Tragedie dell'anima

Part 1

Chapter 13,411 wordsPublic domain

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ROBERTO BRACCO

TEATRO

VOLUME TERZO

DON PIETRO CARUSO -- LA FINE DELL'AMORE -- FIORI D'ARANCIO -- *TRAGEDIE DELL'ANIMA*.

3ª EDIZIONE.

REMO SANDRON -- Editore Libraio della Real Casa MILANO-PALERMO-NAPOLI-GENOVA

Copyright by Roberto Bracco and Miss Dircé St. Cyr in the United States of America.

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PROPRIETÀ LETTERARIA

_I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i paesi, non escluso il Regno di Svezia e quello di Norvegia._

È assolutamente proibito di rappresentare queste produzioni senza il consenso scritto dell'Autore _(Art. 14 del Testo Unico 17 Settembre 1882)_.

Copyright by Roberto Bracco and Miss Dircé St. Cyr in the United States of America.

Off. Tip. Sandron -- 148 -- I -- 290514.

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TRAGEDIE DELL'ANIMA

_Dramma in tre atti_.

Rappresentato per la prima volta al teatro _Paganini_ di Genova dalla compagnia _Tina Di Lorenzo-Flavio Andò_, nel _gennaio_ del _1899_.

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PERSONAGGI:

_Caterina Nemi_ _Ludovico Nemi_ _Francesco Moretti_ _La signora Teresa_, _nonna di Caterina_ _Elena_ _Felsani_ _Betta_ _Luisa_ _Lena_ _Biagio_

Epoca attuale.

ATTO PRIMO.

_In casa di Ludovico Nemi_.

_Una camera severa. Forma ottagonale. Se ne vedono cinque pareti. Alla prima parete a destra, una porta. Un'altra porta alla seconda. Un'altra--che è la «comune»--alla parete in fondo. Alla prima parete a sinistra, un caminetto. Alla seconda a sinistra, una finestra. Quasi davanti al caminetto, un'ampia scrivania, con su molti libri. È sera._

SCENA I.

LUDOVICO _e_ FRANCESCO, _indi_ BETTA.

_Ludovico e Francesco sono seduti quasi nel mezzo della camera, Ludovico sopra una poltroncina, Francesco su una sedia. I loro ginocchi si toccano. Ludovico, con le braccia penzoloni, cerca di stare immobile. Francesco, con le braccia piegate, lo fissa negli occhi acutamente e il suo viso, cachettico, emaciato, ha, nell'atteggiamento dell'ipnotizzatore improvvisato, qualche cosa di comico e di sinistro. Con una sigaretta fra le labbra, fuma avidamente. Durante tutta la scena, egli fumerà di continuo: appena consumata una sigaretta ne accenderà un'altra._

_(Passa qualche minuto nel silenzio.)_

_Ludovico_

_(muove un po' il capo.)_

_Francesco_

E no!... Tu ti distrai.... Lo fai apposta.

_Ludovico_

Io ci metto tutta la mia buona volontà a non distrarmi. Sei tu che non vali niente. _(Passa ancora un minuto.) (Trattenendo il riso)_ Ma sai che mi vien da ridere?

_Francesco_

_(celiando con acredine)_ E dire che mi farebbe tanto piacere vederti piangere!

_Ludovico_

_(celiando, al contrario, bonariamente, si alza.)_ Va' là che sei un impostore.

_Francesco_

Io non t'ho mica detto che sono sicuro di me. T'ho detto solamente che da un certo tempo in qua io credo di avere un po' di quella facoltà suggestiva che hanno gl'ipnotizzatori.

_Ludovico_

Neanche per sogno!

_Francesco_

E intanto, l'altra sera, ho fatto, senza volerlo, un bellissimo esperimento.

_Ludovico_

Con chi?

_Francesco_

Con la piccola Jeannette, la nuova pupilla inventata da quel rudero di Fanny.... Sono persone che tu non conosci.

_Ludovico_

E che cosa accadde? Sentiamo.

_Francesco_

O Dio! I tuoi orecchi casti non mi permettono di raccontartelo.

_Ludovico_

Ah! Ho capito di che genere è stato il tuo bellissimo esperimento. Di' un po': quanto ti è costato? Io non me ne intendo, ma suppongo che per quella gente lì non ci sia nulla di più suggestivo che un biglietto da mille.

_Francesco_

Non posso darti delle spiegazioni. Sei troppo ingenuo. A chi legge i tuoi libri, tu sembri un uomo di mondo, ma a me, che non li leggo, tu non sembri che un fanciullone.

_Ludovico_

Soltanto perchè non conosco Jeannette e Fanny?

_Francesco_

Ecco, tu ne parli con disprezzo, ed hai torto. _(Alzandosi e continuando con enfasi mefistofelica)_ Le donne come quelle lì portano scritto in fronte il _menu_ della loro esistenza. Niente d'impreveduto. Si sa quel che ci si trova. Sono, nel loro sesso, ciò che, fra i giuochi, è una brava partita al _whist_ o all'_écarté_. Un po' di buona memoria, un po' di praticaccia... e si va avanti. I limiti della perdita o del guadagno sono fissati a principio di partita. Ma quelle altre--le oneste--non sono, mio caro, che dei giuochi di azzardo. Dove si arriva? Che cosa vogliono? Che cosa danno? Che cosa ci si può rimettere di nervi, di cervello, di cuore? Mistero! _(Pausa.)_ No?

_Ludovico_

_(rabbuiandosi molto)_ Eh!... C'è del vero in quello che dici!

_Francesco_

_(risedendo a cavalcioni d'una sedia)_ Sì, ma non farmi quella faccia da vittima. In tutto questo, tu non ci entri per nulla. Tu sei un uomo ammogliato e il tuo matrimonio è già una partita vinta e stravinta. Non seccarmi con le tue lamentazioni, veh!...

_(Un silenzio.)_

_Ludovico_

_(passeggia inquieto.)_

_Francesco_

Che c'è? Qualche novità?

_Ludovico_

Purtroppo, no.

_Francesco_

Perchè «purtroppo»?

_Ludovico_

Vieni a stuzzicarmi? Non lo sai che il contegno di lei mi esaspera?

_Francesco_

È la tua immaginazione.

_Ludovico_

Già, la mia immaginazione!... Stamane, ne ho parlato anche a sua nonna....

_Francesco_

_(sùbito)_ Che t'ha detto la nonna?

_Ludovico_

Ha convenuto perfettamente che Caterina non è tranquilla; e t'assicuro che quella vecchietta le sa leggere nell'anima come in un libro aperto.

_Francesco_

Se non t'ha detto altro, non mi pare che la sua lettura sia molto proficua.

_Ludovico_

Ma io non le ho poi fatto un interrogatorio.

_Francesco_

Male! Se io fossi al tuo posto....

_Ludovico_

Che faresti?

_Francesco_

O non mi darei nessuna pena, o andrei diritto sino in fondo.

_Ludovico_

Che pensi, adesso?! Caterina è un angelo.

_Francesco_

Non sono io che lo nego.

_Ludovico_

Tanto meno io.

_Francesco_

E allora di che ti preoccupi?

_Ludovico_

Giusto perchè è un angelo la sua malinconia mi turba, la sua freddezza mi affligge. È virtuosa, è onesta, è fedele: di questo sono convinto....

_Francesco_

_(interrompendolo)_ Alla buon'ora!

_Ludovico_

Ma a che serve tutto ciò? Serve a garantire l'onor mio ed il suo. Serve, cioè, a un fatto che non ha niente di comune con la nostra vita interiore, con la nostra unione.... Io sono innamorato di mia moglie, capisci? Ne sono ogni giorno più innamorato; e se nel primo anno di matrimonio io potevo qualche volta astrarmi da lei e preferirle i miei studii e l'esercizio d'una chimerica missione umanitaria, adesso no, non lo posso, perchè al di sopra di ogni mio ideale io vedo lei--lei _moglie_, lei donna, donna nel senso più complesso della parola--e non so pensare al bene del prossimo che subordinatamente ad un egoismo, che non avevo mai provato e che in lei concentra l'attività più essenziale e più sincera del mio spirito.

_Francesco_

_(con umorismo freddo e sarcastico)_ Glielo hai mai detto che ne sei innamorato?

_Ludovico_

Che sciocchezza! Non sono forse suo marito, io?

_Francesco_

Ragione di più per dirle delle cose di cui i mariti sono raramente capaci. Come fa una povera moglie a sapere che suo marito è innamorato di lei? Quando l'amore è un dovere, è molto facile dubitarne.

_Ludovico_

Caterina non ne dubita.

_Francesco_

Ma non ti contraccambia.

_Ludovico_

Non è esatto neanche questo. Se tu sapessi quante volte io sorprendo, in un suo sguardo quasi furtivo, o in un tremito di voce, o nella frase interrotta, un sentimento uguale al mio, un orgasmo di vera femminilità palpitante! Se tu sapessi quante volte la vedo penare come me, più di me, in una tensione nervosa che pare l'attesa febbrile della passione! Eppure..., appena io mostro di essermene accorto, ella si chiude in sè e s'immerge sempre più nella sua malinconia glaciale e misteriosa.

_Francesco_

_(seguendo il corso delle proprie idee, sogghigna e ride un po')_ Ah ah!

_Ludovico_

E tu ti diverti?

_Francesco_

Sì... piuttosto....

_Ludovico_

Ti ringrazio.

_Francesco_

Ma non è di te che io mi diverto: è di me.

_Ludovico_

A che proposito?

_Francesco_

Idee che mi passano pel capo; non ci badare. _(Pausa.)_ E la tua malinconica sfinge non è visibile, stasera? Già, con me ella è d'una scortesia deliziosa.

_Ludovico_

_(senza convinzione)_ Con te? T'inganni! Probabilmente, non sa che tu sei qui. _(Tocca il bottone del campanello due volte.)_

_Francesco_

Che è?

_Ludovico_

La faccio chiamare.

_Francesco_

Ma no.... Ho scherzato.... E poi, vedi, me ne vado, me ne vado subito....

_Betta_

_(entra dal fondo.)_

_Ludovico_

Dite alla signora Caterina che il signor Moretti, prima d'andarsene, vorrebbe salutarla.

_Betta_

_(esce per la prima porta a destra.)_

_Francesco_

Non era il caso d'incomodarla.

_Ludovico_

Lascia che venga. Fa piacere anche a me di trarla fuori dalle sue stanze. Quando vi si rincantuccia, diventa più lugubre del solito.

_(Oltre la seconda porta a destra, si vede Betta attraversare la stanza attigua.)_

_Francesco_

Se è per l'incremento della felicità coniugale, sta benissimo.

SCENA II.

FRANCESCO, LUDOVICO _e la signora_ TERESA.

_Teresa_

_(dalla prima porta a destra, fa capolino, curva, con la sua testa bianchissima, dal profilo sereno.)_ È permesso? _(La sua vocetta è tanto dolce.)_

_Francesco_

_(piano, a Ludovico)_ Ah ah! Viene la vecchia.

_Ludovico_

_(festosamente)_ Avanti la bisnonna.

_Francesco_

Buona sera, signora Teresa!

_Teresa_

Vengo proprio per voi....

_Francesco_

Un'eccellente idea!

_Teresa_

Eh! Lo so che non vi vado a genio.

_Ludovico_

Come! Come! _(A Francesco)_ Non le fai più la corte?

_Francesco_

Se sono stato respinto!

_Teresa_

Meglio tardi che mai!

_Ludovico_

Ah dunque, fraschetta, lei confessa che ce n'è stato del tenero!

_Teresa_

Che volete! Con un seduttore di quella forza c'è poco da scherzare! _(Ride ostentatamente)_ Ah ah ah!

_Francesco_

_(sarcastico)_ Parlate d'oro, parlate! E la signora Caterina?

_Teresa_

Stavo appunto per dirvelo.... Sono qui per farvi le sue scuse. Il bimbo è un po' inquieto stasera, ed ella non si scosterà da lui se non quando lo vedrà addormentato. Ci è anche la balia, è vero, ma quattro occhi vedono meglio di due.

_Francesco_

È giusto, è giusto, è molto giusto! _(A Ludovico)_ Mi duole, caro signor marito, ma non siamo riusciti a snidare la selvaggina.

_Ludovico_

Poveretta, se sta vicino al suo figliolo, bisogna perdonarla.

_Teresa_

E io chiedo licenza e vado a letto.

_Francesco_

Di già? Restate, restate un pochino con noi. Fate le veci di quella scontrosa di vostra nipote. Tanto, parlando con voi pare sempre di parlare, in certo modo, anche con lei.

_Ludovico_

È vero, è vero: due corpi e un'anima.

_Francesco_

Deve essere imbarazzante per quest'anima il trovarsi contemporaneamente in un corpo di venticinque anni e in un altro di.... Suggeritemi voi, signora Teresa....

_Teresa_

Di ottantadue, se non vi dispiace.

_Ludovico_

Non credere a ciò che ti dice questa civettona. Ne ha appena... ottantuno. L'accrescersi gli anni è una civetteria della vecchiezza.

_Francesco_

Non è una noia il vivere a quest'età, signora Teresa?

_Teresa_

_(con devota dolcezza, guardando il cielo)_ Si vive per obbedire a Dio.

_Francesco_

E questo è il divertimento!

_Teresa_

_(avviandosi per uscire)_ Vado a dormire, io, vado a dormire....

_Francesco_

E chi dorme non fa peccati.

_Teresa_

_(uscendo)_ Ah, se dormiste un poco di più, voi!

SCENA III.

FRANCESCO, LUDOVICO.

_Francesco_

_(astioso)_ È arguta la vecchietta!

_Ludovico_

Tu la tormenti troppo.

_Francesco_

Di': perdo di rispetto anche alla vecchiaia? Non è così? Fammi una predica, adesso.

_Ludovico_

Volentieri.

_Francesco_

_(alzandosi)_ Ma io ti saluto, caro. _(Prende il paltò.)_

_Ludovico_

Te ne vai davvero?

_Francesco_

Eh sì. Ti ho già troppo distolto dal tuo lavoro.

_Ludovico_

Nulla di urgente.

_Francesco_

_(infilando il paltò)_ E poi, qua dentro fa un freddo indemoniato.

_Ludovico_

Accenderò il caminetto.

_Francesco_

Lasciami andar via. Sono aspettato.

_Ludovico_

A quest'ora?

_Francesco_

A quest'ora.

_Ludovico_

E da chi? Ah! Capisco: hai delle donne....

_Francesco_

_(accendendo ancora una sigaretta)_ Può darsi.

_Ludovico_

Ma bada che ciò è rovinoso per la tua salute.

_Francesco_

Oramai!...

_Ludovico_

Ed è ridicolo, per giunta. Dopo tutto, sei un uomo d'ingegno.

_Francesco_

Secondo te, le donne sono il monopolio dei cretini?

_Ludovico_

Non fingere di fraintendere. Se fosse sempre la stessa donna, non avrei niente a ridire.

_Francesco_

Ma, scusa, per non cambiare di donne dovrei io trovarne una che non cambiasse di uomini. E questo è il problema! Cercherò di fabbricarmela da me.

_Ludovico_

Non si tratta di fabbricarsela. In fondo, tutto sta ad innamorarsi.

_Francesco_

E ad innamorare.

_Ludovico_

Comincia con l'innamorarti tu.

_Francesco_

E che ne sai ch'io non l'abbia già fatto?

_Ludovico_

Troppe volte.

_Francesco_

Una volta sola!

_Ludovico_

E lei?

_Francesco_

Lei? _(Ride amaramente)_ Eh eh eh! _(Pausa.--Poi, a un tratto, prendendo il cappello)_ Be', buona notte, Ludovico.

_Ludovico_

No, non voglio che tu te ne vada, ora. Vieni qua.... Fammi le tue confidenze.... E non fumare tanto: mi sembri un fumaiuolo. Siedi. Parliamo tra noi.

_Francesco_

_(obbedendo di malavoglia, resta, senza sedere.)_ Mi secchi.

_Ludovico_

Ma come! Io ti dico ogni mio segreto, io ti metto a parte di tutto ciò che mi riguarda, io ti mostro ogni piega dell'animo mio, e tu, invece, sei così poco espansivo con me, così misterioso, così... autonomo....

_Francesco_

_(interrompendolo)_ Magnifica parola: «autonomo»!

_Ludovico_

_(continuando)_ E io vedo che dentro di te c'è un altro mondo, e che questa aridità che t'imponi ti rende peggiore. È un grande conforto il poter rivelare a qualcuno le proprie angosce. Quando l'anima trova nella voce e nella parola l'espressione d'un suo dolore, tutto quel che c'è in esso di più acre se ne va, e ne resta quel tanto che può essere almeno sopportato con una certa rassegnazione. Non mi credi?

_Francesco_

Sicuro! Ma ci sono degli uomini che provano una voluttà particolare appunto in ciò che il dolore ha di più acre. _(Si eccita morbosamente.)_ Essi non ammettono la rassegnazione, ed è forse per questo che non vogliono crearne nemmeno la possibilità. Per essere espansivi, s'ha da essere buoni come sei tu. Io, per esempio, io sono cattivo, e mi compiaccio d'esserlo. Mi ci trovo bene. L'uomo buono, guarda, è un creditore dell'umanità; l'uomo cattivo ne è un debitore: e la parte del creditore non mi conviene nè punto nè poco, visto che l'umanità non paga mai i suoi debiti. _(Eccitandosi sempre più)_ Insomma, se ti credessi tale da sapermi trasformare, io ti pregherei di non incomodarti e di lasciarmi essere tranquillamente una canaglia. Mi sono spiegato? Mi hai capito? No? No?... E non ci capiremo mai, e non è proprio necessario di capirci. Tu stai al nord, io al sud. Tu ami, io invidio. Tu vedi tutto roseo, io tutto nero. Tu sei un fortunato, io un disgraziato. Tu sei un uomo sano, io un infermo. Tu sei uno sciocco che ha del genio, e io sono un uomo d'ingegno che non ha niente! Ed ora, mettiti a lavorare, e a rivederci domani.

_(Esce.)_

SCENA IV.

LUDOVICO, CATERINA, _poi_ LUISA.

_Ludovico_

_(riflettendo e scrollando il capo)_ È veramente un infelice, povero Francesco! _(Si scuote, si alza, si decide a fare un po' di fuoco nel caminetto. Mette la legna, accende la carta e col soffietto ravviva le fiamme.)_

_Caterina_

_(di dentro, canta fievolmente la ninna-nanna, che è una monotona e semplice cantilena:)_

Ninna-nanna, un vecchio canuto ha trovato il sonno perduto.

_Ludovico_

_(resta in ascolto, quasi assorto, come se quella cantilena fosse per lui una carezza.)_

_Caterina_

_(di dentro)_

Ninna-nanna, al bimbo egli viene e gli porta col sonno ogni bene.[1]

[1] _Le note della cantilena_ sono a pagina 320.

_Ludovico_

_(vedendo la legna accesa, si frega le mani)_ Ottimamente: dove c'è fuoco, c'è vita!... _(Si accosta al primo uscio a destra e chiama:)_ Caterina!

_Caterina_

_(dietro l'uscio)_ Che c'è?

_Ludovico_

Si è addormentato?

_Caterina_

Sta per addormentarsi.

_Ludovico_

Vengo a dargli un bacino?

_Caterina_

Ma no! Se vieni tu, spalanca tanto d'occhi e siamo da capo.

_Ludovico_

Ci vengo?

_Caterina_

_(impaziente)_ Ti dico di no!

_Ludovico_

Ih!... Hai paura che me lo mangi? _(S'allontana e poi, sorridendo, pensa tra sè:)_ Però, questa volta ha ragione lei. _(Siede presso la sua scrivania. Borbotta scherzosamente:)_ Laboremus! _(Apre uno scartafaccio e si riconcentra nella riflessione.)_

_Caterina_

_(di dentro)_

Ninna-nanna, un vecchio canuto ha trovato il sonno perduto.

Ninna-nanna, al bimbo egli viene e gli porta col sonno ogni bene.

_Ludovico_

_(guardando ciò che aveva scritto)_ Che volevo dire, qui? _(Leggendo le ultime parole:)_ «Assodata la differenza essenziale tra il perdonare e il dimenticare, noi ci rivolgiamo una domanda dalla cui sottigliezza, a prima giunta, siamo turbati...» _(Pensa)_ Ah, ecco, ci sono! _(Scrive.)_

_Caterina_

_(entra.--Ha l'aria preoccupata. Sta per chiudere la porta e dà ancora uno sguardo nella stanza donde è venuta, chiamando sottovoce:)_ Luisa! Luisa!

_Luisa_

_(si avvicina all'uscio e resta sulla soglia.)_

_Caterina_

Spegni il lume e accendi la lampada da notte.

_Luisa_

Sì, signora. _(Via.)_

_Caterina_

_(chiude l'uscio con precauzione.)_

_Ludovico_

_(vedendola)_ Che onore!

_Caterina_

Sei solo?

_Ludovico_

_(scherzando)_ Crederei di sì.

_Caterina_

Il tuo amico è andato via?

_Ludovico_

Non lo vedi?

_Caterina_

_(attraversa la stanza, va sino alla porta in fondo e guarda fuori.)_

_Ludovico_

Oh, che ti salta in mente? Ch'egli si metta a spiare dietro gli usci?

_Caterina_

Stai lavorando?

_Ludovico_

_(lasciando la penna)_ Cominciavo appena....

_Caterina_

_(tossendo un po')_ Quanto fumo in questa camera! Si soffoca....

_Ludovico_

Abbi pazienza: è Francesco che ha divorato una decina di sigarette. Apri un po' la finestra. Fa rinnovare l'aria.

_Caterina_

_(eseguendo)_ Ma lèvati di là, tu: viene la corrente alle spalle.

_Ludovico_

Che che! Non ne ho paura, io. _(Scrive di nuovo.)_

_Caterina_

_(guardando la finestra)_ Nevica.

_Ludovico_

_(in tono buono)_ Meglio. Il gelo della strada ci fa amare di più il tepore della casa.

_Caterina_

Oh, come nevica!

_Ludovico_

Attenta che il freddo non s'insinui nelle stanze da letto.

_Caterina_

Le porte sono ben chiuse.

_Ludovico_

E il tuo piccolo padrone che fa?

_Caterina_

_(serrando la finestra)_ Adesso sì che dorme.

_Ludovico_

_(alzandosi giovialmente)_ E adesso sì che ci vado.

_Caterina_

No, lascialo stare.

_Ludovico_

Neanche vederlo? Che gelosa! Che gelosa!

_Caterina_

Come c'entra la gelosia?

_Ludovico_

Sì, sì: proprio gelosa. Ogni volta che mi accosto a quel bambino, non so che ti piglia; e se riesco a baciarlo, uh!, apriti cielo! Sei un bel tipo, sai? E anche ora... guàrdati in uno specchio.... Vedi che cèra hai fatta! E perchè?... Perchè io volevo dare la buona notte al piccino.

_Caterina_

E corri.... Io non te l'impedisco.... Ma se me lo fai svegliare....

_Ludovico_

Va' là, che glie la ricanto io la ninna-nanna. _(Canzonandola affettuosamente:)_

Ninna-nanna, un vecchio canuto....

Che credi? Non è una cosa tanto difficile....

_Caterina_

E corri.... Fa il comodo tuo....

_Ludovico_

Dio! Che faccia di rabbia! _(Pausa.--Diventando triste)_ Ma sta tranquilla: non ci andrò. Non mi piaci più quando metti quel muso. _(Risedendo presso la scrivania e celiando come se parlasse tra sè:)_ Andate a fare dei figliuoli sul serio, vedete quel che vi capita! _(A lei, in tono fanciullesco)_ Del resto, io mi vendico; e come mi vendico!... Gli dedico dei versi....

_Caterina_

A chi?!

_Ludovico_

Oh bella! A mio figlio. Da che campo, è la prima volta che commetto questa corbelleria. Ma che vuoi! Ho capito che in certi casi si debba sentire il bisogno di... verseggiare. Decisamente, ci sono cose le quali non si possono pensare che in versi.... Siedi, siedi vicino a me. Te ne voglio offrire un saggio.... È tanto tempo che non mi stai vicino mentr'io lavoro!

_Caterina_

_(sedendogli dirimpetto)_ Per non farti distrarre....

_Ludovico_

Ma che distrarre! che distrarre! Quando sedevi sempre a questo posto per leggere o ricamare, le mie idee si succedevano così fluenti e facili che mi sembrava di scriverle come se qualcuno me le dettasse.... _(Tira un cassetto della scrivania e cerca.)_ Li tengo ben nascosti i miei versi, sai, perchè, modestia a parte, sono di una bruttezza rara. _(Ridendo)_ Ah ah ah, addirittura infantili. Nondimeno, dicono quel che devono dire, e, conveniamone, da un sociologo noioso come me ci sarebbe da aspettarsi di peggio. Vedrai. _(Con in mano alcune pagine scritte)_ Leggerò il primo sonetto. Ti secca?... Eh sì, lo vedo che ti secca.

_Caterina_

_(inquieta--dissimulando)_ Leggi.... Tutto ciò che è tuo m'interessa: ne sei persuaso.

_Ludovico_

_(con un pudore di collegiale)_ Mi dài soggezione, mi dài. Basta! Animo, Ludovico! _(Legge:)_

Vagisci, o bimbo, e il tuo vagito pare non so quale prodigio d'eloquenza. Non pensi, è ver, ma a tutto fai pensare in questa tua dolcissima incoscenza.

_(A Caterina)_ Non ti va?

_Caterina_

_(soffrendo)_ Sì sì, continua.

_Ludovico_

_(prosegue a leggere:)_

Non pensi, è ver, ma quante cose care al babbo dici, inconsciamente, senza che l'aria stessa le possa rubare alla felice tua breve innocenza. O bimbo mio....

_(Interrompendosi)_ No, no, è inutile, non ti va, non ti va. Non so se per le idee o per la forma, ma è indubitato che non ti va; ed io non me ne dolgo punto. Che diamine! Te l'avevo detto: sono versicoli che metto insieme per mio sfogo. E non temere: ti risparmio il resto.... _(Sforzandosi di scherzare)_ Abbasso il poeta! _(Ripone nel cassetto le paginette.)_ Sei contenta?

_Caterina_

Ma ti sembra che io mi permetta di giudicare quello che tu scrivi?

_Ludovico_

Giudicare no. Ma non ti piace quello che non ti piace. Che male c'è? Non ne parliamo più...: non ne vale la pena. Lascia, lascia che io mi goda bene la tua presenza. Ti vedo qui, seduta presso la mia scrivania, come nel tempo buono, e non mi par vero. È così eccezionale ed è così bello che... non so... vorrei solennizzare questo avvenimento, vorrei fare il chiasso, vorrei farti festa insomma....

_(Un silenzio.)_

_Caterina_

Dammi qualche libro da leggere.

_Ludovico_

Vado in biblioteca....

_Caterina_

No, un libro qualunque. Piglio questo. _(Ne prende uno di su la scrivania)_ Permetti?

_Ludovico_

Ma questo è il Codice.

_Caterina_

E tu studii il Codice?

_Ludovico_

Lo studio, sì, lo discuto, lo combatto....

_Caterina_

E perchè?

_Ludovico_

Perchè esso è quasi sempre la negazione dell'indulgenza e del perdono. Un cattivo libro!

_Caterina_

_(lasciandosi cadere il libro dalle mani)_ Già.

_(Un silenzio.)_

_Ludovico_

_(alzandosi)_ Eh, sì! Altro che saltare e fare il chiasso e festeggiarti! È da un pezzo che tu non me ne dài più agio.... Sei triste, tanto triste! Non sorridi più! Mai! _(Pausa.)_ E dire che ci siamo amati così bene che a me pareva di vivere..., non so,... in un'atmosfera d'amore. Credevo che a completare la nostra felicità non ci mancasse che un piccolino, e, ora che abbiamo anche questo, invece di vederti contenta, io ti vedo pensosa, sofferente, tutta avvolta in te stessa. Tu sei infelice, Caterina! _(Pausa.)_ E non protesti, non mi correggi, non mi smentisci!... Ma dimmi, almeno: è per colpa mia che sei infelice?

_Caterina_

_(fievolmente)_ No.

_Ludovico_