Part 2
Poi la nausea ha tentato di penetrare fin nel mio cuore, ha tentato di farmi maledire questo cuore che malgrado tutto, malgrado tutto, ha continuato a battere per lui, a battere di amore, a battere di pietà.
Allora, da lontano, senza vederlo, senza più nulla sapere di lui, dopo tanta onda nera di disperazione, ho ritrovata improvvisa, limpida come nello specchio del suo sguardo, la certezza ch'egli mi ama. Egli mi ama, io sono in lui, niente può far che egli mi dimentichi.
E questo può bastarmi, sì, può bastare per me, per quella stilla d'egoismo ch'è pur anche in me, nel mio istinto, nella mia passione. Può, in luogo della felicità, esaltarmi in un sentimento doloroso e ardente di orgoglio.
Ma lui, ma lui che cosa raccoglierà in cambio della gioia?
È di lui che m'importa. Lo amo. Non posso avere per il suo destino la cruda indifferenza che sono ancora capace di assumere per il mio.
Egli sa che mi amerà sempre, se ora mi perde, che niente mai potrà consolarlo d'avermi perduta appena incontrata.
E non si sente fiero del sacrificio del nostro amore, perchè l'ha voluto la sua debolezza, non la sua forza. Mi ha scritto: “Sono debole, sono infelice. Ma non ho il coraggio di rompere la felicità di questi tre esseri.”
Soffre senza fierezza. E deve mentire, deve fingere. Ha dinanzi tutto un avvenire di finzione, capisci, pur se io non lo rivedessi mai; ha la bocca amara per questo tradimento alla verità, ch'egli compie per paura....
Ti vuol bene, sì, vuol bene alle bimbe. Si illude di poter fare almeno la felicità vostra, di poter difendervi dalla sciagura, come se non foste anche voi creature umane.
E tu, adesso che sai, ti senti altera di un tale amore?
Ma se anche io non ti avessi parlato, saresti stata felice, dopo che il dubbio sulla sua fedeltà ti ha assalito? Poichè lo ami, non ti saresti accorta del dolore ch'egli vuole celarti?
Oh questa paura della realtà, sempre, dovunque!
Ed è così, sai, che si finisce per odiarci gli uni, gli altri, e coll'odiare l'esistenza!
La realtà, quando le anime sono pure, può essere terribile, ma non è mai brutta, non è mai odiosa: è la menzogna che la fa tale. Gli uomini per paura mentono, e poi maledicono, e poi muoiono ròsi dal rimpianto vano....
C'è anche in me un germe di viltà. Mentre ti scrivo, così, dominando i sussulti, io non so ancora se ti spedirò questi fogli, se oserò mandarteli. Non per te, sai. Ma per lui. Io che condanno la sua debolezza, il suo terrore di colpirti svelandoti la verità, io ho a mia volta paura per lui....
E se tu non mi capissi? Se tutte le mie parole ti riuscissero senza senso e tu ne traessi soltanto la nozione orrenda della fine del vostro matrimonio, e volessi morire?
Anch'egli morrebbe. Io ne sono sicura.
E le vostre bimbe?
Verrebbero a me.
Non ti dico una mostruosità, no! Io mi prenderei le bimbe, col cuore piagato ma senza rimorsi. Sarei per loro madre e padre.
Vivrai, se ti mando questi fogli?
Non ti ho chiesto nulla, ancora, fuor che di guardarmi in volto e di non fuggire.
Non fuggire. Hai le bimbe. Esse vivrebbero e crescerebbero anche senza di te. Non è per dovere che tu non le lascerai, è per amore.
Non toglierle neanche al padre.
Perchè non dovrebbero continuare a sorridergli, a guardarlo negli occhi fondi? Le loro anime hanno la sua impronta, sono già foggiate a sua somiglianza. Cresceranno presto, comprenderanno presto tante cose. Anche se il padre non restasse loro vicino per tutto il tempo dell'adolescenza, credi ch'esse non saprebbero ugualmente amarlo, che non vorrebbero ugualmente pensarlo fiero di sè e fiero della vita per le vie del mondo? I giovani hanno bisogno soltanto di sapersi nati da creature valide, che abbiano sorriso sulla loro culla. Tutta l'esistenza, quando ci sia questa certezza, essi possono conquistarsela da soli con la propria volontà, e sarà loro più preziosa.
Non le bambine hanno necessità di lui, è lui che non può privarsi per sempre di loro.
Dimmi: dovevo tacere, poichè egli vi ama?
Ma egli ama anche me.
Ci sono anch'io, adesso, nella sua vita. Anche se non ci rivediamo, anche se non ci parliamo.
Ci sono anch'io. Ed egli non può dimenticarmi, e soffre, più di quanto aveva mai sofferto.
S'egli non può fare a meno di voi, non può neppure far a meno di me, comprendi? O nulla o tutto, nella vita. Io peso quanto voi sulla bilancia. Non c'è ragione — per noi che riconosciamo solamente leggi interne — non c'è ragione perch'egli, se non sa rinunciare al bene che voi gli siete, riesca a rinunciare a quest'altro bene che sono io.
Ah, ma io sto per parlarti con labbra insidiate dal freddo e dall'amaro! Non voglio, non voglio.
Anche se il diritto è dalla mia parte, non è per dimostrarti questo che t'ho cercata.
Io voglio che tu pensi solo al suo dolore. Io voglio che tu lo ami, mentre ti dico del suo dolore. Voglio che sia il tuo amore a farmi continuare a parlare, adesso che sai.
Egli non ti dice nulla. Puoi vederlo in ogni minuto della giornata; puoi spiarlo — io so che tu lo fai, povera creatura, e anche lui lo sa — per sorprendere se egli pieghi la testa sul tavolino con atto di troppa stanchezza, se gli esca dal petto un gemito involontario, o se mi mandi qualche parola delirante: nulla egli ti rivela, in nulla si tradisce e ti si mostra cambiato. A me non ha più scritto, te lo ripeto. Non ha più avuto mie lettere. Ti è vicino, non tornerà in città che con te. Ha il suo solito timbro di voce velato e calmo. Giuoca con le bimbe, corregge il suo ultimo lavoro. Dalla falce della luna, la sera quando egli riposa sul prato, scende il vento a rinfrescargli gli occhi.
Tu puoi pensare d'aver fatto un tristo sogno. Io non esisto, nessuno ha mai sentito parlare di me.
Ci sono sere che il cielo ha ombre più profonde, sere che sembra ritornino sul mondo dopo millenni, e l'anima si chiede se già non ne vide una uguale millenni innanzi. Ci sono sere che il mondo si avvolge nell'ombra cantando di nostalgia, e l'anima non sa se ascolta la sera o se ascolta se stessa.
Egli scruta coi suoi occhi di sogno il prato oscuro accanto a sè, allunga il braccio sull'erba dolce. Non mi trova. Richiude gli occhi, affonda la fronte tra i fili sino a sentire il duro della terra, un attimo, poi si stende di nuovo, la faccia contro il cielo, e resta immobile ad aspettare la notte.
Perchè non sono io lì?
Tra le sue palpebre chiuse e il cielo passano fantasmi. Un viaggio era cominciato sulla terra, appena cominciato, fra lui e una che con lui coglieva i più secreti ritmi delle ore.... Perchè si è interrotto? Nessuno dei due che s'erano avviati è morto. Perchè egli è solo? Quando lo raggiungerò? Vede il mio volto com'era quand'egli mi parlava. Mi parlava, con labbra che non avevan mai potuto prima aprirsi, mi parlava ancora esitante, ed era come se piangesse d'un pianto che solleva il cuore dopo un tempo infinito. Ha tutto da dirmi, ancora. Ogni giorno che passa è una parola ch'egli mette in serbo per me, per cercarne con me il senso più vero. Perchè tardo tanto a tornare?
E s'illude, mentre la notte giunge e la silenziosa febbre lo consuma e tu lo chiami per il riposo. S'illude che quest'inverno ci rivedremo, ci rivedremo come amici, e tu non avrai più timori, e potremo, mentendo a te e a noi stessi, vivere con forza e con dignità....
Rivederlo!
Ma se noi ritorniamo l'uno dinanzi all'altra, io gli prendo come quel giorno il capo fra le mani, lo poso sul mio petto, ed egli ascolta battere il mio cuore, come quel giorno, e nonostante tutto il sangue che ho versato nel frattempo egli trova ancora che il mio cuore batte con impeto meraviglioso, egli ascolta incantato, e se la morte giunge ci trova beati.
Se noi ci rivediamo, sarà vana ogni volontà di mentire. Noi ci amiamo. E se anche rinunciassimo a dirci il nostro amore, tu lo indovineresti ugualmente su le nostre fronti. Tu che già hai sospettato, non potrai più ingannarti. S'io non ti mando questi fogli tu ci giudicherai traditori, e sarà vero, anche se noi staremo crudelmente fermi nel patto di silenzio. Esigerai, minacciando altrimenti di ucciderti, che noi si rinunci anche a vederci come amici, esigerai un distacco totale.
Ma questi fogli, eccoteli, tu li leggi. Da ore tu mi ascolti. Tu sai tutto, adesso. E non puoi più accusarci di nulla, nè di ciò che è stato, nè di ciò che potrà avvenire. Io ti ho chiamata fra noi, perchè tu ci veda in fondo agli occhi, perchè tu veda ch'egli ti ama tanto da voler sacrificarti ciò che di più alto ha raggiunto la sua vita, e ch'io ti stimo nostra uguale, un'anima degna di non essere ingannata, un'anima alla quale possiamo confidare la nostra angoscia, ecco. Guardaci. Nessuno ti tradisce, nessuno ti umilia. Davanti a te c'è soltanto la verità. C'è il suo amore per me, ma c'è anche il suo dolore per te. Ci sono io, già sacrificata, ma che prima di rinunciare per sempre a dargli quel ch'è in mio potere per fargli più grande l'esistenza, il mio amore attivo, la mia fede vigile, la mia forza appassionata, ho voluto tentare l'impossibile, ho chiamato qui, davanti a noi, il miracolo a presentarsi.
Per l'amore che tu ed io portiamo a quest'uomo. Per la vita che in lui amiamo.
Non hai nulla tu da gettare nel fuoco?
Non sono io che te lo chiedo, è la vita.
Io non ho altro da dirti. Mi sento stanca io, adesso. E mi pare, strano, che se il miracolo non si produrrà non ne soffrirò, soltanto mi addormenterò, immediatamente e profondamente.
Tutto è rimesso nelle tue mani.
C'è il sole, oggi, sui vostri prati?
Quassù la luce ferve intorno alle rupi.
Tu cerchi di lui, lo prendi per mano, vi avviate sulla collina. I tuoi occhi si sono fatti più larghi, ma tu li tieni volti a terra, e così andando gli parli. Non gli dici ancora di questa mia lettera. Gli chiedi se io ho più scritto, e la tua voce la senti tu stessa mutata. Egli si china per vedere il tuo sguardo, ma tu continui a nasconderglielo. Gli dici che la notte scorsa hai fatto un sogno, che non ti vuol uscir di mente. In quel sogno c'ero io, con qualche anno di più, e parlavo a te, e parlavo a lui, e davo del tu ad entrambi, e sorridevamo tutti, un po' gravi.
Egli ti alza con moto brusco il mento. La tua fronte, il fondo delle tue pupille, tutto il tuo volto ha un chiarore nuovo. Somigli, adesso, alla tua figliuola maggiore, a quella che lei sarà quando diverrà donna. La vostra prima figlia, che ha lo sguardo di lui....
E tu gli accenni di sì, che sei la sua creatura, che è stato lui a farti così.
Gli dici che sei forte, che non tema per te, che parta, che dovunque vada, con chiunque si trovi, tu gli farai sempre sapere di te e delle bimbe. Gli dici che anche da lontano lo amerai e lo farai amare dalle bimbe: che vuoi intanto continuare a crescere anche tu, che la tua anima ha bisogno di prepararsi per quando egli ritornerà.
Egli ti piange sul cuore.
Tu non mi invidii più, una pace alta ti ha invasa.
Guardami ancora una volta, vienmi più vicino, ti parlo piano.
Senti. Io non so che cosa tu farai, come non lo sai neppur tu in questo istante. Ma ti devo dire ancora qualcosa, ti devo dire che se nell'anima tua non potesse compiersi il prodigio, io m'inchinerei al destino, in silenzio. Quando tutto s'è tentato, e il destino non muta, non c'è luogo per l'imprecazione amara, non c'è più che da inchinarsi e tacere. Ma senti: se un giorno egli mi chiamasse, io verrei; se un giorno egli mi raggiungesse, io non lo respingerei. O forse potresti esser tu a chiamarmi nel tempo.... Verrei. Metti ancora un momento la tua mano nella mia. D'or innanzi, qualunque cosa accada, vedrai la vita come ti si è mostrata in fondo ai miei occhi. Addio.
1912.
Opere di Sibilla Aleramo
(ed. Bemporad, Firenze)
Una Donna, romanzo, 3ª ediz. Lire 7,50 Il Passaggio, romanzo, 2ª ediz. Lire 7,00 Andando e stando, prose, 2ª ediz. Lire 7,00 Momenti, liriche, 2ª ediz. L. 6,00 Trasfigurazione, novella, L. 5,00
_In corso di stampa:_
Endimione, poema drammatico.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.