Tre Donne

Chapter 9

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--Cominciate voi, Maria, cominciate!... supplicò la Menica, povera donna, con quella faccia di febbre.

--Non posso--rispondeva Maria.--Non posso.

Aveva un peso sul cuore, un peso che le mozzava il respiro.

Nessuno aprì bocca, neppure il padrone, che si allontanò ben presto con un ronzìo negli orecchi.

La macchina continuava il suo verso.

Maria pensava: I contadini si ribellano!... Sono stanchi di soffrire!... Ma che speranze possono avere?... Cosa vogliono fare?... Cosa, in nome di Dio?!... Saranno schiacciati, puniti... Siamo nati per lavorare e soffrire, noi poveretti: è così da per tutto... lo diceva anche il povero Sandro!...

Ma nel medesimo tempo, ella provava per la prima volta in vita sua un bisogno strano di gridare, di strepitare, di picchiare i suoi pugni pesanti su qualcheduno, di sfogarsi in qualche maniera.

Quasi senza sapere, per una ispirazione improvvisa le vennero sul labbro alcune strofe del _Canto dei lavoratori_, che certi giovinotti avevano sentito a Pavia e subito imparato, e insegnato agli altri. Il canto le sgorgò dal petto pieno di schianti e di lagrime.

«Su fratelli, su compagne, su, venite in fitta schiera; sulla libera bandiera splende il sol dell'avvenir.»

«Nelle pene, nell'insulto ci stringemmo a mutuo patto; la gran causa del riscatto niun di noi vorrà tradir.»

Tutti ascoltavano sbigottiti, non osando seguire quella voce profonda e appassionata, che li rimescolava.

Ma quando Maria cominciò il ritornello

«Il riscatto del lavoro de' suoi figli opra sarà; o vivremo del lavoro o pugnando si morrà!»

le donne, trascinate da una forza arcana, si slanciarono. Alla seconda ripresa gli uomini le seguirono, tutti d'accordo.

Le pareti tremarono; il rumore della macchina fu soverchiato.

E il padrone che già s'allontanava, sostò in mezzo alla strada, ascoltando a denti stretti.

INDICE.

CAPITOLO I -- In Val Mis'cia Pag. 1 » II -- L'asino dei Rampoldi » 19 » III -- Primavera » 29 » IV -- In confessione » 45 » V -- Zappando » 65 » VI -- Vinto » 71 » VII -- Alla Cascina Grande » 85 » VIII -- Nuove lotte » 95 » IX -- La Cristina » 107 » X -- Il destino » 123 » XI -- Il medico » 133 » XII -- Il germe dell'odio » 149 » XIII -- Decomposizione » 161 » XIV -- Vendetta » 169 » XV -- Sola » 189

ALCUNI GIUDIZI DELLA STAMPA ITALIANA

su i Romanzi di BRUNO SPERANI

Nell'Ingranaggio, 1885.

BRUNO SPERANI ha dettato un romanzo che rimarrà, malgrado qualche imperfezione di forma, gradito e ricercato, specialmente pel finissimo e completo studio della Gilda Mauri e che rivela come solo uno spirito superiore di donna poteva plasmare il concetto e tradurlo in persona, vivificandolo perfino nelle sue minime particolarità.

(Dal Convegno). Il conte ARUNDELLO.

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Ho tracciato l'intreccio perchè svela gli intendimenti della scrittrice. La favola modesta, lo sviluppo dato in balìa al cuore che cede ed al fato che trascina. Una scrittrice quasi sempre accurata, simpatica sempre. Delle pagine robuste, senza ricercatezze e senza l'indomita ambizione, che hanno altre scrittrici, oggi sul piedestallo, di farsi credere, forti come un uomo.

Tutta una condotta che può parer povera ed è semplice. Tutta una storia la quale al di là dei suoi capitoli d'amore, di ansie e di morte, svela la morale che libera gli umani da colpe, pur troppo segnate nel loro destino. _Nell'Ingranaggio_ non vi sono tesi. Questo diciamolo pure un bene, per i tempi che corrono, propizi alla cattedra. La morale viene ineluttabile dai fatti. In quel sciupìo dei liberi slanci, delle onestà fiere, degli affetti primi e dei doveri sacrosanti, voi vedete la gran lotta che si sfascia dinanzi alle fila del caso. Tutto va nell'ingranaggio e per gridi che innalzi la vittima, o per odio che ammassi il colpevole, ogni cosa esce da quei denti di ferro, come vogliono le forze e i misteri del destino nostro.

(Dalla _Lombardia_). UGO CAPETTI.

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Quest'imperfetta e sommaria analisi del romanzo basta però ad indicare che esso è un romanzo intimo dove il dramma scaturisce dalla passione ardente. Pochi personaggi principali, disegnati, nelle loro linee generali, con arditezza di tocco; molte macchiette, fra le quali alcune felicissime, massime le piccole fotografie dal vero degli artisti del Teatro Milanese. Qua e là, come del resto in tutti i romanzi della Sperani, si riscontrano ineguaglianze e slegature, ma l'interesse non langue mai. È soltanto a rimpiangere che l'egregia scrittrice, o per soverchia fretta o per noncuranza, non abbia dato l'ultimo ritocco al suo lavoro, non ne abbia meglio curata la forma; non abbia meglio approfondito i caratteri dei suoi personaggi sorvolando su più di un punto psicologico di capitale importanza, come ad esempio, la caduta di Gilda; si sia limitata, in una parola, a darci un buon romanzo, non una vera opera d'arte. Eppure poco ci sarebbe voluto!

Ad ogni modo, _Nell'Ingranaggio_, a malgrado del titolo non troppo felice, meritava una tutt'altra edizione. Io non esito ad annoverarlo fra i più interessanti romanzi italiani di questi ultimi tempi.

(_Gazzetta Letteraria_). DEPANIS.

BRUNO SPERANI ha scritto un libro di dolore e di verità. _Verità_, non intendo soltanto nel senso di quella esatta e più o meno fotografica--o notarile--riproduzione di ambienti, di caratteri, di particolari, che è tanta e così sostanziale parte del romanzo moderno positivista. Dico che il libro--ciò che sfuggì a tutti i critici, toltone l'acuto Cameroni che lo ha intraveduto--è una battaglia pugnata per la verità e l'interezza della vita e delle sue forme, per la coerenza di queste con quella, per lo spastoiarsi da quello aggrovigliamento malsano di tradizioni, di convenzioni, di convenienze, di artifici, d'imposture, di vigliaccherie che avvolgono come in una rete di ferro, e comprimono e pervertono e fanno più frivola e corrotta e crudele, la già tanto frivola e crudele e corrotta vita della borghesia moderna.

E la battaglia è tanto più efficace perchè non è fatta in forma di predica, nè l'argomento è torto alle esigenze, incompatibili con l'arte, di una _tesi_ propriamente detta.

Ogni libro d'arte, che ha un valore, prova qualche cosa; proverà o la vita o la morte, o il bene o il male, o un particolare aspetto di queste cose, o il dubbio, lo scetticismo, l'impossibilità di provare alcuna legge costante nella versatile complessità della vita.

Ma un libro, e sia pure un romanzo, onde non emerge un'impressione netta e coerente--ossia una conclusione--sarà un centone di descrizioni più o meno abili e di fattarelli di cronaca più o meno piccanti--non sarà nè romanzo nè libro.

E a me, leggendo «_Nell'Ingranaggio_»--questa storia piana e penosa del povero amore dell'Istitutrice, amore sano ed intero e legittimo innanzi alla natura ed ai fatti, che si scioglie logicamente nell'abbandono e nel suicidio, spintovi dalle energie congiurate della legalità e dell'ipocrisia, che piglia nome _decoro_--a me s'imponeva un ravvicinamento che parrà per lo meno _curioso_ ai lettori superficiali: il ravvicinamento di questo romanzo senza tesi e tutto concreto, con quel volume tutto tesi e disquisizioni astratte, meraviglioso per impeto di logica distruggitrice malgrado la leggerezza con cui maltratta taluni argomenti, che il Dumolard pubblicò non ha guari: le _Menzogne convenzionali_ del Max Nordan.

(Dall'_Italia_). FILIPPO TURATI.

BRUNO SPERANI, col suo _Nell'Ingranaggio_, viene a mettersi in prima fila nel plotone, anche troppo sottile, de' romanzieri italiani.

UGO SOGLIANI.

Numeri e Sogni, 1887.

Fin da quando leggevo certe sue corrispondenze ai giornali, sentivo in BRUNO SPERANI un'intelligenza superiore, una fibra robusta, come una eco di lotte sostenute. _Nell'Incubo_, e specialmente _Nell'Ingranaggio_, buon libro di poco inferiore al _Numeri e Sogni_, questa caratteristica dell'artista si manifesta chiaramente; tutte le sue qualità si affermano nella originalità della sua personalità propria, si espandono rigogliose, suo malgrado, nella serenità della sapiente esperienza e della robusta forza intellettuale bene equilibrata.

(Dalla _Scena Illustrata_).

BRUNO SPERANI fa classe da sè, perchè nei molti pregi e nei pochi difetti non rassomiglia a nessuno. Il fondo del suo temperamento artistico mi pare sia appassionato e delicato, tutto slancio e sincerità, temprato nell'energia virile e nella esatta comprensività della vita--cui deve, se lo scetticismo da cui ora mostra d'essere penetrata, non sopraffatta, non le inasprisce cuore e mente e il dubbioso sconforto si mantiene pietoso e indulgente, per le miserie umane.

Se dovessi qualificare Bruno Sperani con poche parole, la direi: sentimento, verità, vita.

Fu scritto come dogma che la donna giudica l'uomo o troppo bene, se con amore, o male, se con odio; quasi mai con giustezza. In quanto alla Sperani _Nell'Ingranaggio_ come nel _Numeri e Sogni_ ha trovato la nota giusta, anzi _umana_; gli uomini che descrive sono veramente, umanamente uomini.

Uno dei pregi che più ammiro nell'autrice è il senso di intima, assoluta realtà--sangue e muscoli del suo ingegno--al punto che i fatti, i personaggi non li leggiamo, li vediamo, li sentiamo, viventi e veri, immedesimati nella nostra vita come esistenti insieme a noi; e li conosciamo tanto a fondo come se li avessimo frequentati per anni ed anni.

SILVIO CIGERZA.

Leggendo un romanzo di Zola, potete chiedervi quanto l'autore, per iscrivere quel libro, ha veduto, ha notato, ha coordinato, ha riassunto. Nel romanzo della Sperani vi chiedete quanto, per farlo, le è bisognato della sua propria vita, quante lagrime, quanti sconforti, quante amare voluttà le è costato.

(_La Cronaca Rossa_). FILIPPO TURATI.

La signora Speraz che si nasconde sotto lo pseudonimo, bene ormai noto, di BRUNO SPERANI, ha contrapposto in questo suo nuovo romanzo la idealità della vita alla realtà; come indica il titolo.

Che tutto il romanzo sia condotto con pari felicità, non oserei affermare; certo è che vi si leggono pagine molto buone, che l'intendimento ne è sano ed alto, che vi sono figure ben tratteggiate, come quella della moglie del pittore, Filomena, che vive modello di virtù e di rassegnazione tutta dedita alle cure della famiglia. Anche merita lode la egregia autrice per avere osato condurre il romanzo in uno svolgimento ampio e pur logico di casi onde l'animo del Superti, dall'amore per la Mariuccia a quello non meno infelice per l'Eugenia, si mostra intero al lettore: e per la fine non volgare con cui ha chiuso tale svolgimento.

(Dalla _Nuova Antologia_).

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Io vorrei che questo lavoro della gentile autrice si leggesse assai; troppo frequente è nella vita la lotta dei _Numeri_ coi _Sogni_ perchè non riesca utile lo studiare a quali risultati essa può condurre. Se è vero che la letteratura deve pur servire a qualcosa nell'educazione morale e intellettuale d'un popolo, io credo che quando questi romanzi avranno più lettori delle appendici quotidiane dei nostri giornali, si potrà dire con un arguto scrittore contemporaneo che «il termometro della coltura generale avrà lasciato le temperature invernali per salire ai gradi più alti della primavera e poi di quella di estate che matura i frutti.»

(Dalla _Letteratura_ di Torino). VALABREGA.

BRUNO SPERANI è un'osservatrice e una pensatrice--qualità e pregio raro quest'ultimo, in mezzo a tante scrittrici e scrittori, che sono mere macchine fotografiche, più o meno esatte, più o meno perfette, ma senza coscienza cerebrale. Nei lavori della Speraz vi è sempre, non una tesi, ma un _concetto_, ch'è rilevato dal punto di veduta in cui si pone la scrittrice, dalle cose che scorge, da quelle che sottrae, dalle ombre e dai lumi; insomma, non da quello che essa dice--intromettendosi non richiesta nell'azione--ma da quello che mostra, e sa vedere, dell'azione stessa. Così l'obbiettività non è mai violata, ma la produzione artistica non è più un lavoro _fotografico_, è un _quadro_: non ci dà una parte fortuita e inanimata, slegata, del vero--ma la riproduzione del vero in un _disegno organico_ che lo riattiva e lo anima; così, e non altrimenti, intendiamo noi l'opera d'arte; così, e non altrimenti, noi abbiamo sempre inteso il realismo.

(Da _Cuore e Critica_). A. GHISLERI.

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Queste 619 pagine, che io dichiaro d'aver lette senza interruzione, portano l'impronta di una lunga, paziente ricerca nella vita dell'arte, e d'un delicato gentile amoroso sentimento della vita comune. Qua e là, quando questo romanzo si alza fino alla speculazione filosofica della vita, e vi tace l'idilio, e la passione vi è temperata dal ragionamento, e l'ala del destino vi batte robusta, nessun sospetto vi prende che l'opera della donna vi sia abilmente celata: ma in molte parti essa si rivela, in più di un contrasto si afferma; in qualche figura rimane e risplende. Qui sta la doppia vittoria che la signora Bice Speraz riporta con questo frutto dell'esperienza sua di donna e di artista.

(Dal _Diritto_). O. GRANDI.

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Cercai già di mettere in evidenza l'eccezionale importanza di _Numeri e Sogni_ di BRUNO SPERANI, come fisiologia della vita dei nostri giorni fra i pittori Lombardi e come studio sociale contro le menzogne ed i pregiudizi, tuttora dominanti nelle famiglie borghesi. La lettura degli ultimi suoi capitoli mi ha rivelato un profondo sentimento di tolleranza, anzi di pietà, verso le debolezze, le contraddizioni, le colpe umane. Bisognerebbe esser miopi d'intelligenza, o senza cuore per non comprendere la confortante conclusione di _Numeri e Sogni_. Con essa si eleva la Sperani ai vasti e generosi ideali altruistici del Tolstoï. Aiutare i sofferenti e perdonare gli errori di quelli, che inconsciamente fanno soffrire.

(Dal _Sole_). CAMERONI.

_Numeri e Sogni_--un romanzo senza alcun dubbio vigoroso ed audace; e, nella terza parte specialmente, virilmente efficace.

(Dalla _Gazzetta Letteraria_ di Torino). DEPANIS.

Se esaminiamo la produzione letteraria italiana di quest'anno, dovremo ad ogni costo riconoscere che i due migliori romanzi sono di due donne, sono cioè: _Teresa_ di Neera e _Numeri e Sogni_ della Sperani.

(Dal _Piccolo di Napoli_). VITTORIO PICA.

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Invece d'inforcare le lenti dell'anatomico e stancare la nostra pazienza a furia di verbali l'autrice stimò meglio cogliere il lato caratteristico dei fatti umani, lasciando che questi parlassero da soli. In luogo di seguire le orme de' pseudo-naturalisti francesi, preferì attenersi al metodo de' _grands maîtres_ del romanzo russo e inglese, che consiste appunto nel cercare e ottenere grandi effetti con la massima sobrietà di mezzi.

Questa tendenza che io aveva già notata in _Nell'Ingranaggio_, spicca ancor più chiara nell'ultimo romanzo della scrittrice dalmata.

Tutto sommato un libro vigoroso, attraente, e, fra le odierne produzioni del genere, senza dubbio un libro _hors ligne_.

(Dall'_Indipendente_ di Trieste). MARCO ZAR.

L'Avvocato Malpieri, 1888.

In tutto il romanzo di questo spostato Malpieri, il tipo è sviscerato con molto acume e vigore. Una tinta bigia di amarezza predomina in tutto il libro e da essa, a stento, si salva qualche tipo gaio, come quel povero bambino di Amilcare. L'impressione generale è profonda e ci fa sempre più convincere che la Sperani à una forza ed un'audacia nella concezione artistica e nello svolgimento del suo concetto che pochi scrittori posseggono. Io per parte mia, auguro alla nostra letteratura molti romanzi così fortemente pensati e trattati come questo _Avvocato Malpieri_ della valorosa signora Sperani.

ONORATO FAVA.

Nell'_Avvocato Malpieri_ non è un politicante che critica, è un psicologico, un filosofo che giudica, che non condanna od applaude alle azioni per sè stesse, ma ne ricerca l'intime cause e colla analisi morale giunge perfino a spiegare la vigliaccheria e a farla compatire, mentre fa biasimare quel coraggio che desta l'ammirazione del volgo.

(Dalla _Cronaca Rossa_).

In tutto e per tutto, anche quest'ultimo romanzo di BRUNO SPERANI è tolto dalla vita contemporanea. L'azione s'agita intorno ad un giornalista di parte radicale, transfuga fra i conservatori, per sete di vivere largamente, per ambizione, per disgusto della democrazia retorica. Si illude che la felicità consista nei godimenti della vita materiale e nel vendicarsi dell'amore respinto e del rivale fortunato. Sfida cinicamente gli ex correligionari politici, che coprono di fango il suo disonore. Diviene passo a passo un mercenario della penna e finisce col vergognarsi della propria infamia, confrontando la prostituzione dell'opera sua alla fierezza della donna amata, che col lavoro libero aveva redenta la propria coscienza. La psicologia di questi due esseri e le tempeste nel loro cranio fanno dell'_Avvocato Malpieri_ un'opera di valore eccezionale.

(Dal _Sole_). F. CAMERONI.

«La mancanza di generosità e di ideale distrugge la vita di certi esseri come la mancanza di cibo, o la rende intollerabile, come la mancanza d'amore...»

È questo il concetto del romanzo di BRUNO SPERANI. Malgrado l'apparente scetticismo, l'autrice ha un alto ideale di nobiltà, di libertà, di giustizia, che nelle ultime pagine del libro ottiene la sua rivincita e consola delle miserie, delle doppiezze, delle vergogne rappresentate nelle parti precedenti.

Come metodo d'arte, la scrittrice si serve di preferenza dell'analisi e della narrazione; se questa riesce necessariamente poco animata, l'altra è molto penetrante; quantunque, in qualche punto, non vada esente da artificiosità.

Le figure che spiccano al primo piano, in piena luce, sono quelle dell'avvocato Malpieri e della Giuseppina; le altre sono tutte episodiche, ma non per questo meno efficacemente ritratte. L'ambiente giornalistico, i maneggi politici, la vita pubblica d'un grande centro sono riprodotte dal vero con grande maestria.

Tutto sommato, tenendo nel dovuto conto certe ineguaglianze di stile e di condotta, e il convenzionalismo di qualche passaggio, il romanzo di Bruno Sperani ha un valore notevole, si legge con piacere e fa pensare. Scritto in francese, a quest'ora conterebbe una mezza dozzina di edizioni e sarebbe riprodotto nelle appendici di tre o quattro giornali[1].

FEDERICO DE ROBERTO.

[1] Ora il romanzo è stato tradotto in francese, e fu pubblicato nel _Progrès_ du _Nord_ di Lille, presto uscirà in volume; il traduttore è M.r J. B. Cotteaux.

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Comincia con un comizio nel teatro Castelli di Milano, sul suffragio universale, scena riprodotta stupendamente.

In tutto il lavoro le quistioni sociali e politiche, trattate con una sicurezza ed un'esperienza che pare impossibile possa avere acquistato una donna--poichè già voi sapete, che sotto il robusto nome di BRUNO SPERANI, si nasconde una figura muliebre--sono in tutto il racconto così bene incatenate e collegate con la vita giornaliera dei personaggi, che l'aridità dell'argomento sparisce e la lettura del libro è sempre piacevole e interessante.

Nel leggerlo mi è accaduto spesso una cosa curiosa. Alternativamente con questo leggevo--_Il mistero del poeta_--di Antonio Fogazzaro, già pubblicato nella _Nuova Antologia_, e di sovente mi veniva fatto di confondere gli autori per modo di credere--_Il mistero del poeta_--racconto idealista, tutto sfumature di sentimenti, lavoro di una delicatissima intelligenza femminile; e--l'_Avvocato Malpieri_--frutto di lungo e serio studio di costumi, di un forte ingegno maschile.

Come in tutti i romanzi moderni, anche in questo manca o quasi sfugge il _fatto_, l'_intreccio_, come si diceva una volta: nessuna scena a _sensazione_, nessuna _ficelle_, tutto si svolge naturalmente e logicamente.

(Dal _Caffaro_).

Quadro o bozzetto semplicemente, ogni lavoro dell'autore di _Numeri e Sogni_--conserviamo il genere mascolino in omaggio della firma--reca l'impronta d'una mano sicura, sprezzatrice d'ogni convenzione nella sua arte inesorabile come la verità. Essa forma il soggetto che la impressiona, com'è, nè più nè meno, senza caricarne le tinte, nè alterare le proporzioni. L'effetto ne sia più o meno vivo, non se ne preoccupa, non va alla ricerca di esso, nel suo scrivere.

Agli adoratori del colore e delle minuziosità, questa mano d'artista può parer arida. Ma nelle linee ferme, fossero anche dure, de' suoi lavori, c'è quella intelligenza, quel sentimento, quella profondità, per cui soltanto l'opera d'un artista, d'uno scrittore, ha suggello proprio, e rivela l'ingegno innato, e non formato, su modello più o meno felice, da una semplice attitudine ad imitare.

ELDA GIANELLI.

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È un'opera che s'impone fin dalle prime pagine; chi non si contenta di leggere superficialmente ma leggendo studia, vi scorge profusi tesori d'ingegno. Come fu notato da altri, la Sperani, slava di origine, deriva in parte dai romanzieri russi; ricordai questo nel leggere lo splendido studio su Dostoevsky che il Depanis pubblicò nella _Gazzetta Letteraria_, là dove dice che: «Per i romanzieri russi in genere... il romanzo non è uno scopo, ma un mezzo; il loro intento è sociale, non estetico.» Un'asserzione così recisa stonerebbe riguardo alla Sperani; pure un fondo di verità l'ha anche per lei. Difatti l'_Avvocato Malpieri_ non ha solo il valore di un'opera d'arte, chè, come in tutti i libri della valorosa autrice, anche in questo sono studiate con grande amore e grande acume talune delle più importanti questioni sociali.

V. OLPER MONIS.

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La storia invero è quella di un individuo, ma essa compendia in sè la vita di chi sa quanti spostati. Presi separatamente spariscono, ma messi in un determinato ambiente si trasformano, se in meglio o in peggio poco monta: il fatto sta che allora vivono e sentono di vivere, quando vinti quando vincitori, sempre però tali che nella lotta ci lasciano un brano della loro carne, una traccia del loro sangue.

E l'ambiente allora diventa non più la cornice del quadro, ma parte integrante del quadro stesso: personaggio ed ambiente si immedesimano, si completano. E questa doppia rappresentazione che deve correre parallela, staccata così che l'una non soprafaccia l'altra, non è facile riesca a chi non abbia intelletto d'artista. O io m'inganno o Bruno Sperani in questo suo lavoro è riescita maestrevolmente; il personaggio e l'ambiente non potevano avere una riproduzione meglio riuscita nè meglio e all'uno e all'altro poteva riuscire ad imprimere la propria fisonomia.

L. BENEVENIA.

Nella Nebbia, 1889.