Tre racconti sentimentali

Part 2

Chapter 2 3,761 words Public domain Markdown

Il più astuto e maligno di questi corvi era Tribolo, il quale per circuire ed insidiare una preda nessuno lo superava. Non è già che egli fosse invaghito di Cecilia, e che operasse per soddisfare una sua voglia amorosa. Tribolo non aveva nessuna inclinazione per le donne, e fossero pur belle come Venere, non gli destavano il più piccolo desiderio. La sua grande ed unica passione, quella che gli teneva luogo di tutte, era l'amore del danaro. Egli dunque insidiava Cecilia per commissione altrui; era il bracco del cacciatore. Un ricco bottegajo dei dintorni aveva veduto la fanciulla, e concepito un'ardente brama di possederla a suo modo. Costui apparteneva alla specie di quegli attempati libertini, che la morte soltanto può guarirli della lussuria. Uomo dai quarantacinque ai cinquant'anni, grosso e tarchiato, colla faccia salsedinosa e bernoccoluta, goffo di parole e di maniere, non aveva altro mezzo di vincere una donna fuorchè quello delle monete. Laonde tutte le sue conquiste erano fatte nella classe delle giovani bisognose, e per mezzo ancora di torcimani, che parlassero in suo favore, e le disponessero alla caduta. Questi preliminari erano indispensabili, altrimenti volendo mettere innanzi la sua figura e trattare da sè la propria causa, non sarebbe riuscito a nulla. Eppure questo fauno ributtante non si contentava di roba mediocre, ma voleva avere fior di bellezze e di gioventù. Tribolo, che lo aveva servito in altre occasioni, si preparava adesso a servirlo di nuovo, e con zelo maggiore, a motivo che la ricompensa promessa era larga più del consueto. Questo aumento avvenne in parte perchè il bottegajo trovò la fanciulla molto di suo genio, e in parte perchè Tribolo espose i grandi ostacoli che bisognava superare per vincere la sua virtù. I grandi ostacoli esistevano realmente, quantunque il mezzano, volendo presentare l'impresa come difficile per farsi pagar meglio, li avesse dichiarati prima ancora d'averne fatta la prova. Egli cominciò a tendere le sue reti a Cecilia, guardandola coll'occhio e col sorriso della bontà, volgendole parole garbate e facezie oneste ogni volta che s'imbatteva in lei, e le volte erano frequenti e non procurate dal caso. Abitando essa il piano superiore a quello di lui, doveva necessariamente passare dinanzi al suo uscio quando andava e tornava per le sue faccende. L'uscio era aperto, e il vecchio si trovava occupato ora a spazzolare il suo vestito, ora a nettare le sue scarpe, ed ora a stuzzicare il suo merlo in gabbia, senza parere che pensasse ad altro. Ecco belle e naturali occasioni di fermare la fanciulla, di cambiare parole seco lei, e d'invitarla a venir dentro per vedere il suo piccolo appartamento. Come poteva essa non corrispondere alle gentilezze di un vecchio così affabile, così lieto d'umore, e così onesto d'aspetto? Egli era il solo uomo in quella casa che le fosse simpatico, e col quale s'intrattenesse volentieri. Infatti, mentre gli altri la guardavano avidamente, le mormoravano propositi indecenti, e le mettevano le mani addosso, egli solo si mostrava rispettoso nel contegno e nel discorso. Quando Tribolo si ebbe in tal modo procurata la sua confidenza, cambiò linguaggio e tentò bel bello il colpo della seduzione. È un peccato, diceva, che una sì bella tosa debba vivere nella miseria. Tu meriteresti uno stato di prosperità, e te lo desidero di tutto cuore. Io sarei contento di vederti meglio nutrita e meglio vestita di quello che sei. Quale risalto darebbero alla tua bellezza un abito di stoffa non ordinario ed uno sciallo confacente all'abito! Come starebbero bene i tuoi piccoli piedi calzati in un pajo di stivaletti alla moda! Altro che zoccoli! Eppure io conosco alcune ragazze che erano povere e mal in arnese al pari di te, e che ora vestono pulitamente, mangiano di buoni bocconi, ed hanno la borsa ben provveduta di danaro. E come avvenne questo cambiamento? Avvenne perchè ciascuna di esse ascoltò le proposizioni di un amante ricco e generoso, che sovviene ai loro bisogni e le fa vivere comodamente. Io non le condanno se per uscire dalla miseria, che è tanto dura e insopportabile, si sono appigliate a questo partito, che certi bacchettoni chiamano vergognoso. La vergogna sarebbe di avere molti amanti, ma quando si tratta di uno solo, si può accettare il suo amore e i suoi beneficj senza scrupolo. E perchè tu medesima non potresti fare altrettanto? Se tu vuoi ascoltarlo, io conosco un galantuomo che ti ama, e che volentieri ti si farebbe amico, pagando largamente la tua compiacenza. Di più si prenderebbero tutte le misure necessarie perchè nessuno sapesse mai il secreto della vostra relazione.--Così parlava Tribolo a Cecilia ogni volta che poteva averla a quattr'occhi; ma la fanciulla, turbata e scandalizzata, gl'imponeva silenzio, protestando che non voleva saperne di tali proposizioni, e che si sarebbe seco lui disgustata, quando non tralasciasse quell'argomento. Tribolo conobbe che l'impresa era malagevole, ma non pertanto desistette dalle tentazioni finchè la fanciulla se ne liberò coll'evitare possibilmente il suo incontro. Allora il vecchio malvagio pensò di attaccarla con altre armi, e di vincerla colle minaccie. Ecco perchè offrì ad Antonio il prestito di due talleri, colla quale astuzia si preparava un mezzo di spaventare Cecilia nella sua giovanile semplicità. Una sera che costei era discesa per attingere acqua, la fermò sul pianerottolo, e così le disse:--Giacchè sei ostinata a ricusare la fortuna che ti si offre, non parliamone altro, e seguita pure a vivere nella tua indigenza. Sappi soltanto che quel galantuomo non cessa dalle sue intenzioni di giovarti, ogni qualvolta tu ti disponga ad ascoltare il suo amore. Il tuo rifiuto non lo ha distolto dal pensare a te, e quando tu mutassi consiglio, è sempre pronto a fare il tuo bene. Io non ti dico di più su tale proposito, e tu sei libera della tua volontà. Siccome però in faccia all'amico tu mi fai passare per un uomo da nulla, ed incapace di rendergli un servigio, e siccome il mio amor proprio è molto irritato, così ho deciso di vendicarmi collo spogliarti di ciò che hai di meglio in casa. Io voglio essere pagato dei due talleri che ho imprestati a tuo nonno. Questo malanno accaderà ben tosto, e tu avrai a rimproverarti di non averlo impedito mentre lo potevi, giacchè era mia intenzione di assolvere il debitore, se tu fossi stata docile a quanto ti veniva proposto.

Cecilia se ne andò tutta intimorita per la minaccia di Tribolo, pensando con sorpresa al debito del nonno, che essa ignorava. Tuttavia non disse nulla in casa, perchè delle afflizioni e dei guai ve n'erano abbastanza. Da cinque o sei giorni la mancanza d'ogni cosa necessaria si faceva crudelmente sentire. La madre si era alquanto ristabilita in salute, ma il lavoro le era venuto meno. Antonio, per quanto s'ingegnasse, non riusciva a procurarsi che pochi centesimi, e Cecilia riscuoteva la scarsa mercede del suo lavoro in fine di settimana. Il freddo era rigoroso, e si penuriava di legna, di vestito e di calzatura. Il pane a rigor di termine mancava. Cecilia diventò pensierosa, taciturna, e sbandì affatto il riso dalle labbra. La poveretta paventava di vedersi da un momento all'altro sequestrata, per ordine di Tribolo, la poca roba buona che ancora rimaneva in casa. Essa pensava che avrebbe potuto allontanare quella nuova sventura, e rimediare in parte alle altre che travagliavano la sua misera famiglia. Quantunque abborrisse da questa idea vergognosa, pure doveva ascoltarla suo malgrado, perchè le assediava la mente in casa, lungo la strada e durante il lavoro.

Una sera, verso la fine di gennajo, la fanciulla, tremante dal freddo e colla fame in corpo, veniva dalle sue occupazioni ed entrava nella sua squallida camera, sperando di scaldarsi un poco e di sedere alla povera cena consueta. Non vi era nè fuoco nè cibo di sorta. I due fanciulli non erano andati quel giorno alla scuola infantile per la molta neve caduta e per le loro scarpe estremamente sdruscite. Laonde avevano perduta la solita minestra dello stabilimento, e piangevano di fame. La madre, che pativa per sè medesima e per essi, procurava di consolarli, dicendo loro che la provvidenza non avrebbe tardato a venire. La provvidenza era il nonno Antonio, che fino dal mattino lavorava a sgombrare le strade della neve per guadagnarsi una lira dal Municipio. Cecilia stette seduta alquanto in un angolo, col cuore angosciato e col capo nascosto in grembo. Quivi si levò improvvisamente, e disparve della camera. Quando rientrò, dopo cinque minuti, parve lieta ed espansiva, fece coraggio alla madre, baciò i fratellini, e disse che il domani le cose sarebbero andate meglio. Questo buon umore non durò che pochi istanti per dar luogo al più tristo abbattimento. La fanciulla impallidì, ricadde nel silenzio e, grado grado, passò dai sospiri al pianto. La madre, stupefatta ed inquieta di tale contegno, si fece ad interrogarla ora con dolce ed ora con severa insistenza, e venne a sapere la verità. Cecilia, nella sua disperazione, era corsa da Tribolo per dirgli che il giorno vegnente si sarebbe venduta all'uomo che la chiedeva. Qui ebbe luogo tra la madre e la figlia una scena delle più commoventi. Nè l'una nè l'altra non avevano più fame nè freddo, ma strettamente abbracciate piangevano quelle lacrime sante che il pentimento di un obbrobrioso consiglio, l'idea della virtù in pericolo, e l'orrore di una colpa non ancora consumata fanno versare alle anime buone. La madre sentiva di non aver mai tanto amato la sua figlia come in quel momento solenne che la teneva ancor pura fra le braccia, e salva della caduta. La figlia sentiva più vivo l'affetto verso la madre, perchè le aveva aperto gli occhi e compatita del suo traviamento. Non vi era bisogno di rimproveri, giacchè la fanciulla col rossore del viso, col tremito della persona e colla voce spezzata dai singulti, manifestava abbastanza il suo pentimento, e faceva credere che anche di proprio impulso avrebbe rigettata quel reo partito preso in un istante di disperazione. Intanto comparve Antonio mezzo intirizzito, ma tuttavia sorridente e contento di poter deporre sulla tavola due grossi pani di mistura, alquanti pomi di terra cotti, tre once di zucchero ed altrettante di formaggio. La carta che involgeva lo zucchero non aveva nulla da invidiare per grossezza e grandezza a quella che involgeva il formaggio. Sì l'una che l'altra dovevano pesare un quarto della merce contenuta. I signori pizzicagnoli e droghieri non si fanno scrupolo di vendere così la carta dieci volte più del suo valore, e di affibbiarne la maggior parte ai poveretti che sogliono comperare i generi al minuto.--Ecco qua, disse il buon vecchio mostrando la provvigione, ecco qua la spesa fatta col guadagno delle mie braccia, che hanno ammucchiato non poca neve. Domani e l'altro vi sarà lo stesso impiego, giacchè non cessa di fioccare allegramente. Ogni giorno di lavoro una svanzica, e per bacco non c'è male, quantunque si abbiano le mani ed i piedi gelati durante dieci ore. Animo dunque, prepariamo la cena. Tu, figlia mia, ti farai un po' di caffè e latte per riscaldarti lo stomaco, e noi, che siamo sani mangieremo pane, formaggio e pomi di terra. Un tantino di caffè ed un bicchiere di latte ci debbono essere ancora, e queste sono tre once di zucchero greggio, colla solita carta turchina, che, in fede mia, potrebbe contenerne il doppio. Suvvia, diamo mano alla faccenda ... ma voi non avete acceso il fuoco, mi pare. Sebbene io sia mezzo orbo, dovrei pure veder luccicare qualche cosa là verso il focolajo. Sì, sì, oscurità perfetta, da quella parte, nulla che somigli ad una bragia. Ma voi non dite una parola? Oimè! vi asciugate gli occhi? In nome del cielo, perchè piangete quando io venga a casa coll'occorrente per la cena? Che cosa vi è accaduto? Parlate.--.Antonio si lasciò andare sopra ima sedia, e stette ad ascoltare l'accaduto.

--Gesummaria! esclamò egli dopo udita la rivelazione, alzandosi tutto sconvolto ed agitato. La mia Cecilia ha potuto inclinare l'orecchio alla voce della seduzione, e consentire di perdere la sua innocenza! Non era il vizio, è vero, che ti persuadeva al passo disperato, ma il dolore delle tue e nostre sofferenze. Nondimeno era egualmente una tentazione del demonio, e la tua caduta non avrebbe avuto giustificazione alcuna presso la gente dabbene, perchè si deve piuttosto morire che diventare colpevoli ed infami. Come avresti tu potuta godere un bene procurato col traffico della tua virtù? Con qual animo avresti offerto a tua madre, ai tuoi fratelli, a tuo nonno un sussidio procacciato con tal mezzo obbrobrioso? Ah! sia lodato Iddio che ti abbiamo salvata dal precipizio. Mai più, Cecilia, mai più una simile tentazione. Sfidiamo la miseria, sopportiamo le privazioni, ma restiamo innocenti e senza rimorsi di coscienza. Finalmente nessuno muore di fame, e la Provvidenza arriva per tutti, un po' tardi qualche volta, ma sempre in tempo di consolarci. Ah! dunque il signor Tribolo colla sua cera onesta e colle sue belle parole è un pessimo uomo, che voleva fare la tua rovina. Sì, io debbo confessare che ho tolto in prestito da lui due talleri, e che ho detto la bugia di averli guadagnati al lotto. Ma egli mi ha quasi costretto a riceverli, ed ora capisco il motivo delle sue istanze. Egli però si è ingannato ne' suoi artificj, ed io pagherò il mio debito un poco alla volta, come siamo convenuti. Non parliamo più di questo brutto affare, che mi ha messo lo spavento addosso. Cari fanciulli, lasciate stare i cartocci, e aspettate un poco.... Suvvia, se avete fame, vostra madre vi darà subito un pezzo di pane ed un pomo di terra per ciascheduno. Figlia mia, contenta questi piccini, che io accenderò il fuoco.... Ah, diamine, non abbiamo legna. Niente paura. Questo coperchio di un vecchio coffano, che non serve a nulla, io lo riduco in liste e scheggie che arderanno come torcie di resina. Qua il pestalardo, che servirà di scure. Una, due, tre, quattro.... per bacco, si fende giù dritto e facilmente come il sambuco. Si può ben dire che è stagionato questo combustibile. Ecco supplito per adesso.... domani poi avremo della vera legna, se mi riesce Un certo progetto di guadagno.... È un progetto bizzarro, ma ho speranza che riuscirà. Ora non vi dico altro.... Qua i zolfanelli e una manata di paglia. Bisogna convenire che io sono un uomo industrioso, perchè trovo rimedio a tutto. Ah, che fiamma superba! ditemi bravo, chè lo merito davvero. Figlia mia, vieni colle tue creature a godere questo bel fuoco, e poi mangiate tutti in santa pace. Io vado a tentare il mio progetto, e voi non siate inquieti sulla mia assenza d'un pajo d'ore, o poco più.

Antonio si mise in tasca un pezzo di pane, ed uscì con premura dalla stanza, lasciando le due donne a fantasticare sul suo misterioso progetto. Egli montò all'ultimo piano della casa, e battè ad un uscio logoro, macchiato, e pieno di spiragli turati coi cenci e colla carta. Una voce rispose debolmente: Entrate. Antonio si trovò in una specie di bugigattolo rischiarato appena da un lumicino a olio. Un uomo calvo, magro, e ravvolto in un lacero arnese, che pareva un capotto da militare, stretto ai fianchi da una corda stava seduto dinanzi al cammino, covando alcune bragie prossime alla consunzione. Un gatto gli era accosciato sulle ginocchia, e gli serviva col suo calore di supplemento a quel fuoco in miniatura.

--Come va, Simone, disse Antonio accostandosi e mettendo una mano sul grosso e benefico gatto. Come vi trattano i vostri reumatismi?

--Caro voi, mi fanno guaire dolorosamente, rispose Simone toccandosi il collo e le spalle. Ecco il terzo giorno che non posso uscire di casa a guadagnarmi il pane.

--Vi compiango di vero cuore, come un mio confratello di miseria. Volete acconsentire ad una proposizione?

--Udiamo quale,

--Imprestatemi il vostro organetto, e questa sera andrò io a suonare dinanzi i caffè e le osterie. Metà per uno del prodotto.

--Ma.... voi mi proponete una cosa.... Ci ho le mie difficoltà di acconsentirvi. Voi non avete pratica collo strumento, e temo che lo guastiate.

--Eh, giusto! Quando fosse un violino od una chitarra voi potreste aver ragione. Ma qui si tratta soltanto di menare un manubrio. Voi mi credete ben dappoco e mi fate torto.

--La cosa non è facile come vi pare.

--Scusatemi, Simone, io vedo tutto giorno ragazzi e donnette che trattano questo strumento colla massima disinvoltura e guardandosi attorno sbadatamente. Questo è segno che si può suonare con grande facilità.

--Inoltre ci vogliono molti riguardi nel portarlo in volta, nel caricarlo sulle spalle, e nel deporlo sopra il cavalletto. Se fosse sulle ruote, non occorrebbero queste attenzioni.

--Via via, state sicuro che farò le cose come si deve. Da bravo, caro Simone, rendetemi questo servigio, datemi il mezzo di raggranellare qualche soldo, perchè il bisogno in questi giorni mi angustia ferocemente.

--Or bene, io mi arrendo al vostro desiderio, perchè noi, povera gente, dobbiamo ajutarci in tutto quello che possiamo. Venite qua, Antonio, e badate ad alcune mie istruzioni. Ahi! ahi! che trafitture lungo il filo della schiena. Ogni volta che mi muovo è uno spasimo. Ecco lo strumento, che ora è alquanto scordato, ma che tant'e tanto fa l'ufficio suo. Questo è il così detto registro, che serve a mutare la posizione del cilindro pel cambiamento delle suonate, le quali sono cinque, cioè due valtzer, due polke, ed un'aria dei Puritani. Osservate bene come si tocca il registro. Avete capito?

--Perfettamente.

--Suonate per lo più le due polke, perchè sono le meglio intuonate e le meglio gradite dagli ascoltatori. Vi raccomando di condurre il manubrio con eguale andamento, e non a strappate senza misura, altrimenti il tempo musicale sarebbe difettoso, e le suonate riuscirebbero come chi cammina a salterelli e sbalzi disordinati. Vi avverto ancora che il manubrio si applica e si distacca ad ogni stazione, e che si porta in mano per non perderlo nei tragitti. Finalmente abbiate la diligenza di assicurare ben bene lo strumento sopra il cavalletto, e di collocarlo rasente il muro, affinchè, mentre voi siete nella bottega a raccogliere le offerte, non abbiano i passanti a gettarlo per terra come ingombro del marciapiede. Prendete il piattello di latta che si porge ai benevoli contribuenti, e mettetelo in tasca. Abbiate l'aria umile e rispettosa, e non insistete dinanzi a chi non vi bada, o vi dice di non aver moneta. Questa frase significa per lo più: non vi voglio dar nulla; e noi dobbiamo sopportarlo in pace. Ora andate, e la fortuna vi sia propizia.

Antonio sottopose le spalle alla cassa armonica, infilò le cinghie, a cui è raccomandata, tolse in mano il cavalletto, e trasformato in Orfeo, andò a spargere i suoni e l'allegria per le strade di Milano. Intanto che egli fa i primi esperimenti della nuova arte, vediamo ciò che succede in un'osteria situata sul corso di Porta Comasina. I bevitori vi sono in gran numero, vuotano bicchieri a profusione, giuocano alle carte e alla mora, e fanno un baccano che assorda il luogo, contaminato da un fumo denso e pestifero di tabacco. Sieno pure i tempi infelici e caro fin che si vuole il vino, ma gli ubbriaconi trovano sempre il modo di soddisfare il vizio. In una stanza appartata siedono ad una tavola due personaggi con davanti un gran fiasco di vino, un piatto di salame, un pollo arrosto, un pezzo di torta, ed altre squisitezze gastronomiche. L'uno è Tribolo, e l'altro il ricco bottegajo, che celebrano la buona riuscita della loro impresa. Tribolo ha l'aria gioiosa e trionfante di chi ha riportato una vittoria. Egli mangia con tanto appetito e gradimento, che è un piacere a vederlo. Fra un boccone e l'altro mostra dello spirito, e dice una barzelletta allusiva alla prossima felicità del suo anfitrione, il quale è tutto ringalluzzito, e schizza faville dagli occhi infiammati e dalle guancie porporine. Costui mangia poco a motivo dell'amoroso vulcano che gli arde di dentro. L'idea che domani stringerà fra le braccia una fanciulla di sedici anni, bella e pura come una colomba, lo agita tutto quanto, e gli fa perdere l'appetito.

«E perchè si è fatta tanto pregare quella cara tosa, domandò egli movendo le grosse labbra come se assaporasse qualche cosa di delizioso. Sai tu che sono quaranta giorni che sospiro per lei?

«Lo so, rispose Tribolo, dopo aver vuotato un bicchiere colmo fino all'orlo, e preparandolo ripieno per una nuova ed imminente libazione. Lo so certamente, perchè io medesimo ho sospirato tutto questo tempo per una ragione, ben intesi, diversa dalla vostra. Quanti raggiri ho dovuto adoperare, quanta fatica mi ha costato il persuaderla! Voi domandate perchè si è fatta tanto pregare? Andate là, che siete anche troppo fortunato. Credevate voi di aver a che fare con una di quelle ragazze che sanno già il vivere del mondo? Cecilia è un boccone raro e prelibato che andava ottenuto a forza di arte, di pazienza e di aspettazione. Certe creaturelle son ritrose a lasciarsi vincere più di quello che si pensa. Voi sapete come ho lottato con costei per domesticare la sua salvatichezza. Il numero dei bomboni, dei manicaretti, dei nastri e delle cianciafruscole di cui l'ho regalata è stato grande, ve ne assicuro. E tutto questo coll'apparenza di un'onesta liberalità, col pretesto di favorire e rallegrare semplicemente la giovinetta, senza insospettirla de' miei secondi fini.

«Ah, il vecchio mariuolo che tu sei!

«Questi regalucci complessivamente mi avranno costato non meno di cinquanta lire.

«Io te ne ho già date più di cento.

«E spero che me ne darete ancora, perchè ho meritato molto. Voi mi fate fare di quelle cose.... In verità che la coscienza mi rimorde.

«Udite il briccone che parla di coscienza!

«Se non fosse il desiderio che ho di servirvi, la speranza che ho posta nella vostra generosità....

«Basta basta, furfante matricolato. Tu avrai un'altra sommetta quando Cecilia sarà mia.

«Un diminutivo! dite piuttosto una somma. Vi raccomando di allargare la mano, perchè i miei bisogni sono grandi. Voi avete il danaro a bizzeffe.

«Il bel sesso, ed i furbi tuoi pari me ne divorano la maggior parte. Orsù, ripetimi l'intelligenza che hai fatta colla ragazza.

«Domani sera quando ritorna dal lavoro, Cecilia entrerà nelle mie stanze. Voi ci sarete ad aspettarla per dirle il fatto vostro, e stabilire seco lei gli articoli dell'amorosa corrispondenza. Che momento felice per voi. L'ora vi tarda di poter toccare il cielo col dito, non è vero? Via via, moderate l'ardore, e non fate quegli occhi sfavillanti e bramosi. Io voglio credere che il vostro non sarà un capriccio passeggiero. Voi legherete con Cecilia una relazione ferma, e profittevole alla sua povertà.

«Ciò dipenderà da lei. Quando sia seducente nei modi, come lo è nella persona, quando corrisponda di buona grazia al mio amore non avrà a lagnarsi della mia instabilità.