Tragedie dell'anima

Part 2

Chapter 23,488 wordsPublic domain

Ma non essere timida. Se hai dei rimproveri da farmi, che aspetti? Fammeli. Se c'è un malinteso, se c'è un equivoco, lo chiariremo certamente. Che ci può essere di grave fra me e te? Niente. E intanto, io rifletto, rumino, indago, ed è peggio! Mi smarrisco... e divento inetto a qualunque energia. Il tuo contegno ha come costruita una barriera tra noi due, e io non ardisco più di darti un bacio, non ardisco più di abbracciarti, e quando restiamo soli io ti sono davanti interdetto e impacciato e sento di essere grottesco. Adesso andrai in collera, lo so; ma è così, è proprio così: da che abbiamo un figlio, tu mi eviti, tu mi sfuggi. Egli ti assorbe, egli ti ha tutta per lui, e certo nessuno più di me ammira il tuo attaccamento materno; ma lo strano è che tu mi diventi livida, tu soffri se ti accorgi che da lui io mi lascio assorbire come te, e soffri e ti tormenti se ti accorgi che io mi piglio quella parte di gioie e di emozioni che mi spetta. Puoi negarmelo questo? Me lo puoi negare? Ecco, lo vedi: non me lo neghi....

_Caterina_

_(vorrebbe parlare, le sembra d'essere afona.)_

_Ludovico_

Non hai neppure il coraggio, non hai neppure l'impulso di mitigare la gravità di quello che io dico, e te ne stai lì, muta, enigmatica, incomprensibile, senza curarti che il mio cervello è in balìa delle fantasticaggini più balorde e delle supposizioni più assurde. Se continuiamo così, Caterina, in fede mia, impazziremo tutt'e due! _(Torna a sedere alla scrivania. Prende la penna, ma poi la getta via, quasi con violenza.)_ Ma che!... Lasciamo andare.... La testa non è a posto. _(Pigliando, in disordine, lo scartafaccio ed altre carte e ponendo tutto in un cassetto)_ Nascondetevi qui, mie povere idee d'amore e di pace! Questa sera voi non siete che una goffa ironia! _(Chiude il cassetto, e ne ripone in tasca la chiave)_ Non è forse vero, Caterina? Non è forse vero? _(Pausa.)_ E taci! E taci ancora! E taci sempre! E nulla è più desolante di questi tuoi silenzi! _(Sovreccitandosi)_ Io mi ci perdo.... Io mi ci perdo come nel buio! Io mi ci perdo come nell'ignoto!

_Caterina_

_(con debole accento)_ Scusami, Ludovico.... Stasera ho qualche cosa qui, alla gola, che mi trattiene la parola, che mi trattiene la voce. Sono nervosa.... Non avertelo a male.... Volevo stare un poco vicino a te. Anzi, volevo proprio parlare con te. Sono venuta qui apposta per questo.... Ma vedo che sarà meglio ch'io vada a riposare. _(Alzandosi)_ Parleremo domani.... Diremo molte cose.... Ma stasera no, niente. Tu, cerca di lavorare. Il lavoro ti distrarrà. Così potessi lavorare anch'io! _(Si avvicina a lui.)_

_Ludovico_

_(la guarda con occhi docili.)_

_Caterina_

Buona notte. _(Gli prende la testa fra le mani e gli bacia la fronte.)_

_Ludovico_

_(prendendole i polsi)_ Mia Caterina, perchè vuoi che un'altra notte passi su questa tristezza così piena di dubbî?

_Caterina_

Non lo capisco io stessa. Aspetto da tanto tempo una forza interiore che mi aiuti e mi costringa a non più tacere.... Mi pareva d'averla quando sono entrata in questa camera... e poi non l'ho ritrovata più. Ma l'avrò, l'avrò! Io uscirò da questa miseria, che è durata troppo. Io ne uscirò comunque, e nulla certamente accadrà che sia più brutto e più miserabile di ciò che è accaduto sinora. _(Si avvia per uscire a destra, quasi precipitosamente.)_

_Ludovico_

_(alzandosi di botto e richiamandola in tono imperioso)_ Caterina! Oramai tenteresti invano di prolungare l'indugio. _(Con solennità prepotente)_ La forza che in questo momento ti costringe a non tacere è la mia volontà. Parla!

_Caterina_

_(volgendosi a lui e restandogli di fronte, ha gli occhi lampeggianti d'istantanea fierezza.)_ E sia!

_Ludovico_

_(corre verso di lei con ansia incalzante.)_

_Caterina_

_(comincia coraggiosamente)_ Quando tu... _(Ma subito porta la mano alla gola come se si sentisse strozzare)_.... No, no, no, non è possibile! non è possibile!... _(Con desolazione lagrimosa)_ Come si possono pronunziare certe parole!?...

_Ludovico_

_(sempre più febbrilmente)_ Parla, parla!

_Caterina_

Ma nessun lume d'intuizione ti soccorre ancora? Non senti ancora penetrare tutta intera la verità dentro di te? Non la leggi qui, qui, nei miei occhi?

_Ludovico_

_(quasi tremante e girando lo sguardo altrove)_ Caterina!...

_Caterina_

_(afferrandolo per le braccia, costringendolo a guardarla e accostando il volto al volto di lui)_ Fissami bene in faccia, Ludovico!... Non volgere gli sguardi altrove, come un fanciullo pauroso.... Fissami con coraggio, e comprendimi, e non obbligarmi a pronunziare le parole roventi.... Leggi, leggi qui.... Liberami tu stesso da questo incubo.... Ricòrdati tutto, Ludovico.... Ricòrdati.... Ricòrdati la tua assenza di un anno fa... la tua lunga assenza....

_Ludovico_

_(segue con terrore la catena delle reminiscenze, ansimando come per un soffocamento progressivo.)_

_Caterina_

Ricòrdati il tuo ritorno.... Ricòrdati...! Giungesti, di sera, lieto, espansivo, amoroso come un innamorato; e io ti ricevetti con un impeto pazzo che ti parve uno scoppio di giovinezza esuberante.... Eppure... ricòrdati, ricòrdati.... Il nostro amplesso fu preceduto da una certa mia resistenza, da un tremito che mi prese tutta, da un dibattito insolito, e terminò in una profonda tetraggine quasi funebre! E..., dopo un periodo breve, sopravvennero i primi sintomi della maternità e le prime ribellioni alla tua esultanza, e poi seguì la nascita del piccolino con tutte le torture che mi costò, e seguirono gli scatti di rancore, gli scatti di ferocia contro me stessa e l'infrenabile sdegno per tutto ciò che m'indicava la tua contentezza di padre, la tua fiducia, la tua tranquillità, le tue illusioni.... Mi comprendi, ora? Mi comprendi? Mi comprendi?...

_Ludovico_

_(con le pupille dilatate, guardandola sempre, atterrito ma attonito, e facendosi entrare l'idea orrenda nel cervello--con voce soffocata)_ Non è... mio figlio?!

_Caterina_

_(senza fiato, eppure con un moto di sollievo)_ Finalmente, l'hai detto!

_Ludovico_

_(staccandosi da lei e, come un pazzo, mutando stranamente tono)_ Ah no! Non è vero! Non è vero! Tu m'inganni! Non riesco a intendere la ragione di questa follia menzognera, ma è certo che tu m'inganni, perchè se tu non m'ingannassi, se mi avessi detto la verità, ti affretteresti ora a difenderti per diminuire, almeno, la tua colpa.... Ne sentiresti la necessità, ne sentiresti l'urgenza; e invece tu non aggiungi una parola in tua difesa.... Tu non ti difendi!

_Caterina_

Io non sono qui per difendermi, Ludovico; sono qui per accusarmi. Io non amo l'uomo che mi ha posseduta, non l'ho amato mai, non l'amerò mai; ma non so e non è indispensabile ch'io sappia se ciò attenui l'infamia o sia piuttosto un'aggravante. Per difendermi bene dovrei dirti d'essere stata costretta con l'arma alla mano.... Ma dicendoti questo, mentirei. Ho mentito già troppo. Basta ora. Io devo salvarti dalla profanazione di ogni altra menzogna. _(Umilmente)_ No, non sono stata costretta. Ci deve essere nelle donne come me una strana sensibilità di cui esse non sono consapevoli: una sensibilità che dorme nel pudore, nell'onestà, nell'orgoglio.... Il suo risveglio è inaspettato, Ludovico, è imprevedibile... ed è l'opera di chi meno pare ne abbia il potere. Oh la fragile creatura trascinata dal turbine! Non è un pervertimento il suo, nè un'esaltazione, no; è semplicemente la soppressione repentina della coscienza, è la tirannia, occulta, ma imperiosa, d'una grande forza che agisce in una grande debolezza. Si cede! Si precipita! Si precipita! _(Con terrore e avvilimento)_ E la perdizione è completa! Quando il turbine è passato, quando ritorna la coscienza, qualunque sforzo si faccia col cervello, non si riesce a distinguere il punto di partenza.... Si è percorsa in un momento solo una strada abietta che sembra lunga lunga lunga e di cui si vede la fine e non si scorge più il principio. Se ne prova un'ipocondria di male inguaribile... un ribrezzo asfissiante... la nausea... il raccapriccio... uno spasimo indicibile che il ricordo accresce, ogni giorno, ogni giorno, spietatamente... e non se ne trova il rimedio, e non c'è speranza di trovarne mai!... _(Affranta, ammiserita)_ Così vivo io, Ludovico; ed ora fa tu di me quello che vuoi!

_Ludovico_

_(con la fisonomia d'un vero folle--brutalmente)_ E di': chi è stato il tuo amante di cinque minuti? Chi è stato l'uomo irresistibile, l'essere soprannaturale per cui ti sei gettata nella melma?... _(Terribile, ma sottovoce)_ Tu mi dirai il suo nome, Caterina!

_Caterina_

No! Non te lo dirò!

_Ludovico_

_(fremendo)_ Io devo saperlo!

_Caterina_

Non te lo dirò!

_Ludovico_

Io t'infliggerò la tortura!...

_Caterina_

Non te lo dirò!

_Ludovico_

_(minaccioso)_ Bada, Caterina!...

_Caterina_

Ma che vorresti, tu? Vorresti ch'io ti mandassi a cercare nella folla un individuo che fortunatamente è persuaso di non essere stato niente per me, un individuo ch'io avrei scacciato perfino dalla mia memoria se purtroppo il disgusto non avesse reminiscenze così persistenti? Vorresti ch'io incaricassi te di dirgli: «Sai, fra quella madre e quel figlio tu sei _qualcuno_, non lasciarti frodare...», e io dovrei consentirti di creare in quell'uomo il convincimento di avere un'importanza che sinora egli non saprebbe sospettare? Dovrei, per mezzo tuo, ricacciarlo, vivo o morto, come un aspide, nella mia esistenza?... Ah no! Torturami, battimi, mettimi pure una morsa alla gola: io mi lascerò soffocare cento volte senza mai proferire il suo nome!

_Ludovico_

_(più terribile e più fremente)_ Ma dunque io non potrò neanche vendicarmi? Tra le rovine di ogni mio bene, d'ogni mia illusione, io sarò costretto a vedermi perennemente dinanzi il fantasma d'un uomo senza connotati, un'ombra schernitrice e inafferrabile, e sarò costretto a sentirmi quotidianamente come schiaffeggiato da una mano ignota?!... E questo non è nulla a confronto di tutto il resto!... C'è il frutto dell'obbrobrio, c'è il documento vivo della vergogna, della nefandezza, c'è la personificazione della sciagura che mi colpisce!... C'è un bambino che oggi balbetta e piange, e che ben presto mi chiamerà «babbo» e che sarà più crudele, più offensivo, più beffardo d'una platea di curiosi! E se anche, per una umiltà di paziente, per una nostalgia di pace, per una frenesia d'innamorato, io volessi perdonare a te come un Cristo, no, quel bambino non me lo permetterebbe perchè esso resterà lì, sempre lì, attaccato a sua madre, e si farà grande, e sarà un uomo, e la sua presenza, ostinata, invadente, alimenterà di ora in ora, di minuto in minuto, le mie sofferenze, il mio odio, le mie angosce!... Nessuna vendetta, non è vero? E nessun mezzo per abbreviare la durata del tormento?... Nessuno?... Nessuno?... Nessuno?... Proprio nessuno?... _(Con un moto di ribellione cupa e feroce)_ Ah no!... Il mezzo c'è! Il mezzo c'è!... _(Trionfalmente)_ Io l'ho trovato!... _(Col viso acceso, con gli occhi di fuoco)_ Ti giuro che l'ho trovato!

_Caterina_

_(intuisce d'un subito ed è invasa dallo spavento)_ Ludovico!

_Ludovico_

Bisogna eliminare la causa maggiore! Bisogna distruggere il documento vivo!

_Caterina_

Ludovico!

_Ludovico_

Bisogna sopprimere questa creatura che è nata per crucifiggermi!

_Caterina_

_(atterrita)_ Ludovico!

_Ludovico_

_(come per precipitarsi nella stanza a destra)_ Sì, io te l'ucciderò!

_Caterina_

_(parandosi davanti a lui, con un grido)_ No, Ludovico! Pietà!... Pietà!... Pietà di me!...

_Ludovico_

_(si arretra e si abbandona disfatto su una sedia.)_

_Caterina_

_(aspetta, lungamente, in un'atroce trepidanza.)_

_Ludovico_

E sta bene!... Avrò pietà di te! _(Si passa una mano sui capelli e lascia scorgere d'aver presa una decisione. Guarda il suo orologio. Si alza nervosamente. Tocca due volte il bottone del campanello. Va alla porta comune come per evitare che la cameriera entri. Resta sulla soglia parlando a lei:)_ Betta, prendete le mie valige, portatele giù in portineria... e dite a Luigi che faccia fermare una carrozza. _(Rispondendo a qualche domanda della cameriera)_ Ma sì, c'è tutto.... Voi non avete che a chiuderle.... Sbrigatevi.

_Caterina_

_(immobile, lo avvolge dei suoi sguardi pavidi.)_

_Ludovico_

_(attraversa la stanza in fretta, dirigendosi verso la porta a destra.)_

_Caterina_

_(ne ha un nuovo sussulto di spavento.)_

_Ludovico_

_(prima di varcare la soglia, si arresta.--Si sorveglia.--Si rivolge a lei)_ Pigliami, ti prego, il soprabito e il cappello.

_Caterina_

_(guardandolo supplichevolmente, obbedisce e va.--Rientra subito recando il cappello e il soprabito, che pone sopra la scrivania.)_

_Ludovico_

_(assorto nella risoluzione presa, verifica il suo portafogli. Quindi afferra soprabito e cappello come per andarsene.)_

_Caterina_

_(timida, implorante)_ Ma dove vai?

_Ludovico_

Non lo so.

_Caterina_

E quando tornerai, Ludovico?

_Ludovico_

Non tornerò.

_Caterina_

Mi lasci per sempre?...

_Ludovico_

E che altro mi resta a fare?!

_(Un breve silenzio.)_

_Caterina_

Io... t'ho detto tutto... con la speranza di risentirmi degna di te, con la speranza di offrirti la mia vita purificata, e invece, ecco, ti perdo!... Avrei potuto ancora mentire, mentire ogni giorno, mentire sino alla morte; ma l'amor mio non ha voluto permettere alla mia voce, ai miei occhi, ai miei baci la facile viltà d'ingannarti! E ho tanto sofferto _(piange)_ e ho affrontato il sacrificio della confessione per poter aspirare al diritto di essere la tua compagna... per ridiventare, sinceramente, la moglie tua. Ah, se ti avessi amato meno, avrei risparmiato a te questo supplizio e a me la condanna di perderti così!

_Ludovico_

_(dibattendosi fra due urgenze opposte ed eccitandosi al pensiero d'una soluzione liberatrice)_ Vuoi... vuoi veramente liberarmi da questo supplizio?

_Caterina_

_(irradiandosi)_ E me lo domandi?

_Ludovico_

Vuoi veramente ch'io abbia l'eroismo di considerare la tua colpa come il delirio di un'inferma?

_Caterina_

_(ansiosa)_ Sì!

_Ludovico_

Vuoi che io compia il prodigio di dimenticare... anzi, no, meglio, meglio ancora, di ricominciare da capo, di rivivere nella illusione, nella certezza della tua innocenza e della tua fedeltà?

_Caterina_

_(avidamente)_ Sì, Ludovico!...

_Ludovico_

Ebbene... ebbene, vieni come me.... Andiamo via, andiamo via.... No, io non ti ucciderò il tuo bambino; ma è necessario che io non lo veda più, ch'io non lo senta, ch'io non ne sappia più nulla, è necessario ch'io non ricordi che tu sei madre, è necessario che egli non mi tolga nè un minuto, nè un battito, nè un pensiero, nè un sorriso, nè una lagrima della tua vita. _(Lascia cadere a terra cappello e soprabito.)_

_Caterina_

_(sente passare a traverso il suo animo tutte le parole di Ludovico, ne trema, ne soffre, ne ha orrore, ne ha dolcezze profonde, e, a poco a poco, ne sarà presa, conquistata, e, senza che il suo cervello possa più funzionare, il suo cuore e i suoi nervi cederanno a lui completamente.)_

_Ludovico_

_(con frenesia, prendendole dapprima le mani, poi cingendola freneticamente con le braccia e parlandole sulla bocca)_ Tu lo affiderai alla tua buona nonna, ai tuoi parenti, a chi vorrai, e noi provvederemo a tutto, alla sua educazione, al suo avvenire, alla sua ricchezza.... Sì, anche alla sua ricchezza. E se un giorno crederà che io sia stato un malvagio costringendoti a rinunziare a lui, io non mi lamenterò, non mi difenderò mai dalle sue accuse, mai, mai, mai; ma adesso andiamo via.... _Io devo_ andarmene immediatamente... perchè _(con preoccupazione [pg 318] sinistra)_ la notte mi atterrisce e mi tenta, e non c'è nessuna enormezza di cui io non mi sentirei capace in questa casa, dove io l'ho visto nascere, dove egli respira, dove egli vive. Vieni, vieni, Caterina...: se non hai la forza di separartene in questo momento, non potrai averla mai più!... Vieni con me.... Dimostrami che hai affrontato il sacrifizio per essere ancora la mia compagna.... Dimostrami che io solo ti sono indispensabile. Noi andremo lontano come due profughi del passato e non saremo che due amanti assetati di godimento.... Distaccandoci da tutto ciò che è pieno di ricordi, noi ritroveremo noi stessi, riallacceremo le nostre anime, ricostruiremo il nostro paradiso....

_Caterina_

_(è fra le braccia di lui, affascinata.)_

_Ludovico_

... e chi sa quante nuove ebbrezze, quali nuove delizie, quale nuovo benessere, quale nuova felicità ci riserba la nostra giovinezza! Di', di', Caterina: _(stringendosela forte al petto)_ ci verrai con me? ci verrai? ci verrai?

_Caterina_

_(perdutamente)_ Sì... sì... ci voglio venire.... Non lo capisci che ci voglio venire? Non lo vedi che non hai bisogno d'insistere affinchè io ti segua dovunque? Non vedi che sono già solamente tua? Non vedi che io sono già pronta a tutto?... a separarmi da lui... _(con un accento d'inconsapevole pietà)_ ad abbandonarlo... a fuggirlo... a strapparmelo anche dal cuore.... Ma tu, tu, Ludovico, tu che sei migliore di me,... impediscimi di commettere questo delitto!

_Ludovico_

_(udendo la parola_ «delitto», _la respinge bruscamente. Si riconcentra in se medesimo. Raccoglie il soprabito e il cappello, e, dopo una pausa, in un tono tra di comando e di concessione, le dice:)_ Resta!

_(Si guardano a lungo, intensamente, dubbiosamente, l'uno sperando ancora ch'ella lo segua, l'altra sperando ancora ch'egli non se ne vada.)_

_Ludovico_

_(con poca voce)_ Addio! _(E fugge.)_

_Caterina_

_(immota, col volto trasformato, terreo, come se finalmente avesse consumato il sacrifizio necessario)_ È finita! _(Indi, va alla finestra: attraverso i vetri vede Ludovico che si allontana. Estenuata, quasi inebetita, col passo malfermo si avvia verso l'uscio della sua camera. Le forze le mancano. I ginocchi le si piegano. Stramazza. Poi si sorregge a una sedia, si leva, e, soccorsa dalla suprema volontà, oltrepassa la soglia.)_

SIPARIO.

[Illustrazione: note della cantilena]

ATTO SECONDO

_La scena come al primo atto._

SCENA I.

_La signora_ TERESA, LUISA, BETTA.

_(La signora Teresa si è addormentata sopra una poltrona. Betta è seduta, in fondo, con le braccia piegate. Le imposte della finestra sono socchiuse. La stanza è nella penombra.)_

_Luisa_

_(entrando, affaccendata, dalla prima porta a destra, e rivolgendosi a Betta, a bassa voce)_ Dov'è la biancheria pulita?

_Betta_

_(piano)_ Quella lì, sulla sedia, è già pronta.

_Luisa_

_(prende in fretta la biancheria e sta per uscire.)_

_Betta_

E di': che te ne pare di quel medico?

_Luisa_

A vederlo, mi pare il più bravo di tutti. _(Esce dalla porta da cui era entrata.)_

_Betta_

_(getta un sospiro.)_

_Teresa_

_(svegliandosi)_ Cos'è? È già tramontato il sole?

_Betta_

_(alzandosi)_ No, signora Teresa. È ancora giorno.

_Teresa_

Così buio?

_Betta_

Ho socchiuso le imposte per lasciarvi riposare un poco. Sono tre notti che voi e la signora Caterina non avete dormito.

_Teresa_

Apri, apri.... Alla mia età non bisognerebbe mai dormire, perchè non c'è più tempo da perdere....

_Betta_

_(apre le imposte. L'ambiente si rischiara.)_

_Teresa_

Ho fatto un bel sogno, sai?

_Betta_

Che avete sognato, signora Teresa?

_Teresa_

Ho sognato tanti fiori, tanti fiori, più di quanti ce ne sono nel nostro giardino.

_Betta_

E poi?

_Teresa_

E poi, nient' altro. Sognando, ho avuto l'idea di regalarli tutti al piccino, ma ora sto riflettendo che... il profumo dei fiori potrebbe fargli male.

_Betta_

S'intende.

_Teresa_

Se invece ne regalassi alla Madonna? Che ne dici?

_Betta_

Fareste bene.

_Teresa_

_(si alza)_ Vado a raccoglierne io stessa.

_Betta_

Ma no, signora Teresa. A questo, penserò io. Andate piuttosto di là, voi; andate a sentire un po' quest'altro medico.

_Teresa_

Un altro?

_Betta_

La balia mi ha assicurato che è il più bravo di tutti.

_Teresa_

E non me ne avvertivi, benedetta?! _(Si avvia.)_

SCENA II.

FELSANI, CATERINA, _la signora_ TERESA _e_ BETTA.

_(Felsani è un vecchio dall'aspetto nobilissimo e severo. In ogni sua parola, in ogni suo atto, egli è prudente, lento, misurato, pensoso.)_

_Caterina_

_(precedendo Felsani, entra dalla prima porta a destra)_ Per di qua, dottore. _(Va alla scrivania.)_

_Felsani_

_(seguendola)_ Mi favorisce da scrivere?

_Caterina_

S'accomodi, se non le dispiace. _(Indica la sedia che è presso la scrivania.)_

_Betta_

_(si trae in disparte.)_

_Felsani_

_(siede.)_

_Caterina_

_(guarda il dottore con occhio ansioso, scrutatore, interrogativo.)_

_Felsani_

Le prescrizioni del medico curante sono inappuntabili.

_Caterina_

Niente da mutare? Niente da aggiungere?

_Felsani_

_(stringendosi nelle spalle)_ Niente.

_Caterina_

E allora?

_Felsani_

Io scriverò la mia diagnosi.

_Caterina_

Sarà utile, non è vero?

_Felsani_

Può darsi. _(Mette i suoi occhiali d'oro. Si dispone a scrivere.)_

_Betta_

_(con timidità, a Caterina)_ Badi, signora, in quel calamaio l'inchiostro si è disseccato. _(Abbassando molto la voce, quasi all'orecchio di lei)_ Non si adopera da quando andò via il signor Ludovico....

_Caterina_

Già. _(A Felsani)_ Abbia pazienza, dottore.... _(A Betta)_ Porta subito un altro calamaio.

_Betta_

_(via dal fondo.)_

_Teresa_

_(a Felsani, avanzandosi un po')_ Sa, siamo tutti intontiti in questa casa: vorrà perdonarci se....

_Felsani_

Prego, prego.

_Caterina_

_(indicando Teresa)_ È la mia avola materna.

_Teresa_

Ottantadue anni.

_Felsani_

_(guardandola)_ Assai ben portati.... È una buona notizia per chi ne ha settanta come me. _(Girando lo sguardo intorno)_ E... suo marito, signora, non è in casa?

_Caterina_

_(che non s'aspettava questa domanda)_ No... non è in casa.

_Felsani_

Lo conosco di fama: è un vero umanitario....

_Caterina_

_(imbarazzata)_ Senza dubbio.

_Felsani_

Avrei voluto parlare con lui.

_Caterina_

Con lui?

_Felsani_

Sì, e sarà necessario ch'io gli parli.... _(Sta per soggiungere qualche cosa, ma, vedendo Betta, s'interrompe.)_

_Betta_

_(mette un calamaio sulla scrivania.)_

_Felsani_

_(a Betta, con un gesto di congedo)_ Grazie. _(E comincia a scrivere.)_

_Caterina_

_(è tutta intenta a leggere ciò che Felsani scrive.)_

_Teresa_

_(quasi presso l'uscio a destra, guarda un po' nelle stanze dov'è il bimbo e un po' il dottore.)_

_Betta_

_(piano, a Teresa)_ Che fa il piccino?

_Teresa_

Pare che riposi: vedo che la balia se ne sta tranquilla con le braccia piegate.

_Betta_

E questo medico che dice?

_Teresa_

Parla come una sibilla... ma aspetta che glie la tiro io di bocca la verità.

_Betta_

Senza che la signora se n'accorga, veh! Non si sa mai!...

_Teresa_

Bisognerebbe che restassi sola con lui....

_Betta_

Quando starà per andarsene, non vi sarà difficile.

_Teresa_

Lascia fare a me.

_Betta_

Ma state attenta!...

_Teresa_

E tu non dimenticare i fiori.

_Betta_

Ve ne raccolgo un fascio... un fascio così. _(Via per la seconda porta a destra.)_

_Felsani_

_(firmando la diagnosi)_ Ecco, signora.

_Caterina_

_(ha letto attentamente.)_ Non capisco le ultime parole.

_Felsani_

E io non desidero che rendergliele del tutto comprensibili. Ma.... _(Accenna con uno sguardo prudente alla signora Teresa.)_

_Caterina_

_(a voce alta)_ Oh... è la mia confidente.

_Felsani_

Ebbene, mi permette qualche domanda?

_Caterina_

Naturalmente.

_Felsani_

Non crede lei che suo marito sia vittima egli stesso d'una qualche legge d'atavismo inesorabile?

_Caterina_

_(scossa)_ ... No, dottore.

_Felsani_

In tal caso, signora, si è indotti a supporre che, nella sua prima gioventù, quando era libero, quando non sapeva di dover diventare un marito, egli non sia riuscito a sfuggire alla... corruzione che logora la sostanza umana. Non è così?

_Caterina_

_(sforzandosi di rispondere)_ No, non è così.

_Felsani_

Per lo meno, però, egli deve avere pazzamente noncurata la sua vita fisica. Mi negherebbe lei anche questo?

_Caterina_

_(umilmente)_ Sì, dottore, glie lo nego.

_Felsani_