Trattato generale di Archeologia e Storia dell'Arte: Italica, Etrusca e Romana
scene di guerra, i costumi delle genti germaniche. Per questa ragione
l'opera ha singolare valore come illustrazione storica; ma come opera d'arte manca di varietà nella invenzione e nella composizione, mostra minore abilità nell'esecuzione di quella della colonna Trajana. Fra i molti episodi vi è storicamente importante quello che rappresenta l'ajuto del cielo (raffigurato come Giove Pluvio) ai Romani contro i Quadi, con un improvviso acquazzone suscitato dalle preghiere dei cristiani della _Legio fulminatrix_ (cfr. =tav. 70-71=).
VII. LA SCULTURA SEPOLCRALE IN ROMA. I SARCOFAGHI.
Una classe assai importante di monumenti scultorî dell'età degli Antonini sono i _sarcofaghi_, in cui deponevansi interi i cadaveri quando il rito della cremazione già cedeva luogo all'umazione. Sono anche di pietra capaci di uno o due corpi, sormontati di coperchio, sul quale è la figura del defunto; prendono talvolta forme architettoniche di casa, di tempio o d'altare, e si adornano di sculture sulla faccia anteriore e sulle due laterali minori, restando liscia la faccia posteriore addossata di solito al muro. Gli ornamenti plastici sono fiorami, festoni, frutti, puttini, medaglioni coi ritratti dei defunti e i nomi inscritti in tavolette sostenute da genietti; molti sarcofaghi hanno vaste rappresentazioni, ora di scene familiari, o mortuarie, ora di scene mitiche ed eroiche con simboliche relazioni ai funerali e alle credenze pagane d'oltre tomba, come, p. es., il mito di Endimione (significante il sonno seguito da un risveglio nella beatitudine celeste), o il mito di Amore e Psiche (simbolo della trasmigrazione dell'anima a più felice soggiorno, o dell'anima purificata dall'amore divino); ed altri tolti dal ciclo Dionisiaco, che però ha sempre riferimento in tal caso, al tripudio della vita d'oltretomba, sciolta dai dolori di quella terrena.
Tali rappresentazioni sono assai importanti come fonti per la conoscenza di nuove idee nella religione romana, e di nuove tendenze del sentimento.
Ma quanto all'arte questi sarcofaghi, salvo eccezioni, sono opera manuale o industriale; per lo stile molti accennano alla decadenza dell'arte, o sono lavori quasi inartistici e fatti alla lesta con figure affollate, scarsa varietà di motivi, esecuzione negletta, malgrado il ricordo nella composizione di classici modelli[177].
Noi qui non possiamo che tener conto di quelli eseguiti in buon stile, che risente ancora dello spirito artistico greco.
VIII. ARTI MINORI.
La buona condizione dell'arte nell'età imperiale fino al tempo degli Antonini si rende manifesta anche in opere minori, applicate all'ornamentazione od all'industria, cioè nella toreutica, nel conio delle monete (ved. =Atl.= cit., =tav. LXX=)[178], nella glittica o lavoro delle pietre dure e nell'arte dei vetri. Nella glittica si ricordano come celebri Dioscoride, Erofilo, Eutiche, artisti di nome e d'origine greca, ed altri ancora. Bellissimi camei si conservano rappresentanti persone delle case imperiali Iulia e Claudia, quale è la gemma Augustea del Gabinetto di Vienna, con Augusto in sembianza di nume, in trono, circondato dalle personificazioni della Terra, dell'Oceano, dell'Abbondanza, colle imagini di Tiberio e di Germanico e con legionari romani e prigionieri barbarici (ved. =Atl.= cit., =tav. LXXI=). Bellissimo è il cameo del Gabinetto di Parigi, che pur rappresenta Augusto assunto al cielo e accoltovi da Enea e dal divo Giulio, e più in basso sono figurati Livia, Tiberio, Germanico, Agrippina, Caligola, e genti barbariche significanti le vinte nazioni germaniche ed orientali. Si pone con questi il cameo Olandese, che rappresenta Claudio trionfante con Messalina, Ottavia e Britannico[179].
Per il lusso delle case e per la straordinaria ricchezza delle suppellettili la toreutica era in fiore[180]. Cercavansi a gran prezzo le opere degli antichi maestri greci, e da abili artisti si imitavano. I nomi degli artisti cesellatori, che di quest'età sono ricordati, sono greci, e di greco stile sono le migliori opere che ancora ci rimangono.
Sul finire della romana Repubblica la coniazione delle monete acquista carattere di artistica bellezza. Ma è specialmente nelle monete e nelle medaglie dei primi due secoli dell'Impero che si ammira la bellezza dei tipi, dal netto e fine contorno, dallo spiccato rilievo e dalla vivace espressione delle teste[181].
Dopo gli Antonini, con le agitazioni che portano al reggimento dell'Impero uomini africani ed asiatici, col prevalente influire d'elementi barbarici, coll'invadere di nuovi sentimenti ed ideali religiosi mediante i culti orientali e il grandeggiare del Cristianesimo, l'arte classica grandemente si altera nello spirito e nella forma, e piega a quella decadenza che è estinzione dello spirito e della tradizione antica e preparazione di concetti e di forme nuove. A preservar l'arte da questo interno lavorío di trasformazione e di disfacimento non valeva alcun sostegno od impulso esterno di liberali e possenti fautori; dei quali certamente non vi fu difetto; nei grandi edifizî imperiali anche dopo gli Antonini all'arte schiudevasi ancora largo campo in cui svolgere le sue forze. Ma questi favori ben potevano prolungare la senilità dell'arte classica, non ringiovanirne la vita, la quale si dissolveva per forza di due elementi, la prevalenza barbarica e la trasformazione religiosa.
C. — Pittura.
I. OSSERVAZIONI GENERALI. — PITTORI GRECI.
Come la plastica, così la pittura greca invase Roma con le conquiste, e portò seco il suo carattere speciale, che era quello delle scuole che sursero alle corti delle città orientali, cui piaceva la rappresentazione patetica ed erotica. Naturalmente greci erano anche gli artisti. Timomaco di Bisanzio, ultimo rinomato pittore di scuola greca, dipinse ai tempi di Cesare; di lui erano assai pregiate alcune tavole rappresentanti Ajace, Medea, Oreste ed Ifigenia, soggetti, tolti dal ciclo tragico[182]. Seguono poi artisti di nome romano dei primi tempi dell'Impero. Alcuni imperatori furono dilettanti di pittura, quale Nerone, ed anche Adriano, cui piaceva trattare il piccol genere di _natura morta_, per cui si racconta che l'architetto Apollodoro gli abbia detto con disprezzo: “Va a dipinger zucche?„ Anche M. Aurelio s'addestrò nel disegno, avendo avuto insegnamento da maestro greco, Diogneto.
II. PITTORI ROMANI DELLA REPUBBLICA E DELL'IMPERO.
Se noi ora dalle considerazioni generali e dal favore imperiale dato alla pittura passiamo a trattare dei singoli pittori romani, vediamo pur troppo scarso il numero di essi, perchè scarse sono anche le notizie, anzi pare che i Romani abbiano contribuito, volontariamente o no, a questa scarsezza di notizie.
1. =Ludio paesista.= — Nei tempi d'Augusto venne in fama Ludio, pittore di prospettiva e di paesi, che ornava le pareti di vedute campestri e marine avvivate da piacevoli macchiette. Pare che egli abbia dato un nuovo e vigoroso sviluppo alla pittura decorativa.
2. =Turpilio veneto, Titidio Labeone Narbonese e altri minori.= — Sono citate in Plinio anche un veneto Turpilio, di cui ammiravansi opere in Verona; Titidio Labeone, magistrato nella Gallia Narbonese, rinomato per piccoli quadretti; Quinto Pedio, ed un Fabullo Amulio, che lavorò nella _domus aurea_ di Nerone; Cornelio Pino ed Azzio Prisco, che dipinsero in un tempio all'età di Vespasiano[183]. Plinio aggiunge a quei nomi alcune notizie di curiosità, insignificanti per il valore artistico, e nulla più, cosicchè nulla sappiamo dello stile delle loro opere, nè dell'indirizzo dell'arte loro; pare però che la pittura di tavole, di veri quadri, in questo tempo fosse trascurata in confronto della pittura decorativa, richiesta dal lusso delle case e della vita, ed a cui ben rispondeva la scenografia, o pittura di prospettive con certo carattere fantastico, quale ancora si vede in alcuno dei dipinti pompeiani.
[Illustrazione: =Dipinto della casa di Livia rappresentante Io liberata da Ermes.=
(al Palatino, Roma).
=Tavola 72.=
Ved. =Melani=, _Pittura_. Milano, Hoepli 2ª. edizione, tav. IX.]
III. I DIPINTI CELEBRI A NOI RIMASTI.
1. =Le Nozze Aldobrandine.= — Non molti, ma però scelti sono i dipinti che i monumenti ci hanno lasciato per giudicare della pittura in Roma. Fra questi tiene primo luogo il fresco conosciuto col nome di _Nozze Aldobrandine_, rinvenuto in Roma nell'anno 1606, posseduto prima dal cardinale Cinzio Aldobrandi, ed ora conservato in Vaticano (ved. =Atl.= cit., =tav. LXXII=). Rappresenta i preparativi d'un ricco maritaggio, secondo il costume greco, e forse il dipinto è copia od imitazione di alcuna famosa opera greca non pervenuta fino a noi, come parrebbe far credere l'analogia fra la composizione dell'affresco e quella d'un basso rilievo sopra un'ara di Villa Albani rappresentante l'unione di Dioniso e Cora.
2. =I dipinti delle terme di Tito.= — Sono questi dipinti murali molto distinti che pare siano avanzi ancora intatti delle stanze della _domus aurea_ di Nerone, con motivi ornamentali di festoni, meandri, intrecciamenti, dai quali dicesi che Raffaello togliesse il concetto dei bellissimi suoi fregi scoperti nelle Logge Vaticane. Buoni esempi di composizioni di soggetto mitologico, chiuse dentro riquadri architettonici ornamentali con intrecci di festoni e di fiorami, si hanno nelle stanze sul Palatino scoperte nell'anno 1869[184].
[Illustrazione: =Dipinto pompeiano=
rappresentante una Amazzone seduta.
=Tavola 73.=
Ved. =Melani=, op. cit., fig. 11, pag. 43.]
[Illustrazione: =Parete dipinta di una casa romana=
=messa allo scoperto nella Villa Farnesina (Museo Nazionale alle Terme).=
=Tavola 74.=
Ved. MELANI, _Pittura_, op. cit., 2ª ediz., tav. XI.]
3. =I dipinti della Villa di Livia a Prima Porta.= — Buon saggio di pitture di verzure e di vedute, nel genere in cui fu perfetto Ludio, e forse anche opera di questo stesso artista, offrono le pareti della Villa di Livia a Prima Porta, scoperta nell'anno 1863. La pittura gira continua sulle quattro pareti d'una camera; questa pare fosse destinata a godervi la frescura nei caldi estivi, e quindi volevasi in essa produrre l'illusione d'un giardino, dipingendovi alberi da frutto, meli, melograni, alberi da ornamento, e uccelli che volano, cantano, covano nei nidi; manca la figura umana. Vi si ammira un tratteggio molto fine, un pennelleggiare largo e fermo, con giusta distinzione nella diversa qualità dei frondeggi (ved. =tav. 74= per uno stile analogo al precedente nella villa La Farnesina)[185].
Altri dipinti di verzure e giardini che simulano d'esser veduti nell'incorniciatura di finte finestre furono scoperti sull'Esquilino, dov'erano gli Orti di Mecenate. In queste pitture decorative v'è pure pregio di mano esperta nel disegno, di correttezza delle forme e dei contorni, con un fino sentimento del valore e degli effetti del colorito; scarso pare l'effetto del chiaro scuro e quindi del rilievo, e l'arte è convenzionale, di maniera ornamentale, che non procede da profonda conoscenza della natura.
4. =Gli affreschi murali d'Ercolano e di Pompei.= — Dove però si può studiare con maggior messe di confronti la pittura greca in Roma è dagli affreschi d'Ercolano e di Pompei, che per buona parte oggi si conservano trasportati nel Museo nazionale di Napoli. Questi dipinti sono veramente prodotti dell'arte greca (ved. =tav. 73=), perfino in qualche caso i nomi dei pittori, o le iscrizioni sono greche. Di soggetti romani (fatta astrazione dalle scene della vita familiare) non si ha qualcuno se non in via di eccezione, cioè una pittura che si crede raffigurare Sofonisba e Massinissa, ed alcuna altra che sembra prendano motivo dall'_Eneide_; gli altri soggetti derivano tutti dal mito greco. Sono riproduzioni, o variazioni di modelli più antichi: il concetto e la composizione si mostrano spesso di un valore superiore a quello dell'esecuzione. Pompei non aveva pittori di singolare valore, ma artisti manuali di sufficiente abilità[186]. I modelli, sulla cui guida lavoravano i pittori di Pompei, sembra fossero le opere degli artisti della scuola fiorita nel tempo dei successori di Alessandro, detta alessandrina od ellenistica. La società romana tolse per sè i modi di ornamentazione greca, forse con più sontuosa ricchezza, ma con minor senso dell'arte. I soggetti preferiti dall'arte che facevasi elegante, graziosa, e dagli artisti, che avevano portato a perfezione l'abilità tecnica, erano i miti patetici ed erotici (ved. =tav. 72=), le scenette da idilio, le galanterie e gli amorini, soggetti che appaiono prediletti anche nella letteratura alessandrina per la correlazione evidente fra tutti i rami dell'arte, e specialmente fra i poeti e i pittori nella scelta di soggetti analoghi di linea e di pittura, p. es., l'episodio dell'abbandono di Arianna che risale a Callimaco, narrato da Catullo, ripetuto negli affreschi pompeiani. Se non chè, essendo questa pittura romana imitazione della greca nel concetto e nelle forme, non solo il dipinto veniva spesso da greca fonte letteraria, ma l'affresco pompeiano proveniva da celebre dipinto greco; come, p. es., dicesi di quello di Medea che medita l'uccisione dei figli, il quale deriva da una famosa tavola di Timomaco di Bisanzio; un altro rappresentante il sacrifizio d'Ifigenia offre i caratteri ben conosciuti del quadro di Timante (ved. =Atl.= cit., =tav. LXXIII=); e altre pitture pompeiane possono essere illustrate da molti versi dell'_Antologia greca_ dedicati alla descrizione di famosi quadri antichi. Oltre i soggetti tolti alla mitologia ed alle leggende greche, abbondano le scene della vita pompeiana, le vedute di paesi e di marine (ved. =Atl.= cit., =tav. LXXV=; cfr. la nostra =tav. 78=), le pitture d'animali e di natura morta.
[Illustrazione: =La Battaglia d'Isso (?) tra Alessandro Magno e Dario III di Persia=, avvenuta nell'anno 333 a. C.
=Musaico rinvenuto nella casa del Fauno a Pompei, ed ora nel Museo nazionale di Napoli.=
=Tavola 75.=
Ved. MELANI, _Pittura_, Milano, Hoepli, 2ª ediz., tav. III.]
[Illustrazione: =Scene della vita di palestra=
=Dipinte in un pavimento a mosaico rinvenuto a Frascati= (Tusculum).
=Tavola 76.=
Ved. MELANI, _Pittura_, op. cit., 2ª ediz., tav. XIV.]
[Illustrazione: =Parete dipinta nella casa della “Parete nera„ a Pompei.=
=Motivo parietale del triclinio.=
=Tavola 77.=
Ved. MELANI, _Pittura_, op. cit., 2ª ediz., tav. XII.]
[Illustrazione: =Scena di paesaggio antico.=
=Dipinto rinvenuto sull'Esquilino (ora nella Biblioteca Vaticana a Roma).=
=Tavola 78.= — Ved. MELANI, _Pittura_, op. cit., 2ª ediz., tav. X.]
5. =Dei quadri “di genere„.= — Nelle rappresentazioni di scene della vita reale, o, come si direbbe, nei soggetti di _genere_, si distinguono due modi: Alcune sono un abbellimento della realtà, una tendenza all'idealismo anche nella rappresentazione di cose volgari, (scene di vendemmia, di caccia, dell'esercizio dei mestieri di falegname, di panattiere, di calzolaio, ecc.), fatte per mezzo di genietti e di leggiadri amorini (ved. =tav. 58=), e questi sono opere più conformi allo spirito greco; altre pitture invece mostrano tipi comuni e reali, con carattere realistico; e queste sono rispondenti allo spirito ed al gusto romano. Comune poi ad entrambi gli indirizzi artistici è l'uso frequente appunto nei dipinti pompeiani di quadri architettonici, di fregi, arabeschi, ornamenti fantastici, intramezzati da figure grottesche e da piccole vedute, secondo l'uso invalso nell'età d'Augusto. Le pareti hanno un fondo monocromo, di rosso carico, di giallo, talvolta anche d'azzurro o di nero (ved. =tav. 74-77=); svelte colonnine, ghirlande e festoni a colori vivi segnano i riquadri; in basso corre una fascia a modo di zoccolo, e un'altra fascia a modo di fregio si estende in alto. Nel mezzo del campo così delimitato è dipinto il quadro, ovvero spiccano isolate figure volanti, leggiere, aeree di danzatrici, di Amori, di Ninfe, di Menadi, di Centauri, di Satiri, di donne spargenti fiori. Il colorito è chiaro, vivace; nel colorito, nella disposizione, nelle belle forme delle figure, nel vivo sentimento che spirano, v'ha un effetto gaio, armonico, il soffio e l'attrattiva d'una vita piacevole, gioconda qual era quella che i Greci godettero come vincitori, e poi come vinti, e insegnarono agli austeri Romani, a poco a poco ingentiliti e ammolliti in un gusto artistico di moda (ved. =Atl.= cit., =tav. LXXVI-LXXVII=)[187].
[Illustrazione: =Casa dell'edile Pansa= (Pompei).
=Tavola 79.=
Ved. =Melani=, _Architettura_, IIIª. ediz., pag. 145 e fig. 73.]
[Illustrazione: =Casa dell'edile Pansa a Pompei.=
(Sezione longitudinale)
=Tavola 80.=
Ved. =Melani=, _Architettura_, op. cit., IIIª. ediz., pag. 147, fig. 74.]
[Illustrazione: =Atrio della casa di Sallustio=
a Pompei.
=Tavola 81.=
Ved. =Melani=, _Architettura_, op. cit., pag. 148, fig. 75.]
[Illustrazione: =Il “Septizonium„ di Settimio Severo.=
Edificio decorativo sul Palatino (_ricostruzione_).
=Tavola 82.=
Il _Settizonio_ fu distrutto sotto Sisto V. Ved. =Schneider=, _Das alte Rom_, XIII, 9; Cfr. 46º _Berliner Winckelmannsprogramm_. di =Hülsen-Gräf= (tav. IV).]
TERZO PERIODO.
A. — Architettura.
L'impero degli Antonini segna la decadenza delle arti in Roma. A volta si rianima anche dopo l'attività edificatrice nell'Impero romano; ma sempre maggiore è la deviazione dalle forme architettoniche antiche e l'introduzione di elementi nuovi, con prevalenza del pomposo e del ricco in luogo del semplice e del bello. Si moltiplicano le forme e gli elementi accessorî degli ornamenti, la chiarezza del pensiero architettonico si offusca; mensole a sostegno di statue, colonne per semplice ornamento posate su cornicioni sporgenti, colonne e pilastri finti, un moltiplicarsi di archi posanti sulle colonne dànno ricchezza e varietà agli edifizî, che rimangono ancora mirabili per solida e sontuosa grandiosità. Testimonianza di tali caratteri dànno le notizie e le ruine dei grandi edifizî posteriori agli Antonini, che in gran numero abbellirono Roma e le città dell'Impero.
1. =Il Settizonio.= — Settimio Severo a piedi del Palatino fece erigere il _Septizonium_, del quale rimanevano ancora grandi avanzi nel secolo XVII. Sembra fosse un edifizio sepolcrale di ricchissimo lavoro a sette ordini di colonne (ved. =tav. n. 82=).
2. =L'arco di Settimio Severo.= — Di varî archi costruiti sotto Settimio Severo esiste ancora quello trionfale, che all'imperatore ed ai figli suoi Caracalla e Geta fu eretto dal Senato e dal popolo a piedi del Capitolino, nell'estremo del Foro romano. Messo a confronto coll'arco di Tito dà prova evidente di quel gusto sontuoso che faceva deviare dalle norme della semplicità antica. Sono tre le arcate, una grande mediana fiancheggiata da due minori; ne risulta che il monumento ha proporzioni maggiori in larghezza che non in altezza, formando una massa grandiosa ma alquanto greve. Le due fronti sono ornate di quattro colonne d'ordine composito, su cui posa la sporgenza del cornicione; negli spazî intermedî fra le colonne s'inquadrano molti bassirilievi rappresentanti le vittorie riportate contro i Parti, gli Arabi, gli Adiabeni (ved. per l'epigrafe: S. RICCI, _Epigr. lat._ =tav. XLIII=).
3. =L'Arco di Costantino.= — Le medesime forme e il medesimo stile vedonsi nell'arco di Costantino presso il Colosseo, che, eretto dopo l'anno 312 in ricordo della vittoria riportata da Costantino contro Massenzio a Ponte Milvio, può riguardarsi come il monumento che inaugura la ricognizione del Cristianesimo; straricco di statue e di bassirilievi, ma non genuino, perchè per la fretta del costruire, o per l'impotenza dell'arte, porta seco molte opere plastiche tolte dall'arco di Trajano; perciò nell'arco di Costantino, con un anacronismo strano, trovansi insieme raccolti i saggi di due momenti dell'arte romana, nei quali i buoni lavori dell'età di Trajano in confronto con quelli dell'età più tarda mostrano la decadenza dell'arte in Roma (ved. =Atl.= cit., =tav. LXXVIII=); per l'epigrafe S. RICCI, op. cit., =tav. XLIV-XLV=[188].
[Illustrazione: =Pianta del Circo di Massenzio a Roma=
(conosciuto sotto il nome di “Circo di Caracalla„).
=Tavola 83.=
Ved. =Melani=, _Architettura_ cit., pag. 123, fig. 67.]
[Illustrazione: =Pianta delle Terme di Caracalla a Roma.=
=Tavola 84.=
Ved. =Melani=, _Architettura_ cit., pag. 121, fig. 66; cfr. idem. tav. XI (_“Frigidarium„ delle Terme di Caracalla a Roma, secondo una ricostruzione ideale_).]
4. =Le Terme di Caracalla e di Diocleziano e le loro opere d'arte.= — Testimonianza dei grandiosi monumenti di quest'età dànno le rovine delle Terme di Caracalla, fra il Celio e l'Aventino, il più grande e più splendido edificio balneare che fosse in Roma (ved. =Atl.= cit., =tav. LXXIX=). Alimentate dall'acqua che passava sull'arco di Druso, comprendevano le terme di Caracalla ampî spazî aperti e gran numero di vastissime e sontuose sale, e porticati destinati, oltrechè ai bagni, anche ad esercizî ginnastici, a giuochi, ad academie e a dotte riunioni. Tutti i porticati e le sale erano ornati con singolare ricchezza di opere d'arte, di grandi mosaici, e di sculture de' più insigni maestri dell'antichità (ved. =tav. 84=). Dalle rovine delle terme di Caracalla e da altri edifici si trassero il gruppo del Toro Farnese, l'Ercole di Glicone, il torso di Belvedere, per non dire di molte altre opere minori[189].
Ma nemmeno queste sontuose terme[190] non bastarono al lusso ed alla mollezza romana; altre nuove e ancor maggiori ne edificò Diocleziano; in una delle ampie sale di queste terme fu poi inalzata la chiesa di S. Maria degli Angeli[191]. E altre ancora ne costrusse Costantino.
Alle cause interne che alteravano o svigorivano lo spirito dell'arte ancòra se ne aggiungevano di esterne; già erano incominciate le invasioni barbariche oltre i confini dell'Impero, e ai tempi di Gallieno eransi spinte fino al settentrione d'Italia; in pari tempo l'Impero era scosso all'interno, come fu nella lunga contesa dei trenta tiranni. Per queste due cause di fatto cresceva ed estendevasi l'attività edificatrice, sia per munire con opere di difesa le città minacciate ed anche la stessa capitale, sia per abbellire nei lunghi respiri di pace queste ed altre città, che, o nello smembramento dell'Impero o per importanza strategica della loro posizione, erano elette a sede di principi. Ma in queste città gli elementi nuovi, le straniere o barbariche influenze acquistarono sopra le forme antiche una prevalenza sempre maggiore, e l'architettura romana, considerata nei suoi elementi estetici, alteravasi appunto con l'estensione maggiore. Al principiare del III secolo crebbero in importanza e s'abbellirono di molte opere Milano, Verona, Treviri, Cartagine, Nicomedia, Petra sul Mar Rosso, Antiochia ed Eliopoli, e Tadmor, o Palmira in Siria.
5. =Le rovine di Palmira.= — Quest'ultima città, fondata ai tempi di Salomone, cioè nell'XI sec. a. C., divenne un grande emporio commerciale, fu sede dell'Impero del re Odenato e della regina Zenobia, e venne da Aureliano conquistata l'anno 273 d. C.; fra le sue grandiose rovine sorgenti nel deserto ammirasi lo stile corinzio del III secolo.
[Illustrazione: =Pianta del Palazzo di Diocleziano a Spalato.=
=Tavola 85.=
Ved. =Melani=, _Architettura_, cit., pag. 177, fig. 76.]
6. =Il palazzo imperiale a Spalato= (_o Spálatron_). — Splendido esempio dell'architettura romana ai tempi di Diocleziano abbiamo nelle grandi reliquie del palazzo imperiale a Spalato (ved. =tav. 85=). Quello che già fu osservato per Adriano potrebbe ripetersi anche per Costantino, cioè che, se per favore di principe l'arte potesse rifiorire, nuovo splendore avrebbe trovato al tempo in cui, trasferita la capitale a Bisanzio, l'imperatore ornava la sua città di molti e grandiosi edificî, di fori, d'ippodromi, di terme, di circhi, d'archi e di colonne trionfali, affinchè degnamente rivaleggiasse con Roma, mentre restorava altre città dai danni patiti, e fondava scuole per lo studio delle arti. Ma invece con Costantino l'arte classica ha suo fine; nel IV secolo il mondo pagano in sèguito alla proclamazione del Cristianesimo si dissolve; nasce l'arte cristiana. Il tempio dell'antico politeismo più non risponde al nuovo pensiero religioso, e si costruisce la basilica cristiana, che non ha di comune con la pagana se non il nome, e si sviluppa e si forma per altri e ben diversi ufficî. Uno spirito nuovo informava l'arte, che non spezzava interamente il legame con l'antico, bensì tramutavasi con un lento e graduale svolgimento, poichè il pensiero animatore dell'arte mutava, ma le forme dell'espressione rimanevano ancora antiche, e, malgrado l'aborrimento dei Cristiani, era inevitabile che questi usassero materiale antico e pagano per riedificare ed ornare i nuovi monumenti. L'arte classica si spense col cessare di quelle forze che in Roma le avevano dato rinvigorimento di vita. La potenza politica romana trasse a sè la vita artistica del mondo ellenico; se non chè, siccome il centro della vita politica era spostato a Bisanzio, l'opera di spogliazione della Grecia continua, ma la preda è trasportata nella nuova capitale dell'Impero, dove Costantino e Teodosio cercano di dare nuovo impulso all'arte, e dove essa più da presso sente gli influssi orientali e barbarici, dai quali si sviluppa lo stile bisantino.
[Illustrazione: =L'Arco di Giano Quadrifonte all'ingresso del Foro Boario a Roma= (verosimilmente dell'età costantiniana).
=Tavola 86.= — Ved. =Strack=, _Baudenkmäler des alten Rom_, tav. 32; cfr. =Borsari=, _Topografia di Roma antica_, Milano, Hoepli, 1897, pag. 371-372.]
[Illustrazione: =Pianta della Basilica di Costantino a Roma.=
=Tavola 87.=
Ved. =Melani=, _Architettura_, pag. 115, fig. 64.]
B. — Plastica.
Nelle opere di plastica dopo gli Antonini fino a Diocleziano splende spesso ancòra bellezza di forme e vigoria d'espressione. Le statue eroiche di Pertinace, di Alessandro Severo, di Elagabalo, e quelle di Giulia Mammea, di Giulia Soemia in aspetto di Venere, di Giulia Domna in sembiante di Pudicizia tengono i pregi di forza o di eleganza dell'arte classica. Ma le sculture dopo Diocleziano mostrano l'offuscamento del senso delle belle forme, dell'armonia delle proporzioni, della vigoria delle linee e del rilievo.
Non mancavano già all'arte cure e favori, chè anzi sappiamo come ai tempi di Libanio si disertassero le scuole di retorica e di filosofia per correre a quelle di disegno e di pittura; ma le alte mercedi ai maestri non dànno ispirazione all'arte, la quale ha i suoi momenti di decadenza o di transizione e di trasformazione, contro cui non vale opera alcuna di Mecenati.
La plastica antica fu una divinizzazione della bellezza corporea; ma la nuova religione prevalente nel mondo romano iniziò un'era nuova, e, aborrendo dalla bellezza corporea, esaltava soltanto la bellezza dello spirito, la quale non pareva, come parve agli antichi, rivelarsi nella bellezza esterna, bensì più viva rifulgere quando una bell'anima viveva in un corpo vile e deforme. La scultura dell'arte cristiana perdette quindi il pregio che viene dall'amore sentito per la forma, e quasi ne fu abbandonato l'esercizio, giacchè per l'ornamentazione delle chiese si diede preferenza alla pittura e al grande musaico[192].
C. — Pittura.
La pittura dell'ultima età classica non ci ha lasciato di sè documenti; cosicchè dalle pitture pompeiane passiamo ai dipinti delle catacombe, i quali nell'esecuzione e in certi elementi decorativi sono ancòra prodotti dell'arte classica, ma per il contenuto della rappresentazione sono documenti dell'arte cristiana. Assunta poi la pittura alla piena luce della basilica, perdette ogni memoria dell'antica tradizione artistica, e si trasmutò in quello stile secco e severo, a cui si estende, sebbene non propriamente, l'epiteto di bisantino. L'arte classica però non giacque spenta; risorse, e col suo _rinascimento_ portò a nuova grandezza l'arte in Italia[193].
[Illustrazione: =La “Sacra Via„ del Foro Romano durante gli scavi recenti a Roma.=
=Tavola 88.= (da fotografia).]
=APPENDICE.=
=Degli scavi e delle scoperte recenti sul Foro Romano.=
METODO ED ESTENSIONE DEGLI SCAVI RECENTI.
Già da molto tempo era stata riconosciuta dai dotti la necessità di iniziare degli scavi sistematici e strettamente scientifici sull'area del Foro Romano, perchè vi si potesse leggere la storia di Roma dal periodo della monarchia a quello del Basso Impero con sicurezza di dati archeologici ed epigrafici, ma solo per mezzo dell'intelligente energia dell'on. ex Ministro Baccelli e della rara competenza dell'architetto Boni poterono avere effetto e conclusioni scientifiche durature.
Il Boni, coadiuvato da un'eletta schiera di valenti archeologi ed epigrafisti, sorretto dalla fiducia e dall'aiuto dell'ex Ministro e del Governo, scelse come criterio archeologico di ricerca l'esame stratigrafico del Foro, saggiando sempre per mezzo della sezione verticale dei pozzi la successione degli strati archeologici e geologici, in modo da tener conto d'ogni minimo particolare sulla natura, sulla provenienza e sull'impiego dei materiali antichi, cosicchè questi, alla luce della storia e della critica archeologica, poterono essere meglio vagliati e studiati, e in base a questo studio poterono essere operati gli scavi definitivi.
Bisogna pertanto attendere dalle pubblicazioni ufficiali le notizie sicure sull'orientazione e sulla cronologia dei varî monumenti, con la nuova sistemazione dei quali è legato ormai indissolubilmente il nome dell'onor. Baccelli e dei benemeriti archeologi romani.
In poco meno di due anni, i risultati degli scavi del Foro furono notevolissimi, perchè misero alla luce il famoso _niger lapis_, o strato di pietra nera, di cui fu selciata parte del Foro, la stele ormai celebre per la difficoltà della sua interpretazione, i _rostra_ del Comizio e l'ara di Cesare, le celle sotterranee del tempio di Vesta e la _domus publica_, la _Regia_, la nuova sistemazione delle cloache e il ritrovamento di una cloaca anteriore a quella _maxima_, e orientata diversamente da questa, nonchè la nuova direzione della _Sacra Via_ non sempre identica a quella tradizionalmente creduta come tale.
LA “SACRA VIA„
Incominciamo da questa maggiore arteria del Foro. Se ne è modificata la direzione in sèguito allo sterro eseguito dinanzi la Basilica di Costantino; si è distinta la parte di costruzione dell'epoca imperiale da quella antichissima repubblicana, e si sono rinvenuti due muri di fondazione che intersecavano la Via Sacra e tra i due muri vestigia di edifici distrutti, di cui uno del periodo repubblicano, a costruzione reticolata (ved. =tav. 87=).
[Illustrazione: =Veduta esterna del “niger lapis„ scoperto a Roma= negli scavi recenti sul Foro Romano.
=Tavola 89.= (da fotografia).]
“La vita secolare e intensa del popolo che finì col dominare il mondo antico — scrive l'arch. Boni[194] — dovette mutare l'aspetto primitivo della piccola valle in cui sorsero il Comizio, il Foro e i Sacrarî di Stato, e la cui struttura geologica ha per certo influito nel distribuire i centri della vita religiosa, civile e politica romana, sul percorso della _Sacra Via_, che li collegava„.
Perciò si credette opportuno nell'eseguire il rilievo della _Sacra Via_ di fare anche quello di tutti gli edifici adiacenti, nell'area compresa fra il _Colosseum_ e il _Tabularium_, e questo rilievo fu eseguito nel maggio scorso[195] da quarantasei alunni del secondo corso della Scuola d'applicazione degli ingegneri della R. Università di Roma, divisi in cinque squadre, sotto la direzione del prof. Reina, coadiuvato da cinque assistenti della Scuola stessa[196], ed è qui riprodotto nella nostra =tavola n. 96=.
Gli scandagli che intanto l'architetto Boni andava compiendo confermarono che “i ruderi visibili rappresentavano l'ultimo capitolo di uno dei più preziosi libri della storia umana, sepolto sotto selciati medioevali rifatti nel Cinquecento, o più di recente sofisticati; e sotto un fitto velo di terriccio e di lastrami di pietra, che dinanzi alla storia hanno il valore delle imbiancature che in certe chiese ricordano le pestilenze del Seicento, ma nascondono gli affreschi di Giotto„[197].
IL “COMITIUM„ E IL “NIGER LAPIS„.
Intimamente connesso con la _Via Sacra_ è il _Comitium_, che l'architetto Boni sterrò alacremente, mettendo allo scoperto la parte anteriore della chiesa di S. Adriano fino al livello attribuito all'imperatore Diocleziano. Ritornò in luce dinanzi alla chiesa il pavimento del Comizio e un'importantissima iscrizione, che si reintegra _c]uriam sen[atus_. Oltre ritrovamenti di blocchi di travertino dell'età repubblicana e di molti pozzetti sull'area del Comizio, ciò che più interessa è il ritrovamento del _niger lapis_, che si credette sùbito la tomba di Romolo e fu oggetto di discussioni molte e vivaci (ved. =tav. 89=).
[Illustrazione: =Il cippo inscritto rinvenuto sul Foro Romano.=
=Tavola 90.=
Ved. =Domenico Comparetti=, _Iscrizione arcaica del Foro Romano_. Firenze-Roma. Bencini. 1900, fig. a pag. 7.]
Da un lato il Boni, il Vaglieri ed altri dotti sostennero potersi il _niger lapis_ riferire di fatto alla tomba di Romolo, dall'altro lato l'Hülsen in una conferenza all'Istituto archeologico germanico dimostrò doversi attribuire a Massenzio, restauratore come Costantino dell'antichità, e tanto l'Hülsen quanto il Pais più recentemente sostennero trattarsi di una dedica a Marte non a Romolo, per cui i dotti concluderebbero che il niger lapis possa essere un lastricato, fatto anche in tempo più tardo, ma a memoria del luogo sacro che, secondo le tradizioni antichissime, e forse per qualche scavo fortuito, era indicato quale tomba di Romolo: questo restauro verosimilmente si attribuirebbe a Massenzio.
LA STELE INSCRITTA DEL COMIZIO.
Sotto il _niger lapis_ si rinvennero basamenti decorati con gola etrusca e congiunti da una striscia di tufo formante gradone e con altri oggetti e frammenti un cippo di tufo in forma di tronco di piramide quadrangolare a spigoli sfaccettati, con la iscrizione di dubbia interpretazione, che affaticò lo studio e l'ambizione di molti dotti (ved. =tav. 90=).
Riferire qui tutta la bibliografia relativa al _niger lapis_ e soprattutto all'epigrafe in questione sarebbe assunto impari alla mole di questo _Manuale_ e alle mie forze: basti dire che il chiarissimo prof. Tropea, che con sagace intendimento seguì e riunì tutti i lavori relativi alla stele arcaica[198], riunì la cronaca delle discussioni in tre articoli o parti, e l'argomento non è ancora esaurito.
Dirò soltanto che non solo gravi furono e sono tuttora i dubbi circa il significato e la interpretazione dell'epigrafe, ma anche circa la cronologia dell'epigrafe stessa, che molti vollero determinare con criterî puramente archeologici.
La rottura del cippo e la manomissione dei basamenti sarebbero dovuti, secondo il Boni (che ne fece insieme col Gamurrini e col Ceci una _Relazione_ ufficiale[199]), a un'opera di distruzione violenta e premeditata, che fu poi espiata con un sacrificio. Ora si credette, ben vagliando i detriti del sacrificio, di fissare la data, ma il Pais prima[200], il dott. Savignoni poi[201] riconobbero che il criterio della stipe votiva non dev'essere quello esclusivamente scientifico da seguire, in quanto che è incerto e abbraccia un periodo di tempo troppo esteso.
[Illustrazione: =L'iscrizione della stele del Comizio, rinvenuta negli scavi del Foro Romano.=
16 (b) oiviovio d . . . . . . . . 1 quoi ho (n) [ce . . . . . . . . . . . s] akros es- 3 ed sord . . . . . . . . . . . . . a (i f) as 5 regei (lo) . . . . . . . . . . . mave . . . . . . . . . . . . . . . 7 quos r(i) . . . . . . . . . . . . . . . . . . m kalato- 9 rem ha(b) . . . . . . . . . . . . . . . . . (i)od iouxmen- 11 ta kapia[d] dota v . . . . m. iter (pe) [r . . . . . . . . . 13 . . . . . . . (m) quoi ha- velod nequ [oi . . . . . . . . 15 . . . . . . . o [d] diou estod.
=Tavola 91.= — Ved. D. COMPARETTI, _Iscrizione arcaica del Foro Romano_, tav. di fronte alla pag. 8.
N.B. — L'iscrizione è una riproduzione fototipica del disegno esatto di tutte le faccie dell'epigrafe, ridotte ad un sol piano, ed ha di fianco la trascrizione per agio degli studiosi. Le parentesi tonde segnano le lettere incomplete o incerte, le quadre segnano le complementari.]
“In conclusione — scrive il Savignoni — abbiamo una suppellettile la cui cronologia varia dal VI secolo (e per qualche caso forse anche dal VII) al secolo I av. Cr.; per altro i gruppi più abbondanti sono il più antico e il più recente. Tutti gli oggetti descritti furono trovati confusi insieme nello strato di cenere e carboni, non già stratificati a seconda delle loro diverse epoche; sicchè si tratta evidentemente di un materiale, non già proprio di un deposito formatosi a mano a mano, ma lì trasportato da altra parte e tutto in una volta ad uso di riempimento. Il che viene confermato dal fatto che esso è un materiale in massima parte frammentario, e che degli oggetti più grandi ed importanti, come, p. es., del vaso greco con Bacco, abbiamo non già tutti o quasi tutti i frammenti, bensì il contrario, ossia solo qualche frammento.
“Il luogo che doveva essere ricolmato e coperto ha tutta l'apparenza di un luogo sacro; e non senza intenzione sarà stato adibito per ciò, prima d'ogni altra cosa, un materiale anch'esso evidentemente sacro, preso da una o più stipi votive, e frammisto ad abbondanti resti di sacrifici: il che, oltre a contribuire al rialzamento del suolo secondo le nuove esigenze topografiche, faceva sì che si conservasse, quasi sotto sigillo, alla divinità quello che la pietà romana le aveva dedicato.
“Ciò avvenne dopo che il luogo stesso era stato devastato, e dopo che più tardi fu sgombrato dai rottami dei monumenti venerandi, i resti dei quali sono rimasti nascosti da quel tempo fino ai dì nostri.
“Ma quando avvenne non è facile precisare; io mi limito a notare che per la soluzione del problema è d'uopo, a mio avviso, tener d'occhio piuttosto il materiale più recente che il più antico.„
Riconosciuto incerto il criterio della stipe, i più si volsero a spiegare epigraficamente e glottologicamente l'epigrafe. Primeggiano in questo lavoro, dopo la _Relazione_ del prof. Ceci, i proff. Pais e Comparetti, i quali pubblicarono studî riassuntivi e geniali che fanno onore alla scienza italiana[202].
Ma l'Hülsen, il Milani, il Ceci, il Gamurrini, il Mariani, il De Cara, il De Sanctis e altri ancòra[203] non cessarono di aggiungere ciascuno osservazioni proprie alla critica altrui, e da tutta questa congerie di opinioni e di lavori ne venne la conclusione, fino a nuovi risultati esaurienti, che l'epigrafe della stele ha carattere sacro, e si riferisce al luogo ove sorge, e che l'area dove sorge era sacra a Marte, e quindi anche a Romolo, non escludendo che in tempo tardo abbiano voluto, con quei residui di stipe votiva e col selciato nero sovrapposto, meglio consacrare alla venerazione dei posteri un luogo consacrato già dalla tradizione patria. Per me l'iscrizione non è tanto antica, nè tanto recente quanto alcuni vorrebbero, ma è piuttosto del principio della Repubblica che non della Monarchia, o del tempo dell'incendio gallico, e contiene senza dubbio prescrizioni e divieti di carattere sacro, del genere così chiaramente esposto dal senatore Comparetti„ (ved. =tav. 91=)[204].
Fra le varie e talora opposte opinioni che furono esposte in proposito un'altra merita di essere ricordata non solo per la sua originalità, ma anche per l'intima relazione che ha con tutto il complesso della religione, del diritto sacro e della storia prisca di Roma, l'opinione del ch. prof. Milani, direttore del R. Museo archeologico di Firenze e degli scavi di Etruria[205].
La scoperta quasi contemporanea di un simile _locus sacer_ a Fiesole, della quale diede conto all'Accademia dei Lincei, rende la sua interpretazione evidente. Secondo un'ipotesi già emessa, il cosidetto sepolcro di Romolo sarebbe originariamente il _mundus_, o centro augurale della città, costituito _etrusco ritu_, di cui parla Dionigi d'Alicarnasso.
In Roma vi erano due _mundi_ antichissimi, uno sul Palatino e l'altro nel Foro; quest'ultimo era stato coperto da un'ara, che il Milani riconosce nel postamento di tufo dietro le note basi sagomate. Questo postamento dell'ara sta probabilmente sopra un lastricato che copriva il _mundus_, detto _lapis manalis_, e questo _lapis_, di cui si coprì il _mundus_ e il _templum romuleum_, venne naturalmente considerato nella tradizione popolare come l'_heroon_, ossia il sepolcro di Romolo.
[Illustrazione: =Veduta delle differenti strutture= che costituiscono il rudere del Sacrario di Vesta sul Foro Romano.
=Tavola 92.=
Ved. _Notizie degli Scavi di antichità_, maggio 1900, 163, fig. 5.]
L'importanza grande di cui parla il Milani starebbe anche nel fatto che il _lapis manalis_, il _mundus romuleus_, le basi sagomate, su cui stavano i _duos leones_, di cui parla Varrone, e su uno dei quali stava la pietra, simbolo aniconico e feticio di _Tellus_, dea della vita e della morte, tutto questo insieme monumentale costituisce il _templum augurale_ etrusco, quale conosciamo da Marziano Capella e da un ricordato _templum_ sacerdotale di Piacenza, ed ha riscontro e spiegazione nel rilievo monumentale coi leoni della porta settentrionale di Micene, che il Milani dichiarerebbe un emblema araldico della città micenea e un indice religioso dei sepolcri degli Atridi, trovati presso detta porta (ved. =tav. 8= e cfr. =tav. 9=).
Quanto al Foro Romano, le cose sarebbero rimaste intatte finchè, per il naturale rialzamento del suolo e per le esigenze delle nuove fabbriche, secondo il piano regolatore del Foro di Giulio Cesare, furono obbligati a rialzare il livello del _niger lapis_ di 60 centimetri.
Venendo poi alla epigrafe della stele piramidata, egli la dichiara dell'età regia e probabilmente serviana (_lex regia_); ma questa conclusione parte dall'analisi della stipe votiva, che non risponde a quella fatta dal dott. Savignoni.
Il Milani pertanto avrebbe ragione per conto suo, se rimanessero salde le basi cronologiche della stipe, da lui assegnata parte al secolo VIII e VII av. C. e parte al VI. “Nessun oggetto della stipe vera e propria esiste, secondo egli afferma in modo assoluto, che possa riferirsi ai secoli V, IV, III e II a. C. Esistono soltanto dei cocci eterogenei alla stipe del secolo IV e I a. C.; quelli del IV si riferirebbero al primo _conseptum maceria_, fatto per sostenere il _lapis_; quelli del I al tempo di Cesare.
E il Milani a questo proposito conclude eloquentemente che questi ultimi cocci del I secolo a. C. mostrano appunto “che vi è stato un rimaneggiamento e un rialzamento del _lapis_, riducendolo di proporzioni, ma curando che le sacre reliquie, raccolte intorno al _mundus_ e al _templum_ dei re di Roma, si conservassero intatte, là dove erano, tra i monumenti dei re„.
IL TEMPIO DI VESTA E LA “DOMUS„ DELLE VESTALI SECONDO LE RECENTI ESPLORAZIONI.
Su questo argomento così interessante per la storia di Roma, potè riunire tutti i risultati più importanti degli ultimi scavi lo stesso direttore di questi, l'illustre direttore Boni in uno dei fascicoli delle _Notizie degli Scavi_[206].
La _aedes Vestae_ possedeva il focolare dello Stato e sorgeva al basso della falda settentrionale del Palatino: il fuoco veniva alimentato _diebus noctibusque_ dalle vergini Vestali, con legname di quercia o d'altro albero.
Il rudere del Sacrario di Vesta aveva subìto squarci notevoli, e giaceva sotto il peso di ostinate definizioni, contro le quali si ristudiò con metodo e con scavi opportuni, facendo tornare in luce la favissa centrale o _cella penaria_, la platea circolare del podio, avanzi di sacrifici e confini del temenos, in modo da poter studiare le strutture di età diverse, e determinare l'ampiezza dell'edificio al quale appartengono i frammenti architettonici che si conoscono, che sono parte del tardo restauro imperiale.
Il Boni, nel lavoro magistralmente condotto che ho sopra citato, dopo averci dato l'_aedes Vestae_ e i ruderi attigui, i quali appaiono da una sua fotografia fatta a 500 metri d'altezza con un pallone del Genio militare, e dopo avere rappresentato il _Sacrario di Vesta_ quale si vede in un bassorilievo della Galleria degli Uffizi; stabilisce in due clichés distinti la veduta del Sacrario di Vesta nel 1898 e quella stessa, quale risulta dalle ultime esplorazioni, ben determinata nei suoi differenti strati archeologici corrispondenti alle differenti strutture, che costituiscono il rudere del Sacrario stesso (ved. =tav.= cit. =92=). Seguono la pianta e le sezioni: una traversa il _cardo_, l'altra traversa il _decumanus_.
Il calcolo di cinquanta piedi di m. 0,29574 per il diametro di m. 14,80 circa della muratura riposante sulla platea circolare del rudere confermò l'opinione più volte espressa dall'illustre Pigorini, che i terramaricoli, popolo divenuto italico prima degli Etruschi e dei Greci, avessero un'unità metrica corrispondente circa al piede romano di m. 0,2963, e che tracciassero le loro costruzioni in base a questa unica misura.
La parte più antica del rudere del Sacrario di Vesta si deve attribuire ai Flavî, come mostra l'analogia dell'_opus quadratum_ con quello del _templum Sacrae Urbis_.
Il nucleo severiano è composto invece di scheggioni di tufo gialliccio, a struttura pisolitica; la favissa, o _cella penaria stercoraria_, ha pianta quadrangolare, quasi trapezoidale, e fa ricordare la forma della _Roma quadrata_, quella del _niger lapis_ e della città dei terramaricoli, illustrate dal Pigorini. L'angolo acuto della favissa di Vesta è rivolto a nord-ovest, e si deve confrontare con l'angolo acuto dell'_agger_ nelle terremare, il quale serviva come spartitore dell'acqua, che ne alimentava la fossa. È incerto l'uso della favissa, ma l'averla trovata senza aperture laterali, piena di resti di sacrificio e di vasi etrusco-campani, potrebbe far credere o al _locus intimus_, ove dovevano stare gli oggetti misteriosi (le sacra fatalia col Palladio e i Penati portati da Troia, che avrebbero trovato posto comune in quelle specie di sotterranei), oppure al luogo dove tenevansi custodite le spazzature e i rifiuti animali, finchè al 15 giugno si portavano alla _Porta Stercoraria_ del Clivo Capitolino.
[Illustrazione: =Base dell'ara della “Basilica Iulia„= recentemente scavata sul Foro Romano.
=Tavola 93.= (da fotografia).]
Gli avanzi frammentosi del restauro Severiano e forse di un altro più tardo ancora, potrebbero venire rialzati a posto, qualora si avessero dati più certi del loro postamento e l'altezza dei piedestalli. I frammenti rimasti sono in marmo lunense e il Boni ne dà le riproduzioni in zincotipia.
La ricostruzione in ogni modo doveva essere di tempio circolare con tetto a cupola, di cui si scopersero pure frammenti, cosicchè noi possiamo ancora passare attraverso le modificazioni dei restauri architettonici al _Sacrarium_ della _Regia_, contenente il fuoco sacro con la tradizionale arcaica forma dell'urna a capanna del periodo italico preromano, a pareti intessute di vimini e a pali ritti di legno per sbarrare la capanna e per aggiungerle una specie di portico coperto (cfr. =Atlante= cit., =tav. VII=).
ALTRI CENTRI MINORI D'ESCAVO.
L'attività dell'architetto Boni e de' suoi bravi operai si rivolse inoltre al luogo del rogo di Cesare, ai _rostra_, dove si scopersero quattro gradini di fondamenta delle vestigia curvilinee che già conosciamo e alla _Basilica Iulia_ (ved. =tav. 93=).
La _Regia_, questo centro religioso e politico di Roma monarchica, fu pure oggetto di cure speciali, che portarono al ritrovamento di una struttura quadrata in tufo con rialzo circolare nella superficie superiore, una specie di altare, o di _sacrarium_ della _Regia_, forse il luogo di custodia delle tradizionali aste di Marte (ved. =tav. 94-95=).
[Illustrazione: =La “Regia„ e un tratto della “Sacra Via„ durante gli scavi recenti del Foro Romano.=
=Tavola 94= (da fotografia).]
[Illustrazione: =Scavi recenti sull'area della “Regia„ al Foro Romano.=
=Tavola 95= (da fotografia).]
Molto vi sarebbe a dire anche sulla _Basilica Aemilia_, per la quale rimando al lavoro esauriente dell'illustre prof. Lanciani[207]. Mi preme soltanto di far notare che si rinvennero le gradinate per le quali si accedeva a una specie di basamento rotondo, molto logoro, che si crede un sacello. Inoltre fu messa allo scoperto meglio di prima la grande aula della _Basilica_, col pavimento in marmo africano, porta santa e giallo antico.
Maggior luce venne inoltre con gli ultimi scavi alla storia della costruzione del _templum Antonini et Faustinae_, del quale uscì nella sua primitiva grandezza lo stilobate, e si potè studiare tutto il perimetro, essendo ora isolato.
LA “CLOACA MAXIMA„.
Una conseguenza non inaspettata, ma in ogni modo fortunatissima degli scavi sistematici del Foro Romano fu lo studio profondo e minuzioso di tutto il sistema stradale del centro della vita romana, nonchè di quello sotterraneo con lo scavo delle cloache e dei pozzetti che misero in luce la complicata canalizzazione della fognatura e dello scolo delle acque in Roma.
Mi limiterò solo ad accennare al fatto importantissimo, messo in luce dalle ricerche del Boni, che la _cloaca maxima_ (ved. =tav. 47=), risulta costrutta di massi tolti da edifici repubblicani; non sarebbe stata opera dei re Tarquinii, ma lavoro dell'ultimo periodo della Repubblica, mentre l'antica cloaca che si attribuisce ai Tarquinii pare esista in un altro luogo, ove si vedono vestigia considerevoli più a levante della _maxima_. Quella prima grande cloaca sarebbe stata poi abbandonata quando i Romani costrussero la _Basilica Aemilia_.
FINE.
[Illustrazione: SACRA · VIA · ET · CONTINENTIA · AEDIFICIA
=Tavola 96.= — Rilievo grafico generale dello stato attuale del Foro Romano, risultante dalla connessione a penna nella scala di 1:500 dei rilievi altimetrici parziali, eseguiti l'anno 1900 dagli alunni della R. Scuola d'applicazione degli ingegneri in Roma nell'area compresa tra il Colosseo e il _Tabularium_. (Cfr. _Notizie degli Scavi_, giugno 1900, pag. 220 e segg.).]
NOTE:
[1] Ved. MARQUIS DE NADAILLAC: _Moeurs et monuments des peuples préhistoriques_. Parigi, Masson, 1888, pag. 4; SALOMON REINACH, _Le Musée de l'empreur Auguste_ (_Revue d'anthropol._ di Parigi, Serie terza, IV, pag. 28-36); ETTORE REGALIA, _Sul Museo dell'imperatore Augusto_ (_Arch. per l'antrop._, XIX). Firenze, 1889.
[2] Le indicazioni bibliografiche intorno agli studî di paletnologia e di archeologia preistorica in Italia si trovano tutte raccolte, almeno quelle di opere pubblicate avanti al 1874, e diligentemente ordinate nelle due utili pubblicazioni del professore LUIGI PIGORINI, _Bibliografia paleoetnologica italiana dal 1850 al 1871_; e _Matériaux pour l'histoire de la paléoethnologie italienne_. Parma, 1874. — Dopo l'anno 1874 si consulti soprattutto il _Bullettino di paletnologia italiana_, diretto appunto dall'illustre Pigorini, pubblicazione che fa onore al nome italiano, e che contiene, oltre le relazioni sugli scavi varî e sui nuovi ritrovamenti, anche una bibliografia paletnologica molto accurata in ordine cronologico. Uno studio generale, ma abbastanza esatto, della paleoetnologia, si trova nel Manuale Hoepli di Innocenzo Regazzoni. Milano, 1885; più recente e dotto il bel lavoro d'indole generale del ch. E. BRIZIO, _Storia politica d'Italia; epoca preistorica_. Milano, Vallardi, 1899-1900.
[3] Esemplari vari e numerevoli di queste figure trovansi, p. es., al R. Museo di Antichità di Torino, nelle sale delle antichità preromane, provenienti da Lomello. Cfr. _Atti della Società di Archeologia e Belle Arti_ per la provincia di Torino.
[4] Molte e chiare riproduzioni grafiche di questi oggetti di uso e d'ornamento dei popoli preistorici d'Italia si trovano nel magistrale Album del Montelius, unito all'opera: OSCAR MONTELIUS, _La civilisation primitive en Italie, depuis l'introduction des métaux_: I Parte: _Italie Septentrionale_, Stokholm. Imprimerie royale, 1895 (Testo e Atlante). Da questo atlante riproduco qui qualcuna delle tavole più importanti inserite nel testo.
[5] Sull'esistenza di questo popolo nella vallata del Po scrissero un libro importantissimo gli archeologi ALESSANDRO BERTRAND e SALOMONE REINACH, _Les Celtes dans les vallées du Pô et du Danube_. Parigi, Leroux, 1894. Ved. per le antichità di Golasecca e Castelletto Ticino le tav. 6 e 7.
[6] =Bibliografia sulle terremare=: Sulla loro costituzione e sulla storia della loro scoperta ved. PIGORINI, op. cit.; cfr. _Nuova Antologia_. 1870, pag. 347: _Boll. Ist. Corr. archeol. di Roma_, 1876, pag. 107: G. CHIERICI, _Le antichità preromane della provincia di Reggio nell'Emilia_, 1871; cfr. _Boll. cit. di paletnologia ital., passim_, specialmente le prime annate. — Sulla questione etnografica, si consulti, per l'opinione che i terramaricoli fossero Umbri: W. HELBIG, _Die Italiker in der Poebene_, Leipzig 1879; per l'opinione che fossero piuttosto Liguri: E. BRIZIO, _Nuova Antologia_. aprile e ottobre 1880 (_Liguri nelle Terremare_); la _Coltura_, fasc. II, 1881. Oltre i lavori generali di NICOLUCCI, _La stirpe ligure in Italia_, e di MARIOTTI, _Sugli scavi di Velleja_, cfr. L. SCHIAPARELLI, _Le stirpi Ibero-Liguri nell'Occidente e nell'Italia antica_, 1880.
[7] Ved. tav. 10 a pag. 31, e cfr. tav. 9 a pag. 30.
[8] Cfr. la figura qui di fronte, e GOZZADINI, _Di alcuni sepolcri della necropoli felsinea_, pag. 20; cfr. BERTRAND-REINACH, _Les Celtes dans les vallées du Pô et du Danube_. Parigi, Leroux, 1894. — Per Micene, Ved. anche _Atl. di arte greca_, Manuali Hoepli, tav. IV, e la figura a pag. 29 (tav. 8).
[9] Ved. DESOR, _Revue archéolog._, 1871, pag. 409. L'opera esauriente sull'argomento è quella di ANTONIO ZANNONI, _La Fonderia di Bologna_. Testo e Atlante. 1888.
[10] Circa l'opinione sostenuta precedentemente che l'opera appartenga alla civiltà etrusca, ved. ZANNONI, _Scavi della Certosa_, CONESTABILE, _“Compte rendu„ del Congresso di Bologna_, 1871; pag. 272. Ved. oggetti funebri del periodo etrusco della Certosa in Bologna più avanti, nelle tavole che illustrano la parte etrusca.
[11] Per i sepolcreti umbro-felsinei, ved. E. BRIZIO, _Monumenti archeologici della provincia di Bologna_, nell'opera: _Appennino bolognese, descrizioni e itinerarî_, Bologna, 1881, pag. 208; G. GOZZADINI, _Sepolcri dell'Arsenale_, Bologna, 1875, e _Scavi Arnoaldi Veli_, 1877; A. ZANNONI, _Scavi Benacci_, nel _Bollett. di Corr. Arch._, 1875, pag. 177 e 299. Per gli oggetti di questi e di altri ritrovamenti, ved. il Museo Civico di Bologna, che ha una sala speciale pei _Monumenti della necropoli felsinea_, e cfr. il _Catalogo scientifico del Museo_ dello stesso ch. prof. BRIZIO. Per la situla istoriata ved. specialmente _Scavi della Certosa_, atlante, tav. XXXV.
[12] Anzi per il Gozzadini Villanova è dei Proto-etruschi (sec. X-IX; ved. op. cit. a pag. 6, 52), mentre per lo Zannoni è di diverse genti in epoche successive (_Boll. Ist. Corr. Arch._, 1875, pag. 46, 713); per il Desor e per il Brizio, degli Umbri (_Grotta del Farnè_, pag. 46).
[13] Cfr. FR. GNECCHI, _Monete romane_, Milano, Hoepli, 1896, 1ª ediz., pag. 15 e segg.; cfr. S. AMBROSOLI, _Numismatica_, Milano, Hoepli, 1895, pag. 79.
[14] Che siano rasoi, crede lo ZANNONI, _Bollett. Ist. Corr. Arch._ 1875, pag. 45; cfr. ibidem, pag. 14, l'opinione dello Helbig, che crede importato l'uso del radersi per mezzo del commercio (cfr. _Atti Accad. Lincei_, 1879-80, pag. 180) mentre pel prof. Lignana fu patrimonio comune degli Arii (_Boll. Ist. Corr. Archeol._ 1875, pag. 16).
[15] _Boll. Ist. Corr. Arch._, 1875, pag. 51.
[16] Intorno alla necropoli di Villanova ved. GOZZADINI, _La nécropole de Villanova découverte et décrite_. Bologna, 1890; cfr. _Boll. Ist. Corr._, 1875, pag. 270: A. FABRETTI, _Archivio Storico italiano, Nuova Serie_, Tom. I, parte 1, pag. 220; tom. IV, parte 1, p. 227.
[17] Ved. HELBIG, _Boll. Ist. Corr. Arch._, 1875, pag. 14 e 15.
[18] _Compte rendu du Congrès de Bologne_, 1871, pag. 195, 445 e segg.; cfr. MICHELE DE ROSSI, _Boll. Ist. Corr. Archeol._, 1867, pag. 5; 1868, pag. 116; 1871, pag. 247; cfr. _Annali Ist. Corr. Arch._, 1876, pag. 324.
[19] Intorno alle urne-capanne ved. ALESS. VISCONTI, _Atti Accad. rom. d'Archeol._, parte 2ª; P. NICARD, _Revue Archéologique_, 1876, pag. 337; LISCH, _Über die Hausurnen...._, 1856; GHIRARDINI, _Notizie degli Scavi_, 1881, 1882; R. VIRCHOW, _Über die Zeitbestimmung der italischen und deutschen Hausurnen_, Berlino, 1883; A. TARAMELLI, _I cinerarî antichissimi in forma di capanna scoperti nell'Europa_ (_Rendic. della Accademia Lincei_, V, vol. II, classe di scienze morali); O. MONTELIUS, _Zur ältesten Geschichte dés Wohnhausés in Europa, speciell in Nordin_ (_Arch. f. Anthrop._, XXIII).
[20] Ved. _Ann. Istit. Arch._ 1871, pag. 34-53. Cfr. GNECCHI, op. cit., pag. 19 e segg.; AMBROSOLI, op. cit., pag. 80 e segg.
[21] Ved. la _casa Romuli_ del Palatino rispondente alle descrizioni di Dionigi (I, 78) e di Ovidio (_Inst._ III. 183): _Quare fuerit nostri, si quaeris, regia nati | Aspice de canna viminibusque domus_.
[22] Si sono rinvenuti oggetti simili a questo, in bronzo a Corneto Tarquinia.
[23] Ved. GHIRARDINI, _Notizie degli Scavi_, febbraio 1883.
[24] Ved. A. STOPPANI, _L'ambra nella storia e nella geologia_. Milano, 1886; _Bull. di paletn. ital._, XII (1886), pag. 47 e segg.; XIII (1887), pag. 21 e segg.; HELBIG, _Commercio dell'ambra_, pag. 10; id., _Das homer. Epos_, 2ª ediz., p. 89; BLÜMNER, _Technologie_, ecc., II, pag. 385; BARNABEI in _Monum. ant._, IV, col. 386 e segg.; S. RICCI, _Oggetti ornamentali provenienti dal territorio di Golasecca_ in _Bull. di paletn._, XXI (1895), pag. 89 e segg.; J. SZOMBATHY, _Zur Vorgeschichte des Bernsteins_. Vienna, 1895; KLEBS, _Der Bernsteinsschmuck der Steinzeit_; HOERNES, _Urgesch. d. bild. Kunst_. Vienna, 1898, pag. 21 e segg.; 124, 128, 316, 376.
[25] Ved. L. BENVENUTI, _Museo euganeo-romano di Este_, 1880; PROSDOCIMI, _Notizie degli Scavi_, 1882, pag. 5 e segg.; _Boll. Ist. Corr. Arch._, 1881, pag. 70; HELBIG, _Bollett. Ist. Corr. Arch._, 1882, pag. 74. Il Ghirardini completò e modificò alquanto nella maggiore e più chiara distinzione sua quella dei quattro periodi Prosdocimi in _Notizie degli Scavi_, 1888.
[26] Ved. intorno a queste scoperte interessantissime il lavoro dello HELBIG, _Boll. Ist. Corr. Archeol._, 1875, pag. 233.
[27] Ved. _Boll. Ist. Corr. Arch._ 1835, pag. 216; cfr. GAMURRINI e CONESTABILE, _Sopra due dischi di bronzo italici_, ecc. (_Memorie R. Accad. di Scienze di Torino_, XXXVIII, 1876, serie II); cfr. il recente ed ottimo lavoro dello GSELL, _Fouilles de Vulci_. Parigi, 1891.
[28] Ved. su Corneto-Tarquinia: GHIRARDINI, _Notizie degli Scavi_, 1881, pag. 342; 1882, pag. 136: HELBIG, _Boll. Istit. Corrispond. Archeolog._, 1882.
[29] Cfr. pag. 40 e =tav. 15=.
[30] Cfr. FR. GNECCHI, =Monete romane=. Milano, Hoepli, 1900. 2ª ediz., pag. 85-89.
[31] Per gli scavi della Certosa ved. specialmente l'opera dell'ing. A. ZANNONI, _Scavi della Certosa_, descritti ed illustrati. Bologna, 1876; C. CONESTABILE, _Compte rendu du Congrès_, pag. 263; E. BRIZIO, _Bollett. C. A._, 1872, pag. 12 seg.; _Monumenti archeologici della provincia di Bologna_, 1881.
[32] Intorno a Marzabotto ved. C. GOZZADINI, _D'un'antica necropoli a Marzabotto_, Bologna, 1865; _Nuove scoperte a Marzabotto_, Bologna, 1870; C. CONESTABILE, _Rapport sur la Nécropole... in Compte rendu du Congrès..._, pag. 242; cfr. G. CHIERICI, _Antichità preromane della provincia di Reggio d'Emilia_, in cui l'autore espone l'opinione, in parte dibattuta, che Marzabotto fosse un borgo abitato.
[33] Intorno a Cacrilio ved. HELBIG, _Die Italiker in der Poebene_, pag. 125, con l'appendice del LÖSCHCKE su quel figulinaio.
[34] Ved. parte etrusca. Intorno alle ciste ved. CAVEDONI, _D'una cista di Castelvetro_ in _Ann. Ist. Corr. Arch._, 1842, p. 67 (cfr. 1847, pag. 71); ZANNONI, in _Memorie R. Accademia delle Scienze di Torino_, 1876, vol. XXVIII, pag. 111; HELBIG, _Bronzi di Capua_ in _Annali dell'Ist. di Corr. Arch._, 1880, pag. 223, 240, ecc.; cfr. _Annali Ist. Corr. Archeolog._ 1881, pag. 214.
[35] Ved. SEMPER, _Der Stil_, citato nella _Bibliografia_ che precede questo Manuale, pag. 9.
[36] G. C. CONESTABILE, _Sopra due dischi di bronzo antico italici del Museo di Perugia_ in _Memorie dell'Accad. delle Scienze di Torino_, Tom. XXVIII (1876), serie II, pag. 26 e segg.; cfr. CONZE, _Zur Geschichte der Anfänge der Griech. Kunst_, Vienna, 1870.
[37] HELBIG, _Sulla provenienza della decorazione geometrica_ in _An. Ist. Corr. Arch._, 1875, pag. 221 e segg.
[38] Ved. CONZE, sostenitore più tardi di un primo studio di disegno e ornamento geometrico presso tutti i popoli in _Ann. Ist. Corr. Archeol._, 1877, pag. 354 e segg. (sopra oggetti di bronzo trovati nel Tirolo Meridionale).
[39] La voce greca che genericamente indica “seppellire„ cioè θάπτειν, nel valore primo della sua radicale ταφ, dice “ardere, abbrucciare„, ed ha per riscontro la rad. _tep._ di _tep-eo_ e _tep-idus_ nel latino, e per riprova τέθρα, “la cenere„ e l'uso della voce θάπτειν in senso d'incenerire i morti, presso Omero (_Iliade_, XXI, 323: _Odissea_, XII, 12. XXIV, 417).
[40] Per es., nelle sepolture umbro-felsinee e di Villanova la proporzione sarebbe di 4 umati per 100 combusti.
[41] Questo risulta da esplicita dichiarazione di Cicerone nel _de legibus_ (II, 22), ripetuta da Plinio (_h. n._ VII, 54). Nel libro XI dell'_Eneide_, Virgilio descrive i funerali dei caduti nella battaglia fra Rutuli e Troiani: nel campo troiano tutti i morti sono arsi, nel campo italico molti arsi e molti sotterrati.
[42] Ved. J. GRIMM, _Über das Verbrennen der Leichen_, in _Atti Accad._, Berlino, 1849, pag. 191; BIONDELLI, _La cremazione dei cadaveri_ in _Rivista italiana di Scienze e Lettere_. Milano, 1874; J. MARQUARDT, _Handbuch der römischen Alterthümer_ (B. VIII, Th. I), pag. 330 e segg.
[43] Sui Pelasgi ved. A. VANNUCCI, _Storia dell'Italia antica_, vol. I; L. SCHIAPARELLI, _I Pelasgi nell'Italia antica_, Torino, 1879; MICALI, _L'Italia avanti il dominio dei Romani_, I, pag. 181; II, pag. 157; _Storia antica dei popoli italici_, I, pag. 195; PETIT RADEL, ved. _Il Museo pelasgico d'Italia e d'altre regioni_ (Biblioteca Mazarino a Parigi); cfr. _Bollettino e Annali dell'Ist. Corr. Arch. di Roma_, 1829, 1830, 1831; C. A. DE CARA, _Le necropoli pelasgiche d'Italia e le origini italiche_, Roma, 1894; V. DI CICCO, _Le città pelasgiche nella Basilicata_ (in _Arte e Storia_, gennaio, 1896); L. MAUCERI, _Sopra un'acropoli pelasgica esistente nei dintorni di Termini Imerese_. Palermo, 1896; A. C. DE CARA, _Gli Hethei-Pelasgi in Italia_. Opuscoletti varî tratti dalla _Civiltà Cattolica_, serie XVI, vol. XI-XII; E. LATTES, _Di due nuove iscrizioni preromane trovate presso Pesaro in relazione cogli ultimi studî intorno alla quistione tirreno-pelasgica_, con 3 tavole (_Rendic. d. Acc. Lincei_, Classe di Scienze morali, Ser. V, vol. II e III). Cfr. PIGORINI in _Boll. di paletnol. ital._, 1889, fasc. 7-9, pag. 201-202 (_Le città pelasgiche italiane_).
[44] Intorno agli Etruschi ved. C. O. MÜLLER, _Die Etrusker_ e nei _Kleine deutsche Schriften_, vol. I, pag. 129; G. SCHWEGLER, nella _Römische Geschichte_, volume I; MICALI, _Storia dei popoli italiani_, vol. I; VANNUCCI, _Storia dell'Italia antica_, vol. I; NÖEL DES VERGERS, _Les Etrusques_. Ved. l'esposizione delle più recenti opinioni sugli Etruschi in uno studio del prof. BERTOLINI, _Nuova Antologia_ (maggio 1872). — Per l'arte etrusca in generale ved. C. O. MÜLLER, _Die Kunst der Etrusker_ (_Kunstarchaeologische Werke_, vol. 3º, pag. 118) e LANZI, _Saggio di lingua etrusca_, 1824, vol. 2º; Cfr. MARTHA, _Manuel d'archéologie étrusque et romaine_. Paris Quantin, s. a.; _L'arte étrusque_. Parigi, Firmin, Didot, 1889.
[45] Per le citazioni classiche, ved. NÖEL DE WERGERS, _L'Étrurie et les Étrusques_, 2 vol., 1862.
[46] E. BRIZIO, _La provenienza degli Etruschi_ in _Atti_ cit., e _Nuova Antologia_, 1890; ora, recentemente, in _Storia politica d'Italia, Epoca preistorica_, Milano. Vallardi, 1899-1900, pag. CXXXVIII-CXXXX.
[47] J. MARTHA, nell'_Art étrusque_, già citata.
[48] Ved. _Annali_, 1883, pag. 5-104.
[49] Ved. O. MÜLLER, _Die Etrusker_; CORSSEN, _Die Sprache der Etrusker_, 1870-72; DEECKE, _Etruskische Forschungen_; DEECKE e PAULI, _Etruskische Forschungen und Studien_; PAULI, _Altitalische Studien_. Pei lavori del Lattes, cfr. la pagina seguente, not. 1.
[50] Ai lavori già citati dell'illustre Lattes (cfr. pag. 99 e 107), aggiungiamo qui alcuni altri dei principali, che mostrano chiaramente la sua attività e competenza nel campo dell'epigrafia e glottologia etrusca dal 1890 fino ad oggi (cfr. un mio cenno nella _Rassegna Nazionale_ dell'ottobre 1895). — 1890: Iscrizione metrologica di un'anfora (_Rend. Ist. Lomb._). — 1891: Epigrafia e note di epigrafia etrusca; La nuova iscrizione sabellica; La grande iscrizione del cippo di Perugia tradotta ed illustrata; Un'iscrizione etrusca alla Trivulziana (_Rend. Ist. Lomb._) — 1892: Le iscrizioni paleolatine dei fittili e dei bronzi di provenienza etrusca (_Memorie Ist. Lomb._); Primi appunti ermeneutici intorno alla Mummia di Agram (_Atti della Regia Accademia di Scienze, Torino_). — 1893: Saggi ed appunti intorno all'iscrizione etrusca della Mummia (_Memorie Istituto Lombardo_) — 1894: L'iscrizione etrusca della Mummia e il nuovo libro del Pauli intorno alle iscrizioni tirrene di Lemno (_Rendiconti dell'Istituto Lombardo_); L'ultima colonna della iscrizione etrusca della Mummia (_Memorie R. Accad. Scienze, Torino_). — 1895: Etrusca _φui Fuimu_ per lat. _fui, fuimus_ (_Rend. Istit. Lomb._); Studî metrici intorno all'iscrizione etrusca della Mummia (_Memorie Ist. Lomb._); Il vino di Naxos in una iscrizione preromana dei Leponzi in Val d'Ossola (_Atti R. Accad. Scienze, Torino_): I giudizi dello Stolz e del Thurneysen.... e i nuovissimi fittili di Narce (_Riv. di Filologia e d'Istruzione class._). — Inoltre nei volumi IV, V e VII degli _Studi italiani di Filologia classica_ il Lattes pubblicò varî lavori critici sugli otto fascicoli del nuovo _Corpus Inscriptionum Etruscarum_. — 1896: Recensione dei primi quattro fascicoli come sopra (_Riv. di Filologia e d'Istruz. class._); Le iscrizioni latine col matronimico di provenienza etrusca (_Atti R. Accad., Napoli_); Ueber das Alphabet und die Sprache der Inschriften von Novilara (_Hermes_, vol. XXXI). — 1899: Di un'iscrizione etrusca trovata a Cartagine; di due antichissime iscrizioni etrusche testè scoperte a Barbarano di Sutri; La iscrizione anteromana di Poggio Sommavilla; Il numerale etrusco θυ ecc.; Primi appunti sulla grande iscrizione etrusca trovata a S. Maria di Capua (_Rendic. R. Ist. Lomb._). — Indagatore intelligente ed esatto è uno scolaro del Lattes, ex-allievo della nostra Accademia Scientifico-Letteraria, il dott. Bartolomeo Nogara, autore del libro _Il nome personale nella Lombardia_, il quale da parecchi anni inserisce nei nostri annuari dell'Accademia delle succinte _Relazioni_ intorno ai suoi viaggi epigrafici nei centri italiani rappresentati da documenti epigrafici etruschi.
[51] Ved. MICALI, _Stor. dei pop. it._, tav. CVIII. — Credo piuttosto che la prima origine di quest'uso sia provenuto dalla barbara costumanza di appendere le teste dei generali nemici fatti prigionieri ed uccisi, per spaventare il nemico stesso e in atto di tripudio per la vittoria ottenuta.
[52] Ved. PLINIO, _Natur. histor._, XXXVI, 19.
[53] Ved. ERODOTO, _Stor. greca_, I, 93.
[54] Cfr. STÉPHANE GSELL, _Fouilles dans la nécropole de Vulci_. Parigi, Thoia, 1891.
[55] Ved. PLINIO, _Natur. historia_, XXXV, 6; cfr. A. VANNUCCI, _Storia dell'Italia antica_, vol. I, e la bibliografia relativa; cfr. L. A. MILANI, _Il Museo topografico dell'Etruria_. Firenze, 1885.
[56] Sui _Nuraghi_ ved. E. PAIS, _La Sardegna prima del dominio romano_ in _Atti Accadem. dei Lincei_, VII, 1880-81, pag. 277. Cfr. REGAZZONI, _Manuale di Paletnologia_, Milano, Hoepli, 1885, pag. 159-165. — Ne parlano anche SFANO, _Paleoetnologia sarda_Alb. Lam, Cagliari, 1871; ALB. LAMARMORA, _Itineraire de l'Ile de Sardaigne_, tom. II; GUIDO DALLA ROSA, _Abitazioni dell'epoca della pietra nell'Isola Pantellaria_, Parma, 1871; BURTON, _Note sopra i Castellieri e rovine preistoriche nella penisola istriana_, Capo d'Istria, 1877. Cfr. _Bull. di Paletnol. ital._, IX (1883), pag. 74, 77, ove sono citati altri lavori speciali sull'argomento.
[57] Ved. W. HELBIG, _Arte fenicia_ in _Ann. Ist. Corr. Arch._ 1876, p. 197.
[58] Ved. L. LANZI, _Saggio dello stile di scultori antichi_, p. 18.
[59] QUINTILIANUS, XII, 10; cfr. OVERBECK, _Die antiken Schriftquellen zur Geschichte der bild. Künste bei den Griechen._ Lipsia, Engelmann, 1888, pag. 78-79.
[60] Cfr. vol. I, _Arte greca_, pag. 50, 51 della Iª edizione GENTILE, tav. XXXIV.
[61] Cfr. vol. I, _Arte greca_ id., pag. 69, tav. XLVI.
[62] Cfr. vol. I, _Arte greca_ id., pag. 67, tav. XLI.
[63] Cfr. vol. I, _Arte greca_ id., pag. 210, 214, 219, tav. CXXXVI-CXXXIX.
[64] Per le urne etrusche, ved. MICALI nelle tavole aggiuntive alla _Storia dei popoli italici_, e nei _Monumenti inediti_: UHDEN negli _Atti dell'Accademia di Berlino_, 1816, 1818, 1827-29; BRUNN _I rilievi delle urne etrusche_, Roma, 1870.
[65] Ved. PROPERZIO, IV, 2, 61.
[66] Ved. DIONIS., I, 79.
[67] Ved. PLINIO, _Natur. histor._ XXXIV, 16; _Signa tuscanica per terras dispersa, quae in Etruria factitata non est dubium_.
[68] Ved. ORAZIO, _Epistole_, II, 180.
[69] Ved. MICALI, _Storia dei popoli ital. antic._, tav. XXII-XXXVII; e _Monum. inedit._, tav. XVII.
[70] Ved. _Bollettino Istit. Corr. Archeol._, 1837, pag. 7; _Annali_, 1837, pag. 26.
[71] Ved. MICALI, _Monum. inedit._, tav. XII.
[72] DIONISIO, I, 70. Cfr. HELBIG, _Führer_, traduzione francese di Toutain (_Guide dans les musées d'archéologie classique de Rome_, Lipsia, Baedeker, 1893, pag. 461, n. 618).
[73] Ved. ATENEO, _Deipnosofisti_, XV, 18.
[74] Ved. VIRGILIO, _Eneide_, I, 727; _..... dependent lychni laquearibus aureis..... incensi....._
[75] Ved. disegni in MICALI, _Mon. ined._ IX e X e pag. 72; cenno della scoperta in _Boll. C. A._, 1840, pag. 164, e studio di ABEKEN, negli _Annali I. C. A._, 1842, pag. 53.
[76] CAVEDONI, _Annali Ist. Corr. Arch._, 1842, pag. 75.
[77] Per gli specchi etruschi ved. GERHARD, _Über die Metallspiegel der Etrusker_ (_Abhandl. der koniglichen Akad. d. Wissensch. zu Berlin_, 1836, pag. 323), e la maggior opera dello stesso autore, _Etruskische Spiegel_, 1840. Molti disegni e illustrazioni negli _Annali_ e nei _Monumenti dell'Ist. d. C. A._
[78] _Boll. Ist. Corr. Arch._, 1880, pag. 213. Ved. per la cista Ficoroni la nostra =tav. 34=.
[79] Ved. MICALI, _Mon. ined._, tav LIV.
[80] Ved. PLINIO, _N. H._, XXXV, 6. Egli dice che i dipinti di Ardea, città per lo meno di occupazione etrusca, siano anteriori alla fondazione di Roma.
[81] Ved. p. es., _Annali Ist. Corr. Arch._, 1873, pag. 239.
[82] Intorno alla storia della pittura etrusca ved. Helbig, _Ann. Ist. Corr. Archeol._, 1863, pag. 336; BRUNN-HELBIG, ibid., 1866, 1870. Intorno alla policromia ved. BRAUN, _Bollett. Ist. Corr. Archeol._, 1841, pag. 2; Martha, L'art étrusque già più volte citata.
[83] Ved. questo nostro _Manuale_ a pag. 78 e segg.
[84] Ved. MICALI, _Monum. ined._, tav. IV e V.
[85] Ved. p. es., _Monum. Istit. Corr. Archeol._ II, 8, 9, in cui sono rappresentati due vasi, l'uno con Atteone sbranato dai cani, e con Aiace che s'abbandona sulla spada; l'altro con Aiace che immola un uomo ignudo, assistito da Charun, faccia mostruosa che si rivede sullo stesso vaso con tre imagini femminili. Opera di pennello volgare e non antico, ma prettamente etrusco. Cfr. pei vasi greci l'_Atl. d'arte greca_, tav. CXXXVI e segg.
[86] Ved. _Annali Ist. Corr. Arch._, 1875, 98; cfr. _Bollettino_, 1874, pag. 241. — Circa la composizione dei buccheri, ved. _Bollettino Ist. Corr. Arch._, 1837, pag. 28; ibid., 1842, pag. 164, e recentemente l'ill. prof. BARNABEI, che ritrattò la questione con nuovi esperimenti e copia di prove critiche e bibliografiche in _Monum. Ant._ della _R. Accad. dei Lincei_, IV, 1894.
Quanto ai disegni varî dei buccheri ved. MICALI, cit., _Monumenti ined._, tavole XXVII-XXVIII, pag. 156; NÖEL DES VERGERS, _Atlante_ tav. XVII e segg..
[87] Ved. A. FABBRONI, _Storia degli antichi vasi fittili aretini_. 1841.
[88] Ved. MICALI, _Mon. ined._, tav. IV, 2, pag. 40.
[89] Ved. KLÜGMANN, _Annali Ist. Corr. Arch._, 1871, pag. 1; _Mon._, vol. VIII, tav. 26.
[90] Molti scritti pubblica l'avv. Giuseppe Fregni di Modena sulle iscrizioni etrusche ed umbre, sulla Grotta di Corneto Tarquinia, sulla Colonna di Foca (1897-1900), ma lascio agli specialisti in materia il giudizio sul merito scientifico dei suoi lavori.
[91] Cfr. pag. 117-118.
Fin dal 1893 uno degli alunni del Lattes, il dott. Bartolomeo Nogara, già citato, (cfr. pag. 118), raccolse calchi e disegni di iscrizioni etrusche da lui fatti nel Museo di Perugia, (1º viaggio epigrafico 1893), e un primo manipolo di iscrizioni messapiche depositate con quelle etrusche presso la R. Accademia Scientifico-Letteraria nel 1895 (2º viaggio epigrafico). Incoraggito dai premi Lattes, il dott. Nogara continuò le sue ricerche e le sue collezioni di calchi e disegni per gli anni successivi in altre città dell'Etruria fino all'anno scorso (3º viaggio 1896; 4º, 1897; 5º, 1898; 6º-7º 1899); ved. _Relazioni_ nell'Annuario della R. Accademia Scientifico-Letteraria, dall'anno 1894 fino al 1900.
[92] L. A. MILANI, _Museo topografico dell'Etruria_. Firenze-Roma, Bencini, 1898.
[93] Ved. GELLIO, _Nott. att._, XVII, 21.
[94] Ved. ORAZIO, _Epistol._ II. 1, 156-57. _Graecia capta ferum victorem cepit et artes Intulit agresti Latio._
[95] Ved. VIRGILIO, _Aeneis_, VI, 843-853.
[96] Ved. LIVIO, _Stor. Rom._, l. XXXIX, c. 4 (orazione di Catone per la legge Oppia).
[97] Su Damofilo e Gorgaso, che lavoravano al tempio di Cerere (493 a. C.), ved. PLINIO, _N. H._, XXXV, 154: _Ante hanc aedem tuscanica omnia in aedibus fuisse auctor est Varro_. Quindi i due artisti greci sono per lo meno anteriori a Fidia e a Polignoto.
[98] Ved. LIVIO, I, 56: _Fabris undique ex Etruria accitis_.
[99] LIVIO, I, 55: _Arcem eam imperii caputque rerum fore_.
[100] Ved. intorno al tempio di Giove Capitolino la descrizione di DIONIGI D'ALICARNASSO, IV, 61, 3, 4, e la ricostruzione in DURM, _Baukunst der Etrusker und Römer_. Cfr. un suo disegno in un rilievo di Aureliano (DURM, op. cit., pag. 45); B. V. KÖHNE, _Der Tempel des kapitolin. Jupiter nach den Münzen_, Berlino, 1870.
[101] DONALDSON, _Architect. num._, pag. 6-11, tav. 3; COHEN, _Méd. impér._ I^2, Vespas. n. 409; Domiz. n. 174 (?); cfr. _Ephem. epigr._ VIII 1892, tav. II, 5 (DRESSEL).
[102] Su TURANIUS ved. PLINIO, XXXV, 45.
[103] Sul _foedus latinum_ ved. DIONIS. IV, 26; cfr. S. RICCI, _Epigrafia latina_, Milano, Hoepli, 1898, pag. 160-161.
[104] Ved. per la tomba di Porsenna, GUHL-KONER-GIUSSANI, op. cit. II, pag. 116.
[105] Il trattato ci è conservato da Polibio nella sua storia romana, III, 22.
[106] Cfr. pag. 196; ved. PLIN., _N. H._, XXXV, 154.
[107] Ved. LIVIO, _Stor. rom._, XLII, 3, _Populum romanum ruinis templorum templa aedificantem_.
[108] Ved. S. RICCI, _Epigrafia latina_, Milano, Hoepli, 1898, pag. 144 e segg., tav. XXVI.
[109] Ved. LIVIO, _Stor. rom._, XXVI, 27.
[110] F. v. QUAST, _Die Basilika der Alten_, Berlino, 1845; O. MOTHES. _Die Basilikenform bei den Christen der ersten Jahrhunderte._ Lipsia, 1865: HOLTZINGER, _Die römische Privatbasilika (in Repertorium für Kunstwerke)_: K. LANGE, _Excursus_, II; _Basilica Ulpia_. — LESUEUR, _La basilique Ulpienne_ (Roma), Parigi, 1877; cfr. DONALDSON, _Architectura numismatica_, 1859; utilissimo per lo studio delle monete rappresentanti basiliche romane.
[111] Ved. TACITO, _Annali_, XIV, 21.
[112] Ved. S. RICCI, _Epigrafia latina_, cit., p. 141 e segg. e tav. XXIII-XXV. A tav. XXV e pag. 143 si corregga “_quonoro_ per _quorum_„ sfuggiti per errore, in “_duonoro_ per _bonorum_„.
[113] Cfr. Sui sarcofagi romani in confronto coi greci e coi cristiani, ved. GUHL-ENGELMANN, MATZ, _Über den Unterschied der griech und römischen Sarkophage_, dall'_Archäol. Zeitung_, XXV, pag. 16 e segg.; RENÉ GROUSSET, _Étude sur l'histoire des sarcophages chrêtiens_.
[114] Ved. GENTILE, _Storia dell'arte greca_ cit., pag. 43.
[115] Cfr. S. RICCI, _Epigrafia latina_ cit., tav. LII. È ora nel Museo Kircheriano al Collegio romano in Roma. L'iscrizione in carattere del VI sec. di R. dice: _Dindia Macolnia filea[i] dedit | Novios Plautios med Romai fecid_. La dama prenestina Dindia Macolnia passò in regalo la cista alla figlia. Si corregga quindi al luogo cit. dell'_Epigrafia latina_ la voce _filea_ in _filea[i]_, come richiede il senso. Ved. per la Cista Ficoroni inoltre: E. BRAUN, _Die Ficoronische Cista_, Lipsia, 1830; O. JAHN, _Die Ficoronische Cista_, 1852; cfr. SCHôNE, in _Ann. Istit. Corr. Arch._, 1868, pag. 150; e inoltre _Annali_, 1864, pag. 356; 1866, pag. 357; 1876, pag 105.
[116] Le tombe prenestine sono abbondanti di ciste e d'oggetti d'ornamento muliebre. Fra le varie ciste una per la rappresentazione sua singolarmente importante è quella in cui pare raffigurata l'unione di Enea con Lavinia, onde sarebbe indicata la piena e diffusa esistenza della leggenda già nel VI secolo di Roma. Degli oggetti di toletta muliebre contenuti nelle ciste molti sono orientali, cioè vasetti d'alabastro, smalti, oreficerie, e provano le relazioni commerciali che fra il Lazio e i paesi transmarini erano mantenute da mercanti fenicî.
[117] Ved. LIVIO, _Storia rom._, VI, 29.
[118] Ved. PLINIO, _H. N._ XXXV, 22 e segg.
[119] Ved. LIVIO, _Stor. rom._ XXXVI, 52.
[120] Ved. LIVIO, itid. XXXIX, 5.
[121] Ved. PLINIO, _N. H._, XXXVI, 2; cfr. GUHL-KONER e GIUSSANI, _La vita dei Romani_, Torino, Loescher, 1891; BORSARI, _Topografia di Roma_, Milano, Hoepli, 1897, pag. 165, 271 e segg.; FRIEDLÄNDER, _Sittengeschichte Roms_, II, pag. 322 e segg. della 5ª ediz. (1881).
[122] Ved. PLINIO, _N. H._, XXXVI, 24.
[123] Ved. sui teatri in generale: FR. WIESELER, _Theatergebäude und Denkmäler des Bühnenwesens bei den Griechen und Römern_, Göttingen, 1851; SCIP. MAFFEI, _Dei teatri antichi e moderni_, Verona, 1753; ÖHMICHEN, _Bühnenwesen_ nell'_Handbuch di_ IWAN MÜLLER; W. DÖRPFELD-E. REISCH, _Das griechische Theater_, Roma, Loescher, 1895. Una bibliografia molto copiosa sui varî teatri ho cercato di riunire nel lavoro: S. RICCI, _Il teatro romano di Verona_, Venezia, 1895, Memorie dell'Istituto di Scienze, Lettere ed Arti.
[124] Sugli anfiteatri leggasi, dopo i lavori di GIUSTO LIPSIO, Antwerpen, 1528 e di POLENI e MONTENARI, Vicenza, 1735, le osservazioni del NISSEN, _Pompejanische Studien_, e del FRIEDLÄNDER, in MARQUARDT, _Staatsverwaltung_, III^2, 2, 556 e segg. — Sui circhi ved. G. L. BIANCONI, _Descrizione dei circhi, particolarmente di quello di Caracalla_, Roma, 1789; cfr. BURGESS, _Descrizione del circo sulla Via Appia presso Roma_, Roma, 1829; FRIEDLÄNDER, in MARQUARDT'S, _Staatsverwaltung_, III^2, 504 e segg.
[125] Il testamento di Augusto essendo infisso su lastre di marmo del tempio d'Augusto e di Roma in Ancira, è detto il _Monumentum Ancyranum_: vedasi S. RICCI, _Epigrafia latina_, Milano, Hoepli, 1898, pag. 187, not. 1 e pagg. 195-203. L'opera capitale intorno a questo è del MOMMSEN, _Res gestae divi Augusti ex monumentis Ancyrano et Apolloniensi_, Berlino, Weidmann, 1883; alle pagg. 197-198 del mio Manuale precitato vi è unita tutta la bibliografia relativa.
[126] Ved. SVETONIO, _Vit. Aug._, 29: _Marmoream se relinquere quam latericiam accepisset_.
[127] BORSARI, _Topografia di Roma antica_, Milano, Hoepli, 1897, pag. 261-265.
[128] Oltre il nostro _Atlante_, sulle tavole qui sotto citate hanno illustrazioni del Pantheon, come anche dei principali monumenti di Roma imperiale, che saranno in sèguito descritti: H. STRACK, _Baudenkmäler des Alten Rom_, Berlino, Wachsmuth, 1890; A. SCHNEIDER, _Das alte Rom. Entwickelung seiner Grundrisse und Geschichte seiner Bauten auf 12 Karten und 14 Tafeln dargestellt_. Per uso didattico sono abbastanza utili, i _Kunsthistorische Bilderbogen, zusammengestellt_ del Dottor MENGE. Il nostro MELANI ha pure illustrazioni della parte romana nei suoi _Manuali_, con speciale trattazione delle piante e degli stili degli edifizî nel volume dell'_Architettura_; delle riproduzioni romane di capilavori greci in quello della _Scultura_; degli affreschi soprattutto pompeiani in quello della _Pittura_ (Milano, Hoepli, 1900). Il prof. Archinti di Milano ha pure edito un volume sulla storia dell'Architettura e degli stili con molte e belle tavole (Milano, Vallardi, 1889), e il Melani un altro sull'ornamento artistico. Cfr. per altre opere il mio indice bibliografico generale e speciale.
[129] VIRGILIO, _Eneide_, I, v. 448-449.
[130] Ved. DIONE, l. III. 27.
[131] Ved. PLINIO, _N. H._, XXXVI, 24.
[132] Ved. GENTILE, _Storia dell'arte greca_, Milano. Hoepli, 1892, vol. I, pag. 83, 115. Cfr. _Atlante_, tav. LVII, LIX, LXXXIII.
[133] Da questo fatto della fusione del bronzo per i pezzi d'artiglieria sorse il proverbio: _Quod non fecerunt barbari fecerunt Barberini_. I due piccoli campanili laterali che stettero un pezzo alla disapprovazione di tutti erano stati posti dal Bernini per ordine dello stesso papa Urbano VIII, ed erano detti _gli orecchioni del Bernini_.
[134] Ved. LANCIANI, _Notizie degli Scavi_, 1881, anche per la bibliografia.
[135] GENTILE, _Storia dell'arte greca_, Milano, Hoepli, 1883, pag. 87, 135-138, cfr. _Atlante_ (parte greca) tav. LXIV-LXV; CV-CVIII.
[136] Cfr. F. CERASOLI, _Documenti inediti medievali circa le terme di Diocleziano_ in _Bull. Comm., archeol. comunale_. Roma, 1895, pag. 301 e seg.
[137] Ved. BORSARI, op. cit. pag. 87, 311-313; Cfr. MIDDLETON, _Ancient Rom_ II, 282, 288-292; LANCIANI, _Forma Urbis_, t. 8.
[138] Ved. O. MARUCCHI, _Gli Obelischi egiziani in Roma_, in _Bull. Comm. Arch. com._ Roma, 1896.
[139] Ved. GUHL-KONER-GIUSSANI, _La vita dei Greci e dei Romani_. Parte II, _i Romani_, pag. 120 e segg., fig. 101: _Piramide di Cestio_.
[140] COHEN, _Médailles imperiales_, I^2, pag. 252, 254, n. 25-29; 48.
[141] Ved. intorno agli archi BELLORIUS e DE RUBEIS, _Veteres arcus Augustorum, triumphis insignes_, Roma, 1690, 1824; L. ROSSINI, _Gli archi di trionfo degli antichi Romani_, Roma, 1836. — GRÄF, _Triumphbogen_, inserito nel dizionario di archeologia e di antichità del BAUMEISTER, _Denkmaeler_, III, pag. 1865 e segg.
[142] Ved. _Bucoliche, Ecloga IV,_ 5.
[143] Ved. GENTILE, _Atl._ cit. (Parte romana), tav. XXXVIII; _Porta Maggiore in Roma_ (acquedotto di Claudio imperatore).
[144] R. LANCIANI, _Commentarii di Frontino intorno le acque ed acquedotti di Roma_, Roma, 1880. In quest'opera è citata la bibliografia precedente, specialmente RAFFAELE FABRETTI, _De aquis et aquaeductibus veteris Romae_, Roma, 1680; 2ª edizione, 1738; CASTRO, _Corso delle acque antiche_, Roma, 1757, 2 voll.; DE PRONY, _Réchérches sur le systeme hydraulique de l'Italie_; A. SECCHI, _Avanzi di opere idrauliche antiche nell'Alatri_, Roma, 1865.
[145] Intorno all'opinione che l'incendio debba veramente attribuirsi ai Cristiani ved. G. NEGRI, _Nerone e il Cristianesimo_ (_Rivista d'Italia_, 1899, fasc. 8, 9); C. PASCAL, _L'incendio di Roma e i primi cristiani_, Milano, 1900; A. COEN, _La persecuzione neroniana dei cristiani_ (_Atene e Roma_, 1900, n. 21-23).
[146] Ved. TACITO, _Annali_, XV, 425; SVETONIO, _Nerone_, 31; cfr. per maggiori particolari GUHL e KONER cit. II, pag. 104 e segg.; BORSARI, _Topografia di Roma antica_, Milano, Hoepli, 1897, pag. 130, 132, 143-145, 349.
[147] Ved. le monete con l'Anfiteatro Flavio in COHEN, _Médailles impériales_, vol. I^2, n. 399. È riprodotto anche su un conio del Padovanino; Cfr. C. FONTANA, _L'Anfiteatro Flavio, 1725_; Haag, 1776; C. WAGNER, _De Flavii Anphithéatro_, Marburg, 1829-31; cfr. anche A. POMPEI, _Studî intorno all'anfiteatro di Verona_, Verona, 1877, che contiene ottime osservazioni per lo studio generale degli anfiteatri. Altri particolari sul Colosseo aggiunge il BORSARI, op. cit., pag. 132, 134.
[148] Intorno alle terme romane in generale ved., oltre il lavoro di BACCIO sulle terme libr. VII, Venezia, 1588: ANDREA PALLADIO, _Les thermes des Romains_, ediz. di Londra 1732, Vicenza, 1785: CH. CAMERON, _The baths of the Romains_, Londra, 1772; MIRRI, _Le antiche camere delle terme di Tito_, Roma, 1776; id. _Descriptions des bains de Titus_, Paris, 1786; ANT. DE ROMANIS, _Le antiche camere Esquiline dette Terme di Tito_, Roma, 1822. Delle Terme di Tito e adiacenze si tratta anche in S. RICCI, _La_ Ξυστικὴ Σύνοσος e la _“Curia athletarum„ presso S. Pietro in Vincoli_, Roma, 1891, (_Bullettino della Commissione Comunale di Roma_: LANCIANI, ibidem, 1891-1892).
[149] P. es., il celebre gruppo del Laocoonte, ora nel Vaticano, fu rinvenuto nell'anno 1566 in una nicchia di queste stesse terme di Tito; il così detto _Toro Farnese_, cioè il celebre gruppo di Zetos ed Anfione, Dirce ed Antiope, che ora si ammira nel Museo nazionale di Napoli, fu rinvenuto nell'anno 1546 nelle terme di Caracalla: ved. GENTILE, _Storia dell'arte greca_; op. cit., pag. 171, 176; cfr. A. HÄCKERMANN, _Die Laocoonsgruppe_, Greifswald, 1856; COLLIGNON, _Histoire de la sculpture grecque_, Parigi, Didot, II, 533.
[150] Si osservi qui per incidenza quanti utili cimelî per la conoscenza dell'arte e della vita si traggano dai monumenti dissepolti. Intorno alla vita dei Romani, specialmente privata, per es., basti rammentare quanti documenti autentici siansi tratti appunto dalle rovine di Ercolano e di Pompei, e quanto ancora si tragga intorno alla condizione della ricca civiltà romana del I secolo dell'Impero. Ved. per queste città e per gli scavi relativi: OVERBECK-MAU, _Pompei_, citato nell'_Indice bibliogr._
Di somma importanza per la storia della decorazione pittorica sono i ritrovamenti della _Domus Vettiorum_ a Pompei, dei quali si occuparono, si può dire, tutte le Riviste d'archeologia e d'arte italiane e straniere. Cfr. A. SOGLIANO, _La casa dei Vettii_ nei _Monumenti antichi_ per cura della R. Accademia dei Lincei, VIII, 1898; PASQUALE D'AMELIO, _Nuovi scavi di Pompei — Casa dei Vettii_. Non meno importanti per gli affreschi e per l'uso di case alte più piani sono i ritrovamenti recentissimi di Boscoreale e di Ercolano (ved. =tav. 57-61=). Cfr. _Mittheil. d. k. d. arch. Inst. Röm. Abth._, 1894, p. 349 e segg.; 1896, pag 131-140, tav. III; A. MAU, _Pompei in Leben u. Kunst_, Lipsia, 1900.
[151] Intorno all'Arco di Tito ved. S. REINACH, _L'arc de Titus et les dépouilles du temple de Jerusalem_, Parigi, 1890. Sugli archi trionfali, oltre le opere capitali del BELLORIUS e del DE RUBEIS, si studî quella già citata di L. ROSSINI, _Gli archi di trionfo degli antichi Romani_, Roma, 1836, e in particolare il lavoro del MANCINI sull'arco d'Augusto a Fano, Pesaro, 1826; del PETERSEN sull'arco di Trajano a Benevento, _Röm. Mittheil_, VII, pag. 239 e segg.; del MASSAZZA e del PONSERA sull'arco antico di Susa, Torino, 1750, 1841.
[152] Ved. COHEN, _Médailles impériales_, II^2, n. 545 fol., Circo; n. 542-544 pel ponte sul Danubio.
[153] H. THÉDENAT, _Le Forum romain et les forums impériaux_, Parigi, 1898. Cfr. MELANI, _Archit._, 3.ª ediz., tav. X (_Ricostruzione_).
[154] Ved. ALBERTOLLI, _Fregi trovati negli scavi del Foro Trajano con altri esistenti in Roma e in diverse altre città_. Milano, 1838. Per la bibliografia intorno alla Colonna Trajana vedasi più innanzi; cfr. F. CERASOLI, _I restauri alle colonne Antonina e Trajana ed ai cavalli marmorei del Quirinale al tempo di Sisto V_, in _Bull. comm. archéol. com._ 1896, pag. 179 e segg.
[155] Ved. AMMIANO MARCELLINO, _Rerum gestarum_ XVI, 10.
[156] Ved. COHEN, _Méd. impér._, II^2, n. 167-170.
[157] Ved. A. V. DOMASZEWSKI, _Die politische Bedeutung des Trajansbogen in Benevent_ in _Jahresheft des österreisch. archäol. Instituts_ II, 2, pag. 173 e seg.; FROTHINGHAM, _Der Trajansbogen in Benevent_ in _Academie des inscriptions et belles lettres_ VII, 30.
[158] Si riferisce che Costantino anzi, ridendo, forse con mal simulata invidia, dicesse il nome di Trajano esser così benemerito e noto e ricordato dapertutto da parere l'erba parietaria che alligna sopra ogni parete.
[159] Ved. DIONE CASSIO, LXV, 4.
[160] Intorno alle ville romane ved. all'Indice nostro bibliografico speciale “Architettura„, i nomi CASTELL, MARQUEZ, MOULE, MAZOIS.
[161] Ved. CH. LUCAS, _L'empéreur-architecte Adrien_, Parigi, 1869.
[162] Ved. BORSARI, _Topografia di Roma antica_, cit., pag. 241. Una delle opere più importanti nei lavori d'escavo del Foro Romano fu l'isolamento del tempio, dietro alla cui area si può ora liberamente passare fra il _templum Sacrae Urbis_ e la _Basilica di Costantino_ (Ved. l'Appendice sugli scavi del Foro romano).
[163] Intorno alla colonna di Marco Aurelio è uscito un lavoro esauriente per cura del Petersen e del Domazewski con le contribuzioni del Mommsen e del Calderini: _Die Marcussäule auf Piazza Colonna in Rom_, herausgegeben von E. PETERSEN und von DOMASZEWSKI, mit Beiträgen von MOMMSEN und G. CALDERINI, Monaco, Bruckmann, 1896. Cfr. R. SCHRÖDER, _Germanische Rechtssymbolik auf der Marcussäule_ (_Neue Heidelberger Jahrbücher_, VIII, 2 pag. 248 e segg.).
[164] Ved. C. REICHEL, _De Isidis apud Romanos cultu_. Berlino, Schade, 1849; L. PRELLER, _Les dieux de l'ancienne Rome_, trad. DIETZ, II partie: _Cultes égyptiens: Isis et Sérapis_; G. LAFAYE, _Histoire du culte des divinités d'Alexandrie_ (Sérapis, Isis, Harpocrate et Anubis), Parigi, Thorin, 1884; A. VEYRIES, _Les figures criophores dans l'art grec, l'art gréco-romain et l'art chrétien_. Parigi, Thorin, 1884.
[165] Sulla Scuola di Pergamo ved. GENTILE, _Storia dell'arte greca_, Milano, Hoepli, 1883, pag. 164 e seg.; cfr. _Atlante_, id., tav., e COLLIGNON, _Histoire de la sculpture grecque_, II, pag. 500.
[166] In questo volume non si tien conto che delle statue e delle opere d'arte più specialmente romane, riservando lo studio degli originali e delle copie dei capilavori greci al volume della _Storia dell'arte greca_, che si sta preparando interamente rifatto sull'edizione del prof. Gentile, (Milano, Hoepli, 1883), e che ha già a sua illustrazione un _Atlante_ di 149 tav. (Milano, Hoepli, 1892).
[167] CICERONE in _Verr._, IV, 2.
[168] Ved. ORAZIO, _Satire_, 3, 64: _Insanit veteres statuas Damasippus emendo_.
[169] Occorre il detto di Trimalcione: _Meum intendere nulla pecunia vendo_, e l'osservazione di Stazio circa la bravura del riconoscere l'autore d'un'opera anche senza essere segnato: _Silvae_, IV, 6: _Artificium veteres cognoscere ductus — et non inscriptis auctorem reddere signis_.
[170] Ved. GENTILE, _Storia dell'arte greca_ cit., pag. 145. Cfr. _Atlante_ id., tav. CXV.
[171] Ved. PLINIO, _N. H._, XXXVI, 155.
[172] Ved. PLINIO, _N. H._, XXXVI, 41.
[173] Ved. BERNOUILLI, _Römische Ikonographie_, nell'_Indice bibl._ e in altri autori, p. es. in CAMILLO SERAFINI, _L'arte nei ritratti della moneta romana repubblicana_ in _Bull. Comm. arch. com._ di Roma 1897, pag. 3 e segg., tav. I. Pei confronti con lo stile dei ritratti greci, cfr. R. FOERSTER, _Das Porträt in der griech. Plastik_. Kiel 1882.
[174] Ved. _Boll. dell'Ist. di Corr. Arch. di Roma_, 1863.
[175] Ved. GENTILE, _Storia dell'arte greca_, Milano, Hoepli, 1883, pag. 136 e segg., con la bibliografia a pag. 137-138. Cfr. M. COLLIGNON, _Histoire de la sculpture grecque_. Parigi, Didot, 1897, II vol. pag. 215 e segg.
[176] Intorno alla Colonna Trajana. Ved. ALPH. CIACCONI, _columnae trajanae orthographia_, Roma, 1773; FROEHNER, _La colonne trajane_. Parigi, 1872-74; F. BOUCHER, _Die Charakterköpfe der Trajanssäule_, 1893; C. CICHORIUS, _Die Reliefs der Traianssäule, herausgegeben und historisch erklärt_. Berlino, Reimer, 1896. I _Tafelband: Die Reliefs des ersten dakischen Krieges_ (gran folio 57 tavole in eliotipia) — II _Text-band: Commentär dazu_ (8 gr).
[177] Intorno ai sepolcri, ai sarcofaghi, ai monumenti sepolcrali in genere ved. all'Indice generale, BIANCHINI, BARTOLI e BELLONI, inoltre G. P. CAMPANA, _Illustrazioni di due sepolcri del secolo di Augusto scoperti tra la via Latina e l'Appia presso la tomba degli Scipioni_, Roma, 1852, 2ª ediz. Per i monumenti sepolcrali etruschi ved. nell'_Indice generale_ BINDSEIL e ORIOLI.
[178] Per errore è stato considerato dal Gentile (tav. LXX cit., n. 2) quale imperatore in piedi uno schiavo giudeo con le mani legate, e fu per svista ripetuto l'errore nella mia _Epigrafia latina_. (Tav. LX, n. 2).
[179] Intorno ai camei e alle gemme, ved. KING, _Antique Gems, their origin, uses_, Londra, 1872; CHABOUILLET, _Catalogue général des camées et pierres gravées de la Bibliothèque impériale_. Quanto all'arte della vetreria, non si può tenerne special conto se non nell'archeologia propriamente detta: cfr. pertanto DEVILLE, _Histoire de l'art de la verrerie dans l'antiquité_, Parigi 1873.
[180] Ved. sui bronzi GUILLAUME, _La sculpture en bronze_, 1868; FRIEDERICHS, _Kleiner kunst und Industrie in Alterthum_, Berlino, 1871; LONGPÉRIER, _Notices des bronzes antiques du Louvre_, 1879. Vedi per l'argenteria e la gioielleria, QUARANTA, _Di quattordici vasi d'argento dissotterrati in Pompei_, Napoli, 1835; ARNETH, _Die antiken Gold und Silbermonumente der k. k. Münz- und Antiken Cabinettes in Wien_, 1850; MICHAELIS, _Das Corsinische Silbergefäss_, 1859; WIESELER, _Hildesheimer Silberfund_, Gottinga, 1869. Intorno ai tesori di Boscoreale presso Pompei, ved. _Notizie degli scavi_, 1894, pag. 385; 1895, pag. 109, 207, 235; 1896, pag. 204, 230; 1899, pagina 14. Uno studio a parte meriterebbe la ceramica, ma a chi non vuol dar polvere negli occhi occorre uscire dal tema per trattarne degnamente. Si confronti la letteratura nella parte greca e si aggiunga: VON ROHDEN, _Die Terracotten von Pompei_, Stuttgart, 1880.
[181] Lavori d'indole generale sulle monete, i quali però possono dare un concetto esatto delle varie classi di monete antiche, sono: MOMMSEN, _Histoire de la monnaie romaine_, Parigi, 1865-1875, 4 volumi; LENORMANT, _La Monnaie dans l'antiquité_, 3 vol., 1879; IMHOOF-BLUMER, _Portraitköpfe auf römischen Münzen der Republik und der Kaiserzeit_, Lipsia, 1879; FROEHNER, _Les medaillons de l'empire romain_, Parigi, 1878; CH. ROBERT, _Études sur les medaillons contorniates_; S. AMBROSOLI, _Manuale di numismatica_, Milano, Hoepli, 1895, 2ª ediz., pag. 79-145; FR. GNECCHI, _Monete romane_, Milano, Hoepli, 1896. Di quest'opera _è stampata_ ora la 2ª ediz. di molto accresciuta, anzi interamente rifatta dall'autore. Importantissimi articoli sulla numismatica romana sono anche inseriti nella _Rivista italiana di Numismatica_, diretta dai cavv. E. e FR. GNECCHI. — Sulle relazioni che la storia dell'arte e l'architettura hanno con la numismatica, ved. DONALDSON, _Architectura numismatica_, Londra, 1859, ove sono citati gli autori precedenti. Cfr. per le considerazioni d'indole artistica S. RICCI, _Intorno all'influenza dei tipi monetari greci su quelli della repubblica romana_. Introduzione al lavoro: _L'arte greca nella numismatica romana della Repubblica e dell'Impero_. Estratto dalle _Mémoires du Congrès international de Numismatique_ del 1900, pp. 170-204.
[182] Di Timomaco scrisse F. BRANDSTÄTTER, _Timomachos' Werke und Zeitalter_, Lipsia, 1889.
[183] PLINIO, _H. N._, XXXV, 20.
[184] LÉON RENIER-PERROT, _Les peintures du Palatin_, in _Rev. Archéol._, serie XXI e XXII; F. SCHWECHTEN, _Wanddekoration aus den Kaiserpalästen auf dem Palatin in Rom_, Berlino, 1878.
[185] Ved. _Alte Denkmäler_, Vol. I, 11; cfr. SITTL, _Archeöl. d. Kunst_, pag. 739, nota 10. Cfr. per gli affreschi nella villa “La Farnesina„ i _Monumenti_ cit., vol. XI. tav. 44-48. XII, tav. 5-8; 17-34; cfr. _Wand- und Deckenschmuch eines röm. Hauses aus der Zeit des Augustus_. Berlino, 1891.
[186] Degne di nota sono le opere del Mau intorno ai dipinti e agli scavi in genere di Pompei, le quali sono nella maggior parte inserite nella _Römische Abtheilung delle Mittheilungen des deutschen. Archäolog. Instituts_. Vi è anche una guida archeologica di Pompei curata recentemente dal Mau. Cfr. PRESUHN, _Die pompejanischen Wanddekorationen_. Lipsia, 1882.
[187] Ved. per Pompei: W. HELBIG, _Wandgemälde der von Vesuv verschutteten Städte Campaniens_, Lipsia, 1868; O. DONNER, _Abhanlung über die antiken Wandmalereie in technischer Beziehung_; ibidem, Appendice al libro precedente. Cfr. G. BOISSIER, _Revue des deux mondes_, ottobre, 1879; FIORELLI, _Relazioni sugli scavi_, dall'anno 1861 all'anno 1872; _Pompei e la regione sotterrata dal Vesuvio_. (Ved. _Annali Ist. Corr. Arch._). A. MAU, _Pompeji in Leben und Kunst_, Lipsia, Engelmann, 1900. Per le varie piante e sezioni di case pompeiane, ved. =tav. 314, 315, 316= (=tav. 79-81=).
[188] Ved. E. PETERSEN, _I rilievi tondi dell'arco di Costantino. Mittheil. d. k. d. arch. Instit.: Röm. Abtheil._ vol. IV (1889), pag. 314-339, tav. XII. Cfr. A. MONACI, _Le sculture aureliane sull'arco di Costantino_ in _Bull. Com. arch._ di Roma, 1900, pag. 75 e segg.
[189] Ved. GENTILE, _Storia dell'arte greca_, op. cit., pag 171, 189, 190-91.
[190] Sulle terme di Caracalla ved. BLOUET, _Restauration des thermes d'Antonin Caracalla_. Parigi, 1828. Su quelle di Diocleziano ved. E. PAULIN, _Les thermes de Diocletien (Restauration des mon. ant.)_. Cfr. gli studi su altre terme, come p. es., su quelle di Civitavecchia: G. TORRACA, _Delle antiche terme taurine esistenti nel territorio di Civitavecchia_. Roma. 1761; su quelle di Pisa: C. LUPI, _Nuovi studi sulle antiche terme pisane_. Pisa, 1885; per Pompei: _Terme stabiane_, in NISSEN, _Pompejanische studien_. pag. 140 e segg. Ved. S. A. IWANOFF, _Aus den Thermen des Caracalla. Mit Erlaüterungen von_ CHR. HÜLSEN. Berlino, 1891.
[191] Cfr. FR. CERASOLI, _Documenti inediti medievali circa le terme di Diocleziano e il Mausoleo di Augusto, in Bull. Comm. arch. comun._ di Roma 1895, pag. 301 e segg.
[192] Cfr. C. F. MAZZANTI, _La scultura ornamentale romana nei bassi tempi_, in _Archivio Storico dell'arte_, s. II, anno II, fasc. 1 e 2 p. 33 e segg.; fasc. 3, p. 161-185.
[193] Tutto questo periodo dell'arte in Italia, che dalla decadenza dell'arte perfetta in Roma si estende fino al Rinascimento, è ora trattato egregiamente dall'illustre prof. Venturi nel suo recentissimo libro _La Storia dell'arte in Italia_ (Milano, Hoepli, 1901), di cui è uscito il primo volume, che giunge fino a Giustiniano, opera ricca di tavole e di illustrazioni. Sono già in corso di stampa il secondo volume, che tratterà del periodo _Dal tempo dei Longobardi all'inizio dello stile nazionale_, e il terzo: _Dal secolo XIII alla fine del Trecento._
[194] Ved. _Notizie degli Scavi di antichità comunicate alla R. Accademia dei Lincei._ Roma, giugno 1900, pag. 220 e segg.
[195] Ved. tavola allegata alle _Notizie degli Scavi_ citate, a pag. 220-221: _Sacra Via et continentia aedificia_; cfr. _Atti dei Lincei, Memorie della classe di Scienze mor._, Serie 5ª, vol. VIII.
[196] Ved. REINA, _Triangolazione della città di Roma in Rivista di topografia e catasto. 1896_.
[197] Ved. l'arch. BONI, in _Notizie degli Scavi_, cit., pag. 229.
[198] G. TROPEA, _La stele arcaica del Foro Romano, cronaca della discussione_. III. Messina, tip. della _Rivista di storia antica e scienze affini_. 1900. Cfr. Parte Iª e IIª nella _Rivista_ medesima, 1892.
[199] Ved. _Notizie degli Scavi di Antichità comunicate alla Regia Accademia dei Lincei_, maggio 1889, pag. 151 e segg.
[200] Ved. _Nuova Antologia._ 1 genn. 1900; cfr. 16 nov. 1900.
[201] Ved. _Notizie degli scavi_, aprile 1900, pag. 143 e segg.
[202] Il Pais ne discusse in varie riprese e recentemente nell'articolo: _Le scoperte archeologiche e la buona fede scientifica_ inserito nella _Rivista di storia antica e scienze affini_ di Messina; il Comparetti invece pubblica un lavoro a sè, intitolato: _Iscrizione arcaica del Foro Romano_. Firenze-Roma, Bencini. 1900.
[203] A scanso di dimenticanze, ved. la cronaca citata dal prof. Tropea in op. e luogo citati.
[204] Queste opinioni espressi già a suo tempo, nell'articolo di divulgazione dell'_Almanacco italiano_ pel 1901, trattando delle _Recenti scoperte archeologiche di Roma negli scavi del Foro Romano_ (ved. pag. 372 e segg.).
[205] Da un articolo sul _Popolo Romano_ del 23 maggio scorso il prof. Tropea trae un riassunto dei capisaldi dell'opinione del Milani, mentre si attende la sua pubblicazione nei _Rendiconti_ della R. Accademia dei Lincei e nella seconda puntata dei suoi _Studî e materiali di Archeologia e Numismatica_.
[206] _Notizie degli Scavi d'antichità comunicate alla R. Accademia dei Lincei._ Roma, maggio 1900, pag. 159 e segg.
[207] Ved. in _Bollettino della Commiss. archeologica comun. di Roma del 1900_. Cfr. anche il GATTESCHI nell'Indice bibliografico delle opere speciali.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Grafie alternative o arcaiche sono state analogamente conservate (terramare/terremare, sacrifizio/sagrifizio). Nelle sezioni bibliografiche, i titoli non italiani sono stati riprodotti fedelmente, tranne nel caso di evidenti errori.