì, si alzò, andò all'altro sportello e si rassicurò che fosse ben chiuso, ma, nel ritornare al suo angolo, prese _Puccìn_ per l'uno e per l'altro polso, davanti a sè, stringendo a pena: poi nel premere andò sempre crescendo. Voleva vedere gli imperturbabili occhi lagrimare, voleva udire la soave voce tramutarsi nel pianto, voleva che _Puccìn_ provasse paura non fiducia di trovarsi con lui. Qualche piccola cosa pur il Demonio domanda di tributo anche gli uomini onesti! E stringeva!

E _Puccìn_ fissava attonita, l'ombra della paura già oscurava il volto, le labbra fecero boccuccia brincia per il dolore, ma non per piangere, bensì per offrire il solo omaggio che poteva offrire per il riscatto della pena: un bacio!

Allora le mani di Almerigo Crosio si allentarono. Lasciò _Puccìn_.

_Puccìn_ tornò a palpare i cuscini instabili.

***

E Almerigo Crosio s'avvide che lo sigaro che stava fumando era pessimo, anzi molto pessimo, perchè lo faceva stranamente lagrimare.

***

Ma no! _Puccìn_ mostrava di avere una fiducia illimitata in quell'incognito che gli era stato presentato sotto il nome autorevolissimo di padre: fiducia piena di grazia e di purità: da lui, da lei venuta fuori quella purità mirabile: da lui, da lei, sui quali la vita, la necessità del lucro, del lusso, delle convenienze sociali e via e via, aveano — come tossine de' microbi patogeni — distillato il veleno terribile dell'insensibilità. Sclerosi dell'Anima!

Eppure quella purità era nata, ed era fatta carne, voce, splendore di rosee carni, di umide pupille, lì presso di lui! O mirabile potenza ignota che così tutto rinnova e così dispone le vere leggi della Vita!

Almerigo Crosio prese presso di sè _Puccìn_, se la ricoverò fra le braccia e la baciò a lungo, a lungo, e ripetutamente, provando come un refrigerio delizioso nel contatto di quelle fresche carni che pareano come un riflesso di una freschezza interiore.

Così il viandante arso dalla caldura, roso dalla polvere, fatto bruto dalla fatica, guarda le chiare acque sorgive e sente la voluttà di sommergervisi.

La riguardò a lungo, e da quel volto venivano fuori delle reminiscenze di sè; anni molto lontani, quando egli, Crosio, sedeva in grembo della madre sua!

Puro il mattino, soli nel treno: il treno correva con non so quale festività leggiera.

E _Puccìn_ incominciò: cominciò una serie di domande complicate, difficili, insistenti, strane, alcuna volta paurosamente profonde e senza possibilità di risposta.

Tutti i bimbi quando nel fenomeno luminoso cominciano a distinguere il sole, le piante, gli animali, fanno di simili paurose domande: paurose perchè pare che un'immane anima filosofica si desti in sì gracile corpo!

Una sola domanda non venne, questa: «Perchè, caro padre e cara madre, mi avete messa al mondo? ci avete pensato razionalmente, signori genitori?»

Ma questa dimanda non venne; e quando Almerigo Crosio comperò una bella ciambella, fresca, dove _Puccìn_ immergeva i suoi dentini e il corallo delle gengive, pareva ella dire: «Ottimo padre mio, io sto benissimo in questo mondo e questa ciambella è squisita. Non vi date pensiero di me: batterò la mia strada come tutte le donne, nè più nè meno!»

***

_Puccìn_ — come giunse a casa — fu accolta con grandi segni di giubilo dalla mamma e dai fratelli.

Ma ella non ne parve eccessivamente turbata e commossa. In fin de' conti ciò le era dovuto nè ella voleva accettare come grazia ciò che era suo diritto. Caso mai, era in credito di tre anni.

Ai suoi signori fratelli fece poi sin dalle prime mattine comprendere che ella, come era disposta ad osservare i suoi doveri, così intendeva salvaguardare i suoi diritti e che, secondo i nuovi principi di uguaglianza, la parte di Cenerentola non la voleva sostenere: laonde divisione in tre parti uguali del caffè e latte!

Avrebbe fatto il possibile per dare il minor disturbo nella casa: e in fatti in un angolo, presso una seggiolina, _Puccìn_ badava silenziosamente alla sua bambola miserabile e spelata.

Di quando in quando — però — la coglievano dei frulli di bizzarria. Correva di stanza in stanza spalancando gli usci e fermandosi in attitudine di reginella imperiosa su le soglie.

La qual cosa si poteva interpretare, o come un bisogno di maggior spazio o come un'affermazione della sua proprietà.

Così pure ogni tanto si affissava nel vuoto, cercando nelle chiuse stanze ciò a cui la sua pupilla era abituata: il verde dei campi, l'azzurro dei cieli.

«Bù! bù!» faceva ogni tanto, e forse chiamava per reminiscenze il buon cane fedele; o imitava per suo conto i buffi della vaporiera che sull'alto terrapieno fuggiva presso la villa di Piero Medici.

Ma poichè il cane più non appariva e la vaporiera non passava sbuffante nel verde e nell'azzurro, così _Puccìn_ docilmente ritornava alla sua misera bambola.

_Puccìn_, sì, per sempre _Puccìn_!

— Come ti chiami bella bambina? — le chiedevano quelli di casa facendole intorno corona.

— _Puccìn_!

— No! il tuo nome è Giuseppina Crosio.

— No! _Puccìn_! — ed era solo per questo che _Puccìn_ diventava rossa di rabbia come un galletto. Voleva che le fosse serbato il nome che Piero e Nena, i buoni villani, le avevano imposto.

***

Quanto ad Almerigo Crosio, sentendo di giorno in giorno rinascere più vivo l'affetto per questa già abbandonata, cara bambina, e rimembrando i lunghi tre anni di indifferenza e di oblio e comparandoli con il presente amore, dicea tra sè mestamente:

«È ben miserabile in fine questa nostra vita quando ogni volta, ripensandoci attentamente, troviamo che la somma delle nostre azioni è sbagliata sempre, e ci conviene ritornare da capo sempre!»

INDICE.

Il trionfo del marito di Clodio _pag._ 7 Il trionfo della penna d'Airone » 49 Il trionfo di Nadina » 99 Senape inglese o senape francese? » 167 Il trionfo della morale » 201 Il trionfo delle rose » 239 Il trionfo di Puccìn » 249

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (follia/follìa e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.